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Gallery 3 Columns - MontagnaOnline.com

Tag: Innevamento Programmato

Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
Hits: 457
Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato
La TRM Tiroler Rohre è una delle maggiori aziende europee per la produzione di tubazioni in ghisa duttile. Le caratteristiche di sostenibilità della ghisa duttile, le innovative tecnologie produttive e la competenza nei campi di utilizzo dei clienti permettono all’azienda tirolese di risolvere i principali problemi legati alla gestione idrica e ai lavori di scavo per la posa delle tubazioni. Fondata nel 1947, TRM Tiroler Rohre conta oggi più di 180 dipendenti nella sede produttiva di Hall in Tirol , cittadina austriaca di 13 mila abitanti nel distretto di Innsbruck. Nel corso degli anni l’azienda ha sviluppato una serie di prodotti brevettati e procedure di intervento esclusivi che l’hanno inserita tra le più avanzate e innovative imprese del suo settore di attività a livello continentale. Dal 2014 ha perfezionato un progetto per l’ideazione e la realizzazione di giunti di dilatazione a scorrimento assiale da impiegare in tutti i campi di condotte in ghisa sferoidale a pressione. Per le condotte posate in terreno montato si riscontra infatti la necessità di avere una linea idraulica che si adatti al terreno, allo scavo, e agli inevitabili movimenti franosi che si presentano negli anni successivi alla posa in opera. Una linea, si potrebbe dire, «elastica», capace di assecondare i movimenti del terreno in cui è stata posata senza correre il rischio di un cedimento o di una frattura. La tubazione in ghisa sferoidale con giunto antisfilamento VRS-T prodotta da TRM possiede le migliori caratteristiche di facilità, velocità e gamma prodotti che la rende leader nel trasporto di acqua in tutti i campi, dall´acquedotto in pressione alle tubazioni in temperatura 95° delle condotte geotermiche passando per condotte idroelettriche ad alta pressione (oltre 110 bar – 1.100 mt di salto). Il giunto VRS-T grazie alla capacità di adattamento alle asperità del terreno e soprattutto grazie alla grande resistenza meccanica al traino, soddisfa ogni esigenza anche nelle realizzazioni più complicate. Il giunto antisfilamento è in grado di gestire spostamenti del terreno nell´ordine di qualche cm (1-2) ma per scorrimenti maggiori non era gestibile con i prodotti standard. Per questo motivo il «centro studi nuovi prodotti» della sede produttiva di Hall in Tirol, in stretta collaborazione con i tecnici presenti sul mercato ha sviluppato un nuovo concetto e concepito il nuovo prodotto: la condotta deve sì resistere alla pressione e allo sfilamento ma deve anche essere in grado di gestire spostamenti del terreno che superino il normale assestamento post - cantiere. Da questo concetto è nato il giunto di dilatazione a scorrimento assiale, sostanzialmente un giunto in grado di gestire scorrimenti della linea idraulica fino a 500 mm (!!!!) garantendone la tenuta idraulica. Sostanzialmente, una linea idraulica posata ha la possibilità di scorrere a valle insieme al terreno circostante fino a 50 cm garantendo la propria perfetta funzionalità.  In più, lo scostamento della linea può essere facilmente monitorato inserendo il giunto all´interno di pozzetto ispezionabile, oppure tramite dei sensori di scorrimento con controllo remoto. I primi test su condotte d´innevamento fatti sulla linea idraulica posata presso la società Buffaure di Vigo di Fassa ha confermato quanto progettato dai tecnici TRM. La condotta si è «allungata» di oltre 4 cm in un anno di funzionamento senza alcuna perdita di pressione (spostamento identificato con la colorazione rossa). Con pari spostamento una qualsiasi altra linea idraulica sarebbe già andata in rottura, con
Luca Frasson, responsabile TRM per il mercato italiano
conseguenti danni economici e disservizi che lasciamo immaginare e valutare al lettore. Altro imponente test è stato realizzato su condotta forzata DN900 a Cortina d´Ampezzo, condotta pensata in acciaio a saldare ma poi sostituita in ghisa sferoidale antisfilamento nel tratto centrale per affrontare l’attraversamento di una frana attiva. La frana ha spostamenti importanti, circa 4 cm l’anno. I tre giunti di dilatazione posati nel 2014 hanno fino ad oggi gestito lo scorrimento della condotta all´interno della frana garantendo continuità nella produzione delle due turbine idroelettriche poste a valle.
Per informazioni tecniche
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Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato

