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Assemblea ANITIF 2017 - MontagnaOnline.com

Assemblea ANITIF 2017

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 401
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Sergio Tiezza
Presidente ANITIF

 




Ingegneri in Laguna
tra tecniche funiviarie e «acqua alta»

La visita ai lavori per il famoso «MOSE», controverso ma comunque ammirevole esempio di progettualità, ha chiuso i lavori dell’assemblea annuale, a sua volta ultimo appuntamento istituzionale di un’altra stagione invernale dall’andamento altalenante

Con la sua annuale assemblea di tarda primavera tenuta a Chioggia il 26 /27 maggio, è stata l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune a celebrare l’ultimo appuntamento ufficiale con cui si è chiusa la stagione invernale 2016/17 e anche la stagione editoriale di «professione Montagna». In questo ultimo numero, tra tanti altri servizi, raccontiamo l’assemblea annuale dell’ANEF; parliamo delle novità emerse dai saloni di Prowinter e Interalpin raccogliendo i commenti e le valutazioni delle aziende sull’andamento commerciale della stagione; realizziamo una panoramica dell’inverno dal punto di vista turistico con una raffica di interviste e dati che mandano in archivio un’altra stagione matta, avara di neve in certe regioni, generosa in altre. E adesso, appunto, chiudiamo con l’ANITIF, di cui siamo stati ospiti a Chioggia. Nella località lagunare, i lavori congressuali guidati dal presidente Sergio Tiezza e dal segretario Andrea Boghetto si sono svolti alla presenza di 35 associati, partecipazione da considerare ottima se rapportata al numero dei 128 membri totali di cui è composta oggi l’Associazione dei tecnici funiviari. Come ormai consuetudine da qualche anno, l'incontro è stato suddiviso in due diverse parti: una prima dedicata alla lettura della relazione del presidente (che riportiamo integralmente nelle pagine che seguono) e l'altra alle relazioni da parte di alcuni associati. Si è trattato ovviamente di argomenti squisitamente tecnici (come d’altra parte richiede la natura professionale dell'associazione) ma comunque, a nostro avviso, quest'anno particolarmente interessanti.  Nella tabellina di questa pagina riportiamo i titoli degli interventi riservandoci di pubblicare il singolo intervento nella sua interezza nei numeri autunnali della rivista. Dopo l'approvazione all'unanimità del bilancio al 31 dicembre 2016 si è passati alla votazione relativa alla quota associativa rimasta (secondo una decisione unanime) ferma allo scorso anno 2017. La giornata si è conclusa con una cena conviviale. La mattinata del giorno seguente è stata dedicata alla visita delle opere del «MOSE», acronimo di «MOdulo Sperimentale Elettromeccanico»: lavori faraonici, iniziati nel lontano 2003,  che prevedono, nel volgere di un paio d'anni, la definitiva messa in sicurezza di Venezia dal fenomeno dell'«acqua alta» noto al mondo intero, per certi versi divertente per i turisti, meno vivibile per le decine di migliaia di abitanti che popolano la laguna. Dai commenti della nostra guida è emerso il rammarico di vedere emergere dai «media», purtroppo troppo spesso, solo gli aspetti legali e penali legati a veri o presunti illeciti relativi all’opera, dimenticando totalmente il lavoro importante di ingegneria civile, ambientale e idraulica messo in atto. Un'opera unica sia in termini progettuali che esecutivi che il mondo scientifico ci riconosce e ci invidia.

La relazione del presidente

«Il nostro costante impegno è al servizio
dell’efficienza nel mondo dell’impiantistica»

Ecco il testo della relazione ufficiale che il presidente della Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune ha svolto durante i lavori della assemblea ordinaria tenutasi a Chioggia il 26 e 27 maggio. Sergio Tiezza è partito da una valutazione sulla situazione interna dell’Associazione per riaffermare la volontà di essere protagonisti su tutti quei fronti tecnici, giuridici, legali che attengono all’attività di gestione degli impianti del trasporto a fune. Dai rapporti con il Ministero dei Trasporti alla revisione del Decreto Esercizio e del Decreto Infrastrutture, dalla puntualizzazione della figura del Direttore dell’Esercizio ai temi della sicurezza e dei «trasporti particolari», il ruolo dell’ANITIF è quello di portare competenza ed esperienza per la migliore risoluzione di ogni problema di attualità

