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Category: Portfolio Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27 Hits: 340
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Il controllo sui perni delle rulliere:
sta arrivando… una rivoluzione

L’azienda torinese guidata da Alessandro Rossi, specializzata da decenni nell’elaborazione di controlli con metodi non distruttivi sugli impianti a fune, sta mettendo a punto un sistema di diagnostica ad ultrasuoni che consente di valutare «dall’esterno» il grado di usura dei perni senza dover smontare la rulliera. Si tratta di un’idea e di una scommessa a cui si sta lavorando da oltre un anno in laboratorio e che avrà una decisiva verifica la prossima estate con i test da effettuare direttamente su alcuni impianti. Per gli esercenti impiantistici ci sarebbe la possibilità di un abbattimento dei costi nelle operazioni periodiche di controllo e, nello stesso tempo, l’opportunità di valutazioni più frequenti e fedeli

Sta nascendo un innovativo e, per certi aspetti, rivoluzionario procedimento di «controllo non distruttivo» nella nuova sede di Corso Peschiera, a Torino, che la SATECO di Alessandro Rossi inaugurerà in aprile con «una festa tra amici».  «Stiamo sperimentando - spiega il titolare -  un nuovo sistema ad ultrasuoni per verificare lo stato di usura dei perni delle rulliere su cui scorrono le funi degli impianti di risalita senza che vi sia la necessità di smontarle per procedere a quello che rientra tra i controlli periodici obbligatori previsti dalla normativa vigente. Fino ad oggi abbiamo lavorato con prove effettuate su perni smontati. In estate procederemo alla fase successiva, trasferendo e verificando “sul campo”, direttamente su alcuni impianti di risalita, quello che si è sperimentato in laboratorio». La notizia non è da poco per il mondo dell’impiantistica funiviaria, per i costruttori e soprattutto per gli esercenti che avrebbero la possibilità di abbattere i costi derivanti dall’operazione di smontaggio pur potendo aumentare gli interventi di controllo sullo stato di salute di quel cilindro di metallo pieno che è «un pezzo» fondamentale nella sicurezza del sistema-impianto. «È una scommessa che contiamo di vincere – continua Rossi – precisando subito che il nostro sistema non pretende di sostituire integralmente lo smontaggio, sempre e assolutamente necessario qualora siano riscontrati problemi oggettivi al pezzo. Ma un conto è smontare una rulliera che ha dei problemi seri e un conto è smontarla per i controlli. A nostra conoscenza non c’è nessuno che stia facendo una sperimentazione del genere sui perni, che sono componenti specifici degli impianti a fune. E siamo incoraggiati e stimolati a procedere anche da alcuni positivi contatti come quello che abbiamo avuto con alcuni costruttori».

Nella sede – museo
tra passato e futuro
La notizia e i suoi contenuti tecnici saranno approfonditi più avanti, dopo alcune necessarie presentazioni introduttive relative al nostro interlocutore, un piemontese dagli occhi azzurri e dal sorriso arguto che ha fatto della nuova sede della sua società uno straordinario, gradevolissimo luogo d’incontro (chi può veda di non mancare assolutamente all’inaugurazione «ufficiale» di aprile) tra il passato e il futuro.  Alessandro Rossi, 52 anni il prossimo 17 maggio, sposato dal 1992 con Cristina Gazzola e padre di Ludovica (14 anni), buon sciatore da diporto («A Clavière»), coltiva («Da 15 anni circa…») una passione sempre più divorante («Sì, adesso sono partito un po’ per la tangente e la cosa sta prendendo una piega inquietante», ammette con sorridente autoironia) per una forma particolare di collezionismo che potremmo definire «antiquariato funiviario». Nei locali della SATECO, società di servizio specializzata nei controlli con metodi non distruttivi su qualsiasi tipologia di impianti a fune, non si trovano solo i computers, i macchinari e il laboratorio dove si perfezionano e si progettano nuove soluzioni tecnologiche («Per tutti i nostri tipi di intervento sulle funi stiamo completando la transizione definitiva dall’analogico al digitale») ma anche migliaia di cartoline in bianconero e copertine di giornali d’epoca che ricoprono pareti, posters d’antan, decine di vecchie targhe metalliche su cui campeggiano nomi celebri e nomi estinti di società impiantistiche, plastici-giocattolo di impianti a fune, pezzi di vecchi skilift e antiche seggiovie, oggetti, cartelli, reperti vari di un glorioso tempo che fu. Un vero e proprio minimuseo nato da una molla «che è scattata per caso, ho cominciato a vedere, a interessarmi, a prendere qua e là e adesso…». Adesso non si dice proprio che questo amore adulterino stia mettendo a rischio il matrimonio («Mia moglie in effetti è un po’ gelosa e a casa non vuol vedere niente di tutto questo») ma è lui stesso a immaginare il rischio di non riuscire più a frenare («Una specie di dipendenza? Non esageriamo, però…ho un bel po’ di altra roba in giro…»).

