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Tag: Associazioni

Created: Martedì, 29 Maggio 2018 04:03
Hits: 155
Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita
 

Dopo dieci anni di mandato, l’ingegner Sergio Tiezza lascia la presidenza dell’Associazione che raccoglie 121 professionisti impegnati nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri operatori professionali. La «staffetta» con un Consiglio Direttivo che in autunno eleggerà il nuovo presidente è avvenuta durante l’assemblea elettiva svoltasi il 25 maggio a Riva del Garda in quel clima tradizionalmente amichevole che ha sempre contraddistinto la vita associativa

Tutto come annunciato, tutto come previsto. Tutto liscio come l’olio o meglio come le acque del Lago di Garda che il 25 maggio scorso hanno fatto da sfondo all’assemblea elettiva dell’A.N.I.T.I.F.,

Il nuovo Consiglio Direttivo
dell’Associazione

Ecco i nomi dei Consiglieri ANITIF eletti nell’assemblea di Riva del Garda del 25 maggio 2018
Zona Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (5 consiglieri)
Claudio Francione, Paolo Degioanni, Mauro Joyeusaz,
Franco Torretta, Giuliano Zannotti
Zona Lombardia (3 consiglieri)
Piergiacomo Giuppani, Ferruccio Levi, Giorgio Mazzoni
Zona Alto Adige (4 consiglieri)
Erwin Gasser, Claudio Caressa Parodi, Sergio Tiezza, Martin Oberhuber
Zona Trentino (3 consiglieri)
Andrea Boghetto, Laura Molinari, Mauro Naletto
Zona Veneto (3 consiglieri)
Giovanni Concato, Mauro D’Andrea, Piero Paccagnella
Zona Friuli Venezia Giulia (1 consigliere)
Renato Toros
Zona Emilia Romagna/Toscana/Marche (2 consiglieri)
Guidoberto Galloni, Marco Rinaldi
Zona Umbria/Lazio/Abruzzo/Molise (2 consiglieri)
Marco Cordeschi, Gianni Sciurpi
Zona altre regioni (1 consigliere) Carlo Ferrentino

PROBIVIRI
Giorgio Gasperotti, Claudio Molinari, Luciano Vieno

l’associazione che raccoglie i direttori di esercizio e i tecnici professionali del mondo impiantistico. Erano annunciate l’ultima relazione ufficiale del presidente uscente, ingegner Sergio Tiezza, e una modifica dello statuto associativo; era prevista una partecipazione qualificata che infatti si è concretizzata con la presenza di 72 dei 121 aventi diritto di voto con 18 deleghe; e tutto, in un ambiente bellissimo e accogliente come l’Hotel du Parc e du Lac di Riva del Garda, non poteva che filare liscio in quel clima di amicizia e di comune passione per il proprio lavoro che ha sempre contraddistinto la vita dell’associazione. Il primo atto dell’Assemblea di Riva del Garda è stato il procedimento per la modifica dello Statuto che prolunga il mandato delle cariche direttive da due a tre anni ed aumenta di un’unità (da 23 a 24 elementi) la composizione del Consiglio Direttivo per consentire maggiore rappresentanza alle regioni appenniniche. Alla presenza e con la legittimazione formale del notaio dottor Avella di Arco, il nuovo statuto è stato approvato all’unanimità, è entrato in vigore ed ha già assolto ad una delle sue finalità accogliendo nel Consiglio Direttivo l’ingegner Gianni Sciurpi, il nuovo «24° uomo» in rappresentanza delle regioni del Centro Italia. È dunque toccato al presidente uscente Sergio Tiezza leggere la sua relazione, quella che pubblichiamo integralmente in queste pagine, l’ultima a conclusione del quinto mandato e di dieci anni alla guida dell’associazione che ha contribuito a far crescere in autorevolezza e prestigio nel mondo dell’impiantistica. L’ingegner Tiezza, 67 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, è stato assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner ed è attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente nel 2008. Già a Bagno Vignoni nel 2016 aveva espresso la volontà di lasciare («Se possibile vorrei lasciare l’incarico – aveva detto a pM due anni fa – Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale») ma l’avevano amichevolmente «inchiodato» alla poltrona per un altro mandato che lui, come sempre, ha onorato con dedizione e impegno nel consolidare il ruolo-cardine dell’Associazione nella definizione e nella soluzione dei problemi legati alla gestione degli impianti di risalita. Un filo di emozione, ringraziamenti, applausi. L’ingegner Tiezza non vuole sfilarsi  del tutto dall’impegno nell’Associazione in cui è attivo da decenni e si è dichiarato  disponibile a mantenere il suo posto nel Consiglio ma nello stesso tempo ha voluto agevolare il ricambio al vertice come era giusto e fisiologico fare: «resto con voi ma adesso è veramente ora di cambiare il presidente», questo il suo messaggio all’assemblea che subito dopo aver finito di applaudire l’uomo che ha guidato l’Associazione per dieci anni ha approvato (sempre all’unanimità) il bilancio associativo con le nuove quote dal valore invariato per il prossimo anno. Le elezioni a scrutinio segreto per il rinnovo del Consiglio Direttivo hanno condotto alla formazione che vedete in questa pagina con la novità già citata dell’Ingegner Sciurpi come «uomo in più», l’ingresso dell’ingegnere piemontese Paolo Degioanni in sostituzione dell’ingegner Marco Petrella e dell'ing. Martin Oberhuber al posto dell'ing. Thomas Zuegg.  Il nuovo Consiglio si riunirà in autunno in una data ancora da stabilire per procedere alla nomina del nuovo presidente. La giornata del 25 maggio si è chiusa (prima della tradizionale cena) con l’illustrazione del lavoro che l’ A.N.I.T.I.F ha compiuto sul Registro di Controllo e Manutenzione Impianti con una digitalizzazione che consentirà una fruizione e una gestione della materia  più agevole da parte degli addetti ai lavori. Si è incaricato di presentare la novità l’ingegner Andrea Boghetto, in A.N.I.T.I.F dal 1992, in Consiglio dal 2012, segretario dell’Associazione dal 2012.

La relazione del presidente

Pubblichiamo integralmente la relazione ufficiale che l’ingegner Sergio Tiezza ha svolto il 25 maggio a Riva del Garda durante l’assemblea dell’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune concludendo il suo quinto mandato di presidente e il suo decennale impegno alla guida dell’organismo che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri operatori professionali.  A conclusione dell’articolato intervento con cui ha voluto illustrare dettagliatamente  tutte le ultime iniziative dell’associzione nelle diverse e complesse problematiche che investono la gestione degli impianti, l’ingegner Tiezza ha voluto rivendicare con orgoglio il ruolo cruciale svolto dall’associazione nel mondo impiantistico e il credito di affidabilità e competenza acquisito negli anni. «Siamo partiti con il timore di poter essere cancellati dall’incombere delle normative europee, perché la nostra categoria non era prevista dal resto d’Europa – ha detto Tiezza congedandosi - e siamo arrivati ad essere membri del consiglio direttivo dell’OITAF, la massima organizzazione internazionale»

Gentili ospiti, cari soci e amici.
Quest’anno la scelta della sede per il nostro annuale incontro è stata dettata dalla necessità di abbinare anche l’assemblea straordinaria per l’approvazione del nuovo statuto associativo. Era necessario rimanere all’interno della giurisdizione del nostro Notaio e quindi abbiamo optato per Riva del Garda. Come tradizione, per la scelta della location assembleare e della cena di questa sera, ci siamo affidati alla bravura del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ringrazio.
Ricordo che l’ordine del giorno prevede fra l’altro anche le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo biennio. Inoltre, dopo la lettura della mia relazione, vi sarà la presentazione del nuovo Registro di controllo e manutenzione. Come consuetudine, inizio con una sintesi del lavoro svolto dall’Associazione nell’ultimo anno. Colgo l’occasione per ringraziare la stampa specializzata che, pubblicando la mia relazione, dà la possibilità di far conoscere agli addetti ai lavori, in particolare a tutti gli associati, la nostra attività. Come sapete, le proposte sui lavori da seguire nascono all’interno del nostro consiglio direttivo che nel corso dell’anno si è riunito due volte nella nostra ormai abituale sede di Verona. Ringrazio i consiglieri per l’assiduità nel partecipare alle sedute, affrontando pesanti trasferte. Uno dei maggiori impegni di quest’anno è stato la partecipazione al gruppo di lavoro organizzato dal Ministero per la revisione del nuovo D.M. 337, meglio conosciuto come «Decreto Infrastrutture». Il lavoro, non ancora terminato, consiste nel riscrivere il decreto stesso, in vigore dal 2012, inserendo le varie osservazioni pervenute in particolare dai costruttori e tenendo ovviamente conto delle intervenute modifiche delle CEN. In aggiunta, sono stati inseriti nuovi capitoli che trattano argomenti non ancora considerati dalle EN, come il «Riposizionamento degli impianti» e gli «Attraversamenti».  Seguendo quanto indicato dai soci in occasione dell’ultima assemblea, oltre al sottoscritto, hanno attivamente partecipato ai lavori i consiglieri Ferruccio Levi per la riscrittura dei «Criteri di calcolo delle opere civili» e Claudio Canessa che ha collaborato con l’ing. Laura Tommasi dell’INAIL, per la revisione del capitolo relativo alle «Disposizioni progettuali specifiche da adottare per l’infrastruttura per la sicurezza del personale».

Il «Decreto Infrastrutture» da perfezionare sul fronte dell’antinfortunistica
Da tempo abbiamo richiamato l’attenzione degli associati, degli esercenti, dei costruttori e delle Autorità di sorveglianza, sulla incompatibilità di alcune procedure ricorrenti nel settore funiviario con determinate norme e principi riportati dal Testo Unico sulla sicurezza, in particolare nelle regolazioni e nei controlli periodici. Sto parlando di procedure come l’accesso alla testata dei sostegni per il controllo di allineamento delle rulliere o per la ricerca di un guasto latente sul circuito di linea, della corsa di prova di funivie bifune sul terrazzino del carrello, del controllo del corretto accoppiamento della morsa sulla fune, dell’ingrassaggio della fune portante sulle scarpe e altro. Tutte attività eseguite con modalità che normalmente non rispettano quanto indicato dalla normativa antinfortunistica relativa agli organi in movimento. Confortati sia dalla direttiva macchine che da alcune indicazioni delle recenti CEN, chiedevamo che nel capitolo specifico della bozza di Decreto Infrastruttura, fosse inserito il seguente concetto: «Laddove non sia possibile eliminare il pericolo derivante dagli organi in movimento con delimitazioni di tipo permanente, i lavori in prossimità di tali zone possano essere svolti solo ad impianto fermo o, se il particolare controllo ne richiede il movimento, adottando speciali provvedimenti di sicurezza quali modalità di funzionamento a sicurezza maggiorata (ad esempio velocità ridotta selezionabile mediante selettore modale, procedure di lavoro, formazione specifica, DPI adeguati) ». Con questo concetto, le citate procedure sarebbero legalmente eseguibili. Questo pensiero era stato inizialmente condiviso dal gruppo di lavoro incaricato alla revisione del decreto infrastruttura e c’era la concreta volontà di inserirlo nel relativo capitolo della bozza. Si aggiungeva a un’altra importante affermazione, già presente nel testo del 2012: le competenze in materia di valutazione dei rischi, di scelta delle misure di prevenzione e protezione, nonché di verifica ed aggiornamento dei relativi documenti, spettano ai soggetti individuati dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Siamo d’accordo che questi concetti probabilmente non sono proprio pertinenti con la materia trattata dal capitolo, cioè gli elementi dell’infrastruttura che possono riguardare l’antinfortunistica, ma comunque era una definizione che ribadiva e spiegava un concetto generale della normativa nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ma siccome purtroppo rendere chiare e univoche le norme non è nelle nostre abitudini, tutto questo, dopo molte ore di discussioni, è stato cancellato dal capitolo 19 dell’ultima bozza. A cappello è rimasta solo la seguente frase: per quanto attiene ai sottosistemi e ai componenti di sicurezza, la valutazione dei rischi e la scelta delle misure di prevenzione e protezione sono svolte dai soggetti individuati nelle procedure di certificazione CE, così come previsto dal d.lgs. 210/2003. Perfettamente scritto in «burocratese».

Il Direttore d’Esercizio alle prese con gestione e manutenzione dell’impianto
A questo punto, prima di assumersi pesanti responsabilità nel chiedere al personale di effettuare quelle attività di controllo e manutenzione sui sostegni, sulle travi di lancio, sui carrelli di ispezione delle va e vieni ecc., finora effettuate con macchina in movimento, dobbiamo pretendere che il costruttore ci indichi le modalità di esecuzione in sicurezza, inserendole nel Manuale di Uso e Manutenzione o, se necessario, modificando opportunamente l’infrastruttura, per esempio dotando ogni controllo geometrico collocato sulle travi di accelerazione o decelerazione di telecamera, altrimenti come si può posizionare la morsa per misurare le tolleranze, senza avvicinarsi agli organi in movimento? Fra l’altro la norma sancisce che gli impianti a fune devono essere progettati e costruiti in modo da ridurre il più possibile le attività di controllo e manutenzione. Si costruisca quindi in modo da non rendere più necessari i controlli con macchine in movimento.
È risaputo che dopo il nulla osta all’esercizio di un impianto a fune, i soggetti, individuati dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che devono valutare tutti i rischi e scegliere le relative misure di prevenzione e protezione nella gestione e manutenzione di un impianto a fune, sono: il datore del lavoro, il dirigente, l’RSPP e il medico competente. Il Direttore dell’esercizio può essere coinvolto nella valutazione come esperto tecnico dell’impianto e ha il compito, fra l’altro, di completare o modificare le istruzioni del costruttore per le operazioni di manovra dell’impianto, per le verifiche e prove previste nel regolamento di esercizio e per la manutenzione ordinaria. Come poi queste operazioni debbano essere realmente effettuate, con il minimo rischio possibile di infortunio per l’esecutore, non è compito del Direttore dell’esercizio. Infatti, la normativa non gli chiede alcuna competenza in materia antinfortunistica, come invece pretende da tutti gli altri soggetti, obbligandoli alla frequenza di corsi specifici e relativi aggiornamenti. È assolutamente sbagliato equiparare il Direttore dell’esercizio al «dirigente» così come definito dall’art. 18 del D.lgs. 81/2008, che dice: «Il dirigente è quel dipendente che ha il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice. Egli rappresenta, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito delle competenze attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa conferiti». Un Direttore dell’esercizio potrebbe anche svolgere la mansione di dirigente per la sicurezza, ma solo dopo specifica nomina da parte del datore di lavoro e soprattutto dopo la reciproca sottoscrizione della delega come prevista dell’art. 16 del Testo Unico. I recenti accadimenti che hanno visto coinvolti dei nostri associati in procedimenti giuridici con attribuzioni di colpa per violazione dell’art. 18 della D.lgs. 81/2008, ci sembrano perlomeno discutibili. Auspichiamo che in appello prevalga la ragione e il buon senso e che i nostri colleghi siano pienamente assolti.

