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Tag: Impianti Di Risalita

Created: Martedì, 29 Maggio 2018 04:03
Hits: 558
Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita
 

Dopo dieci anni di mandato, l’ingegner Sergio Tiezza lascia la presidenza dell’Associazione che raccoglie 121 professionisti impegnati nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri operatori professionali. La «staffetta» con un Consiglio Direttivo che in autunno eleggerà il nuovo presidente è avvenuta durante l’assemblea elettiva svoltasi il 25 maggio a Riva del Garda in quel clima tradizionalmente amichevole che ha sempre contraddistinto la vita associativa

Tutto come annunciato, tutto come previsto. Tutto liscio come l’olio o meglio come le acque del Lago di Garda che il 25 maggio scorso hanno fatto da sfondo all’assemblea elettiva dell’A.N.I.T.I.F.,

Il nuovo Consiglio Direttivo
dell’Associazione

Ecco i nomi dei Consiglieri ANITIF eletti nell’assemblea di Riva del Garda del 25 maggio 2018
Zona Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (5 consiglieri)
Claudio Francione, Paolo Degioanni, Mauro Joyeusaz,
Franco Torretta, Giuliano Zannotti
Zona Lombardia (3 consiglieri)
Piergiacomo Giuppani, Ferruccio Levi, Giorgio Mazzoni
Zona Alto Adige (4 consiglieri)
Erwin Gasser, Claudio Caressa Parodi, Sergio Tiezza, Martin Oberhuber
Zona Trentino (3 consiglieri)
Andrea Boghetto, Laura Molinari, Mauro Naletto
Zona Veneto (3 consiglieri)
Giovanni Concato, Mauro D’Andrea, Piero Paccagnella
Zona Friuli Venezia Giulia (1 consigliere)
Renato Toros
Zona Emilia Romagna/Toscana/Marche (2 consiglieri)
Guidoberto Galloni, Marco Rinaldi
Zona Umbria/Lazio/Abruzzo/Molise (2 consiglieri)
Marco Cordeschi, Gianni Sciurpi
Zona altre regioni (1 consigliere) Carlo Ferrentino

PROBIVIRI
Giorgio Gasperotti, Claudio Molinari, Luciano Vieno

l’associazione che raccoglie i direttori di esercizio e i tecnici professionali del mondo impiantistico. Erano annunciate l’ultima relazione ufficiale del presidente uscente, ingegner Sergio Tiezza, e una modifica dello statuto associativo; era prevista una partecipazione qualificata che infatti si è concretizzata con la presenza di 72 dei 121 aventi diritto di voto con 18 deleghe; e tutto, in un ambiente bellissimo e accogliente come l’Hotel du Parc e du Lac di Riva del Garda, non poteva che filare liscio in quel clima di amicizia e di comune passione per il proprio lavoro che ha sempre contraddistinto la vita dell’associazione. Il primo atto dell’Assemblea di Riva del Garda è stato il procedimento per la modifica dello Statuto che prolunga il mandato delle cariche direttive da due a tre anni ed aumenta di un’unità (da 23 a 24 elementi) la composizione del Consiglio Direttivo per consentire maggiore rappresentanza alle regioni appenniniche. Alla presenza e con la legittimazione formale del notaio dottor Avella di Arco, il nuovo statuto è stato approvato all’unanimità, è entrato in vigore ed ha già assolto ad una delle sue finalità accogliendo nel Consiglio Direttivo l’ingegner Gianni Sciurpi, il nuovo «24° uomo» in rappresentanza delle regioni del Centro Italia. È dunque toccato al presidente uscente Sergio Tiezza leggere la sua relazione, quella che pubblichiamo integralmente in queste pagine, l’ultima a conclusione del quinto mandato e di dieci anni alla guida dell’associazione che ha contribuito a far crescere in autorevolezza e prestigio nel mondo dell’impiantistica. L’ingegner Tiezza, 67 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, è stato assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner ed è attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente nel 2008. Già a Bagno Vignoni nel 2016 aveva espresso la volontà di lasciare («Se possibile vorrei lasciare l’incarico – aveva detto a pM due anni fa – Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale») ma l’avevano amichevolmente «inchiodato» alla poltrona per un altro mandato che lui, come sempre, ha onorato con dedizione e impegno nel consolidare il ruolo-cardine dell’Associazione nella definizione e nella soluzione dei problemi legati alla gestione degli impianti di risalita. Un filo di emozione, ringraziamenti, applausi. L’ingegner Tiezza non vuole sfilarsi  del tutto dall’impegno nell’Associazione in cui è attivo da decenni e si è dichiarato  disponibile a mantenere il suo posto nel Consiglio ma nello stesso tempo ha voluto agevolare il ricambio al vertice come era giusto e fisiologico fare: «resto con voi ma adesso è veramente ora di cambiare il presidente», questo il suo messaggio all’assemblea che subito dopo aver finito di applaudire l’uomo che ha guidato l’Associazione per dieci anni ha approvato (sempre all’unanimità) il bilancio associativo con le nuove quote dal valore invariato per il prossimo anno. Le elezioni a scrutinio segreto per il rinnovo del Consiglio Direttivo hanno condotto alla formazione che vedete in questa pagina con la novità già citata dell’Ingegner Sciurpi come «uomo in più», l’ingresso dell’ingegnere piemontese Paolo Degioanni in sostituzione dell’ingegner Marco Petrella e dell'ing. Martin Oberhuber al posto dell'ing. Thomas Zuegg.  Il nuovo Consiglio si riunirà in autunno in una data ancora da stabilire per procedere alla nomina del nuovo presidente. La giornata del 25 maggio si è chiusa (prima della tradizionale cena) con l’illustrazione del lavoro che l’ A.N.I.T.I.F ha compiuto sul Registro di Controllo e Manutenzione Impianti con una digitalizzazione che consentirà una fruizione e una gestione della materia  più agevole da parte degli addetti ai lavori. Si è incaricato di presentare la novità l’ingegner Andrea Boghetto, in A.N.I.T.I.F dal 1992, in Consiglio dal 2012, segretario dell’Associazione dal 2012.

La relazione del presidente

Pubblichiamo integralmente la relazione ufficiale che l’ingegner Sergio Tiezza ha svolto il 25 maggio a Riva del Garda durante l’assemblea dell’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune concludendo il suo quinto mandato di presidente e il suo decennale impegno alla guida dell’organismo che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri operatori professionali.  A conclusione dell’articolato intervento con cui ha voluto illustrare dettagliatamente  tutte le ultime iniziative dell’associzione nelle diverse e complesse problematiche che investono la gestione degli impianti, l’ingegner Tiezza ha voluto rivendicare con orgoglio il ruolo cruciale svolto dall’associazione nel mondo impiantistico e il credito di affidabilità e competenza acquisito negli anni. «Siamo partiti con il timore di poter essere cancellati dall’incombere delle normative europee, perché la nostra categoria non era prevista dal resto d’Europa – ha detto Tiezza congedandosi - e siamo arrivati ad essere membri del consiglio direttivo dell’OITAF, la massima organizzazione internazionale»

Gentili ospiti, cari soci e amici.
Quest’anno la scelta della sede per il nostro annuale incontro è stata dettata dalla necessità di abbinare anche l’assemblea straordinaria per l’approvazione del nuovo statuto associativo. Era necessario rimanere all’interno della giurisdizione del nostro Notaio e quindi abbiamo optato per Riva del Garda. Come tradizione, per la scelta della location assembleare e della cena di questa sera, ci siamo affidati alla bravura del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ringrazio.
Ricordo che l’ordine del giorno prevede fra l’altro anche le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo biennio. Inoltre, dopo la lettura della mia relazione, vi sarà la presentazione del nuovo Registro di controllo e manutenzione. Come consuetudine, inizio con una sintesi del lavoro svolto dall’Associazione nell’ultimo anno. Colgo l’occasione per ringraziare la stampa specializzata che, pubblicando la mia relazione, dà la possibilità di far conoscere agli addetti ai lavori, in particolare a tutti gli associati, la nostra attività. Come sapete, le proposte sui lavori da seguire nascono all’interno del nostro consiglio direttivo che nel corso dell’anno si è riunito due volte nella nostra ormai abituale sede di Verona. Ringrazio i consiglieri per l’assiduità nel partecipare alle sedute, affrontando pesanti trasferte. Uno dei maggiori impegni di quest’anno è stato la partecipazione al gruppo di lavoro organizzato dal Ministero per la revisione del nuovo D.M. 337, meglio conosciuto come «Decreto Infrastrutture». Il lavoro, non ancora terminato, consiste nel riscrivere il decreto stesso, in vigore dal 2012, inserendo le varie osservazioni pervenute in particolare dai costruttori e tenendo ovviamente conto delle intervenute modifiche delle CEN. In aggiunta, sono stati inseriti nuovi capitoli che trattano argomenti non ancora considerati dalle EN, come il «Riposizionamento degli impianti» e gli «Attraversamenti».  Seguendo quanto indicato dai soci in occasione dell’ultima assemblea, oltre al sottoscritto, hanno attivamente partecipato ai lavori i consiglieri Ferruccio Levi per la riscrittura dei «Criteri di calcolo delle opere civili» e Claudio Canessa che ha collaborato con l’ing. Laura Tommasi dell’INAIL, per la revisione del capitolo relativo alle «Disposizioni progettuali specifiche da adottare per l’infrastruttura per la sicurezza del personale».

Il «Decreto Infrastrutture» da perfezionare sul fronte dell’antinfortunistica
Da tempo abbiamo richiamato l’attenzione degli associati, degli esercenti, dei costruttori e delle Autorità di sorveglianza, sulla incompatibilità di alcune procedure ricorrenti nel settore funiviario con determinate norme e principi riportati dal Testo Unico sulla sicurezza, in particolare nelle regolazioni e nei controlli periodici. Sto parlando di procedure come l’accesso alla testata dei sostegni per il controllo di allineamento delle rulliere o per la ricerca di un guasto latente sul circuito di linea, della corsa di prova di funivie bifune sul terrazzino del carrello, del controllo del corretto accoppiamento della morsa sulla fune, dell’ingrassaggio della fune portante sulle scarpe e altro. Tutte attività eseguite con modalità che normalmente non rispettano quanto indicato dalla normativa antinfortunistica relativa agli organi in movimento. Confortati sia dalla direttiva macchine che da alcune indicazioni delle recenti CEN, chiedevamo che nel capitolo specifico della bozza di Decreto Infrastruttura, fosse inserito il seguente concetto: «Laddove non sia possibile eliminare il pericolo derivante dagli organi in movimento con delimitazioni di tipo permanente, i lavori in prossimità di tali zone possano essere svolti solo ad impianto fermo o, se il particolare controllo ne richiede il movimento, adottando speciali provvedimenti di sicurezza quali modalità di funzionamento a sicurezza maggiorata (ad esempio velocità ridotta selezionabile mediante selettore modale, procedure di lavoro, formazione specifica, DPI adeguati) ». Con questo concetto, le citate procedure sarebbero legalmente eseguibili. Questo pensiero era stato inizialmente condiviso dal gruppo di lavoro incaricato alla revisione del decreto infrastruttura e c’era la concreta volontà di inserirlo nel relativo capitolo della bozza. Si aggiungeva a un’altra importante affermazione, già presente nel testo del 2012: le competenze in materia di valutazione dei rischi, di scelta delle misure di prevenzione e protezione, nonché di verifica ed aggiornamento dei relativi documenti, spettano ai soggetti individuati dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Siamo d’accordo che questi concetti probabilmente non sono proprio pertinenti con la materia trattata dal capitolo, cioè gli elementi dell’infrastruttura che possono riguardare l’antinfortunistica, ma comunque era una definizione che ribadiva e spiegava un concetto generale della normativa nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ma siccome purtroppo rendere chiare e univoche le norme non è nelle nostre abitudini, tutto questo, dopo molte ore di discussioni, è stato cancellato dal capitolo 19 dell’ultima bozza. A cappello è rimasta solo la seguente frase: per quanto attiene ai sottosistemi e ai componenti di sicurezza, la valutazione dei rischi e la scelta delle misure di prevenzione e protezione sono svolte dai soggetti individuati nelle procedure di certificazione CE, così come previsto dal d.lgs. 210/2003. Perfettamente scritto in «burocratese».

