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Tra Emila e Toscana il collegamento discusso - MontagnaOnline.com

Tra Emila e Toscana il collegamento discusso

Category: Portfolio Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27 Hits: 461
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È in fase di avanzata di progettazione l’intervento infrastrutturale che prevede di collegare Corno alle Scale con La Doganaccia tramite una seggiovia ad agganciamento automatico che sale dal versante emiliano e una cabinovia che sale dal versante toscano per incontrarsi sul crinale appenninico all’altezza della zona caratterizzata dalla presenza del Lago Scaffaiolo. Secondo i promotori dell’iniziativa il collegamento servirebbe a valorizzare turisticamente la zona non solo in inverno. Ma a questo progetto si è fermamente opposto il CAI dell’Emilia Romagna che ritiene al contrario l’investimento inutile e controproducente

Il 4 gennaio scorso atterra in redazione sulle moderne piste informatiche un comunicato della sezione regionale del CAI dell’Emilia Romagna con il quale il presidente Vinicio Ruggeri invita il Governo e le Regioni Toscana ed Emilia Romagna a destinare le risorse previste per la realizzazione del collegamento tra La Doganaccia e Corno alle Scale ad «uno sviluppo più appropriato della montagna». Il comunicato è una requisitoria contro il progetto, articolata su una visione della montagna che contesta l’utilizzazione degli impianti di risalita e la dominanza della cultura sciistica nella fruizione del territorio montano. Noi di pM abbiamo deciso di pubblicarlo perché quello della compatibilità tra sviluppo commerciale e conservazione ambientale è un tema a cui nemmeno gli impiantisti hanno mai voluto sottrarsi. Ecco il testo integrale del comunicato del CAI Emilia Romagna.

Contro gli impianti che
deturpano la natura
Il Club alpino italiano dell'Emilia Romagna esprime una ferma contrarietà alla realizzazione degli interventi per la sostituzione e l'ampliamento degli impianti di risalita tra il Corno alle Scale (Comune di Lizzano Belverere – BO) e il comprensorio sciistico di Doganaccia (Comune di Cutigliano – PT), nell'Appennino Tosco Emiliano. Auspica poi il dirottamento delle risorse previste sulla promozione di uno sviluppo appropriato della montagna, che ne tuteli e valorizzi le peculiarità ambientali e culturali attraverso il sostegno degli itinerari di escursionismo e la realizzazione di una adeguata rete di ricettività e di ristorazione fondata sulle eccellenze agroalimentari della montagna. La presa di posizione del CAI fa seguito all'intesa per la promozione dell'offerta turistica dell'Appennino siglata alcuni giorni fa a Sestola (MO) tra le Regioni Toscana ed Emilia Romagna, alla presenza del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Un accordo che vale oltre 20 milioni di Euro, questa la cifra complessiva destinata dal Governo a sostegno del progetto, a cui la Regione Emilia Romagna aggiungerà altri 6 milioni di Euro.
«Colpisce lo strabismo della Regione Emilia Romagna, che da un lato con il sistema delle Aree protette tutela le peculiarità ambientali e culturali della montagna e promuove un turismo dolce a basso impatto ambientale (primo fra tutti il recente investimento di 1.300.000 Euro per l'Alta Via dei Parchi) e dall'altro continua a voler investire risorse su un modello di sviluppo fondato sulla monocultura dello sci da discesa, ormai in evidente crisi a causa delle mutate condizioni climatiche», afferma il Presidente del CAI Emilia Romagna Vinicio Ruggeri. «Dai dati sull'innevamento in Appennino appare evidente un calo generale delle precipitazioni e uno spostamento in avanti dell'inizio delle nevicate necessarie a garantire la sciabilità delle piste. Il balletto dei trasferimenti di proprietà degli impianti del Corno alle Scale – sempre in perdita - verificatosi negli ultimi 20 anni e l’inattività degli impianti nei periodi natalizi per mancanza di neve ne sono la prova». Dalla parte emiliana il progetto prevede un nuovo impianto nella Val di Gorgo, che parta dai bar-ristoranti alla base delle piste e salga alle spalle del bivacco invernale sul lago Scaffaiolo. Si tratta di una valle frequentata assiduamente da camminatori in ogni stagione, in inverno con le racchette da neve e da scialpinisti, per la sua bellezza non deturpata da impianti di risalita. L’impianto, inoltre, sarebbe in gran parte compreso nel SIC/ZPS (Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale) Monte Cimone, Libro Aperto, Lago di Pratignano, un'area sottoposta a «Misure Generali di Conservazione» dalla normativa regionale. Il CAI Emilia Romagna evidenzia le tendenze in atto del turismo in Appennino: dal rapporto dell'Osservatorio turismo Unioncamere Emilia Romagna «Il turismo in Emilia Romagna nel 2015» si ricava che nell'inverno 2014-2015 ci sono state 375.000 presenze (+4,7% sul 2013-2014), mentre nell'estate 2015 1.663.000 presenze (+3,7/% su estate 2014). «Da cui si deduce che se il turismo invernale aumenta un po' più del turismo estivo (e sarebbe necessario scorporare il dato tra sciatori e altri frequentatori di ambiente innevato), l'Appennino verde pesa per l'82% di presenze sul turismo montano (e per il 69% di arrivi, quindi con permanenze maggiori che in inverno)», continua Ruggeri. «Lo stesso rapporto sottolinea inoltre che l'elemento mancante per una completa declinazione turistica della montagna verde e naturale è quello dell'ospitalità, a causa della maturità del sistema ricettivo». Il CAI Emilia Romagna dunque invita le Regioni Emilia Romagna e Toscana a un confronto con le associazioni ambientaliste, gli enti locali, i GAL per la definizione di un progetto alternativo per lo sviluppo dell'economia montana.

