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Tag: Associazioni

Created: Martedì, 06 Giugno 2017 07:14
Hits: 77
Category: Portfolio
Tags: Attualità Congresso OITAF, Associazioni, Impianti Di Risalita

Oltre 350 persone hanno partecipato
al Congresso Oitaf 2017 a Bozano
Da sinistra: Ing. Markus Pitscheider (Segretario generale dell’OITAF), Mag. Jörg Schröttner (nuovo Presidente di OITAF) e Martin Leitner (Presidente uscente dell’OITAF)


Trasporto ed emozione, il futuro delle funivie

Oggi, 9 giugno 2017, volge al termine a Bolzano l’XI Congresso funiviario mondiale, che ha ospitato 350 partecipanti provenienti da 30 Paesi. L’alto Adige è stato quindi per la prima volta palcoscenico di uno scambio internazionale di alto livello tra gli operatori del settore funiviario. «Portare questo congresso in Sudtirolo era un obiettivo auspicabile perché qui hanno sede i leader mondiali del settore. L’organizzazione del congresso a Bolzano rappresenta un’occasione e un’opportunità uniche per l’economia e il turismo altoatesini e contribuisce anche a consolidare ulteriormente la posizione dell’alto Adige quale sede eccellente per lo sviluppo di tecnologie alpine», ha dichiarato il Presidente della Provincia Arno Kompatscher in apertura di congresso. Il congresso è stato organizzato dall’OITAF, in collaborazione con l’EURAC e gli interventi dei relatori sono stati tradotti in 5 lingue. L’OITAF è l’unica organizzazione internazionale del settore funiviario che riunisce gli esercenti e le imprese funiviarie, i costruttori di impianti a fune e le autorità di sorveglianza di 31 Paesi in tutti i continenti allo scopo di promuovere e sviluppare i trasporti a fune. Dal 1984 la sede della segreteria generale dell’OITAF presso l’Ufficio Trasporti Funiviari a Bolzano è diretta dall’ing. Markus Pitscheider.

«Negli ultimi sei anni, dal congresso di Rio de Janeiro nel 2011 che ho avuto l’onore di presiedere, il settore funiviario ha fatto passi da gigante. Gli impianti a fune sono diventati una soluzione concreta ai problemi di mobilità. All’impiego nel settore del turismo e degli sport invernali, la cui dimensione è rimasta costante, si è aggiunto il segmento degli impianti a fune urbani, che ha aperto potenziali enormi», ha dichiarato il presidente uscente Martin Leitner. Prima dell’apertura dei lavori congressuali, si è tenuta l’assemblea generale dell’OITAF in occasione della quale il Presidente Martin Leitner, vicepresidente della ditta Leitner di Vipiteno ha ceduto la propria carica a Jörg Schröttner del Ministero dei trasporti, delle tecnologie e dell’innovazione di Vienna.

Ecologia e sostenibilità

All’insegna del motto «Funivie - trasporto ed emozione» 33 relatori di fama mondiale si sono ritrovati a Bolzano per discutere tra l’altro dello sviluppo degli impianti a fune in ambito urbano e turistico. Le funivie sono state confrontate con altri mezzi di trasporto per quanto riguarda le emissioni di CO2 e la redditività, discutendo del futuro degli impianti a fune urbani in Europa e America. A La Paz in Bolivia, ad esempio, è in fase di ultimazione una rete di 30 km di cabinovie con 26 stazioni. Un altro esempio di trasporti innovativi è quello della funivia della città colombiana di Medellin che uniscono i quartieri socialmente svantaggiati con il centro urbano. Il tragitto per raggiungere il lavoro durava prima un’ora e mezza mentre ora si impiegano solo 30 minuti. Il cosiddetto «Metrocable» ha contribuito a riportare la tranquillità in un quartiere una volta turbolento, il benessere è visibilmente migliorato e la criminalità è diminuita. E questo è solo un esempio degli effetti che una soluzione ingegnosa di mobilità a mezzo funivia può avere sulla vita sociale ed economica delle persone. Durante il congresso è stata inoltre fatta luce sugli aspetti tecnici ed economici della gestione e dell’esercizio degli impianti a fune. Una metà giornata dei lavori congressuali è stata invece dedicata alla tecnica funiviaria pura, nel corso della quale esperti e ditte costruttrici hanno potuto informarsi sulle novità e sulle nuove conoscenze del settore. Quindi in sintesi: le funivie assicurano prosperità e rendono possibile godere dell’offerta turistica tutto l’anno oltre ad essere tra i mezzi di trasporto più ecologici e sostenibili.

Gli impianti a fune sono il futuro

Il prof. Heiner Monheim, uno dei keynote speaker ed esperto di trasporti, è convinto che le funivie possano tenere testa al traffico crescente. «Le cabinovie ad ammorsamento automatico sono ormai indispensabili in ambito urbano. Gli impianti a fune possono infatti rappresentare un’integrazione intelligente ai mezzi di trasporto pubblico, potendo ridurre le code, risolvere i problemi di parcheggio e preservare l’ambiente. Le funivie sono inoltre configurabili in maniera flessibile, di poco ingombro e realizzabili in tempi rapidi e a costi d’esercizio relativamente contenuti, con ridotti impatti sull’ambiente. Gli impianti a fune non devono pertanto temere alcun confronto. In futuro abbiamo bisogno di nuove soluzioni e le funivie sono per molti aspetti la soluzione ideale per il trasporto di materiali e passeggeri. Le numerose esperienze maturate con progetti funiviari realizzati in ambito urbano lo confermano in modo inequivocabile», ha affermato l’esperto.

Le funivie sono la spina dorsale del turismo

Le funivie sono la spina dorsale del turismo nell’area alpina, garantiscono prosperità nelle zone periferiche e contrastano lo spopolamento. Gli impianti a fune in ambito urbano hanno un fine economico e sociale, ma non solo, contribuiscono infatti in misura considerevole allo smistamento del traffico. In questo importante settore economico e turistico operano numerose aziende, tecnici, operatori economici, enti statali e locali, esperti di turismo, legali ma anche persone legate al mondo della ricerca e delle tecnologie connesse con la costruzione degli impianti a fune. Il Congresso funiviario mondiale ha offerto loro un’opportunità di incontro e di scambio di idee a livello internazionale oltre alla possibilità di informarsi in occasione delle relazioni tecniche presentate sugli impianti a fune.

L’alto Adige  è pioniere nel settore funiviario

La prima funivia al mondo autorizzata per il trasporto pubblico fu inaugurata a Bolzano nel 1908. La funivia del Colle trasporta in pochi minuti abitanti e turisti dal fondovalle sull’idilliaco monte dei bolzanini. Ma già prima della Grande Guerra esistevano funicolari a Caldaro, al Virgolo e a Bolzano-Guncina oltre a una ferrovia a cremagliera che da Bolzano portava a Collalbo. Le scoperte del pioniere delle funivie Luis Zuegg di Lana determinarono poi ulteriori, rivoluzionari sviluppi.

Il programma di contorno ha entusiasmato gli
ospiti internazionali

Non poteva naturalmente mancare la visita degli ospiti internazionali al Messner Mountain Museum di Castel Firmiano. «Noi in Alto Adige abbiamo per così dire contribuito a inventare gli impianti a fune e vantiamo una lunga tradizione nel settore, visto che i due grandi costruttori di funivie risiedono in questa regione. Senza le funivie il nostro turismo sarebbe impensabile. Questa forma di trasporto in montagna, e in futuro in misura crescente anche in ambito urbano, dovrà continuare a essere sviluppata e migliorata sotto l’aspetto tecnico», ha affermato convinto il padrone di casa Reinhold Messner. Il congresso si è concluso con una serata di gala al Kursaal di Merano mentre per il giorno conclusivo è stata organizzata un’escursione a Soprabolzano con visita alla funivia del Renon e un incontro serale sulla storia delle funivie in Sudtirolo, Italia, Svizzera e Germania. Una mostra di foto storiche delle funivie altoatesine presso l’Eurac ha fatto da cornice al primo Congresso funiviario mondiale in Italia.

 

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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Tags: Associazioni

L'ingegner Sergio Tiezza
confermato alla presidenza

Prima dell’Assemblea che si sarebbe svolta a San Quirico d’Orcia il 20 maggio ci aveva detto: «Se possibile vorrei lasciare l’incarico. Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale». E invece, niente da fare: l’ingegner Sergio Tiezza è stato rinominato quasi «a viva forza» e per acclamazione per il quinto mandato consecutivo alla presidenza dell’A.N.I.T.I.F, l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri
operatori professionali.
Lo ha deciso il 22 ottobre nella riunione convocata a Verona il Consiglio Direttivo eletto durante l’assemblea di maggio e che, a norma di Statuto, ha il compito di definire le cariche di vertice. Per il biennio 2016/18, dunque, il presidente sarà ancora l’ingegner Tiezza, 65 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner, attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Al suo fianco è stato confermato Andrea Boghetto nel ruolo di segretario; tra i due vicepresidenti Marco Cordeschi è stato confermato mentre Franco Torretta ha sostituito Sergio Blengini. «Come avevo detto – commenta l’ingegner Tiezza – la mia intenzione era quella di lasciare. Ma purtroppo non si è trovata l’unanimità su un nome alternativo al mio e allora, piuttosto che assistere per la prima volta ad una spaccatura nel nostro organismo che è sempre stato unito ed ha sempre eletto i suoi presidenti per acclamazione, ho accettato ancora, “obtorto collo”  di ricoprire l’incarico».
Sergio Tiezza per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente  per la prima volta nel 2008.
Da allora, per quattro mandati biennali consecutivi, ha guidato l’organismo di rappresentanza dei tecnici funiviari con  competenza e lucidità, conferendogli un prestigio crescente e facendone un punto di riferimento ineludibile per qualsiasi percorso normativo e qualsiasi rapporto istituzionale in materia di impiantistica funiviaria. Concluso il lavoro sul Decreto Esercizio («Il testo elaborato dal gruppo di lavoro di cui abbiamo fatto parte insieme al Ministero del Trasporto e ad altre figure istituzionali è stato inviato a Bruxelles per essere esaminato dall’Europa.
Attendiamo il responso»), per il suo quinto mandato si fanno avanti due altre incombenze: «Dobbiamo compiere una revisione del Decreto Infrastrutture elaborato tre anni fa ma che ora richiede una
rivisitazione per uniformarne i contenuti alle normative europee e poi dobbiamo rivedere il nostro Statuto. Ci sono alcune cose da cambiare, perché i tempi
cambiano…».
Nel 2018 cambierà anche il presidente dell’A.N.I.T.I.F?
«Ah no, il sesto mandato no di sicuro!», conclude Tiezza.
Vedremo…

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni

«Due anni dopo: gli obiettivi raggiunti,
gli obiettivi  ancora da raggiungere»

A Modena, durante le giornate di Skipass, proprio dove nel 2014 la nuova organizzazione di rappresentanza degli impiantisti era nata con una scissione dall’ ANEF, i dirigenti dell’Associazione hanno tracciato un dettagliato bilancio del lavoro svolto e hanno individuato le problematiche ancora irrisolte sulle quali concentrare l’impegno nel prossimo futuro. In primo piano, tra le altre, il rifinanziamento delle leggi che consentono il sostegno pubblico alle imprese del trasporto funiviario nelle regioni a statuto ordinario nel rispetto della stessa ispirazione costitutiva dell’Associazione, volta a tutelare gli interessi di tutti gli esercenti funiviari di tutti i territori montani, più o meno privilegiati

di Andrea Formento e Andrea Colla
presidente e vicepresidente vicario di Federfuni Italia
(nella foto rispettivamente a destra e al centro)

Lo slogan dell’assemblea costitutiva di Federfuni Italia era stato: «Una nuova governance per la montagna». Due anni dopo la nostra nascita, questo slogan è per noi più che mai valido. È una frase che racchiude in sé il desiderio di rilancio dell’intero comparto montano, non solo funiviario ma delle economie di aree vaste seppur poco popolate, dove il territorio deve essere posto al centro di ogni analisi e di ogni p

rospettiva di sviluppo, dove ai residenti devono essere garantiti livelli occupazionali tali da consentire la permanenza «in loco» contrastando così lo spopolamento delle vallate, la conservazione del contesto ambientale e del patrimonio storico, artistico, culturale e immobiliare. In questo contesto è indubbio che le aziende funiviarie assolvono anche ad una funzione di presidio sociale. Abbiamo così immaginato una associazione che potesse superare quelle che in passato sono state le divergenze sulle modalità di assunzione degli indirizzi, delle strategie e dell’allora organizzazione associativa. Siamo partiti da una diversa impostazione di carattere gestionale e decisionale, con lo studio della revisione delle regole di governance e delle maggioranze deliberative che da sempre hanno condotto l’associazione di categoria non solo in ordine agli obiettivi da raggiungere ma soprattutto sulle scelte strategiche per il loro raggiungimento. Abbiamo impostato e adottato un nuovo testo di Statuto, innovativo, che prevedesse tutto ciò ispirandosi ad alcuni punti cardine della visione che ci ha ispirati: rappresentiamo le aziende italiane, grandi o piccole che siano, e ne difendiamo gli interessi; rappresentiamo il territorio, tutto il territorio, e i problemi di uno diventano i problemi di tutti; raccogliamo le necessità dai nostri associati e le necessità di un singolo diventano le necessità di tutti; ciò che facciamo lo facciamo per tutti e nell’interesse di tutti.

L’organizzazione interna
garanzia di rappresentatività
Fondamentali sono stati la scelta di  una nuova denominazione; il rinnovo degli organi sociali, l’assegnazione di un ruolo ai territori mediante l’individuazione di 5 aree omogenee affinché i loro rappresentanti in Consiglio portassero in Associazione le differenti esigenze di ciascuna di esse; la preventiva definizione del numero dei consiglieri e del numero di questi assegnati in rappresentanza di ciascuna regione; l’assegnazione della rappresentanza dell’Associazione al presidente ma anche ai vicepresidenti per i rapporti politici e per quelli di area omogenea; la definizione degli obiettivi e dei quorum costitutivi e deliberativi per Consiglio e Assemblea.

Gli organi decisori dell’Associazione sono stati così strutturati:
Associati: iscritti con le caratteristiche di sempre con le medesime attribuzioni, ma con le precisazioni più avanti illustrate in merito alle maggioranze deliberative
Consiglio Direttivo: è stato opportuno definire il numero massimo dei componenti e la distribuzione degli stessi tra le singole regioni prevedendo un presidente e più vicepresidenti, ciascuno proveniente da ciascuna area omogenea con le competenze di sempre e con le maggioranze deliberative in seguito elencate
Comitato di Presidenza: composto dal presidente dai vicepresidenti e da un componente ulteriore per ciascuna area omogenea. Questi costituiscono altresì gli eventualli gruppi di lavoro e sono responsabili dei progetti dell’Associazione con i compiti attualmente previsti.
Le aree omogenee individuate sono: 1) Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; 2)Trentino, Alto Adige; 3) Veneto, Friuli; 4) Toscana Emilia, Marche, Umbria; 5)Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e altri.
Tutte le decisioni dell’Associazione sono deliberate dal Consiglio Direttivo, dall’Assemblea degli associati e dal Consiglio di Presidenza per quanto di loro competenza nel rispetto dello Statuto, con le maggiornaze degli aventi diritto previste dallo stesso Statuto in relazione agli argomenti dibattuti.

DECRETO MILLEPROROGHE.
L’iniziativa è stata avviata nella primavera del 2014 per cercare di risolvere definitivamente la questione della «fine vita tecnica». Si sono tenute numerose riunioni sia in Regione Toscana che al Ministero con il sottosegretario De Angelis e con i parlamentari toscani. È proseguita nell’autunno di quell’anno arrivando quasi ad ottenere il risultato principale quando un testo che prevedeva l’eliminazione della vita tecnica è stato inserito nel collegato alla  Legge di Stabilità. Per alcune problematiche tecniche il provvedimento non è stato portato a compimento. Abbiamo quindi sostenuto con forza l’esigenza di un inserimento nel «Milleproroghe». Le pressioni hanno prodotto il risultato sperato e con la conversione in legge del provvedimento tutti gli impianti di risalita hanno potuto godere di un ulteriore anno di servizio oltre la scadenza prevista ed un anno aggiuntivo in caso di revisione generale. È stato anche il provvedimento che ha messo in luce la necessità di rivedere tutto il concetto di «fine vita tecnica». Questo è stato un ulteriore risultato ottenuto da coloro che poi si sono costituiti in Federfuni Italia, così come le diverse proroghe ottenute nel corso degli anni sono state ottenute grazie al contributo fondamentale dei rappresentanti delle Regioni che poi hanno costituito Federfuni Italia.

ABOLIZIONE VITA TECNICA IMPIANTI
Ecco il testo dell’art.31 bis della legge 164:
1 – I termini previsti dal paragrafo 3.1 delle norme regolamentari di cui al Decreto del Ministro dei Trasporti 2 gennaio 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nr. 26 del 31 gennaio 1985, relativi alla scadenza di vita tecnica complessiva massima degli impianti a fune, non si applicano ai medesimi impianti che risultano positivi alle verifiche effettuate dai competenti uffici ministeriali secondo i criteri definiti con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente Decreto.
2 – Nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale di cui al comma 1, gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, non è scaduta possono godere di una proroga di un anno, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali.
3- Possono godere dei benefici di cui ai commi 1 e 2 anche gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, è scaduta da non oltre due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali

DECRETO PERSONALE
L’approvazione del Decreto in fase di costituzione di Federfuni Italia ha impedito la nostra partecipazione attiva alla sua definizione che ha formalmente e sostanzialmente cambiato l’organizzazione del nostro personale. Tuttavia siamo riusciti a canalizzare l’attenzione della commissione tecnica su alcune idee e proposte della nostra Associazione. Riteniamo che questo Decreto possa e debba essere in buona parte migliorato e ci faremo carico di rivendicarne la necessità. Proporremo la revisione di alcune parti dello stesso utilizzando l’esperienza maturata nell’anno appena trascorso, primo anno di applicazione del Decreto, che ha messo in evidenza alcune difficoltà di applicazione.

LEGGE 25 NOVEMBRE 2015 nr.185, ART.10, COMMA 2BIS
Nelle more dell’emanazione del D.M. 1/12/2015 nr. 203 che, ai sensi dell’art. 31 bis della legge 164/2014 avrebbe dovuto essere emanato entro sei mesi e che invece ha visto la luce solo dopo più di un anno, si è reso necessario provvedere all’ottenimento di una proroga dei termini previsti dal comma 2 del citato art. 31 bis. Questo per consentire agli impianti in scadenza o già scaduti da meno di due anni di poter essere eserciti ancora nella stagione 2015/16 prima del compimento delle revisioni previste per la proroga di vita tecnica. L’attività politica di Federfuni Italia in questo frangente è stata determinante.