Il Direttore d’Esercizio alle prese con gestione e manutenzione dell’impianto
A questo punto, prima di assumersi pesanti responsabilità nel chiedere al personale di effettuare quelle attività di controllo e manutenzione sui sostegni, sulle travi di lancio, sui carrelli di ispezione delle va e vieni ecc., finora effettuate con macchina in movimento, dobbiamo pretendere che il costruttore ci indichi le modalità di esecuzione in sicurezza, inserendole nel Manuale di Uso e Manutenzione o, se necessario, modificando opportunamente l’infrastruttura, per esempio dotando ogni controllo geometrico collocato sulle travi di accelerazione o decelerazione di telecamera, altrimenti come si può posizionare la morsa per misurare le tolleranze, senza avvicinarsi agli organi in movimento? Fra l’altro la norma sancisce che gli impianti a fune devono essere progettati e costruiti in modo da ridurre il più possibile le attività di controllo e manutenzione. Si costruisca quindi in modo da non rendere più necessari i controlli con macchine in movimento.
È risaputo che dopo il nulla osta all’esercizio di un impianto a fune, i soggetti, individuati dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che devono valutare tutti i rischi e scegliere le relative misure di prevenzione e protezione nella gestione e manutenzione di un impianto a fune, sono: il datore del lavoro, il dirigente, l’RSPP e il medico competente. Il Direttore dell’esercizio può essere coinvolto nella valutazione come esperto tecnico dell’impianto e ha il compito, fra l’altro, di completare o modificare le istruzioni del costruttore per le operazioni di manovra dell’impianto, per le verifiche e prove previste nel regolamento di esercizio e per la manutenzione ordinaria. Come poi queste operazioni debbano essere realmente effettuate, con il minimo rischio possibile di infortunio per l’esecutore, non è compito del Direttore dell’esercizio. Infatti, la normativa non gli chiede alcuna competenza in materia antinfortunistica, come invece pretende da tutti gli altri soggetti, obbligandoli alla frequenza di corsi specifici e relativi aggiornamenti. È assolutamente sbagliato equiparare il Direttore dell’esercizio al «dirigente» così come definito dall’art. 18 del D.lgs. 81/2008, che dice: «Il dirigente è quel dipendente che ha il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice. Egli rappresenta, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito delle competenze attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa conferiti». Un Direttore dell’esercizio potrebbe anche svolgere la mansione di dirigente per la sicurezza, ma solo dopo specifica nomina da parte del datore di lavoro e soprattutto dopo la reciproca sottoscrizione della delega come prevista dell’art. 16 del Testo Unico. I recenti accadimenti che hanno visto coinvolti dei nostri associati in procedimenti giuridici con attribuzioni di colpa per violazione dell’art. 18 della D.lgs. 81/2008, ci sembrano perlomeno discutibili. Auspichiamo che in appello prevalga la ragione e il buon senso e che i nostri colleghi siano pienamente assolti.

L’ipotesi di impianti di risalita possibili anche in siti a rischio valanghivo
Sempre nell’ambito del decreto infrastrutture c’è un altro argomento che ci coinvolge direttamente ed è quello relativo alla vigente normativa sulle valanghe. La nuova bozza di decreto, a differenza del precedente, permetterebbe la costruzione di un impianto di risalita anche in siti a rischio di caduta valanghe. Si scrive infatti che: «…devono essere adottati interventi di difesa atti ad evitare che le valanghe investano gli elementi strutturali fissi dell'impianto, mediante opere di stabilizzazione del manto nevoso, di deviazione o di arresto delle valanghe stesse; è inoltre consentito dimensionare gli elementi strutturali affinché siano in grado di resistere alle azioni della valanga, sia artificiale o per evento eccezionale.……In alternativa agli interventi di difesa di cui al punto precedente, è ammesso il distacco artificiale e controllato di masse nevose contenute, che comunque non devono raggiungere gli elementi strutturali fissi dell'impianto, quando essi non siano dimensionati per resistere all’azione di valanga». In pratica, presentando un’adeguata documentazione sulle opere di difesa e/o prevenzione e dimensionando opportunamente la struttura, è consentito esercire un impianto anche se si trova in un sito a rischio. Il problema sorge alla revisione generale: il D.M. 203/2015 dice infatti che il Direttore dell’esercizio verifica, a tale scadenza, se sono mutate le condizioni originariamente considerate al momento delle dichiarazioni di immunità dal rischio di valanghe, anche alla luce di eventuali eventi verificatesi nel corso del periodo antecedente la revisione o sulla base della cartografia aggiornata relativa ai rischi nivologici e nel caso di esito positivo, acquisisce idonea certificazione in merito all’immunità dal rischio di valanghe ai sensi del D.M. n° 392/2003. Questo vale per tutti gli impianti, sia quelli realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 210/2003, che per quelli realizzati dopo. Purtroppo il D.M. 392 non ammette che le valanghe, nemmeno quelle provocate artificialmente o quelle in fase aerosol, raggiungono le parti strutturali dell’impianto anche se opportunamente dimensionate; quindi, se nel corso degli anni il sito su cui sorge l’impianto è diventato a rischio, magari perché si è verificato nelle vicinanze un evento valanghivo, anche di carattere eccezionale, con conseguente modifica della cartografia, alla scadenza di revisione generale l’impianto rimane chiuso, come è accaduto recentemente in Veneto. Da qui la necessità di modificare il D.M. 392 rendendolo coerente al nuovo Decreto Infrastruttura ed essendo frutto di un accordo Stato – Regioni, la sua modifica non può avvenire se non nello stesso consesso istituzione. L’ANITIF è stata incaricata di predisporre la bozza di modifica e assieme alle associazioni di categoria degli esercenti cercheremo di accelerare l’iter necessario in modo da evitare ulteriori chiusure alle prossime scadenze di revisione generale.

Il tema dei «riposizionamenti» e alcune incongruenze normative
Un’altra novità del Decreto Infrastrutture è il capitolo sui «riposizionamenti», che riprende con alcune sostanziali modifiche, la vecchia circolare. Secondo il nuovo testo, si può riposizionare un impianto se non ha interrotto il servizio da più di 2 anni e non ha superato i 30 anni dall’autorizzazione alla prima apertura, 25 per le sciovie. Inoltre non ci sono più le riduzioni sulle sollecitazioni della struttura e delle funi, previste dalla vecchia circolare. Sulla  Gazzetta Ufficiale n° 118 del 23 maggio 2017, sono state pubblicate le «Disposizioni tecniche riguardanti l’esercizio e la manutenzione degli impianti a fune adibiti al trasporto pubblico di persone», meglio conosciuto come Decreto esercizio. Per gli impianti di nuova costruzione e, entro il 23 maggio 2019 per gli altri impianti, è necessario presentare un nuovo Regolamento di esercizio che tenga ovviamente conto di quanto indicato nel decreto. L’ufficio SIF della Valle d’Aosta si è preso l’onere di redigere una prima bozza, che abbiamo inoltrato ai consiglieri per le opportune osservazioni. Il testo con le nostre osservazioni è stato presentato in una delle periodiche riunioni delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria e si attende una loro analisi. Credo che la bozza debba essere poi inviata alla commissione FAT per l’approvazione definitiva.  Come prevede il citato decreto, dalla data del 23 maggio 2019, tutti gli impianti dovranno essere dotati anche del Registro di controllo e manutenzione. C’è un’incongruenza nella nostra normativa perché, secondo il D.M. 203/2015, sembra che questo documento sia richiesto già alla prima revisione quinquennale dell’impianto. Ovviamente confidiamo nel buon senso delle Autorità di sorveglianza nel lasciarci il tempo necessario per predisporre un valido e utile documento, possibilmente omogeneo su tutto il territorio nazionale. Infatti, come già comunicato durante la scorsa assemblea, stiamo da tempo lavorando per preparare questo documento in forma digitale e per farlo ci siamo rivolti ad una ditta specializzata che si occuperà anche della sua distribuzione. Il registro dovrà ovviamente essere personalizzato per ciascun impianto dal Direttore dell’esercizio e periodicamente compilato dal Capo servizio. La nostra intenzione è quella di farlo diventare un utile strumento a disposizione del personale per la programmazione e successiva registrazione dei lavori di controllo e manutenzione, siano essi richiesti dalla certificazione e quindi dalle ditte costruttrici o dallo stesso Direttore dell’esercizio. Alle varie scadenze di revisione, una semplice stampa produrrà il prescritto documento d’avvenuta effettuazione dei programmi di controllo, sostituzione e revisione dei singoli componenti, da presentare agli USTIF.

La possibilità  di diagnostiche con apparecchi magneto-induttivi
Con l’aiuto del nostro esperto di settore Renato Toros, che ringrazio, ci siamo impegnati attivamente in un gruppo di lavoro della commissione FAT predisposto per l’approvazione degli apparecchi magneto-induttivi di tipo aperto. Purtroppo, nonostante avesse superato tutti i test imposti dalla CEN ed avesse ricevuto l’approvazione tecnica della Commissione FAT, lo strumento presentato non è stato ufficialmente omologato dal nostro Ministero. Dai lavori è scaturito solo un documento preliminare che ne sancisce l’efficienza, ma per il momento non è ufficialmente utilizzabile per gli esami magnetoinduttivi ordinari. Considerato però, che compete al Direttore dell’esercizio trovare degli idonei metodi introspettivi per evitare di adottare una scadenza più ravvicinata tra gli scorrimenti delle funi portanti sulle scarpe di appoggio, questo tipo di strumento ci aiuta sicuramente a risolvere questa specifica problematica. Questi controlli sono operazioni particolari, da studiare caso per caso in funzione della conformazione della scarpa e dal comportamento della fune e, a nostro avviso, non dovrebbero essere collegati ad un’autorizzazione ministeriale. È anche doveroso ricordare che con questa tipologia di strumenti, sono stati fatti importanti passi avanti per la sicurezza degli operatori. Si auspica quindi che il loro impiego venga quanto prima autorizzato anche per esami di tipo ordinario. Un altro lavoro di ANITIF, iniziato da un po’ di tempo e non ancora concluso, è la tabella descrittiva dell’uso particolare dell’impianto di risalita. Si tratta delle varie modalità d’uso dell’impianto di risalita, frequentemente richieste dal concessionario, che esulano dal normale esercizio, dettagliatamente codificato dal nuovo omonimo decreto. Per esempio, non abbiamo ancora le idee chiare di come deve avvenire la movimentazione dell’impianto quando si effettua la manutenzione ordinaria in linea: la deve eseguire un macchinista abilitato? Ci possono essere delle sicurezze escluse? All’inizio del lavoro si devono testare i sistemi di frenatura e queste prove si devono registrare sul libro giornale? Quali sono, in questa particolare circostanza, le responsabilità del Direttore dell’esercizio ed eventualmente dell’Autorità di sorveglianza?

