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Monica Borsatto - MontagnaOnline.com

Monica Borsatto

Category: Portfolio Created: Sabato, 24 Settembre 2016 08:27 Hits: 606
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Ingegnere di una vita curiosa e appassionata

Si è laureata all’Università di Trento nel 2000. Dal 2007 lavora come libera professionista con lo studio Winterplan. Nata a Padova, vive a Bressanone. È una grandissima esperta di progettazione nel campo degli impianti di innevamento tecnico ma anche direttore d’esercizio ad Arabba e consulente per la realizzazione delle piste destinate alle gare dei Mondiali di sci alpino di Cortina 2021. E poi…

Con la montagna nel cuore («La vocazione di una vita. Già da piccolissima sognavo di poter lavorare da grande tra le montagne»), con un’idea  precisa nella mente («L’ingegnere dev’essere un creativo della tecnica, senza paraocchi, curioso, aperto a scoperte, orizzonti, ambienti ed esperienze sempre nuovi») Monica Borsatto sta conducendo  felicemente la sua vita ancora giovane proprio sulle tracce amate fin da bambina, quando imparò a sciare ad Asiago a tre anni sulle code di papà Maurizio e di nonno Dino («I miei genitori e i miei nonni mi hanno sempre supportata e sostenuta nelle mie aspirazioni») e quando «volevo diventare una guardia forestale». Nata a Padova il 1° maggio 1973 nel terrestre segno del Toro, laureata in ingegneria ambientale nel 2000 a Trento («Tesi sperimentale sulla nucleazione del cristallo  di neve con uno stage presso Technoalpin»), oggi  vive a Bressanone («Da piccola passavo qui le vacanze estive e qui ho deciso di mettere  le mie radici»), è titolare dello studio di progettazione Winterplan  da lei fondato nel 2007,  direttore di esercizio («Una delle poche dell’A.N.I.T.I.F., l’unica in Alto Adige») della società SOFMA  di Arabba («Otto impianti, tra i quali la nuovissima telecabina Portados che entrarà in funzione questo inverno») e altro ancora («Ho l’incarico di progettazione per le piste dei Mondiali di Cortina del 2021») nel quadro di un’attività di libera professione che ha costruito con  tenacia («Il segno del Toro…»), passione («Sì, tanta passione, tanta curiosità e tanta voglia di conoscere e scoprire»), disponibilità a esperienze diverse («Sono anche omologatrice di piste e membro del soccorso alpino»). Figlia di due genitori giovanissimi (il già citato papà Maurizio e mamma Patrizia),  Monica ha praticato sci agonistico fino ai 18 anni e fino al livello di qualche gara FIS, abbastanza comunque per acquisire, oltre ovviamente ad una tecnica di discesa eccellente,  un ulteriore impulso a «quell’imprinting» che ha segnato la sua traiettoria di vita sia sul piano personale che professionale. Con l’agonismo ha chiuso abbastanza presto («Oggi progetto piste da battere per il turismo e l’agonismo ma pratico  in prevalenza fuoripista, sci alpinismo e freeride») ma con la professione  «a 43 anni ho ancora un sacco di cose da fare, da studiare, da sperimentare e da creare». Nella sua formazione «il periodo dell’Università a Trento è stato fondamentale, grazie anche agli insegnamenti dei professori Baggio e Zardi, i relatori della mia tesi, una delle prime sui processi di creazione della neve tecnica». Sulla materia che ha conquistato una rilevanza vitale nel mondo della montagna bianca  era stato altrettanto prezioso lo stage condotto sul tema del distacco delle valanghe presso il Centro di Nivologia CEMAGREF dell’Università di Grenoble in periodo di Erasmus. «Era il il 1996 – ricorda Monica -  e anche quello è stato un momento importante della mia formazione».  Formazione di alto livello che, dopo il conseguimento della laurea,  le consente di essere immediatamente assunta dalla Sufag (attuale gruppo MND) per la progettazione di impianti di innevamento tecnico «cuciti su misura per il cliente dopo il sopralluogo, la valutazione del territorio, il confronto con le esigenze e le richieste. È stato, quello, un periodo bellissimo, durante il quale ho imparato tantissimo lavorando sul campo in un team di ragazzi giovani, competenti, affiatati, bravissimi che molti ricordano ancora oggi». Il cumulo di esperienza, a quel punto, è sufficiente per «mettersi in proprio» e «per allargare professionalmente lo sguardo anche verso la parte degli impianti di risalita e delle loro problematiche tecniche». Con l’esame superato brillantemente nel 2008 («Devo  molto all’ingegner Sergio Tiezza che mi ha insegnato tutto sull’impiantistica funiviaria e sulle normative che ne regolano la gestione») Monica diventa anche «direttore d’esercizio», funzione che per il momento ricopre solo ad Arabba («…dove lavoro in stretto rapporto con il direttore di stazione Leandro Santin e il caposervizio Maurizio Denicolò») ma che in futuro si potrà svolgere anche altrove mentre sono già in essere, oltre a quelli citati, impegni di consulenza per la Plose di Alessandro Marzola e per la Ski Area Valchiavenna e altri comprensori nell’area dolomitica. Non ci sono confini geografici e tantomeno «ideologici» per  l’entusiasmo e la dedizione con cui l’ingegner Monica Borsatto interpreta la sua professione al punto da farle dire che «la montagna è stata e per il momento è l’ambiente privilegiato e  preponderante della mia attività ma non escludo niente, sono aperta alla conoscenza di altre problematiche e al confronto con altri ambienti». Mio dio, tradimento? No: amore del  proprio lavoro e coerenza con l’impegno sempre coltivato ad arricchirsi, migliorarsi, crescere, «perché a 43 anni ho ancora un sacco di cose da fare…».