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Osservatorio legale

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 191
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Un caso «boarderline»
tra pista e fuoripista

Una signora che sta sciando tranquillamente su una pista battuta viene investita da un ragazzo minorenne proveniente a velocità sostenuta con un salto da un dente di neve da una zona adiacente non battuta. La denuncia per lesioni rivolta ai gestori dell’area sciistica interessata e le conseguenti richieste di risarcimento vengono respinte in prima istanza dal Giudice di Pace che assolve gli imputati attribuendo tutta la responsabilità del fatto solo all’imprudenza e all’avventatezza del giovane e incosciente sciatore. Ma il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bolzano impugna la sentenza di assoluzione richiamando la legge contenente le norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali dove a suo parere è evidente che ricada nella responsabilità del gestore il compito di prevenire le conseguenze di pericoli anche esterni alla pista con adeguate misure di protezione della stessa. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di primo grado e rinviato il caso ad un nuovo esame


di Marco Del zotto
Avvocato e Maestro di Sci
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È una stagione invernale molto particolare quella in corso, con grandi differenze climatiche a seconda della zona ove sono ubicati i comprensori sciistici. In alcune parti d’Italia non si sono ancora verificate nevicate consistenti e le piste di sci sono aperte solo grazie al clima freddo e agli impianti di innevamento artificiale. In altre zone (l’esempio non può che essere l’Abruzzo e il Centro Italia) la neve è caduta abbondantemente con situazioni di eccezionalità che hanno purtroppo avuto ripercussioni drammatiche sulle persone e sul territorio. Un pensiero non può che andare a quanto successo sul massiccio del Gran Sasso ove una struttura ricettiva moderna e di grandi dimensioni con camere, sale riunioni e zona benessere è stata letteralmente spazzata via. Un evento unico nel suo genere, da collegare anche alla situazione di sismicità che interessa la zona da mesi, che fa riflettere su quanto la natura abbia ancora predominanza sull’uomo.

Dall’astrazione giuridica
alla realtà delle circostanze
Sotto il profilo della sicurezza della gestione dei comprensori sciistici, sono portati all’attenzione dei Tribunali sempre più casi di incidenti sciistici, dalle più svariate dinamiche e con interpretazioni alle volte piuttosto particolari e difficili da comprendere per gli operatori della montagna. Dobbiamo dire che talvolta la Suprema Corte, pur limitandosi all’esame delle sole questioni di puro diritto senza entrare nel merito della rivisitazione della dinamica dell’incidente così come ricostruita in fatto nei precedenti gradi di giudizio, giunge a concludere per l’applicazione di principi di diritto che lasciano qualche perplessità sulla loro coerenza e corretta applicazione rispetto al caso di specie. Vogliamo ancora una volta spenderci per precisare come ogni incidente abbia le sue tipicità e che quindi non è possibile fare alcuna generalizzazione, soprattutto in ambiente montano, ove le particolari condizioni nivometeorologiche, così come la loro variabilità, assumono significativa rilevanza anche dal punto di vista giuridico. L’individuazione delle circostanze concrete e rilevanti dell’evento è decisiva per accertare e attribuire secondo diritto eventuali responsabilità. Molto spesso il compito più difficile per i giudici è proprio quello di assolvere con precisione a queste verifiche che hanno aspetti tecnici di particolare delicatezza e comportano la necessità di avvalersi di assistenza tecnica specialistica. In questo numero esamineremo una sentenza della Corte di Cassazione penale piuttosto recente che ha esaminato in diritto una fattispecie che, a quanto consta, non aveva precedenti giurisprudenziali di legittimità. Soprattutto in condizioni di innevamento abbondante, molti sciatori percorrono itinerari fuori pista serviti dagli impianti, non limitandosi a discendere lungo le piste di sci battute.

Le situazioni particolari
sul cordolo del bordo pista
Spesso vi sono anche zone esterne all’area sciabile attrezzata, sistematicamente battute dagli sciatori che, spesso, compiono pericolose evoluzioni proprio sfruttando il cordolo del bordo pista. Non vi è una precisa regolamentazione di queste situazioni dal punto di vista normativo, soprattutto per quanto concerne la condotta degli sciatori. Si tratta anche di individuare quali soggetti in caso di incidente possono essere ritenuti responsabili dei danni riconducibili alla caduta. Posizioni giuridicamente rilevanti sono quelle dello sciatore che si immette in pista dal fuori pista, dello sciatore che percorreva la pista battuta e del gestore dell’area sciabile attrezzata. Vediamo come ha esaminato ed a quali conclusioni è giunta la Corte di Cassazione nella risoluzione di una controversia penale per un incidente avvenuto sulle piste di un comprensorio della Provincia di Bolzano.