L’ipotesi di impianti di risalita possibili anche in siti a rischio valanghivo
Sempre nell’ambito del decreto infrastrutture c’è un altro argomento che ci coinvolge direttamente ed è quello relativo alla vigente normativa sulle valanghe. La nuova bozza di decreto, a differenza del precedente, permetterebbe la costruzione di un impianto di risalita anche in siti a rischio di caduta valanghe. Si scrive infatti che: «…devono essere adottati interventi di difesa atti ad evitare che le valanghe investano gli elementi strutturali fissi dell'impianto, mediante opere di stabilizzazione del manto nevoso, di deviazione o di arresto delle valanghe stesse; è inoltre consentito dimensionare gli elementi strutturali affinché siano in grado di resistere alle azioni della valanga, sia artificiale o per evento eccezionale.……In alternativa agli interventi di difesa di cui al punto precedente, è ammesso il distacco artificiale e controllato di masse nevose contenute, che comunque non devono raggiungere gli elementi strutturali fissi dell'impianto, quando essi non siano dimensionati per resistere all’azione di valanga». In pratica, presentando un’adeguata documentazione sulle opere di difesa e/o prevenzione e dimensionando opportunamente la struttura, è consentito esercire un impianto anche se si trova in un sito a rischio. Il problema sorge alla revisione generale: il D.M. 203/2015 dice infatti che il Direttore dell’esercizio verifica, a tale scadenza, se sono mutate le condizioni originariamente considerate al momento delle dichiarazioni di immunità dal rischio di valanghe, anche alla luce di eventuali eventi verificatesi nel corso del periodo antecedente la revisione o sulla base della cartografia aggiornata relativa ai rischi nivologici e nel caso di esito positivo, acquisisce idonea certificazione in merito all’immunità dal rischio di valanghe ai sensi del D.M. n° 392/2003. Questo vale per tutti gli impianti, sia quelli realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 210/2003, che per quelli realizzati dopo. Purtroppo il D.M. 392 non ammette che le valanghe, nemmeno quelle provocate artificialmente o quelle in fase aerosol, raggiungono le parti strutturali dell’impianto anche se opportunamente dimensionate; quindi, se nel corso degli anni il sito su cui sorge l’impianto è diventato a rischio, magari perché si è verificato nelle vicinanze un evento valanghivo, anche di carattere eccezionale, con conseguente modifica della cartografia, alla scadenza di revisione generale l’impianto rimane chiuso, come è accaduto recentemente in Veneto. Da qui la necessità di modificare il D.M. 392 rendendolo coerente al nuovo Decreto Infrastruttura ed essendo frutto di un accordo Stato – Regioni, la sua modifica non può avvenire se non nello stesso consesso istituzione. L’ANITIF è stata incaricata di predisporre la bozza di modifica e assieme alle associazioni di categoria degli esercenti cercheremo di accelerare l’iter necessario in modo da evitare ulteriori chiusure alle prossime scadenze di revisione generale.

Il tema dei «riposizionamenti» e alcune incongruenze normative
Un’altra novità del Decreto Infrastrutture è il capitolo sui «riposizionamenti», che riprende con alcune sostanziali modifiche, la vecchia circolare. Secondo il nuovo testo, si può riposizionare un impianto se non ha interrotto il servizio da più di 2 anni e non ha superato i 30 anni dall’autorizzazione alla prima apertura, 25 per le sciovie. Inoltre non ci sono più le riduzioni sulle sollecitazioni della struttura e delle funi, previste dalla vecchia circolare. Sulla  Gazzetta Ufficiale n° 118 del 23 maggio 2017, sono state pubblicate le «Disposizioni tecniche riguardanti l’esercizio e la manutenzione degli impianti a fune adibiti al trasporto pubblico di persone», meglio conosciuto come Decreto esercizio. Per gli impianti di nuova costruzione e, entro il 23 maggio 2019 per gli altri impianti, è necessario presentare un nuovo Regolamento di esercizio che tenga ovviamente conto di quanto indicato nel decreto. L’ufficio SIF della Valle d’Aosta si è preso l’onere di redigere una prima bozza, che abbiamo inoltrato ai consiglieri per le opportune osservazioni. Il testo con le nostre osservazioni è stato presentato in una delle periodiche riunioni delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria e si attende una loro analisi. Credo che la bozza debba essere poi inviata alla commissione FAT per l’approvazione definitiva.  Come prevede il citato decreto, dalla data del 23 maggio 2019, tutti gli impianti dovranno essere dotati anche del Registro di controllo e manutenzione. C’è un’incongruenza nella nostra normativa perché, secondo il D.M. 203/2015, sembra che questo documento sia richiesto già alla prima revisione quinquennale dell’impianto. Ovviamente confidiamo nel buon senso delle Autorità di sorveglianza nel lasciarci il tempo necessario per predisporre un valido e utile documento, possibilmente omogeneo su tutto il territorio nazionale. Infatti, come già comunicato durante la scorsa assemblea, stiamo da tempo lavorando per preparare questo documento in forma digitale e per farlo ci siamo rivolti ad una ditta specializzata che si occuperà anche della sua distribuzione. Il registro dovrà ovviamente essere personalizzato per ciascun impianto dal Direttore dell’esercizio e periodicamente compilato dal Capo servizio. La nostra intenzione è quella di farlo diventare un utile strumento a disposizione del personale per la programmazione e successiva registrazione dei lavori di controllo e manutenzione, siano essi richiesti dalla certificazione e quindi dalle ditte costruttrici o dallo stesso Direttore dell’esercizio. Alle varie scadenze di revisione, una semplice stampa produrrà il prescritto documento d’avvenuta effettuazione dei programmi di controllo, sostituzione e revisione dei singoli componenti, da presentare agli USTIF.

La possibilità  di diagnostiche con apparecchi magneto-induttivi
Con l’aiuto del nostro esperto di settore Renato Toros, che ringrazio, ci siamo impegnati attivamente in un gruppo di lavoro della commissione FAT predisposto per l’approvazione degli apparecchi magneto-induttivi di tipo aperto. Purtroppo, nonostante avesse superato tutti i test imposti dalla CEN ed avesse ricevuto l’approvazione tecnica della Commissione FAT, lo strumento presentato non è stato ufficialmente omologato dal nostro Ministero. Dai lavori è scaturito solo un documento preliminare che ne sancisce l’efficienza, ma per il momento non è ufficialmente utilizzabile per gli esami magnetoinduttivi ordinari. Considerato però, che compete al Direttore dell’esercizio trovare degli idonei metodi introspettivi per evitare di adottare una scadenza più ravvicinata tra gli scorrimenti delle funi portanti sulle scarpe di appoggio, questo tipo di strumento ci aiuta sicuramente a risolvere questa specifica problematica. Questi controlli sono operazioni particolari, da studiare caso per caso in funzione della conformazione della scarpa e dal comportamento della fune e, a nostro avviso, non dovrebbero essere collegati ad un’autorizzazione ministeriale. È anche doveroso ricordare che con questa tipologia di strumenti, sono stati fatti importanti passi avanti per la sicurezza degli operatori. Si auspica quindi che il loro impiego venga quanto prima autorizzato anche per esami di tipo ordinario. Un altro lavoro di ANITIF, iniziato da un po’ di tempo e non ancora concluso, è la tabella descrittiva dell’uso particolare dell’impianto di risalita. Si tratta delle varie modalità d’uso dell’impianto di risalita, frequentemente richieste dal concessionario, che esulano dal normale esercizio, dettagliatamente codificato dal nuovo omonimo decreto. Per esempio, non abbiamo ancora le idee chiare di come deve avvenire la movimentazione dell’impianto quando si effettua la manutenzione ordinaria in linea: la deve eseguire un macchinista abilitato? Ci possono essere delle sicurezze escluse? All’inizio del lavoro si devono testare i sistemi di frenatura e queste prove si devono registrare sul libro giornale? Quali sono, in questa particolare circostanza, le responsabilità del Direttore dell’esercizio ed eventualmente dell’Autorità di sorveglianza?

Il problema del trasporto fuori esercizio: attenzione ai rischi della superficialità
Un altro caso molto frequente nel periodo di fuori esercizio, è il trasporto di personale della società esercente o personale di un’altra azienda, per esempio di qualche rifugio. Dato che ci troviamo chiaramente in regime di trasporto privato, può l’esercente utilizzare il suo impianto come meglio crede? A manovrare l’impianto potrebbe anche essere il custode del rifugio, magari esperto ma privo di qualsiasi abilitazione? In caso di incidente, quali sono i soggetti chiamati a rispondere? Sappiamo tutti che in questi casi non basta dimostrare di aver applicato diligentemente le norme funiviarie, quelle del codice civile e quelle del codice penale come nel normale esercizio, se in un incidente è coinvolto un lavoratore, si aggiungono le pesanti sanzioni previste dalle norme dell’antinfortunistica.
Quindi l’esercente accorto, chiederà sempre al suo Direttore dell’esercizio come comportarsi in questi casi particolari e il Direttore dell’esercizio deve poter dare una risposta univoca e preventivamente condivisa. Per questo motivo, con il contributo di tutti i consiglieri, si è cercato di individuare innanzitutto la casistica più completa possibile dei trasporti particolari e in seguito si è cercato di determinare nell’ambito normativo, quali potrebbero essere i soggetti su cui cadono le responsabilità dell’utilizzo dell’impianto. Infine, per limitare tali responsabilità, abbiamo cercato di indicare quali potrebbero essere le modalità di esecuzione del trasporto. Non possiamo certamente pretendere che la nostra analisi diventi materia legislativa, ma vorremo perlomeno che fosse esaminata e possibilmente condivisa dagli Esercenti e dall’Autorità di sorveglianza, in modo da fornire una linea guida ai nostri associati.  La nostra tabella è stata presentata in una recente riunione periodica delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria e attendiamo le loro osservazioni.
Rimane ancora senza risposta la nostra richiesta al Ministero di regolamentazione del servizio privato, effettuato con impianti espressamente costruiti per questo particolare tipo di esercizio, come già avviene nei territori della Provincia Autonoma di Bolzano e della Regione Valle d’Aosta. Dato che in Italia ci sono alcune centinaia di impianti che trasportano persone in esercizio privato e molti proprietari auspicano da tempo che il settore sia finalmente regolamentato, continueremo a sollecitare il Ministero almeno per una risposta alla bozza di normativa che la nostra Associazione ha da tempo predisposto e presentato.

Il legame con gli organismi internazionali e una nuova norma sul controllo degli incidenti
A giugno, in occasione del congresso internazionale dell’OITAF di Bolzano, è stata accettata la nostra candidatura a membro del consiglio direttivo della prestigiosa organizzazione. Ritengo che sedere sullo stesso tavolo con rappresentanti delle Autorità, degli Esercenti, delle Università e dei Costruttori di tutto il mondo sia un riconoscimento internazionale molto gratificante per la nostra Associazione e inoltre si aggiunge a quelli ottenuti negli ultimi anni in ambito nazionale. Colgo l’occasione per ringraziare il nostro indispensabile segretario che ci rappresenta in questa organizzazione., Sempre per l’ANITIF, Boghetto partecipa anche al gruppo di lavoro CEN WG15 «Workers safety», per ovvi motivi molto importante per la nostra professione. L'ing. Fabio Croccolo, Direttore generale della DIGIFEMA (Direzione Generale per l’Investigazioni Ferroviarie e Marittime), ci ha comunicato che nel corso dell'approvazione del decreto legge fiscale n. 148 è stato introdotto l'art.15 ter, nella legge n. 172 del 4 dicembre 2017, con il quale si estende al loro ufficio di investigazioni il controllo di tutti gli impianti di trasporto fissi, compresi quelli di trasporto a fune. Il decreto è entrato in vigore il 1 gennaio 2018 e in pratica, da quella data, viene richiesto alle società esercenti di attenersi ad una circolare del 2015 della stessa DIGIFEMA che tratta le modalità di segnalazione di incidenti e inconvenienti che si verificano durante l’esercizio. La circolare definisce in modo preciso l’incidente comune, quello grave e l’inconveniente e indica in modo dettagliato cosa bisogna comunicare e quando. Soprattutto «il quando» ci è sembrato di difficile applicazione per il mondo funiviario, rispetto a quello ferroviario e quindi, assieme agli esercenti, abbiamo chiesto una modifica della circolare. Al momento di scrittura della presente relazione, non era ancora giunta risposta a riguardo. Alcuni USTIF hanno inviato alle società una nota con cui si ribadisce l’obbligo di attenersi alla circolare ferroviaria. Faccio notare che gli USTIF, nella loro nota, hanno esplicitato che le comunicazioni sono a carico dei Direttori dell’esercizio, quindi, ritengo per noi importante pretendere dal personale operativo un’immediata comunicazione dell’evento.

«Sono stati anni belli e indimenticabili, dal punto di vista umano e professionale»
Come ho già ripetutamente annunciato a partire dal 2014, è mia intenzione concludere l’incarico con questo ultimo mandato. Ho ricoperto la massima carica dell’associazione per 10 anni, eguagliando quindi il record dei miei predecessori e ritengo opportuno e fisiologico per un giusto progredire dell’associazione che subentrino nuove forze. In questi anni il peso e la considerazione dell’ANITIF sono notevolmente cresciuti negli ambienti funiviari. Siamo partiti con il timore di poter essere cancellati dall’incombere delle normative europee, perché la nostra categoria non era prevista dal resto d’Europa e siamo arrivati ad essere membri del consiglio direttivo dell’OITAF, la massima organizzazione internazionale. Siamo stati accettati nelle riunioni dell’Autorità di sorveglianza ed abbiamo così potuto partecipare attivamente ai gruppi di lavoro indetti dal Ministero, condizionando la stesura di importanti decreti legge come il Decreto Dirigenziale del 18.02.2011 che codifica la nostra professione, il Decreto infrastrutture e il Decreto sull’esercizio che praticamente sancisce l’indispensabilità del Direttore dell’esercizio in tutti i momenti di vita dell’impianto, a partire dal nulla osta. Non siamo riusciti ad incidere granché nella Commissione FAT, dove rimaniamo semplici auditori, ma qualcosa si sta muovendo, viste le recenti richieste di partecipazione ad alcuni importanti gruppi di lavoro della commissione come quello sullo «strumento magneto induttivo aperto» e quello sul «soccorso integrato». Consentitemi di sottolineare, fra i lavori importanti effettuati da ANITIF in questi anni di mandato, il Documento di Valutazione dei Rischi. Il documento è stato acquistato da molte società e utilizzato da molte altre, il che dimostra la sua bontà. È stato inoltre, in più occasioni, apprezzato da ispettori delle certificazioni aziendali 18001 e soprattutto non contestato dalle USL. Come giusto che sia, rimane molto da fare, lavori già iniziati ed altri solo previsti. Sono sicuro che, per il futuro, ANITIF riuscirà a progredire per difendere sempre di più gli interessi di tutti gli associati.                       
Mi preme ribadire che sono stati per me anni belli e indimenticabili, sia dal punto di vista umano avendo conosciuto e stretto amicizia con persone splendide, sia dal punto di vista professionale, permettendomi di rimanere in costante contatto con il vertice della cultura funiviaria.  Ringrazio chi mi ha aiutato in questo fin dall’inizio: il presidente Marco Rinaldi, l’ex segretario Claudio Molinari e l’attuale Andrea Boghetto. Ringrazio soprattutto i Consiglieri, perché vederli numerosi ed interessati alle riunioni, mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione.
Ringrazio tutti i presenti per l’attenzione e auguro una buona permanenza sulle rive del lago di Garda.
Sergio Tiezza

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
Hits: 162
Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita
 

Rieleggendo dopo quattro anni alla presidenza Valeria Ghezzi, l’assemblea dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, riunita a Riva del Garda (Trento) il 10 e l’11 maggio, non ha soltanto confermato la fiducia ad  una imprenditrice che ha ottenuto ottimi risultati nella gestione dell’organismo di rappresentanza della categoria ma ne ha sposato la linea operativa che vuole riaffermare la centralità dell’impresa funiviara nell’economia del turismo montano e nel benessere delle comunità locali. Dopo aver proceduto all’approvazione del bilancio e al rinnovo delle cariche interne, non a caso il tema scelto per la sezione pubblica dell’evento era «Il turismo: l’industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna».  Attraverso una serie di contributi visivi, di molte testimonianze e di interventi effettuati durante una tavola rotonda condotta dal telecronista Davide Labate, sono emerse tutte le problematiche che investono il settore e che devono essere lo stimolo per  rilanciare la funzione cruciale dell’attività delle imprese impiantistiche nel quadro di una visione che individua nella sostenibilità ambientale un irrinunciabile valore


I componenti della tavola rotonda: da destra Maurizio Dallocchio (Bocconi University  Professor of Finance); Francesco Bosco (Presidente Anef Trentino); Paolo Angelini (Capo della delegazione italiana in Convenzione delle Alpi); Michele Dallapiccola (Assessore all'Agricoltura, Turismo, Foreste e Promozione della Provincia Autonoma di Trento); Giorgio Palmucci (Presidente dell'Associazione Italiana ConfindustriaAlberghi); Davide Labate (Giornalista e conduttore RAI); Valeria Ghezzi (Presidente ANEF); Savina Confaloni (Giornalista conduttrice televisiva)

Tutti gli uomini del presidente

L’assemblea dell’ANEF si è svolta in un clima di generale ottimismo: nel 2018 è cresciuto il numero delle aziende associate e l’esercizio si è chiuso con unsignificativo utile confermando anche quest’anno un trend positivo che evidenzia la buona salute del settore. La  presidente Valeria Ghezzi sarà coadiuvata nei prossimi quattro anni da un Consiglio Generale composto dal Past President, dai presidenti delle sezioni territoriali di ANEF e dai compopnenti eletti dall’assemblea dei soci.
Ecco l’organigramma completo dell’Associazione uscito dall’assemblea di Riva del Garda:

CONSIGLIO GENERALE
Presidente: Valeria Ghezzi
Past President: Sandro Lazzari
Presidenti delle sezioni territoriali di ANEF (componenti di diritto): Ferruccio Fournier (Valle d’Aosta), Massimo Fossati (Lombardia), Fracnesco Bosco (Trentino), Helmut Sartori (Alto Adige), Renzo Minella (Veneto), Marco Tullio Petrangeloo (Friuli Venezia Giulia), Rolando Galli (Toscana)
Componenti eletti dall’assemblea dei soci in rappresentanza delle diverse sezioni territoriali: Paolo Cappadozzi, Danilo Chatrian, Diego De Battista, Daniele Dezulian, Cristian Gasperi, Corrado Giordano, Luca Guadagnini, Alessandro Mottinelli, Elmar Pichler Rolle, matthias Prugger, Marco Rocca, Andrea Varallo

Componente eletto dall’Assemblea dei soci in rappresentanza delle società non aderenti a sezioni territoriali:
Leopoldo Provenzali (S.E.T. Società Elbana Trasporti SpA)
Componenti scelti direttamente dalla presidenza:
Elvio Antoniacomi (Friuli Venezia Giulia)
ed Enrico Ghezze (Veneto)
I tre vicepresidenti previsti dallo statuto saranno scelti all’interno del Consiglio Generale

CONSIGLIO DEI REVISORI CONTABILI
Componenti effettivi: Marco Razza, marco Lucat,Markus Haller
Componenti supplenti: Pietro Morassi, Enrico Vaninetti

COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Stefano Lucchini, Franz Perathoner, Fabio Peri, Roberto Serafini, Giovanni Valle







La conferma di Valeria Ghezzi alla presidenza dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari ha  avuto il tono di un democratico plebiscito, la forza dell’unanimità, il sapore di un’acclamazione.  L’assemblea dell’organismo che riunisce oltre il 90% dei 1500 impianti funiviari italiani, circa 400 aziende impiantistiche  tra le Alpi e gli Appennini che danno lavoro a 12 mila addetti tra fissi e stagionali, fatturano in proprio circa 900 milioni di Euro e sono il motore principale di un comparto economico (il turismo invernale) che vale circa dieci miliardi di Euro, ha affidato per la seconda volta la propria guida alla signora milanese cresciuta con la passione per la montagna e titolare delle Funivie e Seggiovie San Martino Spa., con un mandato quadriennale legittimato da una  rappresentanza altissima degli affiliati e da un consenso che (in altri contesti…), si potrebbe dire «bulgaro». A Riva del Garda,  presso il bellissimo Hotel Du Lac e du Parc, nelle giornate del 10 e 11 maggio quella che era stata scelta come una scommessa si è confermata una forte realtà, una leadership autorevole e unanimemente legittimata.  Valeria Ghezzi era stata eletta  alla presidenza dell’ANEF nel 2014 durante la traumatica assemblea di Bolzano segnata dalla dolorosa scissione che ha dato vita a Federfuni con lo scopo dichiarato di contestare la supremazia dei grandi comprensori e rappresentare le istanze delle realtà più fragili nel culmine della crisi economica del Paese e alle prese con le carestie dell’innevamento naturale. Lei, titolare di un’impresa funiviaria di medio-piccole dimensioni, subentrava al regno ventennale di Sandro Lazzari, componente di spicco del più nobile Gotha dell’imprenditoria funiviaria italiana, quello a cui si erano ribellati gli scissionisti di Federfuni. Lei era un punto interrogativo sospeso su una situazione critica e mai vissuta prima dall’Associazione fondata nel 1987 affiliata a Confindustria. Doveva compattare e rilanciare; doveva indicare le prospettive di un futuro problematico e cercare di  rimarginare la ferita della scissione non tanto dolorosa sul piano numerico e contabile quanto sul piano «politico».  Quattro anni dopo la ferita non è ancora (del tutto…) rimarginata ma il bilancio operativo del primo mandato di presidenza è fortemente in attivo. Valeria Ghezzi ha rinforzato l’organizzazione interna al centro e valorizzato le associazioni locali in periferia seguendo il comandamento e la volontà di «fare squadra»; ha qualificato il ruolo centrale dell’Associazione nel quadro dell’economia legata al turismo invernale; ha affrontato con forza e coraggio il tema della sostenibilità ambientale conducendo una battaglia culturale di valore che, nei confronti dell’opinione pubblica, ha ribaltato il senso di una problematica tradizionalmente ostica da pregiudizio negativo in virtuosa prospettiva di sviluppo; ha firmato con il Ministero dell’Ambiente la «Carta di Cortina»; ha saputo tessere rapporti proficui con la politica e ottenere risultati utili per la categoria come l’abolizione del concetto di «fine vita»,  l’assimilazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati» e quindi l’esenzione dall’IMU, la firma del contratto di lavoro nazionale che, a suo tempo, era stato il «casus belli» dei primi mal di pancia interni che avrebbero portato allo scisma di Federfuni. Quattro anni dopo la signora Ghezzi ha raccolto con merito quello che ha seminato con serena determinazione. Candidata unica, è stata rieletta o, è forse meglio dire, «incoronata» nella giornata del 10 maggio nella sezione riservata dell’Assemblea durante la quale è stato anche approvato il bilancio dell’Associazione e si è vissuto il momento istituzionale di relazione con le molte aziende del settore che supportano l’organismo, un altro piccolo gioiello di risultato passato in eredità dal primo al secondo mandato.

Il saluto degli atleti FISI e FISIP, messaggeri vincenti della montagna
La sostanziale se non formale «acclamazione» del primo giorno dei lavori ha introdotto la seconda giornata «pubblica», centrata sul tema dal titolo «Il turismo: industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna». Per svolgerlo, la confermatissima presidentessa (o il confermatissimo presidente?) ha scelto di riunciare alla «solita» relazione ufficiale da leggere «ex cathedra» ma di proporre all’assemblea una serie di realtà concrete rappresentate in video da altrettante «case histories» sulle quali interloquire con la giornalista Savina Confaloni. La sala Magnolia dell’Hotel du Lac e du Parc di Riva Del Garda si è quindi trasformata in un «cineforum» da cui emergevano una dopo l’altra, con immagini, testimonianze, commenti, tutte le ragioni che affermano e confermano la centralità dell’impresa funiviaria quale fulcro indispensabile per lo sviluppo dei territori e delle comunità montane contro lo spopolamento, l’abbandono e il degrado delle valli alpine ed appenniniche. Prima di cominciare, però, è stato particolarmente gradito il saluto arrivato da una delegazione di atleti della FISI (tra i quali Stefano Gross, Chiara Costazza, Verena Stuffer) e della FISIP guidata da Tiziana Nasi, presidente dalla Federazione degli atleti disabili che ha mietuto trionfi e medaglie alle recenti Olimpiadi paralimpiche di PyeongChang, in Corea. Assenti giustificati i componenti della coppia plurimedagliata (due ori, un argento, un bronzo) composta da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal (categoria ipovedenti) «perché – ha sentenziato Tiziana Nasi – stanno preparando gli esami e devono studiare»; presente la medaglia d’argento dello snowboardcross Manuel Pozzerle che, come gli altri, «rappresentano – ha commentato Valeria Ghezzi – il nostro orgoglio e sono per lo sci, la montagna, gli impiantisti uno straordinario successo di marketing perché con i loro successi hanno riportato lo sci in prima pagina».

La Provincia di Trento in prima linea nel supporto alle economie dei territori
Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, è comparso in un video  per salutare l’assemblea, trattenuto fisicamente a Trento dalla oceanica adunata nazionale degli alpini ma idealmente presente a Riva del Garda con un intervento che ha ribadito la volontà di  continuare nella collaborazione tra l’ente locale trentino e gli impiantisti funiviari per sostenere un settore di straordinaria importanza per l’economia. Lo sci e il turismo invernale, ha detto Rossi, hanno rigenerato interi territori dando loro benessere e prospettive di uno sviluppo che deve proporre un’offerta rispettosa dell’ambiente, sostenibile, senza contrapposizioni ideologiche ma aperta all’integrazione con altri modelli a cominciare da quello del turismo estivo. L’obiettivo comune è garantire uno sviluppo equilibrato, combattere lo spopolamento, attrarre investimenti, alimentare la filiera turistica che consente valorizzazione dei territori e delle loro comunità. Rossi non ha mancato di sottolineare che la Provincia è vicina però anche a località che non dispongono o hanno dovuto rinunciare alla risorsa impiantistica e  vogliono rigenerarsi e reinventarsi senza impianti di risalita. Dopo gli interventi di Fabio Croccolo di Confindustria Trento e di Vittorio Zamparelli della Polizia di Stato, ha preso la parola Valeria Ghezzi per  tracciare un bilancio  del suo primo mandato, per dire con quale spirito affronti il secondo, per delineare il quadro degli impegni da assumere per precisare il ruolo degli impiantisti. La squadra affiatata che si è formata nell’Associazione lavorerà con tutti gli altri soggetti operanti nel turismo dentro la cornice dall’ambiente montano «che è il nostro prodotto – ha detto la Ghezzi – quella montagna da valorizzare, dalla quale allontanare il rischio dello spopolamento che coinvolge più gli Appennini delle Alpi e che è un problema di tutti». Gli impianti a fune sono il mezzo per tenere viva la montagna; gli impianti a fune generano economia; gli impianti a fune non sono nemici ma i primi alleati delle comunità locali «La qualità dell’offerta turistica di una località potrà essere più elevata quanto più la qualità di vita di chi ci vive è alta», ha affermato  la presidente rivolgendosi in particolare a chi conduce sottotraccia una battaglia ideologica contro gli impianti a fune accusati di deturpare l’ambiente e «corrompere» culture e tradizioni locali «Nessuno di noi, né in Trentino né sulle Alpi e sugli Appennini coltiva il pensiero di replicare in montagna modelli comportamentali e tradizionali di pianura e di città. Leggere questo dubbio sui giornali mi ha fatto arrabbiare perché è infondato. Noi vogliamo tenere la montagna viva e abitata rispettando e valorizzando la sua natura e la sua gente»

«Case histories» da alcune località per testimoniare il ruolo delle funi
La sequenza dei filmati relativi ad alcune «case histories» di montagna si è aperta con un servizio del giornalista Massimo Mignanelli su San Simone di Valleve in Val Brembana. dove gli impianti di risalita sono chiusi da vent’anni e dove le testimonianze raccontano di un processo di abbandono senza fine. Dove arrivavano 3000 persone  al giorno per sciare oggi ne arrivano non più di 300. Il volano produttivo si è fermato, i locali si sono chiusi. Gli impianti sono il cuore pulsante delle terre alte e possono generare un indotto pari ad almeno 7 volte il suo valore in termini di occupazione; al tempo stesso, sono un mezzo di trasporto affinché la montagna sia di tutti e per tutti.
Se si fermano, l’intera filiera turistica collassa, proprio come è avvenuto a San Simone. In Val di Gresta, a circa 25 km da Trento, il primo skilift era stato installato nel 1968, l’ultimo impianto è stato smantellato nel 1996. Parliamo di una località di quota limitata che per il suo posizionamento geografico esposto all’influenza del Lago di Garda ha sofferto più di altre il crollo delle precipitazioni naturali e ha dovuto rinunciare alla vocazione sciistica per cercare di riciclarsi e rigenerarsi in un altro modello turistico. Considerata «l’orto biologico del Trentino», oggi il turismo locale vive in estate, con percorsi bike e trekking che però non sono facilmente praticabili perché la municipalità da sola non può assicurare il mantenimento della rete dei sentieri.  Su questo filmato la Ghezzi si è chiesta e ha chiesto se esistono alternative veramente valide al traino degli impianti di risalita per garantire una economia locale vivace e produttiva.
Ai due esempi che hanno fatto riflettere sulle conseguenze dell’assenza di impianti di risalita, sono seguiti casi di località in cui gli impianti a fune hanno salvato situazioni critiche o, addirittura, hanno spalancato le porte ad uno sviluppo economico straordinario. A Passo Rolle, dicono le testimonianze, negli anni d’oro arrivavano 30/40 pullmann ogni domenica, c’erano file di macchine, code agli impianti. Quegli impianti che sono rimasti chiusi praticamente per due inverni a seguito di vicende legate alla società di gestione e alla pressione di una campagna d’opinione che predicava la «deimpiantizzazione» del Passo prima che venissero riaperti la stagione scorsa con riscontri immediati. «Il Passo dava un senso di abbandono e di degrado», ha ricordato la Ghezzi che ha partecipato al rilancio di Passo Rolle, che ha puntato su un potenziamento delle sue strutture (in particolare l’innevamento programmato) e ora spinge per realizzare un progetto sognato da anni, vale a dire il collegamento integrato con la «sua» San Martino di Castrozza. Un collegamento che «s’ha da fare», perché lo sci resta il traino principale del turismo invernale e sarebbe un delitto non moltiplicare con un collegamento le risorse sportive della località.

Gli impianti di risalita come volano di progresso economico e sociale
Se tra Passo Rolle e San Martino la situazione è ancora in divenire, in Val Pusteria, nel Comprensorio Drei Zinnen Dolomites, il collegamento tra il Monte Elmo e la Croda Rossa realizzato solo quattro anni fa può già festeggiare i numeri di un trionfo.
Un investimento costato 40 milioni di Euro ha portato a una crescita del fatturato del 72% e un aumento di primi ingressi del 30% ma ha anche modificato l’attitudine degli imprenditori, che hanno creato lavoro e nuove opportunità. Tutto il tessuto economico ora risulta più vitale e dinamico, in un territorio (tra Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa e Braies) dove il 68% degli abitanti lavora nel turismo. Anche chi inizialmente avversava il progetto si è ricreduto, dal momento che i benefici si sono rivelati anche superiori alle più ottimistiche previsioni. Perfino un ambientalista come Hans Peter Holzer, all’inizio scettico per non dire ostile al progetto, ha dovuto ricredersi e nella testimonianza che ha rilasciato ha dovuto ammettere che «non mi aspettavo un ritorno così positivo per il nostro territorio».  Infatti anche i contadini sono contenti e soddisfatti perché la crescita del turismo ha dato impulso anche al commercio dei prodotti agricoli locali. «È così – ha commentato Valeria – dove ci sono investimenti non solo si scongiurano il degrado e l’abbandono ma si attiva un circolo virtuoso che connette il turismo con l’agricoltura, l’impianto con la natura e l’ambiente. Le funivie non inquinano, occupano pochissimo spazio dei territori, connettono le valli, mettono in circolo risorse economiche ed umane». Altro esempio di quanto possa crescere una località affidandosi alla crescita delle potenzialità di trasporto degli impianti a fune è dato dal collegamento tra Pontedilegno e il Passo del Tonale, un sogno realizzato con la cabinovia che collega le due skiarea da quando è entrata in funzione nell’inverno del 2006/07, frutto di un investimento di 60 milioni di Euro realizzato con una parternship tra privati ed enti pubblici. Una località che stava respirando l’aria del declino si è definitivamente rilanciata e poi non si è fermata, riqualificando nel 2016 il Ghiacciaio del Presena con una nuova funivia ed ora progettando un impianto termale da 25 milioni di Euro a Pontedilegno. La lezione che viene da qui è la necessità di fare sistema e di credere nel valore di moltiplicatore di opportunità che hanno i collegamenti. Migliorando e perfezionando costantemente l’offerta si possono affrontare e superare anche momenti critici come quei tre anni avari di neve naturale che hanno preceduto l’ultima stagione veramente benedetta dalle precipitazioni dal cielo. «Una risposta ai cambiamenti climatici c’è – ha detto la Ghezzi – ed è l’innevamento programmato che sta costantemente migliorando le sue performances. Con questa risorsa a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare il turismo invernale ha sempre tenuto. Non abbiamo mai licenziato nessuno e abbiamo consentito di lavorare a tutti i soggetti della filiera». 