Contro l’immobilismo
e i pregiudizi che fanno morire la montagna
A fronte di questa dura presa di posizione contraria al collegamento sciistico tra Cutigliano e Corno alle Scale, non potevano mancare le considerazioni degli operatori del mondo degli impianti di risalita coinvolti nella vicenda direttamente o a livello rappresentativo. Più che irritato è quasi sorpreso e incredulo Marco Ceccarelli, componente della famiglia che da decenni gestisce gli impianti della Doganaccia che servono 15 km di piste e che dalla prossima primavera si arricchiranno di un’altra funivia: «A parte che di questo collegamento si è cominciato a parlare addirittura negli anni Sessanta e a parte che il primo abbozzo di progetto operativo  risale al 2000,  mi sembra che quel documento del CAI dimostri come non si siano capiti per niente lo scopo e gli obiettivi dell’intervento. Il collegamento tra la Doganaccia e Corno alle Scale non nasce per servire esclusivamente la pratica dello sci da discesa ma per fornire un prezioso mezzo di accessibilità ad una bellissima zona naturalistica non da tutti raggiungibile a piedi e quindi per valorizzare quella zona dal punto di vista turistico per 365 giorni l’anno. Si tratterebbe di una infrastruttura realizzata in conformità con le direttive europee che prescrivono di  fornire la migliore accessiblità possibile ai luoghi. Sarà il primo collegamento organico tra due Regioni sugli Appennini,  un appuntamento da non mancare proprio per modificare la vocazione monoculturale della nostra montagna. Nella parte toscana non è prevista addirittura una pista da sci; nella parte emiliana la seggiovia ad agganciamento automatico razionalizzerebbe il parco impianti di Corno alle Scale e gli darebbe il profilo a tutto tondo di località all season. La progettazione dell’intervento è in fase molto avanzata. L’investimento complessivo di circa 40 milioni di Euro sarà a carico delle due Regioni che sono concordi nel voler imprimere una spinta di sviluppo ad una zona dell’Appennino altrimenti depressa. Ricordo che in montagna solo con questi tipi di interventi si ottengono sviluppo e benessere per le economie locali. Ricordo che dove gli impianti sono stati chiusi, come a Piandinovello,  l’indotto si è fermato e dai 27 esercizi commerciali che c’erano ora se ne sono sopravvissiti sei. Senza investimenti infrastrutturali l’economia di ferma. E l’immobilismo di certe persone e di certe posizioni è la rovina della nostra montagna». Dice Luigi Quattrini, presidente di Federfuni Emilia Romagna e direttore di stazione al Cimone «Non conosco bene i dettagli del progetto. Mi risulta che si tratterebbe di realizzare il collegamento installatndo due impianti, una seggiovia che sale dalla parte emiliana e un’ovovia che sale dalla parte Toscana, I due impianti si incontrerebbero all’altezza del Lago Scaffaiolo, proprio sul crinale dell’Appennino dove spesso soffiano venti forti. Questo è uno dei problemi gestionali che andrebbero attentamente valutati in un serio studio di fattibilità del progetto. Solo valutando gli aspetti tecnici dell’operazione si può stabilire se il progetto è fattibile e conveniente. E io sarei assolutamente d’accordo, salvo appunto difficoltà tecniche. Altre valutazioni di natura ideologica, invece, mi sembrano inconsistenti se rapportate all’importanza che un intervento del genere potrebbe avere sullo sviluppo di entrambe le aree. Detto terra a terra: o si può sciare o i paesi chiudono bottega. Se non si continua a far funzionare la giostra dello sci, dopo chi ci dà da mangiare a noi montanari?»