Wolf System è un gruppo internazionale con oltre 3000 dipendenti e 30 sedi in tutto il mondo, che opera ormai da più di 50 anni nel settore della costruzione di strutture prefabbricate in legno lamellare e acciaio per settore agricolo, industriale, agroalimentare, pubblico, turistico e residenziale, nonché della realizzazione di vasche circolari in cemento armato con gettata in opera, rispondenti alle esigenze più disparate: vasche per settore agricolo e industriale, impianti biogas e di depurazione, raccolta idrica, impianti di innevamento artificiale e silos. Per quanto riguarda le nostre strutture portanti in legno e acciaio Wolf System rende possibile la combinazione di materiali differenti, quali vetro e pannellature modulari preformate, così da fornire impianti ad alta performabilità e impatto ambientale ridotto, esigenza fondamentale nel settore del turismo e dello sport alpino, in cui il paesaggio è la risorsa più importante per far funzionare l’intera filiera. In qualità di socio, Wolf System anche quest’anno ha partecipato all’annuale assemblea ANEF, presentando le proprie soluzioni costruttive in ambito di strutture per impianti di risalita, forte di una grande esperienza: basti pensare a quanto realizzato per Monte Cavallo (Vipiteno – BZ), Miara (Plan de Corones – BZ) e Rinnenalm (Racines – BZ). «Snow Tank» è il marchio che contraddistingue la gamma pensata specificamente per il settore sciistico. I recenti cambiamenti climatici hanno portato i gestori degli impianti sciistici ad intraprendere l’inevitabile strada dell’innevamento artificiale. Le vasche monolitiche in cemento armato vibrato di Wolf System soddisfano necessità di capacità da 100 fino a 15.000 metri cubi d’acqua. Una caratteristica importante è che sono interrate, garantendo il massimo rispetto estetico ed ambientale in zone particolarmente attrattive dal punto di vista paesaggistico. Sulla base di un proprio sistema di casseratura Wolf System è in grado di costruire vasche alte fino a 25 metri e un accurato software di progettazione strutturale garantisce il massimo rispetto delle restrittive normative esistenti e la perfetta realizzazione di ogni progetto, tenendo fede al motto “competenza e professionalità”.
www.wolfsystem.it

Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato, Ecologia

Gli autori
dello studio

CATERINA RINALDI, bolognese, 46 anni, sposata e madre di Alice (14 anni)
e Valentina (11), è coordinatrice del «progetto Cortina» nell’ambito
della convenzione MATTM-ENEA.
Laureata in Scienze Ambientali a Bologna nel 1997, ha conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria dei materiali presso l’Università di Bologna ed è ricercatrice all’ENEA dal 2001. Si occupa di analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA),
di Impronta Ambientale di Prodotto (PEF), di uso efficiente delle risorse,
etichette ambientali e Green Public Procurement.

PIER LUIGI PORTA, 41 anni, è nato a Viterbo, dove si è laureato nel 2003 in Scienze Ambientali. Dal 2006 è ricercatore ENEA presso il laboratorio RISE
(valorizzazione delle risorse) di Bologna. È esperto in Analisi del Ciclo di Vita (LCA), nei sistemi di certificazione EPD e delle altre etichette ambientali tra cui PEF, OEF
e Carbon Footprint. È inoltre specializzato in valutazioni per la sostenibilità
di prodotti e servizi, uso efficiente delle risorse e Circular Economy, in particolare
per prodotti e tecnologie innovative.

CRISTIAN CHIAVETTA, 35 anni, nato a Giulianova (Teramo), si è laureato in
Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio all’Università di Bologna dove ha
conseguito anche il dottorato con una tesi sul Life Cycle Assessment. Esperto
della metodologia LCA, di Green Public Procurement e certificazioni ambientali,
dal 2013 lavora per il laboratorio RISE dell’ENEA di Bologna dove si occupa
di valutazioni di sostenibilità, uso efficiente delle risorse e Circular Economy.

da sinistra Pier Luigi Porta,
Caterina Rinaldi e Cristian Chiavetta


a cura di Caterina Rinaldi, Cristian Chiavetta, Pier Luigi Porta (ENEA)

