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Gallery 3 Columns - MontagnaOnline.com

Tag: Associazioni

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni

L'ingegner Sergio Tiezza
confermato alla presidenza

Prima dell’Assemblea che si sarebbe svolta a San Quirico d’Orcia il 20 maggio ci aveva detto: «Se possibile vorrei lasciare l’incarico. Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale». E invece, niente da fare: l’ingegner Sergio Tiezza è stato rinominato quasi «a viva forza» e per acclamazione per il quinto mandato consecutivo alla presidenza dell’A.N.I.T.I.F, l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri
operatori professionali.
Lo ha deciso il 22 ottobre nella riunione convocata a Verona il Consiglio Direttivo eletto durante l’assemblea di maggio e che, a norma di Statuto, ha il compito di definire le cariche di vertice. Per il biennio 2016/18, dunque, il presidente sarà ancora l’ingegner Tiezza, 65 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner, attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Al suo fianco è stato confermato Andrea Boghetto nel ruolo di segretario; tra i due vicepresidenti Marco Cordeschi è stato confermato mentre Franco Torretta ha sostituito Sergio Blengini. «Come avevo detto – commenta l’ingegner Tiezza – la mia intenzione era quella di lasciare. Ma purtroppo non si è trovata l’unanimità su un nome alternativo al mio e allora, piuttosto che assistere per la prima volta ad una spaccatura nel nostro organismo che è sempre stato unito ed ha sempre eletto i suoi presidenti per acclamazione, ho accettato ancora, “obtorto collo”  di ricoprire l’incarico».
Sergio Tiezza per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente  per la prima volta nel 2008.
Da allora, per quattro mandati biennali consecutivi, ha guidato l’organismo di rappresentanza dei tecnici funiviari con  competenza e lucidità, conferendogli un prestigio crescente e facendone un punto di riferimento ineludibile per qualsiasi percorso normativo e qualsiasi rapporto istituzionale in materia di impiantistica funiviaria. Concluso il lavoro sul Decreto Esercizio («Il testo elaborato dal gruppo di lavoro di cui abbiamo fatto parte insieme al Ministero del Trasporto e ad altre figure istituzionali è stato inviato a Bruxelles per essere esaminato dall’Europa.
Attendiamo il responso»), per il suo quinto mandato si fanno avanti due altre incombenze: «Dobbiamo compiere una revisione del Decreto Infrastrutture elaborato tre anni fa ma che ora richiede una
rivisitazione per uniformarne i contenuti alle normative europee e poi dobbiamo rivedere il nostro Statuto. Ci sono alcune cose da cambiare, perché i tempi
cambiano…».
Nel 2018 cambierà anche il presidente dell’A.N.I.T.I.F?
«Ah no, il sesto mandato no di sicuro!», conclude Tiezza.
Vedremo…

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni

«Due anni dopo: gli obiettivi raggiunti,
gli obiettivi  ancora da raggiungere»

A Modena, durante le giornate di Skipass, proprio dove nel 2014 la nuova organizzazione di rappresentanza degli impiantisti era nata con una scissione dall’ ANEF, i dirigenti dell’Associazione hanno tracciato un dettagliato bilancio del lavoro svolto e hanno individuato le problematiche ancora irrisolte sulle quali concentrare l’impegno nel prossimo futuro. In primo piano, tra le altre, il rifinanziamento delle leggi che consentono il sostegno pubblico alle imprese del trasporto funiviario nelle regioni a statuto ordinario nel rispetto della stessa ispirazione costitutiva dell’Associazione, volta a tutelare gli interessi di tutti gli esercenti funiviari di tutti i territori montani, più o meno privilegiati

di Andrea Formento e Andrea Colla
presidente e vicepresidente vicario di Federfuni Italia
(nella foto rispettivamente a destra e al centro)

Lo slogan dell’assemblea costitutiva di Federfuni Italia era stato: «Una nuova governance per la montagna». Due anni dopo la nostra nascita, questo slogan è per noi più che mai valido. È una frase che racchiude in sé il desiderio di rilancio dell’intero comparto montano, non solo funiviario ma delle economie di aree vaste seppur poco popolate, dove il territorio deve essere posto al centro di ogni analisi e di ogni p

rospettiva di sviluppo, dove ai residenti devono essere garantiti livelli occupazionali tali da consentire la permanenza «in loco» contrastando così lo spopolamento delle vallate, la conservazione del contesto ambientale e del patrimonio storico, artistico, culturale e immobiliare. In questo contesto è indubbio che le aziende funiviarie assolvono anche ad una funzione di presidio sociale. Abbiamo così immaginato una associazione che potesse superare quelle che in passato sono state le divergenze sulle modalità di assunzione degli indirizzi, delle strategie e dell’allora organizzazione associativa. Siamo partiti da una diversa impostazione di carattere gestionale e decisionale, con lo studio della revisione delle regole di governance e delle maggioranze deliberative che da sempre hanno condotto l’associazione di categoria non solo in ordine agli obiettivi da raggiungere ma soprattutto sulle scelte strategiche per il loro raggiungimento. Abbiamo impostato e adottato un nuovo testo di Statuto, innovativo, che prevedesse tutto ciò ispirandosi ad alcuni punti cardine della visione che ci ha ispirati: rappresentiamo le aziende italiane, grandi o piccole che siano, e ne difendiamo gli interessi; rappresentiamo il territorio, tutto il territorio, e i problemi di uno diventano i problemi di tutti; raccogliamo le necessità dai nostri associati e le necessità di un singolo diventano le necessità di tutti; ciò che facciamo lo facciamo per tutti e nell’interesse di tutti.

L’organizzazione interna
garanzia di rappresentatività
Fondamentali sono stati la scelta di  una nuova denominazione; il rinnovo degli organi sociali, l’assegnazione di un ruolo ai territori mediante l’individuazione di 5 aree omogenee affinché i loro rappresentanti in Consiglio portassero in Associazione le differenti esigenze di ciascuna di esse; la preventiva definizione del numero dei consiglieri e del numero di questi assegnati in rappresentanza di ciascuna regione; l’assegnazione della rappresentanza dell’Associazione al presidente ma anche ai vicepresidenti per i rapporti politici e per quelli di area omogenea; la definizione degli obiettivi e dei quorum costitutivi e deliberativi per Consiglio e Assemblea.

Gli organi decisori dell’Associazione sono stati così strutturati:
Associati: iscritti con le caratteristiche di sempre con le medesime attribuzioni, ma con le precisazioni più avanti illustrate in merito alle maggioranze deliberative
Consiglio Direttivo: è stato opportuno definire il numero massimo dei componenti e la distribuzione degli stessi tra le singole regioni prevedendo un presidente e più vicepresidenti, ciascuno proveniente da ciascuna area omogenea con le competenze di sempre e con le maggioranze deliberative in seguito elencate
Comitato di Presidenza: composto dal presidente dai vicepresidenti e da un componente ulteriore per ciascuna area omogenea. Questi costituiscono altresì gli eventualli gruppi di lavoro e sono responsabili dei progetti dell’Associazione con i compiti attualmente previsti.
Le aree omogenee individuate sono: 1) Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; 2)Trentino, Alto Adige; 3) Veneto, Friuli; 4) Toscana Emilia, Marche, Umbria; 5)Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e altri.
Tutte le decisioni dell’Associazione sono deliberate dal Consiglio Direttivo, dall’Assemblea degli associati e dal Consiglio di Presidenza per quanto di loro competenza nel rispetto dello Statuto, con le maggiornaze degli aventi diritto previste dallo stesso Statuto in relazione agli argomenti dibattuti.

DECRETO MILLEPROROGHE.
L’iniziativa è stata avviata nella primavera del 2014 per cercare di risolvere definitivamente la questione della «fine vita tecnica». Si sono tenute numerose riunioni sia in Regione Toscana che al Ministero con il sottosegretario De Angelis e con i parlamentari toscani. È proseguita nell’autunno di quell’anno arrivando quasi ad ottenere il risultato principale quando un testo che prevedeva l’eliminazione della vita tecnica è stato inserito nel collegato alla  Legge di Stabilità. Per alcune problematiche tecniche il provvedimento non è stato portato a compimento. Abbiamo quindi sostenuto con forza l’esigenza di un inserimento nel «Milleproroghe». Le pressioni hanno prodotto il risultato sperato e con la conversione in legge del provvedimento tutti gli impianti di risalita hanno potuto godere di un ulteriore anno di servizio oltre la scadenza prevista ed un anno aggiuntivo in caso di revisione generale. È stato anche il provvedimento che ha messo in luce la necessità di rivedere tutto il concetto di «fine vita tecnica». Questo è stato un ulteriore risultato ottenuto da coloro che poi si sono costituiti in Federfuni Italia, così come le diverse proroghe ottenute nel corso degli anni sono state ottenute grazie al contributo fondamentale dei rappresentanti delle Regioni che poi hanno costituito Federfuni Italia.

ABOLIZIONE VITA TECNICA IMPIANTI
Ecco il testo dell’art.31 bis della legge 164:
1 – I termini previsti dal paragrafo 3.1 delle norme regolamentari di cui al Decreto del Ministro dei Trasporti 2 gennaio 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nr. 26 del 31 gennaio 1985, relativi alla scadenza di vita tecnica complessiva massima degli impianti a fune, non si applicano ai medesimi impianti che risultano positivi alle verifiche effettuate dai competenti uffici ministeriali secondo i criteri definiti con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente Decreto.
2 – Nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale di cui al comma 1, gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, non è scaduta possono godere di una proroga di un anno, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali.
3- Possono godere dei benefici di cui ai commi 1 e 2 anche gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, è scaduta da non oltre due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali

DECRETO PERSONALE
L’approvazione del Decreto in fase di costituzione di Federfuni Italia ha impedito la nostra partecipazione attiva alla sua definizione che ha formalmente e sostanzialmente cambiato l’organizzazione del nostro personale. Tuttavia siamo riusciti a canalizzare l’attenzione della commissione tecnica su alcune idee e proposte della nostra Associazione. Riteniamo che questo Decreto possa e debba essere in buona parte migliorato e ci faremo carico di rivendicarne la necessità. Proporremo la revisione di alcune parti dello stesso utilizzando l’esperienza maturata nell’anno appena trascorso, primo anno di applicazione del Decreto, che ha messo in evidenza alcune difficoltà di applicazione.

