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Risultati altalenanti per un altro inverno folle - MontagnaOnline.com

Risultati altalenanti per un altro inverno folle

Category: Portfolio Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27 Hits: 261
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Tanta neve naturale sulle Alpi Occidentali, pochissima (o in certi casi addirittura niente…) sulle Alpi Centrali e Orientali. Risultati stellari con positività a due cifre da una parte, pareggi e salvataggi conquistati con le unghie e coi denti dall’altra. Da anni, ormai, si è acquisito il fatto che i cambiamenti climatici hanno condotto a stagioni che non hanno più la «normalità» di un tempo. In un balletto sempre più imprevedibile e ovviamente incontrollabile, tra carestie e sbalzi schizoidi di temperature, ogni anno è una sorpresa. Questa volta molto positiva per le Alpi Occidentali; problematica (come quasi sempre) per il resto della corona alpina e dell’Appennino tosco-emiliano. Senza parlare del Centro-Sud, dove ha nevicato fin troppo, complicando ulteriormente la delicata situazione socio-economica provocata dai disastrosi terremoti.  Ma è quasi ormai superfluo dire che, nei casi maggioritari di precipitazioni scarse o inesistenti, la parte del leone l’ha fatta l’innevamento tecnico, vitale àncora di salvezza per il turismo della montagna bianca

VALLE D'AOSTA
Numeri da record per una «stagione boom»

Per la Valle d’Aosta la stagione invernale 2016/17 si è conclusa in gloria a fine marzo per le località minori mentre i comprensori sciistici maggiori, ad esclusione di Cervinia  ed in parte del Monterosa ski che hanno chiuso il 1° maggio, hanno terminato la stagione subito dopo Pasqua.  In generale l’andamento turistico ed economico dell’inverno può definirsi più che positivo dal momento che, a partire da fine novembre, grazie alle nevicate che hanno interessato tutto il territorio Valdostano, tutte le località hanno potuto assicurare fin da subito  paesaggi incantevoli e piste perfettamente innevate grazie anche al continuo intervento migliorativo e manutentivo degli impianti di innevamento programmato. I dati relativi al fatturato lordo di biglietteria derivante dalla vendita dei biglietti e a quelli relativi ai primi ingressi sono abbondantemente positivi sia rispetto alla stagione scorsa sia rispetto a quelli della media delle ultime tre stagioni. Di questa stagione boom si è parlato ufficialmente nella riunione che si è svolta a fine aprile e alla quale hanno partecipato l’assessore al bilancio (Alberto Chatrian) e l’assessore al turismo (Claudio Restano) della regione Valle d’Aosta nonché Ferruccio Fournier, presidente dell’AVIF (Associazione Valdostana Impianti a Fune) . I numeri parlano da soli: a fine stagione,  gli incassi lordi di biglietteria sono pari a  poco meno di 82 milioni di euro, con un risultato percentuale positivo, rispetto alla stagione precedente del + 15% e del + 22% rispetto alla media delle ultime 3 stagioni invernali.  Sempre in termini aggregati, nei comprensori valdostani  i primi ingressi  sono stati di poco superiori a 3 milioni, con un incremento, rispetto all’ultima stagione del + 11% e del + 13 % riferito alla media delle ultime tre stagioni invernali. Al top fra i comprensori valdostani per numero di utenti continua a esserci Cervinia con 742 mila presenze (più 9%), seguita da Courmayeur con 506 mila presenze (e una crescita doppia sul primo posto, del 19 %). Monterosa Ski registra quasi 500 mila presenze a cui si devono aggiungere le 120 mila di Alagna (più 14%). Pila arriva a 495 mila (più 12) e La Thuile a 301 mila (più 16). La stazione cresciuta di più, con un aumento di presenze del 45 per cento rispetto agli anni scorsi è Rhêmes-Notre-Dame: «Gli investimenti fatti sul comprensorio hanno pagato – ha detto Fournier - e il risultato sono 37 mila presenze e 300 mila euro di fatturato». Calano invece, rispettivamente del 14 e del 5 %, Crevacol e Cogne che fanno parte della Pila Spa. 
«Al di là delle differenze tra le stazioni – ha continuato il presidente Avif - in generale siamo soddisfatti, ma bisogna pensare che per il futuro ci vogliono investimenti nuovi». Tra i punti su cui investire secondo i rappresentanti dei cinque grandi gruppi che gestiscono i comprensori valdostani ci sono in prima linea gli impianti di innevamento. «Sono loro alla base della gestione delle nostre piste – ha detto Fournier - e molti hanno più di 20 anni. Bisogna intervenire». «Anche perché – ha aggiunto Giorgio Munari, presidente di Monterosa Ski - fra 30 anni l'innalzarsi della temperatura che gli scienziati prevedono porterà alla sparizione del 60% delle società di impianti sciistici. Dove oggi spariamo con 6 cannoni, domani dovremo averne 60». Sugli investimenti, che secondo tutto il tavolo di discussione dovrebbero tornare a quota 30 milioni all'anno, come nel 2004, Albert Chatrian, assessore al Bilancio, ha detto: «L'incontro è stato fatto per capire quali sono le priorità. A oggi sia per il piano ordinario sia per gli investimenti straordinari non ci sono risorse disponibili. Dobbiamo aspettare l'approvazione, a giugno, del documento economico finanziario regionale». Claudio Restano, assessore al Turismo: «L'industria principale del sistema Valle d'Aosta è il turismo e gli impianti a fune sono un motore importante, trainante, con ricadute importantissime per il territorio. Questo primo incontro apre la via a una serie di altri tavoli a cui dovranno partecipare tutti gli attori del sistema».