NUOVO DECRETO 23/85
È il decreto attuativo dell’art. 31 bis della legge 164 dell’11/11/2014, legge di conversione del «Decreto Sblocca Italia». Il provvedimento che ha consentito l’eliminazione del concetto di «fine vita tecnica» degli impianti a fune. Il Decreto avrebbe dovuto essere emanato entro l’11 maggio 2015; tuttavia, a causa dei tempi della burocrazia italiana, la data è slittata all’1/12/2015, Il Decreto è stato teatro di confronto a volte anche serrato tra il Ministero e le associazioni di categoria, tra le quali la nostra. Abbiamo difeso con forza e determinazione gli argomenti tecnici che ritenevamo fondamentali per la buona gestione delle nostre aziende. Federfuni è stata l’associazione più attenta e presente nella stesura e nella definizione del testo normativo ed altresì nella gestione dei rapporti politici ad altissimo livello. Riteniamo che questo argomento abbia fortemente evidenziato l’importanza, in questo momento, della presenza di due diverse associazioni. Tutelando le diverse esigenze dei diversi territori rappresentati hanno creato le giuste condizioni per costringere la politica nazionale ad affrontare gli argomenti e a trovarne le soluzioni. Il risultato è stato un grande successo. Non accadeva da trent’anni. Ed è stato il successo di tutti, di entrambe le associazioni, dei nostri associati, dei tecnici che hanno lavorato per realizzarlo. Il successo dell’intero settore impianti a fune!

APPLICAZIONE DEL D.M. NR.203–D.M. 7/172016 NR. 1
Si tratta del decreto di applicazione dei contentui previsti dal D.M. 1/12/2015 nr. 203 che ha abolito la scadenza di vita tecnica. Il D.M. nr 1 disciplina le procedure di applicazione del citato decreto in materia di revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e di varianti costruttive. Discende da parte del testo del D.M. nr. 203 che era stata stralciata per costituire una sorta di «regolamento». Anche in questa occasione l’apporto tecnico di Federfuni è stato determinante per la stesura dei testi normativi.

RINNOVO CCNL IMPIANTI A FUNE
Lo scorso 12 maggio 2016 a Courmayeur è stato firmato il rinnovo del Contratto Colletivo Nazionale per gli addetti degli impianti di trasporto a fune. Federfuni Italia non è stata chiamata e accettata al tavolo della discussione; abbiamo però potuto constatare, con non poca soddisfazione, che le parti migliorative del nuovo CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzare nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «documento Colla». Abbiamo ora visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, la qual cosa ci porta a poter dire che la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo!. Una nostra presenza al tavolo, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo ormai abituati ad attendere… Ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo tra tre anni.

DECRETO FUNI
Nella fase di discussione del cosiddetto «Decreto Esercizio», di prossima emanazione, la nostra Associazione ha più volte sensibilizzato il Ministero dei Trasporti ad affrontare entro breve la questione relativa al mantenimento in esercizio delle funi. Questo al fine di definire prima dell’inizio della stagione di manutenzione le nuove regole che si era richiesto di adottare. Le nostre istanze sono state accolte, la parte riguardante le funi è stata stralciata ed è confluita in uno specifico provvedimento (il D.M. 18/5/2016 nr. 144) molto più favorevole alle necessità delle nostre aziende, seppur sempre con la dovuta attenzione al rispetto dei canoni di sicurezza.

DECRETO MADIA
In data 19/8/2016 il Presidente della Repubblica ha emanato il D.LGS 175- Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica. Fra la versione approvata dal Governo e il testo definitivo è stato inserito il comma 7 all’art. 4 che recita: «Sono altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi ad oggetto sociale prevalente la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane». Si è risolto così l’annoso problema in capo a enti pubblici e piccoli comuni di mantenimento degli impianti sciistici nelle località montane. Determinante l’azione della nostra Associazione. Un particolare ringraziamento va al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, onorevole Enrico Costa, sempre attento alle esigenze della nostra categoria.

IMU
È storia recente il provvedimento della Corte di Cassazione Veneto che ha assimilato le nostre aziende ad aziende turistiche e che conseguentemente a ciò ha assoggettato alla tassazione IMU gli impianti a fune. Le conseguenze economiche e non solo sono note a tutti. Federfuni Italia si è subito attivata ed ha ottenuto un’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati dove ha difeso fermamente la propria attività di trasporto. Ha quindi perseguito una attiva campagna di contestazione del provvedimento e di richiesta di revisione della normativa da parte del Governo, anche al fianco di UNCEM nazionale. Possiamo ora dire che la questione è sostanzialmente risolta: la legge 208/2015 «legge di Stabilità» ai commi 21 e seguenti ha normato i provvedimenti di esenzione dei cosiddetti «imbullonati» che, di fatto, contemplano anche gli impianti a fune. La successiva circolare 2/2016 ha tradotto in pratica tali esenzioni.

Le prossime sfide
da affrontare e vincere
Federfuni Italia dovrà ora occuparsi di:
a)    Decreto Esercizio
b)    Decreto Infrstruttura
c)    Finanziamento leggi 140/99 e 166/02 a sostegno degli investimenti
d)    Nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici
e)    Revisione legge 363/2003 e nuovi contributi

DECRETO ESERCIZIO
Sono state completate la revisione e la nuova stesura del Decreto Esercizio che regolamenterà il nostro settore per i prossimi anni. L’argomento  è di estrema importanza e molto delicato. La discussione è stata affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi atte a una rapida approvazione ma anche e soprattutto a una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne è occupata. Abbiamo partecipato alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre in maniera determinata nell’interesse dei nostri associati. Il testo del Decreto è stato inviato all’Unione Europea ed è ritornato con alcune richieste di chiarimento.

DECRETO INFRASTRUTTURA
La recente emanazione del Decreto Infrastruttura ha costituito una importante innovazione sotto il profilo tecnico-progettuale per la costruzione dei nuovi impianti a fune. Il Decreto, che ha avuto un lungo periodo di gestazione, nella sua applicazione pratica ha già evidenziato alcuni limiti e problematiche che richiederanno nei prossimi anni un processo di aggiornamento e correzione. L’argomento è di estrema importanza e molto delicato. La discussione dovrà essere affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi che ne consentano sia una rapida approvazione che, anche e soprattutto, una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne occuperà. Parteciperemo alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre inm maniera determinata nell’interesse dei nostri associati.

FINANZIAMENTO LEGGI 140/1999 E 166/2002
UN CONTRIBUTO PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Questo è un tema a tutti noi molto caro. Lo consideriamo una sorta di redistribuzione degli interventi pubblici nel nostro settore. Troppe volte ci siamo ritrovati di fronte a situazioni che hanno visto importanti interventi pubblici a sostegno di aziende che operano nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia. Troppe volte abbiamo sentito forte la concorrenza di queste realtà verso le  nostre stazioni che debbono vivere solo, o in larga parte, dell’intervento di privati, siano essi singoli imprenditori o gruppi più compositi di operatori economici. Troppe volte i nostri bilanci hanno presentato e presentano tuttora passivi importanti dovuti quasi esclusivamente all’ammortamento delle spese riferite a importanti investimenti effettuati solamente con capitali propri. Riteniamo che  sia giusto che il sostegno pubblico che avviene in queste realtà debba avvenire anche nelle regioni a statuto ordinario che però, purtroppo, a causa del continuo taglio delle risorse si trovano ormai nell’impossibilità di effettuare qualsiasi intervento. Ecco che allora diventa una priorità il rifinanziamento da parte dello Stato di queste due leggi che hanno consentito nei primi anni 2000 un forte rinnovamento degli impianti di risalita nelle stazioni situate nelle regioni a statuto ordinario. Riteniamo che questo sia il momento giusto per colmare, almeno in parte, il forte divario tra i diversi territori. Le nostre società vivono un periodo di grandi difficoltà e forte è il rischio di chiusura. Richiediamo l’attivazione di forme di sostegno, non di sussidio, alle nostre aziende che muovono l’interno turismo della montagna italiana e tutta la sua filiera economica, garantendo occupazione, sviluppo e prosperità a territori che diversamente verrebbero ocompletamente abbandonati. Su solleciazione della nostra Associazione, la Regione Piemonte si è resa disponibile a fare da capofila nei confronti del Governo. Il presidente Sergio Chiamparino ha scritto ad alcuni colleghi di altre regioni, ottenendo un pronto riscontro  di adesione all’iniziativa. La discussione si sposta ora in sede parlamentare nella fase di dibattito della Legge di Stabilità 2016.

DECRETO MADIA SUI CONTRATTI PUBBLICI
Il tema delle concessioni per la costruzione ed esercizio degli impianti è alquanto delicato, soprattutto dopo l’emanazione della direttiva europea che ne impone la messa a gara. Il nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici recepirà tale norma. La nostra Associazione si è pertanto  attivata nei confronti del Governo e dei Presidenti di tutte le regioni coinvolte per chiedere un raccordo normativo fra le disposizioni del Decreto Madia nr. 175 e del  decreto «in itinere», segnalando la necessità di una previsione normativa che escluda dalle modalità di affidamento ad evidenza pubblica le società di impianti a fune, quantomeno quelle società riadenti nelle casistiche di cui al citato art. 4 comma 7 del D. LVO 175/2016 (Società a partecipazione pubblica).

REVISIONE LEGGE 363/2003 E NUOVI CONTRIBUTI
Si è tenuta martedì 25 ottobre a Roma, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, presso  la segreteria del sottosegretario Luca Lotti, la prima riunione per la revisione della legge nr. 363 sulla sicurezza in pista. Oltre all’onorevole Roger De Menech erano presenti tutte le parti interessate ad una nuova regolamentazione della legge. La FISI era rappresentata dal presidente Flavio Roda. Federfuni Italia era rappresentata dal vicepresidente vicario Andrea Colla e dal consigliere Giampiero Orleoni, presidente di ARPIET (Associazione Regionale Piemontese). Erano anche presenti altri soggeti portatori di interesse, fra i quali gli impiantisti di ANEF, l’ANPAS-CRI, i Maestri di Sci con COLNAZ e AMSI, Special Olympics e FISIP, l’Associazione «Il sorriso di Matilde», la trasmissione RAI «Linea Bianca», i gruppi sportivi dell’Esercito rappresentati dal colonnello Marco Mosso. L’incontro è stato positvio ed è stato predisposto un disegno di legge che a breve inizierà il proprio iter in Parlamento. Federfuni Italia ha apportato un contributo fondamentale alla stesura del testo di legge prevedendo alcuni aspetti altamente innovativi ripresi dalla normativa regionale piemontese (L.R. 26/1/2009 nr.2 e S.M.I).

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:53
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni

Un'assemblea di alto livello
in una «location» d'alta quota


L’annuale appuntamento istituzionale dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari si è svolto il 12 e 13 maggio a Courmayeur. La presidentessa Valeria Ghezzi ha letto la sua relazione nella sala conferenze del Pavillon, la stupenda stazione intermedia di quello stupendo, avveniristico impianto che è la SkyWay del Monte Bianco. Nella stessa sede sono stati illustrati e commentati i risultati dell’indagine condotta sul tema «Gli italiani e la montagna» da Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra.  Ma occorre non dimenticare, dei due giorni di Courmayeur, un altro fatto importante: la firma del contratto nazionale di lavoro con  le rappresentanze sindacali dei circa 11 mila dipendenti delle imprese impiantistiche

Due giorni a Courmayer per l’assemblea annuale dell’ ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari).  Due giorni, il 12 e 13 maggio, per l’appuntamento istituzionale dello storico organismo di rappresentanza degli impiantisti italiani che Valeria Ghezzi, eletta alla presidenza nel 2014,  ha condotto per il secondo anno del suo mandato con autorevolezza sempre maggiore. Peccato  soltanto che sua maestà il Monte Bianco sia rimasto nascosto in una cappa di nuvole basse per quasi tutto il tempo. Ma anche in condizioni non ideali tutti gli intervenuti hanno potuto ammirare e «testare» la meraviglia della Sky Way, quel fenomenale prodigio ingegneristico  che sale a Punta Helbronner, scelto come eccezionale location dell’ evento nella seconda delle due giornate di lavori.  Quest’anno l’assemblea ANEF si legava a un tema («Gli italiani in montagna») che è stato il titolo di una ricerca/sondaggio commissionata dall’ANEF a Ludovico Mannheimer dell’Istituto Eumetra e che sarebbe stato il nocciolo di discussione della tavola rotonda programmata per la seconda giornata. Ma il giorno prima, nelle sale delle QC Terme, erano già successe alcune cose importanti: l’ Associazione che rappresenta il 90% del mercato impiantistico (oltre1500 impianti in tutta Italia) ha approvato nelle forme dovute un bilancio in ottima salute e, soprattutto,  ha firmato con le rappresentanze sindacali del settore (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil trasporti e Savt) il nuovo contratto nazionale del comparto che conta una forza lavoro stimata di circa 11 mila persone tra fisse e stagionali. Il contratto precedente scadeva il 30 aprile; quello nuovo è stato rinnovato il 1° maggio e firmato ufficialmente lì, a Courmayeur: un esempio di rapporti e di rispetto reciproco tra le parti veramente raro e di cui la signora Ghezzi si è detta giustamente orgogliosa. L'intesa  raggiunta tra le parti prevede importanti modifiche strutturali ad alcuni istituti quali scatti e ROL che allineano ora il contratto ANEF agli altri contratti di Confindustria rendendolo inoltre innovativo sotto molti punti di vista, sia economici che normativi. La flessibilità oraria del multiperiodale e della distribuzione oraria e la progressione della maturazione dei permessi orari per i nuovi assunti permettono ora una miglior gestione dell'attività produttiva e programmazione aziendale. L'accordo a fronte di queste sensibili modifiche prevede  un aumento salariale a partire da dicembre 2016 di 18€, per arrivare nel 2019 ad un montante salariale pari a 71€. Si segnalano, inoltre, significativi interventi in materia di welfare sia previdenziale che sanitario, infatti a partire da giugno 2016 i lavoratori degli impianti saranno iscritti al fondo di riferimento contrattuale Fontur, già fondo di riferimento per il Turismo. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato Valeria Ghezzi - che  l'impegno di tutti abbia portato alla firma del nuovo contratto degli impianti  a fune, un  risultato importante indice di grande positività per le aziende che consentirà una stabilità fino al 2019 e permetterà  di superare le difficoltà al fine di tutelare un comparto importante come la montagna che dà lavoro a migliaia di persone».

I rapporti con le Istituzioni,
gli impegni della «Carta di Cortina»

Chiuso felicemente il capitolo  contrattuale che apre comunque la prospettiva di tre anni all’insegna della collaborazione e della «pace sindacale», il 13 maggio si è svolta la sessione pubblica dell’assemblea nella megastruttura del Pavillon du Mont Fréty, la stazione intermedia della SkyWay accessoriata con ristoranti, bar e una splendida sala conferenze a oltre 2000 metri di quota che non mancherà di far valere il suo irresistibile appeal per incontri e meeting nazionali e internazionali. Qui Valeria Ghezzi, preceduta dai saluti di Augusto Rollandin (presidente della Val d’Aosta), di Ferruccio Fournier (presidente degli impinatisti valdostani), di Ivette Lavelle (presidente della Funivie Monte Bianco che gestisce la SkyWay), ha svolto la sua relazione e ha introdotto la presentazione e il commento alla ricerca compiuta da Ludovico Mannheimer e commissionata perché , ha detto la Ghezzi, l’«utenza estera incide in maniera rilevante sui nostri fatturati ma noi dobbiamo pensare a risvegliare l’entusiamo dell’utenza di casa nostra cominciando a capire come si rapportano gli italiani con la montagna in generale e con la montagna invernale in particolare». Ma prima  la relazione, con la quale, sostanzialmente, la signora Ghezzi, dopo avere commentato gli esiti di una stagione invernale difficile, ha rivendicato il  lavoro compiuto in due anni per rilanciare l’ANEF e il suo ruolo centrale nel comparto  economico  e nella filiera legati al turismo montano: riorganizzazione interna, maggiore collaborazione e comunicazione tra organismi centrali e periferici; impegno accentuato su tutti i fronti, dai rapporti con le istituzioni (Ministeri dei Trasporti, del Turismo, dell’Ambiente, della Pubblica Istruzione) alle battaglie sui temi caldi di più stringente attualità (il decreto sul fine vita tecnico, lo stralcio del decreto funi dal Decreto Esercizio, la tégola dell’IMU non ancora del tutto rimossa ma ridimensionata con l’aggregazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati»,  il nuovo codice degli appalti con la ricezione delle direttive europee,  l’approccio cauto alla revisione della legge 363 sulla sicurezza sulle piste da sci ). Una parte particolarmente sentita della relazione, la signora Ghezzi l’ha dedicata alla «Carta di Cortina sulla sostenibilità degli sport invernali» firmata in gennaio con il Ministro dell’Ambiente Galletti e il presidente del CONI Malagò «nella quale viene riconosciuto il ruolo necessario e indispensabile degli impiantisti nella gestione dei teatri dove si praticano gli sport invernali; impiantisti che a loro volta si impegnano ad operare nel rispetto assoluto e rigoroso dell’ambiente perché di quello vivono e riconoscono il valore fondamentale della sua tutela». In esecuzione del punto 11 degli impegni assunti dai formatari della Carta di Cortina, l’ANEF ha avviato tre progetti di ricerca in tema di ecosostenibilità, uno dei quali dovrà misurare in particolare l’impatto dell’innevamento tecnico sull’ambiente in collaborazione con i tecnici dell’ENEA e di alcune aziende del settore. Una sottolineatura doverosa è stata data anche al progetto che ha visto ANEF collaborare con la FISI e con il MIUR per portare a sciare il maggior numero possibile di studenti delle Medie, un’iniziativa «che ha portato la Regione Veneto  a programmare una settimana bianca per il prossimo anno scolastico» e promette di far entrare lo sci nelle scuole in maniera finalmente organica e non occasionale.

