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Aziende della montagna - 01 Impianti di risalita - 1.20 Tappeti di imbarco - EMMEGI Srl - MontagnaOnline.com
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EMMEGI Srl

Contact Person: Roberto Barbieri
Street: Via Torino 132
Postcode: 10040
City: Givoletto To
Country: Italy
Phone: 011 9947837
Fax: 011 9948735
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Il tappeto d’imbarco vuole
un … «fratello da sbarco»

L’azienda di Givoletto (Torino) fondata nel 1979 da Roberto Barbieri (nella foto) è stata tra le prime a costruire quei complementi mobili che agevolano l’accesso alle seggiovie nelle stazioni di partenza degli impianti; ora è giunto il momento di abbattere molti tabù e di  offrire alla clientela e agli sciatori utenti un meccanismo altrettanto «amico» alla stazione d’arrivo. Sarà questa un’altra delle tante innovazioni prodotte nel corso degli anni. Tra le ultime, in ordine cronologico, una nuova tecnologia per l’apparecchiatura di comando dei tappeti, la «fossa metallica autoportante» alternativa alla fossa in cemento e la colorazione delle piastre che compongono i nastri coordinata con il colore delle sedute

Prima di tutto si metta in chiaro una cosa: «Io non sono più operativo, ho delegato ai giovani. L’azienda è organizzata per proseguire oltre il fondatore». La volontà di imprimere un passaggio generazionale nella conduzione dell’azienda che è nata quasi quarant’anni fa è quantomai perentoria, anche se risulta difficile immaginare il fondatore, con tutta la sua esperienza e la sua competenza, totalmente e definitivamente «avulso» dalla propria creatura. Vedremo. Comunque è questo il primo concetto che vuole esprimere il titolare della Emmegi («Non è un acronimo di niente, non sapevamo che nome dare e alla fine abbiamo inventato questo, una sigla di fantasia scritta per esteso…»), l’azienda di Givoletto (Torino) che è nella storia dell’impiantistica per lo sci per avere avviato tra le prime la produzione dei  tappeti di  imbarco alle seggiovie, quei segmenti di tappeti mobili che agevolano l’accesso all’impianto e ne facilitano il riempimento. Roberto Barbieri è nato ad Asti («…ma non ho radici, mi considero un apolide»), ha 71 anni, un bellissimo volto gotico che sembra scolpito nel legno, una pipa (o un sigaro toscano) da fumare quando ne ha voglia, una moglie amatissima (la signora Maria Luisa) sposata nel 1969 e una figlia (Tania) che ha fatto il Liceo Scientifico ma intanto aveva  cominciato già a nove anni a frequentare l’officina, è cresciuta in azienda e da anni sa tutto di tutti i passaggi produttivi e del mercato di riferimento della propria attività.  Pensa naturalmente a lei, Roberto il fondatore, quando parla di «ricambio generazionale»; a lei, sua figlia, a Marie Degoul, la preziosa collaboratrice francese destinata a governare soprattutto la parte commerciale dell’attività,  e ad altre persone che hanno recentemente arricchito il «capitale umano» dell’azienda («Sette dipendenti e poi gli stagionali») come Paolo che segue in particolare le componenti elettriche per l’automazione, e Giovanni, «che era con noi da ragazzo, una specie di cucciolo di famiglia, se n’era andato  ma adesso è ritornato all’ovile».

Sulla neve quasi per caso,
in tutto il mondo non per caso
Ammesso e non concesso che il fondatore non voglia più far sentire nemmeno un alito di tabacco tra gli impianti del capannone di 1350 metri quadri dove Emmegi produce dal 2004 («Siamo nati a Moncalieri in una ex stalla, poi ci siamo trasferiti a Torino e ad Alpignano prima di fermarci qui»), saranno questi «i giovani» chiamati a continuare e a incrementare, in un mercato sempre più selettivo ed esigente, un’attività avviata nel 1992 «con i primi tre nastri commissionati da Agudio Poma e destinati ad altrettante seggiovie a quattro posti di Corno alle Scale, Chiesa Valmalenco e Sansicario.  Però la Emmegi – ricorda Barbieri – è nata prima, nel 1979, nel settore della carpenteria. Io negli anni Sessanta ero stato un allievo Fiat in quella scuola che gli Agnelli avevano creato per formare i loro operai. Per dieci anni, con un socio, avevo lavorato sugli impianti elettrici. Poi con Emmegi e grazie a una serie di causalità mi sono affacciato nel mondo della neve. Un mio conoscente mi aveva insegnato a realizzare nastri di trasporto con la tela. Quel concetto era stato trasferito sulla neve al punto da interessare, nel 1991, Leitner per un impianto a Sestrieres. L’offerta ci interessa, mi avevano detto, ma lei chi è?». Lui era un tecnico curioso del nuovo, un uomo intelligente, intraprendente e arguto; in oltre vent’anni i suoi tappeti d’imbarco sono stati montati, oltre che in Italia, in Francia, in Cina, in Russia, negli Stati Uniti «e dove capita». L’esportazione incide sul fatturato dell’azienda per oltre l’80%.  In giro per il mondo  funzionano tra i 350 e i 380 tappeti d’imbarco alle seggiovie prodotti dalla Emmegi, tra i 420 e i 430 impianti complessivi se si aggiungono i tappeti mobili di estesa metratura. In oltre vent’anni «siamo passati dal primo tappeto realizzato sulla base di schizzi fatti a mano  su un pezzo di carta a quelli di oggi progettati al computer e coperti da una serie di rigorose certificazioni».