PIEMONTE
«La migliore stagione degli ultimi anni»

Secondo il rapporto pubblicato dall’ARPIET (Associazione Regionale Piemontese delle Imprese Esercenti Trasporto a fune in concessione) la stagione 2016/2017 è  stata sicuramente una stagione da incorniciare per lo sci piemontese. Il meteo che lo scorso anno penalizzò questa parte dell'arco alpino quest’anno ha regalato abbondanti nevicate e il paesaggio imbiancato e le condizioni meteo quasi sempre perfette nei periodi giusti hanno favorito l’arrivo degli sciatori.  I dati raccolti dell’Osservatorio della Montagna che l’Arpiet ha creato con l’Ufficio Studi dell’Unione Industriale di Torino registrano, nelle località sciistiche associate all’Arpiet, un aumento del 29,9% degli skipass venduti (primi ingressi) rispetto allo scorso anno (2,4 milioni in tutto) ed un +35,5% del numero di passaggi che è stato pari a 26 milioni.  I ricavi totali da skipass, sempre nelle località sciistiche piemontesi associate all’Arpiet, nella stagione 2016/2017, sono stati pari a 49,5 milioni di euro, con un aumento del 31,3% rispetto alla stagione precedente e del 10,6% rispetto alla stagione 2014/2015. Il 70,1% dei ricavi si concentra nella zona del torinese, il 22,8% nel cuneese e il 7,1% nel nord-est della regione. L’occupazione è aumentata del 13,5% rispetto alla scorsa stagione, con un numero totale di 679 lavoratori impiegati direttamente dalle stazioni sciistiche (erano 598 l’anno scorso). In particolare sono aumentati del 19,3% i lavoratori stagionali. Considerando i flussi turistici, i dati dell’avvio della stagione 2016-2017 forniti da DMO Piemonte confermano la partenza positiva: il mese di dicembre 2016 ha registrato 50.847 arrivi e 158.887 presenze cioé +33% di arrivi e +37% delle presenze rispetto allo stesso periodo all’anno precedente. La stagione invernale 2015 / 2016 del territorio montano del Piemonte si era chiusa con +7% di arrivi e -12% di presenze: infatti, il territorio aveva risentito del calo dei flussi esteri che la crescita dei flussinazionali non è riuscita pienamente a compensare. «È stata una delle stagioni migliori degli ultimi anni e i dati lo dimostrano – dichiara Giampiero Orleoni, Presidente di Arpiet - La difficile stagione 2015-2016 ha spinto le stazioni sciistiche piemontesi a rafforzare la collaborazione ed il confronto con le Istituzioni e con gli attori del sistema neve per avviare progetti ed individuare strumenti per rafforzare il prodotto turistico montano invernale e rendere le nostre splendide montagne sempre più protagoniste. Abbiamo collaborato con gli Assessorati regionali all'Istruzione, Turismo e Sport all’Istituzione della Settimana dello Sport durante le vacanze di carnevale. E’ un’operazione in cui abbiamo creduto molto, che abbiamo sostenuto economicamente, permettendo a 1.200 bambini di trascorrere una giornata sulla neve, e sui cui siamo a pronti a scommettere anche nei prossimi anni. I dati sono stati molto positivi, durante la settimana dal 25 febbraio al 5 marzo, gli operatori hanno realizzato il 15% degli incassi di tutta la stagione, i ricavi da skipass sono passati dai 3,8 milioni della stagione 2015/2016 a 5,6 milioni, con un amento del 46,1% ed il numero di primi ingressi è aumentato del 50,2% (da 200.524 a 301.249), mentre il numero di passaggi segna un +57,0%, sfiorando i 3 milioni (2,99 contro gli 1,9 dell’anno precedente). Nei prossimi anni - prosegue Orleoni - lavoreremo su progetti strategici, per accrescere e migliorare la ricettività turistica montana e rinnovare gli impianti di risalita e di innevamento programmato, fondamentali per sopperire alla carenza di neve naturale».