Piano di sviluppo del collegamento
Doganaccia/Corno alle Scale

Ecco il testo del progetto sposato dalle Regioni Emilia Romagna e Toscana per l’intervento infrastrutturale volto a imprimere nel medio periodo positive ricadute turistiche, economiche, commerciali sul comprensorio durante tutto l’arco dell’anno
PREMESSA

Il presente progetto di intervento è di per se la più importante realizzazione dell'Appennino Centro-settentrionale degli ultimi anni. La sua importanza deriva da quattro fattori principali, che durante la seguente analisi andremo ad analizzare prendendo spunto da diversi studi fatti in più regioni e che giustificheranno in modo esaustivo un intervento così unico. Non è da sottovalutare che il presente intervento è volto a razionalizzare in modo capillare le aree sciabili delle valli prese in considerazione. Riteniamo inoltre che per una gestione oculata del patrimonio locale si debba intervenire con nuovi modelli di gestione economica di rete volti allo sviluppo nelle sue complessità. Il costo globale dell'intervento è di € 12.000.000,00 e consiste nella creazione di una funivia di arroccamento sul versante toscano e di una seggiovia su quello emiliano. L'investimento, come di seguito evidenziato, è ampiamente sostenibile e di sicura fattibilità essendo compatibile a tutti gli strumenti urbanistici e ripropone i suggerimenti della Comunità Europea.

 I quattro fattori che intendiamo analizzare sono:
1)    Analisi del territorio dove si svolgono gli interventi,
2)    Analisi delle ricadute socio economiche sulla popolazione residente,
3)    Analisi economica degli interventi nel suo complesso sia per il tessuto economico che per le amministrazioni stesse.
4)    Rilancio di immagine per zone considerate depresse;

1.    Analisi del territorio dove si svolgono gli interventi,
Il territorio su cui insiste l'intervento è caratterizzato da un'area molto vasta ed abbraccia due regioni: Emilia Romagna e Toscana, ed in particolare  le valli principali oggetto di questo intervento sono la Valle del Reno e la Montagna Pistoiese nel suo complesso, ma non sono da sottovalutare ulteriori ricadute sul territorio che in seguito andremo ad identificare.
Partendo dal concetto unanimemente riconosciuto che gli impianti di risalita sono il maggior moltiplicatore economico che esista in montagna per il settore turistico, che le grandi stazioni mondiali hanno fatto la propria  fortuna andando a collegare numerose stazioni dando vita a caroselli che hanno da soli rilanciato l'immagine di tutte le località, che per l'Appennino sarebbe il primo nel suo genere che andrebbe a collegare addirittura due regioni, il presente progetto è di facile realizzazione, e di per se un elemento di innovazione unico e conclude un percorso iniziato con la prima ipotesi di realizzazione risalente ai primi anni Sessanta.
Lo stesso progetto che vogliamo condividere è ritenuto ideale per  le sue quattro  caratteristiche principali, sia per il versante Emiliani che Toscano:
1)    basso impatto ambientale,
2)    costi minori di manutenzione e gestione del comprensorio,
3)    ottimo equilibrio di portata oraria invernale che estiva.
4)    razionalizzazione economica degli impianti.

