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Assemblea ANEF Alto Adige - MontagnaOnline.com

Assemblea ANEF Alto Adige

Category: Portfolio Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 07:31 Hits: 24
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La passione e l’orgoglio
a nord e a sud del Brennero

I rappresentanti degli esercenti funiviari dell’Alto Adige, del Tirolo e del Trentino si sono incontrati l’11 aprile a Bolzano, durante le giornate di Prowinter, per l’11° congresso, l’ultimo in ordine cronologico di una storia di relazioni e collaborazioni avviata una ventina d’anni fa. Dalla relazione del presidente degli impiantisti altoatesini Helmut Sartori e da quelle che sono seguite, sono emersi i propositi comuni di continuare sulla strada dell’impegno imprenditoriale della categoria per lo sviluppo del turismo invernale, sfidando le incognite climatiche e  le croniche avversioni alle imprese funiviarie nella consapevolezza che questa attività, al servizio degli sport e delle vacanze invernali, resta il motore principale per consentire la continuità e il benessere economico di interi territori montani

 

L’11° Convegno degli esercenti funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo si è svolto l’11 aprile scorso  nella cornice di  Prowinter presso il Centro Congressi di Fiera Bolzano riflettendo per la prima volta, con la prima partecipazione di una rappresentanza dei funiviari trentini,  l’importante presenza della componente imprenditoriale degli impiantisti nella dimensione dell’Euregio, il territorio alpino comprendente Alto Adige, Tirolo austriaco e Trentino oggetto di un accordo sulla collaborazione transfontaliera avviato tra Italia e Austria nel 1993 e confermato nel 1998 con una convenzione firmata dai tre governi locali. Un territorio prevalentemente montano ricco di uno straordinario patrimonio ambientale e unito da una forte vocazione per il turismo invernale di cui gli imprenditori dell’impiantistica funiviaria costituiscono il fondamentale motore. Il ruolo protagonista della categoria nello sviluppo delle economie dei territori è stato sottolineato e rivendicato da Helmut Sartori, presidente dell’Associazione degli Esercenti Funiviari dell’Alto Adige, nell’intervento di apertura del convegno che pubblichiamo integralmente in queste pagine. Sartori ha dato i numeri importanti dell’attività impiantistica che in Alto Adige produce quasi il 10% del PIL regionale con un fatturato annuo che ammonta a circa 300 milioni di Euro. La pratica dello sci alpino continua ad essere la locomotiva del turismo invernale e l’alimento di tutta la filiera dell’accoglienza (alberghi, locali) e dei servizi (noleggi, scuole sci) nelle diverse località. Per servire al meglio il popolo della neve gli impiantisti sono costantemente impegnati nel garantire alti standard qualitativi di offerta con l’aggiornamento tecnologico dei loro impianti e con gli investimenti necessari per affrontare e superare con l’ausilio dell’innevamento programmato le situazioni di crisi sempre più ricorrenti a causa dei mutamenti climatici e degli inverni poveri di innevamento naturale. Quest’anno, per una volta, la neve non si è fatta desiderare e la stagione 2017/18 si può mandare in archivio come una delle migliori degli ultimi anni con aumenti significativi rispetto alle stagioni precedenti sia per quanto riguarda la vendita di pass giornalieri e stagionali sia per quanto riguarda i pernottamenti. Nel suo intervento Sartori ha tenuto a sottolineare come ci siano anche le piccole località oltre ai grandi comprensori ad offrire l’opportunità di praticare gli sport invernali e di vivere giornate di vancanze invernali nella montagna bianca. Un tema, quello delle piccole località e degli impianti di paese, su cui la giunta provinciale si è impegnata in una consistente attività di sostegno e a cui il convegno ha dedicato lo spazio di una relazione di cui parleremo più avanti. Il presidente degli impiantisti altoatesini ha concluso il suo intervento rilanciando la sfida della categoria che rappresenta per continuare con tenacia e determinazione in un lavoro che produce posti di lavoro, benessere e sviluppo per intere comunità.