LOMBARDIA
«Tenuta», «salvataggio», parole-chiave degli ultimi, critici inverni

Da Est a Ovest, dalla Valchiavenna all’Alta Valtellina, dalla Valsassina alle valli bergamasche e bresciane, l’inverno lombardo non è stato certamente prodigo di innevamento naturale e di condizioni meteorologiche ideali. Le parole «tenuta», «pareggio», «salvataggio» sono quelle che tengono aggrappate le società di gestione degli impianti di risalita alla speranza di continuare l’attività senza che il peso degli impegni economici per l’innevamento tecnico e l’andamento ondivago  della frequenza ne comprometta la redditività. «Quello appena trascorso – dice Massimo Fossati, presidente di ANEF Lombardia – è stato il terzo inverno critico consecutivo, tra i più problematici degli ultimi anni,  molto difficile per tutti, sia per i grandi che per i piccoli comprensori. Il problema più grosso è dato dalle bizzarrie climatiche che alternano alla carenza di  neve naturale improvvisi innalzamenti termici che quest’anno ci hanno impedito di chiudere la stagione in recupero sfruttando le uniche, serie nevicate di febbraio. Inutile dire che l’innevamento tecnico è stato una volta di più la ciambella di salvataggio per consentire l’apertura agli sciatori delle skiarea. Credo sia più che mai di attualità un impegno strutturale degli Enti locali nel sostegno all’attività impiantistica che alimenta le economie territoriali della montagna bianca. I margini di operatività delle società di gestione si stanno assottigliando, diventa sempre più difficile ritagliare risorse per gli investimenti. Devo dire che la Regione Lombardia ha cominciato a rispondere alle nostre esigenze. Negli ultimi quattro anni ha stanziato complessivamente 4 milioni di Euro per il sostegno alle spese per la produzione di neve tecnica, 1,8 milioni per l’ultima stagione. I rapporti tra ANEF Lombardia e la Regione, tramite l’assessore Antonio Rossi, sono ottimi e confidiamo che nel prossimo futuro portino ad una collaborazione ancora più efficace».
In Valchiavenna «gli ultimi due inverni sono stati critici per diversi fattori, innevamento naturale e temperature in particolare, quindi dobbiamo considerare anche la stagione 2016/17 di sostanziale tenuta, o addirittura positiva se consideriamo lo zero virgola qualcosa in più in termini di fatturato rispetto al 2015/16». Marco Garbin è il direttore generale della Ski Area Valchiavenna da cinque anni e dice che «il dato migliore della nostra skiarea è stato quello relativo alla stagione 2008/09 con sette milioni di Euro; considero una stagione buona, tale da consentire margini di investimento, quella con un fatturato a 6 milioni. I cinque milioni della stagione scorsa hanno consentito comunque un salvataggio nei conti e una sostanziale tenuta». Il «salvataggio» è la parola chiave degli ultimi anni per le stazioni sciistiche lombarde. Il comprensorio di Madesimo/Campodolcino ci è arrivato grazie a 246.000 primi ingressi per 2.798.000 passaggi e ad un impegno costante sul fronte dell’innevamento tecnico e nella sfida con i capricci climatici. I suoi 60 km di «piste commerciali» (come le chiama correttamente Garbin per non barare inutilmente) hanno accolto la prima neve naturale a novembre per vederla sparire immediatamente dopo a causa di una settimana di pioggia. L’impianto di innevamento che copre i percorsi tra i 1500 e i 2200 metri di quota ha fatto comunque il suo lavoro consentendo l’apertura degli impianti il 28 di novembre. Si è andati avanti benino per le Feste e si è avuto un ottimo recupero con le uniche nevicate «serie» di febbraio. «A febbraio e fino al 12 marzo - dice Garbin - abbiamo lavorato molto bene, con un trend che ci portava al di sopra del 12% al di sopra dei risultati per lo stesso periodo dell’anno precendente. Poi, improvvisamente è scoppiato il caldo e quel margine in più che valeva almeno 400 mila Euro è scomparso letteralmente come la neve al sole». La Skiarea Valchiavenna ha chiuso gli impianti il 18 aprile, subito dopo una Pasqua altissima e sciisticamente depressa. Ma si guarda già avanti. In estate si lavorerà ad un invaso per 50 mila metri cubi di acqua in località Larici.
In Alta Valtellina, tra Bormio, Santa Caterina Valfurva e Oga/Valdidentro, si è dovuto combattere con una partenza stagionale difficile a causa delle alte temperature. Nonostante questo i primi impianti sono stati aperti il 2 dicembre ma a costo di notevoli sforzi nella produzione di neve programmata. «Ci siamo quasi svenati per aprire gli impianti e garantire la sciabilità delle piste per le feste di fine anno – dice Valeriano Giacomelli, amministratore delegato dalla SIB di Bormio – Per partire abbiamo prodotto 950 mila metri cubi di neve per Bormio, 600 mila per Sant Caterina Valfurva, 350 mila per Oga Valdidentro. L’innevamento programmato ci ha salvati ma a caro prezzo». Poi la stagione è continuata con nevicate naturali sporadiche ed ha avuto una bella impennata di presenze e primi ingressi nel mese di febbraio con le sue basse temperature e fino metà marzo circa, quando l’innalzamento termico ha provocato un autentico tracollo dei manti nevosi. Gli impianti più in quota sono rimasti aperti fino al 25 aprile ma il fondovalle era ormai irraggiungibile con gli sci ai piedi. «Nonostante le difficoltà – conclude Giacomelli – il nostro riscontro si deve considerare positivo, migliore rispetto alla stagione precedente, con un +3% di giornate sciate. Ma i costi per la produzione di neve tecnica stanno diventando sempre più opprimenti per la gestione della società»

