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Intervista a Erich Gummerer - MontagnaOnline.com

Intervista a Erich Gummerer

Category: Portfolio Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27 Hits: 725
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Passo dopo passo
verso una nuova rivoluzione

Incontro con Erich Gummerer, amministratore delegato della Technoalpin di Bolzano,  azienda leader nella produzione
di impianti per l’innevamento programmato. Incontro con la storia di un’impresa artigianale nata in un piccolo laboratorio della Val d’Ega dall’intraprendenza di due dipendenti della società degli impianti di Obereggen e diventata grande in 25 anni di lavoro.
Incontro con l’uomo che ha contribuito non poco a far crescere questa azienda in Italia e nel mondo, a cui piace correre,
che punta a fare la maratona di New York e che sta programmando le nuove tappe di uno sviluppo industriale che non conosce soste

A Bolzano, nella zona industriale, tra la sede attuale di Technoalpin costruita nel 2010 in Via Piero Agostino e la vecchia sede di Via Copernico ci sono solo poche centinaia di metri ma, idealmente, montagne di neve sparate ai quattro angoli del mondo nel corso di una storia di successo lunga 25 anni che sta per inaugurare ancora nuovi capitoli. «Nel 2017 la produzione sarà trasferita là, in un’altra sede sempre qui a Bolzano, in uno stabilimento su una superficie di 15 mila metri quadrati». Erich Gummerer, lancia un’indicazione per aria alzando un braccio e intanto cammina spedito come gli permette di fare la forma fisica di uno che corre almeno una maratona all’anno («La prima l’ho fatta a Berlino 25 anni fa, il prossimo obiettivo è quella di New York»), gioca a tennis, fa impegnato ciclismo su strada («Cento, centocinquanta km a uscita, da solo o in compagnia») e naturalmente scia da quando era bambino («Ho fatto spesso settimane bianche in località che non erano ancora nostre clienti e la cosa è servita…»).  È l’amministratore delegato dell’azienda leader nel mondo («Lo eravamo già prima dell’acquisizione di York Neige nel 2012») nella produzione di sistemi per l’innevamento tecnico, un’azienda che ha chiuso il bilancio 2016 con 161 milioni fatturato di cui 85% derivanti dall’export, l’uomo che insieme ai fondatori Walter Rieder e Georg Eisath  dal 1990 ha fatto crescere un’iniziativa artigianale fino a farla diventare un’impresa dalle dimensioni di multinazionale che oggi «nei periodi di picco produttivo» dà lavoro a 550 persone. 

La presenza in tutto il mondo
ma con il cuore a Bolzano
Technoalpin vanta 1800 clienti in 50 Paesi del mondo; dalla fondazione ha prodotto più di 90 mila generatori neve, ne vende più di 5000 ogni anno; «unici al mondo, gestiamo centralmente noi, qui a Bolzano, le attività delle nostre 16 filiali sparse sul pianeta perché soltanto così si riesce a  razionalizzare perfettamente il rapporto tra le esigenze locali e i nostri standard operativi». Gummerer cammina spedito e, «en passant» dice  altre cose come il fatto che «stiamo assumendo un’altra trentina di persone, destinate ai diversi settori della nostra attività, dalla produzione all’amministrazione, dal marketing alla comunicazione», oppure «a Kranjska Gora presenteremo il nostro nuovo generatore TR8 che costituirà una nuova rivoluzione  nella tecnologia di produzione della neve tecnica», oppure «quest’anno senza il nostro intervento le gare di Coppa del Mondo ad Adelboden e a Wengen non si sarebbero potute fare». Senza la neve programmata negli ultimi vent’anni non si sarebbe potuto nemmeno sciare in molti inverni e in molte stazioni sciistiche; Technoalpin si è fatta largo fino a primeggiare tra la concorrenza nel processo che ha condotto l’innevamento tecnico ad essere la  condizione indispensabile per garantire il funzionamento della giostra economica mossa del turismo invernale trainato dallo sci ma, dice Gummerer, «l’innevamento tecnico è ormai un intervento indispensabile anche in presenza di precipitazioni naturali per garantire il massimo livello qualitativo delle piste. E comunque se nevica un po’ dal cielo è anche meglio perché la gente va più volentieri a sciare».