Una tavola rotonda per parlare di argomenti…molto quadrati
Conclusa la carrellata sulle «case histories» ottimamente realizzata per offrire emblematici spunti di valutazione e di riflessione, l’assemblea ha vissuto la seconda parte del progrmma incentrata su una tavola rotonda condotta da Davide Labate, «voce» dello sci  nelle telecronache della RAI oltreché ottimo sciatore, che ha «provocato» i suoi ospiti sull’industria del turismo al centro dell’economia e delle comunità di montagna.
Michele Dallapiccola, assessore all’agricoltura, turismo foreste e promozione della Provincia di Trento, ha sottolineato l’importanza di sostenere la cultura d’impresa che possa esprimere le sue potenzialità in un contesto regolato dall’ente pubblico chiamato a valutare vocazioni locali di diversa natura, a fare investimenti giusti nei luoghi giusti, a coordinare l’impegno pubblico con l’impegno privato.
Luca Cetara, funzionario del Ministero dell’Ambiente e membro della delegazione italiana all’interno della Convenzione delle Alpi, ha parlato dell’organizzazione che raccoglie otto Paesi del territorio transfrontaliero della regione alpina e li indirizza su tematiche cruciali quale il turismo sostenibile, la green economy quale modello di sviluppo delle aree alpine, i cambiamenti climatici che in montagna richiedono adattamento. Firmata nel 2016, la «Carta di Cortina» che indica la strada di uno sviluppo ecosostenibile all’economia del turismo invernale trainata dall’attività impiantistica è stata un passo importante per precisare il migliore modello di sviluppo possibile della montagna che è diverso da quello di altre zone.  La montagna custodisce una serie di capitali naturali e umani propri che vanno tutelati e valorizzati con modelli di turismo che possono essere diversi (in Baviera il turismo termale vale più di quello trainato dallo sci) ma non devono corrompere il patrimonio in cui si sviluppano.
Maurizio Dallocchio, professore di finanza alla Bocconi di Milano e grande appassionato di montagna e di sci,  ha parlato del rischio d’impresa nell’imprenditoria funiviaria e del rapporto con l’indotto che produce. Può sembrare un’attività diseconomica se si calcola che un euro di investimento in un impianto di irisalita produce un euro di reddito proprio ma produce un valore moltiplicato. Un impianto di risalita genera mediamente fatturati indotti di circa 3 milioni di Euro e questo deve fare riflettere su una funzione imprenditoriale fondamentale per le economie territoriali. Dallocchio vede in una partnership sempre più stretta tra pubblico e privato la vera soluzione per garantire nello stesso tempo la sicurezza dell’investimento privato e il ritorno pubblico. A questo, per assicurare la redditività delle imprese,  è necessario aggiungere l’attenzione verso i flussi internazionali, il perfezionamento della comunicazione e lo sforzo a mantenere attivi gli impianti  anche oltre la stagione invernale per incentivarne l’utilizzo  anche durante le cosiddette «stagioni morte».
Giorgio Palmucci, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi che riunisce più di 2500 alberghi in Italia ha evidenziato «come la competitività, come ricerca di qualità e di innovazione, sia un fenomeno che non deve intimorire ma stimolare, in quanto avvantaggia tutti. Lavoriamo in una rete, siamo tutti interdipendenti». Valtellinese, molto legato alla montagna, Palmucci ha riconosciuto onestamente che è bello parlare di fare sistema ma poi bisogna realizzare l’idea con atteggiamenti concreti e che tra gli stessi albergatori si fa fatica a raggiungere questo obiettivo. Con un dialogo franco e proficuo bisogna lavorare per coordinarsi, per  eliminare ad esempio certe sconnessioni tra aperture e chiusure tra impianti e i diversi esercizi di accoglienza di una località per evitare che il turista si trovi con gli impianti funzionanti ma senza un albergo dove dormire o un bar dove mangiare un panino. Ultima considerazione sul rapporto tra turismo invernale e scuola, ancora immaturo in Italia al contrario di altri Paesi come la Francia dove le «semaines ecolaires» sono una consuetudine ormai da molti anni.

L’ultimo intervento, ideale per chiudere e rilanciare
L’ultimo intervento di Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore delle Funivie Campiglio SpA, è stato orientato all’inizio dal moderatore Labate sul rapporto tra le località e le attività sportive, allenamenti e gare di sci club in particolare, alla luce delle presunte resistenze a chiudere piste per concederle all’attività agonistica.  Bosco ha ammesso che in alcune località (le più piccole ma non le più grandi e attrezzate) il problema esiste ma che le reistenze arrivano spesso più che dai dirigenti delle società di gestione degli impianti dagli stessi sciatori amatoriali che non vedono di buon occhio la chusura della loro pista del cuore in occasione di qualche appuntamento agonistico. Dall’alto della sua esperienza e della sua competenza, Bosco ha poi voluto sciogliere alcuni nodi che legano pregiudizi e ignoranza nella valutazione dell’attività impiantistica. La porzione di territorio occupata dagli impianti di risalita e dalle piste da sci è minimale, pari allo 0,27% in provincia di Trento;  l’innevamento programmato non inquina e anch’esso utilizza quote minimali delle risorse idriche di un territorio. Inoltre «non consumiamo acqua ma la trasformiamo in neve di altissima qualità che garantisce la sciabilità delle piste e poi ritorna alla terra».  Certo ambientalismo cieco e miope non vuole vedere l’utilità  e la giustezza di certe iniziative del mondo impiantistico. A Campiglio il lago artificiale Montagnoli  capace di 200 mila metri cubi d’acqua, realizzato con un investimento di otto milioni di Euro dopo 11 anni di progettazione per fornire la risorsa idrica sicura e indispensabile al processo dell’innevamento tecnico, è diventato un’attrazione, una apprezzatissima risorsa turistica. Altra considerazione: dove ci sono gli impianti di risalita non c’è dissesto idrogeologico, le piste diventano spazi tagliafuoco contro gli incendi,  l’ambiente è tutelato perché, per tornare al pensiero con cui Valeria Ghezzi aveva aperto i lavori dell’assemblea che l’ha confermata alla presidenza, «la montagna deve essere vissuta grazie ad una economia sana e senza un ambiente curato oggi non si può fare turismo».

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita

 

«Continua il nostro impegno
nel mondo della montagna bianca»

Il 16 maggio si è riunito a Reggio Emilia il Consiglio Direttivo dell’associazione di rappresentanza degli impiantisti nata nel 2014 da una scissione dall’ANEF. Durante i lavori si è tracciato un bilancio positivo dell’inverno appena trascorso e si sono rivendicati i risultati di un’attività volta a tutelare gli interessi degli esercenti funiviari di tutti i territori montani più o meno privilegiati ma senza trascurare gli obiettivi ancora da perseguire per rilanciare e consolidare la crescita del turismo invernale

 
 Andrea Formento

di Andrea Formento
presidente di Federfuni Italia
A conclusione della quarta stagione dalla nascita di Federfuni Italia (l’Associazione che raggruppa le Società di Impianti di risalita delle Regioni a statuto ordinario e quelle nelle regioni a statuto speciale appenniniche), il Consiglio Direttivo si è riunito a Reggio Emilia il 16 maggio  per verificare l’andamento stagionale e per stendere il programma operativo che vedrà impegnati i suoi membri nei prossimi mesi. Il dato emerso è che, a livello nazionale, si è preso atto di un andamento stagionale molto buono che sarebbe volto all’ottimo se non fosse stato colpito   da  cattive condizioni meteorologiche che hanno penalizzato  molti week end   nei  mesi di febbraio e marzo. Quella 2017/18 è stata una stagione durante la quale la presenza di un buono innevamento naturale, aiutato anche dall’attività degli impianti di innevamento programmato (la cui importanza è sempre da evidenziare) ha consentito di mantenere intatto il manto nevoso sulle piste per tutta la durata della stagione invernale, iniziata in molti casi fin dalla seconda decade di novembre. In generale le stazioni hanno avuto buoni risultati economici ma il dato più importante che è emerso principalmente è il ritorno verso la montagna e la neve di una buona fetta del mercato turistico sia giornaliero che settimanale. Nuove figure turistiche si sono avvicinate alle nostre offerte, nuovi mercati si stanno aprendo e nuovi target turistici si stanno appassionando al mondo della montagna, in particolare allo sci, ma anche alle altre modalità di impegno sportivo quali le ciaspole e gli slittini. È quindi necessario ed essenziale svolgere un lavoro di fidelizzazione di questi nuovi turisti, consolidare il loro coinvolgimento nelle diverse attività che possiamo offrire e quindi acquisire a poco a poco nuove fette di mercato. Certamente in questo trend ha influito in maniera determinante l’estensione generale della neve naturale su tutto il territorio montano italiano (a parte poche eccezioni) ma dal tavolo del Consiglio è emersa la necessità e la volontà di cercare di contribuire a far sì che questo possa essere l’anno della svolta e l’anno del rilancio per il nostro settore.

Prima di tutto l’attività tecnica e la tutela della sicurezza
È stata anche fatta una profonda riflessione sull’attività svolta da Federfuni Italia  in questi quattro anni rimarcando nuovamente che il lavoro svolto dalla Commissione Tecnica, presieduta  dall’Ingegner Marco Rinaldi in stretta collaborazione e sinergia con gli aspetti istituzionale e politico svolti dal sottoscritto presidente e dal Vice Presidente Vicario Andrea Colla, in sintonia con l’intero Consiglio Direttivo, ha permesso di raggiungere   risultati  ben oltre le aspettative. È stata evidenziata l’importanza del provvedimento di eliminazione del concetto di vita tecnica i cui risultati sono evidenti e continuano a produrre effetti positivi nell’intero panorama italiano, un provvedimento di cui Federfuni Italia ribadisce  la piena paternità. È emersa anche con forza  la necessità di un continuo lavoro di presenza, di proposizione e di partecipazione affinché  i diversi provvedimenti tecnici che hanno preso avvio in questi ultimi anni siano fonte di accresciuta sicurezza  nel mondo impiantistico  con l’accortezza che non  diventino vincolati da una  asfissiante e strisciante  burocrazia, a volte freno nello  svolgimento della nostra attività. Si è pertanto confermata la centralità dell’attività tecnica affinché, nel mettere  in atto i provvedimenti  (decreti, circolari ecc. ) emanati  in questi ultimi tempi, siano tenute di debito conto anche le esigenze basilari della nostra attività, sempre  e comunque nel  pieno rispetto della sicurezza dei trasportati. In particolare, l’attenzione è stata rivolta agli aspetti riguardanti il trasporto dei bambini, argomento più volte trattato e che deve essere sviscerato nel pieno delle nuove disposizioni di legge, cercando però di non creare situazioni che potrebbero mettere in difficoltà il diffondersi della pratica dello sci per questa categoria di sciatori, certamente fondamentale per la crescita del nostro settore. Inoltre è stato rilevato come particolari incidenti accaduti nella stagione invernale 2016/17 abbiano messo in risalto l’estrema criticità degli interventi di soccorso, sia in campo italiano che europeo, nel momento in cui si debba procedere con lo scarico degli impianti. Anche per questo importante aspetto della nostra attività, la nostra Associazione è intenzionata a predisporre una serie di proposte tese a migliorare i necessari interventi nell’interesse sia delle persone trasportate che delle società esercenti. Verrà pertanto approfondito ciò che avviene in altri settori, cercando di capire quale potrà essere anche l’apporto o supporto della Protezione Civile nelle emergenze che ci potrebbero coinvolgere.

Il nuovo Parlamentoe il rapporto con la politica
Sono stati presi in considerazione numerosi altri aspetti tecnici demandando alla Commissione Tecnica il compito anche di svolgere una attività di raccordo tra le diverse stazioni al fine di poter raggruppare le problematiche e cercare di dare delle risposte alle esigenze delle Società Esercenti. È stato quindi analizzato il percorso politico che l’Associazione dovrà intraprendere di fronte ad un nuovo Parlamento ed alla necessità quindi di riprendere il dialogo con le forze politiche per argomentare e sollecitare provvedimenti in favore del settore e dell’intera economia montana. Il lavoro svolto in questi anni  ha visto Federfuni Italia  protagonista nell’impegno svolto per presentare  ai parlamentari eletti nelle varie circoscrizioni il mondo della montagna, le sue esigenze, le sue peculiarità  al fine  che potessero essere attivate forme di sostegno a questo territorio, alle sue aziende, ai suoi abitanti e agli  esercenti  impianti a fune delle regioni a statuto ordinario che hanno sempre di più  difficoltà  a reperire risorse economiche all’interno dei bilanci regionali per affrontare le problematiche e le esigenze del settore.
Un grande lavoro è stato svolto in campo di normativa tecnica e per questo i ringraziamenti vanno ai Ministri Dott. Lupi, Dott. Costa  e al  Vice Ministro Dott. Nencini  per l’attenzione che hanno posto alle nostre legittime richieste che in molti casi hanno avuto riscontri  positivi anche per l’interessamento dei tecnici preposti.
Ora si apre una nuova fase, il nuovo Parlamento formatosi a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo dovrà affrontare i temi legati alla montagna ed alle aziende degli impianti a fune e quindi  il nostro compito sarà quello di rappresentarle  al meglio, ponendoci  come partner affidabile in questo percorso di attenzione al mondo della montagna come lo siamo stati con  molti esponenti politici del precedente parlamento.
Un aspetto che è stato inoltre messo in evidenza è la ricerca del contatto con il territorio e con le aziende. È intenzione dell’Associazione programmare visite a tutte le stazioni o comprensori per prendere direttamente atto delle loro esigenze così  da poter intervenire  rapidamente e al meglio. La necessità di capire quali siano le singole esigenze, le problematiche   tecniche o politiche, da territorio a territorio, da azienda a azienda in mondo fatto di piccole e  grandi realtà potrebbe apparire impresa ardua  ma forse facilitata dall’operare in un settore dove tutti ,grandi o piccoli, hanno le loro difficoltà in  fotocopia più o meno scura e quindi  le soluzioni o indirizzi potrebbero essere  clonati per tutti o quasi.

Stretta collaborazione con la FISI e auguri per il «progetto Melette» in Veneto
In chiusura  tutto il Consiglio  ha  inviato virtualmente un messaggio di augurio  al confermato Presidente della FISI Flavio Roda con il Quale l’Associazione vorrà  proseguire , in stretta collaborazione, il lavoro svolto in questi anni per la diffusione dello sci nelle scuole attraverso il progetto «Quando la neve fa scuola»  e lavorare sinergicamente per una profonda revisione della legge sulla sicurezza 363/03 ,ormai vecchia di  15 anni.  con la necessità  di rivederla ed adattarla ai nuovi tempi ed  esigenze del settore. A conclusione dei suoi lavori, il Consiglio  è stato fatto l’augurio di buon lavoro al Vice Presidente Mario Timpano, assente giustificato alla riunione, in quanto impegnato alla costituzione di una nuova società che vedrà  oltre 180 sottoscrittori intorno al progetto di rilancio della zona delle Melette con la realizzazione di un agganciamento automatico da 6 posti, una quadriposto a morsa fissa, l' elettrificazione (finalmente) della zona e la modifica della viabilità con la realizzazione di un ponte di collegamento tra le due aree sciabili facenti parte del medesimo comprensorio. Un progetto al quale Federfuni Italia attraverso il suo Vice Presidente Timpano, con il supporto della Presidenza, ha dato un forte contributo. Dunque a lui, ai partecipanti  alla nuova Società  e, non ultima, all’Amministrazione Comunale che ha dato sostegno a questo progetto sono andate le congratulazioni e i migliori auguri per un  ottimale esito dell’iniziativa. Asiago (nel suo complesso) con Palafavera (nel comprensorio del Civetta) rappresenta il caposaldo di Federfuni nel Veneto e quindi il rilancio in grande stile di questa importante realtà è fonte di orgoglio anche per la nostra Associazione.
                        n

 
 




Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 07:31
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Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Impianti Di Risalita, Associazioni
 

La passione e l’orgoglio
a nord e a sud del Brennero

I rappresentanti degli esercenti funiviari dell’Alto Adige, del Tirolo e del Trentino si sono incontrati l’11 aprile a Bolzano, durante le giornate di Prowinter, per l’11° congresso, l’ultimo in ordine cronologico di una storia di relazioni e collaborazioni avviata una ventina d’anni fa. Dalla relazione del presidente degli impiantisti altoatesini Helmut Sartori e da quelle che sono seguite, sono emersi i propositi comuni di continuare sulla strada dell’impegno imprenditoriale della categoria per lo sviluppo del turismo invernale, sfidando le incognite climatiche e  le croniche avversioni alle imprese funiviarie nella consapevolezza che questa attività, al servizio degli sport e delle vacanze invernali, resta il motore principale per consentire la continuità e il benessere economico di interi territori montani