Gentili ospiti e carissimi soci, dopo una parentesi nel meraviglioso entroterra toscano, il Consiglio Direttivo ha deciso, per il nostro incontro annuale, un ritorno al  mare e soprattutto ai suoi apprezzati sapori. Mi auguro che Chioggia e in particolare la sede di quest’assemblea sia di gradimento per tutti e lo siano anche le iniziative a corollario dell’odierna riunione.
Qualcuno sarà sorpreso di vedermi ancora nella posizione apicale della associazione, sicuramente lo sono io, visto che già dopo l’elezione del 2014 avevo annunciato che sarebbe stato il mio ultimo mandato. Proposito ribadito poi durante la scorsa assemblea elettiva e soprattutto al successivo affollato Consiglio che aveva il compito di scegliere la nuova leadership. Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri, anche a nome dell’Associazione, per l’assiduità a partecipare alle sedute. Abbiamo infatti sempre raggiunto un numero di presenze intorno al 95% e questo è motivo di orgoglio non solo per chi dirige e organizza queste riunioni, ma credo soprattutto per chi ha scelto la rappresentanza.

Le conclusioni positive
della dialettica interna
Come molti di voi già sapranno, l’ultima seduta elettiva è stata preceduta da un clima non proprio sereno. Fra i consiglieri c’è stato, via mail, un sostenuto scambio di opinioni sulle modalità di scelta del nuovo Presidente. In particolare, opinioni diverse sull’utilizzo o meno delle deleghe e sulla interpretazione dello statuto. Mi è sembrato quindi opportuno a quel punto ricordare ai consiglieri che in più di trent’anni di partecipazione al Consiglio, tutte le elezioni erano avvenute per acclamazione o comunque con grande condivisione, senza polemiche di alcun tipo e questo era quello che mi auguravo avvenisse anche in quella occasione. Il nostro segretario Andrea Boghetto, conoscendo da tempo le mie intenzioni, aveva in precedenza consultato telefonicamente tutti i consiglieri per capire quale fosse l’orientamento generale in vista dell’elezione evitando così fastidiose discussioni durante la riunione, ma purtroppo queste consultazioni non hanno dato esito positivo. In pratica non sono emerse nuove candidature condivise, mentre veniva palesemente auspicata, probabilmente vista come male minore, una mia rielezione. Alla luce di tutto questo, il Consiglio mi ha chiesto un ulteriore sforzo personale per coprire altri due anni di presidenza. La richiesta è stata così calorosa e unanime da non permettermi una risposta negativa e quindi eccomi qua. Da quanto emerso durante la seduta di Consiglio questo nuovo mandato dovrebbe soprattutto servire ad individuare e preparare una nuova candidatura già dalla prossima assemblea elettiva, candidatura necessaria per il giusto progredire dell’Associazione. Ricoprire per molti anni una carica come quella di Presidente ha degli indubbi vantaggi perché si è col tempo acquisito l’indispensabile esperienza per farsi valere in determinati contesti, ma ha lo svantaggio di far perdere la determinazione per l’innovazione, per la ricerca di nuove prospettive. Quindi vi annuncio che questo sarà veramente l’ultimo mandato. Altre direttive emerse dal Consiglio sono quelle di cercare un maggiore coinvolgimento dei Vicepresidenti nei rapporti con altri enti e di aumentare l’attrattiva dell’Associazione nei confronti di associati e non associati, migliorando opportunamente il servizio dato, tenendo ovviamente conto delle inevitabili diversità territoriali. Le altre cariche istituzionali sono state affidate ai colleghi Franco Torretta e Marco Cordeschi come vice Presidenti, mentre Andrea Boghetto è stato riconfermato alla segreteria. Va detto che, nonostante tutto, le discussioni che hanno preceduto la mia ennesima elezione, hanno portato a delle conclusioni positive. Fra l’altro, ci si è accorti che è assolutamente necessario rinfrescare lo statuto e renderlo più vicino alla nostra realtà ed alle nostre attuali esigenze. A tale scopo, è stato creato all’interno del Consiglio un gruppo di lavoro formato da Levi, Torretta e Cordeschi che hanno il compito di modificare e rendere operativo il nuovo statuto entro la prossima assemblea elettiva. Nel corso dell’odierna seduta i colleghi incaricati ci ragguaglieranno sulle modifiche che intendono apportare.