Il lavoro continuo
nella ricerca della qualità
Technoalpin investe circa 5 milioni l’anno  in ricerca e sviluppo «per migliorare costantemente i nostri prodotti, poter lavorare meglio sulle temperature marginali e sulla qualità della neve». Snowfactory, la macchina per la produzione di neve in condizioni di temperature sopra lo zero, «ci ha lasciati perplessi per il successo che ha avuto, per le richieste che sono arrivate, per il fatturato di cinque milioni di Euro che ha già prodotto». Il software di comando ATASSplus, progettato e realizzato dall’azienda altoatesina, garantisce prestazioni di gestione e controllo dell’impianto di innevamento chiudendo il cerchio della fornitura «chiavi in mano» di tutte le componenti del sistema, dai tubi di  condotta dell’acqua alle sale di pompaggio, dalle valvole di miscelazione acqua/aria, ai generatori, a ventola e ad asta («La formula «chiavi in mano» è stata fin dall’inizio una delle ragione del nostro successo. Solo così si può garantire la qualità e l’efficienza di tutto il sistema e solo così costruisce un rapporto di fedeltà con il cliente»).  Gummerer cammina e con lui arriviamo alla vecchia sede «dove lavorare era un delirio, con un reparto qua e uno là, uffici piccoli e senza finestre» ma dove ha lasciato  un pezzo del suo cuore perché in «quel casino» Technoalpin è diventata grande seguendo idee di sviluppo precise, concrete, illuminate. «Questo è stato per anni il mio ufficio, questa la scrivania». Scorre per un attimo un velo di nostalgia nei suoi occhi chiari. Forse ripensando alla sua storia, alla storia del legame con il cugino Georg Eisath  che l’ha coinvolto nell’impresa e con Walter Rieder, l’altro fondatore, l’attuale presidente della società, «una persona importante, cura tutto il settore ricerca e sviluppo, ha più di 60 anni ma sembra ancora il più giovane nella nostra azienda che ha un’età media di 32 anni con la sua capacità di tenere la mente sempre aperta all’innovazione e di non perdere mai né la calma né la pazienza».

L’infanzia in Val d’Ega
con il cugino Georg
Sciano insieme, «Georg meglio di me, aveva la stessa capacità di far correre gli sci che ha trasmesso a suo figlio Florian, non a caso arrivato alla Nazionale e a un podio in Coppa del Mondo», poi le strade si dividono ma per poco. Eisath lavora presso la società degli impianti di Obereggen con un compagno che si chiama Walter Rieder. Nel 1983, nei primi anni di vita della generazione di neve «artificiale» nata in America, Obereggen acquista negli Stati Uniti un generatore a bassa pressione della Hedco e lo colloca alla stazione a valle degli impianti, dove l’esposizione al sole mangiava la neve naturale. Il voluminoso macchinario produceva però una miseria di quantità di neve in troppe ore di attività.  Eisath e Rieder, che hanno  il bernoccolo dell’intelligenza e dell’intraprendenza, si chiedono: perché non proviamo noi  a farci un nostro «cannone»? Sono del tutto autodidatti ma si danno da fare e con l’aiuto di un fabbro costruiscono una macchina che funziona meglio di quella americana al punto da spingere i dirigenti di Obereggen di proporsi come primi clienti. Nel 1985 Georg Eisath e Walter Rieder fondano la WI.TE (Winter Technik). Intanto Erich Gummerer lavorava come venditore presso Sanidental, una società produttrice di  arredamento per studi dentistici. Lui invece aveva il bernoccolo del commercio, suo cugino Georg lo sapeva e aveva cominciato a chiedergli di mettersi con lui nell’avventura dell’innevamento tecnico. La primissima produzione artigianale di generatori di Georg Eisath e Walter Rieder si svolgeva ancora nella piccola officina di Ega. Gummerer decide di cambiare strada e di accettare l’invito del cugino ma «durante una cena tra noi tre che abbiamo fatto nell’ottobre 1989 avevo detto alcune cose che mi sembravano fondamentali: se vogliamo andare avanti dobbiamo cambiare mentalità e lavorare in team in maniera professionale, dobbiamo spostarci a Bolzano e guardare fin da subito all’estero, pensare in termini internazionali. Così è nata l’impresa, così è nata Technoalpin».