2.    Analisi delle ricadute socio economiche sulla popolazione residente
Le ricadute socio economiche sul territorio sono analizzabili valutando tre principali fattori che con la tabella seguente potranno evidenziare ancor meglio  la nostra ipotesi. In primis l'impatto ambientale, che è tema ricorrente nella nostra analisi permettendo un forte coinvolgimento emotivo da parte di tutti ad un progetto così ambizioso. Un altro fattore da analizzare è la ricaduta occupazionale che sarebbe veramente fondamentale in momento così difficile nelle due zone. Si pensi che per una persona assunta in un comprensorio turistico, la ricaduta sul territorio è di dieci assunzioni (fonte ISTAT), e pertanto si può tranquillamente ipotizzare oltre duecento nuove occupazioni su un territorio che negli ultimi anni ne ha perse circa 700 con la chiusura di gran parte del comparto industriale. Inoltre possiamo presumere che questa realizzazione andrebbe a riformare quel tessuto di piccoli commercianti che nel tempo si sono persi ed hanno contribuito in maniera determinante all'impoverimento economico e culturale delle zone oggetto dell'intervento, e saremmo dunque in presenza di un potenziamento della leva generazione di valore per il territorio (incoming = export), da cui ne deriverebbe la crescita del PIL locale. Ultimo aspetto da sottolineare è la ricaduta sulla nuova antropizzazione delle valli; infatti questa realizzazione oltre al forte impatto sulla stagione invernale, darebbe sviluppo concreto ad una vera destagionalizzazione del territorio dando modo alle persone di poter tornare a vivere in montagna e sviluppando in maniera seria e concreta nuovi tipi di turismo e nuove opportunità lavorative.
La sottostante tabella è complessiva e, partendo dalla situazione esistente, analizza tre fattori:
- occupati diretti nella stazione sugli impianti,
-  occupati indiretti, ma direttamente interessati dallo sviluppo della stessa;
-  operatori indiretti, non direttamente coinvolti nella stazione ma che ne  trarranno benefici
-  operatori che avranno ricaduta nei fondo valle, che però non potendo dare dati certi non saranno presi in considerazione nella tabella sottostante.

Anno 2017 2018 2019 2020 2021 2022
Occupati diretti 45 50 50 50 50 50
Occupati indiretti interessati 450 520 750 1000 1000 1000
Occupati indiretti 30 100 150 200 300 400
Operatori di fondo valle - - - - - -
Totali 525 670 950 1250 1350 1450


La soprascritta tabella è tendenzialmente molto prudenziale ma evidenzia alcuni fattori molto interessanti:
1)  Occupati diretti
Sono i lavoratori occupati attualmente nelle due stazione, per la maggior parte stagionali e cioè lavorano circa 6 mesi l'anno; con la realizzazione del progetto diventerebbero assunti in maniera permanente. Inoltre non ci sarebbe un aumento esponenziale degli assunti dovuta alla razionalizzazione ed all'efficientamento del personale che porterebbe ad equilibrio finanziario nella gestione del comprensorio.
2)  Occupati indiretti, direttamente interessati
Sono tutte quelle persone che sono direttamente coinvolte nelle attività della stazione e che trarrebbero grande beneficio da questo modello gestionale. I numeri, che peraltro sono ipotizzati, sono veramente prudenziali perché come si può ben dedurre in seguito lo sviluppo del comprensorio la sua destagionalizzazione e la conseguente realizzazione di nuovi servizi porterà sicuramente numeri ben maggiori.
3)  Occupati indiretti non direttamente interessati
Sono quelle persone che trarranno beneficio allo sviluppo della località ma che non sono direttamente collegati allo sviluppo turistico. Questi sono gli artigiani manutentori ecc. che sia nella fase di creazione che in seguito, nella fase di mantenimento della zona, trarranno beneficio dalla creazione delle infrastrutture, servizi ecc. Anche in questo caso la scala è più che prudenziale, considerando le opportunità che sono nate con collegamenti simili a quello da noi previsto.
4)  Occupati nei fondo valle
Questi non sono stati trattati perché molto difficili da quantificare, ma ricadrebbe nei fondo valle e sul territorio di provenienza del turista.