I rapporti problematici
con il Ministero dei Trasporti
Come avete potuto vedere dai verbali che vi vengono regolarmente inviati, sono molti gli argomenti trattati nelle nostre sedute di Consiglio. L’ordine del giorno è diventato quasi superfluo, perché è ormai prassi che si discuta soprattutto sulle problematiche tecniche riscontrate dai consiglieri durante le loro attività o riferite da altri colleghi.  Approfittando poi del notevole livello culturale dei componenti del Consiglio, queste tematiche trovano sempre una valida risoluzione che diventa poi utile a tutti gli associati.
Qualche volta gli argomenti trattati richiedono necessariamente un intervento presso gli organi di sorveglianza, in particolare presso gli Uffici competenti del Ministero dei Trasporti e qui purtroppo cominciano gli intoppi, perché non solo è molto difficile far accettare le nostre istanze, ma peggio è che molto spesso non riceviamo nemmeno una risposta, che sia essa positiva o negativa. Questo è successo, per esempio, con un problema sollevato da un nostro collega in merito agli UCI da attribuire ai Direttori di Esercizio degli impianti di categoria C e D. Il tutto è nato da un quesito dell’USTIF Lazio al Ministero, sull’argomento in questione. La loro risposta sostanzialmente sostiene che, quando il Direttore dell’esercizio svolge esclusivamente le sue funzioni per le categorie di impianti C e D, la limitazione degli UCI è pari a 25.  Quindi sembrerebbe che, raggiunto limite di 25 UCI con ascensori e sciovie, non si possa più ricevere un ulteriore incarico di direzione per questa tipologia di impianti, ma nulla vieterebbe l’assunzione, per esempio, della direzione di ulteriori 6 funicolari o 6 bifuni. Basta, in questo caso, rimanere sotto il limite dei previsti 50 UCI. A noi sembra un assurdo.
A nostro parere invece, l’interpretazione giusta del DM 18.02.2011 è quella che l’esercente, secondo la dimensione e l’organizzazione della sua azienda, ha la facoltà di scegliere se gestire i suoi impianti con il Responsabile dell’esercizio, accompagnato da un Assistente Tecnico, com’era imposto dal vecchio decreto 1533, oppure scegliere il sistema introdotto dal nuovo DM, che prevede un Capo servizio assistito da un Direttore dell’esercizio. Questa possibilità è stata proprio voluta da noi, per rendere omogenee tutte le categorie di impianti. Faccio notare che per il nuovo regime è basilare la nomina del Capo servizio per qualsiasi categoria, anche quella D. La citata risposta del Ministero all’USTIF nega invece, secondo noi ingiustamente, questa possibilità. Comunque è evidente che c’è qualcosa che non funziona nella situazione presentata dal nostro collega: non si può pretendere di poter raddoppiare il proprio limite di UCI e quindi il numero degli incarichi, modificando solo il proprio titolo da Responsabile a Direttore senza aggiungere una contropartita, in questo caso il Capo servizio. Naturalmente abbiamo immediatamente fatto presente al Ministero le incongruenze della loro interpretazione e recentemente anche sollecitato un loro ripensamento ma a tuttora non c’è giunta una risposta ufficiale.  