LEGGE 25 NOVEMBRE 2015 nr.185, ART.10, COMMA 2BIS
Nelle more dell’emanazione del D.M. 1/12/2015 nr. 203 che, ai sensi dell’art. 31 bis della legge 164/2014 avrebbe dovuto essere emanato entro sei mesi e che invece ha visto la luce solo dopo più di un anno, si è reso necessario provvedere all’ottenimento di una proroga dei termini previsti dal comma 2 del citato art. 31 bis. Questo per consentire agli impianti in scadenza o già scaduti da meno di due anni di poter essere eserciti ancora nella stagione 2015/16 prima del compimento delle revisioni previste per la proroga di vita tecnica. L’attività politica di Federfuni Italia in questo frangente è stata determinante.

NUOVO DECRETO 23/85
È il decreto attuativo dell’art. 31 bis della legge 164 dell’11/11/2014, legge di conversione del «Decreto Sblocca Italia». Il provvedimento che ha consentito l’eliminazione del concetto di «fine vita tecnica» degli impianti a fune. Il Decreto avrebbe dovuto essere emanato entro l’11 maggio 2015; tuttavia, a causa dei tempi della burocrazia italiana, la data è slittata all’1/12/2015, Il Decreto è stato teatro di confronto a volte anche serrato tra il Ministero e le associazioni di categoria, tra le quali la nostra. Abbiamo difeso con forza e determinazione gli argomenti tecnici che ritenevamo fondamentali per la buona gestione delle nostre aziende. Federfuni è stata l’associazione più attenta e presente nella stesura e nella definizione del testo normativo ed altresì nella gestione dei rapporti politici ad altissimo livello. Riteniamo che questo argomento abbia fortemente evidenziato l’importanza, in questo momento, della presenza di due diverse associazioni. Tutelando le diverse esigenze dei diversi territori rappresentati hanno creato le giuste condizioni per costringere la politica nazionale ad affrontare gli argomenti e a trovarne le soluzioni. Il risultato è stato un grande successo. Non accadeva da trent’anni. Ed è stato il successo di tutti, di entrambe le associazioni, dei nostri associati, dei tecnici che hanno lavorato per realizzarlo. Il successo dell’intero settore impianti a fune!

APPLICAZIONE DEL D.M. NR.203–D.M. 7/172016 NR. 1
Si tratta del decreto di applicazione dei contentui previsti dal D.M. 1/12/2015 nr. 203 che ha abolito la scadenza di vita tecnica. Il D.M. nr 1 disciplina le procedure di applicazione del citato decreto in materia di revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e di varianti costruttive. Discende da parte del testo del D.M. nr. 203 che era stata stralciata per costituire una sorta di «regolamento». Anche in questa occasione l’apporto tecnico di Federfuni è stato determinante per la stesura dei testi normativi.

RINNOVO CCNL IMPIANTI A FUNE
Lo scorso 12 maggio 2016 a Courmayeur è stato firmato il rinnovo del Contratto Colletivo Nazionale per gli addetti degli impianti di trasporto a fune. Federfuni Italia non è stata chiamata e accettata al tavolo della discussione; abbiamo però potuto constatare, con non poca soddisfazione, che le parti migliorative del nuovo CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzare nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «documento Colla». Abbiamo ora visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, la qual cosa ci porta a poter dire che la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo!. Una nostra presenza al tavolo, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo ormai abituati ad attendere… Ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo tra tre anni.

DECRETO FUNI
Nella fase di discussione del cosiddetto «Decreto Esercizio», di prossima emanazione, la nostra Associazione ha più volte sensibilizzato il Ministero dei Trasporti ad affrontare entro breve la questione relativa al mantenimento in esercizio delle funi. Questo al fine di definire prima dell’inizio della stagione di manutenzione le nuove regole che si era richiesto di adottare. Le nostre istanze sono state accolte, la parte riguardante le funi è stata stralciata ed è confluita in uno specifico provvedimento (il D.M. 18/5/2016 nr. 144) molto più favorevole alle necessità delle nostre aziende, seppur sempre con la dovuta attenzione al rispetto dei canoni di sicurezza.

DECRETO MADIA
In data 19/8/2016 il Presidente della Repubblica ha emanato il D.LGS 175- Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica. Fra la versione approvata dal Governo e il testo definitivo è stato inserito il comma 7 all’art. 4 che recita: «Sono altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi ad oggetto sociale prevalente la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane». Si è risolto così l’annoso problema in capo a enti pubblici e piccoli comuni di mantenimento degli impianti sciistici nelle località montane. Determinante l’azione della nostra Associazione. Un particolare ringraziamento va al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, onorevole Enrico Costa, sempre attento alle esigenze della nostra categoria.

IMU
È storia recente il provvedimento della Corte di Cassazione Veneto che ha assimilato le nostre aziende ad aziende turistiche e che conseguentemente a ciò ha assoggettato alla tassazione IMU gli impianti a fune. Le conseguenze economiche e non solo sono note a tutti. Federfuni Italia si è subito attivata ed ha ottenuto un’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati dove ha difeso fermamente la propria attività di trasporto. Ha quindi perseguito una attiva campagna di contestazione del provvedimento e di richiesta di revisione della normativa da parte del Governo, anche al fianco di UNCEM nazionale. Possiamo ora dire che la questione è sostanzialmente risolta: la legge 208/2015 «legge di Stabilità» ai commi 21 e seguenti ha normato i provvedimenti di esenzione dei cosiddetti «imbullonati» che, di fatto, contemplano anche gli impianti a fune. La successiva circolare 2/2016 ha tradotto in pratica tali esenzioni.

Le prossime sfide
da affrontare e vincere
Federfuni Italia dovrà ora occuparsi di:
a)    Decreto Esercizio
b)    Decreto Infrstruttura
c)    Finanziamento leggi 140/99 e 166/02 a sostegno degli investimenti
d)    Nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici
e)    Revisione legge 363/2003 e nuovi contributi

DECRETO ESERCIZIO
Sono state completate la revisione e la nuova stesura del Decreto Esercizio che regolamenterà il nostro settore per i prossimi anni. L’argomento  è di estrema importanza e molto delicato. La discussione è stata affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi atte a una rapida approvazione ma anche e soprattutto a una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne è occupata. Abbiamo partecipato alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre in maniera determinata nell’interesse dei nostri associati. Il testo del Decreto è stato inviato all’Unione Europea ed è ritornato con alcune richieste di chiarimento.

DECRETO INFRASTRUTTURA
La recente emanazione del Decreto Infrastruttura ha costituito una importante innovazione sotto il profilo tecnico-progettuale per la costruzione dei nuovi impianti a fune. Il Decreto, che ha avuto un lungo periodo di gestazione, nella sua applicazione pratica ha già evidenziato alcuni limiti e problematiche che richiederanno nei prossimi anni un processo di aggiornamento e correzione. L’argomento è di estrema importanza e molto delicato. La discussione dovrà essere affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi che ne consentano sia una rapida approvazione che, anche e soprattutto, una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne occuperà. Parteciperemo alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre inm maniera determinata nell’interesse dei nostri associati.

FINANZIAMENTO LEGGI 140/1999 E 166/2002
UN CONTRIBUTO PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Questo è un tema a tutti noi molto caro. Lo consideriamo una sorta di redistribuzione degli interventi pubblici nel nostro settore. Troppe volte ci siamo ritrovati di fronte a situazioni che hanno visto importanti interventi pubblici a sostegno di aziende che operano nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia. Troppe volte abbiamo sentito forte la concorrenza di queste realtà verso le  nostre stazioni che debbono vivere solo, o in larga parte, dell’intervento di privati, siano essi singoli imprenditori o gruppi più compositi di operatori economici. Troppe volte i nostri bilanci hanno presentato e presentano tuttora passivi importanti dovuti quasi esclusivamente all’ammortamento delle spese riferite a importanti investimenti effettuati solamente con capitali propri. Riteniamo che  sia giusto che il sostegno pubblico che avviene in queste realtà debba avvenire anche nelle regioni a statuto ordinario che però, purtroppo, a causa del continuo taglio delle risorse si trovano ormai nell’impossibilità di effettuare qualsiasi intervento. Ecco che allora diventa una priorità il rifinanziamento da parte dello Stato di queste due leggi che hanno consentito nei primi anni 2000 un forte rinnovamento degli impianti di risalita nelle stazioni situate nelle regioni a statuto ordinario. Riteniamo che questo sia il momento giusto per colmare, almeno in parte, il forte divario tra i diversi territori. Le nostre società vivono un periodo di grandi difficoltà e forte è il rischio di chiusura. Richiediamo l’attivazione di forme di sostegno, non di sussidio, alle nostre aziende che muovono l’interno turismo della montagna italiana e tutta la sua filiera economica, garantendo occupazione, sviluppo e prosperità a territori che diversamente verrebbero ocompletamente abbandonati. Su solleciazione della nostra Associazione, la Regione Piemonte si è resa disponibile a fare da capofila nei confronti del Governo. Il presidente Sergio Chiamparino ha scritto ad alcuni colleghi di altre regioni, ottenendo un pronto riscontro  di adesione all’iniziativa. La discussione si sposta ora in sede parlamentare nella fase di dibattito della Legge di Stabilità 2016.