Il turismo è per molti territori il settore trainante dello sviluppo locale e le aree interessate dal turismo sportivo hanno un peso ulteriore nei confronti delle comunità, in quanto lo sport consente di attuare principi di giustizia, equità e sostenibilità. Le aree montane rappresentano un sistema complesso e fragile ed uno sviluppo non sostenibile potrebbe portare ad effetti negativi difficili da mitigare e correggere. Una buona pianificazione e gestione può rendere quindi il turismo sportivo in queste zone una forza positiva e portatrice di vantaggi sull’intero territorio. Nei comprensori sciistici delle Alpi, in origine, la neve prodotta artificialmente doveva servire ad attenuare alcune «debolezze» dell’innevamento naturale, soprattutto la sua imprevedibilità, ma oramai sempre più di frequente l’innevamento naturale è visto come un’integrazione della neve artificiale e non viceversa («Innevamento artificiale nelle Alpi, Una relazione specifica» – di F. Hahn, CIPRA-International, 2004).
In questo contesto diventa davvero importante valutare questo tipo di impianti dal punto di vista delle emissioni di gas ad effetto serra, legate al consumo energetico e alla produzione dei materiali, e dell’uso della risorsa idrica.
Lo studio di «Carbon e Water Footprint di impianti di innevamento programmato», descritto in questo articolo, nasce nell’ambito del progetto «Carta di Cortina» coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) per promuovere il turismo alpino sostenibile e prepararsi ad ospitare grandi eventi sportivi come i Campionati Mondiali di sci alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel 2021.
La «Carta di Cortina» sottoscritta il 24 gennaio 2016, da MATTM, Comune di Cortina d’Ampezzo, Regione Veneto, ANCI, ANEF, CONI, FISI, Fondazione Dolomiti UNESCO e sprecozero.net, si pone l’obiettivo di adottare un modello di sviluppo turistico «green» fondato sull’efficienza nell’uso delle risorse (come acqua e suolo), sulla riduzione delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici. La volontà è quella di creare un modello partecipato replicabile ad altre aree delle zone alpine (www.minambiente.it/pagina/carta-di-cortina-sulla-sostenibilita-degli-sport-invernali). In questo ambito, il MATTM ha incaricato l’Agenzia nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile (ENEA), di svolgere in collaborazione con ANEF, lo studio della Carbon Footprint di impianti di innevamento programmato ed un analisi preliminare sull’utilizzo della risorsa idrica in questi sistemi.
La metodologia dell’Impronta di Carbonio (Carbon Footprint), è stata scelta per questo studio perché consente di analizzare il prodotto o servizio valutandone l’intero ciclo di vita, cioè considerando tutte le fasi che vanno dall’estrazione delle materie prime al fine vita dell’impianto analizzato.  La Carbon Footprint oltre a fornire un riferimento sul potenziale impatto che il processo ha sul riscaldamento globale, consente di identificare scenari alternativi al sistema attualmente in uso, con l’obiettivo di migliorarne la sostenibilità.

Le diverse fasi dello studio condotto
sui processi di un sistema complesso
La montagna e le attività che essa ospita rappresentano, dal punto di vista ambientale, un sistema complesso. Lo studio di Carbon Footprint della produzione di neve artificiale realizzato dal Laboratorio di Valorizzazione delle Risorse (RISE) del centro ENEA di Bologna in collaborazione con ANEF, costituisce un primo concreto tentativo di valutare la sostenibilità di un’attività spesso discussa e sotto la lente di ingrandimento di associazioni ambientaliste e opinione pubblica.
L’obiettivo dello studio è di inquadrare le attività di innevamento artificiale nel contesto del crescente mercato del turismo sostenibile e di fornire uno strumento per valutarne la sostenibilità in un’ottica di medio-lungo periodo, definendo una strategia vincente di valorizzazione delle opportunità offerte dagli sport invernali dal punto di vista economico, ma in grado di preservare l’ambiente e i servizi che esso offre. L’analisi è anche utile per ottimizzare gli investimenti che vengono fatti in questo ambito e l’impatto dell’economia sulle realtà di un territorio.
Gli strumenti a disposizione per realizzare una valutazione di sostenibilità ambientale di un processo sono molteplici. Si è scelto di ricorrere alla Carbon Footprint, non solo perché si basa su una metodologia standardizzata (definita dalla ISO 14067:2013), ma anche perché prevede un approccio di ciclo di vita in grado di evidenziare gli aspetti che presentano criticità dal punto di vista ambientale, non solo in fase di produzione della neve, ma anche nella fase di realizzazione dell’impianto e dismissione dello stesso, oltre alla produzione dell’energia necessaria in tutte queste fasi. La Carbon Footprint si misura in kg di CO2 equivalente, che rappresenta il contributo al riscaldamento globale del sistema analizzato, tema quanto mai attuale e di agevole comunicazione anche ad un pubblico non esperto. Lo studio, primo del suo genere in Italia, pur conservando rigore scientifico e metodologico intende rivolgersi sia ad un pubblico di addetti ai lavori che ad un pubblico non esperto al fine di rappresentare uno strumento di discussione tra i diversi soggetti coinvolti dal dibattito sul tema. L’analisi rappresenta solo il punto di partenza di un lavoro più ampio e complesso, non solo perché il numero degli impianti convolti non è statisticamente rappresentativo, ma soprattutto per la volontà di indagare gli impatti generati dagli impianti di innevamento anche in ambiti che non riguardino strettamente quello del riscaldamento globale e in un ottica di “sistema”, costituito da un comprensorio e territorio.