Il problema del trasporto fuori esercizio: attenzione ai rischi della superficialità
Un altro caso molto frequente nel periodo di fuori esercizio, è il trasporto di personale della società esercente o personale di un’altra azienda, per esempio di qualche rifugio. Dato che ci troviamo chiaramente in regime di trasporto privato, può l’esercente utilizzare il suo impianto come meglio crede? A manovrare l’impianto potrebbe anche essere il custode del rifugio, magari esperto ma privo di qualsiasi abilitazione? In caso di incidente, quali sono i soggetti chiamati a rispondere? Sappiamo tutti che in questi casi non basta dimostrare di aver applicato diligentemente le norme funiviarie, quelle del codice civile e quelle del codice penale come nel normale esercizio, se in un incidente è coinvolto un lavoratore, si aggiungono le pesanti sanzioni previste dalle norme dell’antinfortunistica.
Quindi l’esercente accorto, chiederà sempre al suo Direttore dell’esercizio come comportarsi in questi casi particolari e il Direttore dell’esercizio deve poter dare una risposta univoca e preventivamente condivisa. Per questo motivo, con il contributo di tutti i consiglieri, si è cercato di individuare innanzitutto la casistica più completa possibile dei trasporti particolari e in seguito si è cercato di determinare nell’ambito normativo, quali potrebbero essere i soggetti su cui cadono le responsabilità dell’utilizzo dell’impianto. Infine, per limitare tali responsabilità, abbiamo cercato di indicare quali potrebbero essere le modalità di esecuzione del trasporto. Non possiamo certamente pretendere che la nostra analisi diventi materia legislativa, ma vorremo perlomeno che fosse esaminata e possibilmente condivisa dagli Esercenti e dall’Autorità di sorveglianza, in modo da fornire una linea guida ai nostri associati.  La nostra tabella è stata presentata in una recente riunione periodica delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria e attendiamo le loro osservazioni.
Rimane ancora senza risposta la nostra richiesta al Ministero di regolamentazione del servizio privato, effettuato con impianti espressamente costruiti per questo particolare tipo di esercizio, come già avviene nei territori della Provincia Autonoma di Bolzano e della Regione Valle d’Aosta. Dato che in Italia ci sono alcune centinaia di impianti che trasportano persone in esercizio privato e molti proprietari auspicano da tempo che il settore sia finalmente regolamentato, continueremo a sollecitare il Ministero almeno per una risposta alla bozza di normativa che la nostra Associazione ha da tempo predisposto e presentato.

Il legame con gli organismi internazionali e una nuova norma sul controllo degli incidenti
A giugno, in occasione del congresso internazionale dell’OITAF di Bolzano, è stata accettata la nostra candidatura a membro del consiglio direttivo della prestigiosa organizzazione. Ritengo che sedere sullo stesso tavolo con rappresentanti delle Autorità, degli Esercenti, delle Università e dei Costruttori di tutto il mondo sia un riconoscimento internazionale molto gratificante per la nostra Associazione e inoltre si aggiunge a quelli ottenuti negli ultimi anni in ambito nazionale. Colgo l’occasione per ringraziare il nostro indispensabile segretario che ci rappresenta in questa organizzazione., Sempre per l’ANITIF, Boghetto partecipa anche al gruppo di lavoro CEN WG15 «Workers safety», per ovvi motivi molto importante per la nostra professione. L'ing. Fabio Croccolo, Direttore generale della DIGIFEMA (Direzione Generale per l’Investigazioni Ferroviarie e Marittime), ci ha comunicato che nel corso dell'approvazione del decreto legge fiscale n. 148 è stato introdotto l'art.15 ter, nella legge n. 172 del 4 dicembre 2017, con il quale si estende al loro ufficio di investigazioni il controllo di tutti gli impianti di trasporto fissi, compresi quelli di trasporto a fune. Il decreto è entrato in vigore il 1 gennaio 2018 e in pratica, da quella data, viene richiesto alle società esercenti di attenersi ad una circolare del 2015 della stessa DIGIFEMA che tratta le modalità di segnalazione di incidenti e inconvenienti che si verificano durante l’esercizio. La circolare definisce in modo preciso l’incidente comune, quello grave e l’inconveniente e indica in modo dettagliato cosa bisogna comunicare e quando. Soprattutto «il quando» ci è sembrato di difficile applicazione per il mondo funiviario, rispetto a quello ferroviario e quindi, assieme agli esercenti, abbiamo chiesto una modifica della circolare. Al momento di scrittura della presente relazione, non era ancora giunta risposta a riguardo. Alcuni USTIF hanno inviato alle società una nota con cui si ribadisce l’obbligo di attenersi alla circolare ferroviaria. Faccio notare che gli USTIF, nella loro nota, hanno esplicitato che le comunicazioni sono a carico dei Direttori dell’esercizio, quindi, ritengo per noi importante pretendere dal personale operativo un’immediata comunicazione dell’evento.

«Sono stati anni belli e indimenticabili, dal punto di vista umano e professionale»
Come ho già ripetutamente annunciato a partire dal 2014, è mia intenzione concludere l’incarico con questo ultimo mandato. Ho ricoperto la massima carica dell’associazione per 10 anni, eguagliando quindi il record dei miei predecessori e ritengo opportuno e fisiologico per un giusto progredire dell’associazione che subentrino nuove forze. In questi anni il peso e la considerazione dell’ANITIF sono notevolmente cresciuti negli ambienti funiviari. Siamo partiti con il timore di poter essere cancellati dall’incombere delle normative europee, perché la nostra categoria non era prevista dal resto d’Europa e siamo arrivati ad essere membri del consiglio direttivo dell’OITAF, la massima organizzazione internazionale. Siamo stati accettati nelle riunioni dell’Autorità di sorveglianza ed abbiamo così potuto partecipare attivamente ai gruppi di lavoro indetti dal Ministero, condizionando la stesura di importanti decreti legge come il Decreto Dirigenziale del 18.02.2011 che codifica la nostra professione, il Decreto infrastrutture e il Decreto sull’esercizio che praticamente sancisce l’indispensabilità del Direttore dell’esercizio in tutti i momenti di vita dell’impianto, a partire dal nulla osta. Non siamo riusciti ad incidere granché nella Commissione FAT, dove rimaniamo semplici auditori, ma qualcosa si sta muovendo, viste le recenti richieste di partecipazione ad alcuni importanti gruppi di lavoro della commissione come quello sullo «strumento magneto induttivo aperto» e quello sul «soccorso integrato». Consentitemi di sottolineare, fra i lavori importanti effettuati da ANITIF in questi anni di mandato, il Documento di Valutazione dei Rischi. Il documento è stato acquistato da molte società e utilizzato da molte altre, il che dimostra la sua bontà. È stato inoltre, in più occasioni, apprezzato da ispettori delle certificazioni aziendali 18001 e soprattutto non contestato dalle USL. Come giusto che sia, rimane molto da fare, lavori già iniziati ed altri solo previsti. Sono sicuro che, per il futuro, ANITIF riuscirà a progredire per difendere sempre di più gli interessi di tutti gli associati.                       
Mi preme ribadire che sono stati per me anni belli e indimenticabili, sia dal punto di vista umano avendo conosciuto e stretto amicizia con persone splendide, sia dal punto di vista professionale, permettendomi di rimanere in costante contatto con il vertice della cultura funiviaria.  Ringrazio chi mi ha aiutato in questo fin dall’inizio: il presidente Marco Rinaldi, l’ex segretario Claudio Molinari e l’attuale Andrea Boghetto. Ringrazio soprattutto i Consiglieri, perché vederli numerosi ed interessati alle riunioni, mi ha riempito di orgoglio e soddisfazione.
Ringrazio tutti i presenti per l’attenzione e auguro una buona permanenza sulle rive del lago di Garda.
Sergio Tiezza

Created: Venerdì, 18 Maggio 2018 06:23
Hits: 395
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita, Fiere Chiusura Stagione 2018
 
 

L’azienda di Pianezza (Torino) ha recentemente moltiplicato la sua potenzialità industriale con lo stabilimento di Bricherasio e consolida la propria posizione nel mercato degli impianti ad ammorsamento fisso con nuove realizzazioni in Italia e in Francia e con innovazioni come una nuova rulliera, facile da manutenere e gestire

di Stefano Finotello
La stagione 2017-2018 è andata bene. Siamo stati impegnati nella realizzazione di diversi impianti tra cui segnaliamo una seggiovia biposto in Francia a Chabanon, località che si trova nel comune di Selonnet nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Inoltre sono stati realizzati due skilift a Cittareale in provincia di Rieti, un altro a Ferrara di Monte Baldo in provincia di Verona, un grande ammodernamento di una cestovia biposto ad Oropa, ed un’altra sciovia a Viola in provincia di Cuneo oltre diversi altri lavori.  Anche il lavoro nello stabilimento di Bricherasio procede molto bene e stiamo incrementando l’attività in modo significativo.  Nella nostra attività curiamo come sempre l’innovazione e il costante perfezionamento della produzione. Abbiamo presentato un nuovo tipo di rulliera «doppio-effetto» che ,rispetto ad altri modelli, richiede molta meno manutenzione ed è di gestione più semplice per gli esercenti. Inoltre abbiamo presentato diverse altre migliorie sui nostri prodotti standard. Riteniamo infatti che per mantenersi una buona posizione sul mercato sia indispensabile cercare continuamente di migliorare il proprio prodotto seguendo anche le preziose indicazioni che vengono dai nostri clienti con cui intratteniamo un rapporto di stretta collaborazione e che abbiamo ritrovato nelle fiere di settore.  Abbiamo infatti partecipato a Mountain Planet di Grenoble e il nostro giudizio sulla fiera francese è senza dubbio positivo. Abbiamo avuto diversi contatti che si preannunciano potenzialmente interessanti soprattutto per mercati esteri. Oltre naturalmente ad avere avuto l’occasione di incontrare tutti i nostri clienti italiani e francesi, cosa che fa sempre molto piacere. Proprio durante il salone francese ci è stato comunicata l’aggiudicazione di una importante commessa per la prossima stagione: una seggiovia quadriposto a Monginevro. Per la CCM è un risultato notevole sia per l’importanza della stazione in sè sia perché è il quarto impianto in Francia e la nostra azienda ha investito molto per avere una continuità di lavoro anche oltralpe. È una buona notizia in una situazione di mercato che evidenzia come sempre un andamento altalenante. Diciamo che adesso va un po’ meglio rispetto a due-tre anni fa. Però gli investimenti sugli impianti a fune sono ancora molto bassi. Per noi il fattore positivo è quello di riuscire a lavorare anche all’estero e operare in altri settori per compensare i cali nel settore funiviario. Comunque, ciò nonostante, ad oggi abbiamo già diverse commesse per la prossima stagione oltre alla già citata seggiovia di Monginevro.
www.ccmfinotello.com

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 12:16
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Tags: Impianti Di Risalita, Trasporto urbano
 

A Sarajevo, la città-martire della guerra civile che sconvolse la ex Jugoslavia tra il 1992 e il 1996, l’azienda di Vipiteno ha realizzato una nuova cabinovia che sostituisce il vecchio impianto distrutto proprio durante quei terribili anni. La bellissima, cosmopolita capitale della Bosnia Erzegovina aveva ospitato le Olimpiadi invernali del 1984 facendo della funivia che portava alla cima del monte Trebevi uno dei suoi emblemi. I bombardamenti della guerra l’avevano distrutto. Oggi il nuovo impianto rappresenta un simbolo della pace riconquistata, l’opportunità per un nuovo orizzonte di sviluppo e un sogno d’amore realizzato per Edmond Offerman, il ricco uomo d’affari olandese che ha partecipato all’impresa e ha «regalato» l’impianto alla moglie Maja, nativa di Sarajevo

GD10 Trebevic
Lunghezza: 2.158 m
Dislivello: 578 m
Velocità: 5 m/s
Capacità: 1.200 p/h
Numero di cabine: 33
Numero di sostegni: 10
Da sinistra Anton Seeber, il sindaco di Sarajevo
e Martin Leitner