Un mercato che si allarga,
la famiglia che cresce
Sul mercato italiano, infatti,  gli operatori che si stavano lanciando nel nuovo settore della produzione di neve tecnica stavano aumentando sempre di più e sarebbero diventati  addirittura una quindicina nei primi anni Duemila. Per distinguersi ed emergere nella concorrenza era indispensabile coniugare la qualità e l’efficienza del prodotto con una politica commerciale incisiva, elastica, di ampio respiro. «Nel 1990 – ricorda Gummerer – il nostro primo bilancio era stato di un miliardo di lire e avevamo un solo dipendente. Quando abbiamo iniziato il 90% della produzione era ancora manuale, si attivavano i generatori uno ad uno. Poi si è introdotta l’automazione, poi l’integrazione del sistema, adesso siamo arrivati a poter innevare un intero comprensorio in 70 ore gestendo tutto il sistema con il nostro software di comando». Intanto, nella vecchia sede di Bolzano dove continua ancora oggi un pezzetto della produzione con lavori di presaldatura e dove è partita una diversificazione di cui parleremo,  Technoalpin cresce, perfeziona la sua produzione che oggi, nell’offerta del «pacchetto completo chiavi in mano», propone una gamma completa di sei diversi generatori a ventola il cui «leader», il TF10, nel 2016 è stato venduto nel numero di 1550 esemplari,  e sei lance, dal modello TL6 al modello Safyr. «Già nel 2005 – racconta Gummerer -  ci eravamo convinti che il numero di aziende operanti nel settore si sarebbe ridotto e ci eravamo chiesti cosa fare per emergere tra la concorrenza. Ci eravamo risposti indicandoci tre obiettivi: noi facciamo innanzittuto quello che interessa e serve ai nostri clienti; facciamo tutto quello che è collegato con la neve; facciamo tutto quello che ci permette di fare la tecnologia che ci siamo costruiti in casa». Vuol dire specializzazione estrema, continua innovazione, rapporto strettissimo di collaborazione con la committenza, valorizzazione del proprio know-how.

Se ne va uno dei fondatori,
arrivano nuove iniziative
Nel 2007 succede che uno dei fondatori, il cugino Georg Eisath, decida di abbandonare la società per dedicarsi  ad un’altra impresa, rilevando  la gestione del polo sciistico di Passo Carezza. Il distacco è amichevole, Eisath lascia un’impresa ormai consolidata e lanciata verso il futuro. Nel 2010 sorge dal niente la nuova, grande, modernissima sede di Via Piero Agostino con le sue ampie vetrate piene di luce, la sua officina attrezzatissima, la sua mensa interna per i dipendenti, il vasto spazio per le gioiose feste aziendali, il suo sistema di videoconferenza per poter tenere in contatto diretto tutte le presenze Technoalpin nel mondo. Nel 2012 avviene l’acquisizione della francese York Neige e della Innovag, piccola ditta tedesca che però è specializzata  nell’importante segmento dei cannoni speciali per attività indoor. Con la fondazione della consociata EmiControls parte una diversificazione che porta in nuovi ambiti di applicazione la tecnologia maturata negli anni nella produzione di neve tecnica. «Produciamo generatori che sparano acqua nebulizzata, modelli  operativi nel settore antincendio dove è molto spesso più importante raffreddare un ambiente a rischio che spegnere delle fiamme e nel settore industriale della cave o dei grandi cantieri per abbattere le polveri. È un’iniziativa che sta presentando interessanti margini di sviluppo e già produce da sola un fatturato di quattro milioni di Euro».  Neve finissima e croccante è invece quella prodotta per un’altra diversificazione sempre studiata e resa possibile con il lavoro del centro ricerca e sviluppo, vale a dire le «cabine del freddo» da abbinare  alle saune nei grandi resort e nei centri benessere per scambiare velocemente il calore corporeo in una salutare frustata di energia. Erich Gummerer ci fa vedere e ci spiega le nuove «invenzioni» prodotte dalla Technoalpin nella vecchia e gloriosa sede di via Copernico. Poi si torna nella nuova sede dove l’unica cosa che non si può fotografare sono i prototipi del nuovo generatore di neve  TR8 «che sarà una vera rivoluzione». Si cammina di buon passo alla Technoalpin di Bolzano. È sempre stato così fin dalla sua nascita. E ogni passo è una rivoluzione che guarda al futuro.                     n