Gli italiani e la montagna:
non è tutto oro quello che luccica

Quindi è toccato al dottor Ludovico Mannheimer (figlio d’arte…) illustrare i risultati del sondaggio svolto per conto dell’Istituto Eumetra sul tema «Gli Italiani e la montagna» e condotto su una campionatura di 1600 contatti e interviste telefoniche. Dalle slides che riportavano le percentuali di risposta alle diverse domande e dai commenti di Mannheimer sono uscite luci ed ombre sul rapporto degli italiani con la montagna in generale e con la montagna bianca in particolare; ne è uscita un’immagine un po’ impolverata e piena di rughe. È venuto fuori il fatto che il popolo dello sci, la gente già appassionata di montagna come quella che affollava la bellissima sala di quello straordinario impianto dove si svolgeva l’evento, sono un po’ deviati dall’amore e non fanno mente locale, ad esempio, al fatto che l’Italia è un Paese a mollo nelle acque del mare e che la montagna non è per niente in cima ai pensieri di tutti i loro connazionali. Il 37% di loro  non la ama proprio, non ne vuole sapere o perché «fa freddo» o perché è «noiosa»; e se proprio gli italiani dovessere fare una vacanza in montagna, il 51% preferirebbe l’estate e il 49% l’inverno.   Attenzione: questo sondaggio che sembra piovuto da Marte, è suonato come un campanello d’allarme da non sottovalutare:  i mondi del turismo montano e del turismo invernale in particolare non devono sedersi sugli allori perché l’affezione degli italiani alle loro proposte di attrazione non è per niente scontata, se non per quanto riguarda il nucleo forte ma minoritario degli «impallinati», degli amanti da trenta giornate di sci ad inverno e degli appassionati già acquisiti.  Come alle elezioni politiche, il numero degli «indecisi» è molto alto e da quelli dipenderà nel prossimo futuro l’andamento del mercato nazionale. Di questa indagine e dei temi che ha suscitato si è discusso, subito dopo l’esposizione di Mannheimer, nel corso della tavola rotonda condotta dal vicedirettore della Stampa Luca Ubaldeschi e a cui hanno partecipato il presidente dell’ENIT Evelina Christillin, il presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio, il sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard, l’amministraore unico di JFC srl e responsabile di Skipass Panorama Turismo Massimo Ferruzzi,  Domenico D’Ercole della segreteria FILT CIGL Nazionale Dipartimento Trasporto Persone e  Marco Rocca, amministratore delegato della Società Mottolino di Livigno e consigliere ANEF. Sia la Christillin che Iorio hanno insistito sulla necessità di fare sistema e di veicolare una immagine unica della montagna italiana evitando  i particolarismi regionali. Per fare questo  bisognerebbe riformare  il Titolo V della costituzione e compiere lo sforzo di mettersi dalla parte del consumatore per individuare le proposte con le quali  sollecitare di più la sua attenzione. D’Ercole ha sottolineato l’importanza del contratto di lavoro appena firmato con l’ANEF e il contributo fondamentale che la scuola, a suo parere, potrebbe dare per la diffusione della pratica degli sport in montagna. Fabrizia Derriard ha avvertito di non dare per scontato l’amore per la montagna, ha proposto la necessità di dare  nuovi orizzonti alla potenziale utenza  e di  modificare la visione tradizionale della montagna costruita nel tempo da chi già l’apprezza. Marco Rocca si è richiamato all’esito di una domanda del sondaggio da cui , come risposta, era emerso che la percezione dell’importanza degli impianti di risalita non è elevato e ha detto che «noi impiantisti non dobbiamo pensare di essere l’unico traino del movimento». Massimo Ferruzzi si è convinto che «occorre cambiare il nostro racconto e i codici di comunicazione» a fronte di un dato che spiega come ben il 40% della popolazione non ha mai nemmeno pensato d fare una vacanza in montagna. Bisogna lavorare sugli indecisi, attrezzarsi per competere con altri prodotti turistici forti come il mare, le città d’arte, la campagna degli agriturismi considerando poi che gli italiani sono infedeli, spesso preferiscono il «mordi e fuggi», spesso decidono solo all’ultimo momento cosa fare e dove andare. Insomma, una indagine quella di Mannheimer che ha avviato un salutare bagno di umiltà e di riflessioni varie per un movimento e un mondo che non possono permettersi di lasciare per strada una bella fetta di italiani senza prima aver provato in tutti i modi a convincerli ad andare in montagna. Merito del sondaggio «Gli Italiani e la montagna» e merito dell’ANEF che l’ha commissionato. La nuova ANEF di Valeria Ghezzi che vola alta, come la SkyWay di Courmayeur lanciata verso i 3400 metri di Punta Helbronner.

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:53
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In prima linea sul fronte
dell’impegno e dello sviluppo


L’Associazione di categoria degli imprenditori funiviari nata nel 2014 per staccarsi  dall’ANEF e avviare una diversa attività di rappresentanza, rivendica una serie di risultati ottenuti con il proprio lavoro in meno di due anni di vita, dal contributo dato per l’abolizione del «fine vita tecnico» alle proposte per il rifinanziamento di leggi regionali a statuto ordinario. Ma, anche alla luce degli esiti di un altro inverno «da brividi» che ha riproposto le difficoltà a cui sono sottoposti gli esercenti funiviari, sono ancora molti i problemi da affrontare e risolvere per le località di tutte le dimensioni, dalle più grandi alle più piccole.

di Arnaldo Soncelli
Vicepresidente e Segretario Federfuni Italia

Vorrei iniziare questo intervento partendo da una valutazione dell’andamento stagionale invernale della mia regione per poi agganciarmi alle problematiche più rilevanti che investono l’attività impiantistica e di cui Federfuni si è fatta carico nelle sforzo di affrontarle e risolverle. Per la stagione 2015/16 la Lombardia ha vissuto molte luci ma soprattutto molte ombre, con un inizio disastroso che non ha permesso l’entrata in esercizio di molti impianti di risalita sin dal ponte di Sant’Ambrogio, festività che per gli sciatori lombardi ha sempre rappresentato l’apertura della stagione invernale. Un inizio quindi che ha fortemente condizionato l’andamento economico della stagione a cui ha fatto seguito il non esaltante periodo delle festività natalizie. I successivi mesi di gennaio e febbraio sono stati decisamente portatori di «ossigeno», con un mese di marzo accompagnato da nevicate arrivate in buona quantità per affrontare il periodo pasquale (quest’anno fortunatamente «caduto» alla fine del mese di marzo) che ha fatto registrare un buon numero di presenze tali da influire positivamente su bilanci altrimenti tendenti ad un profondo rosso. Alcune stazioni hanno presentato modesti ricavi rispetto alla stagione precedente non certamente buona per molti comprensori sciistici, mentre i bilanci della maggior parte delle stazioni o località lombarde presentano un segno meno anche se limitato, ma pur sempre negativo e questo nonostante i grandi sforzi fatti dagli esercenti per utilizzare al meglio gli impianti d’innevamento programmato, nelle difficoltà rappresentate dalla mancanza di temperature adeguate per consentire una buona produzione di neve. In conclusione, quindi, grandi sforzi umani ed economici da parte delle nostre società con risultati che non sono stati al pari di quanto fatto.


Il ruolo di traino degli
impiantisti e la necessità di politiche di sostegno

Un segnale importante, in ogni caso, sono state le «performances» positive riscontrate nel momento in cui si sono verificate condizioni ottimali sia nell’innevamento che nelle condizioni meteorologiche; altro segnale importante, nel contesto complessivo dell’economia montana, sono i numeri positivi riscontrati dagli esercizi commerciali, dal settore alberghiero e da tutto l’indotto, segno che la vacanza in montagna è ancora estremamente appetibile anche con sciabilità a volte ridotta a pochi percorsi nei «periodi clou» e questo grazie agli sforzi economici da parte delle società esercenti.
Questo porta a far riflettere, con sempre maggiore convinzione, dell’importanza della nostra attività nei confronti dell’intera economia della montagna italiana e quindi della necessità urgente di politiche di sostegno sia per la gestione dell’area sciabile che per la realizzazione di importanti progetti di sviluppo e crescita dell’intero demanio sciabile soprattutto in termini di miglioramento delle infrastrutture necessarie all’innevamento programmato.
La necessità di diminuire i tempi necessari a innevare i comprensori attraverso importanti investimenti nel settore, attraverso la realizzazione di nuovi bacini per l’adduzione dell’acqua, le consequenziali opere di adeguamento delle tubazioni per la distribuzione della stessa e l’acquisto di nuove macchine per la produzione della neve rappresentano un obiettivo della nostra Associazione. A questo deve però essere necessariamente affiancata una importante opera di sostegno alle nostre aziende, soprattutto quelle più piccole e spesso in mano a società pubbliche, con adeguati contributi alla gestione delle piste nel suo complesso quali innevamento, sicurezza, battitura e soccorso. Per arrivare a rendere possibile quanto detto è solo necessario rivolgere lo sguardo verso alcune Regioni come la Toscana o utilizzando gli strumenti previsti nelle leggi regionali di Piemonte o Emilia Romagna.


Le sfide da proporre ai Governi, in sede regionale e nazionale

Tutto ciò sappiamo che rappresenta una sfida importante sia per il Governo regionale che per quello nazionale da cui ci attendiamo una spinta forte verso una sburocratizzazione del settore che rischia di esplodere sotto le maglie di una miriade di condizionamenti normativi, spesso in contrasto con le norme europee o meglio più restrittive delle norme europee che impediscono, pur in presenza di rispetto delle norme di sicurezza un regolare funzionamento e manutenzione dei nostri impianti. Richiediamo quindi una decisa presa di posizione per il rifinanziamento della legge140/166 a favore di interventi di manutenzione straordinaria e aggiornamento tecnologico degli impianti di risalita delle società che operano nelle Regioni a statuto ordinario con una possibile revisione anche degli scopi di tale normativa.
Per quanto riguarda l’Amministrazione regionale, riconosciamo la sensibilità e la volontà di affrontare le tematiche relative alla montagna lombarda oltre a ritenere che debba particolarmente impegnarsi al reperimento delle risorse necessarie al sostegno dell’innevamento programmato e della gestione, nonché una spinta alla realizzazione del «progetto pilota» per la Provincia di Sondrio coordinato tra Regione, Provincia, sistema bancario e tutte le aziende. Un «progetto pilota» che potrebbe dare un senso a un nuovo modello di governance del nostro settore che possa utilizzare le risorse pubbliche, i flussi finanziari del sistema bancario e la professionalità dimostrata dalle aziende impiantistiche per quanto riguarda gli aspetti gestionali. Un progetto che potrebbe poi rappresentare, proprio in quanto pilota, un modello esportabile in tutte le restanti Provincie montane lombarde e non solo.


I risultati  già raggiunti
e i prossimi obiettivi

In questo programma futuro non possiamo dimenticare gli importanti successi raggiunti dalla nostra Associazione sia nel caso dell’abolizione del concetto di vita tecnica degli impianti, con l’approvazione dei due provvedimenti di proroga e la definitiva emanazione del decreto attuativo, provvedimento di cui Federfuni è il vero padre putativo insieme ad una forte rappresentanza parlamentare e governativa che vi hanno creduto e hanno creduto nelle sue importanti ricadute per il settore. Numerosi impianti sarebbero dovuti essere sostituiti e invece oggi si trovano ad affrontare una revisione generale che garantirà loro molti altri anni di ulteriore funzionamento. Ma anche nell’emanazione di un decreto sulle scadenze tecniche che ha visto alcuni articoli modificati, pur nel rispetto delle norme di sicurezza, in modo più favorevole alle nostre aziende; in tutto quanto è stato fatto, e dovrà ancora essere fatto, in termini di IMU sulle strutture funiviarie con il provvedimento cosiddetto sugli «imbullonati» che ha visto Federfuni in prima linea costantemente alla Camera a contestare una norma, prima, ed una Sentenza della Corte di Cassazione che avevano a dir poco dell’assurdo. Debbo anche ricordare che la Lombardia ha avuto una serie di provvedimenti a macchia di leopardo che hanno visto diverse interpretazioni e diverse applicazioni di tale normativa. Oggi grazie al provvedimento preso nell’ultima legge di stabilità e da noi fortemente sostenuto ci troviamo di fronte ad una normativa che dovrebbe finalmente mettere fine ad una serie di controversie legali e di provvedimenti economici che anche essi rischiavano di mettere definitivamente in ginocchio il nostro settore.


Il «capitolo funi» fuori
dal «Decreto Esercizio»

Infine è notizia recente, dello scorso lunedì 9 maggio 2016 (poco dopo il mezzogiorno), dell’approvazione da parte della CFAT di quello che prenderà il nome di «Decreto Funi», ossia l’estrapolazione dal «Decreto esercizio» del capitolo relativo alle funi degli impianti. Con questo ulteriore provvedimento (anch’esso fortemente voluto, discusso e sostenuto da Federfuni Italia) verranno riviste tempistiche e modalità di controllo, riparazione, sostituzione delle funi degli impianti, allineandole alle normative europee, molto meno stringenti di quelle sinora in essere nel nostro Paese seppur sempre nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza dell’esercizio. I benefici che ne deriveranno a favore delle nostre aziende saranno davvero significativi. Ci corre obbligo ringraziare pubblicamente la Direzione del Ministero dei Trasporti per l’enorme sforzo compiuto, come promessoci pochi giorni orsono, nell’anticipare questo provvedimento per consentire alle aziende di compiere le più opportune scelte manutentive prima del periodo estivo. Un ulteriore ed importante passo a sostegno del nostro settore e di tutta la filiera. Siamo quindi fiduciosi che la stagione 2015/16 possa rappresentare il vero anno zero per il nostro settore, sia per le questioni economiche legate al livello e alla quantità di innevamento e che quindi ci  si possa aspettare una serie di annate a noi favorevoli, sia per le questioni delle politiche di sostegno e di chiarezza normativa del nostro settore, ma soprattutto l’anno zero nel campo dei rapporti tra il nostro settore e le Amministrazioni regionali e nazionali, oltre che con quelle locali.


Il nuovo contratto
nazionale con le nostre proposte recepite

Siamo solo dispiaciuti di non aver potuto dare direttamente il nostro contributo a livello nazionale al rinnovo del contratto di lavoro. Eravamo pronti e disponibili. Non siamo stati chiamati e accettati al tavolo della discussione. Abbiamo da poco preso atto dei contenuti dell’accordo siglato che non ci trovano in disaccordo, anzi, abbiamo potuto riscontrare che le parti migliorative del CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzate nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «Documento Colla» del 29 agosto 2013. Abbiamo ora finalmente visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, che ci porta a poter dire la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo! Riteniamo tuttavia che una nostra presenza al tavolo della trattativa, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, datori di lavoro, OO.SS. e maestranza, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo tuttavia ormai abituati ad attendere… ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo fra tre anni! La nostra Associazione assicura comunque sin da ora una presenza costante e qualificante sul territorio in sede di contrattazione aziendale o locale per far si che anche attraverso una politica di condivisione delle opportunità ma anche delle criticità delle nostre stazioni invernali si possa giungere ad accordi di secondo livello con le rappresentanze sindacali che tengano conto delle peculiarità delle diverse realtà; soprattutto della necessità di coniugare il forte senso di responsabilità che gli imprenditori del mondo neve hanno nei confronti delle maestranze e del mantenimento delle unità occupazionali con le necessità delle nostre aziende e della prosecuzione della loro attività nel rispetto dell’intero contesto sociale economico della montagna lombarda ed italiana. Per raggiungere gli obbiettivi sopra elencati riteniamo infine che l’accordo a suo tempo sottoscritto con le OO.SS dalla Sestrieres S.p.A., fortemente innovativo, possa essere un modello da seguire soprattutto per i rapporti economici e la flessibilità in esso contenuta.

Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:46
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CONSIGLIERI ANITIF 2016-2018  

PIEMONTE, LIGURIA E VALLE D’AOSTA Claudio Francione, Marco Petrella,
Mauro Joyeusaz, Franco Torretta,
Giulinao Zannotti

LOMBARDIA
Piergiacomo Giuppani, Ferruccio Levi
Giorgio Mazzoni

ALTO ADIGE
Erwin Gasser, Claudio Canessa Parodi,
Sergio Tiezza, Thomas Zuegg

TRENTINO
Andrea Boghetto, Laura Molinari,
Mauro Naletto

VENETO
Giovanni Concato, Mauro Dandrea,
Piero Paccagnella

FRIULI VENEZIA GIULIA
Renato Toros

EMILIA ROMAGNA-TOSCANA-MARCHE
Guiduberto Galloni, Marco Rinaldi

UMBRIA-LAZIO-ABRUZZI-MOLISE
Marco Cordeschi

ALTRE REGIONI
Carlo Ferrentino

PROBIVIRI
Luigi Menardi, Claudio Molinari,
Alessandro Peracchio
A conclusione della relazione del presidente Sergio Tiezza che ha introdotto i lavori dell’Assemblea annuale dell’ A.N.I.T.I.F., sono intervenuti alcuni soci che hanno riportato delle memorie relative a proprie esperienze sul campo. Ha preso la parola per primo l’ing. Renato Toros esponendo alla platea un sunto di quanto già presentato al convegno di Rovereto lo scorso 6 maggio. La brillante relazione si è incentrata sui controlli specifici (già controlli speciali secondo il decreto 1/98) delle funi portanti degli impianti aerei bifuni e trifuni. Mentre in precedenza le modalità di controllo e verifica erano demandate esclusivamente al Direttore d’Esercizio, con il nuovo decreto tali controlli devono essere contemplati dal MUM (manuale di uso e manutenzione). Novità non trascurabile è altresì la necessità di ispezione non solo i punti di flessione sulle estremità delle carrelliere e scarpe di stazione bensì anche dei sostegni di linea. Viene ricordato che la tipologia d’indagine varia dall’esame ai raggi «x» o «γ» all’esame magnetico. In assenza di dispositivi atti a condurre un esame magnetoinduttivo sulle scarpe in linea l’unica alternativa risulta l’esame radiografico con tutto ciò che comporta in termini economici e organizzativi.L’ingegner Toros ha sviluppato e prodotto un detector  «bimbo» extra compatto aperto, in grado di magnetizzare senza problemi tutta la fune.  Grazie alla strumentazione si è dunque in grado di ispezionare l’intera linea comprese le sezioni appoggiate alle scarpe dei sostegni. Le caratteristiche delle nuove scarpe in fibroide non ferromagnetico permettono di vedere la fune come se fosse sospesa nell’aria.