 
La campionatura delle varie possibilità di personalizzazione del tappeto coordinato ai colori delle seggiole e dei varchi
 


Innovazione continua
a disposizione dei clienti
Oggi Emmegi è un’azienda che ha istituito la tracciabilità totale di tutta la produzione e continua a inventare soluzioni nuove per quel cruciale complemento costruttivo alla seggiovia il cui azionamento deve essere coordinato con il movimento dell’impianto mediante l’apparecchiatura di comando del tappeto e dei cancelletti di accesso che interagisce con gli «encoder» di trasmissione montati sull’impianto. La nuova apparecchiatura di comando progettata dalla Emmegi  e proposta nel 2015 ai suoi clienti («Ancora più i costruttori dell’impianto che gli esercenti utilizzatori finali…») consente totale autonomia di gestione, «non andiamo a interferire o a modificare niente dell’impianto esistente e il cliente non deve intervenire su niente per renderci compatibili». È questo soltanto uno dei contributi innovativi che Emmegi fornisce alla clientela. Un altro, ugualmente fondamentale, è la fossa metallica autoportante dove allocare il tappeto d’imbarco: basta fare una buca  profonda un metro e delle dimensioni adeguate su un terreno ovviamente piano e livellato;  non servono più l’armatura di ferro, la gettata di cemento e le finiture murarie. «La nostra fossa metallica  - dice Tania -  è in acciaio zincato. L’abbiamo studiata, progettata, realizzata e certificata noi. Ne abbiamo già installate due in Francia, a Serre Chevalier e a La Mongie. È di facile collocazione, non crea problemi…» «e – aggiunge Roberto – costa la metà della fossa in cemento».

Appuntamento a Grenoble
con le novità del 2016
Ma non è finita. Dal pensatoio e dall’officina di Givoletto usciranno nuovi tappeti d’imbarco con le piastre di materiale plastico dai colori coordinati, in una gamma di una decina di tonalità, con il colore delle sedute dell’impianto che si andrà a servire. Si tratta di una «personalizzazione cromatica» che farà compiere un bel salto di qualità estetico alle stazioni di partenza delle seggiovie. «Lo spunto – ammette Barbieri - ci è venuto dalla Francia, dove notoriamente  circolano eleganza e buon gusto». Una novità che, come le altre («Abbiamo studiato una copertura Trasky per i nostri nastri trasportatori riservati ai bambini») sarà presentata a Mountain Planet, la grande fiera di Grenoble in programma in aprile. Il 2016 è un anno importante anche perché, attraverso il lavoro di Marie Degoul,  si è avviato un rapporto di collaborazione per la rappresentanza in Francia  della GEA, l’azienda di Langhirano (Parma)  produttrice di strutture ludiche per  snowpark e perché, soprattutto, sarà l’anno di nascita del fratello gemello del tappeto d’imbarco, vale a dire il «tappeto di sbarco». Non ci aveva mai pensato nessuno? Nessuno aveva mai fatto mente locale al fatto che può risultare critico per molti (e per molte…) il momento in cui, nella stazione di arrivo della seggiovia, si tratta di alzarsi, staccarsi dalla seduta e scivolare via su pendenze innevate spesso eccessive? Come no: Roberto Barbieri ci pensa da un pezzo, ha  tentato già una sperimentazione in Italia a San Martino di Castrozza, ne ha già montato uno che serve due seggiovie parallele quadriposto  nel Vermont (Stati Uniti) e che «in quaranta giorni di verifica sul numero dei passaggi ha dimostrato di  poter migliorare il valore medio del flusso di traffico del 30%». E perché allora esistono da oltre vent’anni i tappeti di imbarco e non i tappeti di sbarco? Può sembrare incredibile ma «permangono dei tabù mentali che frenano o addirittura bloccano la diffusione di questo complemento finale all’impianto. Il fatto che il distacco dalla seggiovia possa avvenire su un pavimento piano e non su un tratto innevato in discesa continua a incontrare resistenze». «Ma noi siamo in fase di progettazione e vogliamo insistere su questo obiettivo - continua Tania -  perché siamo convinti che il tappeto di sbarco conferisca un notevole valore aggiunto alle

 

seggiovie in quanto  è in grado di aumentare la portata effettiva ed è particolarmente indicato  per gli impianti frequentati dai principianti». Dunque appuntamento con la Emmegi di Givoletto alla Mountain Planet di Grenoble dal 13 al 15 aprile. Seguite il filo di fumo. Troverete ancora Roberto Barbieri e la sua pipa, troverete Tania e «gli altri giovani» incaricati di continuare il suo lavoro e di non disperdere la sua eredità di inventiva e  intraprendenza. Sbarcherete (non a caso…) in uno stand dove i tappeti non sono proprio magici ma permettono ancora di inventare e di portare lontano.
www.emmegibelt.com