Quello che fu uno dei più celebri simboli delle Olimpiadi invernali del 1984, la funivia che portava in cima al monte Trebević sopra Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, fu distrutto dai bombardamenti durante la guerra civile che negli anni Novanta insanguinò l’ex Jugoslavia. Oggi, dopo oltre venti anni dalla fine del conflitto, il monte Trebević torna a nuova vita grazie alla cabinovia realizzata dall’azienda altoatesina Leitner ropeways. Un progetto fortemente voluto dal giovane sindaco della città Abdulah Skaka e reso possibile anche dall’olandese Edmond Offermann, che dopo aver fatto fortuna negli Stati Uniti, ha voluto donare alla città dove è nata sua moglie la bellezza di 3,5 milioni di Euro da destinare alla ricostruzione della funivia. Il 6 aprile Sarajevo ha festeggiato la rinascita funivia del monte Trebević. Un avvenimento con cui la città chiude uno dei capitoli più bui della propria storia. La costruzione della nuova cabinovia, «firmata» Leitner ropeways, ha infatti un forte valore simbolico, ed è il segno di una pace ritrovata e di una voglia di rinascita dopo anni di guerra che hanno profondamente segnato la Bosnia. Il suo valore simbolico sta anche nel fatto che sotto il tracciato passa oggi la linea di confine fra le due entità che compongono la Bosnia Erzegovina così com’è nata dagli accordi di pace di Dayton: da un lato la «Federacija» croato-musulmana, dall’altro la «Republika Srpska» in cui si trova il monte Trebević. Il precedente impianto era stato costruito nel 1959 e conduceva i passeggeri di quella che era una delle principali città dell’allora Jugoslavia fin sulla vetta del monte in soli 12 minuti; la funivia raggiunse fama mondiale con i giochi invernali olimpici del 1984, grazie anche alla sua posizione strategica, a ridosso della pista di bob, che garantiva una vista incredibile delle gare dall’alto. Durante la guerra, tra il 1992 e il 1996, la cabinovia fu una delle prime strutture a essere colpite dagli assedianti, che occuparono proprio le montagne attorno a Sarajevo per interrompere ogni comunicazione tra la città e il mondo esterno. L’impianto venne gravemente danneggiato e l’intera area circostante minata. Terminato il conflitto, furono necessari lunghi lavori di bonifica e solo nel 2010 l'area fu dichiarata nuovamente sicura; è ad allora che risalgono i primi progetti per la ricostruzione dell’impianto.

Tecnica funiviaria all’avanguardia per la rinascita di un luogo-simbolo
La nuova cabinovia 10 posti che porterà abitanti e turisti dal centro della capitale bosniaca fino alla vetta del monte Trebević a 1.160 metri di altezza, ha una lunghezza inclinata di 2.158 metri ed un sistema di azionamento, il DirectDrive, che si contraddistingue per le sue caratteristiche di efficienza ed ecocompatibilità. Le 33 cabine garantiranno una portata oraria di 1.200 persone, ed effettueranno il tragitto tra la stazione a valle Hrvatin, nel cuore della città, e quella a monte Vidikovac in soli sette minuti e quindici secondi, con una velocità di cinque metri al secondo. Per ricordare il periodo d’oro della funivia, cinque cabine si presentano nei cinque colori dei cerchi della bandiera olimpica: rosso, nero, verde, blu e giallo.

Un sogno d’amore e un segno di pace
Per l’olandese Edmond Offermann, fisico nucleare con la vocazione per gli affari, Sarajevo è sempre stato un luogo molto speciale: è infatti la città natale di Maja Serdarević, l’amore della sua vita, anche lei fisico nucleare, con cui ora vive negli Stati Uniti. Ma la città gli è rimasta nel cuore anche per un ricordo molto particolare legato alla funivia di Trebević. «Era il 1991 eppure mi sembra ieri: me la ricordo ancora perfettamente quella gita con Maja in funivia; rimasi affascinato dalla montagna, dalla vista sulla città», ricorda Offermann. Mentre la coppia è in America, dove nel frattempo Offermann aveva riscosso successo a Wall Street, comincia l'assedio di Sarajevo: parenti e amici della moglie vivono sotto i bombardamenti e al termine del conflitto Offermann, che nel frattempo è diventato ricco e ha tra l’altro anche investito in una stazione sciistica in Svizzera, vuole realizzare un sogno: fornire un concreto aiuto alla ricostruzione della funivia distrutta. I primi tentativi risalgono al 2011, ma il progetto si arena ben presto, e solo con il nuovo sindaco di Sarajevo Abdulah Skaka le cose ricominciano a muoversi nella giusta direzione. Il nuovo progetto, che prevede la realizzazione dell’impianto e di un albergo presso la stazione a monte, parte quindi davvero, e la costruzione della nuova cabinovia viene affidata a Leitner ropeways. Un progetto dal valore complessivo di 9 milioni di euro, di cui 3,5 sono stati donati da Offermann: un modo per contribuire alla realizzazione del proprio sogno. E così il 6 aprile la coppia, dopo un viaggio con la nuova funivia, è tornata in cima al monte Trebević, nel luogo che più di ogni altro ha segnato il loro amore. «Un giorno storico per Sarajevo: il 6 aprile non è solo l'anniversario della liberazione della città dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, ma anche il giorno della rinascita di un simbolo di pace. Un giorno di forti emozioni per me e mia moglie: ripensando al nostro primo viaggio qui, nella primavera del 1991, ma ricordando anche la paura per i nostri cari durante il conflitto. Spero davvero che questa funivia segni una rinascita per la città di Sarajevo.»
www.leitner-ropeways.com

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 12:16
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Tags: Impianti Di Risalita
 

Prodotto dall’azienda di Vipiteno, il nuovo impianto trifune che va a potenziare l’offerta turistica e sportiva del comprensorio di Zermatt «brilla» per molti motivi: la sua stazione di arrivo, a quasi quattromila metri di quota, è la più alta del mondo; la tecnologia con cui è stato concepito e realizzato è la più avanzata del settore; le sue cabine sono una autentico gioiello di arte e gusto, impreziosite dai cristalli Swarovski®, usati per la prima volta nel mondo funiviario, che esaltano e rendono ancora più esclusivo il design di Pininfarina

TD28 Matterhorn Glacier Ride

La più alta funivia trifune al mondo
La più alta stazione a monte d’Europa
Altitudine stazione a valle: 2.923 m s.l.m.
Altitudine stazione a monte: 3.821 m s.l.m.
Fune traente: 7.930 m
Dislivello: 900 m
Velocità: 7,5 m/sec
Capacità: 2.000 p/h
Tempo di percorrenza: 9 min
Posti a sedere per cabina: 28
Azionamento: LEITNER DirectDrive
Numero di cabine: 25
Design cabine: Pininfarina
La cabina 3S:
Costruttore: SIGMA
Design: Pininfarina
Capacità: 28 posti a sedere, 7 posti in piedi
Vetrate panoramiche
Design e dotazione ispirati al settore automobilistico
Innovativo concetto di clima
Esclusiva illuminazione interna
Allestimento multimediale Swarovski
Da sinistra Anton Seeber,
Markus Hasler e Martin Leitner

L’eccellenza di due grandi realtà aziendali ha dato vita a un progetto mai visto nel mercato funiviario: Leitner ropeways, in collaborazione con Swarovski, ha realizzato per Zermatt Bergbahnen AG un prodotto davvero unico, unendo le più innovative tecnologie del settore e il rinomato design Pininfarina alla lucentezza dei cristalli e ottenendo forme ed effetti inusitati.  Dal prossimo autunno sul Matterhorn Glacier Ride, la nuovissima funivia sul Piccolo Cervino, sarà possibile vedere l’incredibile risultato della collaborazione tra Leitner ropeways e Swarovski: le cabine del nuovo impianto 3S, il più alto al mondo, saranno infatti ancora più lussuose, impreziosite da luccicanti cristalli Swarovski® della linea «Crystal Rocks», veri gioielli di luce utilizzati per la prima volta nel settore funiviario.  La prima cabina «vestita» di cristallo è stata presentata in occasione di Mountain Planet, la fiera mondiale della pianificazione e dell’industria della montagna che si è svolta a Grenoble in aprile, alla presenza di numerosi operatori professionali provenienti da tutto il mondo e di nugoli di giornalisti e fotografi impegnati ad immortalare l’evento di cui erano protagonisti Anton Seeber, Martin Leitner, il presidente della Zermatt Bergbahnen AG, la società committente che gestisce il mega comprensorio svizzero ai piedi del Cervino, ma soprattutto «lei», questa cabina-gioiello con i riflessi di cristallo.

Tecnologia, arte e design in un connubio di alta qualità
Da 120 anni Swarovski è sinonimo di creatività, poesia e tecnica: il taglio di precisione del cristallo e la passione per la perfezione, l’innovazione e il design ne hanno fatto un marchio leader a livello globale, capace di coniugare arte e tecnologia. Fondata nel 1895 in Austria, l’azienda progetta, produce e commercializza cristalli di alta qualità, gemme naturali e sintetiche oltre che prodotti finiti come gioielli, accessori e sistemi di illuminazione. Ora gestita dalla quinta generazione della famiglia, Swarovski Crystal Business vanta una portata globale con circa 3.000 negozi in 170 Paesi, oltre 27.000 dipendenti e un fatturato di circa 2,7 miliardi di euro nel 2017. Unitamente alle sue aziende sorelle Swarovski Optik (dispositivi ottici) e Tyrolit (prodotti abrasivi), Swarovski Crystal Business fa parte del Gruppo Swarovski. Nel 2017, il Gruppo ha generato un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro e impiegato oltre 32.000 persone. Con questa azienda di eccellenza dalla grande tradizione Leitner si è trovata in perfetta sintonia creando un connubio vincente. Da sempre, infatti l’azienda altoatesina combina tecnologia e design nella realizzazione dei propri impianti ricercando costantemente il meglio della qualità, della funzionalità e dell’efficienza senza trascurare eleganza e comfort.  Le nuove cabine disegnate da Pininfarina, il famoso studio di design della Ferrari e della Maserati, sorprendono anche a livello tecnico per i loro dettagli innovativi che rendono il tragitto comodo e sensazionale: sedili ispirati al settore automobilistico, illuminazione che richiama un cielo stellato e ampie vetrate panoramiche.