Il processo ancora in corso per «il caso Ciampac»
Dopo il primo intervento si è proceduto alle votazioni dei nuovi consiglieri per il biennio 2016-2018 alle quali è poi seguito il tradizionale coffee break. Conclusa la pausa a bordo piscina, i lavori sono ripresi con l’esposizione dell’ingegner Mauro Naletto che ha illustrato la situazione relativa al processo tuttora in corso in seguito all’incidente avvenuto sulla funivia del Ciampac l’11 ottobre 2012. L’impianto collega Alba alla conca del Ciampac. Alle ore 8 del mattino il capo servizio movimentava la funivia da monte in qualità di macchinista per trasportare in quota degli operai destinati alla manutenzione delle installazioni. L’impianto parte regolarmente da valle ma il micro del respingente resta schiacciato limitando la velocità di corsa. Dopo pochi metri l’impianto si ferma. Senza commentare i successivi provvedimenti in quanto l’inchiesta tecnica è tuttora in corso, l’ingegner Naletto spiega che l’impianto ha ripreso la marcia a velocità regolare andando però ad impattare a velocità di regime nelle due stazioni terminali. Il personale trasportato ha subito lesioni che hanno condotto a prognosi importanti. La stagione estiva si era regolarmente conclusa il 10 settembre senza aver riportato inconvenienti di sorta. Il giorno dell’incidente l’impianto era dunque fuori esercizio. Questa condizione ha fatto sì che la pertinenza del caso non ricadesse al SIF (servizio impianti a fune della Provincia di Trento) bensì all’UOPSAL (ufficio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro). Il competente ufficio, in base alla legge regionale che identifica il Tecnico Responsabile (Direttore d’Esercizio) come Dirigente d’Azienda, ha imputato anche l’ingegner Naletto in base al Testo Unico sulla Sicurezza TUS 81/08. Fin da subito sono stati imputati il vice-presidente (in quanto il Presidente era salito in carica da pochissimo in seguito al decesso del precedente Presidente), l’RSPP, il Tecnico Responsabile ed il Capo Servizio. Dopo diverse vicende giudiziarie, quest’ultimo ha patteggiato e con un’imputazione di 10 mesi ha chiuso la sua vicenda in merito al fatto. I restanti imputati sono tutt’ora in aspettativa di giudizio. Viene ricordato che il fuori esercizio non era stato formalmente autorizzato. È stata sottolineata la necessità di regolamentare nel DVR le modalità di conduzione delle operazioni di trasporto in fuori esercizio.

Il soccorso in linea con l’aiuto di un nuovo dispositivo autofrenante
Ha concluso gli interventi l’ing. Erwin Gasser che ha portato la sua esperienza in merito al soccorso in linea tramite nuovi dispositivi. Nello specifico è stata illustrata la particolarità di un impianto nel quale una campata è interessata da una frana e dal rischio slavine. Non potendo calare a terra i passeggeri in caso di necessità in quanto zona non sicura, si sono dovute studiare soluzioni alternative. La procedura standard suggerirebbe la traslazione laterale lungo la campata, trattasi di un impianto di collegamento in piano, tramite fune di trascinamento e sicurezza. La grande equidistanza dovuta alla portata estiva ridotta richiederebbe corde lunghissime di difficile gestione, sia pratica sia logistica.
Grazie ad un dispositivo auto frenante di nuova concezione il soccorritore ha la possibilità di trasferirsi lungo la linea senza fune di sicurezza ed assistente da terra con un notevole risparmio in termini di tempo e persone necessarie. Con l’applicazione di un motore a scoppio il soccorritore ha la possibilità di muoversi in autonomia anche nei tratti senza pendenza. Il carrello può essere regolato in base al diametro della fune tramite un semplice perno da inserire nella corrispondente sede per l’adattamento. Questa caratteristica ha permesso di ridurre il numero dei dispositivi sui vari impianti e di realizzare una centrale di raccolta che possa conservare il materiale per le operazioni sui diversi impianti della società. Il contenuto peso (7kg per il carrello e 7 kg per il motore) rendono il dispositivo di facile movimentazione e gestione da parte del personale impegnato nelle operazioni di calata.


La relazione del presidente uscente ing Sergio Tiezza

Gentili ospiti, cari soci e amici, quest’anno per il nostro annuale incontro abbiamo scelto il cuore della Toscana, rincorrendo, come è ormai tradizione, più il piacere della gola che quello dell’ingegno funiviario. Siamo ospiti della Val d’Orcia, patrimonio mondiale dell’umanità dal 2004, terra dei grandi sapori, dei vini più famosi al mondo, del leggendario olio, del tartufo e dei grandi formaggi. Sono sicuro che la scelta, alla fine, sarà di Vostro gradimento.
Vi ricordo che l’ordine del giorno prevede fra l’altro, le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo biennio. Al fine di rendere più interessante il nostro incontro, abbiamo poi pensato di introdurre una nuova modalità di svolgimento dell’assemblea: dopo la lettura della mia relazione, alcuni nostri soci presenteranno delle brevi memorie su temi di attualità funiviaria a cui potranno seguire eventuali discussioni tra i presenti. Ai colleghi che hanno risposto a questo nostro invito vanno il mio personale ringraziamento e quello dell’Associazione.

Un anno di attività intensa e di  serie questioni affrontate
Come consuetudine, la mia relazione si basa sul resoconto dell’attività svolta nell’ultimo anno, importante per far sì che i soci possano valutare l’operato dell’Associazione e soprattutto dare indirizzi per il lavoro futuro. Per far conoscere poi le nostre attività a tutti gli addetti del comparto impianti a fune, come sempre, approfittiamo della stampa specializzata, che saluto cordialmente e ringrazio per la puntuale e professionale pubblicazione delle notizie del mondo funiviario.  Il nostro operato è stato come sempre condiviso dal consiglio direttivo, che nel corso dell’ultimo anno si è riunito 2 volte.
Anche quest’anno il maggior impegno per l’associazione è stata la partecipazione al gruppo di lavoro per la redazione del nuovo D.M. sull’esercizio. L’incarico iniziato nel 2007 era quello di redigere le norme che regolamentano l’esercizio degli impianti a fune costruiti dopo il 2005 e rispondenti ai requisiti essenziali della Direttiva europea 2000/9/CE ed, inoltre, di riordinare le norme già esistenti per gli impianti costruiti antecedentemente all’entrata in vigore della Direttiva 2000/9/CE.
Nel corso dei lavori, per ogni singolo argomento, sono state confrontate le norme italiane con quelle europee, cercando di adottare prevalentemente le seconde, integrandole e/o modificandole, per quanto possibile, con le nostre norme nazionali che nel corso degli anni, grazie all’esperienza ed alla professionalità acquisita nel settore, hanno dimostrato di garantire un elevato grado di sicurezza. Ovviamente, per qualche argomento, dove le norme esistenti non erano facilmente applicabili o dove le esperienze hanno dettato la necessità di apportare delle modifiche, sono state scritte prescrizioni «ex novo». In pratica il nuovo decreto è lo stato dell’arte della pregressa normativa italiana rinnovata per l’applicazione delle norme EN su tutti gli impianti esistenti. Sintetizzo le modifiche rilevanti introdotte dal nuovo testo:

>    Nel capitolo 1, «Oggetto e scopo delle norme», si specifica che il decreto si applica a tutti i tipi di funivie bifune (a va e vieni, 2S, 3S, Funifor), alle funicolari con ruote sia in gomma che metalliche, alle cabinovie (automatiche, fisse e a pulsè), alle seggiovie, alle sciovie e manovie e alle slittinovie. Sono esclusi gli ascensori, anche quelli inclinati, perché coordinati dal D.D. n° 101 del 9/3/2015. Vengono introdotte nuove definizioni, tra cui «l’esercizio automatico» per le funicolari (tipo people mover), il «servizio pubblico», «l’esercizio» e il «fuori esercizio», questo ci permette fra l’altro di inquadrare meglio il trasporto di lavoratori (dipendenti di altre ditte o di rifugi).

>    Nel capitolo 2, sono riassunti i compiti del «Personale». Viene sostanzialmente mantenuto quanto già previsto dalle norme italiane o delle Province e Regioni Autonome, infatti sono confermate le figure del Direttore di esercizio, del Capo servizio, del Macchinista e degli Agenti, sia di vettura che di stazione, compresi anche quelli presenti in un luogo remoto (ad esempio presso un punto di controllo di una azienda del TPL). Per il personale operativo si introduce l'obbligo del sostituto e si permette l'utilizzo di un singolo agente per stazione nel caso di sciovie parallele. Si descrivono i compiti del Capo servizio prima indicati solo in maniera frammentaria, in particolare si demandano a questa figura le decisioni in caso di condizioni meteo avverse o, nel caso degli impianti sotto valanga, si indica di correlarsi con il responsabile dei piani di disgaggio e chiusura temporanea degli impianti come «P.I.S.T.E./P.I.D.A.V.». Vengono responsabilizzati gli agenti di vettura chiedendo esplicitamente di controllare l'avvenuto rallentamento in zona dazio e il corretto passaggio sui sostegni in caso di condizioni meteo avverse.

>    Il capitolo 3 «Modalità di esercizio», raccoglie gli aspetti particolari di esercizio che si sono manifestati negli anni, le indicazioni delle circolari emanate dal Ministero nei trascorsi decenni e le ultime innovazioni quali la telesorveglianza, il trasporto delle persone diversamente abili, l’utilizzo dello snow board e altri attrezzi non tradizionali, nonché aspetti di esercizio in condizioni eccezionali. Per servizio in condizioni eccezionali si intende quello legato a risolvere condizioni di emergenza, (es. forte vento o incendio) e quello che si effettua con l’impianto non correttamente predisposto in tutte le sue parti, quindi parzializzato e penalizzato in velocità. In questo caso la norma imponeva la chiusura dell’impianto, previo recupero dei viaggiatori presenti in linea. In certe situazioni però, questa modalità può compromettere lo svuotamento dei comprensori ed il rientro degli sciatori nelle vallate di partenza, rendendo molto spesso difficoltosa la gestione dell'ordine pubblico. Il nuovo testo concede il proseguo del servizio fino alla risoluzione dello stato di emergenza e, se necessario, anche modificando temporaneamente i parametri come ad esempio le velocità di penalizzazione. In questo caso il Capo servizio, accordandosi con il Direttore di esercizio, deve individuare delle adeguate misure di compensazione atte a garantire l’incolumità dei passeggeri, del personale e dell’impianto (ad esempio presidio diretto da parte del personale su punti della linea o su organi meccanici). Ritengo questo nuova disposizione del decreto molto importante perché vengono finalmente normate situazioni che in passato il personale doveva comunque affrontare e risolvere.
Altre novità di questo capitolo sono:
• la possibilità del trasporto sulla stessa seggiola di sciatori con o senza gli sci ai piedi, questo per tener conto di chi usa gli snow board o altri mezzi simili;
• l’introduzione per il trasporto dei bambini della figura dell’accompagnatore per i minori di 8 anni;
• la possibilità di rallentare l’impianto quando si è raggiunto il vento massimo, come previsto per gli impianti CE, evitando così l’arresto dell’impianto;
• la concessione nelle funivie e nelle funicolari già esistenti di svolgere l'esercizio senza agente in vettura, se si rispettano alcuni requisiti tecnici;
• la richiesta all'esercente di disporre di un collegamento diretto giornaliero con i servizio niveo/meteo per recepire in tempo gli allarmi di allerta e predisporre i relativi provvedimenti;
• la possibilità di realizzare un unico punto di raccolta delle attrezzature per il soccorso in linea , la cui consistenza è legata all'impianto più gravoso da gestire;
• l'esercizio con parti di impianto non presidiate (ad esempio la stazione di monte di una piccola funivia bifune) l'esercizio automatico (per le funicolari del tipo "People Mover") e la corsa in telecomando, tipicamente per la prima corsa del mattino;
• il divieto di fumare sia in linea che nelle stazioni, l'obbligo di disattivare le protezioni antivalanga tipo "air bag" e l'obbligo per chi usa lo snow board ti tenere il piede posteriore libero, oltre alle consuete disposizioni per i viaggiatori;
• la regolamentazione della pubblicità sugli impianti;
• infine, sono state recepite anche situazioni specifiche precedentemente normate da circolari ministeriali, voti Com.F.A.T. o raccomandazioni dell'O.I.T.A.F. come il trasporto di biciclette e bob, lo sci d’erba, l'uso degli snow board e  l’utilizzo degli impianti da parte dei disabili sportivi;

>    Il capitolo 4, elenca «I documenti per l’esercizio» disponibili per ciascun impianto.  Sono stati rivisti, con il nostro contributo, i contenuti dei verbali di ispezione annuale e dei controlli mensili/giornalieri, non sono più previsti controlli settimanali.
La verifica periodica della resistenza elettrica di terra viene fatta secondo il DPR 462/2001, che prevede la periodicità di 2 anni solo per gli ambienti a maggior rischio.
Come richiesto dalla normativa europea, si introduce l'utilizzo del «Registro di controllo e manutenzione». E’ un documento fondamentale per il prolungamento della vita tecnica e per le revisioni generali. Infatti, su di esso si devono annotare tutti i lavori di manutenzione svolti sull’impianto e i controlli previsti dal manuale di uso e manutenzione, con sigla dell'esecutore e visto del Capo servizio e, in pratica, costituisce la memoria tecnica dell'impianto. Un apposito gruppo di lavoro dell’ANITIF sta predisponendo un modello digitale utile per la redazione di questo documento, per ogni tipologia d’impianto.
>    Il capitolo 5, tratta gli «Attraversamenti e parallelismi». In particolare, per gli attraversamenti con condotte di acqua e gas, partendo da quanto indicato dal D.M.137/2014 (in vigore per le ferrovie e con un richiamo generico agli impianti a fune) si è cercato di chiarire in dettaglio quale parte sia da applicare alle funicolari e alle sciovie, dove esiste una via di corsa sul terreno e quindi un maggiore pericolo di erosione del rilevato e quale invece agli impianti aerei. Per gli attraversamenti di seggiovie, cabinovie e funivie bifune, con le tubazioni per l’innevamento artificiale, si prevedono soluzioni di pari sicurezza equivalente, al fine di evitare scalzamenti delle fondazioni dei sostegni in caso di rotture. Per gli impianti esistenti, gli adeguamenti sono previsti alla prima revisione generale utile.

>    Nel capitolo 6 si specificano «Le procedure per l’effettuazione delle verifiche e prove funzionali» per la visita di ricognizione di nuovo impianto, le procedure in caso di revisione generale/speciale, di prolungamento della vita tecnica e di varianti di impianti esistenti. Si precisa che per la direzione lavori è richiesta l'abilitazione alla professione di ingegnere.

>    Per il capitolo 7, «Manutenzione, ispezioni e controlli in esercizio», si è utilizzato quanto previsto della EN 1709, integrandolo, ove carente, con quanto previsto dalle nostre normative di esercizio.  Si ribadisce l’importanza del manuale di uso e manutenzione, redatto dalla ditta costruttrice e modificabile dal Direttore di esercizio con l'assistenza di un esperto di 3° livello d'intesa con il costruttore originale o, nel caso non più esistente, sentendo comunque una ditta specializzata nel settore. Come già applicato nella Provincia Autonoma di Bolzano per gli impianti con esercizio bi-stagionale, si ritiene sufficiente che si effettuino le prove a carico una volta all'anno.

> Nel capitolo 8, «Visite e prove periodiche dell’Autorità di sorveglianza», viene richiesta la presenza dell'autorità di sorveglianza alle prove annuali dopo il primo anno di esercizio. Successivamente si propone una periodicità triennale per tutte le tipologie di impianto, ad esclusione delle sciovie, dove la presenza dell’Autorità è richiesta ogni 5 anni.

>    Il capitolo 9, che riguarda «Le funi», introduce le novità delle norme europee, pur mantenendo alcune peculiarità italiane più importanti, ovvero il controllo non distruttivo strumentale delle funi mediante EMI e altri controlli speciali sulle portanti. In conseguenza:
• cambia la frequenza degli scorrimenti delle funi portanti;
• si permettono cinque impalmature con qualunque età della fune invece delle precedenti due, se la fune aveva più di 14 anni;
• è possibile riutilizzare la fune su un altro impianto se ha meno di 10 anni;
• si offrono maggiori possibilità di riparazione, ad esempio si può impalmare un trefolo;
• a vita tecnica delle tenditrici di sciovia e di seggiovia passa rispettivamente da 5 e 10 anni a 12;
• sono ammessi gli attacchi a testa fusa in resina.
Per permettere di risolvere delle situazioni in scadenza, che avrebbero richiesto la sostituzione delle funi, questo capitolo è stato per il momento stralciato ed è diventato un decreto dedicato, che dovrebbe entrare in vigore a breve. Per poterne usufruire, l’esercente deve preventivamente adeguare il piano dei controlli e il manuale di uso e manutenzione. Comunque, quest’ultima operazione è d’obbligo per tutti gli impianti entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto.

>    Il capitolo 10 tratta «Le riparazioni e sostituzioni che non costituiscono variante costruttiva».
In caso di sostituzione di componenti dell’impianto, diversi da quelli originali ma equivalenti sotto il profilo tecnico-funzionale, si prevede una procedura semplificata, che esclude una formale approvazione. Per la sostituzione di componenti degli impianti «ante CE» si chiarisce che la normativa di riferimento è quella in vigore alla data di emanazione del D. Lgs. 210/03, mentre è possibile installare anche componenti certificati verificando l'interfacciamento e i limiti di impiego. Si ammettono inoltre delle regolazioni e degli interventi sia permanenti che temporanei all’impianto, la cui valutazione dell'importanza è demandata al Direttore di esercizio. Gli interventi permanenti sono finalizzati ad evitare arresti intempestivi dell'impianto, mentre gli interventi temporanei devono permettere di concludere il servizio giornaliero, adottando però misure compensative e comunque durare il tempo tecnico strettamente necessario alla riparazione. Le modifiche temporanee ai valori delle penalizzazioni di velocità sono ammesse solo se ricorrono le condizioni eccezionali definite al capitolo 3, di cui ho già detto in precedenza.
E' ammessa la tele-assistenza da parte delle ditte costruttrici degli impianti elettrici, con il consenso tramite una chiave hardware inserita all’interno dell’armadio sicurezze.

>    Nel capitolo 11, intitolato «Ulteriori indicazioni in merito a revisioni periodiche, vita tecnica e varianti costruttive», sono state inserite solo le integrazioni e i chiarimenti necessari per rendere applicabile il D.M. 203/2015, già in vigore, che sostituisce il vecchio D.M. 23/85 abrogato. Il capitolo è suddiviso in due paragrafi, il primo relativo agli impianti “ante CE” che per le revisioni seguivano in pratica il vecchio D.M., il secondo per quelli costruiti secondo la direttiva 2000/9/CE, quindi certificati da un organismo notificato e dotati di specifico piano di manutenzione.

