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Infortunio durante una lezione collettiva: - MontagnaOnline.com

Infortunio durante una lezione collettiva:

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 233
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la responsabilità della Scuola di Sci

Una recentissima e importante sentenza della Corte di Cassazione ha posto la parola fine al «caso» di un infortunio occorso diversi anni fa ad un bambino che stava partecipando, in un gruppo di altri coetanei, ad una lezione condotta da una maestra di sci. Il fatto era accaduto in una giornata seguita ad una abbondante nevicata e su un sentiero di collegamento dal fondo non battuto. Nel 2010, in primo grado, il Tribunale di Bolzano aveva accettato la richiesta di risarcimento avanzata da parte dei genitori; questa sentenza era stata totalmente riformata dalla Corte d’Appello di Trento che non aveva ritenuto di poter addebitare colpe oggettive nella condotta della maestra di sci. Il ricorso in Cassazione del genitore, fondato al contrario su valutazioni plausibili circa l’inadeguatezza del comportamento professionale dell’insegnante, ha condotto l’Alta Corte ad accogliere l’istanza sottolineando anche alcuni errori contenuti nella sentenza d’Appello. L’interesse di questo «caso» è dato dall’individuazione da parte della Corte delle cosiddette circostanze rilevanti e non rilevanti sotto il profilo probatorio che assumono valore un po’ in tutti gli incidenti sciistici, anche se l’infortunio non riguarda un allievo durante una lezione di sci

di Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci

Pur essendosi conclusa una stagione invernale caratterizzata in molte località dal massiccio utilizzo di neve artificiale, la macchina della giustizia italiana non conosce pause e continua, sempre più prolifera, a produrre sentenze che affrontano le più svariate dinamiche di incidente. Molto interessante, sotto il profilo strettamente giuridico, appare una recentissima sentenza della Corte di Cassazione del 23 marzo 2017 che affronta il tema della responsabilità della Scuola di Sci in caso di incidente occorso all’allievo durante una lezione. Viene ribadito ancora una volta un orientamento «protezionistico» del nostro ordinamento verso il «consumatore» ma ci sono passi della sentenza che consentono ugualmente alle scuole di sci di potersi adeguatamente difendere se, fin dall’inizio, la gestione del sinistro avviene con attenzione e meticolosità.

Il fatto, la richiesta di risarcimento,
le sentenze di primo e secondo grado
La Corte d'appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano, in totale riforma della sentenza del Tribunale di Bolzano del 2010 che aveva accolto la domanda risarcitoria proposta dal genitore esercente la potestà sul proprio figlio minore, per le lesioni subite a seguito di incidente sciistico durante una lezione di sci «collettiva», respingeva la domanda, ritenendo che non vi fosse l'inadempimento da parte della maestra di sci che aveva diligentemente svolto la prestazione cui era tenuta e, comunque, stante l'assenza di colpa della stessa e della scuola sci cui essa apparteneva. Il genitore ricorre avanti la Corte di Cassazione e le doglianze alla decisione negativa della Corte d’Appello che aveva rigettato la domanda risarcitoria possono così riassumersi:
1.    Erronea applicazione della legge in ordine alla circostanza che la Corte d’Appello aveva ritenuto sufficiente ad escludere l'inadempimento e la negligenza della maestra, la prova dell'adeguatezza della pista percorsa rispetto alla capacità sciistica del minore. La prova in questione doveva ricomprendere anche l'adeguatezza della soglia di vigilanza del maestro su qualsiasi pista. Il maestro non soltanto doveva infatti scegliere una pista adeguata, ma doveva anche operare secondo le specifiche circostanze ed intervenire quando un allievo si trovi in difficoltà, nonostante la pista sia in ipotesi adeguata. La prova liberatoria che incombeva sulla maestra e sulla scuola di sci non era stata fornita, perchè nessuno dei testimoni aveva visto l'incidente e quindi nessuno poteva sapere se, al momento del sinistro, la maestra stesse vigilando o meno.
2.    Omesso esame circa un fatto decisivo per aver la Corte d'Appello ritenuto che l'incidente occorso si fosse verificato su una pista e non, invece, al di fuori di essa. Non si trattava, infatti, di una regolare pista da sci, ma di un «sentiero» stretto e tortuoso. Ciò risultava sia dalle testimonianze acquisite, in particolare quella di un Carabiniere intervenuto sul luogo, sia dallo stesso rapporto redatto dai Carabinieri nell'immediatezza del fatto, ove si legge che il sinistro è avvenuto fuori pista, con neve fresca, dopo una curva e dopo un dosso. Da detto rapporto emergerebbe altresì che il bambino sia stato rinvenuto «nel bosco lungo i salti del percorso».
3.    Erronea applicazione della legge per avere la Corte d'appello ritenuto acquisito al giudizio il fatto che il minore fosse caduto, quasi da fermo, per avere incrociato le punte degli sci e non avere invece ritenuto acquisito al giudizio il fatto che non fosse stata fornita la prova della dinamica del sinistro. La decisione è erronea perchè il primo giudice nulla aveva detto sulla dinamica del sinistro che, per l’effetto, era rimasta «ignota». La Corte d'appello ha quindi errato nell’entrare nel merito della ricostruzione della caduta affermando che il minore era caduto perchè aveva incrociato le punte degli sci quando la dinamica «ignota» non era stata oggetto di impugnazione e avrebbe dovuto quindi non più essere oggetto di valutazione essendo attività preclusa processualmente.