Il Matterhorn Glacier Paradise alla portata di tutti 365 giorni l’anno
A Zermatt il Matterhorn Glacier Ride andrà ad aggiungersi alla funivia «va e vieni» già esistente, incrementando di 2.000 visitatori all’ora la capacità di trasporto verso la stazione alpina più alta d’Europa. I costi di realizzazione previsti ammontano a circa 52 milioni di Franchi, facendo di questo progetto il maggiore investimento singolo nella storia di Zermatt Bergbahnen AG. Il nuovo impianto trifune migliorerà in maniera significativa il collegamento dei comprensori sciistici tra Svizzera e Italia e permetterà di raggiungere il Matterhorn Glacier Paradise, ambita destinazione turistica, 365 giorni l’anno.
www.leitner-ropeways.com

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
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Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita
 

Rieleggendo dopo quattro anni alla presidenza Valeria Ghezzi, l’assemblea dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, riunita a Riva del Garda (Trento) il 10 e l’11 maggio, non ha soltanto confermato la fiducia ad  una imprenditrice che ha ottenuto ottimi risultati nella gestione dell’organismo di rappresentanza della categoria ma ne ha sposato la linea operativa che vuole riaffermare la centralità dell’impresa funiviara nell’economia del turismo montano e nel benessere delle comunità locali. Dopo aver proceduto all’approvazione del bilancio e al rinnovo delle cariche interne, non a caso il tema scelto per la sezione pubblica dell’evento era «Il turismo: l’industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna».  Attraverso una serie di contributi visivi, di molte testimonianze e di interventi effettuati durante una tavola rotonda condotta dal telecronista Davide Labate, sono emerse tutte le problematiche che investono il settore e che devono essere lo stimolo per  rilanciare la funzione cruciale dell’attività delle imprese impiantistiche nel quadro di una visione che individua nella sostenibilità ambientale un irrinunciabile valore


I componenti della tavola rotonda: da destra Maurizio Dallocchio (Bocconi University  Professor of Finance); Francesco Bosco (Presidente Anef Trentino); Paolo Angelini (Capo della delegazione italiana in Convenzione delle Alpi); Michele Dallapiccola (Assessore all'Agricoltura, Turismo, Foreste e Promozione della Provincia Autonoma di Trento); Giorgio Palmucci (Presidente dell'Associazione Italiana ConfindustriaAlberghi); Davide Labate (Giornalista e conduttore RAI); Valeria Ghezzi (Presidente ANEF); Savina Confaloni (Giornalista conduttrice televisiva)

Tutti gli uomini del presidente

L’assemblea dell’ANEF si è svolta in un clima di generale ottimismo: nel 2018 è cresciuto il numero delle aziende associate e l’esercizio si è chiuso con unsignificativo utile confermando anche quest’anno un trend positivo che evidenzia la buona salute del settore. La  presidente Valeria Ghezzi sarà coadiuvata nei prossimi quattro anni da un Consiglio Generale composto dal Past President, dai presidenti delle sezioni territoriali di ANEF e dai compopnenti eletti dall’assemblea dei soci.
Ecco l’organigramma completo dell’Associazione uscito dall’assemblea di Riva del Garda:

CONSIGLIO GENERALE
Presidente: Valeria Ghezzi
Past President: Sandro Lazzari
Presidenti delle sezioni territoriali di ANEF (componenti di diritto): Ferruccio Fournier (Valle d’Aosta), Massimo Fossati (Lombardia), Fracnesco Bosco (Trentino), Helmut Sartori (Alto Adige), Renzo Minella (Veneto), Marco Tullio Petrangeloo (Friuli Venezia Giulia), Rolando Galli (Toscana)
Componenti eletti dall’assemblea dei soci in rappresentanza delle diverse sezioni territoriali: Paolo Cappadozzi, Danilo Chatrian, Diego De Battista, Daniele Dezulian, Cristian Gasperi, Corrado Giordano, Luca Guadagnini, Alessandro Mottinelli, Elmar Pichler Rolle, matthias Prugger, Marco Rocca, Andrea Varallo

Componente eletto dall’Assemblea dei soci in rappresentanza delle società non aderenti a sezioni territoriali:
Leopoldo Provenzali (S.E.T. Società Elbana Trasporti SpA)
Componenti scelti direttamente dalla presidenza:
Elvio Antoniacomi (Friuli Venezia Giulia)
ed Enrico Ghezze (Veneto)
I tre vicepresidenti previsti dallo statuto saranno scelti all’interno del Consiglio Generale

CONSIGLIO DEI REVISORI CONTABILI
Componenti effettivi: Marco Razza, marco Lucat,Markus Haller
Componenti supplenti: Pietro Morassi, Enrico Vaninetti

COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Stefano Lucchini, Franz Perathoner, Fabio Peri, Roberto Serafini, Giovanni Valle







La conferma di Valeria Ghezzi alla presidenza dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari ha  avuto il tono di un democratico plebiscito, la forza dell’unanimità, il sapore di un’acclamazione.  L’assemblea dell’organismo che riunisce oltre il 90% dei 1500 impianti funiviari italiani, circa 400 aziende impiantistiche  tra le Alpi e gli Appennini che danno lavoro a 12 mila addetti tra fissi e stagionali, fatturano in proprio circa 900 milioni di Euro e sono il motore principale di un comparto economico (il turismo invernale) che vale circa dieci miliardi di Euro, ha affidato per la seconda volta la propria guida alla signora milanese cresciuta con la passione per la montagna e titolare delle Funivie e Seggiovie San Martino Spa., con un mandato quadriennale legittimato da una  rappresentanza altissima degli affiliati e da un consenso che (in altri contesti…), si potrebbe dire «bulgaro». A Riva del Garda,  presso il bellissimo Hotel Du Lac e du Parc, nelle giornate del 10 e 11 maggio quella che era stata scelta come una scommessa si è confermata una forte realtà, una leadership autorevole e unanimemente legittimata.  Valeria Ghezzi era stata eletta  alla presidenza dell’ANEF nel 2014 durante la traumatica assemblea di Bolzano segnata dalla dolorosa scissione che ha dato vita a Federfuni con lo scopo dichiarato di contestare la supremazia dei grandi comprensori e rappresentare le istanze delle realtà più fragili nel culmine della crisi economica del Paese e alle prese con le carestie dell’innevamento naturale. Lei, titolare di un’impresa funiviaria di medio-piccole dimensioni, subentrava al regno ventennale di Sandro Lazzari, componente di spicco del più nobile Gotha dell’imprenditoria funiviaria italiana, quello a cui si erano ribellati gli scissionisti di Federfuni. Lei era un punto interrogativo sospeso su una situazione critica e mai vissuta prima dall’Associazione fondata nel 1987 affiliata a Confindustria. Doveva compattare e rilanciare; doveva indicare le prospettive di un futuro problematico e cercare di  rimarginare la ferita della scissione non tanto dolorosa sul piano numerico e contabile quanto sul piano «politico».  Quattro anni dopo la ferita non è ancora (del tutto…) rimarginata ma il bilancio operativo del primo mandato di presidenza è fortemente in attivo. Valeria Ghezzi ha rinforzato l’organizzazione interna al centro e valorizzato le associazioni locali in periferia seguendo il comandamento e la volontà di «fare squadra»; ha qualificato il ruolo centrale dell’Associazione nel quadro dell’economia legata al turismo invernale; ha affrontato con forza e coraggio il tema della sostenibilità ambientale conducendo una battaglia culturale di valore che, nei confronti dell’opinione pubblica, ha ribaltato il senso di una problematica tradizionalmente ostica da pregiudizio negativo in virtuosa prospettiva di sviluppo; ha firmato con il Ministero dell’Ambiente la «Carta di Cortina»; ha saputo tessere rapporti proficui con la politica e ottenere risultati utili per la categoria come l’abolizione del concetto di «fine vita»,  l’assimilazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati» e quindi l’esenzione dall’IMU, la firma del contratto di lavoro nazionale che, a suo tempo, era stato il «casus belli» dei primi mal di pancia interni che avrebbero portato allo scisma di Federfuni. Quattro anni dopo la signora Ghezzi ha raccolto con merito quello che ha seminato con serena determinazione. Candidata unica, è stata rieletta o, è forse meglio dire, «incoronata» nella giornata del 10 maggio nella sezione riservata dell’Assemblea durante la quale è stato anche approvato il bilancio dell’Associazione e si è vissuto il momento istituzionale di relazione con le molte aziende del settore che supportano l’organismo, un altro piccolo gioiello di risultato passato in eredità dal primo al secondo mandato.

Il saluto degli atleti FISI e FISIP, messaggeri vincenti della montagna
La sostanziale se non formale «acclamazione» del primo giorno dei lavori ha introdotto la seconda giornata «pubblica», centrata sul tema dal titolo «Il turismo: industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna». Per svolgerlo, la confermatissima presidentessa (o il confermatissimo presidente?) ha scelto di riunciare alla «solita» relazione ufficiale da leggere «ex cathedra» ma di proporre all’assemblea una serie di realtà concrete rappresentate in video da altrettante «case histories» sulle quali interloquire con la giornalista Savina Confaloni. La sala Magnolia dell’Hotel du Lac e du Parc di Riva Del Garda si è quindi trasformata in un «cineforum» da cui emergevano una dopo l’altra, con immagini, testimonianze, commenti, tutte le ragioni che affermano e confermano la centralità dell’impresa funiviaria quale fulcro indispensabile per lo sviluppo dei territori e delle comunità montane contro lo spopolamento, l’abbandono e il degrado delle valli alpine ed appenniniche. Prima di cominciare, però, è stato particolarmente gradito il saluto arrivato da una delegazione di atleti della FISI (tra i quali Stefano Gross, Chiara Costazza, Verena Stuffer) e della FISIP guidata da Tiziana Nasi, presidente dalla Federazione degli atleti disabili che ha mietuto trionfi e medaglie alle recenti Olimpiadi paralimpiche di PyeongChang, in Corea. Assenti giustificati i componenti della coppia plurimedagliata (due ori, un argento, un bronzo) composta da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal (categoria ipovedenti) «perché – ha sentenziato Tiziana Nasi – stanno preparando gli esami e devono studiare»; presente la medaglia d’argento dello snowboardcross Manuel Pozzerle che, come gli altri, «rappresentano – ha commentato Valeria Ghezzi – il nostro orgoglio e sono per lo sci, la montagna, gli impiantisti uno straordinario successo di marketing perché con i loro successi hanno riportato lo sci in prima pagina».

La Provincia di Trento in prima linea nel supporto alle economie dei territori
Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, è comparso in un video  per salutare l’assemblea, trattenuto fisicamente a Trento dalla oceanica adunata nazionale degli alpini ma idealmente presente a Riva del Garda con un intervento che ha ribadito la volontà di  continuare nella collaborazione tra l’ente locale trentino e gli impiantisti funiviari per sostenere un settore di straordinaria importanza per l’economia. Lo sci e il turismo invernale, ha detto Rossi, hanno rigenerato interi territori dando loro benessere e prospettive di uno sviluppo che deve proporre un’offerta rispettosa dell’ambiente, sostenibile, senza contrapposizioni ideologiche ma aperta all’integrazione con altri modelli a cominciare da quello del turismo estivo. L’obiettivo comune è garantire uno sviluppo equilibrato, combattere lo spopolamento, attrarre investimenti, alimentare la filiera turistica che consente valorizzazione dei territori e delle loro comunità. Rossi non ha mancato di sottolineare che la Provincia è vicina però anche a località che non dispongono o hanno dovuto rinunciare alla risorsa impiantistica e  vogliono rigenerarsi e reinventarsi senza impianti di risalita. Dopo gli interventi di Fabio Croccolo di Confindustria Trento e di Vittorio Zamparelli della Polizia di Stato, ha preso la parola Valeria Ghezzi per  tracciare un bilancio  del suo primo mandato, per dire con quale spirito affronti il secondo, per delineare il quadro degli impegni da assumere per precisare il ruolo degli impiantisti. La squadra affiatata che si è formata nell’Associazione lavorerà con tutti gli altri soggetti operanti nel turismo dentro la cornice dall’ambiente montano «che è il nostro prodotto – ha detto la Ghezzi – quella montagna da valorizzare, dalla quale allontanare il rischio dello spopolamento che coinvolge più gli Appennini delle Alpi e che è un problema di tutti». Gli impianti a fune sono il mezzo per tenere viva la montagna; gli impianti a fune generano economia; gli impianti a fune non sono nemici ma i primi alleati delle comunità locali «La qualità dell’offerta turistica di una località potrà essere più elevata quanto più la qualità di vita di chi ci vive è alta», ha affermato  la presidente rivolgendosi in particolare a chi conduce sottotraccia una battaglia ideologica contro gli impianti a fune accusati di deturpare l’ambiente e «corrompere» culture e tradizioni locali «Nessuno di noi, né in Trentino né sulle Alpi e sugli Appennini coltiva il pensiero di replicare in montagna modelli comportamentali e tradizionali di pianura e di città. Leggere questo dubbio sui giornali mi ha fatto arrabbiare perché è infondato. Noi vogliamo tenere la montagna viva e abitata rispettando e valorizzando la sua natura e la sua gente»