>    Il capitolo 12, «Norme procedurali per revisioni periodiche, vita tecnica e varianti costruttive», ricalca il contenuto del recente D.D. n° 1/2016 di cui si propone l'abrogazione, questo per poter riassumere in un testo unico la normativa di settore. Si specificano quindi le procedure da seguire quando si deve affrontare una revisione generale, un’ispezione speciale o una variante costruttiva.  Per il prolungamento di vita tecnica, il programma revisionale deve essere presentato sia all'Autorità di vigilanza sia alla Regione o all’ente locale competente, entro la data in cui deve essere effettuata la revisione generale. È ancora possibile utilizzare gli anni di proroga secondo la procedura richiesta dal D.D. 17 aprile 2012. Gli Esercenti che non intendono procedere alla sostituzione dell’impianto, devono effettuare la revisione generale per il prolungamento di vita tecnica, presentando opportuna domanda entro la prima scadenza di proroga annuale.

>    Il capitolo 13 tratta le «Norme transitorie».
Si prevede un termine di 24 mesi, per adeguare la documentazione degli impianti esistenti alle norme del decreto. Sostanzialmente sono da rifare il regolamento di esercizio, i verbali di ispezione annuale e il registro di controllo e manutenzione. Sempre entro il termine di 24 mesi, ci si deve adeguare alle scadenze revisionali, salvo che non scada prima una revisione, pena la revoca del Nulla Osta Tecnico. Sono sostanzialmente da rifare il Manuale di uso e manutenzione e il piano dei controlli, che devono tenere conto delle nuove periodicità. Sono stati introdotti due casi particolari, legati al cambiamento di periodicità voluta dalla nuova normativa, in modo da evitare di sottoporre a revisione generale del 20° anno una seggiovia che ha già fatto la prima revisione al 15 ° anno o di sottoporre a revisione generale del 15° anno una sciovia che ha già fatto la prima revisione al 10 ° anno. Viene ribadito che le modifiche al piano dei controlli le possono fare i Direttori di esercizio con l'assistenza di un 3° livello d'intesa con il costruttore originario, se esistente o sentendo un costruttore  specializzato in caso contrario.

Tempi da definire e «scogli» da superare prima di arrivare all’approvazione
È difficile fare una previsione di quando entrerà in vigore il nuovo decreto esercizio. Il testo è stato presentato per la prima volta in commissione FAT a febbraio, che ne ha rimandato l’approvazione e nelle riunioni successive si è parlato solo di funi. Sono previste a breve delle riunioni fra il gruppo di lavoro e il personale della Direzione generale della Divisione 4 del Ministero dove è prevista la rilettura completa del testo. Nostro compito è «far digerire» alla commissione soprattutto le novità da noi volute. Non sarà facile viste le premesse. Durante la prima seduta, infatti, qualche punto del testo ha provocato accese discussioni e anche prese di posizione poco edificanti proprio nei confronti della nostra categoria. In particolare nel capitolo 6 si propone, contrariamente a quanto previsto nell'analogo articolo del D.D. n° 1 del 7/01/2016, l'eliminazione dell'obbligo da parte dell'Autorità di sorveglianza di controllare direttamente le prescrizioni di tipo A, prima del rilascio del nulla osta, accettando temporaneamente una dichiarazione autografa del Direttore di esercizio. Una procedura utilizzata da tempo nelle Provincie e Regioni Autonome e consigliata per sopperire alla carenza di organico degli USTIF. Alcuni rappresentanti degli Uffici periferici e della sede centrale si sono invece dichiarati contrari, anche a costo di ritardare l’inizio esercizio dell’impianto, sostenendo in pratica che non c’è da fidarsi di una dichiarazione del Direttore di esercizio.
Il nostro consiglio, informato del fatto, ha dato incaricato di inviare una lettera alla Direzione Generale della divisione 6, esponendo il nostro disappunto per quanto accaduto. In sintesi, nella lettera abbiamo cercato di evidenziare le peculiarità del Direttore di esercizio, una figura professionale che ha dimostrato, ad una apposita commissione d’esame del Ministero, di essere un esperto nel settore funiviario, quindi capace di sovrintendere operazioni tecnicamente complesse previste dalla normativa e sicuramente in grado di sopperire, se necessario, alle continue riduzioni di organico delle Autorità di sorveglianza. Il fatto che normalmente tale figura opera per diverse società esercenti ed in costante contatto con più Capi Servizio, le permette di conoscere profondamente molte realtà funiviarie differenti fra loro.  La conoscenza delle specifiche problematiche e lo scambio di varie esperienze di esercizio è senza dubbio uno strumento utile per tutti, ivi comprese le Autorità di sorveglianza.

Le funzioni del Direttore di Esercizio e alcune definizioni fondamentali
Nella lettera ho fatto notare che il Direttore di esercizio è chiamato in causa da quasi tutti gli articoli del nuovo Decreto Esercizio. In effetti, se togliamo le ordinarie operazioni di esercizio e di manutenzione, dove la responsabilità è affidata al personale operativo, non c’è azione che non richieda il suo intervento o perlomeno il suo assenso. Ciò significa che, per la normativa italiana, il Direttore di esercizio è imprescindibile per la sicurezza e l’affidabilità degli impianti e garanzia per le altre figure che gravitano attorno al mondo funiviario, in primis le Autorità di sorveglianza. Nell’esprimere l’amarezza per la scarsa considerazione e la mancanza di fiducia verso la nostra categoria, palesata in occasione della citata riunione della commissione FAT, abbiamo comunque invitato gli USTIF ad utilizzare, se necessario, gli strumenti legislativi in loro possesso, allontanando eventuali nostri colleghi che abbiano dimostrato di non essere all’altezza dei loro compiti. Generalizzare come è stato fatto al cospetto dell’illustre commissione va solo a discredito di tutto l’ambiente funiviario. Ringrazio il Direttore Generale ing. Di Giambattista per l’immediata e gratificante risposta con cui ribadisce la stima, la fiducia e l’apprezzamento per il ruolo da noi svolto nell’esercizio funiviario Un altro argomento, per noi molto importante, trattato dall’emanando Decreto esercizio, è la definizione di impianto in «pubblico servizio», in «esercizio» e in «fuori esercizio», importante perché legato ai limiti temporali della nostra responsabilità, oltre a quella delle Autorità di sorveglianza.  Nel decreto si è provato a fare chiarezza, però a mio avviso rimangono molti dubbi: siamo sempre noi responsabili della sicurezza dell’impianto e di chi lo usa o ci sono momenti nell’arco dell’anno in cui subentrano altre figure professionali, come quelle definite D.lgs. 81/2008, cioè l’RSPP, il preposto e il datore del lavoro? In consiglio si è deciso di creare un apposito gruppo per provare a dare una risposta a questo quesito, analizzando tutti i possibili casi che si possono verificare durante la vita di un impianto. Per esempio, con un impianto normalmente adibito a trasporto pubblico si può fare trasporto privato? Se la risposta è sì, come credo, quand’è che il trasporto diventa privato? E se si fa trasporto privato chi sono i responsabili? L’obbiettivo del gruppo è predisporre un documento che riassuma tutti i possibili momenti di vita dell’impianto, collegandoli ai relativi responsabili che devono poi stabilire le modalità di utilizzo dello stesso.   Si cercherà in seguito di far esaminare ed avallare tale documento da un ente giuridicamente riconosciuto. Il servizio privato, effettuato con impianti espressamente costruiti per questo particolare tipo di esercizio, non è stato trattato nel nuovo Decreto esercizio, nonostante l’esplicita richiesta dalla nostra Associazione. Dato che in Italia ci sono alcune centinaia di impianti che trasportano persone in esercizio privato e molti proprietari auspicano da tempo che il settore sia finalmente regolamentato, è nostra intenzione continuare a sollecitare il Ministero al fine di colmare questa lacuna, come già avviene nei territori della Provincia Autonoma di Bolzano e della Regione Valle d’Aosta.

Il ricordo di due amici scomparsi e la richiesta…di potersi dimettere

Oltre a quanto scritto l’ANITIF:
• ha attivamente partecipato alle riunioni periodiche delle Autorità di Sorveglianza. I verbali delle riunioni, dopo la loro approvazione, vengono regolarmente pubblicati nell’area riservata ai soci del nostro sito internet www.anitif.org. Noterete che alcuni argomenti sono stati sollecitati da noi. A questo proposito, rinnovo l’invito a segnalare eventuali temi da proporre nelle prossime riunioni. 
• Come già detto, abbiamo assistito alle riunioni della ricostituita commissione FAT. Assistito perché i rappresentanti delle associazioni di categoria sono stati ammessi in questa commissione, solo come osservatori. Quindi con poche possibilità di incidere.
Prima di concludere, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno sono purtroppo scomparsi i colleghi ed amici Roberto Valduga e Claudio Tait. Molti di voi ricorderanno sicuramente l’amico Roberto che, accompagnato sempre dalla sua contagiosa simpatia, ha partecipato ad alcune delle nostre ultime assemblee. Alla memoria dei colleghi un sincero ringraziamento per quanto hanno fatto per il nostro settore, li ricorderemo con grande affetto e stima. Rinnovo alle loro Famiglie, le mie condoglianze e di tutti gli associati dell’ANITIF.
Mi preme ricordare che anche questa volta, per la scelta della location assembleare e soprattutto per la cena di questa sera, ci siamo affidati alla competenza ed esperienza del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ovviamente ringrazio. Ormai da tempo hanno dimostrato di essere garanzia assoluta.
Come ho già annunciato al consiglio nel novembre 2014, in occasione della mia ultima elezione alla Presidenza, sarebbe mia intenzione concludere l’incarico con questo ultimo mandato. Ho ricoperto la massima carica dell’associazione per 8 anni e ritengo opportuno e fisiologico per un giusto progredire che subentrino alla direzione dell’ANITIF nuove forze. Non vi nascondo che sono stati per me 8 anni molto importanti, sia dal punto di vista umano, perché ho potuto avvicinarmi e conoscere persone meravigliose, sia dal punto di vista professionale, per essere stato spesso in contatto con il vertice della cultura funiviaria e non solo.  Ringrazio ovviamente chi mi ha aiutato in questo, fin dall’inizio del mio primo mandato, il pasPresident Rinaldi, il primo segretario Molinari e l’attuale segretario Boghetto, che avrà il compito non semplice di traghettatore. Ringrazio soprattutto i Consiglieri, perché vederli sempre presenti ed interessati alle riunioni, mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione.
Ringrazio tutti i presenti per l’attenzione e auguro un buon proseguo dei lavori assembleari e una buona permanenza in Val d’Orcia.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Category: Portfolio
Tags: Associazioni
 


Il Ministro dello Sport
Luca Lotti con Valeria Ghezzi

Alleanze, impegno e investimenti
per il FUTURO SOSTENIBILE della montagna

Il 19 maggio, a Forte dei Marmi, l’assemblea generale 2017 dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari si è svolta sul tema «Efficienza e sostenibilità: un nuovo modello per il turismo di montagna» e ha visto la partecipazione del Ministro dello Sport Luca Lotti che ha ribadito la volontà del Governo di proseguire nelle politiche di sostegno al sistema turistico montano. La relazione della presidentessa Valeria Ghezzi ha introdotto il tema dell’appuntamento partendo dalla valutazione delle difficoltà prodotte da inverni incerti e dai crescenti ma indispensabili oneri che gravano sulle società impiantistiche per la produzione di neve tecnica. In questo quadro l’ecosostenibilità e la tutela dell’ambiente sono un valore da perseguire con un «lavoro di squadra» tra tutti gli enti e operatori del settore seguendo le indicazioni dettate nella «Carta di Cortina», il documento firmato nel 2016 dal Ministro dell’Ambiente Galletti che indica un orizzonte di sviluppo e fa della località ampezzana, in vista dei Mondiali di sci alpino del 2021, un vero laboratorio di ricerca

È finita con una stretta di mano e un forte abbraccio ideale l’annuale assemblea generale che l’ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) ha celebrato quest’anno a  Forte dei Marmi il 19 maggio.  Valeria Ghezzi, presidentessa dell’Associazione dal 2014, ha riconosciuto che gli ultimi due governi succedutisi alla guida del Paese  si sono dimostrati con i fatti molto sensibili alle problematiche della montagna bianca; l’onorevole Luca Lotti, attesissimo ospite d’onore dell’evento, attuale Ministro dello sport nel governo Gentiloni e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del precedente  governo Renzi, ha ribadito l’impegno, «da amante della montagna», a continuare nel positivo rapporto di collaborazione e  proficua interlocuzione con l’ANEF che ha consentito di «portare a casa risultati importanti, primo fra tutti l’aver riportato al centro dell’attenzione la montagna e i suoi problemi trascurati per anni».  «Non stiamo facendo politica – ha detto Valeria Ghezzi ringraziando il giovane Ministro per la sua presenza – stiamo verificando fatti concreti che riguardano la nostra attività di impiantisti e l’economia della montagna bianca per dire che un’attenzione come quella che abbiamo ricevuto dagli ultimi due Governi non l’avevamo mai avuta prima. Parlo ad esempio dei rapporti che hanno consentito di risolvere il problema della vita tecnica degli impianti di risalita, della questione IMU, della revisione della legge 363, del legame con i Ministeri dell’ambiente e dell’Istruzione, della disponibilità continuamente dimostrata all’ascolto e all’impegno in favore del nostro mondo». «Che cosa dobbiamo fare? – ha detto Luca Lotti - Dobbiamo investire sulla montagna perché è il modo per creare ricchezza e benessere sui molti territori che vivono di turismo invernale ed estivo. La montagna bianca in particolare, trainata dalla pratica dello sci e dal lavoro degli impiantisti, avrà nei Campionati Mondiali di Cortina del 2021 un positivo effetto di traino per gli investimenti in montagna. Investimenti non fini a se stessi e pensati non solo per le località più importanti, capaci di coinvolgere un numero sempre maggiore di utenti per avvicinarli alla montagna come è stato fatto per il collegamento infrastrutturale tra Emila e Toscana su cui, come Governo, abbiamo messo 20 milioni. Investire vuol dire pensare anche ad incentivi per le strutture ricettive, all’impegno nelle politiche per il turismo sostenibile e per il rapporto con la scuola e i giovani. Continueremo a finanziare il progetto “Quando la neve fa scuola” in collaborazione con  FISI e ANEF che vedrà coinvolto più di un milione di studenti.  E continueremo a lavorare insieme a voi, con altre occasioni di confronto in futuro. Chiudo -  ha concluso il Ministro – citando un poeta inglese che ha scritto: “Quando gli uomini e le montagne si incontrano grandi cose accadono”». Applausi abbastanza scroscianti per l’augusta presenza che si è fatta attendere non più di tanto («Scusate il ritardo ma vengo da un Consiglio dei Ministri dove si è parlato dei vaccini…») e per la brillantezza dell’intervento; stretta di mano con Valeria Ghezzi; abbraccio ideale con un mondo che veramente sta avvertendo di aver forse (e finalmente…) trovato interlocutori giusti nella cabina di comando del Paese.

Le prospettive della montagna bianca
sulla riva del mare di Versilia
Si è chiusa così, con questo gran finale, un’assemblea ANEF che ha portato in riva allo splendido mare della Versilia i problemi della montagna in una sorta di gemellaggio  e di rapporto solidaristico tra i due poli  naturalistici fondamentali per il turismo in Italia e nel mondo. La location era Villa Bertelli, antica «sede italiana prodotti esplodenti» dove lavoravano ben 1500 persone nei dintorni della prima guerra mondiale, un edificio liberty nel tempo trasformato prima in albergo ed oggi in luogo pubblico aperto a eventi e manifestazioni. Il tema dell’assemblea, impegnativo e quantomai moderno era «Efficienza e sostenibiltà: un nuovo modello per il turismo in  montagna», sollecitato  dalle problematiche sempre più stringenti che derivano dalle mutazioni climatiche, dalle trasformazioni tecnologiche, dal consumo di risorse, dall’utilizzo sempre più indispensabile dell’innevamento programmato e dalla necessità di tutelare innanzitutto l’ambiente; un tema scaturito anche dai contenuti della «Carta di Cortina» firmato nel gennaio del 2016 dal Ministro dell’Ambiente Galletti e da diversi enti e associazioni, tra le quali l’ANEF, che ha innescato importanti iniziative già in corso di cui si è parlato nell’assemblea  e ha promosso l’individuazione e la messa in atto di strategie che coniughino la sostenibilità economica con quella ambientale favorendo lo sviluppo di un turismo sostenibile, fondato sull’efficienza nell’uso delle risorse, sulla limitazione delle emissioni e dei costi enegetici, sulla eliminazione degli sprechi e sull’educazione ambientale.

Un’economia da difendere
per il benessere di interi territori
Moderatore dei lavori Duilio Giammaria, giornalista e conduttore televisivo della trasmissione «Petrolio», bravissimo e competente. Pubblico molto folto, popolato dai maggiori big dell’industria impiantistica e dai molti gestori che il giorno precedente avevano  animato la seduta formale dell’Assemblea per l’approvazione dei bilanci e il disbrigo di altre incombenze statutarie interne all’organismo affiliato a Confindustria che raccoglie la grande maggioranza delle società impiantistiche italiane. Presidentessa in forma, sempre più a suo agio nel ruolo delicato ereditato nel 2014 da Sandro Lazzari,  sempre più impegnata a conferire all’ANEF il profilo alto di importante player nell’economia nazionale costruendo credibilità, autorevolezza,  organizzazione, competenze. Dopo i saluti del sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti e del consigliere ANEF per la Toscana Rolando Galli («Le nostre montagne sono quelle di Zeno Colò e Celina Seghi. Grandi tradizioni ma inverni sempre più difficili. La politica ci deve aiutare per i costi dell’innevamento tecnico e per riequilibrare i pesi degli impegni tra gli impiantisti e l’indotto»), Valeria Ghezzi ha svolto la relazione che potete leggere integralmente in queste pagine con il legittimo e orgoglioso piglio di chi è consapevole di avere attivato meccanismi istituzionali importanti e toccato corde sensibili per il presente e il futuro per la categoria che rappresenta. «L’efficienza e la sostenibilita sono insieme una sfida e un grande impegno – ha detto  in sintesi – non sono solo un obiettivo raggiungibile ma rappresentano un valore sia sul piano economico che del marketing per il quale è opportuno e conveniente lavorare». La relazione è partita da una valutazione dell’ultima stagione invernale che ha visto il panorama alpino diviso in due,  tra le Alpi Occidentali che hanno avuto risultati positivi a due cifre grazie ad un abbondante innevamento naturale e le Alpi centro-orientali penalizzate dalla sempre più consueta carestia di precipitazioni ma  salvate dalla neve programmata «che è la chiave di volta del turismo invernale in montagna, una montagna che vuole continuare a vivere e non vuole spopolarsi».