Adamello Ski
Dati sorprendenti per una specie di miracolo
Nel comprensorio a cavallo tra Lombardia e Trentino che ha in Pontedilegno-Tonale la sua stazione regina, l’inverno 2016/2017 verrà sicuramente ricordato come uno dei più avari di neve naturale e con temperature che, soprattutto nella seconda parte, sono state più alte rispetto alla media stagionale. Sarà ricordato anche come l’inverno dei miracoli perché, nonostante queste condizioni, il bilancio che che si può tracciare a fine stagione è decisamente positivo. Anche se, essendo un po’ meno mistici, più che verso il cielo bisognerebbe volgere lo sguardo alle società di impianti e a tutti gli operatori che hanno lavorato con dedizione e con grandi investimenti in energia e neve preparata, per mantenere al meglio il carosello sciistico nonostante temperature che nelle ultime settimane hanno superato i 20 °C. Per quanto riguarda gli incassi, la stagione si è chiusa con una crescita complessiva del 4% rispetto all’anno scorso, dato che rappresenta il miglior risultato di sempre per il comprensorio. Un vero successo, costruito soprattutto sui prodotti più brevi da 1 a 3 giorni. I motivi sono fondamentalmente due. Da un lato, si è constatato che è rinato il turismo del week end, con una clientela italiana e soprattutto lombarda, riconducibile in gran parte ai proprietari delle seconde case. Dall’altro lato, anche il turista straniero ha modificato il modo di concepire la vacanza, privilegiando soggiorni più brevi da 4 e 5 giorni al posto della classica «settimana bianca», e questo richiederà da parte degli operatori formule sempre più flessibili. A livello di passaggi, si confermano gli 11 milioni che sono oramai un dato consolidato nell’ultimo triennio, un’ulteriore conferma della sciabilità in una stagione così avara di neve. Un’ultima riflessione la vogliamo dedicare proprio ai mercati stranieri, con tante nazioni che confermano un buon gradimento della nostra destinazione turistica. Repubblica Ceca, Polonia e Danimarca rappresentano per noi dei mercati consolidati e anche quest’anno hanno fatto registrare molte presenze. A questi mercati si affiancano Inghilterra e Belgio, un po’ più in sofferenza. Infine, tra i mercati emergenti Israele e Svezia, due nicchie di mercato che stanno decisamente crescendo. Intanto sul ghiacciaio Presena si è continuato a sciare fino al 4 giugno. La nuova cabinovia Presena, che porta in soli 8 minuti gli sciatori (ma anche i pedoni!) a 3.000 m di quota, i due nuovi rifugi e più in generale la bonifica ambientale che è stata fatta sul ghiacciaio hanno sicuramente contribuito al buon andamento della stagione invernale e si aspetta che possano aumentare la frequentazione della località anche nei mesi estivi.