Il fatto presso il giudice di Bressanone
 e la sentenza di primo grado
Il Giudice di Pace di Bressanone nel 2014 assolveva rispettivamente il Presidente del Consiglio di Amministrazione, il consigliere delegato e l’addetto alla sicurezza, alla manutenzione e alla preparazione dell’area sciabile attrezzata dal reato di lesioni colpose perchè il fatto contestato non costituiva reato. I tre imputati erano stati tratti a giudizio per rispondere delle conseguenze lesive subite da una sciatrice che stava percorrendo regolarmente la pista ed era stata investita da uno sciatore minorenne che si era immesso in pista dall’esterno. Era stata contestata:
• la violazione dell’art.9 comma 3 della legge provinciale 23 novembre 2010, n.14 che così recita: «L'area adiacente ai bordi delle piste è adeguatamente protetta contro pericoli atipici a cura del gestore dell'area sciabile attrezzata».
• la violazione dell’art.11, comma 2, lett. b) che così recita: «Il gestore dell'area sciabile attrezzata ha l'obbligo di provvedere alla classificazione ed alla protezione delle piste e di predisporre e collocare la segnaletica prescritta sulle aree sciabili attrezzate».
• la violazione dell’art.13, comma 1 che così recita: «Le piste aperte al transito degli utenti sono protette, secondo ragionevoli previsioni, da pericoli oggettivi ed atipici, in particolare dal pericolo di valanghe e frane».
Nello specifico l’accusa aveva sostenuto che gli imputati avrebbero contravvenuto all’obbligo di delimitare la pista al fine di proteggere gli sciatori da pericoli atipici, omettendo di apporre le dovute protezioni a lato della pista medesima, atte ad impedire che gli sciatori tagliassero la pista invadendola dai lati, permettendo così ad uno sciatore minorenne di invadere la pista, saltando da un dente formatosi a bordo pista, così collidendo contro altra sciatrice, intenta nello scendere lungo la pista, facendola rovinare a terra e cagionandole la rottura dei legamenti del ginocchio destro. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bolzano impugnava la sentenza di assoluzione e ne chiedeva la riforma deducendo una erronea valutazione delle risultanze processuali e un travisamento dei fatti con conseguente illogicità della motivazione.

I motivi dell’ assoluzione
da parte del Giudice di Pace
La sentenza impugnata era pervenuta all'assoluzione degli imputati sul presupposto che la normativa di cui alla legge della Provincia di Bolzano del 23 novembre 2010 non richiederebbe la protezione delle piste dall’esterno, essendo volta soltanto a tutelare lo sciatore da possibili uscite di pista con conseguente collisione con ostacoli esterni. Richiama il Giudice di Pace anche quanto riferito in particolare da un testimone secondo cui non si poteva prevedere la pericolosità della pista in quel punto. L'incidente, in buona sostanza, si sarebbe verificato unicamente a causa del comportamento imprudente del minore, di cui non potevano essere chiamati a rispondere gli imputati.

La decisione conclusiva
della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha osservato preliminarmente il carattere articolato della contestazione contenuta nel capo d'imputazione, ove, tra le altre condotte contestate, vi è esattamente quella di aver omesso di adottare le dovute protezioni, atte ad impedire che altri sciatori tagliassero la pista invadendola dai lati. La normativa provinciale richiamata che, al suo articolo 1, delimita il suo campo di applicazione alla disciplina, fra l'altro, della sicurezza e del comportamento degli utenti delle aree sciabili attrezzate ed alla gestione delle aree sciabili attrezzate per garantire la sicurezza e prevede espressamente oltre all'obbligo di delimitazione (art. 3, comma 1: le piste da sci sono delimitate lateralmente a cura del gestore dell'area sciabile attrezzata, in modo tale da rendere chiaramente visibile il tracciato ed il confine tra area sciabile attrezzata ed area non attrezzata, anche in condizioni di scarsa visibilità) anche quello di protezione (art. 3 comma 3: l'area adiacente ai bordi delle piste è adeguatamente protetta contro pericoli atipici a cura del gestore dell'area sciabile attrezzata). La colpa omissiva deve ancorarsi ad un obbligo giuridico che non è necessariamente vincolato all'esistenza di una norma o regola dettata da fonte pubblicistica o privatistica, ma può derivare anche dall'attività propria dell'obbligato in quanto possibile fonte di pericolo.

La responsabilità del gestore
nella prevenzione del pericolo
Il gestore dell'impianto e delle piste servite ha infatti a suo carico l'obbligo della manutenzione in sicurezza delle piste medesime che gli deriva altresì dal contratto concluso con lo sciatore che utilizza l'impianto. Il pericolo da prevenire, oggetto della posizione di garanzia, non è solo quello interno alla pista. L'obbligo di protezione - che è conseguenza della posizione di garanzia del gestore – riguarda anche i pericoli atipici, cioè quelli che lo sciatore non si attende di trovare, diversi quindi da quelli connaturati a quel quid di pericolosità insito nell'attività dello sci. Deve certamente escludersi – continua la Corte di Cassazione – che l’obbligo di protezione si possa dilatare sino a comprendervi i cosiddetti pericoli esterni, ma il gestore, nel caso in esame, doveva prevenire quei pericoli fisicamente esterni alle piste, ma cui si poteva andare incontro anche in caso di comportamento imprudente di terzi. È stato evidenziato dalla Procura che quel passaggio fuori pista era particolarmente pericoloso, stante la presenza del «dente» di neve formatosi che veniva utilizzato dagli sciatori come trampolino per immettersi perpendicolarmente nella pista, con evidente (e prevedibile) rischio per gli sciatori ivi presenti. La pericolosità di quel passaggio era nota agli imputati o comunque essi avevano l'obbligo di esserne a conoscenza in quanto situazione, comunque, inerente la gestione della pista, con la conseguente necessità di apprestare le dovute protezioni o comunque di segnalare la situazione di rischio che poteva determinarsi per i fruitori della pista stessa, attesa la particolare conformazione dei luoghi. Sul punto la Corte di Cassazione si era già in precedenza espressa ritenendo sussistente, in capo al gestore di impianti sciistici, l'obbligo di porre in essere ogni cautela per prevenire i pericoli anche esterni alla pista ai quali lo sciatore può andare incontro. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione ha concluso per l’annullamento della sentenza del Giudice di Pace con rinvio per nuovo esame dei fatti alla luce delle considerazioni in diritto che sopra abbiamo precisato. Sarà interessante conoscere quale esito avrà il seguito del giudizio.

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