 

L’11° Convegno degli esercenti funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo si è svolto l’11 aprile scorso  nella cornice di  Prowinter presso il Centro Congressi di Fiera Bolzano riflettendo per la prima volta, con la prima partecipazione di una rappresentanza dei funiviari trentini,  l’importante presenza della componente imprenditoriale degli impiantisti nella dimensione dell’Euregio, il territorio alpino comprendente Alto Adige, Tirolo austriaco e Trentino oggetto di un accordo sulla collaborazione transfontaliera avviato tra Italia e Austria nel 1993 e confermato nel 1998 con una convenzione firmata dai tre governi locali. Un territorio prevalentemente montano ricco di uno straordinario patrimonio ambientale e unito da una forte vocazione per il turismo invernale di cui gli imprenditori dell’impiantistica funiviaria costituiscono il fondamentale motore. Il ruolo protagonista della categoria nello sviluppo delle economie dei territori è stato sottolineato e rivendicato da Helmut Sartori, presidente dell’Associazione degli Esercenti Funiviari dell’Alto Adige, nell’intervento di apertura del convegno che pubblichiamo integralmente in queste pagine. Sartori ha dato i numeri importanti dell’attività impiantistica che in Alto Adige produce quasi il 10% del PIL regionale con un fatturato annuo che ammonta a circa 300 milioni di Euro. La pratica dello sci alpino continua ad essere la locomotiva del turismo invernale e l’alimento di tutta la filiera dell’accoglienza (alberghi, locali) e dei servizi (noleggi, scuole sci) nelle diverse località. Per servire al meglio il popolo della neve gli impiantisti sono costantemente impegnati nel garantire alti standard qualitativi di offerta con l’aggiornamento tecnologico dei loro impianti e con gli investimenti necessari per affrontare e superare con l’ausilio dell’innevamento programmato le situazioni di crisi sempre più ricorrenti a causa dei mutamenti climatici e degli inverni poveri di innevamento naturale. Quest’anno, per una volta, la neve non si è fatta desiderare e la stagione 2017/18 si può mandare in archivio come una delle migliori degli ultimi anni con aumenti significativi rispetto alle stagioni precedenti sia per quanto riguarda la vendita di pass giornalieri e stagionali sia per quanto riguarda i pernottamenti. Nel suo intervento Sartori ha tenuto a sottolineare come ci siano anche le piccole località oltre ai grandi comprensori ad offrire l’opportunità di praticare gli sport invernali e di vivere giornate di vancanze invernali nella montagna bianca. Un tema, quello delle piccole località e degli impianti di paese, su cui la giunta provinciale si è impegnata in una consistente attività di sostegno e a cui il convegno ha dedicato lo spazio di una relazione di cui parleremo più avanti. Il presidente degli impiantisti altoatesini ha concluso il suo intervento rilanciando la sfida della categoria che rappresenta per continuare con tenacia e determinazione in un lavoro che produce posti di lavoro, benessere e sviluppo per intere comunità.

L’intervento di un pioniere e la voce del Trentino
Hannes Parth, vicepresidente dell’Associazione Funiviari del Tirolo, ha sufficienti anni per ricordare quali fossero le condizioni socioeconomiche delle vallate tirolesi prima del boom dello sci come movimento di massa e quanto gli impiantisti hanno fatto con la loro imprenditorialità per produrre sviluppo e ricchezza. Con un intervento ricco di orgoglio e forte senso di appartenenza, Parth ha detto che «le nostre strutture impiantistiche al di qua e al di là del Brennero sono le prime a livello mondiale», risultato della coraggiosa lungimiranza dei pionieri e del lavoro continuo di miglioramento a cui concorrono i dipendenti delle società in uno sforzo comune per garantire la continuità delle imprese senza le quali non esisterebbe turismo invernale e le vallate si spopolerebbero. Il vicepresidente dei funiviari tirolesi ha richiamato anche l’attenzione sull’importanza di tutelare il patrimonio inestimabile dell’ambiente naturale e sulla necessità di non recedere mai da una politica di investimenti che migliori sempre l’offerta, riferendosi in particolare all’innevamento tecnico per assicurare la massima sciabilità delle skiarea anche nelle stagioni di carestia e ai collegamenti intervallivi che ancora mancano e che si possono realizzare.
Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore di Funivie Campiglio Spa, ha portato per la prima volta la voce della provincia trentina al convegno degli impiantisti altoatesini e tirolesi con un intervento che è partito dalla valutazione di quanto stiano cambiando i flussi turistici con una presenza straniera che sfiora il 50% per la partecipazione alle settimane bianche.  Una clientela importante e preziosa che è necessario fidelizzare sul mercato internazionale con la stessa qualità di offerta proposta al mercato italiano. Anche Bosco ha sottolineato il fatto che senza sci alpino e quindi senza impianti di risalita non si può fare turismo invernale e garantire il benessere delle comunità locali contro lo spopolamento ma ha aggiunto che anche senza ambiente curato e protetto non si può fare turismo di qualità. Su questo tema ci si deve confrontare con i pregiudizi che ancora avvolgono la categoria degli impiantisti quali nemici della natura.  È vero il contrario, ha detto Bosco, perché gli impianti servono per consentire la fruizione dell’ambiente alpino e di spettacolari panorami anche a persone che non sciano e sopratuttto perché con la cura dei pendii destinati in inverno alle piste battute si evitano dissesti idrogeologici e gli stessi percorsi per le piste diventano pascoli non solo per mandrie di ovini e bovini ma anche per gli ungulati selvatici in un rapporto di scambio che salvaguarda il principio di uno sviluppo sostenibile ed ecocompatibile.

La politica al servizio dello sviluppo contro pregiudizi e luoghi comuni
Johannes Tratter è un politico austriaco, assessore nella giunta regionale del Tirolo, e da politico ha dato il suo contributo al convegno non nascondendo che anche a nord del Brennero, nella patria dello sci alpino, esistono una corrente di pensiero e atteggiamenti scettici per non dire ostili nei confronti dell’attività impiantistica. Tocca proprio ai politici non solo affiancare convintamente gli impiantisti con iniziative legislative e investimenti di sostegno ma anche spiegare alla popolazione che l’economia delle vallate tirolesi dipende dal buon andamento del turismo invernale e che se non ci fosse turismo invernale sarebbe un disastro. Contro certi pregiudizi, Tratter ha citato alcune cifre sull’occupazione di suolo degli impianti di risalita che non va oltre il 2% dell’intero territorio tirolese. L’accenno all’importanza delle località più piccole e degli impianti di paese è stato l’ultimo spunto del suo

Francesco Bosco
Martha Gärber

intervento e giunge a questo punto opportuno per introdurre la relazione svolta su questo tema dalla dottoressa Gärber dell’Università di Bolzano.

Le piccole località e i «Dorflift» di paese: un mondo di opportunità da salvaguardare
Martha Gärber, nata a Obereggen, dottoranda presso l’Università di Bolzano, ha presentato i risultati di uno studio che ha condotto sulla realtà dei piccoli comnprensori sciistici e sulla funzione delle sciovie di paese con il supporto scientifico della professoressa Susanne Elsen e del professor Stefan Zerbe. È questa una realtà e un mondo che in Alto Adige non si vuole disperdere ma, anzi, valorizzare come risorsa per le comunità locali, e come alternativa ai grandi comprensori per una pratica «slow» dello sci e del turismo invernale. La provincia autonoma, non a caso, negli ultimi sei anni ha investito 20 milioni di Euro per sostenere le attività e  i «Dorflift» dei piccoli centri e la relazione della dottoressa Gärber è giunta a dare un sostegno sperimentale e teorico a questo impegno. La ricercatrice dell’Università di Bolzano ha preso contatto diretto con 39 piccoli comprensori sciistici della regione, vale a dire piccoli centri anche di quote medio basse, con uno o due impianti, con piste medio-brevi e senza collegamenti con altri compronsori ma comunque immersi in bellissime vallate alpine. Dalle risultanze dell’indagine svolta mediante interviste cul campo e valutazioni statistiche è emerso come e quanto le piccole realtà turistiche esprimano tre tipi di valori (sociale, economico, ecologico) fusi in una dimensione che propone un’alternativa possibile e godibile alle grandi località e ai megacomprensori.  Ma attenzione, dice la dottoressa Gärber, non deve esserci concorrenza tra le due realtà, ma complementarietà. Si tratta semplicemente di due proposte diverse, che possono interagire e comunicare tra loro. Il ragazzo che impara a sciare su un dorflift di paese seguito dai genitori o dai nonni, un giorno sarà tanto bravo da godersi giornate intere di discese sugli infiniti chilometri del Dolomiti Superski; il mangiachilometri del Dolomiti Superski avrà voglia un giorno di fermarsi un attimo per assaporare la quiete di un piccolo paese tranquillo, senza traffico e senza affollamento sulle piste, anzi con piste così brevi da scaldarci solo le gambe per poi fare relax nel silenzio della natura di un piccolo paese. È una diversità di proposte che aiuta, e «abbiamo bisogno di tutti, grandi e piccoli », ha detto la Gärber.  Il piccoli centri e le sciovie di paese sono un servizio e una risorsa per le popolazioni locali, integrano e consolidano i rapporti interpersonali e generazionali (valore sociale), propongono un turismo soft e «a misura di famiglia» che può attirare le persone sensibili a questo tipo di rapporto con la montagna bianca contando anche su prezzi più bassi (valore economico), consentono una gestione e uno sfruttamento minimo delle risorse naturali (valore ecologico) e dimostrano una notevole «resilienza» alle crisi: non a caso tutte le piccole località studiate da Martha Gräber si trovano in aree  «svantaggiate» rispetto ai grandi poli del turismo altoatesina eppure nessuna di loro ha chiuso l’attività sciistica nonostante le stagioni di carestia di neve naturale. Mantenere in vita e sostenere questo tessuto di base del turismo invernale altoatesino deve essere un impegno e un’opportunità. «Anche i grandi comprensori – ha concluso la dottoressa Gräber – hanno capito che siamo tutti sulla stessa barca e che si sta bene tutti se tutti stanno bene».

Cuore, talento e forza mentale per la crescita dei campioni
La seconda relazione prevista durante i lavori del Convegno è stata svolta da Tanja Frieden, campionessa olimpica di snowboardcross a Torino 2006 e imprenditrice. Nel suo lavoro opera come relatrice offrendo ispirazione e motivazione ai dirigenti del mondo economico, inoltre lavora come moderatrice e come docente presso l’istituto di istruzione superiore Nordwestchweiz.  È presidente ddella Schneesport Initiative, un progetto svizzero che mira a promuovere gli sport invernali in collaborazione con i rappresentanti dell’economia svizzera e della confederazione. È anche ambasciatrice dell’organizzazione di aiuto allo sviluppo Right to play. Tanja è partita dalla sua lunga esperienza agonistica ai massimi livelli (14 anni di carriera ai vertici delle gerarchie tecniche dello snowboard) per creare un significativo parallelo tra le caratteristiche che servono per primeggiare nello sport di competizione e le caratteristiche che servono per primeggiare nella concorrenza internazionale del turismo. L’ex campionessa ha analizzato le qualità che servono per eccellere nello sport e le ha individuate in tre fattori: il cuore (tenacia, perseveranza, coraggio), il talento (capacità tecniche), la testa (capacità mentali, concentrazione).  Servono insieme questi tre ingredienti per fare il campione capace di vincere, tutti e tre determinanti, in perfetta sinergia tra loro. Allo stesso modo servono passione (cuore), capacità imprenditoriale (talento), intelligenza strategica (testa).  Soprattutto in questi anni in cui l’offerta turistica invernale è  minacciata dagli effetti dei cambiamenti climatici e da proposte alternative (i mari esotici in inverno anziché la montagna) bisogna riattivare quella carica propulsiva che sostenuto i pionieri di questa attività nella creazione di un fenomeno dalle grandi dimensioni economiche come il turismo invernale, bisogna operare con intelligenza strategica prevenendo il futuro con investimenti mirati a rafforzare le infrastrutture dell’offerta, tenendo conto che molte cose stanno cambiando, che molti comportamenti da parte della clientela stanno evolvendo verso direzioni diverse rispetto al passato.

Created: Martedì, 06 Giugno 2017 07:14
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Oltre 350 persone hanno partecipato
al Congresso Oitaf 2017 a Bolzano

Da sinistra: Ing. Markus Pitscheider (Segretario generale dell’OITAF), Mag. Jörg Schröttner (nuovo Presidente di OITAF) e Martin Leitner (Presidente uscente)


Trasporto ed emozione, il futuro delle funivie

L’ 11° congresso dell’Organizzazione Internazionale Trasporti a Fune che si è svolto in giugno a Bolzano con la partecipazione e gli interventi di costruttori, esercenti ed esperti di livello internazionale, ha spalancato le porte alle prospettive di crescita di un settore produttivo nato agli inizi del secolo scorso, cresciuto prevalentemente in montagna al servizio del turismo invernale ma oggi chiamato ad affrontare e risolvere problemi di trasporto nelle situazioni più diverse, a cominciare dalle congestionate metropoli immobilizzate e nevrotizzate dal traffico. «Il segmento degli impianti a fune urbani – ha detto Martin Leitner, presidente uscente dell’OITAF – ha aperto potenzialità di sviluppo enormi». E sta rispondendo alla domanda crescente di una mobilità pulita ed ecologica che si può riflettere con esiti fortemente positivi sul clima sociale

Si è svolto in giugno a Bolzano l’11° Congresso funiviario mondiale che ha ospitato 350 partecipanti provenienti da 30 Paesi. L’alto Adige è stato per la prima volta il palcoscenico di questa periodica occasione di scambio e confronto internazionale di alto livello tra gli operatori del settore funiviario. «Portare questo congresso in Sudtirolo era un obiettivo auspicabile perché qui hanno sede i leader mondiali del settore. L’organizzazione del congresso a Bolzano rappresenta un’occasione e un’opportunità uniche per l’economia e il turismo altoatesini e contribuisce anche a consolidare ulteriormente la posizione dell’alto Adige quale sede eccellente per lo sviluppo di tecnologie alpine», ha dichiarato il Presidente della Provincia Arno Kompatscher in apertura di congresso. L’appuntamento è stato organizzato dall’OITAF in collaborazione con l’EURAC e gli interventi dei relatori sono stati tradotti in cinque lingue. L’OITAF è l’unica organizzazione internazionale del settore funiviario che riunisce gli esercenti e le imprese funiviarie, i costruttori di impianti a fune e le autorità di sorveglianza di 31 Paesi in tutti i continenti allo scopo di promuovere e sviluppare i trasporti a fune. Dal 1984 la sede della segreteria generale dell’OITAF presso l’Ufficio Trasporti Funiviari a Bolzano è diretta dall’ing. Markus Pitscheider. Martin Leitner, presidente uscente dell’organizzazione ha detto: «Negli ultimi sei anni, dal congresso di Rio de Janeiro nel 2011 che ho avuto l’onore di presiedere, il settore funiviario ha fatto passi da gigante. Gli impianti a fune sono diventati una soluzione concreta ai problemi di mobilità. All’impiego nel settore del turismo e degli sport invernali, la cui dimensione è rimasta costante, si è aggiunto il segmento degli impianti a fune urbani, che ha aperto potenziali enormi». Prima dell’apertura dei lavori congressuali, si è tenuta l’assemblea generale dell’OITAF in occasione della quale lo stesso Martin Leitner, vicepresidente della Leitner di Vipiteno, ha ceduto la propria carica a Jörg Schröttner del Ministero dei trasporti, delle tecnologie e dell’innovazione di Vienna.

