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Osservatorio legale

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 590
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LEGGE 363/2003:
quanto e come cambiarla?

Dopo un precedente tentativo andato in fumo a livello parlamentare, torna d’attualità il tema della «riforma» di quella normativa che dagli inizi degli anni Duemila  regola i comportamenti, i doveri e i diritti sia dei gestori delle skiarea che dei loro utenti in materia di sicurezza sulle piste da sci. Ai tempi questa «legge quadro» era stata abbondantemente reclamata da più parti per colmare un vuoto normativo evidente nell’universo della montagna bianca. Ma, a parte la parcellizzazione intervenuta nella sua traduzione nelle leggi regionali, col tempo ha però mostrato, nella sua applicazione, limiti, incongruenze, lacune. Adesso si torna a pensare di doverla modificare. Ma attenzione: una legge si può migliorare ma si può anche peggiorare. Cominciamo a vedere più da vicino dove e come si vuole intervenire…

di Marco Del zotto
Avvocato e Maestro di Sci
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Le proposte di modifica alla legge nazionale sulla sicurezza tornano di attualità. Come noto, già qualche anno fa erano state ventilate ipotesi di riforma e integrazione del testo di legge che disciplina la sicurezza in pista in Italia. I lavori non avevano avuto seguito in Parlamento e le modifiche erano rimaste lettera morta. Ora vi è nuovamente interesse a intervenire sul testo della legge quadro. Quali sono le motivazioni che portano a questa iniziativa? Quali sono gli obiettivi della riforma?
Dall’analisi delle proposte di modifica sorgono delle perplessità in ordine agli interventi al testo di legge che vengono suggeriti. In via preliminare, l’impostazione stessa della normativa, da molti definita «legge quadro» (atteso che introduce principi di sicurezza di carattere generale in capo ai gestori così come ai fruitori dell’area sciabile attrezzata, che sono poi le leggi regionali a dover recepire e concretizzare in prescrizioni da osservare) impone una essenzialità nell’enunciazione dei precetti che cozza contro il «dettaglio». Se il legislatore avesse voluto dare un’impostazione di altro tipo al testo di legge, avrebbe seguito un percorso diverso. Le leggi regionali potevano non esserci più e la struttura del corpo normativo avrebbe avuto tutt’altra impronta, con dettagli e specificazioni oggi del tutto assenti, proprio perché la normativa vigente è una legge che introduce «principi di sicurezza», poi recepiti e concretizzati dalle normative regionali. Le modifiche proposte sembra vadano a snaturare la filosofia dell’attuale legge in quanto verrebbe preteso l’inserimento di prescrizioni puntuali e una regolamentazione dettagliata di alcune situazioni che in una legge quadro non dovrebbero trovare ingresso. Venendo al dettaglio riportiamo di seguito alcuni dei passaggi più rilevanti delle proposte di modifica relativi alla prima parte del testo normativo (quello contenente obblighi e prescrizioni che vedono destinatari i gestori)  rimandando ad un prossimo numero l’analisi delle modifiche proposte con riferimento alle regole di condotta dello sciatore.

Modifiche all’art.1 dal titolo
«Finalità e ambito di applicazione della presente legge»
«La presente legge - anche al fine di consentire il libero accesso degli sport da discesa e da fondo alle persone diversamente abili - detta norme in materia di sicurezza nella pratica agonistica e non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo, compresi i princìpi fondamentali per la gestione in sicurezza delle aree sciabili, favorendo lo sviluppo delle attività economiche nelle località montane, nel quadro di una crescente attenzione per la tutela dell’ambiente».
Pienamente condivisibile il diritto di poter praticare gli sport invernali da parte delle persone diversamente abili che è peraltro espressione di un principio di parità sociale che è già proprio della nostra società, senza che debba essere rimarcato in ogni normativa di settore. Se la modifica venisse recepita, tutti i comprensori, nessuno escluso, dovranno necessariamente adeguarsi ai nuovi standard organizzativi, gestionali e logistici, avendo l’obbligo di garantire il facile accesso così come l’utilizzo in sicurezza di piste e impianti con importanti investimenti. Quanto all’integrazione «agonistica», ad una prima analisi pare improprio estendere l’applicabilità della legge n.363/2003 anche alla pratica «agonistica» degli sport invernali. Come noto l’approccio alla discesa dell’atleta è totalmente diverso da quello del turista. L’obiettivo è sempre quello di percorrere la discesa mettendoci il minor tempo possibile.  Come si concilierebbero tutte le norme che disciplinano il comportamento dello sciatore che deve essere prudente, che deve rallentare in prossimità dei dossi, delle strettoie, dei cambi di pendenza, ecc., con la natura insita nell’agonista che deve invece superare «il limite» per migliorare la propria prestazione? C’è già un regolamento federale dettagliato che disciplina le regole di comportamento e di sicurezza in ambito agonistico, emanato dalla Federazione Italiana Sport Invernali. La legge quadro ha poco se non nulla a che vedere con gare e allenamenti.