«Case histories» da alcune località per testimoniare il ruolo delle funi
La sequenza dei filmati relativi ad alcune «case histories» di montagna si è aperta con un servizio del giornalista Massimo Mignanelli su San Simone di Valleve in Val Brembana. dove gli impianti di risalita sono chiusi da vent’anni e dove le testimonianze raccontano di un processo di abbandono senza fine. Dove arrivavano 3000 persone  al giorno per sciare oggi ne arrivano non più di 300. Il volano produttivo si è fermato, i locali si sono chiusi. Gli impianti sono il cuore pulsante delle terre alte e possono generare un indotto pari ad almeno 7 volte il suo valore in termini di occupazione; al tempo stesso, sono un mezzo di trasporto affinché la montagna sia di tutti e per tutti.
Se si fermano, l’intera filiera turistica collassa, proprio come è avvenuto a San Simone. In Val di Gresta, a circa 25 km da Trento, il primo skilift era stato installato nel 1968, l’ultimo impianto è stato smantellato nel 1996. Parliamo di una località di quota limitata che per il suo posizionamento geografico esposto all’influenza del Lago di Garda ha sofferto più di altre il crollo delle precipitazioni naturali e ha dovuto rinunciare alla vocazione sciistica per cercare di riciclarsi e rigenerarsi in un altro modello turistico. Considerata «l’orto biologico del Trentino», oggi il turismo locale vive in estate, con percorsi bike e trekking che però non sono facilmente praticabili perché la municipalità da sola non può assicurare il mantenimento della rete dei sentieri.  Su questo filmato la Ghezzi si è chiesta e ha chiesto se esistono alternative veramente valide al traino degli impianti di risalita per garantire una economia locale vivace e produttiva.
Ai due esempi che hanno fatto riflettere sulle conseguenze dell’assenza di impianti di risalita, sono seguiti casi di località in cui gli impianti a fune hanno salvato situazioni critiche o, addirittura, hanno spalancato le porte ad uno sviluppo economico straordinario. A Passo Rolle, dicono le testimonianze, negli anni d’oro arrivavano 30/40 pullmann ogni domenica, c’erano file di macchine, code agli impianti. Quegli impianti che sono rimasti chiusi praticamente per due inverni a seguito di vicende legate alla società di gestione e alla pressione di una campagna d’opinione che predicava la «deimpiantizzazione» del Passo prima che venissero riaperti la stagione scorsa con riscontri immediati. «Il Passo dava un senso di abbandono e di degrado», ha ricordato la Ghezzi che ha partecipato al rilancio di Passo Rolle, che ha puntato su un potenziamento delle sue strutture (in particolare l’innevamento programmato) e ora spinge per realizzare un progetto sognato da anni, vale a dire il collegamento integrato con la «sua» San Martino di Castrozza. Un collegamento che «s’ha da fare», perché lo sci resta il traino principale del turismo invernale e sarebbe un delitto non moltiplicare con un collegamento le risorse sportive della località.

Gli impianti di risalita come volano di progresso economico e sociale
Se tra Passo Rolle e San Martino la situazione è ancora in divenire, in Val Pusteria, nel Comprensorio Drei Zinnen Dolomites, il collegamento tra il Monte Elmo e la Croda Rossa realizzato solo quattro anni fa può già festeggiare i numeri di un trionfo.
Un investimento costato 40 milioni di Euro ha portato a una crescita del fatturato del 72% e un aumento di primi ingressi del 30% ma ha anche modificato l’attitudine degli imprenditori, che hanno creato lavoro e nuove opportunità. Tutto il tessuto economico ora risulta più vitale e dinamico, in un territorio (tra Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa e Braies) dove il 68% degli abitanti lavora nel turismo. Anche chi inizialmente avversava il progetto si è ricreduto, dal momento che i benefici si sono rivelati anche superiori alle più ottimistiche previsioni. Perfino un ambientalista come Hans Peter Holzer, all’inizio scettico per non dire ostile al progetto, ha dovuto ricredersi e nella testimonianza che ha rilasciato ha dovuto ammettere che «non mi aspettavo un ritorno così positivo per il nostro territorio».  Infatti anche i contadini sono contenti e soddisfatti perché la crescita del turismo ha dato impulso anche al commercio dei prodotti agricoli locali. «È così – ha commentato Valeria – dove ci sono investimenti non solo si scongiurano il degrado e l’abbandono ma si attiva un circolo virtuoso che connette il turismo con l’agricoltura, l’impianto con la natura e l’ambiente. Le funivie non inquinano, occupano pochissimo spazio dei territori, connettono le valli, mettono in circolo risorse economiche ed umane». Altro esempio di quanto possa crescere una località affidandosi alla crescita delle potenzialità di trasporto degli impianti a fune è dato dal collegamento tra Pontedilegno e il Passo del Tonale, un sogno realizzato con la cabinovia che collega le due skiarea da quando è entrata in funzione nell’inverno del 2006/07, frutto di un investimento di 60 milioni di Euro realizzato con una parternship tra privati ed enti pubblici. Una località che stava respirando l’aria del declino si è definitivamente rilanciata e poi non si è fermata, riqualificando nel 2016 il Ghiacciaio del Presena con una nuova funivia ed ora progettando un impianto termale da 25 milioni di Euro a Pontedilegno. La lezione che viene da qui è la necessità di fare sistema e di credere nel valore di moltiplicatore di opportunità che hanno i collegamenti. Migliorando e perfezionando costantemente l’offerta si possono affrontare e superare anche momenti critici come quei tre anni avari di neve naturale che hanno preceduto l’ultima stagione veramente benedetta dalle precipitazioni dal cielo. «Una risposta ai cambiamenti climatici c’è – ha detto la Ghezzi – ed è l’innevamento programmato che sta costantemente migliorando le sue performances. Con questa risorsa a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare il turismo invernale ha sempre tenuto. Non abbiamo mai licenziato nessuno e abbiamo consentito di lavorare a tutti i soggetti della filiera». 

Una tavola rotonda per parlare di argomenti…molto quadrati
Conclusa la carrellata sulle «case histories» ottimamente realizzata per offrire emblematici spunti di valutazione e di riflessione, l’assemblea ha vissuto la seconda parte del progrmma incentrata su una tavola rotonda condotta da Davide Labate, «voce» dello sci  nelle telecronache della RAI oltreché ottimo sciatore, che ha «provocato» i suoi ospiti sull’industria del turismo al centro dell’economia e delle comunità di montagna.
Michele Dallapiccola, assessore all’agricoltura, turismo foreste e promozione della Provincia di Trento, ha sottolineato l’importanza di sostenere la cultura d’impresa che possa esprimere le sue potenzialità in un contesto regolato dall’ente pubblico chiamato a valutare vocazioni locali di diversa natura, a fare investimenti giusti nei luoghi giusti, a coordinare l’impegno pubblico con l’impegno privato.
Luca Cetara, funzionario del Ministero dell’Ambiente e membro della delegazione italiana all’interno della Convenzione delle Alpi, ha parlato dell’organizzazione che raccoglie otto Paesi del territorio transfrontaliero della regione alpina e li indirizza su tematiche cruciali quale il turismo sostenibile, la green economy quale modello di sviluppo delle aree alpine, i cambiamenti climatici che in montagna richiedono adattamento. Firmata nel 2016, la «Carta di Cortina» che indica la strada di uno sviluppo ecosostenibile all’economia del turismo invernale trainata dall’attività impiantistica è stata un passo importante per precisare il migliore modello di sviluppo possibile della montagna che è diverso da quello di altre zone.  La montagna custodisce una serie di capitali naturali e umani propri che vanno tutelati e valorizzati con modelli di turismo che possono essere diversi (in Baviera il turismo termale vale più di quello trainato dallo sci) ma non devono corrompere il patrimonio in cui si sviluppano.
Maurizio Dallocchio, professore di finanza alla Bocconi di Milano e grande appassionato di montagna e di sci,  ha parlato del rischio d’impresa nell’imprenditoria funiviaria e del rapporto con l’indotto che produce. Può sembrare un’attività diseconomica se si calcola che un euro di investimento in un impianto di irisalita produce un euro di reddito proprio ma produce un valore moltiplicato. Un impianto di risalita genera mediamente fatturati indotti di circa 3 milioni di Euro e questo deve fare riflettere su una funzione imprenditoriale fondamentale per le economie territoriali. Dallocchio vede in una partnership sempre più stretta tra pubblico e privato la vera soluzione per garantire nello stesso tempo la sicurezza dell’investimento privato e il ritorno pubblico. A questo, per assicurare la redditività delle imprese,  è necessario aggiungere l’attenzione verso i flussi internazionali, il perfezionamento della comunicazione e lo sforzo a mantenere attivi gli impianti  anche oltre la stagione invernale per incentivarne l’utilizzo  anche durante le cosiddette «stagioni morte».
Giorgio Palmucci, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi che riunisce più di 2500 alberghi in Italia ha evidenziato «come la competitività, come ricerca di qualità e di innovazione, sia un fenomeno che non deve intimorire ma stimolare, in quanto avvantaggia tutti. Lavoriamo in una rete, siamo tutti interdipendenti». Valtellinese, molto legato alla montagna, Palmucci ha riconosciuto onestamente che è bello parlare di fare sistema ma poi bisogna realizzare l’idea con atteggiamenti concreti e che tra gli stessi albergatori si fa fatica a raggiungere questo obiettivo. Con un dialogo franco e proficuo bisogna lavorare per coordinarsi, per  eliminare ad esempio certe sconnessioni tra aperture e chiusure tra impianti e i diversi esercizi di accoglienza di una località per evitare che il turista si trovi con gli impianti funzionanti ma senza un albergo dove dormire o un bar dove mangiare un panino. Ultima considerazione sul rapporto tra turismo invernale e scuola, ancora immaturo in Italia al contrario di altri Paesi come la Francia dove le «semaines ecolaires» sono una consuetudine ormai da molti anni.

L’ultimo intervento, ideale per chiudere e rilanciare
L’ultimo intervento di Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore delle Funivie Campiglio SpA, è stato orientato all’inizio dal moderatore Labate sul rapporto tra le località e le attività sportive, allenamenti e gare di sci club in particolare, alla luce delle presunte resistenze a chiudere piste per concederle all’attività agonistica.  Bosco ha ammesso che in alcune località (le più piccole ma non le più grandi e attrezzate) il problema esiste ma che le reistenze arrivano spesso più che dai dirigenti delle società di gestione degli impianti dagli stessi sciatori amatoriali che non vedono di buon occhio la chusura della loro pista del cuore in occasione di qualche appuntamento agonistico. Dall’alto della sua esperienza e della sua competenza, Bosco ha poi voluto sciogliere alcuni nodi che legano pregiudizi e ignoranza nella valutazione dell’attività impiantistica. La porzione di territorio occupata dagli impianti di risalita e dalle piste da sci è minimale, pari allo 0,27% in provincia di Trento;  l’innevamento programmato non inquina e anch’esso utilizza quote minimali delle risorse idriche di un territorio. Inoltre «non consumiamo acqua ma la trasformiamo in neve di altissima qualità che garantisce la sciabilità delle piste e poi ritorna alla terra».  Certo ambientalismo cieco e miope non vuole vedere l’utilità  e la giustezza di certe iniziative del mondo impiantistico. A Campiglio il lago artificiale Montagnoli  capace di 200 mila metri cubi d’acqua, realizzato con un investimento di otto milioni di Euro dopo 11 anni di progettazione per fornire la risorsa idrica sicura e indispensabile al processo dell’innevamento tecnico, è diventato un’attrazione, una apprezzatissima risorsa turistica. Altra considerazione: dove ci sono gli impianti di risalita non c’è dissesto idrogeologico, le piste diventano spazi tagliafuoco contro gli incendi,  l’ambiente è tutelato perché, per tornare al pensiero con cui Valeria Ghezzi aveva aperto i lavori dell’assemblea che l’ha confermata alla presidenza, «la montagna deve essere vissuta grazie ad una economia sana e senza un ambiente curato oggi non si può fare turismo».