DECRETO MADIA SUI CONTRATTI PUBBLICI
Il tema delle concessioni per la costruzione ed esercizio degli impianti è alquanto delicato, soprattutto dopo l’emanazione della direttiva europea che ne impone la messa a gara. Il nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici recepirà tale norma. La nostra Associazione si è pertanto  attivata nei confronti del Governo e dei Presidenti di tutte le regioni coinvolte per chiedere un raccordo normativo fra le disposizioni del Decreto Madia nr. 175 e del  decreto «in itinere», segnalando la necessità di una previsione normativa che escluda dalle modalità di affidamento ad evidenza pubblica le società di impianti a fune, quantomeno quelle società riadenti nelle casistiche di cui al citato art. 4 comma 7 del D. LVO 175/2016 (Società a partecipazione pubblica).

REVISIONE LEGGE 363/2003 E NUOVI CONTRIBUTI
Si è tenuta martedì 25 ottobre a Roma, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, presso  la segreteria del sottosegretario Luca Lotti, la prima riunione per la revisione della legge nr. 363 sulla sicurezza in pista. Oltre all’onorevole Roger De Menech erano presenti tutte le parti interessate ad una nuova regolamentazione della legge. La FISI era rappresentata dal presidente Flavio Roda. Federfuni Italia era rappresentata dal vicepresidente vicario Andrea Colla e dal consigliere Giampiero Orleoni, presidente di ARPIET (Associazione Regionale Piemontese). Erano anche presenti altri soggeti portatori di interesse, fra i quali gli impiantisti di ANEF, l’ANPAS-CRI, i Maestri di Sci con COLNAZ e AMSI, Special Olympics e FISIP, l’Associazione «Il sorriso di Matilde», la trasmissione RAI «Linea Bianca», i gruppi sportivi dell’Esercito rappresentati dal colonnello Marco Mosso. L’incontro è stato positvio ed è stato predisposto un disegno di legge che a breve inizierà il proprio iter in Parlamento. Federfuni Italia ha apportato un contributo fondamentale alla stesura del testo di legge prevedendo alcuni aspetti altamente innovativi ripresi dalla normativa regionale piemontese (L.R. 26/1/2009 nr.2 e S.M.I).

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:53
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Tags: Associazioni

Un'assemblea di alto livello
in una «location» d'alta quota


L’annuale appuntamento istituzionale dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari si è svolto il 12 e 13 maggio a Courmayeur. La presidentessa Valeria Ghezzi ha letto la sua relazione nella sala conferenze del Pavillon, la stupenda stazione intermedia di quello stupendo, avveniristico impianto che è la SkyWay del Monte Bianco. Nella stessa sede sono stati illustrati e commentati i risultati dell’indagine condotta sul tema «Gli italiani e la montagna» da Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra.  Ma occorre non dimenticare, dei due giorni di Courmayeur, un altro fatto importante: la firma del contratto nazionale di lavoro con  le rappresentanze sindacali dei circa 11 mila dipendenti delle imprese impiantistiche

Due giorni a Courmayer per l’assemblea annuale dell’ ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari).  Due giorni, il 12 e 13 maggio, per l’appuntamento istituzionale dello storico organismo di rappresentanza degli impiantisti italiani che Valeria Ghezzi, eletta alla presidenza nel 2014,  ha condotto per il secondo anno del suo mandato con autorevolezza sempre maggiore. Peccato  soltanto che sua maestà il Monte Bianco sia rimasto nascosto in una cappa di nuvole basse per quasi tutto il tempo. Ma anche in condizioni non ideali tutti gli intervenuti hanno potuto ammirare e «testare» la meraviglia della Sky Way, quel fenomenale prodigio ingegneristico  che sale a Punta Helbronner, scelto come eccezionale location dell’ evento nella seconda delle due giornate di lavori.  Quest’anno l’assemblea ANEF si legava a un tema («Gli italiani in montagna») che è stato il titolo di una ricerca/sondaggio commissionata dall’ANEF a Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra e che sarebbe stato il nocciolo di discussione della tavola rotonda programmata per la seconda giornata. Ma il giorno prima, nelle sale delle QC Terme, erano già successe alcune cose importanti: l’ Associazione che rappresenta il 90% del mercato impiantistico (oltre1500 impianti in tutta Italia) ha approvato nelle forme dovute un bilancio in ottima salute e, soprattutto,  ha firmato con le rappresentanze sindacali del settore (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil trasporti e Savt) il nuovo contratto nazionale del comparto che conta una forza lavoro stimata di circa 11 mila persone tra fisse e stagionali. Il contratto precedente scadeva il 30 aprile; quello nuovo è stato rinnovato il 1° maggio e firmato ufficialmente lì, a Courmayeur: un esempio di rapporti e di rispetto reciproco tra le parti veramente raro e di cui la signora Ghezzi si è detta giustamente orgogliosa. L'intesa  raggiunta tra le parti prevede importanti modifiche strutturali ad alcuni istituti quali scatti e ROL che allineano ora il contratto ANEF agli altri contratti di Confindustria rendendolo inoltre innovativo sotto molti punti di vista, sia economici che normativi. La flessibilità oraria del multiperiodale e della distribuzione oraria e la progressione della maturazione dei permessi orari per i nuovi assunti permettono ora una miglior gestione dell'attività produttiva e programmazione aziendale. L'accordo a fronte di queste sensibili modifiche prevede  un aumento salariale a partire da dicembre 2016 di 18€, per arrivare nel 2019 ad un montante salariale pari a 71€. Si segnalano, inoltre, significativi interventi in materia di welfare sia previdenziale che sanitario, infatti a partire da giugno 2016 i lavoratori degli impianti saranno iscritti al fondo di riferimento contrattuale Fontur, già fondo di riferimento per il Turismo. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato Valeria Ghezzi - che  l'impegno di tutti abbia portato alla firma del nuovo contratto degli impianti  a fune, un  risultato importante indice di grande positività per le aziende che consentirà una stabilità fino al 2019 e permetterà  di superare le difficoltà al fine di tutelare un comparto importante come la montagna che dà lavoro a migliaia di persone».

I rapporti con le Istituzioni,
gli impegni della «Carta di Cortina»

Chiuso felicemente il capitolo  contrattuale che apre comunque la prospettiva di tre anni all’insegna della collaborazione e della «pace sindacale», il 13 maggio si è svolta la sessione pubblica dell’assemblea nella megastruttura del Pavillon du Mont Fréty, la stazione intermedia della SkyWay accessoriata con ristoranti, bar e una splendida sala conferenze a oltre 2000 metri di quota che non mancherà di far valere il suo irresistibile appeal per incontri e meeting nazionali e internazionali. Qui Valeria Ghezzi, preceduta dai saluti di Augusto Rollandin (presidente della Val d’Aosta), di Ferruccio Fournier (presidente degli impinatisti valdostani), di Ivette Lavelle (presidente della Funivie Monte Bianco che gestisce la SkyWay), ha svolto la sua relazione e ha introdotto la presentazione e il commento alla ricerca compiuta da Ludovico Mannheimer e commissionata perché , ha detto la Ghezzi, l’«utenza estera incide in maniera rilevante sui nostri fatturati ma noi dobbiamo pensare a risvegliare l’entusiamo dell’utenza di casa nostra cominciando a capire come si rapportano gli italiani con la montagna in generale e con la montagna invernale in particolare». Ma prima  la relazione, con la quale, sostanzialmente, la signora Ghezzi, dopo avere commentato gli esiti di una stagione invernale difficile, ha rivendicato il  lavoro compiuto in due anni per rilanciare l’ANEF e il suo ruolo centrale nel comparto  economico  e nella filiera legati al turismo montano: riorganizzazione interna, maggiore collaborazione e comunicazione tra organismi centrali e periferici; impegno accentuato su tutti i fronti, dai rapporti con le istituzioni (Ministeri dei Trasporti, del Turismo, dell’Ambiente, della Pubblica Istruzione) alle battaglie sui temi caldi di più stringente attualità (il decreto sul fine vita tecnico, lo stralcio del decreto funi dal Decreto Esercizio, la tégola dell’IMU non ancora del tutto rimossa ma ridimensionata con l’aggregazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati»,  il nuovo codice degli appalti con la ricezione delle direttive europee,  l’approccio cauto alla revisione della legge 363 sulla sicurezza sulle piste da sci ). Una parte particolarmente sentita della relazione, la signora Ghezzi l’ha dedicata alla «Carta di Cortina sulla sostenibilità degli sport invernali» firmata in gennaio con il Ministro dell’Ambiente Galletti e il presidente del CONI Malagò «nella quale viene riconosciuto il ruolo necessario e indispensabile degli impiantisti nella gestione dei teatri dove si praticano gli sport invernali; impiantisti che a loro volta si impegnano ad operare nel rispetto assoluto e rigoroso dell’ambiente perché di quello vivono e riconoscono il valore fondamentale della sua tutela». In esecuzione del punto 11 degli impegni assunti dai formatari della Carta di Cortina, l’ANEF ha avviato tre progetti di ricerca in tema di ecosostenibilità, uno dei quali dovrà misurare in particolare l’impatto dell’innevamento tecnico sull’ambiente in collaborazione con i tecnici dell’ENEA e di alcune aziende del settore. Una sottolineatura doverosa è stata data anche al progetto che ha visto ANEF collaborare con la FISI e con il MIUR per portare a sciare il maggior numero possibile di studenti delle Medie, un’iniziativa «che ha portato la Regione Veneto  a programmare una settimana bianca per il prossimo anno scolastico» e promette di far entrare lo sci nelle scuole in maniera finalmente organica e non occasionale.