TRENTINO
Neve naturale pochissima ma risultati positivi o «in tenuta»

È quasi incredibile come, a fronte della stagione più carente di neve naturale degli ultimi dieci anni, i risultati complessivi dell’andamento turistico invernale in Trentino siano da considerare positivi. «C’è chi ha soltanto pareggiato, chi ha tenuto e chi ha incrementato migliorando ancora le proprie performances – dice Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore generale di Funivie Campiglio S.p.A. – ma nel  complesso nessuno ha ceduto di schianto e l’ultima è stata una stagione positiva per tutta la provincia tenuto conto, appunto, che negli ultimi dieci anni il livello medio della neve naturale caduta dal cielo era stato di 6 metri e che l’inverno scorso è stato solo di un metro». Il merito di un simile risultato è da ascrivere ovviamente al  livello di efficienza raggiunto dagli impianti di  innevamento programmato che hanno consentito di aprire e condurre in porto la stagione anche con incrementi positivi attorno al 5% sia per i fatturati che per i primi ingressi. «Questo dato è certo per quanto riguarda Madonna di Campiglio», dice Bosco. Naturalmente Madonna di Campiglio con il suo milione di primi ingressi e i 10 milioni di passaggi ha chiuso un’altra stagione da record grazie alla potentissima macchina organizzativa e infrastrutturale che ha messo in campo negli ultimi anni con una illuminata politica di investimenti e ha mostrato le sue potenzialità fin dall’inizio. Quest’anno, dopo le iniziali buone premesse di novembre con le prime nevicate al Passo Grosté, la stagione si è adagiata con temperature che, per fortuna, sono rimaste rigide all’alba e al calare del sole, ma sicuramente superiori alla media stagionale durante il resto del giorno. Lungimiranti, quindi, i lavori fatti pochi mesi prima, quelli che  hanno permesso di potenziare la garanzia-neve sul 95% del comprensorio, con 876 cannoni che coprono i 160 ettari di piste. Fondamentale, la presenza del lago Montagnoli che garantisce lo stoccaggio di circa 200 mila m3 d’acqua. Oggi Funivie Madonna di Campiglio, grazie ai i tre bacini interrati, al laghetto di Campiglio e al lago Montagnoli, ha la possibilità di stoccare 231 mila m3 di acqua con un rapporto mc/ha di 1.500 m3 per ettaro, condizioni che permettono di innevare l'intero comprensorio sciistico in sole 120 ore di freddo. Dunque, poca neve naturale ma tanta neve programmata e soprattutto di altissima qualità. Al 9 gennaio è stato prodotto, per garantire la sciabilità fin dal mese di novembre, oltre un milione e quattrocentomila mc di neve. Per ottenere certe performances si sono dovute affinare tecniche professionali ed esperienze lavorative che hanno reso la produzione di neve e il suo mantenimento una vera e propria arte. Un know how che Funivie Madonna di Campiglio ha saputo coltivare e migliorare anno dopo anno, un patrimonio di conoscenze specifiche necessarie per produrre un manto nevoso ottimale.  E, se la neve programmata è di eccellente qualità, sciisticamente parlando risulta migliore anche di quella naturale. Quindi, se in cantina si vinifica in montagna si «nevifica»!! Ma, come ben sappiamo, non tutte le cantine sono in grado di produrre ottimi vini anche in annate difficili. È sicuramente anche per questo che, nonostante le eccezionali condizioni meteorologiche, è positivo il bilancio del lungo periodo natalizio. Funivie Madonna di Campiglio, dal 24 dicembre 2016 al 8 gennaio 2017 ha registrato sui suoi impianti 182.145 primi ingressi e 1.543.284 passaggi con un incremento, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, del + 1,11% per i primi ingressi e del +1,84% per i passaggi.  In Val di Fassa il consuntivo è  diverso ma tutto sommato lusinghiero. «Abbiamo chiuso con  una leggera flessione – dice Daniele Dezulian,  presidente del Consorzio impianti a fune Val di Fassa e Carezza nonchè vicepresidente dalla SITC di Canazei – con -2,7% sui passaggi totali e con -5% sui primi ingressi ma con un +1% sul fatturato. Per la terza stagione consecutiva siamo partiti con zero centimetri di neve naturale. Nonostante questo abbiamo aperto gli impianti il 3 dicembre garantendo subito ottima sciabilità sul circuito del Sella Ronda.  In complesso si è trattato di una stagione in tenuta tenendo conto che l’inverno 2015/16 era stato per noi veramente eccellente, ai livelli pre-crisi economica, e che quest’anno non abbiamo potuto contare sulla Pasqua, molto bassa e godibile l’inverno scorso, troppo alta quest’anno».