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
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Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita

 

«Continua il nostro impegno
nel mondo della montagna bianca»

Il 16 maggio si è riunito a Reggio Emilia il Consiglio Direttivo dell’associazione di rappresentanza degli impiantisti nata nel 2014 da una scissione dall’ANEF. Durante i lavori si è tracciato un bilancio positivo dell’inverno appena trascorso e si sono rivendicati i risultati di un’attività volta a tutelare gli interessi degli esercenti funiviari di tutti i territori montani più o meno privilegiati ma senza trascurare gli obiettivi ancora da perseguire per rilanciare e consolidare la crescita del turismo invernale

 
 Andrea Formento

di Andrea Formento
presidente di Federfuni Italia
A conclusione della quarta stagione dalla nascita di Federfuni Italia (l’Associazione che raggruppa le Società di Impianti di risalita delle Regioni a statuto ordinario e quelle nelle regioni a statuto speciale appenniniche), il Consiglio Direttivo si è riunito a Reggio Emilia il 16 maggio  per verificare l’andamento stagionale e per stendere il programma operativo che vedrà impegnati i suoi membri nei prossimi mesi. Il dato emerso è che, a livello nazionale, si è preso atto di un andamento stagionale molto buono che sarebbe volto all’ottimo se non fosse stato colpito   da  cattive condizioni meteorologiche che hanno penalizzato  molti week end   nei  mesi di febbraio e marzo. Quella 2017/18 è stata una stagione durante la quale la presenza di un buono innevamento naturale, aiutato anche dall’attività degli impianti di innevamento programmato (la cui importanza è sempre da evidenziare) ha consentito di mantenere intatto il manto nevoso sulle piste per tutta la durata della stagione invernale, iniziata in molti casi fin dalla seconda decade di novembre. In generale le stazioni hanno avuto buoni risultati economici ma il dato più importante che è emerso principalmente è il ritorno verso la montagna e la neve di una buona fetta del mercato turistico sia giornaliero che settimanale. Nuove figure turistiche si sono avvicinate alle nostre offerte, nuovi mercati si stanno aprendo e nuovi target turistici si stanno appassionando al mondo della montagna, in particolare allo sci, ma anche alle altre modalità di impegno sportivo quali le ciaspole e gli slittini. È quindi necessario ed essenziale svolgere un lavoro di fidelizzazione di questi nuovi turisti, consolidare il loro coinvolgimento nelle diverse attività che possiamo offrire e quindi acquisire a poco a poco nuove fette di mercato. Certamente in questo trend ha influito in maniera determinante l’estensione generale della neve naturale su tutto il territorio montano italiano (a parte poche eccezioni) ma dal tavolo del Consiglio è emersa la necessità e la volontà di cercare di contribuire a far sì che questo possa essere l’anno della svolta e l’anno del rilancio per il nostro settore.

Prima di tutto l’attività tecnica e la tutela della sicurezza
È stata anche fatta una profonda riflessione sull’attività svolta da Federfuni Italia  in questi quattro anni rimarcando nuovamente che il lavoro svolto dalla Commissione Tecnica, presieduta  dall’Ingegner Marco Rinaldi in stretta collaborazione e sinergia con gli aspetti istituzionale e politico svolti dal sottoscritto presidente e dal Vice Presidente Vicario Andrea Colla, in sintonia con l’intero Consiglio Direttivo, ha permesso di raggiungere   risultati  ben oltre le aspettative. È stata evidenziata l’importanza del provvedimento di eliminazione del concetto di vita tecnica i cui risultati sono evidenti e continuano a produrre effetti positivi nell’intero panorama italiano, un provvedimento di cui Federfuni Italia ribadisce  la piena paternità. È emersa anche con forza  la necessità di un continuo lavoro di presenza, di proposizione e di partecipazione affinché  i diversi provvedimenti tecnici che hanno preso avvio in questi ultimi anni siano fonte di accresciuta sicurezza  nel mondo impiantistico  con l’accortezza che non  diventino vincolati da una  asfissiante e strisciante  burocrazia, a volte freno nello  svolgimento della nostra attività. Si è pertanto confermata la centralità dell’attività tecnica affinché, nel mettere  in atto i provvedimenti  (decreti, circolari ecc. ) emanati  in questi ultimi tempi, siano tenute di debito conto anche le esigenze basilari della nostra attività, sempre  e comunque nel  pieno rispetto della sicurezza dei trasportati. In particolare, l’attenzione è stata rivolta agli aspetti riguardanti il trasporto dei bambini, argomento più volte trattato e che deve essere sviscerato nel pieno delle nuove disposizioni di legge, cercando però di non creare situazioni che potrebbero mettere in difficoltà il diffondersi della pratica dello sci per questa categoria di sciatori, certamente fondamentale per la crescita del nostro settore. Inoltre è stato rilevato come particolari incidenti accaduti nella stagione invernale 2016/17 abbiano messo in risalto l’estrema criticità degli interventi di soccorso, sia in campo italiano che europeo, nel momento in cui si debba procedere con lo scarico degli impianti. Anche per questo importante aspetto della nostra attività, la nostra Associazione è intenzionata a predisporre una serie di proposte tese a migliorare i necessari interventi nell’interesse sia delle persone trasportate che delle società esercenti. Verrà pertanto approfondito ciò che avviene in altri settori, cercando di capire quale potrà essere anche l’apporto o supporto della Protezione Civile nelle emergenze che ci potrebbero coinvolgere.

Il nuovo Parlamentoe il rapporto con la politica
Sono stati presi in considerazione numerosi altri aspetti tecnici demandando alla Commissione Tecnica il compito anche di svolgere una attività di raccordo tra le diverse stazioni al fine di poter raggruppare le problematiche e cercare di dare delle risposte alle esigenze delle Società Esercenti. È stato quindi analizzato il percorso politico che l’Associazione dovrà intraprendere di fronte ad un nuovo Parlamento ed alla necessità quindi di riprendere il dialogo con le forze politiche per argomentare e sollecitare provvedimenti in favore del settore e dell’intera economia montana. Il lavoro svolto in questi anni  ha visto Federfuni Italia  protagonista nell’impegno svolto per presentare  ai parlamentari eletti nelle varie circoscrizioni il mondo della montagna, le sue esigenze, le sue peculiarità  al fine  che potessero essere attivate forme di sostegno a questo territorio, alle sue aziende, ai suoi abitanti e agli  esercenti  impianti a fune delle regioni a statuto ordinario che hanno sempre di più  difficoltà  a reperire risorse economiche all’interno dei bilanci regionali per affrontare le problematiche e le esigenze del settore.
Un grande lavoro è stato svolto in campo di normativa tecnica e per questo i ringraziamenti vanno ai Ministri Dott. Lupi, Dott. Costa  e al  Vice Ministro Dott. Nencini  per l’attenzione che hanno posto alle nostre legittime richieste che in molti casi hanno avuto riscontri  positivi anche per l’interessamento dei tecnici preposti.
Ora si apre una nuova fase, il nuovo Parlamento formatosi a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo dovrà affrontare i temi legati alla montagna ed alle aziende degli impianti a fune e quindi  il nostro compito sarà quello di rappresentarle  al meglio, ponendoci  come partner affidabile in questo percorso di attenzione al mondo della montagna come lo siamo stati con  molti esponenti politici del precedente parlamento.
Un aspetto che è stato inoltre messo in evidenza è la ricerca del contatto con il territorio e con le aziende. È intenzione dell’Associazione programmare visite a tutte le stazioni o comprensori per prendere direttamente atto delle loro esigenze così  da poter intervenire  rapidamente e al meglio. La necessità di capire quali siano le singole esigenze, le problematiche   tecniche o politiche, da territorio a territorio, da azienda a azienda in mondo fatto di piccole e  grandi realtà potrebbe apparire impresa ardua  ma forse facilitata dall’operare in un settore dove tutti ,grandi o piccoli, hanno le loro difficoltà in  fotocopia più o meno scura e quindi  le soluzioni o indirizzi potrebbero essere  clonati per tutti o quasi.

Stretta collaborazione con la FISI e auguri per il «progetto Melette» in Veneto
In chiusura  tutto il Consiglio  ha  inviato virtualmente un messaggio di augurio  al confermato Presidente della FISI Flavio Roda con il Quale l’Associazione vorrà  proseguire , in stretta collaborazione, il lavoro svolto in questi anni per la diffusione dello sci nelle scuole attraverso il progetto «Quando la neve fa scuola»  e lavorare sinergicamente per una profonda revisione della legge sulla sicurezza 363/03 ,ormai vecchia di  15 anni.  con la necessità  di rivederla ed adattarla ai nuovi tempi ed  esigenze del settore. A conclusione dei suoi lavori, il Consiglio  è stato fatto l’augurio di buon lavoro al Vice Presidente Mario Timpano, assente giustificato alla riunione, in quanto impegnato alla costituzione di una nuova società che vedrà  oltre 180 sottoscrittori intorno al progetto di rilancio della zona delle Melette con la realizzazione di un agganciamento automatico da 6 posti, una quadriposto a morsa fissa, l' elettrificazione (finalmente) della zona e la modifica della viabilità con la realizzazione di un ponte di collegamento tra le due aree sciabili facenti parte del medesimo comprensorio. Un progetto al quale Federfuni Italia attraverso il suo Vice Presidente Timpano, con il supporto della Presidenza, ha dato un forte contributo. Dunque a lui, ai partecipanti  alla nuova Società  e, non ultima, all’Amministrazione Comunale che ha dato sostegno a questo progetto sono andate le congratulazioni e i migliori auguri per un  ottimale esito dell’iniziativa. Asiago (nel suo complesso) con Palafavera (nel comprensorio del Civetta) rappresenta il caposaldo di Federfuni nel Veneto e quindi il rilancio in grande stile di questa importante realtà è fonte di orgoglio anche per la nostra Associazione.
                        n

 
 




Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 09:19
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Tags: Impianti Di Risalita, Fiere Chiusura Stagione 2018
 