Il nostro contributo al
nuovo Decreto Esercizio
Un argomento che ci ha impegnati per parecchio tempo è il nuovo Decreto Esercizio.  Purtroppo molto lunga è stata anche l’attesa per la sua emanazione. Come già detto durante la scorsa assemblea, quindi un anno fa, il gruppo di lavoro di cui facevamo parte, ha terminato i lavori affidati dallo stesso Ministero e il testo definitivo è passato al vaglio della Commissione FAT. In seguito, nonostante si tratti di esercizio, quindi di esclusiva competenza dello Stato membro, è stato inviato a Bruxelles, da dove comunque è ritornato con qualche breve osservazione non prescrittiva. Poi sembra sia stato inviato al Ministero per lo sviluppo economico. Al momento di concludere la redazione della presente relazione, sembra che il testo sia stato finalmente inviato alla Gazzetta Ufficiale per la dovuta pubblicazione.  La nostra Associazione, nel frattempo, si è presa l’impegno di rielaborare i libri giornale e redigere i nuovi registri di controllo e manutenzione. Nell’apposito gruppo di lavoro, con me operano i colleghi Torretta, Gasser e Boghetto, oltre al p.i. Zelger della provincia di Bolzano. Il lavoro è sostanzialmente terminato e sarà messo presto a disposizione del Consiglio per le opportune osservazioni. Per il registro di controllo e manutenzione però, è assolutamente necessaria una condivisione con tutti gli operatori del settore. Chiederemo, quindi, quanto prima, un confronto con le ditte costruttrici e poi lo consegneremo al vaglio del gruppo di lavoro del Ministero istituito per il decreto esercizio. Il confronto con le ditte costruttrici è necessario soprattutto per far modificare gli attuali manuali di manutenzione che contengono molte contraddizioni e in alcuni casi sono, a nostro avviso, troppo rigidi nei controlli. Per la necessaria rielaborazione del Regolamento di Esercizio, l’incarico è stato affidato all’ Ufficio Infrastrutture Funiviarie della Valle d’Aosta diretto dall’ing. Zoppo, a noi il compito di presentare le opportune osservazioni.

Revisioni, adeguamenti
tecnici e varianti costruttive
Il Decreto Esercizio, nella fase di stesura e presentazione, conteneva anche il capitolo dedicato alle revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e varianti costruttive. Probabilmente, prevedendo il lungo iter per l’emanazione, il capitolo citato è stato stralciato e sostituito da un apposito DM, non privo comunque di qualche intoppo. Parlo ovviamente del D.M. 203/2015, che fra l’altro ha modificato i termini temporali previsti nel vecchio D.M. 2 gennaio 1985 n. 23, per l’effettuazione delle revisioni periodiche degli impianti costruiti prima dell’entrata in vigore della Direttiva 2000/9/CE. In particolare per le sciovie la revisione generale viene spostata dal 10° al 15°, per le seggiovie a collegamento permanente dal 15° al 20° anno. Nella documentazione predisposta dal gruppo di lavoro per il nuovo Decreto Esercizio e proposta alla discussione in sede di Commissione FAT, trovava spazio uno specifico capitolo che riguardava le norme transitorie con le indicazioni di tutte le possibili situazioni previste. In particolare c’era scritto:
«Per armonizzare le nuove scadenze delle revisioni generali e quinquennali con le precedenti previste dal decreto ministeriale n. 23/85, …….si precisa che:
l    le funivie monofune con movimento unidirezionale continuo a collegamento permanente dei veicoli e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 15° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…;
l    per le sciovie e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 10° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…»
Purtroppo, non se ne conosce il motivo, questo capitolo è scomparso dal testo definitivo, creando una situazione penalizzante per alcune società esercenti che hanno effettuato da poco la revisione generale secondo le scadenze del vecchio DM e che si trovano ora, a pochi mesi di distanza, a dover effettuare un secondo pesante intervento, quello previsto dal nuovo DM 203. Abbiamo ovviamente condiviso con l’ANEF una istanza al Ministero, con la richiesta di integrare la normativa per ovviare quanto prima a questa incongruenza.