L’intervento di un pioniere e la voce del Trentino
Hannes Parth, vicepresidente dell’Associazione Funiviari del Tirolo, ha sufficienti anni per ricordare quali fossero le condizioni socioeconomiche delle vallate tirolesi prima del boom dello sci come movimento di massa e quanto gli impiantisti hanno fatto con la loro imprenditorialità per produrre sviluppo e ricchezza. Con un intervento ricco di orgoglio e forte senso di appartenenza, Parth ha detto che «le nostre strutture impiantistiche al di qua e al di là del Brennero sono le prime a livello mondiale», risultato della coraggiosa lungimiranza dei pionieri e del lavoro continuo di miglioramento a cui concorrono i dipendenti delle società in uno sforzo comune per garantire la continuità delle imprese senza le quali non esisterebbe turismo invernale e le vallate si spopolerebbero. Il vicepresidente dei funiviari tirolesi ha richiamato anche l’attenzione sull’importanza di tutelare il patrimonio inestimabile dell’ambiente naturale e sulla necessità di non recedere mai da una politica di investimenti che migliori sempre l’offerta, riferendosi in particolare all’innevamento tecnico per assicurare la massima sciabilità delle skiarea anche nelle stagioni di carestia e ai collegamenti intervallivi che ancora mancano e che si possono realizzare.
Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore di Funivie Campiglio Spa, ha portato per la prima volta la voce della provincia trentina al convegno degli impiantisti altoatesini e tirolesi con un intervento che è partito dalla valutazione di quanto stiano cambiando i flussi turistici con una presenza straniera che sfiora il 50% per la partecipazione alle settimane bianche.  Una clientela importante e preziosa che è necessario fidelizzare sul mercato internazionale con la stessa qualità di offerta proposta al mercato italiano. Anche Bosco ha sottolineato il fatto che senza sci alpino e quindi senza impianti di risalita non si può fare turismo invernale e garantire il benessere delle comunità locali contro lo spopolamento ma ha aggiunto che anche senza ambiente curato e protetto non si può fare turismo di qualità. Su questo tema ci si deve confrontare con i pregiudizi che ancora avvolgono la categoria degli impiantisti quali nemici della natura.  È vero il contrario, ha detto Bosco, perché gli impianti servono per consentire la fruizione dell’ambiente alpino e di spettacolari panorami anche a persone che non sciano e sopratuttto perché con la cura dei pendii destinati in inverno alle piste battute si evitano dissesti idrogeologici e gli stessi percorsi per le piste diventano pascoli non solo per mandrie di ovini e bovini ma anche per gli ungulati selvatici in un rapporto di scambio che salvaguarda il principio di uno sviluppo sostenibile ed ecocompatibile.

La politica al servizio dello sviluppo contro pregiudizi e luoghi comuni
Johannes Tratter è un politico austriaco, assessore nella giunta regionale del Tirolo, e da politico ha dato il suo contributo al convegno non nascondendo che anche a nord del Brennero, nella patria dello sci alpino, esistono una corrente di pensiero e atteggiamenti scettici per non dire ostili nei confronti dell’attività impiantistica. Tocca proprio ai politici non solo affiancare convintamente gli impiantisti con iniziative legislative e investimenti di sostegno ma anche spiegare alla popolazione che l’economia delle vallate tirolesi dipende dal buon andamento del turismo invernale e che se non ci fosse turismo invernale sarebbe un disastro. Contro certi pregiudizi, Tratter ha citato alcune cifre sull’occupazione di suolo degli impianti di risalita che non va oltre il 2% dell’intero territorio tirolese. L’accenno all’importanza delle località più piccole e degli impianti di paese è stato l’ultimo spunto del suo

Francesco Bosco
Martha Gärber

intervento e giunge a questo punto opportuno per introdurre la relazione svolta su questo tema dalla dottoressa Gärber dell’Università di Bolzano.