Infine, analizzando la tabella occupazionale, emerge immediatamente un dato fondamentale: circa 1500 nuove occupazioni, che si andrebbero a recuperare nel territorio;  un numero di posti di lavoro che ad oggi investimenti diversi da quello da noi proposto difficilmente potrebbero garantire, anche in considerazione del fatto che potrebbero essere recuperati in “nuovi mestieri”.

3.    Analisi economica degli interventi nel suo complesso sia per il tessuto economico che per le amministrazioni stesse
Questo aspetto risulta essere estremamente interessante in quanto ha lo scopo di far emergere alcuni fattori che andrebbero radicalmente ad invertire alcune criticità emerse negli anni e che non hanno mai trovato riscontro e nessun tipo di soluzione. Analizzando coerentemente i dati possiamo dimostrare che l'investimento è più che sostenibile ed anzi è la vera e definitiva riqualificazione della zona. La tabella che segue vuole evidenziare in particolare due dati: la sostenibilità economica da parte dell'ente pubblico, e la realizzazione di un vero equilibrio economico della stazione nel suo complesso. Le voci ed i numeri che andremo a sviluppare tengono conto di alcuni studi fatti dall'Arpiet Piemonte e dall'università di Torino e del documento nato dal convegno fatto al Senato in cui venivano prese in considerazione le aree marginali Italiane (quasi sempre corrispondenti alle zone di montagna). La tabella parte da un fattore economico esistente e si sviluppa in base all'ipotesi della nascita del nuovo comprensorio fra il 2017 ed il 2018 e mette in risalto le ricadute economiche per l'intero territorio in questione, sia per i residenti che per le istituzioni. La tabella tiene conto delle approfondite conoscenze della zona e dei dati che contraddistinguono tutte le località invernali europee. Il primo è costituito dai fruitori del comprensorio, che aumenta gradatamente di pari passo con lo sviluppo del territorio. Questo dato è stato ipotizzato in maniera precauzionale nella misura di una spesa pro capite di euro 15,00, mentre si andrebbe ad attestare ad euro 20,00 dal 2018 (anch'esso ampiamente sottostimato). Secondo queste analisi, il comprensorio nel suo complesso raggiungerebbe la autosufficienza già nel 2018. Infatti, ad più che prudenziale aumento del fatturato del 45%, corrisponderebbe un pressoché inalterato aumento dei costi complessivi rendendo il tutto autosufficiente. Questo tema, decisamente articolato, sarà analizzato con un apposito business plan aziendale. Inoltre sono fondamentali i due dati sul fatturato indiretto e sugli incassi degli enti locali che aumenterebbero in maniera quasi esponenziale. Questi dati, oltre a tener conto del territorio, utilizzano in modo sistematico gli studi fatti dalle maggiori Università italiane ed europee. Ad esempio, tengono conto di alcuni fattori fondamentali che sono alla base delle motivazioni per cui si mantengono  in vita tutte le stazioni invernali: entrambe le partenze delle due stazioni sono site oltre i 1400 metri di altitudine. Il moltiplicatore del fatturato dalla stazione rispetto all'indotto è dato da un recente studio dell'università di Torino, che evidenzia come la spesa media per una giornata sci di uno sciatore italiano va da 111 a 124 euro (dati Università di Torino),  e questa incide per circa il 20% sullo skipass; e perciò è facilmente  intuibile che il rapporto sia 1a 9-10. Nella nostra tabella peraltro abbiamo ipotizzato rapporti molto minori: infatti siamo partiti per l'anno 2017 da un rapporto di 1 a 5, fino ad arrivare ad un rapporto di 1 a 8 nel 2020; dato sempre minore da quello evidenziato dallo studio, ma più che giustificabile in quanto, con un adeguata promozione ed andando a posizionare in maniera concreta il comprensorio, si vorrebbero intercettare turismi più di permanenza sul territorio. Questo fattore diventa per noi fondamentale nello sviluppo del territorio, trasformando il comparto turistico in maniera simile a quella delle zone alpine più sviluppate. Sarebbe facilissimo far emergere che in una analisi più complessa e dettagliata della nostra zona potrebbero nascere dati molto maggiori ed incoraggianti; si pensi solo che nella stagione estiva, il lago Scaffaiolo è frequentato da oltre 50-60.000 turisti e che con la nuova razionalizzazione del comprensorio sarebbe molto più appetibile e frequentabile.