Il tema del
«Trasporto particolare con impianti a fune»
Su iniziativa del nostro segretario, abbiamo impostato uno studio su un argomento denominato «Trasporto particolare con impianti a fune», inteso come trasporto diverso da quello codificato dall’ emanando Decreto Esercizio, ma non per questo meno importante. Il compito che ci siamo posti è quello di trovare per questi particolari e sempre più frequenti trasporti, come per esempio il trasporto in quota del personale di società o dei dipendenti di un rifugio, il trasporto notturno per cene private o manifestazioni turistiche, la movimentazione dell’impianto per la manutenzione ecc., almeno una modalità di esercizio condivisa non solo dai nostri associati ma anche dalle altre categorie coinvolte come Esercenti e Autorità di sorveglianza. Per questo motivo il testo elaborato da Boghetto, Torretta e dal sottoscritto, visto e commentato dal Consiglio, è stato presentato alla riunione periodica delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria per le eventuali osservazioni. È inutile sperare in un irraggiungibile avvallo legislativo, il nostro obiettivo è, dopo la condivisione nella sede citata, l’emanazione di un testo sotto forma di vademecum per i responsabili del trasporto particolare.  Sicuramente sarà un passo avanti verso quell’obiettivo che ci siamo da tempo posti e che è: la giusta definizione, in tutte le situazioni prevedibili, del ruolo di Direttore dell’esercizio. Purtroppo c’è ancora chi, memore di vecchie circolari esplicative del DPR 573, ci confonde con il «dirigente» per la sicurezza, senza tener conto di quanto introdotto e modificato dal DPR 81 del 2008. Secondo la comune interpretazione, per dirigenti s’intendono quei dipendenti che hanno il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice. Essi rappresentano, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito delle competenze loro attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa loro conferiti. Questa affermazione non è ovviamente farina del mio sacco, ma ho fedelmente trascritto quanto contenuto in una sentenza della Cassazione. Come si evince, quel dirigente non ha nulla a che vedere con il Direttore dell’esercizio. Nulla vieta che il professionista che assume l’incarico di Direttore dell’esercizio, possa anche svolgere in seno alla stessa azienda altre mansioni, l’importante è che sia ben definito ciò che comporta un incarico rispetto a un altro.

La figura, i doveri e i diritti
del  «Direttore dell’esercizio»
Le maggiori incomprensioni sulle nostre competenze nascono sicuramente nel mondo della sicurezza sul lavoro, ma non solo. Recentemente un nostro collega ci ha chiesto quali dovrebbero essere le prestazioni professionali legate alla nomina di Direttore dell’esercizio. La domanda del collega nasce in seguito alla pretesa di un esercente pubblico, in occasione di una revisione generale, di prestazioni come il calcolo del quadro economico, la redazione del piano della sicurezza di cantiere, la redazione del capitolato d’appalto, l’assunzione delle funzioni di coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, la direzione dei lavori e la redazione del documento economico per la liquidazione dei lavori, tutto all’interno della nomina a Direttore dell’esercizio e soprattutto senza variazioni di parcella. Per dare una risposta, abbiamo preso come riferimento il DM 18/02/2011, che fissa in modo inequivocabile i compiti di un Direttore dell’esercizio. In particolare in occasione delle Revisioni Speciali e Generali egli deve programmare e predisporre i controlli ritenuti necessari e le eventuali sostituzioni dei componenti usurati, tenendo conto di quanto previsto dal Manuale di uso e manutenzione e dal piano dei controlli. Successivamente deve controllare l’avvenuta esecuzione del programma stabilito. Sostanzialmente se la revisione è «conservativa», cioè non è richiesta alcuna modifica, ma solo controlli e qualche sostituzione eseguita magari dalla stessa società esercente, potrebbe non essere nemmeno necessaria la nomina di un Direttore dei Lavori e quindi tutto può rimanere nell’ambito compiti del Direttore dell’esercizio. Se invece l’intervento è più «pesante» e prevede modifiche significative, che richiedono l’intervento di più ditte: edili, meccaniche, elettriche ecc. con predisposizione di un appalto d’opera, allora è necessaria almeno la nomina del Direttore dei Lavori e del Coordinatore della Sicurezza e questi incarichi non necessariamente sono assunti dal Direttore dell’esercizio. Se così fosse, presupponendo che egli abbia i necessari requisiti, sono assolutamente incarichi da considerare extra contrattuali, cioè non previsti nelle normali mansioni del Direttore dell’esercizio e quindi di conseguenza remunerati a parte. Per evitare contenziosi con la ditta esercente, sarebbe comunque opportuno, in fase di stesura di contratto, non fare solo riferimento ai disposti di legge, ma chiarire in modo esplicito le prestazioni professionali offerte, magari anche facendo riferimento al citato documento dei «trasporti particolari».