Ecologia, sostenibilità e impatto positivo sul «sociale»
All’insegna del titolo congressuale «Funivie: trasporto ed emozione», 33 relatori di fama mondiale hanno tra l’altro discusso a Bolzano dello sviluppo degli impianti a fune in ambito urbano e turistico. Le funivie sono state confrontate con altri mezzi di trasporto per quanto riguarda le emissioni di CO2 e la loro redditività, prendendo a modello per il futuro impianti a fune urbani già realizzati in Europa e America. A La Paz in Bolivia, ad esempio, è in fase di ultimazione una rete di 30 km di cabinovie con 26 stazioni. Un altro esempio di trasporti innovativi è quello della funivia della città colombiana di Medellin che unisce i quartieri socialmente svantaggiati con il centro urbano. Il tragitto per raggiungere il lavoro durava prima un’ora e mezza mentre ora si impiegano solo 30 minuti. Il cosiddetto «Metrocable» ha contribuito a riportare la tranquillità in un quartiere una volta turbolento, il benessere è visibilmente migliorato e la criminalità è diminuita. E questo è solo un esempio degli effetti che una soluzione ingegnosa di mobilità a mezzo funivia può avere sulla vita sociale ed economica delle persone. Durante il congresso è stata inoltre fatta luce sugli aspetti tecnici ed economici della gestione e dell’esercizio degli impianti a fune. Una metà giornata dei lavori congressuali è stata invece dedicata alla tecnica funiviaria pura, nel corso della quale esperti e ditte costruttrici hanno potuto informarsi sulle novità e sulle nuove conoscenze del settore. Quindi in sintesi: le funivie assicurano prosperità e rendono possibile godere dell’offerta turistica tutto l’anno oltre ad essere tra i mezzi di trasporto più ecologici e sostenibili.

La fune futura protagonista nelle città
indispensabile spina dorsale del turismo
Il prof. Heiner Monheim, uno dei «keynote speaker» ed esperto di trasporti, è convinto che le funivie possano tenere testa al traffico crescente. «Le cabinovie ad ammorsamento automatico sono ormai indispensabili in ambito urbano - ha affermato - Gli impianti a fune possono infatti rappresentare un’integrazione intelligente ai mezzi di trasporto pubblico, potendo ridurre le code, risolvere i problemi di parcheggio e preservare l’ambiente. Le funivie sono inoltre configurabili in maniera flessibile, di poco ingombro e realizzabili in tempi rapidi e a costi d’esercizio relativamente contenuti, con ridotti impatti sull’ambiente. Gli impianti a fune non devono pertanto temere alcun confronto. In futuro abbiamo bisogno di nuove soluzioni e le funivie sono per molti aspetti la soluzione ideale per il trasporto di materiali e passeggeri. Le numerose esperienze maturate con progetti funiviari realizzati in ambito urbano lo confermano in modo inequivocabile». Gli impianti a fune in ambito urbano hanno un fine economico e sociale, ma non solo, contribuiscono infatti in misura considerevole allo smistamento del traffico. Le funivie rimangono comunque la spina dorsale del turismo nell’area alpina, garantiscono prosperità nelle zone periferiche e contrastano lo spopolamento. In questo importante settore economico e turistico operano numerose aziende, tecnici, operatori economici, enti statali e locali, esperti di turismo, legali ma anche persone legate al mondo della ricerca e delle tecnologie connesse con la costruzione degli impianti a fune. Il Congresso funiviario mondiale ha offerto loro un’opportunità di incontro e di scambio di idee a livello internazionale oltre alla possibilità di informarsi in occasione delle relazioni tecniche presentate sugli impianti a fune.

L’Alto Adige pioniere nel settore funiviario
ed eccellente «padrone di casa»
La prima funivia al mondo autorizzata per il trasporto pubblico fu inaugurata a Bolzano nel 1908. La funivia del Colle trasporta in pochi minuti abitanti e turisti dal fondovalle sull’idilliaco monte dei bolzanini. Ma già prima della Grande Guerra esistevano funicolari a Caldaro, al Virgolo e a Bolzano-Guncina oltre a una ferrovia a cremagliera che da Bolzano portava a Collalbo. Le scoperte del pioniere delle funivie Luis Zuegg di Lana determinarono poi ulteriori, rivoluzionari sviluppi.
Il programma di contorno del congresso ha entusiasmato gli ospiti internazionali. Non poteva naturalmente mancare la visita al Messner Mountain Museum di Castel Firmiano. «Noi in Alto Adige abbiamo, per così dire, contribuito a inventare gli impianti a fune e vantiamo una lunga tradizione nel settore, visto che i due grandi costruttori di funivie risiedono in questa regione - ha affermato convinto il padrone di casa Reinhold Messner -  Senza le funivie il nostro turismo sarebbe impensabile. Questa forma di trasporto in montagna, e in futuro in misura crescente anche in ambito urbano, dovrà continuare a essere sviluppata e migliorata sotto l’aspetto tecnico». Il congresso si è concluso con una serata di gala al Kursaal di Merano mentre per il giorno conclusivo è stata organizzata un’escursione a Soprabolzano con visita alla funivia del Renon e un incontro serale sulla storia delle funivie in Sudtirolo, Italia, Svizzera e Germania. Una mostra di foto storiche delle funivie altoatesine presso l’EURAC, il centro di ricerca fondato a Bolzano nel 1992,  ha fatto da cornice al primo Congresso funiviario mondiale in Italia.

 

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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L'ingegner Sergio Tiezza
confermato alla presidenza

Prima dell’Assemblea che si sarebbe svolta a San Quirico d’Orcia il 20 maggio ci aveva detto: «Se possibile vorrei lasciare l’incarico. Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale». E invece, niente da fare: l’ingegner Sergio Tiezza è stato rinominato quasi «a viva forza» e per acclamazione per il quinto mandato consecutivo alla presidenza dell’A.N.I.T.I.F, l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri
operatori professionali.
Lo ha deciso il 22 ottobre nella riunione convocata a Verona il Consiglio Direttivo eletto durante l’assemblea di maggio e che, a norma di Statuto, ha il compito di definire le cariche di vertice. Per il biennio 2016/18, dunque, il presidente sarà ancora l’ingegner Tiezza, 65 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner, attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Al suo fianco è stato confermato Andrea Boghetto nel ruolo di segretario; tra i due vicepresidenti Marco Cordeschi è stato confermato mentre Franco Torretta ha sostituito Sergio Blengini. «Come avevo detto – commenta l’ingegner Tiezza – la mia intenzione era quella di lasciare. Ma purtroppo non si è trovata l’unanimità su un nome alternativo al mio e allora, piuttosto che assistere per la prima volta ad una spaccatura nel nostro organismo che è sempre stato unito ed ha sempre eletto i suoi presidenti per acclamazione, ho accettato ancora, “obtorto collo”  di ricoprire l’incarico».
Sergio Tiezza per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente  per la prima volta nel 2008.
Da allora, per quattro mandati biennali consecutivi, ha guidato l’organismo di rappresentanza dei tecnici funiviari con  competenza e lucidità, conferendogli un prestigio crescente e facendone un punto di riferimento ineludibile per qualsiasi percorso normativo e qualsiasi rapporto istituzionale in materia di impiantistica funiviaria. Concluso il lavoro sul Decreto Esercizio («Il testo elaborato dal gruppo di lavoro di cui abbiamo fatto parte insieme al Ministero del Trasporto e ad altre figure istituzionali è stato inviato a Bruxelles per essere esaminato dall’Europa.
Attendiamo il responso»), per il suo quinto mandato si fanno avanti due altre incombenze: «Dobbiamo compiere una revisione del Decreto Infrastrutture elaborato tre anni fa ma che ora richiede una
rivisitazione per uniformarne i contenuti alle normative europee e poi dobbiamo rivedere il nostro Statuto. Ci sono alcune cose da cambiare, perché i tempi
cambiano…».
Nel 2018 cambierà anche il presidente dell’A.N.I.T.I.F?
«Ah no, il sesto mandato no di sicuro!», conclude Tiezza.
Vedremo…

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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«Due anni dopo: gli obiettivi raggiunti,
gli obiettivi  ancora da raggiungere»

A Modena, durante le giornate di Skipass, proprio dove nel 2014 la nuova organizzazione di rappresentanza degli impiantisti era nata con una scissione dall’ ANEF, i dirigenti dell’Associazione hanno tracciato un dettagliato bilancio del lavoro svolto e hanno individuato le problematiche ancora irrisolte sulle quali concentrare l’impegno nel prossimo futuro. In primo piano, tra le altre, il rifinanziamento delle leggi che consentono il sostegno pubblico alle imprese del trasporto funiviario nelle regioni a statuto ordinario nel rispetto della stessa ispirazione costitutiva dell’Associazione, volta a tutelare gli interessi di tutti gli esercenti funiviari di tutti i territori montani, più o meno privilegiati

di Andrea Formento e Andrea Colla
presidente e vicepresidente vicario di Federfuni Italia
(nella foto rispettivamente a destra e al centro)

Lo slogan dell’assemblea costitutiva di Federfuni Italia era stato: «Una nuova governance per la montagna». Due anni dopo la nostra nascita, questo slogan è per noi più che mai valido. È una frase che racchiude in sé il desiderio di rilancio dell’intero comparto montano, non solo funiviario ma delle economie di aree vaste seppur poco popolate, dove il territorio deve essere posto al centro di ogni analisi e di ogni p

rospettiva di sviluppo, dove ai residenti devono essere garantiti livelli occupazionali tali da consentire la permanenza «in loco» contrastando così lo spopolamento delle vallate, la conservazione del contesto ambientale e del patrimonio storico, artistico, culturale e immobiliare. In questo contesto è indubbio che le aziende funiviarie assolvono anche ad una funzione di presidio sociale. Abbiamo così immaginato una associazione che potesse superare quelle che in passato sono state le divergenze sulle modalità di assunzione degli indirizzi, delle strategie e dell’allora organizzazione associativa. Siamo partiti da una diversa impostazione di carattere gestionale e decisionale, con lo studio della revisione delle regole di governance e delle maggioranze deliberative che da sempre hanno condotto l’associazione di categoria non solo in ordine agli obiettivi da raggiungere ma soprattutto sulle scelte strategiche per il loro raggiungimento. Abbiamo impostato e adottato un nuovo testo di Statuto, innovativo, che prevedesse tutto ciò ispirandosi ad alcuni punti cardine della visione che ci ha ispirati: rappresentiamo le aziende italiane, grandi o piccole che siano, e ne difendiamo gli interessi; rappresentiamo il territorio, tutto il territorio, e i problemi di uno diventano i problemi di tutti; raccogliamo le necessità dai nostri associati e le necessità di un singolo diventano le necessità di tutti; ciò che facciamo lo facciamo per tutti e nell’interesse di tutti.

L’organizzazione interna
garanzia di rappresentatività
Fondamentali sono stati la scelta di  una nuova denominazione; il rinnovo degli organi sociali, l’assegnazione di un ruolo ai territori mediante l’individuazione di 5 aree omogenee affinché i loro rappresentanti in Consiglio portassero in Associazione le differenti esigenze di ciascuna di esse; la preventiva definizione del numero dei consiglieri e del numero di questi assegnati in rappresentanza di ciascuna regione; l’assegnazione della rappresentanza dell’Associazione al presidente ma anche ai vicepresidenti per i rapporti politici e per quelli di area omogenea; la definizione degli obiettivi e dei quorum costitutivi e deliberativi per Consiglio e Assemblea.

Gli organi decisori dell’Associazione sono stati così strutturati:
Associati: iscritti con le caratteristiche di sempre con le medesime attribuzioni, ma con le precisazioni più avanti illustrate in merito alle maggioranze deliberative
Consiglio Direttivo: è stato opportuno definire il numero massimo dei componenti e la distribuzione degli stessi tra le singole regioni prevedendo un presidente e più vicepresidenti, ciascuno proveniente da ciascuna area omogenea con le competenze di sempre e con le maggioranze deliberative in seguito elencate
Comitato di Presidenza: composto dal presidente dai vicepresidenti e da un componente ulteriore per ciascuna area omogenea. Questi costituiscono altresì gli eventualli gruppi di lavoro e sono responsabili dei progetti dell’Associazione con i compiti attualmente previsti.
Le aree omogenee individuate sono: 1) Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; 2)Trentino, Alto Adige; 3) Veneto, Friuli; 4) Toscana Emilia, Marche, Umbria; 5)Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e altri.
Tutte le decisioni dell’Associazione sono deliberate dal Consiglio Direttivo, dall’Assemblea degli associati e dal Consiglio di Presidenza per quanto di loro competenza nel rispetto dello Statuto, con le maggiornaze degli aventi diritto previste dallo stesso Statuto in relazione agli argomenti dibattuti.

DECRETO MILLEPROROGHE.
L’iniziativa è stata avviata nella primavera del 2014 per cercare di risolvere definitivamente la questione della «fine vita tecnica». Si sono tenute numerose riunioni sia in Regione Toscana che al Ministero con il sottosegretario De Angelis e con i parlamentari toscani. È proseguita nell’autunno di quell’anno arrivando quasi ad ottenere il risultato principale quando un testo che prevedeva l’eliminazione della vita tecnica è stato inserito nel collegato alla  Legge di Stabilità. Per alcune problematiche tecniche il provvedimento non è stato portato a compimento. Abbiamo quindi sostenuto con forza l’esigenza di un inserimento nel «Milleproroghe». Le pressioni hanno prodotto il risultato sperato e con la conversione in legge del provvedimento tutti gli impianti di risalita hanno potuto godere di un ulteriore anno di servizio oltre la scadenza prevista ed un anno aggiuntivo in caso di revisione generale. È stato anche il provvedimento che ha messo in luce la necessità di rivedere tutto il concetto di «fine vita tecnica». Questo è stato un ulteriore risultato ottenuto da coloro che poi si sono costituiti in Federfuni Italia, così come le diverse proroghe ottenute nel corso degli anni sono state ottenute grazie al contributo fondamentale dei rappresentanti delle Regioni che poi hanno costituito Federfuni Italia.

ABOLIZIONE VITA TECNICA IMPIANTI
Ecco il testo dell’art.31 bis della legge 164:
1 – I termini previsti dal paragrafo 3.1 delle norme regolamentari di cui al Decreto del Ministro dei Trasporti 2 gennaio 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nr. 26 del 31 gennaio 1985, relativi alla scadenza di vita tecnica complessiva massima degli impianti a fune, non si applicano ai medesimi impianti che risultano positivi alle verifiche effettuate dai competenti uffici ministeriali secondo i criteri definiti con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente Decreto.
2 – Nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale di cui al comma 1, gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, non è scaduta possono godere di una proroga di un anno, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali.
3- Possono godere dei benefici di cui ai commi 1 e 2 anche gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, è scaduta da non oltre due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali

DECRETO PERSONALE
L’approvazione del Decreto in fase di costituzione di Federfuni Italia ha impedito la nostra partecipazione attiva alla sua definizione che ha formalmente e sostanzialmente cambiato l’organizzazione del nostro personale. Tuttavia siamo riusciti a canalizzare l’attenzione della commissione tecnica su alcune idee e proposte della nostra Associazione. Riteniamo che questo Decreto possa e debba essere in buona parte migliorato e ci faremo carico di rivendicarne la necessità. Proporremo la revisione di alcune parti dello stesso utilizzando l’esperienza maturata nell’anno appena trascorso, primo anno di applicazione del Decreto, che ha messo in evidenza alcune difficoltà di applicazione.

LEGGE 25 NOVEMBRE 2015 nr.185, ART.10, COMMA 2BIS
Nelle more dell’emanazione del D.M. 1/12/2015 nr. 203 che, ai sensi dell’art. 31 bis della legge 164/2014 avrebbe dovuto essere emanato entro sei mesi e che invece ha visto la luce solo dopo più di un anno, si è reso necessario provvedere all’ottenimento di una proroga dei termini previsti dal comma 2 del citato art. 31 bis. Questo per consentire agli impianti in scadenza o già scaduti da meno di due anni di poter essere eserciti ancora nella stagione 2015/16 prima del compimento delle revisioni previste per la proroga di vita tecnica. L’attività politica di Federfuni Italia in questo frangente è stata determinante.

NUOVO DECRETO 23/85
È il decreto attuativo dell’art. 31 bis della legge 164 dell’11/11/2014, legge di conversione del «Decreto Sblocca Italia». Il provvedimento che ha consentito l’eliminazione del concetto di «fine vita tecnica» degli impianti a fune. Il Decreto avrebbe dovuto essere emanato entro l’11 maggio 2015; tuttavia, a causa dei tempi della burocrazia italiana, la data è slittata all’1/12/2015, Il Decreto è stato teatro di confronto a volte anche serrato tra il Ministero e le associazioni di categoria, tra le quali la nostra. Abbiamo difeso con forza e determinazione gli argomenti tecnici che ritenevamo fondamentali per la buona gestione delle nostre aziende. Federfuni è stata l’associazione più attenta e presente nella stesura e nella definizione del testo normativo ed altresì nella gestione dei rapporti politici ad altissimo livello. Riteniamo che questo argomento abbia fortemente evidenziato l’importanza, in questo momento, della presenza di due diverse associazioni. Tutelando le diverse esigenze dei diversi territori rappresentati hanno creato le giuste condizioni per costringere la politica nazionale ad affrontare gli argomenti e a trovarne le soluzioni. Il risultato è stato un grande successo. Non accadeva da trent’anni. Ed è stato il successo di tutti, di entrambe le associazioni, dei nostri associati, dei tecnici che hanno lavorato per realizzarlo. Il successo dell’intero settore impianti a fune!