Modifiche all’art.2 dal titolo:
«aree sciabili attrezzate»
Viene suggerita l’integrazione del testo con l’ulteriore comma:
«L’idoneità tecnica di tali aree (quelle riservate agli allenamenti e gli snowpark ndr) è verificata da un responsabile individuato dai gestori».
Meglio sarebbe stato sopprimere il richiamo al numero minimo di piste e impianti (almeno 3 piste e 3 impianti per le aree riservate agli allenamenti e 20 piste servite da almeno 10 impianti per gli snowpark) che non ha ragione alcuna di esserci e nessuno ha mai capito perché sia stato introdotto. Anche il rimando al Comune territorialmente competente per individuare le aree riservate agli allenamenti così come gli snowpark non pare abbia utilità alcuna se non quella di appesantire adempimenti e burocrazia per conformarsi alla legge. Meglio che sia il gestore direttamente, come è sempre stato prima dell’entrata in vigore della legge nazionale, a individuare le piste più adatte per gli allenamenti così come le aree migliori per la realizzazione di uno snowpark che sempre comunque si trovano all’interno dell’area sciabile attrezzata.

Modifiche all’art. 3 dal titolo:
«obblighi dei gestori»
Comma 1: «I gestori delle aree individuate ai sensi dell’articolo 2 assicurano agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo  sulla base dei principi stabiliti dalla legge e dei criteri e requisiti stabiliti dalle regioni, in conformità alla legge alla messa in sicurezza delle piste apponendo la segnaletica di cui alle norme UNI e all’individuazione dei soggetti cui spetta la direzione delle piste medesime, nonché rimuovendo, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, gli ostacoli per l’esercizio dell’attività sciistica da parte delle persone portatrici di handicap e migliorando l’accessibilità e la fruibilità delle strutture sportive e dei servizi connessi, da parte di tali soggetti».
Le integrazioni paiono essere ridondanti in quanto vi sono già previsioni di legge – il Decreto Ministeriale 20/12/2005 – e richiami espressi alla segnaletica UNI.
Anche il nuovo richiamo all’obbligo di eliminazione delle barriere architettoniche appare appesantire il testo di legge sia perché le normative in materia sono già vigenti sia per il richiamo generale giaà introdotto all’art.1 come prima visto.

Comma 2: «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 21, i gestori sono altresì obbligati ad assicurare il soccorso e il trasporto a valle degli infortunati lungo le piste. Il personale individuato dal gestore per i compiti di cui al punto precedente è composto da soggetti in possesso della qualifica e abilitazione da parte dei soggetti competenti. I requisiti minimi di formazione e delle dotazioni e attrezzature del personale del servizio di soccorso sono individuati con specifico decreto attuativo. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e  deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili».
La proposta di modifica è di particolare portata perché prevede che il personale addetto al soccorso e al trasporto a valle degli infortunati debba essere in possesso della qualifica e abilitazione rilasciata dai soggetti competenti. Sul punto solo la Regione Valle d’Aosta e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno normative «dedicate», con previsione di personale che deve essere formato e sempre aggiornato.
Si tratterà di verificare come il legislatore intende dare concreta attuazione alla previsione di legge, con la speranza, se la modifica verrà recepita, che non ci sia un vuoto normativo che duri anni come accaduto in passato, ad esempio per la determinazione delle sanzioni da comminare in caso di violazione delle norme di comportamento dello sciatore. Viene previsto che il futuro decreto attuativo provveda anche alla determinazione dei requisiti di formazione e delle dotazioni di cui dovranno disporre i soggetti preposti all’attività di soccorso ma si richiede anche che vengano specificate le attrezzature e gli equipaggiamenti necessari e idonei allo svolgimento dell’attività di soccorso, i compiti per recuperare rapidamente e con perizia professionale le persone infortunate sulla pista, effettuare gli interventi sanitari di primo soccorso e trasportare l’infortunato fino a consegnarlo agli ordinari servizi di soccorso, a valle, le modalità di verbalizzazione dei rapporti di intervento e la loro trasmissione al gestore e agli organi regionali competenti. Vi è anche un nuovo richiamo alla disabilità, sia con riferimento all’obbligo di segnalazione della presenza di eventuali impianti non accessibili agli sciatori diversamente abili così come la previsione che vi sia personale addetto al soccorso con specifico addestramento per l’intervento di soccorso degli sciatori disabili in caso di incidente.