Gli italiani e la montagna:
non è tutto oro quello che luccica

Quindi è toccato al dottor Ludovico Mannheimer (figlio d’arte…) illustrare i risultati del sondaggio svolto per conto dell’Istituto Eumetra sul tema «Gli Italiani e la montagna» e condotto su una campionatura di 1600 contatti e interviste telefoniche. Dalle slides che riportavano le percentuali di risposta alle diverse domande e dai commenti di Mannheimer sono uscite luci ed ombre sul rapporto degli italiani con la montagna in generale e con la montagna bianca in particolare; ne è uscita un’immagine un po’ impolverata e piena di rughe. È venuto fuori il fatto che il popolo dello sci, la gente già appassionata di montagna come quella che affollava la bellissima sala di quello straordinario impianto dove si svolgeva l’evento, sono un po’ deviati dall’amore e non fanno mente locale, ad esempio, al fatto che l’Italia è un Paese a mollo nelle acque del mare e che la montagna non è per niente in cima ai pensieri di tutti i loro connazionali. Il 37% di loro  non la ama proprio, non ne vuole sapere o perché «fa freddo» o perché è «noiosa»; e se proprio gli italiani dovessere fare una vacanza in montagna, il 51% preferirebbe l’estate e il 49% l’inverno.   Attenzione: questo sondaggio che sembra piovuto da Marte, è suonato come un campanello d’allarme da non sottovalutare:  i mondi del turismo montano e del turismo invernale in particolare non devono sedersi sugli allori perché l’affezione degli italiani alle loro proposte di attrazione non è per niente scontata, se non per quanto riguarda il nucleo forte ma minoritario degli «impallinati», degli amanti da trenta giornate di sci ad inverno e degli appassionati già acquisiti.  Come alle elezioni politiche, il numero degli «indecisi» è molto alto e da quelli dipenderà nel prossimo futuro l’andamento del mercato nazionale. Di questa indagine e dei temi che ha suscitato si è discusso, subito dopo l’esposizione di Mannheimer, nel corso della tavola rotonda condotta dal vicedirettore della Stampa Luca Ubaldeschi e a cui hanno partecipato il presidente dell’ENIT Evelina Christillin, il presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio, il sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard, l’amministraore unico di JFC srl e responsabile di Skipass Panorama Turismo Massimo Ferruzzi,  Domenico D’Ercole della segreteria FILT CIGL Nazionale Dipartimento Trasporto Persone e  Marco Rocca, amministratore delegato della Società Mottolino di Livigno e consigliere ANEF. Sia la Christillin che Iorio hanno insistito sulla necessità di fare sistema e di veicolare una immagine unica della montagna italiana evitando  i particolarismi regionali. Per fare questo  bisognerebbe riformare  il Titolo V della costituzione e compiere lo sforzo di mettersi dalla parte del consumatore per individuare le proposte con le quali  sollecitare di più la sua attenzione. D’Ercole ha sottolineato l’importanza del contratto di lavoro appena firmato con l’ANEF e il contributo fondamentale che la scuola, a suo parere, potrebbe dare per la diffusione della pratica degli sport in montagna. Fabrizia Derriard ha avvertito di non dare per scontato l’amore per la montagna, ha proposto la necessità di dare  nuovi orizzonti alla potenziale utenza  e di  modificare la visione tradizionale della montagna costruita nel tempo da chi già l’apprezza. Marco Rocca si è richiamato all’esito di una domanda del sondaggio da cui , come risposta, era emerso che la percezione dell’importanza degli impianti di risalita non è elevato e ha detto che «noi impiantisti non dobbiamo pensare di essere l’unico traino del movimento». Massimo Ferruzzi si è convinto che «occorre cambiare il nostro racconto e i codici di comunicazione» a fronte di un dato che spiega come ben il 40% della popolazione non ha mai nemmeno pensato d fare una vacanza in montagna. Bisogna lavorare sugli indecisi, attrezzarsi per competere con altri prodotti turistici forti come il mare, le città d’arte, la campagna degli agriturismi considerando poi che gli italiani sono infedeli, spesso preferiscono il «mordi e fuggi», spesso decidono solo all’ultimo momento cosa fare e dove andare. Insomma, una indagine quella di Mannheimer che ha avviato un salutare bagno di umiltà e di riflessioni varie per un movimento e un mondo che non possono permettersi di lasciare per strada una bella fetta di italiani senza prima aver provato in tutti i modi a convincerli ad andare in montagna. Merito del sondaggio «Gli Italiani e la montagna» e merito dell’ANEF che l’ha commissionato. La nuova ANEF di Valeria Ghezzi che vola alta, come la SkyWay di Courmayeur lanciata verso i 3400 metri di Punta Helbronner.

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:53
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In prima linea sul fronte
dell’impegno e dello sviluppo


L’Associazione di categoria degli imprenditori funiviari nata nel 2014 per staccarsi  dall’ANEF e avviare una diversa attività di rappresentanza, rivendica una serie di risultati ottenuti con il proprio lavoro in meno di due anni di vita, dal contributo dato per l’abolizione del «fine vita tecnico» alle proposte per il rifinanziamento di leggi regionali a statuto ordinario. Ma, anche alla luce degli esiti di un altro inverno «da brividi» che ha riproposto le difficoltà a cui sono sottoposti gli esercenti funiviari, sono ancora molti i problemi da affrontare e risolvere per le località di tutte le dimensioni, dalle più grandi alle più piccole.

di Arnaldo Soncelli
Vicepresidente e Segretario Federfuni Italia

Vorrei iniziare questo intervento partendo da una valutazione dell’andamento stagionale invernale della mia regione per poi agganciarmi alle problematiche più rilevanti che investono l’attività impiantistica e di cui Federfuni si è fatta carico nelle sforzo di affrontarle e risolverle. Per la stagione 2015/16 la Lombardia ha vissuto molte luci ma soprattutto molte ombre, con un inizio disastroso che non ha permesso l’entrata in esercizio di molti impianti di risalita sin dal ponte di Sant’Ambrogio, festività che per gli sciatori lombardi ha sempre rappresentato l’apertura della stagione invernale. Un inizio quindi che ha fortemente condizionato l’andamento economico della stagione a cui ha fatto seguito il non esaltante periodo delle festività natalizie. I successivi mesi di gennaio e febbraio sono stati decisamente portatori di «ossigeno», con un mese di marzo accompagnato da nevicate arrivate in buona quantità per affrontare il periodo pasquale (quest’anno fortunatamente «caduto» alla fine del mese di marzo) che ha fatto registrare un buon numero di presenze tali da influire positivamente su bilanci altrimenti tendenti ad un profondo rosso. Alcune stazioni hanno presentato modesti ricavi rispetto alla stagione precedente non certamente buona per molti comprensori sciistici, mentre i bilanci della maggior parte delle stazioni o località lombarde presentano un segno meno anche se limitato, ma pur sempre negativo e questo nonostante i grandi sforzi fatti dagli esercenti per utilizzare al meglio gli impianti d’innevamento programmato, nelle difficoltà rappresentate dalla mancanza di temperature adeguate per consentire una buona produzione di neve. In conclusione, quindi, grandi sforzi umani ed economici da parte delle nostre società con risultati che non sono stati al pari di quanto fatto.


Il ruolo di traino degli
impiantisti e la necessità di politiche di sostegno

Un segnale importante, in ogni caso, sono state le «performances» positive riscontrate nel momento in cui si sono verificate condizioni ottimali sia nell’innevamento che nelle condizioni meteorologiche; altro segnale importante, nel contesto complessivo dell’economia montana, sono i numeri positivi riscontrati dagli esercizi commerciali, dal settore alberghiero e da tutto l’indotto, segno che la vacanza in montagna è ancora estremamente appetibile anche con sciabilità a volte ridotta a pochi percorsi nei «periodi clou» e questo grazie agli sforzi economici da parte delle società esercenti.
Questo porta a far riflettere, con sempre maggiore convinzione, dell’importanza della nostra attività nei confronti dell’intera economia della montagna italiana e quindi della necessità urgente di politiche di sostegno sia per la gestione dell’area sciabile che per la realizzazione di importanti progetti di sviluppo e crescita dell’intero demanio sciabile soprattutto in termini di miglioramento delle infrastrutture necessarie all’innevamento programmato.
La necessità di diminuire i tempi necessari a innevare i comprensori attraverso importanti investimenti nel settore, attraverso la realizzazione di nuovi bacini per l’adduzione dell’acqua, le consequenziali opere di adeguamento delle tubazioni per la distribuzione della stessa e l’acquisto di nuove macchine per la produzione della neve rappresentano un obiettivo della nostra Associazione. A questo deve però essere necessariamente affiancata una importante opera di sostegno alle nostre aziende, soprattutto quelle più piccole e spesso in mano a società pubbliche, con adeguati contributi alla gestione delle piste nel suo complesso quali innevamento, sicurezza, battitura e soccorso. Per arrivare a rendere possibile quanto detto è solo necessario rivolgere lo sguardo verso alcune Regioni come la Toscana o utilizzando gli strumenti previsti nelle leggi regionali di Piemonte o Emilia Romagna.