Tutti insieme al lavoro
sul Decreto Infrastrutture
L’assemblea annuale è l’occasione per presentare agli associati e soprattutto a quelli che potrebbero diventarlo, l’attività svolta nel corso dell’anno. Ringraziamo la stampa specializzata che ci aiuta in questo compito.
Oltre a quanto già detto, ci siamo occupati della revisione del Decreto Infrastrutture. Per questo particolare lavoro, abbiamo deciso di dividerci i compiti fra membri del Consiglio, a seconda dell’argomento e delle reciproche competenze. In specifico, io cerco di essere presente a tutte le sedute con il compito di individuare, anche con l’aiuto degli altri consiglieri, i punti sui quali è opportuno intervenire. Levi si sta occupato della revisione dei criteri di calcolo delle opere civili, Boghetto ha seguito l’evolversi della nuova bozza di norma EN riguardo l’antincendio, che sarà poi riportata nel capitolo 8 del DM e Canessa sta seguendo la revisione del capitolo 17 (Antinfortunistica), confrontando fra l’altro la nostra situazione con quella di altri stati membri. Su quest’ultimo argomento l’ANITIF ha da tempo predisposto un dettagliato documento dove si evidenziavano le situazioni di lavoro e le opere strutturali che non possono essere conformate al D. Lgs. 81/2008. Il nostro obbiettivo è quello di far adeguare per quanto possibile il capitolo 17 alla realtà che abbiamo evidenziato nel citato documento. 
La revisione del DM infrastrutture in sostanza non è altro che un recepimento delle nuove norme EN, anzi si tenterà di introdurre uno strumento che in futuro aggiorni automaticamente il testo, seguendo le varie modifiche a venire delle EN, senza dover aspettare ogni volta l’emanazione di documento ufficiale da parte del Ministero. Non seguono questa prassi, perché nel resto d’Europa non se ne sono mai occupati, i capitoli riguardanti gli attraversamenti degli impianti con tubazioni in pressione e quello dei riposizionamenti. Il primo argomento non è ancora stato trattato, il secondo è in fase di stesura. Il riposizionamento degli impianti è un fenomeno in espansione. Il motivo è che, in questo periodo di crisi economica, molte società esercenti non si possono permettere la costruzione di un impianto nuovo e, quelle che ci riescono vogliono giustamente realizzare un utile sull’usato, coinvolgendo le ditte costruttrici che, loro malgrado, hanno dovuto specializzarsi in questa pratica. Si prospettano quindi situazioni prima impensate: riposizionamento parziale con aggiunta di componenti nuovi, riposizionamento di un impianto con materiale proveniente da due demolizioni, una demolizione che può fornire componenti a più impianti, ecc. Non è quindi semplice normare quest’argomento lasciando da una parte la maggiore libertà possibile sull’utilizzo d’impianti o componenti non obsoleti e dall’altra garantire la massima sicurezza dell’impianto riposizionato. Comunque, dato che questa situazione offre indubbie possibilità di lavoro per i nostri associati, è nostra intenzione seguirla in modo accurato.

