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OSSERVATORIO LEGALE L'Ente Pubblico in giudizio - 1a parte - MontagnaOnline.com

OSSERVATORIO LEGALE L'Ente Pubblico in giudizio - 1a parte

Category: Portfolio Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52 Hits: 221
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Analisi e commento su un un caso drammatico avvenuto nel Lazio: sulla spiaggia  di un’isola turistica crolla un pezzo di montagna; muoiono due ragazzi in gita scolastica; vengono processati il sindaco della località e alcuni funzionari. Perché? E com’è andata a finire? Vediamo. Sapendo che un evento simile può accadere anche in montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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Un argomento delicato e che certo non può essere sviscerato in poche righe quello del ruolo dell’ente pubblico quale garante dell’incolumità pubblica. Quali sono i settori e gli ambiti nei quali la condotta dell’Ente Pubblico può essere oggetto di valutazione in quanto se ne ravvisi una posizione di garanzia? Quali sono i limiti oltre i quali l’Ente Pubblico non ha più un ruolo giuridicamente rilevante? Queste ed altre domande hanno trovato risposte che si sono evolute nel tempo in funzione della modifica delle normative di riferimento così come della giurisprudenza che ha affrontato l’argomento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione consente oggi di poter fare il punto della situazione sullo stato dell’arte, traendo importanti spunti di riflessione. In questa prima parte inquadreremo i fatti oggetto del procedimento penale e le contestazioni che sono state mosse a ciascun imputato, ognuno per quanto di sua competenza. Esamineremo infine la decisione che ha concluso il giudizio di primo grado mettendo in evidenza l’importanza del lavoro e delle risultanze delle consulenze tecniche espletate.  Nel prossimo numero esamineremo il procedimento avanti la Corte di Cassazione e i principi di diritto che la sentenza di terzo e ultimo grado ha sancito precisando presupposti e limiti delle diverse posizioni di garanzia di ciascuno degli imputati.

I fatti, le circostanze, i luogh ioggetti del procedimento penale
Da una parete rocciosa e strapiombante situata in un’isola turistica al largo delle coste laziali, si è staccato all'improvviso un masso sporgente che è caduto sulla spiaggia, nel punto in cui si trovava una scolaresca in gita. Due adolescenti sono stati colpiti e hanno trovato la morte. Il distacco ha interessato una parete costituita da materiale piuttosto friabile, data l'evoluzione vulcanologica dell’area, in corrispondenza della parte meridionale della spiaggia ad arco, dove l'arenile ha una profondità di circa cinque metri e la parete rocciosa è prossima alla linea di riva.  La superficie del distacco è assimilabile ad un triangolo, di base pari a circa dieci metri ed il volume misura circa dodici metri cubi.  Il distacco è stato provocato dalla concomitanza di fattori naturali: le caratteristiche deboli della roccia piroclastica, che deriva dalle attività effusive ed esplosive del vulcano, la friabilità del materiale roccioso, l'incidenza di fattori atmosferici sulle caratteristiche meccaniche e mineralogiche delle superfici esposte della roccia, la posizione aggettante della parete rocciosa, l'azione erosiva del mare. Le coste delle isole Pontine sono state in gran parte classificate dall'Autorità di Bacino della Regione Lazio tra le aree sottoposte a tutela per pericolo di frana nel Piano per l'Assetto Idrogeologico.  Alla naturale bellezza delle «falesie» fa da contraltare la pericolosità per la natura vulcanica della roccia, caratterizzata da bassi valori dei parametri geotecnici che ne determinano la progressiva demolizione attraverso il continuo arretramento per crolli successivi. Si tratta di fenomeno notoriamente attivo lungo la maggior parte del perimetro dell'isola ed è riconoscibile in quanto sono chiaramente visibili i resti dei precedenti crolli.  La parete interessata dal crollo del masso è, peraltro, particolarmente attiva in quanto da una posizione più alta in quota e più a sud, erano già avvenuti crolli di analogo volume. Nella sentenza di primo grado sono stati descritti analiticamente gli esiti delle consulenze tecniche e dell'esame degli esperti incaricati dal pubblico ministero e dalle difese di accertare quali fossero le cause del crollo, se la classificazione della zona in relazione al rischio idrogeologico fosse adeguata, se l'evento fosse prevedibile in relazione al contesto geomorfologico.