Comma 3 Bis: «I gestori individuano, in prossimità dell'area sciabile, tenuto conto della conformazione e dell'ampiezza dei luoghi, nonché delle esigenze dell'attività di elisoccorso, apposite aree destinate all'atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati».
Corretta la previsione di individuare una zona destinata all’atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati anche se tale compito appare già essere ricompreso tra gli obblighi che facevano capo ai gestori nel vecchio testo.

Comma 4: «Tutti i Comuni ove hanno sede le stazioni sciistiche hanno l’obbligo di dotarsi   di canale radio di emergenza montana transfrontaliero europeo, nella banda VHF, per chiamate di emergenza radio: il canale E (PER “Canale di emergenza”) noto anche come: “Canale di emergenza 161.300 MHz”. Tale canale s’intende utilizzarlo sul modello di quello in uso in mare, la cui frequenza è 156,8 MHz Canale 16 per tutte le chiamate di soccorso che, come quello marino, non includono le conversazioni del 118 che riportano dati sensibili».
Interessante la previsione di individuare un canale radio di emergenza montana. Ancor meglio, come già in essere per il diporto nautico con l’ormai famoso numero blu «1530», potrebbe essere l’istituzione di un numero «bianco» di telefono unico di riferimento, cui tutti possono accedere agevolmente in caso di necessità.

Comma 5: «Alla luce di quanto disciplinato nella delibera 1525 della Giunta Provinciale di Bolzano, l’obbligo di dotazione dei defibrillatori è trasferito dalle associazioni sportive ai proprietari degli impianti per quanto riguarda l’acquisizione, l’installazione e il monitoraggio degli stessi».

Comma 6:  «I gestori degli impianti sono tenuti a informare tutti i soggetti che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti (atleti, spettatori, personale tecnico, ecc) della presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalità ritengano utile (video, incontri, riunioni)».
Condivisibile la previsione di dotare di un defibrillatore tutte le società di gestione. Ribadiamo anche in questo caso che disporre di un defibrillatore anche in assenza di una espressa previsione di legge e già necessario per tutti i gestori come regola di perizia e diligenza nel rispetto di quella che è stata la recente evoluzione dello stato dell’arte in materia di primo soccorso.

Modifiche all’art.4 dal titolo:
«Responsabilità civile dei gestori»
Comma 3bis: «È fatto obbligo ai gestori di richiedere agli utenti, all'atto della vendita del titolo di transito, l'acquisto, di una polizza assicurativa per la responsabilità civile per i danni provocati a persone o a cose nella pratica degli sport invernali di discesa, e per il finanziamento di un fondo di garanzia per le vittime di incidenti sciistici nonché di assicurarne adeguata pubblicità»
L’inserimento di questo comma parrebbe avere l’obiettivo di introdurre la polizza assicurativa per la responsabilità civile come obbligatoria anche in capo agli sciatori. Premesso che c’è una forte corrente contraria all’introduzione della polizza assicurativa obbligatoria e considerato che questa previsione dovrebbe se del caso essere inserita nel capo terzo della legge essendo destinatario lo sciatore e non il gestore, rimane senza risposta la domanda sulla quale molti esperti in materia si sono già interrogati. Su chi deve gravare il costo copertura assicurativa per la responsabilità civile obbligatoria? Vi è da riflettere attentamente su questa integrazione e correlare l’obiettivo che si vuole raggiungere anche all’eventuale abrogazione dell’articolo 19 che ha introdotto sin dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza il principio della presunzione del concorso di colpa in caso di collisione fra sciatori.