Viaggio nel futuro su cabine di alta classe

BMF AG, l’azienda svizzera di Flums protagonista da decenni nel mercato dell’impiantistica funiviaria, dal 2015 ha acquisito la  storica carrozzeria Gangloff e al Mountain Planet di Grenoble ha presentato la nuova cabina a 10 posti «Premium»,  gioiello di un’attività industriale che sta segnando risultati commerciali molto positivi

di Franco Balada, direttore filiale italiana BMF

Il gruppo BMF è famoso ed apprezzato in tutto il mondo per i suoi alti standard qualitativi e per le soluzioni tecniche innovative nel mercato funiviario montano e urbano. Attualmente il gruppo conta oltre 400 collaboratori distribuiti in varie sedi. Per la sua offerta completa e all’avanguardia nello sviluppo, la produzione, il servizio post-vendita, il gruppo BMF, gode da 55 anni  di un’ottima reputazione e rappresenta senza dubbio al meglio l’immagine dell’industria «Swiss Made» di qualità, sicurezza, precisione. Bartholet Ropeways da molti anni registra una sana e continuativa crescita,  grazie anche alla collaborazione con il prestigioso  «Porsche Design Studio» che ha dato vita a una nuova generazione di cabine panoramiche (a otto e dieci posti)  e seggiole esaposto coperte, di grande comfort, design, sicurezza. Dal punto di vista commerciale, il mercato funiviario è sempre più globale e conseguentemente anche i risultati della nostra azienda vanno valutati ed analizzati a livello globale. Per noi di Bartholet i risultati della stagione 2017/18 sono molto, molto positivi perché realizzeremo nel corso del 2018 la nostra migliore annata di sempre, con molteplici ed importanti progetti sparsi in tutto il mondo e in particolare nei mercati cosiddetti emergenti, con in testa Cina, Corea, Russia ecc. Un peso sempre più rilevante sta assumendo il trasporto urbano, che nei prossimi anni (noi prevediamo) sorpasserà il trasporto funiviario montano. A questo proposito occorre ricordare che l’azienda sta implementando il primo sistema funiviario per la gestione di un impianto completamente automatico,  senza personale di servizio.  Con impianti urbani su misura, Bartholet Ropeways è già presente a Brest (Francia) a Instanbul (Turchia) in Lituania, Messico, Rep. Ceca e Polonia.  Un’ulteriore prestigioso impianto entrerà in funzione tra poche settimane nel centro della più grande ed importante città di Russia: a Mosca il Teleporte Mixte 4/8 (seggiole a 4 posti e cabine a 8 posti) porterà i passeggeri dallo stadio Olimpico al punto più alto della città, Sparrow Hills, e attraverserà il  grande ed imponente fiume Moskwa. Inoltre Bartholet Ropeways stà costruendo una telecabina a otto posti sull’isola turistica Kish in Iran. L’impianto parte in riva al mare su una della spiaggie più frequentate ed esclusive dell’isola e termina al 5 piano in un grande ed elegantissimo centro commerciale.  Anche il turismo invernale offre prospettive positive per Bartholet Ropeways, e numerosi sono i progetti in corso di realizzazione in Francia, Svizzera, Austria, Germania, Italia. Per essere pronti per le prossime sfide, il gruppo BMF investe regolarmente nelle miglioramento delle proprie infrastrutture produttive. A giugno a Flums verrà inaugurata una nuova e moderna sede produttiva di ultima generazione, del costruttore di cabine «Gangloff Cabins AG», carrozzeria storica svizzera, leader nel settore cabine e veicoli speciali da oltre 80 anni acquisita da Bartholet nel 2015.  Le innovative seggiole esaposto «Porsche» (le prime con seduta individuale, confortevole ed elegante con barra di sicurezza per bambini) sono state seguite con successo dalle cabine firmate «Porsche Design Studio» ad otto posti, riscuotendo fin dalla loro presentazione un grande apprezzamento da parte di molti esercenti. Al Mountain Planet di Grenoble è stata presentata al grande e numeroso pubblico la tanto attesa e cabina 10 posti «Premium», che da tempo il mercato chiedeva a Bartholet e che va così a completare una gamma di prodotti di altissima qualità tecnica ed estetica, ben distinta da quanto visto in questi ultimi anni sul mercato. È stata inoltre molto apprezzata la nuova cabina in configurazione  Urban, con illuminazione interna ed esterna, audio e video, sedute con presa MP3 e l’innovativo vetro VSG. Ma non bisogna dimenticare che Bartholet opera anche in altri segmenti produttivi. Nell’area della produzione meccanica sono stati installati già nel 2017 sei nuovissimi centri di lavorazione e elaborazione ultra moderni di alta qualità, gestiti da robot. Nella produzione di grandi componenti è in corso di installazione un nuovo impianto produttivo per la costruzione di pulegge fino al diametro di 8 metri in un unico pezzo. Grazie a questi nuovi investimenti il parco macchine è tecnicamente all’avanguardia e può rispondere alla tutte le richieste tecniche del mercato funiviario urbano e montano. Per far conoscere la sua attività e i suoi prodotti d’eccellenza agli operatori professionali della montagna bianca, Bartholet ha presenziato quest’anno a due eventi fieristici primaverili, Prowinter a Bolzano e Mountain Planet a Grenoble. Il primo, pur non essendo strettamente legato al mondo funiviario montano ma al mondo del noleggio nel marcato dello sci, ha comunque confermato una discreta partecipazione di imprenditori funiviari italiani ed austriaci, anche se siamo ben lontani dai fasti di Alpintc ed è un vero peccato per un mercato così importante e per tutto il Dolomiti Superski così vicino a Bolzano. Discorso molto positivo invece per il Mountain Planet di Grenoble, che ha confermato e condiviso la sua posizione di leader tra  i saloni Europei di primavera con l’Interalpin di Innsbruck. Molto qualificati i visitatori non solo francesi ed europei: massiccia e altrettanto qualificata la presenza di operatori cinesi, coreani, giapponesi, turchi, russi, ecc. Dagli incontri e dai rapporti intrattenuti nelle fiere abbiamo potuto trarre la sensazione che il mercato è in stagnazione nei mercati cosidetti «maturi» che gravitano intorno alle Alpi anche se qualche segnale timido di ripresa lo stiamo avvertendo, ma il trend per quota di mercato di Bartholet resta molto positivo e in costante crescita. Nota dolente è rappresentata dal mercato Italiano, il più restio a livello globale a dare spazio a nuove aziende e a nuove proposte e soluzioni tecniche. Come più volte accennato in passato, Bartholet rappresenta oggi l’unica vera alternativa funiviaria. Sempre più attuale è il tema di un fronte dietro il quale si nasconde da molti anni un duopolio-monopolio che solo un imprenditore serio e deciso può rapidamente modificare per un serio sviluppo della propria azienda.
www.bmf-ag.ch

Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 09:19
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Tags: Impianti Di Risalita, Fiere Chiusura Stagione 2018
 

Crescita internazionale per l'anello di gomma «made in Italy»

Quest’anno, dopo aver partecipato già a due edizioni di Interalpin, l’azienda di Cusano Milanino ha esordito anche alla Mountain Planet di Grenoble e ad Expo Andes in Cile, nuove tappe per affermare nel mondo la qualità dei suoi prodotti determinanti nella funzionalità e nella sicurezza degli impianti a fune

Dopo le ultime edizioni di Interalpin ad Innsbruck, quest’anno Isopren ha partecipato per la prima volta anche ad Expo Andes in Cile e alla recentissima Mountain Planet a Grenoble. Il nome Isopren sta quindi superando le barriere nazionali, trovando operatori molto interessati anche all’Estero. Per i dirigenti dell’azienda di Cusano Milanino è stato entusiasmante l’incontro con nuovi operatori stranieri, anche di Paesi lontani, interessati al suo prodotto, quegli anelli di gomma che interagiscono tra la fune e le pulegge degli impianti di risalita. Da loro sono state raccolte stimolanti richieste tecniche che per Isopren costituiscono una sfida a cui rispondere con quelle soluzioni innovative che stanno imponendo il marchio nel mondo della montagna bianca.  Nel corso del 2017 l’azienda ha avuto una crescita di quasi il 20% rispetto all’anno precedente, con una significativa accelerazione nell’acquisizione di nuovi clienti in particolare in Lombardia, Trentino, Veneto e Svizzera. Ci si aspetta un’ulteriore crescita nel 2018, grazie alla sempre maggior consapevolezza da parte degli utilizzatori che il prodotto Isopren è molto performante. Inoltre ci sono state nuove applicazioni su impianti dove precedentemente non erano montate gomme Isopren; i primi riscontri sono più che positivi e fanno presagire un’estensione nei campi di utilizzo di quelli prodotti nello stabilimento alle porte di Milano. Le mescole sviluppate nel Laboratorio Tecnico trovano oggi sempre più ampi consensi da parte degli utilizzatori. La prova «sul campo», nelle condizioni specifiche di esercizio, è il miglior riscontro possibile ad un processo di sviluppo di nuovi prodotti. Le prove sono ormai numerosissime e confermano la validità dell’anello in gomma Isopren in tutte le condizioni di utilizzo e su ogni tipologia di impianto. Per raggiungere e servire nuovi impianti è stata ampliata la gamma di anelli con nuove misure. È inoltre iniziata un’attività di R&D per nuovi anelli con personalizzazione dei profili, per rendere l’articolo più adatto e rispondente alle esigenze dei specifici impianti. Conclusa la stagione invernale, si stanno raccogliendo in questo periodo i dati del funzionamento del prodotto direttamente sugli impianti. Questa fase richiede molta costanza, perché per ottenere prove significative è necessario siano passate diverse stagioni di funzionamento effettivo. In particolare i Capi servizio di due importanti impianti italiani, molto interessanti per cicli di lavoro e persone trasportate, hanno partecipato in modo attivo al processo di analisi proposto da Isopren sugli effetti del carico e della velocità in condizioni di effettivo esercizio, permettendo ai tecnici di confermare la validità del ciclo di vita del prodotto Isopren. Con questo impegno continuo nel campo della ricerca, nello sviluppo di nuovi prodotti e nella valutazione rigorosa dei risultati ottenuti sul campo, Isopren può guardare con fiducia al futuro nella consapevolezza di fornire al mercato un prodotto affidabile e nella convinzione di poter incrementare ulteriormente i riscontri commerciali della sua attività. Il 2016-17 era stata una stagione caratterizzata da difficili condizioni di innevamento, quindi di utilizzo meno intensivo degli impianti e con conseguentemente minori acquisti. La crescita che Isopren ha registrato è stata quindi conseguenza evidente e diretta di un ampliamento degli impianti serviti. La stagione 2017-18 è stata la migliore in assoluto per innevamento;  si stima che questo fattore, unito al potenziamento commerciale e all’innovazione tecnologica del prodotto,  porterà ad un’ulteriore crescita sia in termini di allargamento della clientela, che in maggiori quantitativi di anelli da sostituire grazie all’utilizzo intensivo degli impianti.
www.isopren.it

Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 09:19
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Tappeti e nastri di imbarco per una stagione-record

L’azienda di Castelleto Ticino (Novara) è più che mai protagonista a livello internazionale di un mercato in netta crescita presso le stazioni invernali, forte di una produzione tecnologicamente avanzata che riscuote sempre maggiori consensi sia in Italia che all’estero

di Michele Iorio direttore commerciale Team Service

La stagione 2017-18 è stata molto positiva per la nostra azienda, ovvero la stagione record per fatturato e numero di impianti prodotti, sia tappeti che nastri di imbarco. La cosa che ci ha fatto più piacere ed inorgoglito, soprattutto alla luce dei feedback ricevuti dalle fiere di settore a cui abbiamo partecipato, è il riconoscimento da parte dei clienti e dei potenziali clienti della qualità dei nostri prodotti e del servizio offerto dal nostro personale dalla vendita all’installazione e post vendita. Basti pensare che negli ultimi anni abbiamo ricevuto richieste di offerta e successivamente venduto impianti in nazioni in cui non avevamo ancora un distributore, questo grazie al «passa parola» che nel nostro settore trovo ancora sia molto importante nell’influenzare le decisioni di acquisto. Le fiere appena concluse, Mountain Planet di Grenoble e NSAA (USA), ci sono servite per implementare ulteriormente la nostra rete distributiva ed avere contatti importanti con nuovi potenziali clienti. Il mercato dei nastri trasportatori è in crescita in quanto tutte le stazioni si stanno attrezzando o stanno potenziando l’offerta rivolta ai principianti o quella per semplificare gli spostamenti all’interno della ski area con l’utilizzo di tappeti. Da parte nostra la crescita aziendale continua in modo costante, cosa che ci permette di strutturarci meglio ogni anno ed offrire uno standard qualitativo sempre più elevato. Per l’anno in corso abbiamo già ricevuto ordini importanti da Australia e Cile, ma anche i clienti Europei, complice probabilmente la buona stagione appena conclusa, si stanno muovendo in anticipo rispetto agli anni passati.
www.teamservicesrl.info