4.    Rilancio di immagine per zone considerate depresse
Questa analisi deve partire secondo noi da una valutazione complessa del territorio, è opportuno infatti fare la considerazione che segue.
Le aree abitate nei pressi dei due comprensori, sia Toscano che Emiliano, hanno visto con la chiusura delle industrie manifatturiere locali un progressivo spopolamento che ha portato ad un impoverimento sempre più marcato del PIL locale ed una sostanziale depressione strutturale, analizzata da numerosi sociologi, e che sta preoccupando in modo trasversale tutte le amministrazioni pubbliche. 
Tornando a valutare in modo concreto il nostro territorio, è facilmente intuibile che l'unico settore che sta di fatto reggendo l'economia della montagna è costituito dalle infrastrutture di trasporto aereo estive/invernali. Infatti, con le proprie aree sciabili e le attività ludico-ricreative, mantengono in modo sostanziale l'appetibilità della montagna, che altrimenti avrebbe un decadimento verticale. Caso concreto nella zona è la Valle del Sestaione, che ad esempio nel 1997 (anno di chiusura degli impianti), aveva oltre 25 esercizi commerciali di varia natura (alberghi, bar, negozi, ecc), mentre a distanza di 18 anni sono rimasti aperti solamente 9 esercizi.
Tenendo in considerazione i fattori sopra citati, questa tendenza può essere sovvertita con le infrastrutture oggetto del presente studio, moltiplicando posti di lavoro e di conseguenza condurre ad un netto ripopolamento delle valli adiacenti ai comprensori.
Comunque, prima di parlare di cifre e degli studi fatti in sede universitaria, vorremmo farvi intuire la volontà di sviluppare nuove sinergie finora impensabili sulle nostre montagne, aprendo ad un turismo a 365 giorni l'anno e basandosi sulla diversificazione delle attività che il nostro territorio può offrire.

Questo progetto non nasce da un'idea casuale e senza fondati motivi, bensì già fin dai primi anni '60 erano state ipotizzate idee di collegamento dei due comprensori e negli anni successivi si era addirittura arrivati a progetti di massima e definitivi per la realizzazione.
Successivamente purtroppo una serie di eventi diversi, non ultima la mancanza di visione prospettica, non hanno permesso di portare a compimento le varie opportunità di sviluppo che negli anni si sono susseguite. Oggi siamo qui ad illustrare e verificare la concreta possibilità di far nascere l'unico progetto di sviluppo dell'Appenino Centro-settentrionale, tenendo conto dei pareri finora dati dai vari esperti settoriali, e di rilanciare non solo i comprensori interessati, ma anche le intere aree montane e addirittura  le due Regioni interessate dall'intervento: Emilia Romagna e Toscana. Tutti siamo in grado di immaginare le possibilità che si potrebbero delineare sulle nostre montagne con queste cifre, non solo prendendo in esame esclusivamente i comprensori ma allargando il raggio d'azione anche a tutte quelle occupazioni che vanno di pari passo con l'auspicabile aumento di affluenza, non più stagionale ma annuale.