La ricostruzione del processo
da parte della Corte di Cassazione
I motivi su cui è fondato il ricorso in Cassazione possono essere esaminati congiuntamente e sono, nel loro complesso, fondati. La Cassazione ricostruisce il percorso argomentativo della Corte d’Appello come segue:
 1) poichè l'iscrizione e l'ammissione di un minore ad un corso di sci collettivo comporta il sorgere di un vincolo di natura contrattuale che implica a carico della scuola l'obbligo di vigilare sulla sua sicurezza e sulla sua incolumità, il danneggiato - ai fini della ripartizione dell'onere probatorio - deve soltanto allegare l'inesatto adempimento, ma non deve fornire la prova dell'evento specifico produttivo del danno, spettando alla scuola dimostrare in concreto, anche per presunzioni, che le lesioni sono state conseguenza di una sequenza causale ad essa non imputabile (la Corte altoatesina richiama sul punto la sentenza della Cassazione n.2559/2011);
2) nel caso di specie, sarebbe rimasto provato, perchè non contestato dall'attore, il fatto che il minore aveva già percorso nei giorni precedenti la pista teatro dell'incidente, il che dimostrava, da un lato, il possesso da parte sua delle necessarie capacità tecniche per affrontarla e, dall'altro, l'adeguatezza della pista stessa e, quindi, l'assenza di imprudenza nella scelta della pista da parte della maestra di sci che aveva in carico il gruppo di 18 bambini (di età compresa tra i 4 e gli 8 anni d'età);
3) sarebbe rimasto provato - anche qui, per mancata specifica contestazione da parte dell'attore - che il minore era caduto quasi da fermo incrociando le punte degli sci;
4) le specifiche condizioni della pista percorsa dal minore furono del tutto ininfluenti rispetto alla dinamica del sinistro, perchè il maestro di sci non avrebbe comunque potuto far nulla per prevenirlo o impedirlo;
5) di conseguenza, la maestra – e con essa la scuola di sci - non è venuta meno agli obblighi di vigilanza e, quindi, non poteva configurarsi inadempimento rispetto alle obbligazioni contrattuali. Prosegue la Corte di Cassazione precisando che correttamente la Corte d'appello aveva richiamato la giurisprudenza di legittimità circa la natura contrattuale della responsabilità del maestro di sci e della Scuola cui appartiene e del conseguente criterio di ripartizione dell'onere della prova.