VENETO
Senza neve naturale cresce il «gap» tra le grandi e le piccole stazioni

Ha il senso di una mela spaccata in due il bilancio stagionale che si sente di fare il presidente dell’ANEF Veneto Renzo Minella. «Bisogna premettere che sulla nostra regione ha nevicato pochissimo e questo ha prodotto un forte sbilanciamento di risultati tra i due poli del territorio, tra il Nord del Bellunese e di Cortina e il Sud del Vicentino e del Veronese. Le località più forti e attrezzate hanno potuto sfruttare le temperature favorevoli e dotare le piste dell’innevamento tecnico; le località più fragili  o non hanno neppure aperto gli impianti o l’hanno fatto in modo saltuario, scontando un gap infrastrutturale che in assenza del contributo di precipitazioni naturali si paga pesantemente. Comunque anche per le località maggiori che hanno compiuto forti investimenti sull’innevamento tecnico, l’onere da sostenere ogni anno per questa fondamentale partita di spesa si fa sempre più pesante e impatta in modo fortemente negativo sui bilanci delle società creando situazioni di sofferenza».

DOLOMITI SUPERSKI
Apertura anticipata del Sellaronda e chiusura in recupero straordinario

nche la stagione invernale 2016-17, come quella precedente, è iniziata senza nevicate. Anzi, se nel 2015-16 qualche nevicata a fine novembre c’era stata, seppur accompagnata da un clima mite, lo scorso inverno è partito con l’assoluta mancanza di precipitazioni. Fortuna ha voluto, che le condizioni climatiche fossero invece positive, per quanto riguarda le temperature e l’umidità, che hanno permesso di innevare puntualmente un gran numero di piste per l’apertura degli impianti il 26/11. E questa efficienza, che si basa in gran parte sugli investimenti costanti e cospicui negli impianti di innevamento, effettuati dalle 130 società consorziate di Dolomiti Superski negli ultimi decenni, ha permesso di aprire i primi impianti in anticipo sulla tabella di marcia, con il Sellaronda già percorribile il 3 dicembre, cosa che non era mai successa in 43 anni di storia del comprensorio più grande al mondo. La mancanza totale di neve naturale sulle piste ha inoltre garantito una altissima qualità delle piste stesse, che hanno saputo soddisfare in maniera inaspettata le aspettative della clientela amante dello sci. L’offerta di piste aperte è stata molto vasta fin dall’inizio della stagione e la qualità particolarmente alta ha garantito la sciabilità in quasi tutte le valli, con oltre 600 km di piste aperti su 1.200 e il 70% degli impianti in funzione, il che si è tradotto in numeri più che soddisfacenti come l’11% di passaggi in più rispetto all’inverno precedente. Naturalmente anche il calendario ha fatto la sua parte, con il ponte dell’Immacolata ottimale, in coincidenza con la promozione «Dolomiti Super Première» di inizio stagione. A seguito di un rallentamento registrato nelle prenotazioni durante le settimane a ridosso dell’Epifania, dovuto alle nevicate sulle Alpi Occidentali, in Francia e in Austria continuando a lasciare «a secco» le Dolomiti, con le prime, seppur leggere nevicate di metà gennaio, le prenotazioni si sono nuovamente riprese, a dimostrazione di come il mercato reagisca velocemente a questi eventi atmosferici positivi, se debitamente comunicati.