Le sfide da proporre ai Governi, in sede regionale e nazionale

Tutto ciò sappiamo che rappresenta una sfida importante sia per il Governo regionale che per quello nazionale da cui ci attendiamo una spinta forte verso una sburocratizzazione del settore che rischia di esplodere sotto le maglie di una miriade di condizionamenti normativi, spesso in contrasto con le norme europee o meglio più restrittive delle norme europee che impediscono, pur in presenza di rispetto delle norme di sicurezza un regolare funzionamento e manutenzione dei nostri impianti. Richiediamo quindi una decisa presa di posizione per il rifinanziamento della legge140/166 a favore di interventi di manutenzione straordinaria e aggiornamento tecnologico degli impianti di risalita delle società che operano nelle Regioni a statuto ordinario con una possibile revisione anche degli scopi di tale normativa.
Per quanto riguarda l’Amministrazione regionale, riconosciamo la sensibilità e la volontà di affrontare le tematiche relative alla montagna lombarda oltre a ritenere che debba particolarmente impegnarsi al reperimento delle risorse necessarie al sostegno dell’innevamento programmato e della gestione, nonché una spinta alla realizzazione del «progetto pilota» per la Provincia di Sondrio coordinato tra Regione, Provincia, sistema bancario e tutte le aziende. Un «progetto pilota» che potrebbe dare un senso a un nuovo modello di governance del nostro settore che possa utilizzare le risorse pubbliche, i flussi finanziari del sistema bancario e la professionalità dimostrata dalle aziende impiantistiche per quanto riguarda gli aspetti gestionali. Un progetto che potrebbe poi rappresentare, proprio in quanto pilota, un modello esportabile in tutte le restanti Provincie montane lombarde e non solo.


I risultati  già raggiunti
e i prossimi obiettivi

In questo programma futuro non possiamo dimenticare gli importanti successi raggiunti dalla nostra Associazione sia nel caso dell’abolizione del concetto di vita tecnica degli impianti, con l’approvazione dei due provvedimenti di proroga e la definitiva emanazione del decreto attuativo, provvedimento di cui Federfuni è il vero padre putativo insieme ad una forte rappresentanza parlamentare e governativa che vi hanno creduto e hanno creduto nelle sue importanti ricadute per il settore. Numerosi impianti sarebbero dovuti essere sostituiti e invece oggi si trovano ad affrontare una revisione generale che garantirà loro molti altri anni di ulteriore funzionamento. Ma anche nell’emanazione di un decreto sulle scadenze tecniche che ha visto alcuni articoli modificati, pur nel rispetto delle norme di sicurezza, in modo più favorevole alle nostre aziende; in tutto quanto è stato fatto, e dovrà ancora essere fatto, in termini di IMU sulle strutture funiviarie con il provvedimento cosiddetto sugli «imbullonati» che ha visto Federfuni in prima linea costantemente alla Camera a contestare una norma, prima, ed una Sentenza della Corte di Cassazione che avevano a dir poco dell’assurdo. Debbo anche ricordare che la Lombardia ha avuto una serie di provvedimenti a macchia di leopardo che hanno visto diverse interpretazioni e diverse applicazioni di tale normativa. Oggi grazie al provvedimento preso nell’ultima legge di stabilità e da noi fortemente sostenuto ci troviamo di fronte ad una normativa che dovrebbe finalmente mettere fine ad una serie di controversie legali e di provvedimenti economici che anche essi rischiavano di mettere definitivamente in ginocchio il nostro settore.


Il «capitolo funi» fuori
dal «Decreto Esercizio»

Infine è notizia recente, dello scorso lunedì 9 maggio 2016 (poco dopo il mezzogiorno), dell’approvazione da parte della CFAT di quello che prenderà il nome di «Decreto Funi», ossia l’estrapolazione dal «Decreto esercizio» del capitolo relativo alle funi degli impianti. Con questo ulteriore provvedimento (anch’esso fortemente voluto, discusso e sostenuto da Federfuni Italia) verranno riviste tempistiche e modalità di controllo, riparazione, sostituzione delle funi degli impianti, allineandole alle normative europee, molto meno stringenti di quelle sinora in essere nel nostro Paese seppur sempre nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza dell’esercizio. I benefici che ne deriveranno a favore delle nostre aziende saranno davvero significativi. Ci corre obbligo ringraziare pubblicamente la Direzione del Ministero dei Trasporti per l’enorme sforzo compiuto, come promessoci pochi giorni orsono, nell’anticipare questo provvedimento per consentire alle aziende di compiere le più opportune scelte manutentive prima del periodo estivo. Un ulteriore ed importante passo a sostegno del nostro settore e di tutta la filiera. Siamo quindi fiduciosi che la stagione 2015/16 possa rappresentare il vero anno zero per il nostro settore, sia per le questioni economiche legate al livello e alla quantità di innevamento e che quindi ci  si possa aspettare una serie di annate a noi favorevoli, sia per le questioni delle politiche di sostegno e di chiarezza normativa del nostro settore, ma soprattutto l’anno zero nel campo dei rapporti tra il nostro settore e le Amministrazioni regionali e nazionali, oltre che con quelle locali.


Il nuovo contratto
nazionale con le nostre proposte recepite

Siamo solo dispiaciuti di non aver potuto dare direttamente il nostro contributo a livello nazionale al rinnovo del contratto di lavoro. Eravamo pronti e disponibili. Non siamo stati chiamati e accettati al tavolo della discussione. Abbiamo da poco preso atto dei contenuti dell’accordo siglato che non ci trovano in disaccordo, anzi, abbiamo potuto riscontrare che le parti migliorative del CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzate nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «Documento Colla» del 29 agosto 2013. Abbiamo ora finalmente visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, che ci porta a poter dire la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo! Riteniamo tuttavia che una nostra presenza al tavolo della trattativa, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, datori di lavoro, OO.SS. e maestranza, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo tuttavia ormai abituati ad attendere… ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo fra tre anni! La nostra Associazione assicura comunque sin da ora una presenza costante e qualificante sul territorio in sede di contrattazione aziendale o locale per far si che anche attraverso una politica di condivisione delle opportunità ma anche delle criticità delle nostre stazioni invernali si possa giungere ad accordi di secondo livello con le rappresentanze sindacali che tengano conto delle peculiarità delle diverse realtà; soprattutto della necessità di coniugare il forte senso di responsabilità che gli imprenditori del mondo neve hanno nei confronti delle maestranze e del mantenimento delle unità occupazionali con le necessità delle nostre aziende e della prosecuzione della loro attività nel rispetto dell’intero contesto sociale economico della montagna lombarda ed italiana. Per raggiungere gli obbiettivi sopra elencati riteniamo infine che l’accordo a suo tempo sottoscritto con le OO.SS dalla Sestrieres S.p.A., fortemente innovativo, possa essere un modello da seguire soprattutto per i rapporti economici e la flessibilità in esso contenuta.

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:46
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CONSIGLIERI ANITIF 2016-2018  

PIEMONTE, LIGURIA E VALLE D’AOSTA Claudio Francione, Marco Petrella,
Mauro Joyeusaz, Franco Torretta,
Giulinao Zannotti

LOMBARDIA
Piergiacomo Giuppani, Ferruccio Levi
Giorgio Mazzoni

ALTO ADIGE
Erwin Gasser, Claudio Canessa Parodi,
Sergio Tiezza, Thomas Zuegg

TRENTINO
Andrea Boghetto, Laura Molinari,
Mauro Naletto

VENETO
Giovanni Concato, Mauro Dandrea,
Piero Paccagnella

FRIULI VENEZIA GIULIA
Renato Toros

EMILIA ROMAGNA-TOSCANA-MARCHE
Guiduberto Galloni, Marco Rinaldi

UMBRIA-LAZIO-ABRUZZI-MOLISE
Marco Cordeschi

ALTRE REGIONI
Carlo Ferrentino

PROBIVIRI
Luigi Menardi, Claudio Molinari,
Alessandro Peracchio
A conclusione della relazione del presidente Sergio Tiezza che ha introdotto i lavori dell’Assemblea annuale dell’ A.N.I.T.I.F., sono intervenuti alcuni soci che hanno riportato delle memorie relative a proprie esperienze sul campo. Ha preso la parola per primo l’ing. Renato Toros esponendo alla platea un sunto di quanto già presentato al convegno di Rovereto lo scorso 6 maggio. La brillante relazione si è incentrata sui controlli specifici (già controlli speciali secondo il decreto 1/98) delle funi portanti degli impianti aerei bifuni e trifuni. Mentre in precedenza le modalità di controllo e verifica erano demandate esclusivamente al Direttore d’Esercizio, con il nuovo decreto tali controlli devono essere contemplati dal MUM (manuale di uso e manutenzione). Novità non trascurabile è altresì la necessità di ispezione non solo i punti di flessione sulle estremità delle carrelliere e scarpe di stazione bensì anche dei sostegni di linea. Viene ricordato che la tipologia d’indagine varia dall’esame ai raggi «x» o «γ» all’esame magnetico. In assenza di dispositivi atti a condurre un esame magnetoinduttivo sulle scarpe in linea l’unica alternativa risulta l’esame radiografico con tutto ciò che comporta in termini economici e organizzativi.L’ingegner Toros ha sviluppato e prodotto un detector  «bimbo» extra compatto aperto, in grado di magnetizzare senza problemi tutta la fune.  Grazie alla strumentazione si è dunque in grado di ispezionare l’intera linea comprese le sezioni appoggiate alle scarpe dei sostegni. Le caratteristiche delle nuove scarpe in fibroide non ferromagnetico permettono di vedere la fune come se fosse sospesa nell’aria.