L’ACCORDO GOVERNO/REGIONI
Un’intesa comune per lo sviluppo
dell’Appennino Tosco-Emiliano

Ecco il testo del comunicato stampa diramato dopo la firma del protocollo d’intesa firmato in novembre all’Abetone e a Sestola dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti e dai presidenti delle Regioni Emilia Romagna e Toscana Bonaccini e Rossi

Un importante progetto di sviluppo di un intero crinale appenninico che unisce due regioni e diversi comprensori sciistici e che porterà investimenti, certezza nelle gestioni, sviluppo economico, occupazione e un rilancio dell'offerta turistica, Un obiettivo fortemente voluto dai Presidenti delle due Regioni, dai rispettivi Assessori al Turismo, dai Sindaci dei Comuni dei territori interessati da questo progetto a cui il Governo, ai massimi livelli, ha voluto assegnare delle risorse importanti a cui si affiancheranno risorse regionali per dare vita al Progetto Interregionale della Montagna Tosco-Emiliana. Un risultato che ha avuto avvio da una serie di interventi e di documenti prodotti nel corso dell'inverno più difficile degli ultimi anni dalle rispettive sezioni di Federfuni Italia e che sono stati immediatamente condivisi e sopra tutto elaborati da parte delle amministrazioni delle due Regioni e sostenuti con forza in modo particolare dai Sindaci di Abetone, Cutigliano, Vidiciatico e Sestola. Un progetto che Interesserà tutte le stazioni sciistiche ed i comprensori montani delle due regioni, da quelle più importanti e blasonate a quelle meno rinomate ma che comunque rappresentano un opportunità ed una fonte di ricchezza per importanti fette dei territori regionali .

Le risorse saranno utilizzate per garantire la continuità economica e tecnica delle strutture attualmente funzionanti, per il potenziamento e/o la riqualificazione delle strutture esistenti ( impianti di risalita, impianti d'innevamento programmato, battipista ecc. ) e per progetti di ampio respiro e di collegamento tra i diversi comprensori ed infine un aspetto fondamentale sarà rappresentato dalla messa a sistema delle realtà territoriali e societarie attualmente presenti nei vari comprensori e l'attivazione di nuove forme di promozione comune anche attraverso la realizzazione di una biglietteria che possa garantire la fruibilità di tutti gli impianti con uno skipass unico.

Un GRAZIE al Governo ed in particolare al Sottosegretario Luca Lotti, ai Presidenti ed agli Assessori delle due Regioni ed a tutti i Sindaci che hanno fortemente voluto la sottoscrizione di questo protocollo d'intesa che vede coinvolti centinaia di migliaia di cittadini ed una parte importante da un punto di vista economico e territoriale dell'Emilia Romagna e della Toscana. Il passo successivo sarà un forte sostegno anche alle altre attività economiche che insieme alla parte impiantistica compongono l'offerta turistica complessiva del sistema montagna a partire dalla ricettività alberghiera per passare alle attività commerciali e a tutti
coloro che partecipano a questo comparto economico.


UNA RISPOSTA AL CAI
«No a una sterile contrapposizione
tra montagna bianca e montagna verde»

Se si vuole conservare ed alimentare il tessuto economico che garantisce migliaia di posti di lavoro e la vitalità del territorio è sbagliato opporsi ad opere che favoriscono la fruibilità del territorio stesso e ne esaltano le potenzialità turistiche. In questo quadro il collegamento tra Doganaccia e Corno alle Scale è un passo avanti