L’analisi eseguita su tre impianti
con la piena collaborazione dei gestori
L’analisi ha coinvolto tre impianti, ubicati in aree diverse del territorio alpino e che presentano caratteristiche molto differenti tra loro, tra cui ad esempio l’approvvigionamento dell’acqua necessaria a produrre la neve artificiale e la fonte energetica utilizzata (fossile o rinnovabile). I gestori degli impianti, coinvolti e supportati da ANEF in questo progetto, hanno collaborato con entusiasmo alla raccolta dati e ne è risultato uno scambio interessante e proficuo. Lo studio, nell’intento di sistematizzare l’analisi al fine di poter coinvolgere altri impianti in futuro, ha previsto la definizione di un modello informatico in uno specifico software utilizzato per le analisi che prevedono un approccio di ciclo di vita. Per semplicità, gli impianti di innevamento sono stati suddivisi in quattro sezioni: una prima di approvvigionamento di acqua per il riempimento del bacino di adduzione dell’impianto, quella che comprende la sala pompe per la trasmissione dell’acqua dal bacino ai punti di produzione della neve, una terza sezione che considera la rete di distribuzione, ed infine la parte dell’impianto specificatamente votata alla produzione della neve tramite lance e/o cannoni. Anche i risultati dell’analisi sono stati generati e verranno discussi in riferimento alle 4 sezioni in cui è stato diviso l’impianto.
L’interpretazione dei risultati ottenuti dal modello per entrambe le stagioni invernali analizzate (2014/2015 e 2015/2016) evidenzia degli andamenti comuni nei tre impianti, relativamente all’impatto sull’effetto serra . Nel sistema di produzione neve che fa ricorso a fonti fossili per la generazione dell’energia elettrica utilizzata per l’alimentazione di pompe e cannoni, presente in uno dei tre impianti analizzati, l’incidenza dell’impatto della produzione dei materiali della rete di distribuzione (vedi grafico Impianto C) (principalmente ghisa sferoidale e acciaio bituminato) si attesta attorno al 30% rispetto al totale, mentre un 40% delle emissioni di CO2 equivalente sono imputabili ai consumi elettrici delle pompe per l’adduzione dell’acqua al bacino di alimentazione dell’impianto. Il rimanente 30% delle emissioni di gas serra si divide tra quella che nel modello è stata definita rete di distribuzione (poco meno del 20%) ed il sistema di produzione neve (circa 10%), principalmente a causa dei consumi energetici in queste sezioni dell’impianto.
Ipotizzando il ricorso all’energia idroelettrica per l’alimentazione del sistema gli impatti totali vengono abbattuti di oltre il 75% (Impianto C con energia idroelettrica). Passando all’uso di una fonte di energia rinnovabile in luogo del mix energetico per la produzione di elettricità che prevede un utilizzo importante di fonti fossili (tra cui carbone, olio combustibile e metano) varia di conseguenza anche il contributo percentuale degli altri fattori sulla Carbon Footprint: nello scenario ipotizzato nel grafico 2, più del 90% delle emissioni di gas serra risultano infatti imputabili alla produzione (vedi Impianto C con produzione idroelettrica) dei materiali della rete di  distribuzione, mentre gli impatti delle altre 3 sezioni di impianto considerate dal modello generano un’impronta di carbonio trascurabile. Questo è dovuto al fatto che la produzione di elettricità tramite impianti idroelettrici comporta bassissime emissioni di gas climalteranti.
Anche gli altri due impianti analizzati nello studio, presentano una distribuzione delle emissioni tra le varie sezioni dell’impianto analoga a quella descritta per lo scenario ipotizzato da ENEA, essendo anche essi alimentati da energia idroelettrica. Come è possibile vedere nei grafici per entrambi gli impianti (denominati A e B per tutelare la riservatezza dei dati forniti dai gestori degli impianti), la rete di distribuzione contribuisce per oltre l’80% del totale delle emissioni generate. Le rimanenti sezioni degli impianti in totale contribuiscono a meno del 20% delle emissioni, con una distribuzione tra le 3 fasi che differisce leggermente nei due casi.
Appare evidente dai risultati come la prima ottimizzazione possibile, e di facile implementazione per i gestori degli impianti di innevamento, possa essere rappresentata dal ricorso ad energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. In seconda istanza i dati evidenziano l’importanza legata alla corretta progettazione e gestione della rete di distribuzione a causa dell’elevato quantitativo di materiali utilizzati.

