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Emmegi - MontagnaOnline.com

Emmegi

Category: Portfolio Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27 Hits: 323
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Emmegi
Il tappeto di sbarco è vivo. E funziona!

L’azienda di Givoletto (Torino) guidata da Roberto e Tania Barbieri ha installato due complementi d’arrivo per altrettante seggiovie in Francia, nella zona di Grenoble. I due impianti sono entrati in funzione a dicembre e stanno dimostrando come e quanto questo «accessorio» finale all’arrivo dell’impianto di risalita sia funzionale e utile soprattutto per gli sciatori meno esperti e per i bambini, sia per le seggiovie a morsa fissa che per quelle ad agganciamento automatico. Con queste installazioni, le prime in Europa, cadono tutti i pregiudizi e i tabù che negli anni hanno sempre ritenuto il tappeto di sbarco alle seggiovie non idoneo a risolvere la criticità dello sbarco. È vero esattamente il contrario. Roberto Barbieri ci ha sempre creduto. E adesso sta vincendo la sua scommessa

Ce l’ha fatta, ha vinto la sua scommessa, ha abbattuto radicati pregiudizi e insensati tabù in questa sfida che promuove un nuovo orizzonte produttivo e un passo avanti nel panorama impiantistico. Ma il più che giustificato orgoglio non deborda in eccessivi proclami e resta confinato tra i paletti di una misura tutta piemontese. «Mi fa piacere soprattutto aver potuto dimostrare che tutto quello che avevo prefigurato   si è puntualmente realizzato nella realtà. La gente può verificare che non avevo raccontato favole». Roberto Barbieri, 72 anni, fondatore e titolare della Emmegi di Givoletto (Torino) nata nel 1979 e che dal 1992 produce nastri trasportatori e tappeti d’imbarco alle seggiovie («In tutto abbiamo circa 400 nostri prodotti che funzionano nel mondo»),  sta parlando di un suo personale successo mentre fuma l’ inseparabile pipa accessoriata con un mozzicone di sigaro accanto alla figlia Tania che è il futuro dell’azienda insieme ad un gruppetto di altri giovani collaboratori («Questa è l’ultima cosa che mi prendo in carico personalmente poi facciano loro, decidano se andare avanti o no…»). Per anni e anni ha immaginato che fosse logico e funzionale aggiungere al tappeto d’imbarco all’accesso anche il tappeto di sbarco alla conclusione della risalita delle seggiovie. Per anni e anni gli hanno opposto ostracismi, gli hanno detto che all’arrivo delle seggiovie un tappeto di sbarco avrebbe provocato molti più inconvenienti che vantaggi, che gli sciatori e le sciatrici preferiscono trovare una pendenza innevata sotto i loro sci piuttosto che un tappeto mobile che li accompagni al momento del distacco della seggiola, quel momento critico che, soprattutto per i principianti e i bambini, può essere un problema.
I due impianti installati
a Les 7Laux e a Chamrousse

Quest’inverno due «tappeti da sbarco» sono entrati in funzione in Francia «e si sta dimostrando che funzionano benissimo. Sono tutti contenti del risultato, più o meno tutti hanno dovuto ricredersi». Sono stati progettati e costruiti dalla Emmegi di Roberto Barbieri per essere poi installati in loco da imprese specializzate del posto. Un tappeto di sbarco lungo 9 metri serve una seggiovia 4 posti Doppelmayr ad agganciamento automatico a Les 7Laux; un altro lungo 15 metri è il complemento terminale di una seggiovia a morsa fissa a Chamrousse, sempre nella zona di Grenoble. Sono entrati in funzione in dicembre e, guardando i primi filmati registrati sul posto, si capisce subito che i tabù sono veramente barriere mentali assurde dovunque, anche sulla neve: i tappeti di sbarco funzionano, eccome. «Sull’impianto a morsa fissa che porta circa 3000 sciatori al giorno,in questo periodo con poca neve – dice Barbieri -  nei primi 17 giorni di attività ha fatto 100 fermate dell’impianto. Di queste, 58 si sono rese necesssarie per i cosiddetti “incidenti”, e di questi 58 casi, 54 sono stati da attribuire ad adulti e soltanto 4 a bambini. Vuol dire che gli adulti e le adulte sono sempre più imbranati dei bambini ma, soprattutto, che il tappeto di sbarco è ideale proprio per favorire l’arrivo delle due categorie di sciatori ritenute più a rischio, vale a dire principianti e bambini. Per l’impianto ad ammorsamento automatico non ci sono ancora statistiche, ma le informazioni ricevute nei primi giorni di apertura al pubblico ci consentono di affermare che il tappeto di sbarco si adatta benissimo ed arricchisce la funzionalità delle seggiovie ad ammorsamento automatico». Il filo di fumo che sale dalla pipa di Barbieri sembra il segnale di una serena consapevolezza («È la realizzazione di un’idea, diciamo pure una vittoria») e di una constatazione che può valere per tutta la società e tutto il mondo («Come tutti i tabù, anche questo è caduto quando si è verificata la realtà, quando i critici hanno provato e ci sono saliti con gli sci ai piedi»). In proposito l’uomo avrebbe molti sassolini da togliersi dalle scarpe visto che la sua idea non è stata partorita ieri ma già ce l’aveva in testa nel 1999 quando aveva avviato una sperimentazione a San Martino di Castrozza presso la società degli impianti Nuova Rosalpina «ma avevo dovuto subire la forte contrarietà della società costruttrice dell’impianto. Poi avevo depositato un brevetto ma un ufficio tecnico me lo aveva sospeso». Ma preferisce sorvolare elegantemente e ricordare invece che il primo tappeto di sbarco è stato installato nel 2008 negli Stati Uniti a Okemo, stato del Vermont, «a un tiro di schioppo da Woodstock, praticamente in un altro mondo. Gli americani l’hanno comperato basandosi semplicemente su un filmato. In Europa invece…»