Il processo ancora in corso per «il caso Ciampac»
Dopo il primo intervento si è proceduto alle votazioni dei nuovi consiglieri per il biennio 2016-2018 alle quali è poi seguito il tradizionale coffee break. Conclusa la pausa a bordo piscina, i lavori sono ripresi con l’esposizione dell’ingegner Mauro Naletto che ha illustrato la situazione relativa al processo tuttora in corso in seguito all’incidente avvenuto sulla funivia del Ciampac l’11 ottobre 2012. L’impianto collega Alba alla conca del Ciampac. Alle ore 8 del mattino il capo servizio movimentava la funivia da monte in qualità di macchinista per trasportare in quota degli operai destinati alla manutenzione delle installazioni. L’impianto parte regolarmente da valle ma il micro del respingente resta schiacciato limitando la velocità di corsa. Dopo pochi metri l’impianto si ferma. Senza commentare i successivi provvedimenti in quanto l’inchiesta tecnica è tuttora in corso, l’ingegner Naletto spiega che l’impianto ha ripreso la marcia a velocità regolare andando però ad impattare a velocità di regime nelle due stazioni terminali. Il personale trasportato ha subito lesioni che hanno condotto a prognosi importanti. La stagione estiva si era regolarmente conclusa il 10 settembre senza aver riportato inconvenienti di sorta. Il giorno dell’incidente l’impianto era dunque fuori esercizio. Questa condizione ha fatto sì che la pertinenza del caso non ricadesse al SIF (servizio impianti a fune della Provincia di Trento) bensì all’UOPSAL (ufficio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro). Il competente ufficio, in base alla legge regionale che identifica il Tecnico Responsabile (Direttore d’Esercizio) come Dirigente d’Azienda, ha imputato anche l’ingegner Naletto in base al Testo Unico sulla Sicurezza TUS 81/08. Fin da subito sono stati imputati il vice-presidente (in quanto il Presidente era salito in carica da pochissimo in seguito al decesso del precedente Presidente), l’RSPP, il Tecnico Responsabile ed il Capo Servizio. Dopo diverse vicende giudiziarie, quest’ultimo ha patteggiato e con un’imputazione di 10 mesi ha chiuso la sua vicenda in merito al fatto. I restanti imputati sono tutt’ora in aspettativa di giudizio. Viene ricordato che il fuori esercizio non era stato formalmente autorizzato. È stata sottolineata la necessità di regolamentare nel DVR le modalità di conduzione delle operazioni di trasporto in fuori esercizio.

Il soccorso in linea con l’aiuto di un nuovo dispositivo autofrenante
Ha concluso gli interventi l’ing. Erwin Gasser che ha portato la sua esperienza in merito al soccorso in linea tramite nuovi dispositivi. Nello specifico è stata illustrata la particolarità di un impianto nel quale una campata è interessata da una frana e dal rischio slavine. Non potendo calare a terra i passeggeri in caso di necessità in quanto zona non sicura, si sono dovute studiare soluzioni alternative. La procedura standard suggerirebbe la traslazione laterale lungo la campata, trattasi di un impianto di collegamento in piano, tramite fune di trascinamento e sicurezza. La grande equidistanza dovuta alla portata estiva ridotta richiederebbe corde lunghissime di difficile gestione, sia pratica sia logistica.
Grazie ad un dispositivo auto frenante di nuova concezione il soccorritore ha la possibilità di trasferirsi lungo la linea senza fune di sicurezza ed assistente da terra con un notevole risparmio in termini di tempo e persone necessarie. Con l’applicazione di un motore a scoppio il soccorritore ha la possibilità di muoversi in autonomia anche nei tratti senza pendenza. Il carrello può essere regolato in base al diametro della fune tramite un semplice perno da inserire nella corrispondente sede per l’adattamento. Questa caratteristica ha permesso di ridurre il numero dei dispositivi sui vari impianti e di realizzare una centrale di raccolta che possa conservare il materiale per le operazioni sui diversi impianti della società. Il contenuto peso (7kg per il carrello e 7 kg per il motore) rendono il dispositivo di facile movimentazione e gestione da parte del personale impegnato nelle operazioni di calata.


La relazione del presidente uscente ing Sergio Tiezza

Gentili ospiti, cari soci e amici, quest’anno per il nostro annuale incontro abbiamo scelto il cuore della Toscana, rincorrendo, come è ormai tradizione, più il piacere della gola che quello dell’ingegno funiviario. Siamo ospiti della Val d’Orcia, patrimonio mondiale dell’umanità dal 2004, terra dei grandi sapori, dei vini più famosi al mondo, del leggendario olio, del tartufo e dei grandi formaggi. Sono sicuro che la scelta, alla fine, sarà di Vostro gradimento.
Vi ricordo che l’ordine del giorno prevede fra l’altro, le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo biennio. Al fine di rendere più interessante il nostro incontro, abbiamo poi pensato di introdurre una nuova modalità di svolgimento dell’assemblea: dopo la lettura della mia relazione, alcuni nostri soci presenteranno delle brevi memorie su temi di attualità funiviaria a cui potranno seguire eventuali discussioni tra i presenti. Ai colleghi che hanno risposto a questo nostro invito vanno il mio personale ringraziamento e quello dell’Associazione.

Un anno di attività intensa e di  serie questioni affrontate
Come consuetudine, la mia relazione si basa sul resoconto dell’attività svolta nell’ultimo anno, importante per far sì che i soci possano valutare l’operato dell’Associazione e soprattutto dare indirizzi per il lavoro futuro. Per far conoscere poi le nostre attività a tutti gli addetti del comparto impianti a fune, come sempre, approfittiamo della stampa specializzata, che saluto cordialmente e ringrazio per la puntuale e professionale pubblicazione delle notizie del mondo funiviario.  Il nostro operato è stato come sempre condiviso dal consiglio direttivo, che nel corso dell’ultimo anno si è riunito 2 volte.
Anche quest’anno il maggior impegno per l’associazione è stata la partecipazione al gruppo di lavoro per la redazione del nuovo D.M. sull’esercizio. L’incarico iniziato nel 2007 era quello di redigere le norme che regolamentano l’esercizio degli impianti a fune costruiti dopo il 2005 e rispondenti ai requisiti essenziali della Direttiva europea 2000/9/CE ed, inoltre, di riordinare le norme già esistenti per gli impianti costruiti antecedentemente all’entrata in vigore della Direttiva 2000/9/CE.
Nel corso dei lavori, per ogni singolo argomento, sono state confrontate le norme italiane con quelle europee, cercando di adottare prevalentemente le seconde, integrandole e/o modificandole, per quanto possibile, con le nostre norme nazionali che nel corso degli anni, grazie all’esperienza ed alla professionalità acquisita nel settore, hanno dimostrato di garantire un elevato grado di sicurezza. Ovviamente, per qualche argomento, dove le norme esistenti non erano facilmente applicabili o dove le esperienze hanno dettato la necessità di apportare delle modifiche, sono state scritte prescrizioni «ex novo». In pratica il nuovo decreto è lo stato dell’arte della pregressa normativa italiana rinnovata per l’applicazione delle norme EN su tutti gli impianti esistenti. Sintetizzo le modifiche rilevanti introdotte dal nuovo testo:

>    Nel capitolo 1, «Oggetto e scopo delle norme», si specifica che il decreto si applica a tutti i tipi di funivie bifune (a va e vieni, 2S, 3S, Funifor), alle funicolari con ruote sia in gomma che metalliche, alle cabinovie (automatiche, fisse e a pulsè), alle seggiovie, alle sciovie e manovie e alle slittinovie. Sono esclusi gli ascensori, anche quelli inclinati, perché coordinati dal D.D. n° 101 del 9/3/2015. Vengono introdotte nuove definizioni, tra cui «l’esercizio automatico» per le funicolari (tipo people mover), il «servizio pubblico», «l’esercizio» e il «fuori esercizio», questo ci permette fra l’altro di inquadrare meglio il trasporto di lavoratori (dipendenti di altre ditte o di rifugi).

>    Nel capitolo 2, sono riassunti i compiti del «Personale». Viene sostanzialmente mantenuto quanto già previsto dalle norme italiane o delle Province e Regioni Autonome, infatti sono confermate le figure del Direttore di esercizio, del Capo servizio, del Macchinista e degli Agenti, sia di vettura che di stazione, compresi anche quelli presenti in un luogo remoto (ad esempio presso un punto di controllo di una azienda del TPL). Per il personale operativo si introduce l'obbligo del sostituto e si permette l'utilizzo di un singolo agente per stazione nel caso di sciovie parallele. Si descrivono i compiti del Capo servizio prima indicati solo in maniera frammentaria, in particolare si demandano a questa figura le decisioni in caso di condizioni meteo avverse o, nel caso degli impianti sotto valanga, si indica di correlarsi con il responsabile dei piani di disgaggio e chiusura temporanea degli impianti come «P.I.S.T.E./P.I.D.A.V.». Vengono responsabilizzati gli agenti di vettura chiedendo esplicitamente di controllare l'avvenuto rallentamento in zona dazio e il corretto passaggio sui sostegni in caso di condizioni meteo avverse.