Un modello di studio replicabile
e da diffondere nei prossimi anni

 
 
 
 

Riteniamo importante un approfondimento su questo aspetto volto a valutare quali siano i materiali che possano garantire migliori prestazioni ambientali, valutando contestualmente gli impatti degli interventi di manutenzione e la durata della vita utile dei componenti. Minore enfasi è stata data nello studio ai valori assoluti di emissione degli impianti, rapportati all’ettaro di superficie innevata. La motivazione principale di tale linea di valutazione è da ricercarsi nel carattere non statistico della ricerca condotta che per svincolarsi dalla dipendenza dei risultati dalle condizioni meteo specifiche di ogni stagione e dalle condizioni peculiari delle superfici da innevare (ad esempio depressioni e avvallamenti richiedono maggiori quantitativi di neve per il loro innevamento) avrebbe dovuto coinvolgere molti più impianti ed avere un respiro temporale molto più ampio dei due anni considerati. Avendo realizzato un modello facilmente replicabile per l’analisi degli impianti di innevamento, l’obiettivo per gli anni futuri sarà quello di creare un database con un set significativo di risultati, che permettano valutazioni approfondite per fornire linee di indirizzo solide per la definizione di strategie condivise.
Lo studio ha tuttavia già fornito alcuni andamenti tendenziali ed il modello può essere utilizzato per valutare i risultati di azioni di miglioramento in termini previsionali e per valutare le ricadute ambientali di un investimento. La metodologia può consentire inoltre di definire e/o comunicare all’esterno (anche tramite certificazione) il miglioramento generato da un determinato intervento, ad esempio il ricorso ad una fonte rinnovabile di alimentazione in luogo di una fossile più inquinante o l’utilizzo di materiali con un impatto ridotto.

Il problema delle risorse idriche,
da affrontare e non da eludere
Se è vero che le emissioni di gas serra rappresentano una esternalità negativa importante degli impianti di innevamento, è altrettanto innegabile che una qualsivoglia analisi della sostenibilità ambientale degli stessi non può non prendere in considerazione l’utilizzo di acqua per la produzione della neve. L’acqua è un bene prezioso, la cui disponibilità è limitata e il cui utilizzo, proprio a causa di questa limitatezza, è competitivo tra le varie attività antropiche e le specie viventi che popolano un qualunque habitat naturale. La montagna non sfugge a queste dinamiche e, sebbene la disponibilità di questo bene sia in generale abbondante, non di rado associazioni ambientaliste e di consumatori hanno puntato il dito contro gli impianti di innevamento accusando gli stessi di degradare la qualità dell’acqua che trattano e di ridurne la disponibilità.
Il problema sollevato è complesso ma proprio per questo un approccio scientifico e lontano da pregiudizi è il miglior modo per aiutare a fare chiarezza. Il primo punto da affrontare riguarda la qualità delle acque utilizzate: i moderni impianti di innevamento non utilizzano additivi nel processo di produzione della neve, che è in tutto e per tutto un semplice processo di cambiamento dello stato fisico dell’acqua dovuto alla concomitante azione di pressione, umidità e temperatura. In tal senso non c’è motivo di dubitare del fatto che la qualità dell’acqua non venga alterata ed in ogni caso semplici esami di laboratorio sui flussi in input ed in output all’impianto possono fugare ogni dubbio.  Il discorso si fa più complesso quando si affronta il problema della disponibilità dell’acqua nel territorio in cui l’impianto lavora: parte dell’acqua di uno specifico territorio viene addotta a bacini di stoccaggio e successivamente trasformata in neve causando, in alcuni casi, un ritardo rispetto al suo naturale deflusso verso valle. Si tratta di una forzatura del ciclo naturale dell’acqua, che accomuna però tutte le attività antropiche che utilizzano e consumano questa preziosa risorsa. Solo una analisi idro-geologica specifica per ogni bacino su cui insistono gli impianti di innevamento e che coinvolga tutte le attività antropiche che utilizzano acqua, può determinare se e quanto questi incidano sulla qualità ambientale dello stesso oltre ai possibili impatti socio-economici sul territorio. In prima battuta va detto che tali impianti, al contrario di altre attività che caratterizzano l’economia montana, non consumano acqua al netto della quota di evaporazione (che va valutata caso per caso) e che è anche possibile che sia minore in caso di presenza dell’impianto piuttosto che in sua assenza.

