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I gestori senza responsabilità nella galassia del «fuori pista» - MontagnaOnline.com

I gestori senza responsabilità nella galassia del «fuori pista»

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 169
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di Marco Del zotto
Avvocato
e Maestro di Sci

Per una volta la legge (la famosa legge 363 del 2003) è chiara e dice, in sostanza, che la «signoria» delle società che gestiscono gli impianti di risalita di un comprensorio sciistico non si estende a quelle zone e a quei pendii dello skirama che non sono battute e adeguatamente attrezzate ai fini della sicurezza. Insomma: chi decide di  non scendere per una pista battuta e segnalata una volta abbandonato l’impianto di risalita ma sceglie di avventurarsi in discesa su un pendio non battuto e attrezzato, si assumerà tutta la responsabilità di eventuali conseguenze emendando nello stesso tempo il gestore dell’impianto con cui è salito in quota. Sono state ormai numerose le sentenze in sedi diverse e per diverse tipologie di accadimenti che hanno avallato questo assunto di legge. Vediamone qualcuna

«Il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi». Così recita l’art.17 della legge n.363/2003 sulla sicurezza dei comprensori sciistici e non pare ci siano dubbi interpretativi a riguardo. Anche la giurisprudenza di merito e di Cassazione si è uniformata al precetto normativo di cui sopra che assume caratteri di logicità e buon senso rispetto agli infiniti percorsi fuori pista che qualsiasi sciatore che si avvale degli impianti di risalita, una volta arrivato in quota, può decidere di utilizzare per raggiungere di nuovo la stazione a valle. Il Tribunale di Venezia con la sentenza del 17/10/2008 n.2404 ha così statuito: «Se è vero che con il contratto atipico di skipass il gerente di un impianto di risalita offre non solo la funzione del servizio di risalita, ma altresì quella di servizio di pista, con conseguente obbligo a suo carico di manutenzione in sicurezza della pista medesima, tale obbligo contrattuale, non può estendersi anche al “fuori pista”, specie ove, come nell’ipotesi specifica in esame, le piste erano ben delimitate dalla battitura della neve».

Tra il Tribunale di Bolzano
e la Corte di Cassazione
Ma anche il Tribunale di Bolzano sempre nel 2008 ha sancito che il minore con ottime capacità sciatorie che al termine dell’allenamento di sci, contro la volontà dell’allenatore, si getta volontariamente in un fuori pista, salta oltre cinque metri e va a sbattere contro una struttura metallica è l’unico responsabile dei danni che si procura, posto che il gestore ha l’obbligo di tutelare gli sciatori unicamente sul tratto di pista battuta. Sempre a Bolzano, ancora nel 1999, con sentenza n.388, il Tribunale statuiva che lo sciatore non ha provato di essere finito fuori pista incolpevolmente, considerato che egli aveva scelto volontariamente di tagliare la curva del tracciato battuto della pista senza essere stato a ciò indotto o costretto, omettendo di restare sulla pista battuta nonché di adeguare la propria condotta.
Alla luce delle prove assunte era infatti emerso che l’infortunio era stato determinato dal comportamento imprudente e imperito della vittima che, in violazione dell’art. 2 del decalogo dello sciatore, non aveva adeguato il proprio comportamento alle condizioni atmosferiche e della neve ed era uscita, senza necessità e senza costrizione dal percorso della pista battuta, cadendo in un avvallamento che si trovava al di fuori della pista battuta con conseguente responsabilità esclusiva in capo ad essa, per aver omesso di seguire con l’attenzione e la diligenza necessarie il tracciato della pista battuta, ed esclusione di responsabilità per colpa in capo alla società di gestione.
La Corte di Cassazione con una sentenza del 2007 n.2563 ha avuto modo di esprimersi, per un caso ancora più eclatante, riferito ad uno sciatore che è andato a sbattere contro una costruzione situata nell’ambito della vasta area di arrivo della stessa pista, concludendo parimenti per l’assenza di responsabilità in capo al gestore.
Il contratto di skipass – che consente allo sciatore l’accesso, dietro corrispettivo, ad un complesso sciistico al fine di utilizzarlo liberamente ed illimitatamente per il tempo convenzionalmente stabilito – presenta i caratteri propri di un contratto atipico nella misura in cui il gestore dell’impianto assume anche, come di regola accade, il ruolo di gestore delle piste servite dall’impianto di risalita, con derivante obbligo a suo carico della manutenzione in sicurezza della pista medesima e la possibilità che lo stesso sia chiamato a rispondere dei danni prodotti ai contraenti determinati da una cattiva manutenzione della pista, sulla scorta delle norme che governano la responsabilità contrattuale per inadempimento. Ciò accade solo se l’evento dannoso sia eziologicamente dipendente dalla suddetta violazione e non, invece, ascrivibile al caso fortuito riconducibile ad un fatto esterno al rapporto contrattuale.