Comma 3ter: «Con accordo tra il Governo, le regioni e gli enti locali, con la Federazione sportiva nazionale competente in materia di sport invernali riconosciuta dal CONI (FISI)  da concludere in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definiti i parametri per la valutazione delle condizioni minime di sicurezza delle piste. I comprensori sciistici che adottano tutte le misure di sicurezza ivi previste possono richiedere l'inserimento in una lista di piste sicure con "bollino azzurro". Con legge dello Stato e nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di stato, verranno previsti incentivi economici o sgravi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza delle piste o per il mantenimento delle stesse».
L’integrazione potrebbe essere «a doppio taglio». Bene che le piste sicure che siano etichettate con il «bollino azzurro» ma per tutte le altre, nel momento in cui si verifica un incidente, si potrebbe quasi configurare una sorta di responsabilità oggettiva del gestore: la pista non aveva il bollino azzurro e quindi era una pista pericolosa sulla quale non doveva essere consentito il transito degli sciatori.  Attenzione a dare seguito all’iniziativa che sotto il profilo burocratico creerebbe certamente anche difficoltà operative, quantomeno nel breve-medio periodo.

Modifiche all’art.5 dal titolo:
«Informazione e diffusione delle cautele
volte alla prevenzione degli infortuni»
Comma 3bis: «I gestori provvedono altresì ad esporre quotidianamente i bollettini sui rischi valanghe emessi dagli organi competenti»
Certamente l’esposizione dei bollettini sui rischi valanghe alle casse piuttosto che in altri punti di visibilità è informativa di grande utilità. È  bene ricordare comunque che la responsabilità del gestore ha come confine il limite dell’area sciabile attrezzata e, come ben precisato dall’articolo 17 della legge sulla sicurezza, il concessionario non è responsabile degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi.

Modifiche all’art.6 dal titolo:
«segnaletica»
L’articolo viene integrato con l’espresso richiamo al decreto ministeriale del 20 dicembre 2005 avente ad oggetto le nuove norme e la segnaletica sulle piste di sci. Si vorrebbe demandare ai Comuni che non abbiano partecipazioni nelle società di gestione degli impianti o, in caso contrario, alle Regioni o ad altro ente dalle stesse delegato, la verifica dell’adempimento degli obblighi relativi alla segnaletica da parte dei gestori. Si segnala, a riguardo, che la legge nazionale, all’articolo 21, già prevede quali fossero i soggetti competenti per il controllo dell’osservanza delle disposizioni di sicurezza talchè la modifica appare ridondante.

Modifiche all’art.7 dal titolo:
«Manutenzione e innevamento programmato»
«I gestori possono individuare alcune piste o tratti di pista da lasciare non battuti indicandoli con apposita segnaletica».
L’integrazione è di particolare interesse ed efficacia concreta perché in aderenza ai più recenti orientamenti di alcune stazioni invernali italiane – mutuati da esperienze già consolidate all’estero – che favoriscono la pratica dello sci in neve fresca, senza dover necessariamente allontanarsi dall’area sciabile attrezzata che di per sé fa parte del comprensorio ed è quindi continuativamente monitorata e preservata dal pericolo di distacco valanghe. Oltre a ciò, lo sciatore e le sue scelte vengono portate al centro dell’attenzione. Lui solo, come comunque dovrebbe sempre essere, previa adeguata informativa, deve essere in grado di decidere se ha le capacità di percorrere in sicurezza una discesa non preparata, affrontando imprevisti e una conformazione del manto nevoso certamente differenti rispetto ai “tappeti bianchi” cui negli ultimi anni ci siamo abituati. Anche sotto il profilo dell’accertamento delle responsabilità in caso di incidente su piste non battute l’approccio muterebbe radicalmente.

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