Il vuoto normativo e
il rapporto con la Francia
Già, com’è andata in Francia? «Non è stato facile anche perché a livello europeo non esiste ancora alcuna normativa che regoli costruzione e installazione del tappeto di sbarco – risponde Barbieri – Ho dovuto vincere una battaglia prima psicologica che tecnica con l’ STRMTG, il  Service Technique des Remontées Mécaniques et des Transports Guidés, che è l’ufficio di controllo francese sugli impianti di risalita, un po’ l’equivalente del nostro USTIF. Con i funzionari dell’ufficio regionale della zona di Grenoble ho cominciato a parlare a luglio dell’anno scorso. Dopo quattro anni spesi a insistere per consentire una sperimentazione, ho potuto finalmente presentare il progetto, descriverlo, illustrare i punti che ritenevo inderogabili per la realizzazione». Dall’alto della sua competenza e di esperienze maturate in oltre quarant’anni di lavoro, parlando un buon francese, fumando la pipa, riavviandosi i capelli ramati ancora folti e lisciandosi la sua stupenda barba da vikingo,  Roberto Barbieri non ci mette molto a convincere il funzionario che gli sta davanti prima un po’ allibito («Non apriva bocca») e poi convinto a dare il benestare per l’avvio dell’impresa («Alla fine era lui che mi dava indicazioni sulla possibilità di migliorare qualcosa»). Nel vuoto normativo attuale, era Barbieri a dettare le regole costruttive e di installazione per il tappeto di sbarco. E le sue regole volevano che: «primo: il nastro dello sbarco deve essere più largo di 15 cm per parte rispetto al nastro dell’imbarco; secondo: lo spazio tra il fondo della seggiola e la superficie del nastro deve essere di 55 cm come minimo per evitare che vi sia un fenomeno di “schiacciamento” e quindi di impedimento motorio al momento del distacco; terzo: non deve esserci alcun pulsante rosso di emergenza a disposizione dell’operatore all’arrivo. L’ultimo suggerimento era quello di creare una pendenza del terreno in cui collocare il tappeto in uscita dall’impianto. A mio parere sarebbe stato sufficiente stare su una pendenza tra il 5 e il 7%.  Ma poi sul tappeto corto della seggiovia ad agganciamento automatico si è lasciata una pendenza del 10% mentre su quello lungo della seggiovia a morsa fissa che doveva essere al 10% si è passati al 6%».

Tante prove e tanti controlli
prima del «battesimo del fuoco»
I lavori di sbancamento per ricavare le fosse dove armare in cemento lo spazio di allocazione dei tappeti di sbarco sono cominciati a fine estate 2016; le procedure di montaggio degli impianti sono cominciate e si sono concluse nell’arco dell’autunno.  Poi sono partite le prove, tante prove. «Un lavorone – dice Tania, che ha seguito come sempre il padre passo dopo passo anche in questa emozionante avventura – Si trattava di verificare ogni dettaglio, ogni particolare e bisogna dire che non sempre i nostri interlocutori, tra i funzionari dell’ufficio di controllo e gli uomini delle società degli impianti che avevano acquistato i nostri tappeti, erano pronti nel capire le diverse problematiche tecniche». I tappeti di sbarco della Emmegi vantano tutti i contenuti tecnologici dei tappeti d’imbarco della Emmegi collaudati in 25 anni di attività. Non ci sono ovviamente i cancelletti di accesso della partenza (cancelletti di sbarco? Quelli è proprio meglio di no…) ma tutto il resto, dai sistemi di controllo all’automazione e alle modalità di integrazione con l’impianto di risalita, è lo stesso. Cambia la velocità di avanzamento, più accentuata rispetto al «fratello a valle» di imbarco. E adesso che il battesimo del fuoco è felicemente avvenuto? Il titolare della Emmegi vola basso tenendo i piedi per terra: «Quest’anno in Europa mi aspetto un’altra  commessa al massimo.  Per l’Italia non so; sono consapevole del fatto che la cosa è ancora troppo fresca, che il tappeto di sbarco deve avere il tempo di farsi conoscere e apprezzare direi a livello “ideologico” da parte dei costruttori e dei gestori.  A me per il momento basta aver dimostrato che il prodotto funziona. Intanto andiamo avanti con i tappeti d’imbarco come quello di 14 metri che quest’anno abbiamo installato su una seggiovia 6 posti a morsa fissa a Samoens, in Alta Savoia». Intanto l’idea è diventata realtà e il tabù è caduto come una pera matura. Per il momento dalle parti di Grenoble, in Francia. Ma presto, siamo sicuri, il tappeto di sbarco della Emmegi di Givoletto arriverà anche da noi, da qualche parte, in Italia.

www.emmegibelt.com