Feste di fine anno
più che soddisfacenti
I risultati relativi alle vacanze di Natale sono da considerarsi soddisfacenti per Dolomiti Superski, anche se la prima settimana delle festività natalizie non ha fatto registrare il tutto esaurito. Fino all’Epifania abbiamo incrementato del 4% il numero di giornate sci vendute fino a quel momento, con il 5% in più di passaggi agli impianti, sempre rispetto all’anno precedente. Inoltre, il fattore meteo sfavorevole da un lato, ha giocato un ruolo importante anche dall’altro lato, con solo 7 giorni di cielo coperto nell’arco di 8 settimane. E la clientela ha dimostrato di apprezzare piste perfette, temperature piacevoli e tanto sole. Durante le vacanze di Natale abbiamo registrato mediamente 1,7 milioni di passaggi al giorno sugli impianti di Dolomiti Superski, con una media di 130.000 sciatori al giorno sulle piste.

Gli ottimi risultati
dal Carnevale in poi
Anche il periodo che corre tra Carnevale e metà marzo, che per l’industria turistica invernale delle zone dolomitiche è molto importante, in quanto tempo di vacanze per molte nazionalità, ha fatto registrare risultati più che positivi durante la stagione 2016-17. In termini di incassi si è registrato un +4,8% rispetto al 2015-16, con un aumento dei passaggi del 3,4%. I primi ingressi, che sono i cosiddetti “utenti unici” al giorno, sono cresciuti del 1,4% con un +1,8% di giornate sci vendute. La giornata con la maggiore affluenza in termini di primi ingressi è stata il 27 febbraio 2017 con 184.000 persone in pista (+15% verso la giornata di maggiore affluenza della stagione precedente), mentre in data 2 marzo 2017 si sono registrati 2,6 milioni di passaggi agli impianti (+9% in confronto alla giornata con il maggior numero di passaggi nella stagione invernale precedente). Il bel tempo si è rivelato molto importante come fattore di successo, in quanto nelle zone nostre competitrici, dove si sono avute precipitazioni, il meteo ha patito più spesso, garantendo alle Dolomiti un vantaggio di questo tipo. In termini pratici, paragonare i risultati finali della stagione 2016-17 con quelli dell’anno prima, diventa problematico a partire dal 20 marzo circa, in quanto nella stagione 2015-16 le vacanze di Pasqua erano in calendario alla fine di marzo, il che si tramuta in numeri molto più favorevoli sull’arco della stagione intera. Dall’esperienza ultra-quarantennale di Dolomiti Superski si evince, che più la Pasqua è tardi in termini di calendario, più è difficile realizzare grandi numeri nel senso turistico-economico. Gli interessi del mercato iniziano già a spostarsi verso i laghi e le destinazioni più primaverili, che non verso le piste da sci, seppur ancora in perfetto stato di agibilità. Ecco che, se il confronto tra le stagioni si fermasse al 20 marzo 2017 (data delle vacanze di Pasqua nel 2015-16), i numeri sono molto positivi per Dolomiti Superski. Dato che nella stagione invernale appena conclusasi, la Pasqua è stata invece “fuori calendario” per la maggior parte delle zone sciistiche, che hanno chiuso gli impianti prima, i risultati «comparati» risultano falsati.
In ogni caso, al 1° di maggio, data di chiusura degli ultimi impianti di risalita nel Dolomiti Superski, si registra un +1,6% degli incassi totali della stagione, con un -2% di passaggi e un -1.3% di giornate sci vendute.