Il lavoro da continuare con serietà,
senza timori e senza pregiudizi
Le interazioni che l’impianto genera con le altre attività umane e con la natura vanno considerate attraverso uno strumento complesso di analisi (un’analisi idrogeo- logica o una Water Footprint a seconda degli obbiettivi specifici dello studio) che coinvolga diverse professionalità in grado di comprendere e tutelare i diversi attori della vita in montagna, sia antropici che naturali.  Per ora ci siamo limitati a considerare gli impianti di innevamento dal punto di vista tecnologico, trovando delle iniziali evidenze della loro efficienza nell’uso dell’acqua e definendo, in linea più generale, i presupposti per un approccio metodologico solido per l’analisi degli impatti sull’acqua da testare nell’immediato futuro su specifici impianti e sui bacini che li ospitano.  In un linea generale, vista l’attenzione riscontrata da parte dei gestori degli impianti su un uso sostenibile dell’acqua, uno scenario probabile prefigura che il loro impegno porterà dei vantaggi sull’attuale sistema di uso e gestione della risorsa idrica. Per quanto riguarda il ritardo sul deflusso verso valle generato dallo stoccaggio dell’acqua sotto forma di neve e la presenza di manto nevoso in stagioni povere di precipitazioni, non escludiamo di trovare ricadute anche positive non solo per gli operatori turistici della montagna, ma anche per gli ambienti naturali che la caratterizzano. Il fulcro è proprio quello di analizzare la questione con un approccio scientifico serio e multicriteria che permetta di cogliere tutta la complessità delle variabili coinvolte tutelando gli interessi molteplici di ognuno, e della natura in primis, senza la quale nessuna delle attività umane sarebbe possibile e ancor più il turismo con la sua vocazione sempre più green. Ed è proprio in quest’ottica che ANEF e i suoi associati hanno voluto intraprendere questo percorso, confrontandosi su un piano scientifico scevro da pregiudizi, a testimonianza della consapevolezza acquisita verso il tema della sostenibilità e con la volontà di orientarsi verso un turismo green con l’obiettivo di tutelare la natura che costituisce l’unica vera alternativa di medio-lungo periodo per offrire un prodotto turistico di qualità che valorizzi il patrimonio naturale, culturale e di tradizione che la montagna italiana, più di altre, sa proporre.

Conclusioni e prospettive future,
sulla strada verso il «turismo green»

 

Un lavoro da continuare
con il massimo impegno

Il progetto promosso e realizzato dal Ministero dell’Ambiente e da ENEA si propone quale primo caso di studio su basi scientifiche delle ricadute
dell’attività funiviaria sul territorio, sia in termini ambientali, che economici.
La collaborazione con istituzioni così prestigiose e l’impegno di professionisti esperti e del tutto autonomi rispetto alle aziende oggetto dell’analisi, hanno rappresentato per ANEF un’importante opportunità di confronto e di verifica interna in merito alle procedure operative ed agli ambiti
di miglioramento.
L’analisi risulta utile soprattutto per la replicabilità e per il fatto che i risultati consentiranno l’introduzione di best practices e l’ottimizzazione dei piani di investimento aziendali, con evidenti benefici, non solo ambientali, ma anche in termini di promozione e stimolo dell’economia territoriale.
In tale senso ANEF esprime un forte interesse affinchè il progetto possa procedere con gli ulteriori steps già ipotizzati, quindi con l’estensione dell’analisi ad un numero di aziende sempre più ampio e con l’ulteriore valutazione della waterfootprint, che potrà fornire strumenti utili ad un’adeguata gestione delle risorse idriche, capace di coniugare le esigenze ambientali con quelle degli operatori economici