L’innevamento tecnico
costi quel che costi…
L’innevamento tecnico è un onere enorme per le società di gestione delle skiarea ma quali sarebbero i costi economici e sociali se non ci fosse questa risorsa tecnologica? si è chiesta la Ghezzi. «Disoccupazione, alberghi vuoti, economie territoriali distrutte, crollo degli investimenti», è la risposta. Per questo è indispensabile avere dalla politica responsabilità di impegni  e incentivi perché il castello non crolli. Per questo è fondamentale lavorare con «uno spirito di squadra» tra tutte le componenti coinvolte nel problema per trovare le soluzioni che garantiscano il futuro. Per questo l’ANEF ha attivato rapporti sempre più stretti con i ministeri del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’istruzione per mobilitare risorse e iniziative;  per questo ha promosso il coinvolgimento dei partners industriali e di aziende che sono eccellenze mondiali nell’attività dell’associazione (l’assemblea di Forte dei Marmi ha potuto contare su un prestigioso pool di sponsors); per questo va consolidato sempre di più il legame con la Federazione Italiana Sport Invernali e con il Ministero dell’istruzione per portare i giovani alla montagna e agli sport invernali. E poi si è svolto  il tema centrale della sostenibilità, dell’equilibrio da ricercare  tra sviluppo e rispetto dell’ambiente, tema che si  colloca nell’anno inernazionale del turismo sostenibile e chiama gli operatori del settore ad una assunzione di responsablità e di trasparenza nella valutazione dell’impatto ambientale che  investono  l’impiantistica e i processi di  produzione dell’innevamento tecnico. «Tutelare e conservare l’ambiente naturale, patrimonio unico e irripetibile, è un impegno che non deve essere vissuto come un onere ma come un investimento», ha detto la Ghezzi richiamandosi ai contenuti della Carta di Cortina e introducendo l’intervento di  Carlo Maria Medaglia, capo segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

La tutela ambientale come
percorso ineludibile di sviluppo
«La Carta di Cortina – ha detto Medaglia – si inquadra in un processo di consapevolezza e impegno verso i temi ambientali che è all’ordine del giorno a livello internazionale, già contemplato in numerosi documenti sottoscritti dagli Stati e che vedrà tavoli di dibattito ai massimi livelli nel prossimo futuro». Il concetto di sostenibilità si sposa con quello di innovazione nella gestione delle risorse naturali, nell’efficienza energetica, nello sviluppo delle energie rinnovabili con lo scopo di portare lavoro e ricchezza nei territori.  Le componenti sociale, ambientale, imprenditoriale si devono legare nello sforzo di procedere in questa direzione. Ma per farlo è importante che la filiera economica del turismo di montagna crei un quadro di riferimento omogeneo, non spezzettato, che insomma tutti remino con lo stesso impegno nella stessa direzione e per gli stessi obiettivi.  Così sarà anche possibile focalizzare gli investimenti che lo Stato sarà chiamato a sostenere senza disperdere risorse ma destinandole a soluzioni che rispondano alle esigenze della tutela ambientale ma siano anche efficaci e produttive per le imprese.  Così «la Carta di Cortina è un punto di partenza per trasformare un libro dei sogni in qualcosa di concreto, nella traccia di un percorso virtuoso da seguire». E Cortina, in attesa di ospitare i Campionati Mondiali di sci alpino del 2021 che le sono stati assegnati al congresso FIS di Cancun, sta diventando il laboratorio per  mettere in campo iniziative ecosostenibli sul fronte della valutazione delle impronte ambientali con le misurazioni dei metodi Carbon Footprint e Water Footprint, sul piano dello sviluppo sostenibile (efficienza energetica, energie rinnovabili, nuova mobilità) e  della gestione delle risorse naturali (uso del suolo e dell’acqua, rifiuti). «La sostenibilità – ha concluso Medaglia – non è una coccarda, un fiore all’occhiello da esibire ma un’esigenza ineludibile che tutti dobbiamo percorrere pensando al futuro e alle nuove generazioni, un processo costruttivo che dobbiamo percorrere tutti insieme per ottenere risultati tangibili».

I ricercatori dell’ENEA
al lavoro nel «laboratorio Cortina d’Ampezzo»
È stata quindi la volta di Caterina Rinaldi, Christian Chiavetta e Pierluigi Porta, ricercatori dell’ENEA (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) che stanno lavorando, in accordo con il Ministero dell’Ambiente e con l’associazione degli impiantisti, su una valutazione scientifica degli attuali livelli di ecosostenibilità di Cortina d’Ampezzo.  «Il nostro lavoro sugli impianti di innevamento programmato – ha detto Chiavetta -  è solo il primo passo, l’inizio di un percorso di ricerca che vuole dare all’ANEF e ai suoi associati riscontri scientifici non solo per fotografare la situazione di fatto ma per impostare strategie di sviluppo in chiave ecosostenibile e per comunicare il valore di questo tipo di sviluppo all’utenza».  Lo studio presentato a Forte dei Marmi ed eseguito monitorando tre impianti di Cortina riguarda la valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi di innevamento programmato secondo i metodi degli indicantori ambientali Carbon Footprint (misura dell’ammontare totale delle emissioni di gas ad effetto serra) e del Water Footprint (misura della quantità di acqua utilizzata per produrre un bene o un servizio lungo il suo ciclo di vita). Le misurazioni sono state effettuate sulle quattro componenti del processo produttivo della neve tecnica: bacino di captazione dell’acqua, stazione di pompaggio, rete di distribuzione, produzione tramite cannoni e lance. È risultato, ad esempio, che non si verifica alcun fenomeno di inquinamento nel processo produttivo, che l’uso di energia idroelettrica potrebbe ridurre l’emissione di CO2 che si è verificato essere compresa tra i 700 e 7000 kg per ettaro per l’intera stagione. Sono solo due dati del primo passo di un lavoro che da qui al 2021 estenderà l’analisi dei ricercatori ENEA a tutte le attività produttive della località ampezzana e interesserà la valutazione sulle emissioni delle strutture ricettive e sull’impatto ambientale degli impianti di risalita per chiudere il cerchio e dare all’intero  «sistema Cortina» gli strumenti per ottimizzare le possibilità economiche salvaguardando l’ambiente. «La trasparenza – è intervenuto in proposito Carlo Maria Medaglia – è un valore che dà una percezione diversa della montagna bianca, evita errori di valutazione talvolta grossolani che in alcuni casi  bloccano ingiustamente progetti importanti e fornisce dati certi per investimenti utili e consapevoli».

La pratica dello sci in piena salute
e l’ecoturismo in pieno sviluppo

In attesa del ministro Lotti e dopo un intervento-lampo  di Gianni Lorenzetti, sindaco di Montignoso e presidente della provincia di Massa Carrara («Superiamo i confini, mettiamo in contatto mare e montagna»), si è tenuta una piccola tavola rotonda condotta da  Duilio Giammaria a cui hanno partecipato, oltre a Valeria Ghezzi («Le parole d’ordine sono: sharing economy, fare sistema, lavorare insieme per lavorare meglio»), Flavio Roda, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali, e Gianfranco Battisti, presidente di Federturismo. Roda ha sottolineato il fatto che tutta l’attività della FISI si svolge nella natura della montagna invernale e che quindi la bellezza di quell’ambiente è un fattore primario per l’adesione alla pratica degli sport invernali. Il presidente della FISI ha poi ricordato come lo sci  sia un’attività in piena salute che vede crescere costantemente i numeri riguardanti l’attività agonistica giovanile e quanto le stazioni invernali italiane siano all’avanguardia nel mondo sul piano organizzativo e logistico in campo agonistico ma non solo. Ha anche riaffermato la disponibilità dalla federazione che guida dal 2011 a cercare il coinvolgimento con tutti gli altri operatori del settore per l’avvio di iniziative di promozione e la soluzioni di problemi come è avvenuto con il produttivo rapporto stabilito con ANEF e il Ministero dell’istruzione e come sta avvenendo con il contributo dato alla revisione dalla legge 363. Gianfranco Battisti si è concentrato sul valore delle politiche green per il turismo. «Entro il 2020 – ha detto – il turismo green è quello che crescerà di più inseme al turismo culturale. Puntare sul green, sulla ecosostenibilità è vincente non solo sul piano economico ma anche sul piano del marketing perché il mercato  è sempre più sensibile a questa tendenza.  Come nel settore dell’alimentazione sta crescendo sempre di più il biologico,  così nel turismo i comsumatori premieranno sempre di più le aziende e i sistemi che svolgono le loro attività sulla base di criteri ecosostenibili».
Poi il Ministro Luca Lotti è arrivato e l’assemblea generale dell’ANEF 2017 è finita (benissimo) come abbiamo raccontato all’inizio.                                  

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Valeria Ghezzi
Presidente ANEF

«Noi e una sfida gigantesca
da affrontare e da vincere»

Pubblichiamo il testo completo della relazione con cui Valeria Ghezzi ha introdotto i lavori dell’assemblea annuale dell’associazione degli esercenti funiviari. Vi si legge il senso di una svolta epocale nella filosofia di gestione degli impianti di risalita e delle skiarea,  guardando con coraggio ai temi dell’impatto ambientale e della sostenibilità che nei prossimi anni impegneranno la categoria nella definizione di nuovi modelli operativi

Il titolo di quest’anno della nostra assemblea è «Efficienza e sostenibilità: un nuovo modello per il turismo in montagna». Si tratta, al contempo, di una sfida e di un grande impegno. Efficienza significa tecnologia, innovazione, ricerca e sviluppo, risparmio, produttività…in una parola miglioramento e progresso. Non c’è sostenibilità senza efficienza. Dagli impianti di risalita alla gestione piste, dalla sicurezza del trasporto funiviario alla cura e manutenzione dei tracciati, dai sistemi di transito alla formazione dei lavoratori: tutto oggi viene improntato al miglioramento dell’efficienza e al rispetto dell’ambiente. Parlando di neve, efficienza significa minori consumi, meno acqua e meno energia per produrre lo stesso quantitativo di neve; significa una migliore condizione di lavoro per i nostri collaboratori che di notte (e non solo) fanno funzionare gli impianti di produzione neve; significa un prodotto finale in tempi più brevi, più sicuro e d qualità migliore per i nostri sciatori.
I temi dell’assemblea odierna non sono casuali ma frutto di un percorso: dopo la riorganizzazione associativa abbiamo lavorato per fare sistema con tutta la filiera di montagna, abbiamo analizzato il rapporto tra la montagna e gli italiani e oggi il focus va alla nostra preziosa materia prima, il nostro vero patrimonio: il territorio e la neve. E questo avviene proprio nell’anno  che le Nazioni Unite hanno voluto dedicare al turismo sostenibile. Con un focus sui giovani, perché senza di loro non c’è futuro e sullo sport come fonte di salute e benessere ma anche di valori etici ed educativi fondamentali per le nostre comunità.
La location: abbiamo scelto gli Appennini, al mare, in una regione, la Toscana, tra le più belle e le più ricche sotto l’aspetto turistico: mare, montagna, arte, enogastronomia, natura: il simbolo di un’Italia che non ha nulla da invidiare a nessuno! Ma anche una terra di grandi appassionati di montagna e di sci. E qui ANEF ha associati che rappresentano non solo lo sci ma anche una fruizione diversa e più tipicamente estiva del territorio.

La nostra stagione invernale
e l’industria della «nevificazione»
La neve naturale, quella soffice e bianca di ogni rappresentazione natalizia, è insostituibile per la magia e il fascino che porta con sé, per i paesaggi da sogno che sa regalarci, per l’adrenalina del freeride. Ma la neve artificiale, programmata o tecnica (o comunque la si chiami…) è oggi la chiave di volta del turismo di montagna, del benessere e dello sviluppo delle comunità che abitano le nostre montagne.
Lo scorso anno non aveva nevicato da nessuna parte, Alpi ed Appennini. Quest’anno una situazione meteo diversa ci offre interessanti spunti di riflessione sul turismo invernale. Sulle Alpi Occidentali ai primi di dicembre è scesa la neve naturale: il risultato finale è da record assoluto, con aumenti tra il 25 e il 30% a testimonianza che lo sci, con tutto il suo bagaglio di passione e fascino, è vivo e attuale più che mai. Sulle dolomiti ma non solo, per il terzo anno consecutivo non ha nevicato, eppure la stagione ha tenuto, riportando un risultato generalmente positivo non solo per noi ma per tutta l’economia di montagna. Abbiamo …nevificato! Ecco un neologismo che dà il senso dell’industria, un’industria sostenibile ed importante.
I giornalisti ci chiedono spesissimo: quanto costa innevare? Io rispondo con un’altra domanda: quanto costa non innevare? Investimenti enormi e coraggiosi oggi stanno dando i loro frutti ma sono sempre più difficili da sostenere da parte dei privati e non ne beneficiamo solo noi funiviari ma tutto il sistema! Se valutiamo il costo del non fare neve, tra occupazione, alberghi vuoti, maesri di sci privi del loro strumento di lavoro e calo degli investimenti…credo che chiedere un supporto alla politica per l’innevamento sia assolutament doveroso. Tanto più che stiamo assistendo ad una presa d’atto dell’opinione pubblica sul ruolo dell’innevamento e sull’attenzione dei funiviari all’ambiente. Abbiamo cominciato a vedere qualche commento positivo sul sistema turistico di montagna garantito dalla «fabbrica della neve». Un grazie particolare va, come vedremo, al lavoro svolto con il Ministero dell’Ambiente e con ENEA.
Un occhio infine al Centro Italia, culla e fucina di tanti sciatori italiani: tra i disagi del terremoto e le nevicate straordinarie, la stagione è stata difficile, ma febbraio e marzo hanno dato ottimi risultati. La nostra Toscana, risparmiata dal terremoto e dalle nevicate abbondantissime, ha faticato per le temperature ma ha sostanzialmente tenuto. La stagione è finita complessivamente con un risultato soddisfacente, pur se con i soliti chiaroscuri. Anche quest’anno importante è stato il ruolo giocato dagli stranieri  in un mercato sempre più internazionale,  che inizia a guardare anche fuori dall’Europa.
Chiudo il capitolo sull’inverno con una considerazione che vale anche per l’estate: la montagna è percepita come una meta non solo bella ma anche sicura e nella competizione internazionale questo è oggi un fattore molto importante.

La nostra attività istituzionale
su tanti fronti diversi
Il rapporto tra ANEF e il mondo delle istituzioni è sempre più importante e spazia oggi su tanti fronti: trasporti, turismo, ambiente, istruzione, dalla vacanza allo sport, dall’ambiente all’industria e all’occupazione. Il dialogo è costante e vorrei, senza ossequio di alcun genere, riconoscere all’attuale e precedente Governo un’attenzione importante alla montagna.
Ma ecco alcuni dei fronti su cui siamo impegnati.
Decreto esercizio: dopo la fine della vita tecnica e l’approvazione della normativa funi, è stato finalmente pubblicato proprio in questi giorni anche il Decreto Esercizio. Resta ora da normare il periodo transitorio.
Revisione della legge 363: sia il Parlamento che il Governo hanno sul tavolo alcuni testi che intendono rendere più moderna ed attuale la legge 363, ovvero la normativa sulla sicurezza delle piste da sci. Per il Governo il Ministro di riferimento è naturalmente l’onorevole Lotti che attnediamo qui stasera. ANEF, con la FISI e tanti altri attori della filiera della neve, è stata costantemente coinvolta e ascoltata, con il giusto ruolo di chi rappresenta una componente fondamentale nella gestione delle piste da sci. L’esempio di sinergia in questo lavoro è stato davvero fondamentale.
La Carta di Cortina per gli sport invernali sostenibili è un documento proposto dal Ministro dell’Ambiente Galletti e presentato a quest’assemblea lo scorso anno. Il documento, lo ricordo, riconosce il ruolo insostituibile degli impiantisti ed il valore che noi stessi attribuiamo all’ambiente in cui operiamo. Ma ci impegna a mantenere e a migliorare il nostro modo di lavorare.
La carbon e water footprint, che verrà presentata tra poco, ha significato per noi avere il coraggio di mettersi in gioco, senza paura, uscendo dal nostro piccolo mondo protetto: è stata per noi una sfida e una grande opportunità, che ci ha visto lavorare in sinergia con i costruttori di impianti di innevamento.

La nostra vita associativa
nel rapporto con altre Associazioni
Gli impegni dell’anno hanno visto ANEF intervenire a diversi convegni e dibattiti, sia a livello nazionale che internazionale.
La collaborazione con Federturismo è sempre stata molto stretta ed io sono stata eletta tra i componenti del Consiglio di presidenza di Federturismo, unica rappresentante del mondo della montagna.
L’attività internazionale è stata ricca e varia, garantendoci momenti di confronto con i colleghi d’oltralpe ma non solo. Oltre a partecipare regolarmente alle riunioni, ANEF ha ospitato in Italia, in marzo, uno dei due meeting annuali di FIANET, Per quanto riguarda OITAF, ricordo a tutti che il congresso internazionale dell’associazione si svolgerà dal 6 al 9 giugno a Bolzano e sarà l’occasione per un interessantissimo momento di confronto a livello internazionale su tutte le problematiche del nostro settore, non solo tecniche e trasportistiche ma anche turistiche e climatiche. Nello scorso mese di settembre, infine, ANEF ha ospitato a Catania, sull’Etna, il meeting delle Autorità di sorveglianza di tutto il mondo.

La nostra volontà per una montagna
più forte e che conti di più
In montagna e in generale nel turismo, la squadra vince, I nostri ospiti vedono un unicum fatto di territorio, infrastrutture, servizi ed ogni ingranaggio della vacanza deve girare alla perfezione. Dalle industrie e dalla evoluzione scientifica e tecnologica si passa attravero gli impiantisti, con la loro continua ricerca sul campo di soluzioni applicative innovative ed efficaci e si arriva allo sciatore (ma non solo) che in montagna vede il risultato del nostro lavoro e sempre più spesso è curioso di capire la complessità del mondo che sta dietro le quinte di una stazione invernale. C’è un sottile filo che ci unisce e il lavoro svolto quest’anno sia per la legge 363 che con il Ministero dell’Ambiente, ha evidenziato l’importanza di una filiera integrata e capace di comunicare e relazionarsi in modo sempre più stretto. Questo ha confermato il valore del progetto, partito dall’assemblea 2015, di coinvolgere i nostri partners in modo attivo e propositivo nella nostra associazione. Siamo partiti dai partners industriali, tante aziende che in montagna e nell’industria rappresentano delle vere eccellenze a livello mondiale. Abbiamo proposto loro di aggregarci, per individuare più facilmente i numerosissimi interessi comuni ad entrambi e per poter esercitare un’azione di lobby sempre più importante, ampia e rappresentativa. Grazie a tutti coloro che hanno aderito a quest’iniziativa: avranno certamente anche un rapporto speciale con tutti i nostri associati. Ma siamo al primo chilometro e l’auspicio è che il progetto possa ulteriormente svilupparsi in modo positivo.