Il capo di imputazione e il rinvio a giudizio del sindaco
In esito alle indagini preliminari svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, è stato disposto il rinvio a giudizio del Sindaco in carica all’epoca del fatto e del Sindaco del precedente mandato, di un tecnico comunale e di un dirigente dell'ex Genio Civile di Latina. Particolare attenzione deve essere riposta sul contenuto del capo di imputazione, dettagliato e molto preciso. Queste in sintesi le contestazioni mosse: quanto al Sindaco in carica nel mandato precedente il fatto, quale responsabile del territorio comunale e dell'incolumità pubblica e al Sindaco in carica all’epoca dei fatti, oltre che al tecnico comunale, è stata contestata la colpevole omessa segnalazione del pericolo esistente sulla spiaggia, nonostante i precedenti distacchi di parete rocciosa nella medesima zona. In particolare essi omettevano di segnalare all'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio gli eventi franosi precedenti intervenuti in zona immediatamente prossima a quella ove si verificava l’incidente, nonostante avessero partecipato anche ad un’apposita conferenza dei servizi; la mancata trasmissione di dati e informazioni relative alla parete sovrastante la spiaggia, in violazione alla normativa di settore in materia, non avrebbe inoltre consentito ai membri dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che avrebbe comportato l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità che in concreto avrebbero consentito di impedire il tragico evento.
Al dirigente dell'ex Genio Civile competente veniva contestata la colpevole omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei Servizi convocata a seguito dell'evento franoso in precedenza verificatosi nonché la colpevole omessa informazione alla suddetta Autorità circa i lavori eseguiti sulla parete sovrastante la spiaggia, anche a seguito dell'ulteriore frana precedente il fatto; nonchè per avere omesso di far eseguire, contrariamente a quanto da lui stesso indicato nella conferenza dei servizi, la messa in opera di micropali di ancoraggio posizionati sia alla base della parete rocciosa, sia in verticale sulla parete stessa, in modo tale da creare dei punti precisi di ancoraggio per il posizionamento della rete metallica.  In conseguenza di tali omissioni, l'Autorità dei Bacini regionali del Lazio non era stata in grado di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che comportava l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità. Inoltre, sempre come conseguenza di tali omissioni, non era stata protetta con pali e rete metallica la parte sporgente della parete rocciosa, crollata in precedenza, contigua e sottostante a quella investita dall'evento franoso, circostanze queste che avrebbero in concreto impedito il tragico evento. In sintesi, agli imputati venivano contestate condotte tutte di natura omissiva. «Se avessero segnalato, se avessero operato, se avessero fatto eseguire… avrebbero impedito il verificarsi del tragico evento».

La sentenza di primo grado: tutti gli imputati sono colpevoli!
All'esito del giudizio di primo grado istruito con deposizioni testimoniali e peritali, il Tribunale competente ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di tutti gli imputati con l’obbligo in solido del risarcimento dei danni.
Quanto ai sindaci e al tecnico comunale il Tribunale, dopo aver descritto l'evento e l'esito dei primi rilievi e delle acquisizioni documentali presso il Comune e presso l'ex Genio Civile, ha esaminato analiticamente alcuni eventi franosi avvenuti in precedenza nonchè i lavori che ne erano seguiti nella zona del crollo, sottolineando che erano stati effettuati lavori di consolidamento «nella parte di terra, di roccia tufacea» distante pochi metri da quella poi crollata ed originati da precedenti crolli e smottamenti ed erano stati effettuati lavori che avevano interessato il manto stradale soprastante la zona del crollo, per il rifacimento della rete di raccolta delle acque piovane.  Il consolidamento non aveva riguardato la parete rocciosa sovrastante il tratto di mare e l'area destinata alla balneazione, per la quale non potevano escludersi modesti e locali crolli di materiale e dunque si invitava il Sindaco ad un più approfondito studio geologico di verifica.  Il Tribunale ha richiamato anche le richieste di interventi finalizzati all'abbattimento del rischio idrogeologico ed alla messa in sicurezza delle pareti rocciose nel Piano Regionale per la Difesa della Costa del Lazio e la deposizione del Comandante della locale Capitaneria di Porto che aveva parlato di effettiva pericolosità della zona interessata dai lavori stradali, poichè aveva visto aprirsi delle crepe sull'asfalto e non poteva quindi escludersi che la crepa fosse profonda all'interno, al punto da creare problemi alla stabilità della roccia ed imporre la messa in sicurezza della parete. Da mettere in evidenza è la circostanza che una parte significativa della motivazione della sentenza di primo grado è stata dedicata all'individuazione della condotta alternativa corretta che gli imputati avrebbero dovuto osservare.  Il Tribunale ha desunto, dall'esame dei consulenti tecnici che, in seguito alle frane precedenti si sarebbe dovuto ispezionare la parete rocciosa, fare misurazioni strutturali, prendere campioni di materiale, da parte di geologi o di ingegneri con specifica competenza tecnica. Tali accertamenti avrebbero consentito di risalire alle cause e valutare il possibile ripetersi dell'evento. La finalità di segnalare le frane all'Autorità di Bacino sarebbe stata, dunque, quella di avviare lo studio del sito, affidato ad esperti.  In ogni caso, si legge nella sentenza, il Sindaco, unitamente al Responsabile dell'ufficio tecnico, avevano erroneamente ritenuto con superficialità non scusabile che i lavori eseguiti con urgenza dall’ex Genio di Latina potessero considerarsi risolutivi, trascurando che uno studio del sito ed una valutazione sulla permanenza o meno di uno stato di pericolo fossero ancora necessari prima di eliminare il transennamento e riaprire la spiaggia all'uso pubblico «senza alcuna elementare cautela, neppure segnalando che era vietato sostare in prossimità della parete rocciosa per pericolo di crolli».