APPLICAZIONE DEL D.M. NR.203–D.M. 7/172016 NR. 1
Si tratta del decreto di applicazione dei contentui previsti dal D.M. 1/12/2015 nr. 203 che ha abolito la scadenza di vita tecnica. Il D.M. nr 1 disciplina le procedure di applicazione del citato decreto in materia di revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e di varianti costruttive. Discende da parte del testo del D.M. nr. 203 che era stata stralciata per costituire una sorta di «regolamento». Anche in questa occasione l’apporto tecnico di Federfuni è stato determinante per la stesura dei testi normativi.

RINNOVO CCNL IMPIANTI A FUNE
Lo scorso 12 maggio 2016 a Courmayeur è stato firmato il rinnovo del Contratto Colletivo Nazionale per gli addetti degli impianti di trasporto a fune. Federfuni Italia non è stata chiamata e accettata al tavolo della discussione; abbiamo però potuto constatare, con non poca soddisfazione, che le parti migliorative del nuovo CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzare nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «documento Colla». Abbiamo ora visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, la qual cosa ci porta a poter dire che la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo!. Una nostra presenza al tavolo, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo ormai abituati ad attendere… Ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo tra tre anni.

DECRETO FUNI
Nella fase di discussione del cosiddetto «Decreto Esercizio», di prossima emanazione, la nostra Associazione ha più volte sensibilizzato il Ministero dei Trasporti ad affrontare entro breve la questione relativa al mantenimento in esercizio delle funi. Questo al fine di definire prima dell’inizio della stagione di manutenzione le nuove regole che si era richiesto di adottare. Le nostre istanze sono state accolte, la parte riguardante le funi è stata stralciata ed è confluita in uno specifico provvedimento (il D.M. 18/5/2016 nr. 144) molto più favorevole alle necessità delle nostre aziende, seppur sempre con la dovuta attenzione al rispetto dei canoni di sicurezza.

DECRETO MADIA
In data 19/8/2016 il Presidente della Repubblica ha emanato il D.LGS 175- Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica. Fra la versione approvata dal Governo e il testo definitivo è stato inserito il comma 7 all’art. 4 che recita: «Sono altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi ad oggetto sociale prevalente la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane». Si è risolto così l’annoso problema in capo a enti pubblici e piccoli comuni di mantenimento degli impianti sciistici nelle località montane. Determinante l’azione della nostra Associazione. Un particolare ringraziamento va al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, onorevole Enrico Costa, sempre attento alle esigenze della nostra categoria.

IMU
È storia recente il provvedimento della Corte di Cassazione Veneto che ha assimilato le nostre aziende ad aziende turistiche e che conseguentemente a ciò ha assoggettato alla tassazione IMU gli impianti a fune. Le conseguenze economiche e non solo sono note a tutti. Federfuni Italia si è subito attivata ed ha ottenuto un’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati dove ha difeso fermamente la propria attività di trasporto. Ha quindi perseguito una attiva campagna di contestazione del provvedimento e di richiesta di revisione della normativa da parte del Governo, anche al fianco di UNCEM nazionale. Possiamo ora dire che la questione è sostanzialmente risolta: la legge 208/2015 «legge di Stabilità» ai commi 21 e seguenti ha normato i provvedimenti di esenzione dei cosiddetti «imbullonati» che, di fatto, contemplano anche gli impianti a fune. La successiva circolare 2/2016 ha tradotto in pratica tali esenzioni.

Le prossime sfide
da affrontare e vincere
Federfuni Italia dovrà ora occuparsi di:
a)    Decreto Esercizio
b)    Decreto Infrstruttura
c)    Finanziamento leggi 140/99 e 166/02 a sostegno degli investimenti
d)    Nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici
e)    Revisione legge 363/2003 e nuovi contributi

DECRETO ESERCIZIO
Sono state completate la revisione e la nuova stesura del Decreto Esercizio che regolamenterà il nostro settore per i prossimi anni. L’argomento  è di estrema importanza e molto delicato. La discussione è stata affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi atte a una rapida approvazione ma anche e soprattutto a una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne è occupata. Abbiamo partecipato alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre in maniera determinata nell’interesse dei nostri associati. Il testo del Decreto è stato inviato all’Unione Europea ed è ritornato con alcune richieste di chiarimento.

DECRETO INFRASTRUTTURA
La recente emanazione del Decreto Infrastruttura ha costituito una importante innovazione sotto il profilo tecnico-progettuale per la costruzione dei nuovi impianti a fune. Il Decreto, che ha avuto un lungo periodo di gestazione, nella sua applicazione pratica ha già evidenziato alcuni limiti e problematiche che richiederanno nei prossimi anni un processo di aggiornamento e correzione. L’argomento è di estrema importanza e molto delicato. La discussione dovrà essere affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi che ne consentano sia una rapida approvazione che, anche e soprattutto, una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne occuperà. Parteciperemo alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre inm maniera determinata nell’interesse dei nostri associati.

FINANZIAMENTO LEGGI 140/1999 E 166/2002
UN CONTRIBUTO PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Questo è un tema a tutti noi molto caro. Lo consideriamo una sorta di redistribuzione degli interventi pubblici nel nostro settore. Troppe volte ci siamo ritrovati di fronte a situazioni che hanno visto importanti interventi pubblici a sostegno di aziende che operano nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia. Troppe volte abbiamo sentito forte la concorrenza di queste realtà verso le  nostre stazioni che debbono vivere solo, o in larga parte, dell’intervento di privati, siano essi singoli imprenditori o gruppi più compositi di operatori economici. Troppe volte i nostri bilanci hanno presentato e presentano tuttora passivi importanti dovuti quasi esclusivamente all’ammortamento delle spese riferite a importanti investimenti effettuati solamente con capitali propri. Riteniamo che  sia giusto che il sostegno pubblico che avviene in queste realtà debba avvenire anche nelle regioni a statuto ordinario che però, purtroppo, a causa del continuo taglio delle risorse si trovano ormai nell’impossibilità di effettuare qualsiasi intervento. Ecco che allora diventa una priorità il rifinanziamento da parte dello Stato di queste due leggi che hanno consentito nei primi anni 2000 un forte rinnovamento degli impianti di risalita nelle stazioni situate nelle regioni a statuto ordinario. Riteniamo che questo sia il momento giusto per colmare, almeno in parte, il forte divario tra i diversi territori. Le nostre società vivono un periodo di grandi difficoltà e forte è il rischio di chiusura. Richiediamo l’attivazione di forme di sostegno, non di sussidio, alle nostre aziende che muovono l’interno turismo della montagna italiana e tutta la sua filiera economica, garantendo occupazione, sviluppo e prosperità a territori che diversamente verrebbero ocompletamente abbandonati. Su solleciazione della nostra Associazione, la Regione Piemonte si è resa disponibile a fare da capofila nei confronti del Governo. Il presidente Sergio Chiamparino ha scritto ad alcuni colleghi di altre regioni, ottenendo un pronto riscontro  di adesione all’iniziativa. La discussione si sposta ora in sede parlamentare nella fase di dibattito della Legge di Stabilità 2016.

DECRETO MADIA SUI CONTRATTI PUBBLICI
Il tema delle concessioni per la costruzione ed esercizio degli impianti è alquanto delicato, soprattutto dopo l’emanazione della direttiva europea che ne impone la messa a gara. Il nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici recepirà tale norma. La nostra Associazione si è pertanto  attivata nei confronti del Governo e dei Presidenti di tutte le regioni coinvolte per chiedere un raccordo normativo fra le disposizioni del Decreto Madia nr. 175 e del  decreto «in itinere», segnalando la necessità di una previsione normativa che escluda dalle modalità di affidamento ad evidenza pubblica le società di impianti a fune, quantomeno quelle società riadenti nelle casistiche di cui al citato art. 4 comma 7 del D. LVO 175/2016 (Società a partecipazione pubblica).

REVISIONE LEGGE 363/2003 E NUOVI CONTRIBUTI
Si è tenuta martedì 25 ottobre a Roma, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, presso  la segreteria del sottosegretario Luca Lotti, la prima riunione per la revisione della legge nr. 363 sulla sicurezza in pista. Oltre all’onorevole Roger De Menech erano presenti tutte le parti interessate ad una nuova regolamentazione della legge. La FISI era rappresentata dal presidente Flavio Roda. Federfuni Italia era rappresentata dal vicepresidente vicario Andrea Colla e dal consigliere Giampiero Orleoni, presidente di ARPIET (Associazione Regionale Piemontese). Erano anche presenti altri soggeti portatori di interesse, fra i quali gli impiantisti di ANEF, l’ANPAS-CRI, i Maestri di Sci con COLNAZ e AMSI, Special Olympics e FISIP, l’Associazione «Il sorriso di Matilde», la trasmissione RAI «Linea Bianca», i gruppi sportivi dell’Esercito rappresentati dal colonnello Marco Mosso. L’incontro è stato positvio ed è stato predisposto un disegno di legge che a breve inizierà il proprio iter in Parlamento. Federfuni Italia ha apportato un contributo fondamentale alla stesura del testo di legge prevedendo alcuni aspetti altamente innovativi ripresi dalla normativa regionale piemontese (L.R. 26/1/2009 nr.2 e S.M.I).

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Un'assemblea di alto livello
in una «location» d'alta quota


L’annuale appuntamento istituzionale dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari si è svolto il 12 e 13 maggio a Courmayeur. La presidentessa Valeria Ghezzi ha letto la sua relazione nella sala conferenze del Pavillon, la stupenda stazione intermedia di quello stupendo, avveniristico impianto che è la SkyWay del Monte Bianco. Nella stessa sede sono stati illustrati e commentati i risultati dell’indagine condotta sul tema «Gli italiani e la montagna» da Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra.  Ma occorre non dimenticare, dei due giorni di Courmayeur, un altro fatto importante: la firma del contratto nazionale di lavoro con  le rappresentanze sindacali dei circa 11 mila dipendenti delle imprese impiantistiche

Due giorni a Courmayer per l’assemblea annuale dell’ ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari).  Due giorni, il 12 e 13 maggio, per l’appuntamento istituzionale dello storico organismo di rappresentanza degli impiantisti italiani che Valeria Ghezzi, eletta alla presidenza nel 2014,  ha condotto per il secondo anno del suo mandato con autorevolezza sempre maggiore. Peccato  soltanto che sua maestà il Monte Bianco sia rimasto nascosto in una cappa di nuvole basse per quasi tutto il tempo. Ma anche in condizioni non ideali tutti gli intervenuti hanno potuto ammirare e «testare» la meraviglia della Sky Way, quel fenomenale prodigio ingegneristico  che sale a Punta Helbronner, scelto come eccezionale location dell’ evento nella seconda delle due giornate di lavori.  Quest’anno l’assemblea ANEF si legava a un tema («Gli italiani in montagna») che è stato il titolo di una ricerca/sondaggio commissionata dall’ANEF a Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra e che sarebbe stato il nocciolo di discussione della tavola rotonda programmata per la seconda giornata. Ma il giorno prima, nelle sale delle QC Terme, erano già successe alcune cose importanti: l’ Associazione che rappresenta il 90% del mercato impiantistico (oltre1500 impianti in tutta Italia) ha approvato nelle forme dovute un bilancio in ottima salute e, soprattutto,  ha firmato con le rappresentanze sindacali del settore (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil trasporti e Savt) il nuovo contratto nazionale del comparto che conta una forza lavoro stimata di circa 11 mila persone tra fisse e stagionali. Il contratto precedente scadeva il 30 aprile; quello nuovo è stato rinnovato il 1° maggio e firmato ufficialmente lì, a Courmayeur: un esempio di rapporti e di rispetto reciproco tra le parti veramente raro e di cui la signora Ghezzi si è detta giustamente orgogliosa. L'intesa  raggiunta tra le parti prevede importanti modifiche strutturali ad alcuni istituti quali scatti e ROL che allineano ora il contratto ANEF agli altri contratti di Confindustria rendendolo inoltre innovativo sotto molti punti di vista, sia economici che normativi. La flessibilità oraria del multiperiodale e della distribuzione oraria e la progressione della maturazione dei permessi orari per i nuovi assunti permettono ora una miglior gestione dell'attività produttiva e programmazione aziendale. L'accordo a fronte di queste sensibili modifiche prevede  un aumento salariale a partire da dicembre 2016 di 18€, per arrivare nel 2019 ad un montante salariale pari a 71€. Si segnalano, inoltre, significativi interventi in materia di welfare sia previdenziale che sanitario, infatti a partire da giugno 2016 i lavoratori degli impianti saranno iscritti al fondo di riferimento contrattuale Fontur, già fondo di riferimento per il Turismo. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato Valeria Ghezzi - che  l'impegno di tutti abbia portato alla firma del nuovo contratto degli impianti  a fune, un  risultato importante indice di grande positività per le aziende che consentirà una stabilità fino al 2019 e permetterà  di superare le difficoltà al fine di tutelare un comparto importante come la montagna che dà lavoro a migliaia di persone».

I rapporti con le Istituzioni,
gli impegni della «Carta di Cortina»

Chiuso felicemente il capitolo  contrattuale che apre comunque la prospettiva di tre anni all’insegna della collaborazione e della «pace sindacale», il 13 maggio si è svolta la sessione pubblica dell’assemblea nella megastruttura del Pavillon du Mont Fréty, la stazione intermedia della SkyWay accessoriata con ristoranti, bar e una splendida sala conferenze a oltre 2000 metri di quota che non mancherà di far valere il suo irresistibile appeal per incontri e meeting nazionali e internazionali. Qui Valeria Ghezzi, preceduta dai saluti di Augusto Rollandin (presidente della Val d’Aosta), di Ferruccio Fournier (presidente degli impinatisti valdostani), di Ivette Lavelle (presidente della Funivie Monte Bianco che gestisce la SkyWay), ha svolto la sua relazione e ha introdotto la presentazione e il commento alla ricerca compiuta da Ludovico Mannheimer e commissionata perché , ha detto la Ghezzi, l’«utenza estera incide in maniera rilevante sui nostri fatturati ma noi dobbiamo pensare a risvegliare l’entusiamo dell’utenza di casa nostra cominciando a capire come si rapportano gli italiani con la montagna in generale e con la montagna invernale in particolare». Ma prima  la relazione, con la quale, sostanzialmente, la signora Ghezzi, dopo avere commentato gli esiti di una stagione invernale difficile, ha rivendicato il  lavoro compiuto in due anni per rilanciare l’ANEF e il suo ruolo centrale nel comparto  economico  e nella filiera legati al turismo montano: riorganizzazione interna, maggiore collaborazione e comunicazione tra organismi centrali e periferici; impegno accentuato su tutti i fronti, dai rapporti con le istituzioni (Ministeri dei Trasporti, del Turismo, dell’Ambiente, della Pubblica Istruzione) alle battaglie sui temi caldi di più stringente attualità (il decreto sul fine vita tecnico, lo stralcio del decreto funi dal Decreto Esercizio, la tégola dell’IMU non ancora del tutto rimossa ma ridimensionata con l’aggregazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati»,  il nuovo codice degli appalti con la ricezione delle direttive europee,  l’approccio cauto alla revisione della legge 363 sulla sicurezza sulle piste da sci ). Una parte particolarmente sentita della relazione, la signora Ghezzi l’ha dedicata alla «Carta di Cortina sulla sostenibilità degli sport invernali» firmata in gennaio con il Ministro dell’Ambiente Galletti e il presidente del CONI Malagò «nella quale viene riconosciuto il ruolo necessario e indispensabile degli impiantisti nella gestione dei teatri dove si praticano gli sport invernali; impiantisti che a loro volta si impegnano ad operare nel rispetto assoluto e rigoroso dell’ambiente perché di quello vivono e riconoscono il valore fondamentale della sua tutela». In esecuzione del punto 11 degli impegni assunti dai formatari della Carta di Cortina, l’ANEF ha avviato tre progetti di ricerca in tema di ecosostenibilità, uno dei quali dovrà misurare in particolare l’impatto dell’innevamento tecnico sull’ambiente in collaborazione con i tecnici dell’ENEA e di alcune aziende del settore. Una sottolineatura doverosa è stata data anche al progetto che ha visto ANEF collaborare con la FISI e con il MIUR per portare a sciare il maggior numero possibile di studenti delle Medie, un’iniziativa «che ha portato la Regione Veneto  a programmare una settimana bianca per il prossimo anno scolastico» e promette di far entrare lo sci nelle scuole in maniera finalmente organica e non occasionale.