>    Il capitolo 3 «Modalità di esercizio», raccoglie gli aspetti particolari di esercizio che si sono manifestati negli anni, le indicazioni delle circolari emanate dal Ministero nei trascorsi decenni e le ultime innovazioni quali la telesorveglianza, il trasporto delle persone diversamente abili, l’utilizzo dello snow board e altri attrezzi non tradizionali, nonché aspetti di esercizio in condizioni eccezionali. Per servizio in condizioni eccezionali si intende quello legato a risolvere condizioni di emergenza, (es. forte vento o incendio) e quello che si effettua con l’impianto non correttamente predisposto in tutte le sue parti, quindi parzializzato e penalizzato in velocità. In questo caso la norma imponeva la chiusura dell’impianto, previo recupero dei viaggiatori presenti in linea. In certe situazioni però, questa modalità può compromettere lo svuotamento dei comprensori ed il rientro degli sciatori nelle vallate di partenza, rendendo molto spesso difficoltosa la gestione dell'ordine pubblico. Il nuovo testo concede il proseguo del servizio fino alla risoluzione dello stato di emergenza e, se necessario, anche modificando temporaneamente i parametri come ad esempio le velocità di penalizzazione. In questo caso il Capo servizio, accordandosi con il Direttore di esercizio, deve individuare delle adeguate misure di compensazione atte a garantire l’incolumità dei passeggeri, del personale e dell’impianto (ad esempio presidio diretto da parte del personale su punti della linea o su organi meccanici). Ritengo questo nuova disposizione del decreto molto importante perché vengono finalmente normate situazioni che in passato il personale doveva comunque affrontare e risolvere.
Altre novità di questo capitolo sono:
• la possibilità del trasporto sulla stessa seggiola di sciatori con o senza gli sci ai piedi, questo per tener conto di chi usa gli snow board o altri mezzi simili;
• l’introduzione per il trasporto dei bambini della figura dell’accompagnatore per i minori di 8 anni;
• la possibilità di rallentare l’impianto quando si è raggiunto il vento massimo, come previsto per gli impianti CE, evitando così l’arresto dell’impianto;
• la concessione nelle funivie e nelle funicolari già esistenti di svolgere l'esercizio senza agente in vettura, se si rispettano alcuni requisiti tecnici;
• la richiesta all'esercente di disporre di un collegamento diretto giornaliero con i servizio niveo/meteo per recepire in tempo gli allarmi di allerta e predisporre i relativi provvedimenti;
• la possibilità di realizzare un unico punto di raccolta delle attrezzature per il soccorso in linea , la cui consistenza è legata all'impianto più gravoso da gestire;
• l'esercizio con parti di impianto non presidiate (ad esempio la stazione di monte di una piccola funivia bifune) l'esercizio automatico (per le funicolari del tipo "People Mover") e la corsa in telecomando, tipicamente per la prima corsa del mattino;
• il divieto di fumare sia in linea che nelle stazioni, l'obbligo di disattivare le protezioni antivalanga tipo "air bag" e l'obbligo per chi usa lo snow board ti tenere il piede posteriore libero, oltre alle consuete disposizioni per i viaggiatori;
• la regolamentazione della pubblicità sugli impianti;
• infine, sono state recepite anche situazioni specifiche precedentemente normate da circolari ministeriali, voti Com.F.A.T. o raccomandazioni dell'O.I.T.A.F. come il trasporto di biciclette e bob, lo sci d’erba, l'uso degli snow board e  l’utilizzo degli impianti da parte dei disabili sportivi;

>    Il capitolo 4, elenca «I documenti per l’esercizio» disponibili per ciascun impianto.  Sono stati rivisti, con il nostro contributo, i contenuti dei verbali di ispezione annuale e dei controlli mensili/giornalieri, non sono più previsti controlli settimanali.
La verifica periodica della resistenza elettrica di terra viene fatta secondo il DPR 462/2001, che prevede la periodicità di 2 anni solo per gli ambienti a maggior rischio.
Come richiesto dalla normativa europea, si introduce l'utilizzo del «Registro di controllo e manutenzione». E’ un documento fondamentale per il prolungamento della vita tecnica e per le revisioni generali. Infatti, su di esso si devono annotare tutti i lavori di manutenzione svolti sull’impianto e i controlli previsti dal manuale di uso e manutenzione, con sigla dell'esecutore e visto del Capo servizio e, in pratica, costituisce la memoria tecnica dell'impianto. Un apposito gruppo di lavoro dell’ANITIF sta predisponendo un modello digitale utile per la redazione di questo documento, per ogni tipologia d’impianto.
>    Il capitolo 5, tratta gli «Attraversamenti e parallelismi». In particolare, per gli attraversamenti con condotte di acqua e gas, partendo da quanto indicato dal D.M.137/2014 (in vigore per le ferrovie e con un richiamo generico agli impianti a fune) si è cercato di chiarire in dettaglio quale parte sia da applicare alle funicolari e alle sciovie, dove esiste una via di corsa sul terreno e quindi un maggiore pericolo di erosione del rilevato e quale invece agli impianti aerei. Per gli attraversamenti di seggiovie, cabinovie e funivie bifune, con le tubazioni per l’innevamento artificiale, si prevedono soluzioni di pari sicurezza equivalente, al fine di evitare scalzamenti delle fondazioni dei sostegni in caso di rotture. Per gli impianti esistenti, gli adeguamenti sono previsti alla prima revisione generale utile.

>    Nel capitolo 6 si specificano «Le procedure per l’effettuazione delle verifiche e prove funzionali» per la visita di ricognizione di nuovo impianto, le procedure in caso di revisione generale/speciale, di prolungamento della vita tecnica e di varianti di impianti esistenti. Si precisa che per la direzione lavori è richiesta l'abilitazione alla professione di ingegnere.

>    Per il capitolo 7, «Manutenzione, ispezioni e controlli in esercizio», si è utilizzato quanto previsto della EN 1709, integrandolo, ove carente, con quanto previsto dalle nostre normative di esercizio.  Si ribadisce l’importanza del manuale di uso e manutenzione, redatto dalla ditta costruttrice e modificabile dal Direttore di esercizio con l'assistenza di un esperto di 3° livello d'intesa con il costruttore originale o, nel caso non più esistente, sentendo comunque una ditta specializzata nel settore. Come già applicato nella Provincia Autonoma di Bolzano per gli impianti con esercizio bi-stagionale, si ritiene sufficiente che si effettuino le prove a carico una volta all'anno.

> Nel capitolo 8, «Visite e prove periodiche dell’Autorità di sorveglianza», viene richiesta la presenza dell'autorità di sorveglianza alle prove annuali dopo il primo anno di esercizio. Successivamente si propone una periodicità triennale per tutte le tipologie di impianto, ad esclusione delle sciovie, dove la presenza dell’Autorità è richiesta ogni 5 anni.

>    Il capitolo 9, che riguarda «Le funi», introduce le novità delle norme europee, pur mantenendo alcune peculiarità italiane più importanti, ovvero il controllo non distruttivo strumentale delle funi mediante EMI e altri controlli speciali sulle portanti. In conseguenza:
• cambia la frequenza degli scorrimenti delle funi portanti;
• si permettono cinque impalmature con qualunque età della fune invece delle precedenti due, se la fune aveva più di 14 anni;
• è possibile riutilizzare la fune su un altro impianto se ha meno di 10 anni;
• si offrono maggiori possibilità di riparazione, ad esempio si può impalmare un trefolo;
• a vita tecnica delle tenditrici di sciovia e di seggiovia passa rispettivamente da 5 e 10 anni a 12;
• sono ammessi gli attacchi a testa fusa in resina.
Per permettere di risolvere delle situazioni in scadenza, che avrebbero richiesto la sostituzione delle funi, questo capitolo è stato per il momento stralciato ed è diventato un decreto dedicato, che dovrebbe entrare in vigore a breve. Per poterne usufruire, l’esercente deve preventivamente adeguare il piano dei controlli e il manuale di uso e manutenzione. Comunque, quest’ultima operazione è d’obbligo per tutti gli impianti entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto.

>    Il capitolo 10 tratta «Le riparazioni e sostituzioni che non costituiscono variante costruttiva».
In caso di sostituzione di componenti dell’impianto, diversi da quelli originali ma equivalenti sotto il profilo tecnico-funzionale, si prevede una procedura semplificata, che esclude una formale approvazione. Per la sostituzione di componenti degli impianti «ante CE» si chiarisce che la normativa di riferimento è quella in vigore alla data di emanazione del D. Lgs. 210/03, mentre è possibile installare anche componenti certificati verificando l'interfacciamento e i limiti di impiego. Si ammettono inoltre delle regolazioni e degli interventi sia permanenti che temporanei all’impianto, la cui valutazione dell'importanza è demandata al Direttore di esercizio. Gli interventi permanenti sono finalizzati ad evitare arresti intempestivi dell'impianto, mentre gli interventi temporanei devono permettere di concludere il servizio giornaliero, adottando però misure compensative e comunque durare il tempo tecnico strettamente necessario alla riparazione. Le modifiche temporanee ai valori delle penalizzazioni di velocità sono ammesse solo se ricorrono le condizioni eccezionali definite al capitolo 3, di cui ho già detto in precedenza.
E' ammessa la tele-assistenza da parte delle ditte costruttrici degli impianti elettrici, con il consenso tramite una chiave hardware inserita all’interno dell’armadio sicurezze.

>    Nel capitolo 11, intitolato «Ulteriori indicazioni in merito a revisioni periodiche, vita tecnica e varianti costruttive», sono state inserite solo le integrazioni e i chiarimenti necessari per rendere applicabile il D.M. 203/2015, già in vigore, che sostituisce il vecchio D.M. 23/85 abrogato. Il capitolo è suddiviso in due paragrafi, il primo relativo agli impianti “ante CE” che per le revisioni seguivano in pratica il vecchio D.M., il secondo per quelli costruiti secondo la direttiva 2000/9/CE, quindi certificati da un organismo notificato e dotati di specifico piano di manutenzione.

>    Il capitolo 12, «Norme procedurali per revisioni periodiche, vita tecnica e varianti costruttive», ricalca il contenuto del recente D.D. n° 1/2016 di cui si propone l'abrogazione, questo per poter riassumere in un testo unico la normativa di settore. Si specificano quindi le procedure da seguire quando si deve affrontare una revisione generale, un’ispezione speciale o una variante costruttiva.  Per il prolungamento di vita tecnica, il programma revisionale deve essere presentato sia all'Autorità di vigilanza sia alla Regione o all’ente locale competente, entro la data in cui deve essere effettuata la revisione generale. È ancora possibile utilizzare gli anni di proroga secondo la procedura richiesta dal D.D. 17 aprile 2012. Gli Esercenti che non intendono procedere alla sostituzione dell’impianto, devono effettuare la revisione generale per il prolungamento di vita tecnica, presentando opportuna domanda entro la prima scadenza di proroga annuale.