Il nostro impegno convinto
per il turismo sostenibile
Nel corso del 2016 e del 2017 abbiamo affrontato il tema dell’essenzialità dell’innevamento come infrastruttura, abbiamo accettato la sfida propostaci dal Ministro dell’Ambiente Galletti, di misurare l’impatto dell’innevamento. Impatto che è misurazione scientifica, fatta dall’ENEA, ma che, come in tutte le attività umane, deve individuare il miglior equilibrio possibile tra sviluppo, benessere e utilizzo del territorio e delle sue risorse. Individuare tutte le best practice per lavorare meglio e nel contempo ridurre ogni tipo di impatto.
Questa impegnativa sfida coincide con l’Anno internazionale del turismo Sostenibile: la triplice dimensione di sostenibilità, ambientale, economica e sociale, riconosciuta dall’ONU vede dunque le comunità di montagna beneficiarie ma anche protagoniste dello sviluppo sostenibile. Sostenibilità che è ormai, indubbiamente, un importante fattore di competitività che favorisce anche la destagionalizzazione, altro aspetto importante e realizzabile solo con l’impegno congiunto di tutto il sistema montagna. Lasciando al Ministero dell’Ambiete ed all’ENEA l’lllustrazione del lavoro scientifico, mi limito a ricordare che sostenibile significa «green», certamente, ma non solo. Significa rispettoso di un equilibrio delicato. Coniugare il rispetto di ambiente, cultura, storia e dell’identità unica ed irripetibile del territorio con innovazione e tecnologia relazionandosi con chi viene da fuori in un interscambio che permetta crescita, sviluppo e benessere. Qualità dell’offerta turistica ma anche qualità della vita per chi in montagna vive tutto l’anno.
L’ambiente naturale, nella sua espressione paesaggistica e naturalistica in primis, è il prodotto, è quello che l’ospite ricerca, magari senza i disagi e la fatica nel fruirne. Quell’ambiente, quel prodotto è dunque il nostro vero patrimonio. Ed è spesso un patrimonio unico e irripetibile, per il quale non abbiamo sborsato un centesimo. Mantenerlo non è e non deve essere un onere, bensì un investimento! Non mi stancherò mai di ripetere che i nostri impianti sono un mezzo di trasporto, uno strumento di democrazia per mettere le meraviglie della montagna alla portata di tutti!

La nostra attenzione ai giovani
e al progetto FISI-MIUR
Giovani, sport, sostenibilità: tre parole che rappresentano tre valori fondamentali.
I giovani sono il futuro e l’innovazione. I funiviari sono imprenditori appassionati che stanno al passo oi tempi non solo per quanto riguarda la tecnologia e l’efficienza. Dobbiamo seguire le nuove tendenze del mercato, essere orientati ed attenti alle nuove generazioni: l’«internet of things», o internet delle cose, applicato allo sport, al divertimento, al benessere, alla fruizione della natura, arriva fino in montagna. È già ora di andare oltre i social network, webcam, comunicazione in tempo reale: questi sono ormai un dato di fatto anche per noi.
Lo sport rappresenta,m fin da piccolissimi, un modello di vita, crescita, educazione a valori e principi di salute ed etica di prim’ordine. Valori che oggi, purtroppo, a volte non sono più così scontati. Ma valori da cui la tecnologia non può prescindere.
La sostenibilità è diventata una parola fondamentale per tutto il pianeta. Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo e vogliamo fare la nostra parte. Formiano i nostri ragazzi in famiglia e a scuola a questi valori, oltre che all’amore per il territorio di montagna.
Con l’educazione allo sport e alla sostenibilità forgiamo la più potente ed efficace arma per uno sviluppo equilibrato e contro lo spopolamento di territori in cui apparentemente vivere è più complicato. I nostri ragazzi (come d’altronde noi stessi) possono diventare i primi e convinti ambasciatori del loro territorio e del turismo. Quindi un formidabile strumento di marketing.
Il Progetto FISI-MIUR «Quando la neve fa scuola» entrerà nel suo terzo anno di svolgimento e speriamo che dopo  ce lo raccontino il presidente della FISI e soprattuto il Ministro Lotti. ANEF vorrà essere ancora un importante partner di questo progetto che riporta sulla neve, oltre agli studenti, anche gli insegnanti. Veneto e Piemonte hanno già introdotto tra febbraio e marzo una settimana di vacanze/sport invernali nel calendario scolastico: la direzione è quella giusta e speriamo che anche le altre regioni prendano spunto da queste iniziative

È venuto ora il momento di ascoltare i nostri relatori perché i temi di oggi sono straordinariamente importanti. Sono temi che io ho appena sfiorato, con la consapevolezza che siamo solo all’inizio di un percorso lungo e complesso in cui non sarà facile proseguire con coerenza, senza esitazioni e garantendo i risultati sperati. È una sfida gigantesca ma noi cercheremo di fare la nostra piccola parte nel miglior modo possibile. Avendo oggi con noi due importantissimi Ministeri, lasciatemi dire che l’auspicio è di continuare anche ad avere l’appoggio fin qui ricevuto.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Sergio Tiezza
Presidente ANITIF

 




Ingegneri in Laguna
tra tecniche funiviarie e «acqua alta»

La visita ai lavori per il famoso «MOSE», controverso ma comunque ammirevole esempio di progettualità, ha chiuso i lavori dell’assemblea annuale, a sua volta ultimo appuntamento istituzionale di un’altra stagione invernale dall’andamento altalenante

Con la sua annuale assemblea di tarda primavera tenuta a Chioggia il 26 /27 maggio, è stata l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune a celebrare l’ultimo appuntamento ufficiale con cui si è chiusa la stagione invernale 2016/17 e anche la stagione editoriale di «professione Montagna». In questo ultimo numero, tra tanti altri servizi, raccontiamo l’assemblea annuale dell’ANEF; parliamo delle novità emerse dai saloni di Prowinter e Interalpin raccogliendo i commenti e le valutazioni delle aziende sull’andamento commerciale della stagione; realizziamo una panoramica dell’inverno dal punto di vista turistico con una raffica di interviste e dati che mandano in archivio un’altra stagione matta, avara di neve in certe regioni, generosa in altre. E adesso, appunto, chiudiamo con l’ANITIF, di cui siamo stati ospiti a Chioggia. Nella località lagunare, i lavori congressuali guidati dal presidente Sergio Tiezza e dal segretario Andrea Boghetto si sono svolti alla presenza di 35 associati, partecipazione da considerare ottima se rapportata al numero dei 128 membri totali di cui è composta oggi l’Associazione dei tecnici funiviari. Come ormai consuetudine da qualche anno, l'incontro è stato suddiviso in due diverse parti: una prima dedicata alla lettura della relazione del presidente (che riportiamo integralmente nelle pagine che seguono) e l'altra alle relazioni da parte di alcuni associati. Si è trattato ovviamente di argomenti squisitamente tecnici (come d’altra parte richiede la natura professionale dell'associazione) ma comunque, a nostro avviso, quest'anno particolarmente interessanti.  Nella tabellina di questa pagina riportiamo i titoli degli interventi riservandoci di pubblicare il singolo intervento nella sua interezza nei numeri autunnali della rivista. Dopo l'approvazione all'unanimità del bilancio al 31 dicembre 2016 si è passati alla votazione relativa alla quota associativa rimasta (secondo una decisione unanime) ferma allo scorso anno 2017. La giornata si è conclusa con una cena conviviale. La mattinata del giorno seguente è stata dedicata alla visita delle opere del «MOSE», acronimo di «MOdulo Sperimentale Elettromeccanico»: lavori faraonici, iniziati nel lontano 2003,  che prevedono, nel volgere di un paio d'anni, la definitiva messa in sicurezza di Venezia dal fenomeno dell'«acqua alta» noto al mondo intero, per certi versi divertente per i turisti, meno vivibile per le decine di migliaia di abitanti che popolano la laguna. Dai commenti della nostra guida è emerso il rammarico di vedere emergere dai «media», purtroppo troppo spesso, solo gli aspetti legali e penali legati a veri o presunti illeciti relativi all’opera, dimenticando totalmente il lavoro importante di ingegneria civile, ambientale e idraulica messo in atto. Un'opera unica sia in termini progettuali che esecutivi che il mondo scientifico ci riconosce e ci invidia.

La relazione del presidente

«Il nostro costante impegno è al servizio
dell’efficienza nel mondo dell’impiantistica»

Ecco il testo della relazione ufficiale che il presidente della Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune ha svolto durante i lavori della assemblea ordinaria tenutasi a Chioggia il 26 e 27 maggio. Sergio Tiezza è partito da una valutazione sulla situazione interna dell’Associazione per riaffermare la volontà di essere protagonisti su tutti quei fronti tecnici, giuridici, legali che attengono all’attività di gestione degli impianti del trasporto a fune. Dai rapporti con il Ministero dei Trasporti alla revisione del Decreto Esercizio e del Decreto Infrastrutture, dalla puntualizzazione della figura del Direttore dell’Esercizio ai temi della sicurezza e dei «trasporti particolari», il ruolo dell’ANITIF è quello di portare competenza ed esperienza per la migliore risoluzione di ogni problema di attualità

Gentili ospiti e carissimi soci, dopo una parentesi nel meraviglioso entroterra toscano, il Consiglio Direttivo ha deciso, per il nostro incontro annuale, un ritorno al  mare e soprattutto ai suoi apprezzati sapori. Mi auguro che Chioggia e in particolare la sede di quest’assemblea sia di gradimento per tutti e lo siano anche le iniziative a corollario dell’odierna riunione.
Qualcuno sarà sorpreso di vedermi ancora nella posizione apicale della associazione, sicuramente lo sono io, visto che già dopo l’elezione del 2014 avevo annunciato che sarebbe stato il mio ultimo mandato. Proposito ribadito poi durante la scorsa assemblea elettiva e soprattutto al successivo affollato Consiglio che aveva il compito di scegliere la nuova leadership. Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri, anche a nome dell’Associazione, per l’assiduità a partecipare alle sedute. Abbiamo infatti sempre raggiunto un numero di presenze intorno al 95% e questo è motivo di orgoglio non solo per chi dirige e organizza queste riunioni, ma credo soprattutto per chi ha scelto la rappresentanza.

Le conclusioni positive
della dialettica interna
Come molti di voi già sapranno, l’ultima seduta elettiva è stata preceduta da un clima non proprio sereno. Fra i consiglieri c’è stato, via mail, un sostenuto scambio di opinioni sulle modalità di scelta del nuovo Presidente. In particolare, opinioni diverse sull’utilizzo o meno delle deleghe e sulla interpretazione dello statuto. Mi è sembrato quindi opportuno a quel punto ricordare ai consiglieri che in più di trent’anni di partecipazione al Consiglio, tutte le elezioni erano avvenute per acclamazione o comunque con grande condivisione, senza polemiche di alcun tipo e questo era quello che mi auguravo avvenisse anche in quella occasione. Il nostro segretario Andrea Boghetto, conoscendo da tempo le mie intenzioni, aveva in precedenza consultato telefonicamente tutti i consiglieri per capire quale fosse l’orientamento generale in vista dell’elezione evitando così fastidiose discussioni durante la riunione, ma purtroppo queste consultazioni non hanno dato esito positivo. In pratica non sono emerse nuove candidature condivise, mentre veniva palesemente auspicata, probabilmente vista come male minore, una mia rielezione. Alla luce di tutto questo, il Consiglio mi ha chiesto un ulteriore sforzo personale per coprire altri due anni di presidenza. La richiesta è stata così calorosa e unanime da non permettermi una risposta negativa e quindi eccomi qua. Da quanto emerso durante la seduta di Consiglio questo nuovo mandato dovrebbe soprattutto servire ad individuare e preparare una nuova candidatura già dalla prossima assemblea elettiva, candidatura necessaria per il giusto progredire dell’Associazione. Ricoprire per molti anni una carica come quella di Presidente ha degli indubbi vantaggi perché si è col tempo acquisito l’indispensabile esperienza per farsi valere in determinati contesti, ma ha lo svantaggio di far perdere la determinazione per l’innovazione, per la ricerca di nuove prospettive. Quindi vi annuncio che questo sarà veramente l’ultimo mandato. Altre direttive emerse dal Consiglio sono quelle di cercare un maggiore coinvolgimento dei Vicepresidenti nei rapporti con altri enti e di aumentare l’attrattiva dell’Associazione nei confronti di associati e non associati, migliorando opportunamente il servizio dato, tenendo ovviamente conto delle inevitabili diversità territoriali. Le altre cariche istituzionali sono state affidate ai colleghi Franco Torretta e Marco Cordeschi come vice Presidenti, mentre Andrea Boghetto è stato riconfermato alla segreteria. Va detto che, nonostante tutto, le discussioni che hanno preceduto la mia ennesima elezione, hanno portato a delle conclusioni positive. Fra l’altro, ci si è accorti che è assolutamente necessario rinfrescare lo statuto e renderlo più vicino alla nostra realtà ed alle nostre attuali esigenze. A tale scopo, è stato creato all’interno del Consiglio un gruppo di lavoro formato da Levi, Torretta e Cordeschi che hanno il compito di modificare e rendere operativo il nuovo statuto entro la prossima assemblea elettiva. Nel corso dell’odierna seduta i colleghi incaricati ci ragguaglieranno sulle modifiche che intendono apportare.

I rapporti problematici
con il Ministero dei Trasporti
Come avete potuto vedere dai verbali che vi vengono regolarmente inviati, sono molti gli argomenti trattati nelle nostre sedute di Consiglio. L’ordine del giorno è diventato quasi superfluo, perché è ormai prassi che si discuta soprattutto sulle problematiche tecniche riscontrate dai consiglieri durante le loro attività o riferite da altri colleghi.  Approfittando poi del notevole livello culturale dei componenti del Consiglio, queste tematiche trovano sempre una valida risoluzione che diventa poi utile a tutti gli associati.
Qualche volta gli argomenti trattati richiedono necessariamente un intervento presso gli organi di sorveglianza, in particolare presso gli Uffici competenti del Ministero dei Trasporti e qui purtroppo cominciano gli intoppi, perché non solo è molto difficile far accettare le nostre istanze, ma peggio è che molto spesso non riceviamo nemmeno una risposta, che sia essa positiva o negativa. Questo è successo, per esempio, con un problema sollevato da un nostro collega in merito agli UCI da attribuire ai Direttori di Esercizio degli impianti di categoria C e D. Il tutto è nato da un quesito dell’USTIF Lazio al Ministero, sull’argomento in questione. La loro risposta sostanzialmente sostiene che, quando il Direttore dell’esercizio svolge esclusivamente le sue funzioni per le categorie di impianti C e D, la limitazione degli UCI è pari a 25.  Quindi sembrerebbe che, raggiunto limite di 25 UCI con ascensori e sciovie, non si possa più ricevere un ulteriore incarico di direzione per questa tipologia di impianti, ma nulla vieterebbe l’assunzione, per esempio, della direzione di ulteriori 6 funicolari o 6 bifuni. Basta, in questo caso, rimanere sotto il limite dei previsti 50 UCI. A noi sembra un assurdo.
A nostro parere invece, l’interpretazione giusta del DM 18.02.2011 è quella che l’esercente, secondo la dimensione e l’organizzazione della sua azienda, ha la facoltà di scegliere se gestire i suoi impianti con il Responsabile dell’esercizio, accompagnato da un Assistente Tecnico, com’era imposto dal vecchio decreto 1533, oppure scegliere il sistema introdotto dal nuovo DM, che prevede un Capo servizio assistito da un Direttore dell’esercizio. Questa possibilità è stata proprio voluta da noi, per rendere omogenee tutte le categorie di impianti. Faccio notare che per il nuovo regime è basilare la nomina del Capo servizio per qualsiasi categoria, anche quella D. La citata risposta del Ministero all’USTIF nega invece, secondo noi ingiustamente, questa possibilità. Comunque è evidente che c’è qualcosa che non funziona nella situazione presentata dal nostro collega: non si può pretendere di poter raddoppiare il proprio limite di UCI e quindi il numero degli incarichi, modificando solo il proprio titolo da Responsabile a Direttore senza aggiungere una contropartita, in questo caso il Capo servizio. Naturalmente abbiamo immediatamente fatto presente al Ministero le incongruenze della loro interpretazione e recentemente anche sollecitato un loro ripensamento ma a tuttora non c’è giunta una risposta ufficiale.  

Il nostro contributo al
nuovo Decreto Esercizio
Un argomento che ci ha impegnati per parecchio tempo è il nuovo Decreto Esercizio.  Purtroppo molto lunga è stata anche l’attesa per la sua emanazione. Come già detto durante la scorsa assemblea, quindi un anno fa, il gruppo di lavoro di cui facevamo parte, ha terminato i lavori affidati dallo stesso Ministero e il testo definitivo è passato al vaglio della Commissione FAT. In seguito, nonostante si tratti di esercizio, quindi di esclusiva competenza dello Stato membro, è stato inviato a Bruxelles, da dove comunque è ritornato con qualche breve osservazione non prescrittiva. Poi sembra sia stato inviato al Ministero per lo sviluppo economico. Al momento di concludere la redazione della presente relazione, sembra che il testo sia stato finalmente inviato alla Gazzetta Ufficiale per la dovuta pubblicazione.  La nostra Associazione, nel frattempo, si è presa l’impegno di rielaborare i libri giornale e redigere i nuovi registri di controllo e manutenzione. Nell’apposito gruppo di lavoro, con me operano i colleghi Torretta, Gasser e Boghetto, oltre al p.i. Zelger della provincia di Bolzano. Il lavoro è sostanzialmente terminato e sarà messo presto a disposizione del Consiglio per le opportune osservazioni. Per il registro di controllo e manutenzione però, è assolutamente necessaria una condivisione con tutti gli operatori del settore. Chiederemo, quindi, quanto prima, un confronto con le ditte costruttrici e poi lo consegneremo al vaglio del gruppo di lavoro del Ministero istituito per il decreto esercizio. Il confronto con le ditte costruttrici è necessario soprattutto per far modificare gli attuali manuali di manutenzione che contengono molte contraddizioni e in alcuni casi sono, a nostro avviso, troppo rigidi nei controlli. Per la necessaria rielaborazione del Regolamento di Esercizio, l’incarico è stato affidato all’ Ufficio Infrastrutture Funiviarie della Valle d’Aosta diretto dall’ing. Zoppo, a noi il compito di presentare le opportune osservazioni.