La Commissione Funivie:
un organo da rigenerare
La nostra, per altro assidua, partecipazione alla Commissione Funivie è una nota un po’ dolente. È ormai noto a tutti che le associazioni di categoria, ACIF, ANEF, FEDERFUNI e ANITIF sono ammesse in Commissione solo in qualità di uditori e in certe situazioni, credetemi, è molto difficile rimanere zitti. I lavori molto spesso si impantanano in discussioni obsolete che riguardano molto spesso progetti standard che, a nostro avviso, potrebbero essere tranquillamente evasi dagli Uffici periferici. Oltretutto non riceviamo gli atti ufficiali dell’ordine del giorno e il verbale di seduta e questo ovviamente rende difficile poter relazionare agli associati. È giusto ricordare che tutte le associazioni avevano più volte auspicato il ricostituirsi di una Commissione Funivie, ritenendo che potesse essere molto utile al nostro settore, e di tale parere restiamo. Siamo infatti convinti che una Commissione efficiente e costruttiva possa e debba essere un valido strumento di appoggio a tutti i componenti del settore ed essere utile per lo sviluppo dell’inventiva e attività imprenditoriale italiana, nel completo rispetto della sicurezza.  In caso contrario invece la Commissione rischia di diventare un inutile appesantimento burocratico con la conseguenza di frenare inutilmente i lavori di tutti, spesso con gravi conseguenze anche economiche. Questi concetti sono stati riportati in una lettera condivisa dalle quattro associazioni e inviata ai vertici della Commissione. Nella lettera abbiamo fra l’altro evidenziato che uno dei problemi è la mancanza di sufficiente conoscenza della materia funiviaria da parte di molti componenti la Commissione. La presenza di illustri, preparati e competenti professori universitari è sicuramente molto utile, ovviamente per i settori di specifica competenza, ma riteniamo che i comitati relatori, come costituiti finora, abbiano avuto un numero insufficiente di persone di comprovata esperienza nel settore specifico funiviario, senza la partecipazione delle quali si rischia di perdere di vista gli aspetti principali da esaminare e discutere. Con più esperti funiviari, affiancati opportunamente dai professori universitari, secondo il progetto da esaminare, si potrebbe dare maggiore responsabilità e fiducia ai comitati relatori. I dettagli dovrebbero essere sviscerati a questo livello, portando in Commissione solo dubbi o richieste di chiarimento su questioni fondamentali o di principio.  Eventuali perplessità o richieste di approfondimento, giustificate da validi motivi da parte della Commissione, dovrebbero essere rinviate ad un confronto tra il relatore o il comitato relatore e il progettista o la ditta costruttrice. Riteniamo quindi assolutamente necessario che, oltre ad altri esperti reperibili nel settore dello stato e delle provincie e regioni autonome (in aggiunta ai pochi già presenti), siano inseriti «esperti» che trattano giornalmente questi aspetti: progettisti, esercenti, manutentori, rappresentanti di ditte costruttrici, direttori di esercizio. Ovviamente abbiamo dato la nostra disponibilità per individuare le persone con queste caratteristiche che possono dare ai Comitati relatori il loro prezioso contributo. Non mi risulta ci sia stata a tutt’oggi una risposta alla citata lettera, nonostante sia stata inviata a più indirizzi.

Il caso dell’esame
magnetoinduttivo delle funi
Fra i vari progetti discussi in Commissione Funivie, cito quello relativo alla richiesta di approvazione degli apparecchi aperti per l’esame magnetoinduttivo delle funi, per il quale abbiamo delegato il consigliere Toros come nostro rappresentante nel comitato relatore. Ad eccezione di quanto in precedenza scritto, o meglio, a conferma che quanto da noi suggerito è nel giusto, questo comitato ha lavorato bene, presentando un documento molto chiaro e dettagliato, rendendo così minima la richiesta di chiarimenti in Commissione. La documentazione presentata dal comitato relatore dimostra l’efficienza dello strumento aperto anche per standard di esame superiore a quello richiesto dal CEN. Ciononostante i funzionari ministeriali non hanno voluto approvare lo strumento esaminato, demandando la convalida ufficiale all’Ente europeo. Comunque, anche se non omologato, l’utilizzo di questo tipo di strumento può essere di aiuto al Direttore dell’esercizio, considerato che è sua competenza trovare dei metodi introspettivi per evitare di adottare una scadenza più ravvicinata tra gli scorrimenti delle funi portanti. Abbiamo quindi chiesto alla Commissione di rendere perlomeno ufficiale il risultato positivo di questo specifico progetto. Comunque con quest’ultimo lavoro, nel caso specifico avevamo incaricato a rappresentarci il collega Toros, abbiamo dimostrato che la nostra presenza può essere molto utile.   Cercheremo, quindi, di inserire un nostro esperto nei comitati che tratteranno argomenti d’interesse per la nostra categoria. È l’unico modo per dire la nostra, dato che in Commissione possiamo solo ascoltare. Per questo motivo, nel neo comitato istituito per il soccorso integrato per il Funifor, abbiamo chiesto di poter partecipare con Boghetto.