>    Il capitolo 13 tratta le «Norme transitorie».
Si prevede un termine di 24 mesi, per adeguare la documentazione degli impianti esistenti alle norme del decreto. Sostanzialmente sono da rifare il regolamento di esercizio, i verbali di ispezione annuale e il registro di controllo e manutenzione. Sempre entro il termine di 24 mesi, ci si deve adeguare alle scadenze revisionali, salvo che non scada prima una revisione, pena la revoca del Nulla Osta Tecnico. Sono sostanzialmente da rifare il Manuale di uso e manutenzione e il piano dei controlli, che devono tenere conto delle nuove periodicità. Sono stati introdotti due casi particolari, legati al cambiamento di periodicità voluta dalla nuova normativa, in modo da evitare di sottoporre a revisione generale del 20° anno una seggiovia che ha già fatto la prima revisione al 15 ° anno o di sottoporre a revisione generale del 15° anno una sciovia che ha già fatto la prima revisione al 10 ° anno. Viene ribadito che le modifiche al piano dei controlli le possono fare i Direttori di esercizio con l'assistenza di un 3° livello d'intesa con il costruttore originario, se esistente o sentendo un costruttore  specializzato in caso contrario.

Tempi da definire e «scogli» da superare prima di arrivare all’approvazione
È difficile fare una previsione di quando entrerà in vigore il nuovo decreto esercizio. Il testo è stato presentato per la prima volta in commissione FAT a febbraio, che ne ha rimandato l’approvazione e nelle riunioni successive si è parlato solo di funi. Sono previste a breve delle riunioni fra il gruppo di lavoro e il personale della Direzione generale della Divisione 4 del Ministero dove è prevista la rilettura completa del testo. Nostro compito è «far digerire» alla commissione soprattutto le novità da noi volute. Non sarà facile viste le premesse. Durante la prima seduta, infatti, qualche punto del testo ha provocato accese discussioni e anche prese di posizione poco edificanti proprio nei confronti della nostra categoria. In particolare nel capitolo 6 si propone, contrariamente a quanto previsto nell'analogo articolo del D.D. n° 1 del 7/01/2016, l'eliminazione dell'obbligo da parte dell'Autorità di sorveglianza di controllare direttamente le prescrizioni di tipo A, prima del rilascio del nulla osta, accettando temporaneamente una dichiarazione autografa del Direttore di esercizio. Una procedura utilizzata da tempo nelle Provincie e Regioni Autonome e consigliata per sopperire alla carenza di organico degli USTIF. Alcuni rappresentanti degli Uffici periferici e della sede centrale si sono invece dichiarati contrari, anche a costo di ritardare l’inizio esercizio dell’impianto, sostenendo in pratica che non c’è da fidarsi di una dichiarazione del Direttore di esercizio.
Il nostro consiglio, informato del fatto, ha dato incaricato di inviare una lettera alla Direzione Generale della divisione 6, esponendo il nostro disappunto per quanto accaduto. In sintesi, nella lettera abbiamo cercato di evidenziare le peculiarità del Direttore di esercizio, una figura professionale che ha dimostrato, ad una apposita commissione d’esame del Ministero, di essere un esperto nel settore funiviario, quindi capace di sovrintendere operazioni tecnicamente complesse previste dalla normativa e sicuramente in grado di sopperire, se necessario, alle continue riduzioni di organico delle Autorità di sorveglianza. Il fatto che normalmente tale figura opera per diverse società esercenti ed in costante contatto con più Capi Servizio, le permette di conoscere profondamente molte realtà funiviarie differenti fra loro.  La conoscenza delle specifiche problematiche e lo scambio di varie esperienze di esercizio è senza dubbio uno strumento utile per tutti, ivi comprese le Autorità di sorveglianza.

Le funzioni del Direttore di Esercizio e alcune definizioni fondamentali
Nella lettera ho fatto notare che il Direttore di esercizio è chiamato in causa da quasi tutti gli articoli del nuovo Decreto Esercizio. In effetti, se togliamo le ordinarie operazioni di esercizio e di manutenzione, dove la responsabilità è affidata al personale operativo, non c’è azione che non richieda il suo intervento o perlomeno il suo assenso. Ciò significa che, per la normativa italiana, il Direttore di esercizio è imprescindibile per la sicurezza e l’affidabilità degli impianti e garanzia per le altre figure che gravitano attorno al mondo funiviario, in primis le Autorità di sorveglianza. Nell’esprimere l’amarezza per la scarsa considerazione e la mancanza di fiducia verso la nostra categoria, palesata in occasione della citata riunione della commissione FAT, abbiamo comunque invitato gli USTIF ad utilizzare, se necessario, gli strumenti legislativi in loro possesso, allontanando eventuali nostri colleghi che abbiano dimostrato di non essere all’altezza dei loro compiti. Generalizzare come è stato fatto al cospetto dell’illustre commissione va solo a discredito di tutto l’ambiente funiviario. Ringrazio il Direttore Generale ing. Di Giambattista per l’immediata e gratificante risposta con cui ribadisce la stima, la fiducia e l’apprezzamento per il ruolo da noi svolto nell’esercizio funiviario Un altro argomento, per noi molto importante, trattato dall’emanando Decreto esercizio, è la definizione di impianto in «pubblico servizio», in «esercizio» e in «fuori esercizio», importante perché legato ai limiti temporali della nostra responsabilità, oltre a quella delle Autorità di sorveglianza.  Nel decreto si è provato a fare chiarezza, però a mio avviso rimangono molti dubbi: siamo sempre noi responsabili della sicurezza dell’impianto e di chi lo usa o ci sono momenti nell’arco dell’anno in cui subentrano altre figure professionali, come quelle definite D.lgs. 81/2008, cioè l’RSPP, il preposto e il datore del lavoro? In consiglio si è deciso di creare un apposito gruppo per provare a dare una risposta a questo quesito, analizzando tutti i possibili casi che si possono verificare durante la vita di un impianto. Per esempio, con un impianto normalmente adibito a trasporto pubblico si può fare trasporto privato? Se la risposta è sì, come credo, quand’è che il trasporto diventa privato? E se si fa trasporto privato chi sono i responsabili? L’obbiettivo del gruppo è predisporre un documento che riassuma tutti i possibili momenti di vita dell’impianto, collegandoli ai relativi responsabili che devono poi stabilire le modalità di utilizzo dello stesso.   Si cercherà in seguito di far esaminare ed avallare tale documento da un ente giuridicamente riconosciuto. Il servizio privato, effettuato con impianti espressamente costruiti per questo particolare tipo di esercizio, non è stato trattato nel nuovo Decreto esercizio, nonostante l’esplicita richiesta dalla nostra Associazione. Dato che in Italia ci sono alcune centinaia di impianti che trasportano persone in esercizio privato e molti proprietari auspicano da tempo che il settore sia finalmente regolamentato, è nostra intenzione continuare a sollecitare il Ministero al fine di colmare questa lacuna, come già avviene nei territori della Provincia Autonoma di Bolzano e della Regione Valle d’Aosta.

Il ricordo di due amici scomparsi e la richiesta…di potersi dimettere

Oltre a quanto scritto l’ANITIF:
• ha attivamente partecipato alle riunioni periodiche delle Autorità di Sorveglianza. I verbali delle riunioni, dopo la loro approvazione, vengono regolarmente pubblicati nell’area riservata ai soci del nostro sito internet www.anitif.org. Noterete che alcuni argomenti sono stati sollecitati da noi. A questo proposito, rinnovo l’invito a segnalare eventuali temi da proporre nelle prossime riunioni. 
• Come già detto, abbiamo assistito alle riunioni della ricostituita commissione FAT. Assistito perché i rappresentanti delle associazioni di categoria sono stati ammessi in questa commissione, solo come osservatori. Quindi con poche possibilità di incidere.
Prima di concludere, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno sono purtroppo scomparsi i colleghi ed amici Roberto Valduga e Claudio Tait. Molti di voi ricorderanno sicuramente l’amico Roberto che, accompagnato sempre dalla sua contagiosa simpatia, ha partecipato ad alcune delle nostre ultime assemblee. Alla memoria dei colleghi un sincero ringraziamento per quanto hanno fatto per il nostro settore, li ricorderemo con grande affetto e stima. Rinnovo alle loro Famiglie, le mie condoglianze e di tutti gli associati dell’ANITIF.
Mi preme ricordare che anche questa volta, per la scelta della location assembleare e soprattutto per la cena di questa sera, ci siamo affidati alla competenza ed esperienza del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ovviamente ringrazio. Ormai da tempo hanno dimostrato di essere garanzia assoluta.
Come ho già annunciato al consiglio nel novembre 2014, in occasione della mia ultima elezione alla Presidenza, sarebbe mia intenzione concludere l’incarico con questo ultimo mandato. Ho ricoperto la massima carica dell’associazione per 8 anni e ritengo opportuno e fisiologico per un giusto progredire che subentrino alla direzione dell’ANITIF nuove forze. Non vi nascondo che sono stati per me 8 anni molto importanti, sia dal punto di vista umano, perché ho potuto avvicinarmi e conoscere persone meravigliose, sia dal punto di vista professionale, per essere stato spesso in contatto con il vertice della cultura funiviaria e non solo.  Ringrazio ovviamente chi mi ha aiutato in questo, fin dall’inizio del mio primo mandato, il pasPresident Rinaldi, il primo segretario Molinari e l’attuale segretario Boghetto, che avrà il compito non semplice di traghettatore. Ringrazio soprattutto i Consiglieri, perché vederli sempre presenti ed interessati alle riunioni, mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione.
Ringrazio tutti i presenti per l’attenzione e auguro un buon proseguo dei lavori assembleari e una buona permanenza in Val d’Orcia.