EMILIA ROMAGNA
«Abbiamo fatto un pareggio e va già di lusso»

Se il 2016 era stato un anno complessivamente positivo per il comparto appenninico dell’offerta turistica dell’Emilia Romagna, quest’anno (in attesa dell’andamento estivo) si comincia facendo un bilancio dei mesi invernali in bilico tra parziali soddisfazioni e consistenti preoccupazioni. Nel 2016 l’Appennino bianco aveva risentito della scarsità di neve in avvio di stagione ma grazie alla Pasqua molto positiva, favorita dal calendario e dalle abbondanti nevicate di febbraio e marzo, aveva ottenuto un bilancio soddisfacente. Gli arrivi nel periodo gennaio-marzo 2016 erano cresciuti del 4,9%, le presenze del 3,8%. Il movimento della clientela straniera, registrava un incremento del 20% degli arrivi e del 7,4% delle presenze, risultato positivo non solo relativamente alla stagione invernale. Quest’anno, in attesa di dati consolidati per tutte le stazioni dell’Appennino emiliano, i discorsi da fare sono un po’ diversi. «È stata una stagione medio bassa – dice Luigi Quattrini, direttore degli impianti del comprensorio del Cimone e presidente di Federfuni Emilia – Quest’anno abbiamo avuto un risultato praticamente pari all’inverno precedente con un mese e mezzo in meno di attività. Nel 2015/16 avevamo aperto a fine novembre, quest’anno alla vigilia di Natale; nel 2015/16 la Pasqua era molto bassa e l’avevamo sfruttata bene quest’anno era troppo alta e  non ci ha portato niente». L’innevamento naturale è stato scarsissimo su tutta la regione («È caduto complessivamente solo un metro e venti di neve contro i cinque metri della media storica») ma nonostante questo e nonostante quella partenza ritardata e quella chiusura anticipata «abbiamo fatto circa 230 mila giornate di sci che ci hanno consentito, appunto, di tenere e di pareggiare i conti della stagione precedente». Merito, ovviamente, dell’innevamento programmato. «Abbiamo un impianto misto con circa 300 aste e una quarantina di ventole che copre circa l’80% del  nostro comprensorio per 30 kilometri di piste. Abbiamo cominciato a lavorare sul fronte dell’innevamento tecnico già negli anni Ottanta, tra i primi in Appennino. Abbiamo ampliato e perfezionato costantemente il sistema  che oggi è diventato di vitale importanza e senza il quale non si potrebbe più operare».

TOSCANA
Neve naturale avara, neve tecnica provvidenziale

Rolando Galli, (nella foto) titolare della Società Abetone Funivie nonché consigliere ANEF per la Toscana e ottimo atleta Master non ha dubbi: «All’Abetone se non avessimo potuto contare sull’innevamento programmato ma ci fossimo affidati soltanto alle precipitazioni naturali avremmo potuto tenere aperti i nostri impianti al massimo quindici giorni». La prima nevicata naturale, infatti, è arrivata soltantoil 3 gennaio. E si  trattava di una spolverata, non certo delle «fioccate» bibliche a cui i toscani sono storicamente abituati. «Sì, siamo sempre stati abituati a metri di neve – continua Galli – e invece l’inverno scorso c’è stato questo pazzesco fenomeno in controtendenza. Basti pensare che ancora nell’inverno 2011/12 erano caduti sette metri di neve naturale durante tutto l’arco della stagione; l’inverno scorso un metro soltanto».
E allora? «Allora, nonostante tutto, siamo riusciti  a tenere rispetto la stagione precedente costruendo il fatturato grazie all’innevamento tecnico senza il quale la giostra si fermerebbe. Con quello abbiamo garantito alla nostra utenza una quindicina di chilometri di piste sempre battute. È un’infrastruttura per la quale abbiamo investito otto milioni di Euro negli ultimi dieci anni ma senza la quale non potremmo più garantire la continuità della nostra attività».