L’ingresso nell’OITAF
e alcuni doverosi «grazie!»
Recentemente la segreteria dell’OITAF ci ha chiesto se volevamo presentare la nostra candidatura per entrare nel Consiglio di questa prestigiosa organizzazione internazionale. Abbiamo ovviamente accettato con entusiasmo. A giugno, in occasione del congresso di Bolzano sapremo se la nostra candidatura sarà accettata. Se ciò dovesse avvenire, sedere sullo stesso tavolo con rappresentanti delle Autorità, degli Esercenti, delle Università e dei Costruttori di tutto il mondo, significherebbe aver ottenuto un riconoscimento internazionale molto gratificante per la nostra Associazione, soprattutto dopo i recenti positivi accrediti acquisiti in ambito nazionale.
Colgo l’occasione per ringraziare il nostro indispensabile segretario che ha organizzato in modo impeccabile sia le sedute di Consiglio che l’attuale assemblea. Andrea è sempre disponibile anche a rappresentarci nelle varie commissioni  dell’UNI e della Comunità Europea e se si presenterà l’occasione, darà sicuramente il suo apporto in ambito OITAF. Mi preme ricordare che anche questa volta, per la scelta della location assembleare e soprattutto per la cena di questa sera, ci siamo affidati alla competenza ed esperienza del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ovviamente ringrazio. Ormai sono una garanzia assoluta.
Ringrazio tutti i soci che con encomiabile generosità hanno raccolto l’invito dell’Associazione per un comune gesto di solidarietà nei confronti delle popolazioni duramente colpite dal terremoto in centro Italia. Uno dei centri maggiormente danneggiati è stato il comune di Ussita, ove è sindaco il nostro consigliere Rinaldi. Molti di noi, nei primi momenti drammatici dell’evento, hanno cercato di dimostragli la vicinanza e la solidarietà contattandolo telefonicamente. Poi, su sollecitazione di un consigliere e con l’organizzazione della segreteria, siamo riusciti a raccogliere fra gli associati una significativa somma di denaro che abbiamo affidato al collega Rinaldi che come primo cittadino saprà sicuramente come opportunamente impiegarla.

Un addio agli amici scomparsi;
un «benvenuto» ai nuovi soci
Prima di concludere, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno è purtroppo scomparso il collega ed amico Emilio Migliorini, noto professionista funiviario e titolare dello studio Montecno di Bolzano. Emilio ha profuso il suo esemplare impegno su quasi tutte le montagne d’Italia e proprio su una di esse ha trascorso gli ultimi attimi della vita. Le sue opere rimarranno nella nostra memoria. È recentemente deceduto anche l’ing. Maurizio Thaon di Revel di Torino. Figura di alto prestigio, già nostro collega ed ex presidente dell’ANITIF nel decennio a cavallo degli anni 80. Lo ricordo con nostalgia perché era proprio lui Presidente dell’Associazione quando da giovane sono entrato a far parte dell’ANITIF.  Alla memoria dei colleghi scomparsi un sincero ringraziamento per quanto hanno fatto per il nostro settore, li ricorderemo con grande affetto e stima. Rinnovo alle loro famiglie le mie condoglianze e di tutti gli associati dell’ANITIF. Per concludere una nota statistica: nell’ANITIF ci sono 8 nuovi soci, precisamente gli ingegneri Martin Oberhuber, Luca Rossi, Michele Romeo, Daniele Pignatelli, Elias Pezzedi, Gianni Baldessari, Gian Paolo Tondetta e Antonio Rozza, che portano a 128 il numero degli iscritti. Auguro ai nuovi arrivati di trovare nell’associazione una struttura che possa essere di aiuto alla loro futura vita professionale.
Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti una buona permanenza a Chioggia.