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Impianti a fune/Convegno Rovereto 21 ottobre 2016 - MontagnaOnline.com

Impianti a fune/Convegno Rovereto 21 ottobre 2016

Category: Portfolio Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53 Hits: 413
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L'evoluzione dei controlli
magneto-induttivi sulle funi

Presso la sede di «Trentino Sviluppo Spa», a Rovereto, nella giornata del 21 ottobre si è svolto il convegno «L'innovazione nei controlli non distruttivi delle funi metalliche nei diversi settori: funiviario, sollevamento e ascensori». Riportiamo gli interventi di Renato Toros e di Silvio Dalmaso del Servizio impianti a fune e piste da sci della Provincia Autonoma di Trento

Renato Toros
Studio Tecnico Ingegneria
Funiviaria, Gorizia
Il metodo magneto-induttivo è stato sperimentato per la prima volta negli anni cinquanto ed applicato al settore funiviario nei decenni successivi. All'inizio degli anni '70 anche in Italia sono iniziati i controlli alle funi di impianti funiviari in servizio pubblico, effettuati con detector a solenoide in CC alimentati a batterie (100A) di produzione svizzera. L'esecuzione pratica dei controlli, specie sulle funi portanti, risultava oltremodo difficoltosa per problemi elettrici e pericolosa (soprattutto nel passaggio dei sostengi di linea, per il notevole peso delle apparecchiature).
Alcuni anni dopo sono comparsi i primi detector a magneti permanenti che hanno reso i controlli più agevoli per le ridotte dimensioni e l'assenza di alimentazione esterna. Contemporaneamente però sono sorti nuovi problemi dovuti alla magnetizzazione che poteva creare alcuni inconvenienti nel posizionamento sulle funi, specie se portanti con sostegni di linea o cavallotti. Un notevole passo avanti nel controllo delle funi portanti, sia per la semplicità di esecuzione che per la sicurezza del personale è avvenuta con la realizzazione dei primi apparecchi ad «U rovesciato» (1984) approvati dal Ministero dei Trasporti. Con l'impiego di nuovi materiali ad elevatissima energia è stato possibile realizzare detector di dimensioni relativamente ridotte, in grado di magnetizzare anche le funi di maggior diametro, coprendo in pratica tutta la gamma presente sugli impianti funiviari italiani. Recentemente sono stati anche realizzati detector di tipo aperto (senza bobina inferiore) molto compatti a «C roversciato», per concentrare la magnetizzazione sulla fune minimizzando quella dispersa non solo sulle scarpe di appoggio dei sostegni, ma anche sulle relative carpenterie, sempre in materiale ferromagnetico. Si rammenta a questo proposito quanto sancito dal recentissimo Decreto nr. 144 dd 18/5/2016 che intorduce l'obbligo di «controlli specifici» periodici non solo ai tratti di fune portante soggetti a flessione ciclica poggianti sulle scarpe di stazione o sulle carrelliere (Circolare nr. 1/98 del Ministero dei Trasporti), ma anche su quelli interessati dalle scarpe dei sostegni di linea. I metodi di controllo non distruttivo strumentale delle funi che l'attuale tecnologia prevede sono essenzialmente due: il controllo radiografico e quello magneto-induttivo. Mentre nelle stazioni il controllo radiografico, con i suoi noti limiti, può essere ancora accettabile, diventa oltremodo difficoltoso (specie per la Normativa Antinfortunistica) sulle scarpe dei sostegni per cui in linea di massima si dovrà optare per il metodo magento-induttivo che è in grado, anche in presenza di segnali extra-fune, con opportuni accorgimenti (ad esempio spostando leggermente la fune muovendo le vetture sulla campate, ove possibile) applicando il principio di sovrapposizione degli effetti, di ispezionare tutti i punti critici della fune (la difettologia è ormai nota). Giova anche rammentare che il summenzionato Decreto delega al costruttore la scelta della metodologia di controllo, che dovrà essere precisata nel MUM (Manuale di Uso e Manutenzione dell'impianto).

Silvio Dalmaso
Servizio impianti a fune e piste da sci, Provincia Autonoma Trento
Il laboratorio Tecnologico Impianti a Fune di Trento è stato costituito dalla Legge Regionale 16 aprile 1968, nr 3, con lo scopo di soddisfare le crescenti richieste di verifiche, prove e ricerca, provenienti dal mondo funiviario. Fra le varie prove eseguite, il controllo e collaudo funi assieme all'estensimetria, sono stati i settori che si sono maggiormente sviluppati. I tecnici del Latif, hanno eseguito per anni controlli magnetoinduttivi sulle funi di tutto il territorio regionale. Il laboratorio ha potuto concentrare le proprie energie sull'attività di omologazione e verifica periodica dei detector utilizzati da privati e enti, per gli esami magnetoinduttivi. Con la circolare 4902 del 15 dicembre 1977 il Ministero autorizzava l'uso di apparecchi di proprietà di esercenti o ditte, purchè con caratteristiche non inferiori a quelli in possesso del Centro Sperimentale Impianti a Fune di Montecompatri (Roma). L'uso di nuovi detector era condizionato da una verifica delle prestazioni per confronto con lo strumento di riferimento Integra, in possesso del Ministero. Con la sospensione dell'attività del C.S.I.F. il Latif è stato autorizzato nell'agosto 1995 ad eseguire verifiche e prove di confronto su detector. In seguito la pubblicazione della norma UNI EN 12927-8.2005, il Laboratorio si è attivato affinché venisse abbandonato l'ormai «tecnicamente obsoleto» metodo di confronto e applicata la norma specifica. La nuova norma UNI EN ha portato un significativo miglioramento specialmente per quanto riguarda la metodologia utilizzata per verifiche periodiche del detector. In particolare, a differenza del vecchio metodo di verifica periodica che richiedeva la sola misura dell'induzione in aria nel detector, con l'entrata in vigore della UNI EN 12927-8.2005, si verifica l'intera catena di misura (circuito magnetico, bobine, cavo e scrivente/acquisitore). Il Laboratorio Latif ha messo a punto e successivamente affinato una procedura per realizzare le funi test di tipo chiuso in accordo alla UNI EN 12927-8.2005, riuscendo nel corso degli anni a predisporre un campionario di funi che va da un diametro di 22 fino a 120 mm. Un problema non ancora risolto che impegnerà nei prossimi anni il personale del Laboratorio Latif, è la realizzazione di funi test del tipo a trefoli, indispensabili per capire il comportamento dei detector su quel tipo di fune. Grazie alle attrezzature di eccellenza di cui dispone il Latif il laboratorio è diventato il centro di riferimento italiano.
L'applicazione della norma è a regime, gli apparecchi vengono periodicamente verificati e i tecnici stimolano un aggiornamento di scriventi o apparecchi ormai superati. Come è avvenuto per il Centro di Esami CICPND metodo MIT del Laboratorio Latif, nato per risolvere le esigenze di certificazione del personale che esegue controlli e.m.i. sugli impianti funiviari in Italia, e ora utilizzato anche dal settore sollevamento e ascensoristico, anche le operazioni di omologazione e verifica dei detector stanno seguendo lo stesso percorso e ne è testimonianza la recente realizzazione delle funi test da 95 e da 120 mm di diametro.