Valeria Ghezzi
Presidente ANEF

Lo studio effettuato, nonostante il numero ridotto di impianti analizzati e le differenze e specificità che li caratterizzano, ha permesso di ottenere alcune importanti indicazioni, ed in particolare il fatto che l'utilizzo di una fonte di energia rinnovabile (l’idroelettrico), da parte di uno dei tre impianti analizzati che attualmente utilizza fonti fossili, consentirebbe di ridurre fino al 75% le emissioni di gas serra. A questo importante aspetto va comunque associata l’efficienza energetica del sistema per ridurne i consumi e l’analisi dei materiali utilizzati per realizzare gli impianti di distribuzione dell’acqua per migliorarne prestazioni tecniche, ambientali e durata del ciclo di vita. Dall’analisi dell’uso dell’acqua in questi sistemi, è emersa l'importanza di considerare gli effetti del prelievo di acqua e dell’innevamento artificiale sull'intero bacino idrogeologico, in modo da poterne valutare adeguatamente l’impatto complessivo, anche attraverso la valutazione degli aspetti socio-economici correlati e specifici di un determinato territorio. Infine, è stata evidenziata l’importanza di estendere l'analisi a uno o più comprensori sciistici nell'arco di più anni, per acquisire maggiori informazioni, ridurre l'influenza delle condizioni climatiche stagionali sui risultati ed evidenziare la possibile diminuzione delle emissioni legata a una gestione più consapevole e sostenibile delle attività.Lo studio effettuato è già stato presentato agli operatori del settore durante l’assemblea nazionale ANEF che si è tenuta a Forte de Marmi il 18-19 maggio 2017, è che ha visto la partecipazione del Ministro allo sport Luca Lotti e ha riscosso un notevole interesse per l’approccio adottato e le prospettive che potrebbe offrire. Un primo punto importante per il settore è che si tratta di una metodologia replicabile ad altri impianti ed estendibile all’intero comprensorio sciistico. La raccolta sistematica dei dati attraverso la metodologia sviluppata consentirebbe infatti il monitoraggio e l’aggiornamento dell’impronta ambientale, in un’ottica di pianificazione degli interventi per il miglioramento continuo e di comunicazione all’esterno sui benefici ambientali raggiunti.  Un altro aspetto importante da sottolineare è che la metodologia adottata può essere estesa a livello di «sistema», includendo strutture ricettive, impianti di risalita, rifugi e gestione delle piste, per valutare e ridurre gli impatti ambientali e sviluppare modelli di turismo più sostenibile estesi all’intero comprensorio e territorio, ottenendo benefici anche in termini di competitività. L’approccio utilizzato in questo studio, consente infine di dare prime risposte alle richieste di chiarezza da parte di associazioni ambientaliste ed opinione pubblica sugli impatti associati a questi sistemi e rappresenta sicuramente un passo importante verso un uso sempre più sostenibile di questi impianti.

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato
 
A sinistra Andreas Dorfmann mentre
consegna il simbolico generatore
Demaclenko ad Angelo Radici
Un'immagine relativa
all'avanzamento dei lavori
sul cantiere a Holdomi

Nella storica località bergamasca l’azienda del gruppo Leitner ha stretto un rapporto di collaborazione con la società di gestione di cui è azionista di maggioranza Angelo Radici, leader del grande gruppo industriale di famiglia e fratello maggiore dell’indimenticabile Fausto, scomparso nel 2002, gioiello della Valanga Azzurra e vincitore di due slalom di Coppa del Mondo nel 1976. Si tratta di garantire la sciabilità delle piste e quindi la «buona salute» della stazione sciistica anche negli inverni più critici rinnovando praticamente «ex novo» l’impianto di innevamento programmato con le competenze e le tecnologie che fanno di Demaclenko una protagonista del settore in Italia e in numerose Nazioni  come Russia, Giappone, Argentina

Le squadre di lavoro Demaclenko hanno trascorso i mesi estivi in piena attività nei vari cantieri aperti per la realizzazione di impianti di innevamento tecnico per la prossima stagione. Alla fine di giugno era stato siglato l’accordo per uno dei progetti più importanti dell’anno. Si tratta di un intervento nel comprensorio sciistico bergamasco Presolana-Monte Pora, di proprietà della società I.R.T.A. . Già lo scorso autunno Angelo Radici, socio di maggioranza, aveva espresso la sua intenzione di investire nel settore turistico invernale poiché riveste  per quel territorio un valore importante sul piano economico-sociale. La storia della famiglia Radici è d’altra parte legata da decenni in modo significativo al mondo dello sci e per questo la scelta di realizzare un progetto così ambizioso sul Monte Pora è venuta naturale ad Angelo Radici, Presidente e CEO del gruppo Radici, una realtà imprenditoriale nell’ambito della componentistica automotive molto conosciuta a livello internazionale con un fatturato che supera il miliardo di euro.  Nella vita di Angelo Radici, grande sciatore, ex Nazionale in gioventù ed ex campione mondiale Master, accanto all’attività imprenditoriale ha sempre avuto una parte importante lo Sci Club Radici, una delle società sportive più organizzate e importanti all’interno della Federazione Italiana Sport Invernali, che dalla sua fondazione appartiene alla famiglia ed è stata protagonista di tante vittorie e di tanti eventi nazionali e internazionali a tutti i livelli dell’agonismo continuando la tradizione di quella passione familiare che ha avuto in Fausto Radici, componente della mitica Valanga Azzurra e vincitore di due slalom di Coppa del Mondo nel 1976, il suo massimo e indimenticabile esponente Grande Sci.
Il comprensorio sciistico in provincia di Bergamo è un’ottima realtà a disposizione soprattutto degli sciatori lombardi e delle zone limitrofe, che raggiungono le ampie piste del Monte Pora in poco tempo. La garanzia di avere le piste bianche in un’area geografica caratterizzata da una forte umidità è la condizione «sine qua non» per ottenere una stagione invernale positiva. Per questo la società di gestione ha messo in atto, con il supporto di Demaclenko, un’opera di ristrutturazione e di nuova costruzione di un impianto di innevamento, alimentato da un bacino idrico con una capacità di 35.000 m³. Il progetto prevede il rinnovamento integrale di una sala macchine, un nuovo impianto di raffreddamento Cooling System, l’installazione di 40 generatori e del software di gestione Snowvisual. In occasione della firma del contratto tra Roberto Meraviglia, CEO della società I.R.T.A. SpA. e Andreas Dorfmann, CEO Demaclenko, in presenza del Presidente del gruppo Leitner, Anton Seeber e di Angelo Radici, così come di Fulvio e Lorenzo Pasinetti, è stato dato l’inizio ad collaborazione che sarà certamente lunga e prestigiosa.
L’importante esordio in Russia
tra Veduchi e Holdomi