di Andrea Formento
presidente Federfuni Italia

In riferimento alle varie posizioni emerse in questi periodo ribadiamo che lo sviluppo delle stazioni sciistiche dell’Appennino Tosco Emiliano è assolutamente compatibile con tutte le iniziative di sviluppo del turismo verde, anzi è necessario che vi sia una particolare attenzione da parte delle due regioni e del governo anche a questa tipologia di sviluppo economico della montagna, proposito che in ogni caso è già stato messo in campo da ambedue le regioni,  che però non può prescindere da un consolidamento delle realtà infrastrutturali  impiantistiche che possono essere utilizzate sia nel periodo invernale che in quello estivo, alla sopravvivenza di questo sistema turistico che garantisce migliaia di posti di lavoro in questo tratto di montagna italiana e che garantisce anche di conseguenza la permanenza sul territorio di tantissimi abitanti che traggono, insieme alle loro famiglie, una parte importante del proprio reddito annuale nel periodo invernale. Il Protocollo d’intesa firmato a novembre tra il Governo e le due regioni è un passo importante in questo senso ed il progetto di collegamento tra Cutigliano-Doganaccia e Corno alle Scale, propedeutico anche ad una futura altra tappa  che è rappresentata dal collegamento Abetone-Cimone al fine di realizzare il più grande comprensorio turistico montano nell’Europa del sud, ne rappresenta al meglio la filosofia. Il mantenimento dei posti di lavoro attraverso il consolidamento economico del tessuto esistente, il potenziamento dei servizi e della promozione e l’ampliamento dei collegamenti rappresentano al meglio quello che può e deve essere il percorso di sviluppo economico delle nostre montagne, quelle di tutta l’Italia ed in particolare quelle dell’Appennino e delle Regioni a Statuto Ordinario che per troppi anni hanno dovuto subire la concorrenza delle stazioni sciistiche delle vicine regioni a statuto speciale che possono utilizzare risorse fino ad oggi inimmaginabili per le nostre realtà. Se crediamo alla possibilità di mantenimento di questo tessuto economico anche nel nostro futuro è necessario dare corpo a questo protocollo d’intesa partendo dall’esistente e dallo sviluppo dei collegamenti tra le diverse stazioni turistiche oltrepassando il dogma di un turismo verde antagonista di quello bianco o viceversa. La nostra montagna ha bisogno di servizi e di sviluppo ed è per quello che noi plaudiamo alle iniziative come quelle riportate da diverse associazioni come lo sviluppo della Via dei parchi in Emilia Romagna o altre forme si sviluppo del turismo verde in toscana ma crediamo e vogliamo fortemente e fermamente anche che il progetto ipotizzato dal protocollo d’intesa prenda corpo e diventi realtà. La montagna non ha bisogno di contrapposizioni ma di progetti di sviluppo che guardino al futuro che oggi non può prescindere dal turismo del periodo invernale per la quantità di posti di lavoro che garantisce, per il PIL che produce e per l’attrattiva che ha nei confronti del movimento turistico ed in questi giorni vi è la dimostrazione più eclatante, migliaia di persone che frequentano le nostre stazioni, che utilizzano gli sci o gli snowboard per percorrere le piste la cui copertura nevosa è garantita dagli impianti di innevamento programmato, ma che vengono anche solo per slittare o per camminare sulla nostra neve. Considerare solamente i dati delle attività ricettive è riduttivo e fuorviante della realtà, un turismo come quello appenninico è composito, vi sono nel periodo invernale la maggior parte delle presenze che sono giornaliere, che non soggiornano nelle strutture ricettive ma che oltre agli impianti di risalita utilizzano le strutture di ristorazione o commerciali, i maestri di sci i noleggi, le case in affitto e quanto altro compone la filiera del bianco, cosi come invece nel periodo estivo i numeri sono anche determinati, cosi come riportato dal rapporto “ Il turismo in Emilia Romagna “ da Gruppi sportivi, da persone della Terza età e da famiglie che trovano nel soggiorno in montagna una possibile fuga al gran caldo che c’è stato nell’estate 2015 nelle città emiliane ed in tutta la pianura padana. Basarsi quindi su dati che indicano in 86.000 gli arrivi in montagna emiliana con 375.000 presenze nel periodo invernale 2015 sono necessariamente mancanti di una fetta importante di turisti e quindi non rappresentanti la vera realtà che deve considerare  le oltre400.000 giornate sci vendute solamente dal Comprensorio del Cimone per oltre 4.000.000 di passaggi complessivi, e questo è solo il dato parziale pur della maggiore stazione sciistica emiliana. Infine ma non meno importante considerazione il fatto che anche all’interno delle nuove direttive europee si tende a prevedere la fruibilità anche delle aree protette da parte del turista in quanto soggetto incluso, integrato e fruitore consapevole delle infrastrutture presenti e future.