Il contratto di trasporto vincolato
a principi di correttezza e buona fede
Nella situazione oggetto di causa era rimasta adeguatamente accertata l’insussistenza di un inadempimento in capo alla società di gestione in virtù dell’esclusione della pericolosità della situazione creata dal gestore che aveva costruito una casetta di ricovero dell’erogatore di energia elettrica necessaria  per l’alimentazione dell’impianto di risalita a breve distanza dallo spiazzo di fermata della pista a valle e del nesso di causalità tra questa situazione e l’incidente subito dallo sciatore a seguito dell’impatto in considerazione dell’imprudente velocità adottata lungo la discesa e nella parte terminale della pista, da cui era derivata la sua collisione con la piccola costruzione, con la produzione delle conseguenti lesioni per le quali era stata intentata l’azione risarcitoria.  La responsabilità del custode, in base alla suddetta norma, è esclusa in tutti i casi in cui l’evento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dell’evento e, perciò, quando si sia in presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per sé prodotto l’evento, assumendo il carattere del c.d. fortuito autonomo, ovvero quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico dell’evento dannoso da un elemento o fatto estraneo del tutto eccezionale e imprevedibile.
I principi affermati in dette sentenze danno una corretta interpretazione anche del contratto di trasporto su impianti di risalita e sull’uso delle relative piste di discesa, ai fini di un’equa e paritaria tutela dei contraenti per l’esecuzione del contratto secondo principi di correttezza e buona fede. Ne discende che il potere del gestore di intervenire per «assicurare la sicurezza degli sciatori» come puntualmente recita l’art.2 della legge nazionale sulla sicurezza trova la sua operatività limitatamente a quella che viene definita area sciabile attrezzata e sue immediate adiacenze in relazione, soprattutto, alla presenza di insidie cioè di situazioni imprevedibili per lo sciatore e non preventivamente evitabili.

La promozione del «freeride»
non assolve comunque l’utente
Il concetto di «immediate adiacenze» viene ben esplicitato in alcuni regolamenti di attuazione delle leggi regionali i quali puntualizzano addirittura sino a quanti metri oltre il bordo pista battuto e segnalato si estende il potere di signoria del gestore.Sulla base della normativa vigente e dell’amplia casistica giurisprudenziale che ha affrontato la tematica, ne consegue che per tutti gli incidenti che si verificano in fuori pista serviti dagli impianti, non può sussistere responsabilità alcuna in capo al gestore salvo che il fuori pista sia proposto dal gestore tramite apposita segnaletica e, magari, anche pubblicizzato. In queste situazioni diverso è il ruolo della società del comprensorio che propone attivamente gli itinerari fuori pista per ampliare l’offerta turistica destinata a coloro che acquistano lo ski pass.  Ad eccezione di alcune stazioni invernali che si sono orientate al freeride facendosi promotrici di sviluppare percorsi fuori pista non battuti dai gatti delle nevi ma attrezzati,  ben individuati e anche classificati in base alla loro difficoltà, rimane ferma nel nostro ordinamento giuridico la regola che se uno sciatore volontariamente decide di uscire dal percorso tracciato per affrontare un fuori pista se ne assume tutte le responsabilità in applicazione del principio di accettazione del rischio che regola tutte le attività libere come lo sci che, speriamo, rimanga tale a lungo.

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