Le piccole località e i «Dorflift» di paese: un mondo di opportunità da salvaguardare
Martha Gärber, nata a Obereggen, dottoranda presso l’Università di Bolzano, ha presentato i risultati di uno studio che ha condotto sulla realtà dei piccoli comnprensori sciistici e sulla funzione delle sciovie di paese con il supporto scientifico della professoressa Susanne Elsen e del professor Stefan Zerbe. È questa una realtà e un mondo che in Alto Adige non si vuole disperdere ma, anzi, valorizzare come risorsa per le comunità locali, e come alternativa ai grandi comprensori per una pratica «slow» dello sci e del turismo invernale. La provincia autonoma, non a caso, negli ultimi sei anni ha investito 20 milioni di Euro per sostenere le attività e  i «Dorflift» dei piccoli centri e la relazione della dottoressa Gärber è giunta a dare un sostegno sperimentale e teorico a questo impegno. La ricercatrice dell’Università di Bolzano ha preso contatto diretto con 39 piccoli comprensori sciistici della regione, vale a dire piccoli centri anche di quote medio basse, con uno o due impianti, con piste medio-brevi e senza collegamenti con altri compronsori ma comunque immersi in bellissime vallate alpine. Dalle risultanze dell’indagine svolta mediante interviste cul campo e valutazioni statistiche è emerso come e quanto le piccole realtà turistiche esprimano tre tipi di valori (sociale, economico, ecologico) fusi in una dimensione che propone un’alternativa possibile e godibile alle grandi località e ai megacomprensori.  Ma attenzione, dice la dottoressa Gärber, non deve esserci concorrenza tra le due realtà, ma complementarietà. Si tratta semplicemente di due proposte diverse, che possono interagire e comunicare tra loro. Il ragazzo che impara a sciare su un dorflift di paese seguito dai genitori o dai nonni, un giorno sarà tanto bravo da godersi giornate intere di discese sugli infiniti chilometri del Dolomiti Superski; il mangiachilometri del Dolomiti Superski avrà voglia un giorno di fermarsi un attimo per assaporare la quiete di un piccolo paese tranquillo, senza traffico e senza affollamento sulle piste, anzi con piste così brevi da scaldarci solo le gambe per poi fare relax nel silenzio della natura di un piccolo paese. È una diversità di proposte che aiuta, e «abbiamo bisogno di tutti, grandi e piccoli », ha detto la Gärber.  Il piccoli centri e le sciovie di paese sono un servizio e una risorsa per le popolazioni locali, integrano e consolidano i rapporti interpersonali e generazionali (valore sociale), propongono un turismo soft e «a misura di famiglia» che può attirare le persone sensibili a questo tipo di rapporto con la montagna bianca contando anche su prezzi più bassi (valore economico), consentono una gestione e uno sfruttamento minimo delle risorse naturali (valore ecologico) e dimostrano una notevole «resilienza» alle crisi: non a caso tutte le piccole località studiate da Martha Gräber si trovano in aree  «svantaggiate» rispetto ai grandi poli del turismo altoatesina eppure nessuna di loro ha chiuso l’attività sciistica nonostante le stagioni di carestia di neve naturale. Mantenere in vita e sostenere questo tessuto di base del turismo invernale altoatesino deve essere un impegno e un’opportunità. «Anche i grandi comprensori – ha concluso la dottoressa Gräber – hanno capito che siamo tutti sulla stessa barca e che si sta bene tutti se tutti stanno bene».

Cuore, talento e forza mentale per la crescita dei campioni
La seconda relazione prevista durante i lavori del Convegno è stata svolta da Tanja Frieden, campionessa olimpica di snowboardcross a Torino 2006 e imprenditrice. Nel suo lavoro opera come relatrice offrendo ispirazione e motivazione ai dirigenti del mondo economico, inoltre lavora come moderatrice e come docente presso l’istituto di istruzione superiore Nordwestchweiz.  È presidente ddella Schneesport Initiative, un progetto svizzero che mira a promuovere gli sport invernali in collaborazione con i rappresentanti dell’economia svizzera e della confederazione. È anche ambasciatrice dell’organizzazione di aiuto allo sviluppo Right to play. Tanja è partita dalla sua lunga esperienza agonistica ai massimi livelli (14 anni di carriera ai vertici delle gerarchie tecniche dello snowboard) per creare un significativo parallelo tra le caratteristiche che servono per primeggiare nello sport di competizione e le caratteristiche che servono per primeggiare nella concorrenza internazionale del turismo. L’ex campionessa ha analizzato le qualità che servono per eccellere nello sport e le ha individuate in tre fattori: il cuore (tenacia, perseveranza, coraggio), il talento (capacità tecniche), la testa (capacità mentali, concentrazione).  Servono insieme questi tre ingredienti per fare il campione capace di vincere, tutti e tre determinanti, in perfetta sinergia tra loro. Allo stesso modo servono passione (cuore), capacità imprenditoriale (talento), intelligenza strategica (testa).  Soprattutto in questi anni in cui l’offerta turistica invernale è  minacciata dagli effetti dei cambiamenti climatici e da proposte alternative (i mari esotici in inverno anziché la montagna) bisogna riattivare quella carica propulsiva che sostenuto i pionieri di questa attività nella creazione di un fenomeno dalle grandi dimensioni economiche come il turismo invernale, bisogna operare con intelligenza strategica prevenendo il futuro con investimenti mirati a rafforzare le infrastrutture dell’offerta, tenendo conto che molte cose stanno cambiando, che molti comportamenti da parte della clientela stanno evolvendo verso direzioni diverse rispetto al passato.