Revisioni, adeguamenti
tecnici e varianti costruttive
Il Decreto Esercizio, nella fase di stesura e presentazione, conteneva anche il capitolo dedicato alle revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e varianti costruttive. Probabilmente, prevedendo il lungo iter per l’emanazione, il capitolo citato è stato stralciato e sostituito da un apposito DM, non privo comunque di qualche intoppo. Parlo ovviamente del D.M. 203/2015, che fra l’altro ha modificato i termini temporali previsti nel vecchio D.M. 2 gennaio 1985 n. 23, per l’effettuazione delle revisioni periodiche degli impianti costruiti prima dell’entrata in vigore della Direttiva 2000/9/CE. In particolare per le sciovie la revisione generale viene spostata dal 10° al 15°, per le seggiovie a collegamento permanente dal 15° al 20° anno. Nella documentazione predisposta dal gruppo di lavoro per il nuovo Decreto Esercizio e proposta alla discussione in sede di Commissione FAT, trovava spazio uno specifico capitolo che riguardava le norme transitorie con le indicazioni di tutte le possibili situazioni previste. In particolare c’era scritto:
«Per armonizzare le nuove scadenze delle revisioni generali e quinquennali con le precedenti previste dal decreto ministeriale n. 23/85, …….si precisa che:
l    le funivie monofune con movimento unidirezionale continuo a collegamento permanente dei veicoli e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 15° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…;
l    per le sciovie e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 10° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…»
Purtroppo, non se ne conosce il motivo, questo capitolo è scomparso dal testo definitivo, creando una situazione penalizzante per alcune società esercenti che hanno effettuato da poco la revisione generale secondo le scadenze del vecchio DM e che si trovano ora, a pochi mesi di distanza, a dover effettuare un secondo pesante intervento, quello previsto dal nuovo DM 203. Abbiamo ovviamente condiviso con l’ANEF una istanza al Ministero, con la richiesta di integrare la normativa per ovviare quanto prima a questa incongruenza.

Il tema del
«Trasporto particolare con impianti a fune»
Su iniziativa del nostro segretario, abbiamo impostato uno studio su un argomento denominato «Trasporto particolare con impianti a fune», inteso come trasporto diverso da quello codificato dall’ emanando Decreto Esercizio, ma non per questo meno importante. Il compito che ci siamo posti è quello di trovare per questi particolari e sempre più frequenti trasporti, come per esempio il trasporto in quota del personale di società o dei dipendenti di un rifugio, il trasporto notturno per cene private o manifestazioni turistiche, la movimentazione dell’impianto per la manutenzione ecc., almeno una modalità di esercizio condivisa non solo dai nostri associati ma anche dalle altre categorie coinvolte come Esercenti e Autorità di sorveglianza. Per questo motivo il testo elaborato da Boghetto, Torretta e dal sottoscritto, visto e commentato dal Consiglio, è stato presentato alla riunione periodica delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria per le eventuali osservazioni. È inutile sperare in un irraggiungibile avvallo legislativo, il nostro obiettivo è, dopo la condivisione nella sede citata, l’emanazione di un testo sotto forma di vademecum per i responsabili del trasporto particolare.  Sicuramente sarà un passo avanti verso quell’obiettivo che ci siamo da tempo posti e che è: la giusta definizione, in tutte le situazioni prevedibili, del ruolo di Direttore dell’esercizio. Purtroppo c’è ancora chi, memore di vecchie circolari esplicative del DPR 573, ci confonde con il «dirigente» per la sicurezza, senza tener conto di quanto introdotto e modificato dal DPR 81 del 2008. Secondo la comune interpretazione, per dirigenti s’intendono quei dipendenti che hanno il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice. Essi rappresentano, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito delle competenze loro attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa loro conferiti. Questa affermazione non è ovviamente farina del mio sacco, ma ho fedelmente trascritto quanto contenuto in una sentenza della Cassazione. Come si evince, quel dirigente non ha nulla a che vedere con il Direttore dell’esercizio. Nulla vieta che il professionista che assume l’incarico di Direttore dell’esercizio, possa anche svolgere in seno alla stessa azienda altre mansioni, l’importante è che sia ben definito ciò che comporta un incarico rispetto a un altro.

La figura, i doveri e i diritti
del  «Direttore dell’esercizio»
Le maggiori incomprensioni sulle nostre competenze nascono sicuramente nel mondo della sicurezza sul lavoro, ma non solo. Recentemente un nostro collega ci ha chiesto quali dovrebbero essere le prestazioni professionali legate alla nomina di Direttore dell’esercizio. La domanda del collega nasce in seguito alla pretesa di un esercente pubblico, in occasione di una revisione generale, di prestazioni come il calcolo del quadro economico, la redazione del piano della sicurezza di cantiere, la redazione del capitolato d’appalto, l’assunzione delle funzioni di coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, la direzione dei lavori e la redazione del documento economico per la liquidazione dei lavori, tutto all’interno della nomina a Direttore dell’esercizio e soprattutto senza variazioni di parcella. Per dare una risposta, abbiamo preso come riferimento il DM 18/02/2011, che fissa in modo inequivocabile i compiti di un Direttore dell’esercizio. In particolare in occasione delle Revisioni Speciali e Generali egli deve programmare e predisporre i controlli ritenuti necessari e le eventuali sostituzioni dei componenti usurati, tenendo conto di quanto previsto dal Manuale di uso e manutenzione e dal piano dei controlli. Successivamente deve controllare l’avvenuta esecuzione del programma stabilito. Sostanzialmente se la revisione è «conservativa», cioè non è richiesta alcuna modifica, ma solo controlli e qualche sostituzione eseguita magari dalla stessa società esercente, potrebbe non essere nemmeno necessaria la nomina di un Direttore dei Lavori e quindi tutto può rimanere nell’ambito compiti del Direttore dell’esercizio. Se invece l’intervento è più «pesante» e prevede modifiche significative, che richiedono l’intervento di più ditte: edili, meccaniche, elettriche ecc. con predisposizione di un appalto d’opera, allora è necessaria almeno la nomina del Direttore dei Lavori e del Coordinatore della Sicurezza e questi incarichi non necessariamente sono assunti dal Direttore dell’esercizio. Se così fosse, presupponendo che egli abbia i necessari requisiti, sono assolutamente incarichi da considerare extra contrattuali, cioè non previsti nelle normali mansioni del Direttore dell’esercizio e quindi di conseguenza remunerati a parte. Per evitare contenziosi con la ditta esercente, sarebbe comunque opportuno, in fase di stesura di contratto, non fare solo riferimento ai disposti di legge, ma chiarire in modo esplicito le prestazioni professionali offerte, magari anche facendo riferimento al citato documento dei «trasporti particolari».

Tutti insieme al lavoro
sul Decreto Infrastrutture
L’assemblea annuale è l’occasione per presentare agli associati e soprattutto a quelli che potrebbero diventarlo, l’attività svolta nel corso dell’anno. Ringraziamo la stampa specializzata che ci aiuta in questo compito.
Oltre a quanto già detto, ci siamo occupati della revisione del Decreto Infrastrutture. Per questo particolare lavoro, abbiamo deciso di dividerci i compiti fra membri del Consiglio, a seconda dell’argomento e delle reciproche competenze. In specifico, io cerco di essere presente a tutte le sedute con il compito di individuare, anche con l’aiuto degli altri consiglieri, i punti sui quali è opportuno intervenire. Levi si sta occupato della revisione dei criteri di calcolo delle opere civili, Boghetto ha seguito l’evolversi della nuova bozza di norma EN riguardo l’antincendio, che sarà poi riportata nel capitolo 8 del DM e Canessa sta seguendo la revisione del capitolo 17 (Antinfortunistica), confrontando fra l’altro la nostra situazione con quella di altri stati membri. Su quest’ultimo argomento l’ANITIF ha da tempo predisposto un dettagliato documento dove si evidenziavano le situazioni di lavoro e le opere strutturali che non possono essere conformate al D. Lgs. 81/2008. Il nostro obbiettivo è quello di far adeguare per quanto possibile il capitolo 17 alla realtà che abbiamo evidenziato nel citato documento. 
La revisione del DM infrastrutture in sostanza non è altro che un recepimento delle nuove norme EN, anzi si tenterà di introdurre uno strumento che in futuro aggiorni automaticamente il testo, seguendo le varie modifiche a venire delle EN, senza dover aspettare ogni volta l’emanazione di documento ufficiale da parte del Ministero. Non seguono questa prassi, perché nel resto d’Europa non se ne sono mai occupati, i capitoli riguardanti gli attraversamenti degli impianti con tubazioni in pressione e quello dei riposizionamenti. Il primo argomento non è ancora stato trattato, il secondo è in fase di stesura. Il riposizionamento degli impianti è un fenomeno in espansione. Il motivo è che, in questo periodo di crisi economica, molte società esercenti non si possono permettere la costruzione di un impianto nuovo e, quelle che ci riescono vogliono giustamente realizzare un utile sull’usato, coinvolgendo le ditte costruttrici che, loro malgrado, hanno dovuto specializzarsi in questa pratica. Si prospettano quindi situazioni prima impensate: riposizionamento parziale con aggiunta di componenti nuovi, riposizionamento di un impianto con materiale proveniente da due demolizioni, una demolizione che può fornire componenti a più impianti, ecc. Non è quindi semplice normare quest’argomento lasciando da una parte la maggiore libertà possibile sull’utilizzo d’impianti o componenti non obsoleti e dall’altra garantire la massima sicurezza dell’impianto riposizionato. Comunque, dato che questa situazione offre indubbie possibilità di lavoro per i nostri associati, è nostra intenzione seguirla in modo accurato.

La Commissione Funivie:
un organo da rigenerare
La nostra, per altro assidua, partecipazione alla Commissione Funivie è una nota un po’ dolente. È ormai noto a tutti che le associazioni di categoria, ACIF, ANEF, FEDERFUNI e ANITIF sono ammesse in Commissione solo in qualità di uditori e in certe situazioni, credetemi, è molto difficile rimanere zitti. I lavori molto spesso si impantanano in discussioni obsolete che riguardano molto spesso progetti standard che, a nostro avviso, potrebbero essere tranquillamente evasi dagli Uffici periferici. Oltretutto non riceviamo gli atti ufficiali dell’ordine del giorno e il verbale di seduta e questo ovviamente rende difficile poter relazionare agli associati. È giusto ricordare che tutte le associazioni avevano più volte auspicato il ricostituirsi di una Commissione Funivie, ritenendo che potesse essere molto utile al nostro settore, e di tale parere restiamo. Siamo infatti convinti che una Commissione efficiente e costruttiva possa e debba essere un valido strumento di appoggio a tutti i componenti del settore ed essere utile per lo sviluppo dell’inventiva e attività imprenditoriale italiana, nel completo rispetto della sicurezza.  In caso contrario invece la Commissione rischia di diventare un inutile appesantimento burocratico con la conseguenza di frenare inutilmente i lavori di tutti, spesso con gravi conseguenze anche economiche. Questi concetti sono stati riportati in una lettera condivisa dalle quattro associazioni e inviata ai vertici della Commissione. Nella lettera abbiamo fra l’altro evidenziato che uno dei problemi è la mancanza di sufficiente conoscenza della materia funiviaria da parte di molti componenti la Commissione. La presenza di illustri, preparati e competenti professori universitari è sicuramente molto utile, ovviamente per i settori di specifica competenza, ma riteniamo che i comitati relatori, come costituiti finora, abbiano avuto un numero insufficiente di persone di comprovata esperienza nel settore specifico funiviario, senza la partecipazione delle quali si rischia di perdere di vista gli aspetti principali da esaminare e discutere. Con più esperti funiviari, affiancati opportunamente dai professori universitari, secondo il progetto da esaminare, si potrebbe dare maggiore responsabilità e fiducia ai comitati relatori. I dettagli dovrebbero essere sviscerati a questo livello, portando in Commissione solo dubbi o richieste di chiarimento su questioni fondamentali o di principio.  Eventuali perplessità o richieste di approfondimento, giustificate da validi motivi da parte della Commissione, dovrebbero essere rinviate ad un confronto tra il relatore o il comitato relatore e il progettista o la ditta costruttrice. Riteniamo quindi assolutamente necessario che, oltre ad altri esperti reperibili nel settore dello stato e delle provincie e regioni autonome (in aggiunta ai pochi già presenti), siano inseriti «esperti» che trattano giornalmente questi aspetti: progettisti, esercenti, manutentori, rappresentanti di ditte costruttrici, direttori di esercizio. Ovviamente abbiamo dato la nostra disponibilità per individuare le persone con queste caratteristiche che possono dare ai Comitati relatori il loro prezioso contributo. Non mi risulta ci sia stata a tutt’oggi una risposta alla citata lettera, nonostante sia stata inviata a più indirizzi.

Il caso dell’esame
magnetoinduttivo delle funi
Fra i vari progetti discussi in Commissione Funivie, cito quello relativo alla richiesta di approvazione degli apparecchi aperti per l’esame magnetoinduttivo delle funi, per il quale abbiamo delegato il consigliere Toros come nostro rappresentante nel comitato relatore. Ad eccezione di quanto in precedenza scritto, o meglio, a conferma che quanto da noi suggerito è nel giusto, questo comitato ha lavorato bene, presentando un documento molto chiaro e dettagliato, rendendo così minima la richiesta di chiarimenti in Commissione. La documentazione presentata dal comitato relatore dimostra l’efficienza dello strumento aperto anche per standard di esame superiore a quello richiesto dal CEN. Ciononostante i funzionari ministeriali non hanno voluto approvare lo strumento esaminato, demandando la convalida ufficiale all’Ente europeo. Comunque, anche se non omologato, l’utilizzo di questo tipo di strumento può essere di aiuto al Direttore dell’esercizio, considerato che è sua competenza trovare dei metodi introspettivi per evitare di adottare una scadenza più ravvicinata tra gli scorrimenti delle funi portanti. Abbiamo quindi chiesto alla Commissione di rendere perlomeno ufficiale il risultato positivo di questo specifico progetto. Comunque con quest’ultimo lavoro, nel caso specifico avevamo incaricato a rappresentarci il collega Toros, abbiamo dimostrato che la nostra presenza può essere molto utile.   Cercheremo, quindi, di inserire un nostro esperto nei comitati che tratteranno argomenti d’interesse per la nostra categoria. È l’unico modo per dire la nostra, dato che in Commissione possiamo solo ascoltare. Per questo motivo, nel neo comitato istituito per il soccorso integrato per il Funifor, abbiamo chiesto di poter partecipare con Boghetto.

L’ingresso nell’OITAF
e alcuni doverosi «grazie!»
Recentemente la segreteria dell’OITAF ci ha chiesto se volevamo presentare la nostra candidatura per entrare nel Consiglio di questa prestigiosa organizzazione internazionale. Abbiamo ovviamente accettato con entusiasmo. A giugno, in occasione del congresso di Bolzano sapremo se la nostra candidatura sarà accettata. Se ciò dovesse avvenire, sedere sullo stesso tavolo con rappresentanti delle Autorità, degli Esercenti, delle Università e dei Costruttori di tutto il mondo, significherebbe aver ottenuto un riconoscimento internazionale molto gratificante per la nostra Associazione, soprattutto dopo i recenti positivi accrediti acquisiti in ambito nazionale.
Colgo l’occasione per ringraziare il nostro indispensabile segretario che ha organizzato in modo impeccabile sia le sedute di Consiglio che l’attuale assemblea. Andrea è sempre disponibile anche a rappresentarci nelle varie commissioni  dell’UNI e della Comunità Europea e se si presenterà l’occasione, darà sicuramente il suo apporto in ambito OITAF. Mi preme ricordare che anche questa volta, per la scelta della location assembleare e soprattutto per la cena di questa sera, ci siamo affidati alla competenza ed esperienza del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ovviamente ringrazio. Ormai sono una garanzia assoluta.
Ringrazio tutti i soci che con encomiabile generosità hanno raccolto l’invito dell’Associazione per un comune gesto di solidarietà nei confronti delle popolazioni duramente colpite dal terremoto in centro Italia. Uno dei centri maggiormente danneggiati è stato il comune di Ussita, ove è sindaco il nostro consigliere Rinaldi. Molti di noi, nei primi momenti drammatici dell’evento, hanno cercato di dimostragli la vicinanza e la solidarietà contattandolo telefonicamente. Poi, su sollecitazione di un consigliere e con l’organizzazione della segreteria, siamo riusciti a raccogliere fra gli associati una significativa somma di denaro che abbiamo affidato al collega Rinaldi che come primo cittadino saprà sicuramente come opportunamente impiegarla.

Un addio agli amici scomparsi;
un «benvenuto» ai nuovi soci
Prima di concludere, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno è purtroppo scomparso il collega ed amico Emilio Migliorini, noto professionista funiviario e titolare dello studio Montecno di Bolzano. Emilio ha profuso il suo esemplare impegno su quasi tutte le montagne d’Italia e proprio su una di esse ha trascorso gli ultimi attimi della vita. Le sue opere rimarranno nella nostra memoria. È recentemente deceduto anche l’ing. Maurizio Thaon di Revel di Torino. Figura di alto prestigio, già nostro collega ed ex presidente dell’ANITIF nel decennio a cavallo degli anni 80. Lo ricordo con nostalgia perché era proprio lui Presidente dell’Associazione quando da giovane sono entrato a far parte dell’ANITIF.  Alla memoria dei colleghi scomparsi un sincero ringraziamento per quanto hanno fatto per il nostro settore, li ricorderemo con grande affetto e stima. Rinnovo alle loro famiglie le mie condoglianze e di tutti gli associati dell’ANITIF. Per concludere una nota statistica: nell’ANITIF ci sono 8 nuovi soci, precisamente gli ingegneri Martin Oberhuber, Luca Rossi, Michele Romeo, Daniele Pignatelli, Elias Pezzedi, Gianni Baldessari, Gian Paolo Tondetta e Antonio Rozza, che portano a 128 il numero degli iscritti. Auguro ai nuovi arrivati di trovare nell’associazione una struttura che possa essere di aiuto alla loro futura vita professionale.
Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti una buona permanenza a Chioggia.