Trent’anni di lavoro
al servizio della sicurezza
D’altra parte la montagna bianca, gli impianti a fune sono nella sua vita e sono il suo lavoro ormai da trent’anni esatti, da quando, nel 1987, il ventiduenne giovane perito tecnico industriale reduce dal servizio civile affiancò il padre nell’attività che aveva avviato due anni prima insieme a un collega. Fulvio Rossi e il suo amico Giancarlo Berruti lavoravano negli uffici tecnici del Politecnico di Torino, già impegnati anche nell’attività di controllo sugli impianti a fune. Nel 1985 decisero di mettersi in proprio e fondarono la SATECO. Il signor Fulvio è morto prematuramente a 58 anni nel 1998 ma nel frattempo Alessandro si era impadronito del mestiere nel periodo in cui, nel frattempo, si erano imposti sul mercato i «controlli non distruttivi» che un grande esperto come Italo Piazza aveva contribuito a trasmettere nel know-how della società torinese. Oggi SATECO è una realtà di servizio composta da sette tecnici (più due impiegate) che opera nel suo settore con diversi metodi, dalla tecnica magneto-induttiva al controllo visivo, dal controllo con liquidi penetranti al controllo con magnetoscopia, al controllo con ultrasuoni. I suoi clienti sono quasi tutte le società impiantistiche del Piemonte e della Valle d’Aosta; il suo vangelo è il «piano controlli» di ognuna; il suo credito è il lavoro delicatissimo di indagine che deve valutare lo stato di salute delle funi e delle diverse componenti meccaniche dell’impianto. Ad esempio, per tornare a bomba, i perni delle rulliere.

Dall’ultrasuono tradizionale
all’ultrasuono «geniale»
«Il loro problema è l’usura progressiva della superficie su cui ruotano le boccole che fanno scorrere le funi in cima ai piloni dell’impianto. Sono previsti dei parametri di deterioramento oltre i quali il perno va sostituito. Noi stiamo sviluppando un sistema di controllo ad ultrasuoni capace di rilevare difetti che con l’ultrasuono convenzionale non si vedono» . «Abbiamo lavorato sul settaggio dei parametri di un apparecchio che opera con la tecnologia Phased Arrey studiata per il controllo delle saldature – dice l’ingegner Daniele Adamo, 35 anni, sardo di Alghero, laureato al Politecnico di Torino nel 2010, assunto in SATECO nel 2011 – e in laboratorio abbiamo ottenuto il risultato di poter passare dalla valutazione A- scan, volumetrica  da un estremo all’altro del perno, con onde longitudinali, alla valutazione settoriale capace di “sentire” anche le imperfezioni di superficie. Naturalmente è fondamentale avere i disegni in mano e riferirsi strettamente alla geometria del perno da esaminare ma con il sistema che stiamo sviluppando, attraverso la sonda che viene applicata ad una delle estremità del perno e che trasmette vibrazioni all’interno del corpo metallico, potremo avere in contemporanea la visualizzazione della valutazione convenzionale e di quella settoriale, vale a dire un check-up assolutamente completo e affidabile». Guardando avanti, l’operatore incaricato del controllo potrà svolgere il suo intervento direttamente in linea, su ognuno dei perni delle diverse rulliere dell’impianto. Se il sistema funziona non sarà più necessario ogni volta, a prescindere, smontare tutte le rulliere. «Ci stiamo lavorando da un anno e mezzo – dice Rossi – con un investimento di 30 mila Euro e un numero imprecisato ma sterminato di ore dedicate allo studio e alla sperimentazione. Vedremo come andranno i decisivi test questa estate. E poi vedremo come collocare questo nuovo tipo di controllo nel quadro della normativa vigente. Noi ci mettiamo l’idea, che non è brevettabile. Ma se se ne occupa solo la SATECO non si va avanti. Ci deve credere qualcun altro che collabori con noi per sviluppare il progetto». Amici cercansi. Per inaugurare la nuova sede della SATECO di Torino e per fare insieme un altro, piccolo salto nel futuro. E se qualcuno avesse qualche pezzo di una seggiovia del 1958 sa dove portarlo…

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