Il campanello d’allarme inascoltato di un precedente, simile evento
Inoltre il Sindaco ha ritenuto di non avere nulla da comunicare all'Autorità di Bacino e nulla da fare come massima autorità di Protezione Civile, preposta alla tutela della incolumità delle persone. Inutile quindi - secondo il suo irresponsabile apprezzamento, condiviso evidentemente dal responsabile dell’Ufficio Tecnico - partecipare alle Conferenze di Servizi, inviare segnalazioni sui lavori eseguiti e sullo stato dei luoghi, provvedere come invece era suo preciso dovere limitare ovvero interdire l'accesso alle zone di cui gli era ben nota la pericolosità.
Atteggiamento poi mutato dopo il tragico evento che ha avuto come conseguenza l'inserimento di tutta l'isola nelle zone ad alto rischio, cosa che poteva avvenire prima e che se non è avvenuto è solo per la colpevole e negligente omissione di chi era a ciò istituzionalmente preposto.  Se il Sindaco, consapevole della situazione di pericolosità e di rischio, avesse ascoltato il forte campanello d'allarme che gli veniva dal crollo precedente, di cui era a conoscenza, dal vicino crollo della strada sovrastante, avrebbe interagito con l'Autorità di Bacino, avrebbe messo in moto quel meccanismo, sin qui spiegato, necessario per ottenere i finanziamenti regionali e, nelle more, con comportamento attento e prudente che da lui si doveva esigere per i suoi doveri istituzionali, avrebbe potuto mettere almeno un cartello di segnalazione del pericolo in prossimità di quella parete di roccia, come poi ha fatto successivamente, per portare a conoscenza di tutti i cittadini la situazione del luogo e dimostrare la sua attenzione per la pubblica incolumità.
Questa è la condotta che si esigeva e la cui omissione integra il reato contestato.
Il Tribunale, nell'esaminare la posizione del Dirigente dell’ex Genio Civile di Latina il quale aveva indetto la Conferenza dei Servizi al fine di individuare la soluzione tecnica ed operativa più idonea alla eliminazione del pericolo di nuovi crolli e alla messa in sicurezza della strada, al fine di realizzare una definitiva sistemazione dei luoghi e consentire l'uso della spiaggia e della strada sovrastante in sicurezza, ha rilevato che l’imputato aveva individuato gli interventi da eseguire, ma non era stata prevista alcuna previa indagine sulle motivazioni del distacco e sui flussi dell'acqua.
I lavori furono infatti eseguiti sotto la direzione dell'imputato senza indagare le cause delle frane, non furono perfettamente corrispondenti agli interventi indicati nella Conferenza dei servizi nonostante fossero stati collaudati. L’imputato, pur nella consapevolezza che si trattasse di lavori eseguiti con procedura di "somma urgenza", per sua natura tendente a tamponare l'emergenza in difetto di analisi approfondite del fenomeno franoso, non segnalò i lavori eseguiti all'Autorità di Bacino, che avrebbe avuto istituzionalmente il compito di giudicare se detti lavori fossero adeguati, se avessero ridotto il rischio e, conseguentemente, di qualificare l'area come pericolosa.
Con riguardo all'elemento soggettivo del reato, ipotesi di colpa specifica sono state considerate l'omessa segnalazione dei precedenti eventi franosi all'Autorità di Bacino, l'omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei servizi, l'omesso riscontro all'invito a partecipare alla Conferenza programmatica predisposta dalla medesima Autorità dei Bacini. 
Sono state qualificate condotte caratterizzate da colpa generica, sempre di natura omissiva, il non aver apposto misure interdittive o segnali di pericolo in quella zona di spiaggia per impedire la circolazione delle persone, il non aver eseguito tutti gli interventi indicati dall'Ufficio dell'ex Genio Civile nella Conferenza dei servizi indetta dopo i primi crolli. Ci fermiamo al quadro fattuale sopra sintetizzato e alle condotte omissive sopra precisate che già consentono di fare riflessioni importanti sulla necessità di operare sempre con professionalità e attenzione qualificate, rinviando al prossimo numero l’analisi delle posizioni di garanzia assunte dagli imputati, la prudenza nelle scelte, l’esigenza delle valutazioni preventive e i limiti oltre i quali l’obbligo di tutelare l’incolumità pubblica viene meno.                                           n

 

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