Gli errori accertati dalla Cassazione
nella decisione dei giudici di secondo grado

La Corte d’Appello, nel ricostruire il fatto, è però incorsa in due rilevanti errori, applicando erroneamente il principio di non contestazione e comunque attribuendo rilievo decisivo alle relative circostanze così accertate, che, in realtà, non hanno univoca valenza. In primo luogo è da escludere che l’infortunato non avesse contestato la circostanza di aver già percorso nei giorni precedenti all'incidente quella pista. Il Tribunale di Bolzano, infatti, aveva ammesso la prova contraria sul punto ed il testimone escusso aveva negato la circostanza. Allo stesso modo, è da escludere che la dinamica del sinistro descritta dalla Scuola Sci, cioè il fatto che il minore fosse caduto in quanto aveva incrociato quasi da fermo le punte degli sci, potesse dirsi circostanza acquisita alle risultanze processuali perchè non contestata. L’infortunato aveva dedotto la sussistenza di responsabilità da parte della Scuola e della maestra di sci per il fatto che l’incidente era avvenuto su una pista tortuosa e inadeguata, anche in relazione alle specifiche condizioni meteorologiche verificatesi nel giorno dell'evento essendovi stata un'abbondante nevicata e che il sentiero percorso non era stato battuto. Pertanto, i fatti prima descritti cioè l'essere la pista luogo dell’infortunio già nota al minore, e l'aver egli incrociato le punte degli sci, quand'anche fossero ritenuti provati, non avrebbero potuto avere alcun rilievo decisivo, rispetto all'adempimento delle obbligazioni gravanti sulla Scuola e sulla maestra di sci.  L'apprendimento della tecnica dello sci porta con sè il rischio di cadute ed incidenti, e che i doveri di protezione e vigilanza pure richiamati dalla Corte bolzanina non giungono fino al punto di integrare un'obbligazione di risultato o, comunque, al dovere di assicurare «tout court» l'incolumità dell'allievo, con conseguente responsabilità della Scuola e del maestro ogni qual volta l'allievo stesso subisca lesioni. Tuttavia il maestro non deve esporre a rischi ulteriori rispetto a quello insito nell'attività sciistica il minore che gli sia affidato. La circostanza che il minore avesse già percorso il sentiero in questione nei giorni precedenti non dimostra affatto che la pista, in quelle specifiche condizioni, fosse adeguata alla sua capacità sciistica. Allo stesso modo, il fatto che il minore sia caduto per aver incrociato le punte degli sci non dimostra affatto che ciò sia da ascrivere a sua disattenzione o incapacità, ben potendo ciò dipendere proprio dalle specifiche condizioni della pista a seguito delle abbondanti nevicate verificatesi in quel giorno e, quindi, alla scelta imprudente della maestra: anche per tale motivo le circostanze poste alla base della decisione della Corte d’Appello non hanno valenza risolutiva, attenendo esse alla descrizione finale dell'evento, ma non alla sua causa. È necessaria, quindi, la riforma della sentenza impugnata, stante l'incertezza sulla dinamica del sinistro o, quantomeno, l'insussistenza - oltre che la non decisività - degli elementi di prova utilizzati dalla Corte altoatesina.

Il principio che regola l’accertamento
della responsabilità di maestri e Scuole Sci
La Corte di Cassazione ritiene di dover ribadire il proprio insegnamento, secondo cui «nel caso di danno alla persona subito dall'allievo di una scuola di sci a seguito di caduta, la responsabilità della scuola ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell'art. 1218 del codice civile, al creditore danneggiato spetta solo allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla controparte provare l'esatto adempimento della propria obbligazione, ossia l'aver vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruiva della prestazione scolastica, dimostrando che le lesioni subite siano state conseguenza di circostanze autonome e non imputabili alla scuola. Tale prova può essere data anche a mezzo di presunzioni e solo se la causa resta ignota il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative restino a carico di chi ha oggettivamente assunto la posizione di inadempiente».

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