Gli italiani e la montagna:
non è tutto oro quello che luccica

Quindi è toccato al dottor Ludovico Mannheimer (figlio d’arte…) illustrare i risultati del sondaggio svolto per conto dell’Istituto Eumetra sul tema «Gli Italiani e la montagna» e condotto su una campionatura di 1600 contatti e interviste telefoniche. Dalle slides che riportavano le percentuali di risposta alle diverse domande e dai commenti di Mannheimer sono uscite luci ed ombre sul rapporto degli italiani con la montagna in generale e con la montagna bianca in particolare; ne è uscita un’immagine un po’ impolverata e piena di rughe. È venuto fuori il fatto che il popolo dello sci, la gente già appassionata di montagna come quella che affollava la bellissima sala di quello straordinario impianto dove si svolgeva l’evento, sono un po’ deviati dall’amore e non fanno mente locale, ad esempio, al fatto che l’Italia è un Paese a mollo nelle acque del mare e che la montagna non è per niente in cima ai pensieri di tutti i loro connazionali. Il 37% di loro  non la ama proprio, non ne vuole sapere o perché «fa freddo» o perché è «noiosa»; e se proprio gli italiani dovessere fare una vacanza in montagna, il 51% preferirebbe l’estate e il 49% l’inverno.   Attenzione: questo sondaggio che sembra piovuto da Marte, è suonato come un campanello d’allarme da non sottovalutare:  i mondi del turismo montano e del turismo invernale in particolare non devono sedersi sugli allori perché l’affezione degli italiani alle loro proposte di attrazione non è per niente scontata, se non per quanto riguarda il nucleo forte ma minoritario degli «impallinati», degli amanti da trenta giornate di sci ad inverno e degli appassionati già acquisiti.  Come alle elezioni politiche, il numero degli «indecisi» è molto alto e da quelli dipenderà nel prossimo futuro l’andamento del mercato nazionale. Di questa indagine e dei temi che ha suscitato si è discusso, subito dopo l’esposizione di Mannheimer, nel corso della tavola rotonda condotta dal vicedirettore della Stampa Luca Ubaldeschi e a cui hanno partecipato il presidente dell’ENIT Evelina Christillin, il presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio, il sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard, l’amministraore unico di JFC srl e responsabile di Skipass Panorama Turismo Massimo Ferruzzi,  Domenico D’Ercole della segreteria FILT CIGL Nazionale Dipartimento Trasporto Persone e  Marco Rocca, amministratore delegato della Società Mottolino di Livigno e consigliere ANEF. Sia la Christillin che Iorio hanno insistito sulla necessità di fare sistema e di veicolare una immagine unica della montagna italiana evitando  i particolarismi regionali. Per fare questo  bisognerebbe riformare  il Titolo V della costituzione e compiere lo sforzo di mettersi dalla parte del consumatore per individuare le proposte con le quali  sollecitare di più la sua attenzione. D’Ercole ha sottolineato l’importanza del contratto di lavoro appena firmato con l’ANEF e il contributo fondamentale che la scuola, a suo parere, potrebbe dare per la diffusione della pratica degli sport in montagna. Fabrizia Derriard ha avvertito di non dare per scontato l’amore per la montagna, ha proposto la necessità di dare  nuovi orizzonti alla potenziale utenza  e di  modificare la visione tradizionale della montagna costruita nel tempo da chi già l’apprezza. Marco Rocca si è richiamato all’esito di una domanda del sondaggio da cui , come risposta, era emerso che la percezione dell’importanza degli impianti di risalita non è elevato e ha detto che «noi impiantisti non dobbiamo pensare di essere l’unico traino del movimento». Massimo Ferruzzi si è convinto che «occorre cambiare il nostro racconto e i codici di comunicazione» a fronte di un dato che spiega come ben il 40% della popolazione non ha mai nemmeno pensato d fare una vacanza in montagna. Bisogna lavorare sugli indecisi, attrezzarsi per competere con altri prodotti turistici forti come il mare, le città d’arte, la campagna degli agriturismi considerando poi che gli italiani sono infedeli, spesso preferiscono il «mordi e fuggi», spesso decidono solo all’ultimo momento cosa fare e dove andare. Insomma, una indagine quella di Mannheimer che ha avviato un salutare bagno di umiltà e di riflessioni varie per un movimento e un mondo che non possono permettersi di lasciare per strada una bella fetta di italiani senza prima aver provato in tutti i modi a convincerli ad andare in montagna. Merito del sondaggio «Gli Italiani e la montagna» e merito dell’ANEF che l’ha commissionato. La nuova ANEF di Valeria Ghezzi che vola alta, come la SkyWay di Courmayeur lanciata verso i 3400 metri di Punta Helbronner.

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In prima linea sul fronte
dell’impegno e dello sviluppo


L’Associazione di categoria degli imprenditori funiviari nata nel 2014 per staccarsi  dall’ANEF e avviare una diversa attività di rappresentanza, rivendica una serie di risultati ottenuti con il proprio lavoro in meno di due anni di vita, dal contributo dato per l’abolizione del «fine vita tecnico» alle proposte per il rifinanziamento di leggi regionali a statuto ordinario. Ma, anche alla luce degli esiti di un altro inverno «da brividi» che ha riproposto le difficoltà a cui sono sottoposti gli esercenti funiviari, sono ancora molti i problemi da affrontare e risolvere per le località di tutte le dimensioni, dalle più grandi alle più piccole.

di Arnaldo Soncelli
Vicepresidente e Segretario Federfuni Italia

Vorrei iniziare questo intervento partendo da una valutazione dell’andamento stagionale invernale della mia regione per poi agganciarmi alle problematiche più rilevanti che investono l’attività impiantistica e di cui Federfuni si è fatta carico nelle sforzo di affrontarle e risolverle. Per la stagione 2015/16 la Lombardia ha vissuto molte luci ma soprattutto molte ombre, con un inizio disastroso che non ha permesso l’entrata in esercizio di molti impianti di risalita sin dal ponte di Sant’Ambrogio, festività che per gli sciatori lombardi ha sempre rappresentato l’apertura della stagione invernale. Un inizio quindi che ha fortemente condizionato l’andamento economico della stagione a cui ha fatto seguito il non esaltante periodo delle festività natalizie. I successivi mesi di gennaio e febbraio sono stati decisamente portatori di «ossigeno», con un mese di marzo accompagnato da nevicate arrivate in buona quantità per affrontare il periodo pasquale (quest’anno fortunatamente «caduto» alla fine del mese di marzo) che ha fatto registrare un buon numero di presenze tali da influire positivamente su bilanci altrimenti tendenti ad un profondo rosso. Alcune stazioni hanno presentato modesti ricavi rispetto alla stagione precedente non certamente buona per molti comprensori sciistici, mentre i bilanci della maggior parte delle stazioni o località lombarde presentano un segno meno anche se limitato, ma pur sempre negativo e questo nonostante i grandi sforzi fatti dagli esercenti per utilizzare al meglio gli impianti d’innevamento programmato, nelle difficoltà rappresentate dalla mancanza di temperature adeguate per consentire una buona produzione di neve. In conclusione, quindi, grandi sforzi umani ed economici da parte delle nostre società con risultati che non sono stati al pari di quanto fatto.


Il ruolo di traino degli
impiantisti e la necessità di politiche di sostegno

Un segnale importante, in ogni caso, sono state le «performances» positive riscontrate nel momento in cui si sono verificate condizioni ottimali sia nell’innevamento che nelle condizioni meteorologiche; altro segnale importante, nel contesto complessivo dell’economia montana, sono i numeri positivi riscontrati dagli esercizi commerciali, dal settore alberghiero e da tutto l’indotto, segno che la vacanza in montagna è ancora estremamente appetibile anche con sciabilità a volte ridotta a pochi percorsi nei «periodi clou» e questo grazie agli sforzi economici da parte delle società esercenti.
Questo porta a far riflettere, con sempre maggiore convinzione, dell’importanza della nostra attività nei confronti dell’intera economia della montagna italiana e quindi della necessità urgente di politiche di sostegno sia per la gestione dell’area sciabile che per la realizzazione di importanti progetti di sviluppo e crescita dell’intero demanio sciabile soprattutto in termini di miglioramento delle infrastrutture necessarie all’innevamento programmato.
La necessità di diminuire i tempi necessari a innevare i comprensori attraverso importanti investimenti nel settore, attraverso la realizzazione di nuovi bacini per l’adduzione dell’acqua, le consequenziali opere di adeguamento delle tubazioni per la distribuzione della stessa e l’acquisto di nuove macchine per la produzione della neve rappresentano un obiettivo della nostra Associazione. A questo deve però essere necessariamente affiancata una importante opera di sostegno alle nostre aziende, soprattutto quelle più piccole e spesso in mano a società pubbliche, con adeguati contributi alla gestione delle piste nel suo complesso quali innevamento, sicurezza, battitura e soccorso. Per arrivare a rendere possibile quanto detto è solo necessario rivolgere lo sguardo verso alcune Regioni come la Toscana o utilizzando gli strumenti previsti nelle leggi regionali di Piemonte o Emilia Romagna.


Le sfide da proporre ai Governi, in sede regionale e nazionale

Tutto ciò sappiamo che rappresenta una sfida importante sia per il Governo regionale che per quello nazionale da cui ci attendiamo una spinta forte verso una sburocratizzazione del settore che rischia di esplodere sotto le maglie di una miriade di condizionamenti normativi, spesso in contrasto con le norme europee o meglio più restrittive delle norme europee che impediscono, pur in presenza di rispetto delle norme di sicurezza un regolare funzionamento e manutenzione dei nostri impianti. Richiediamo quindi una decisa presa di posizione per il rifinanziamento della legge140/166 a favore di interventi di manutenzione straordinaria e aggiornamento tecnologico degli impianti di risalita delle società che operano nelle Regioni a statuto ordinario con una possibile revisione anche degli scopi di tale normativa.
Per quanto riguarda l’Amministrazione regionale, riconosciamo la sensibilità e la volontà di affrontare le tematiche relative alla montagna lombarda oltre a ritenere che debba particolarmente impegnarsi al reperimento delle risorse necessarie al sostegno dell’innevamento programmato e della gestione, nonché una spinta alla realizzazione del «progetto pilota» per la Provincia di Sondrio coordinato tra Regione, Provincia, sistema bancario e tutte le aziende. Un «progetto pilota» che potrebbe dare un senso a un nuovo modello di governance del nostro settore che possa utilizzare le risorse pubbliche, i flussi finanziari del sistema bancario e la professionalità dimostrata dalle aziende impiantistiche per quanto riguarda gli aspetti gestionali. Un progetto che potrebbe poi rappresentare, proprio in quanto pilota, un modello esportabile in tutte le restanti Provincie montane lombarde e non solo.


I risultati  già raggiunti
e i prossimi obiettivi

In questo programma futuro non possiamo dimenticare gli importanti successi raggiunti dalla nostra Associazione sia nel caso dell’abolizione del concetto di vita tecnica degli impianti, con l’approvazione dei due provvedimenti di proroga e la definitiva emanazione del decreto attuativo, provvedimento di cui Federfuni è il vero padre putativo insieme ad una forte rappresentanza parlamentare e governativa che vi hanno creduto e hanno creduto nelle sue importanti ricadute per il settore. Numerosi impianti sarebbero dovuti essere sostituiti e invece oggi si trovano ad affrontare una revisione generale che garantirà loro molti altri anni di ulteriore funzionamento. Ma anche nell’emanazione di un decreto sulle scadenze tecniche che ha visto alcuni articoli modificati, pur nel rispetto delle norme di sicurezza, in modo più favorevole alle nostre aziende; in tutto quanto è stato fatto, e dovrà ancora essere fatto, in termini di IMU sulle strutture funiviarie con il provvedimento cosiddetto sugli «imbullonati» che ha visto Federfuni in prima linea costantemente alla Camera a contestare una norma, prima, ed una Sentenza della Corte di Cassazione che avevano a dir poco dell’assurdo. Debbo anche ricordare che la Lombardia ha avuto una serie di provvedimenti a macchia di leopardo che hanno visto diverse interpretazioni e diverse applicazioni di tale normativa. Oggi grazie al provvedimento preso nell’ultima legge di stabilità e da noi fortemente sostenuto ci troviamo di fronte ad una normativa che dovrebbe finalmente mettere fine ad una serie di controversie legali e di provvedimenti economici che anche essi rischiavano di mettere definitivamente in ginocchio il nostro settore.


Il «capitolo funi» fuori
dal «Decreto Esercizio»

Infine è notizia recente, dello scorso lunedì 9 maggio 2016 (poco dopo il mezzogiorno), dell’approvazione da parte della CFAT di quello che prenderà il nome di «Decreto Funi», ossia l’estrapolazione dal «Decreto esercizio» del capitolo relativo alle funi degli impianti. Con questo ulteriore provvedimento (anch’esso fortemente voluto, discusso e sostenuto da Federfuni Italia) verranno riviste tempistiche e modalità di controllo, riparazione, sostituzione delle funi degli impianti, allineandole alle normative europee, molto meno stringenti di quelle sinora in essere nel nostro Paese seppur sempre nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza dell’esercizio. I benefici che ne deriveranno a favore delle nostre aziende saranno davvero significativi. Ci corre obbligo ringraziare pubblicamente la Direzione del Ministero dei Trasporti per l’enorme sforzo compiuto, come promessoci pochi giorni orsono, nell’anticipare questo provvedimento per consentire alle aziende di compiere le più opportune scelte manutentive prima del periodo estivo. Un ulteriore ed importante passo a sostegno del nostro settore e di tutta la filiera. Siamo quindi fiduciosi che la stagione 2015/16 possa rappresentare il vero anno zero per il nostro settore, sia per le questioni economiche legate al livello e alla quantità di innevamento e che quindi ci  si possa aspettare una serie di annate a noi favorevoli, sia per le questioni delle politiche di sostegno e di chiarezza normativa del nostro settore, ma soprattutto l’anno zero nel campo dei rapporti tra il nostro settore e le Amministrazioni regionali e nazionali, oltre che con quelle locali.


Il nuovo contratto
nazionale con le nostre proposte recepite

Siamo solo dispiaciuti di non aver potuto dare direttamente il nostro contributo a livello nazionale al rinnovo del contratto di lavoro. Eravamo pronti e disponibili. Non siamo stati chiamati e accettati al tavolo della discussione. Abbiamo da poco preso atto dei contenuti dell’accordo siglato che non ci trovano in disaccordo, anzi, abbiamo potuto riscontrare che le parti migliorative del CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzate nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «Documento Colla» del 29 agosto 2013. Abbiamo ora finalmente visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, che ci porta a poter dire la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo! Riteniamo tuttavia che una nostra presenza al tavolo della trattativa, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, datori di lavoro, OO.SS. e maestranza, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo tuttavia ormai abituati ad attendere… ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo fra tre anni! La nostra Associazione assicura comunque sin da ora una presenza costante e qualificante sul territorio in sede di contrattazione aziendale o locale per far si che anche attraverso una politica di condivisione delle opportunità ma anche delle criticità delle nostre stazioni invernali si possa giungere ad accordi di secondo livello con le rappresentanze sindacali che tengano conto delle peculiarità delle diverse realtà; soprattutto della necessità di coniugare il forte senso di responsabilità che gli imprenditori del mondo neve hanno nei confronti delle maestranze e del mantenimento delle unità occupazionali con le necessità delle nostre aziende e della prosecuzione della loro attività nel rispetto dell’intero contesto sociale economico della montagna lombarda ed italiana. Per raggiungere gli obbiettivi sopra elencati riteniamo infine che l’accordo a suo tempo sottoscritto con le OO.SS dalla Sestrieres S.p.A., fortemente innovativo, possa essere un modello da seguire soprattutto per i rapporti economici e la flessibilità in esso contenuta.