Con l’avvio dei lavori di costruzione relativi al progetto del comprensorio sciistico Veduchi in Cecenia, Demaclenko è riuscito nell’impresa di conquistare terreno a livello internazionale, realizzando il primo impianto di innevamento in Russia. Il lavoro professionale di Demaclenko insieme ai vantaggi di carattere tecnico e al servizio professionale di «after sales» hanno convinto il gestore del primo comprensorio sciistico della zona del distretto di Itum-Kale, in Cecenia. La realizzazione della struttura, fino ad oggi l’unica ma esclusiva e progettata secondo gli standard europei, è iniziata in questa regione ancora poco conosciuta nel 2016. Circondato da montagne che raggiungono i 3.000 metri di altitudine, il comprensorio includerà circa 15 piste di vari gradi di difficoltà per una lunghezza complessiva di 15,5 chilometri e una superficie superiore ai 1.500 ettari che si estende sul versante settentrionale della cima Daneduk. Il primo impianto di risalita verrà inaugurato il prossimo 1° dicembre in concomitanza con l’inizio della stagione sciistica.
Per l’impianto di innevamento, il committente ha scelto condutture TRM di dimensioni nominali DN 100 e DN 150, in grado di sopportare una pressione stimata pari a fino 100 bar. Demaclenko completa la dotazione del sistema di innevamento con i suoi cannoni sparaneve più potenti, i Titan 2.0, capaci di produrre in un’ora 105 m³ di neve. Le temperature instabili e i relativi tempi brevi di innevamento richiedono necessariamente una produzione della neve rapida e puntuale di questo tipo.  La Russia è famosa soprattutto per i suoi inverni molto freddi, ma poveri di precipitazioni nevose. Per questa ragione sempre più comprensori sciistici decidono di avvalersi dell’innevamento tecnico per poter garantire il funzionamento degli impianti nel corso dell’intera stagione.
Quest’anno Demaclenko oltre a quello di Veduchi nel Caucaso del nord è riuscita a realizzare in contemporanea anche un altro progetto ad Holdomi, località che ha deciso di affidarsi alle competenze professionali e ai vantaggi tecnici offerti dall’azienda di Vipiteno. L’attuale progetto prevede la realizzazione di un impianto completamente automatizzato che verrà costruito da zero, assicurando così al comprensorio sciistico una stagione con garanzia di innevamento. Oltre all’allestimento di due stazioni di pompaggio, è prevista anche la posa di oltre 80 pozzetti e numerosi generatori di neve Titan 2.0, in grado di produrre in un’ora 105 m³ di neve. Le temperature e i relativi tempi brevi di innevamento richiedono necessariamente una produzione della neve rapida e puntuale di questo tipo. Per alimentare l’intero impianto con le risorse necessarie, verranno posati inoltre 8.600 metri di tubi. Demaclenko non vedo l’ora di affrontare questa sfida nell’Est più remoto della Russia e grazie alle proprie competenze professionali e all’eccellente servizio di assistenza sempre a disposizione, è convinto di poter gettare le basi per un rapporto di collaborazione duraturo.

In Giappone un nuovo
comprensorio a Kamikawa Cho, sull’isola di Honshu
Dopo che i Giochi Olimpici a Sapporo (1972) e Nagano (1998) hanno dato il via a un vero e proprio boom degli sport invernali in Giappone, numerose località reagiscono ora al rallentamento dello sci e investono soprattutto in nuovi comprensori ancora non edificati. Uno di questi investimenti si concentra sulla realizzazione di un comprensorio sciistico completamente nuovo a Kamikawa Cho. Il comprensorio è parte della prefettura di Hyogo e si trova nella parte sud-ovest dell’isola di Honshu.
Per Demaclenko il progetto comprende la fornitura di un impianto di innevamento completo, con la stazione di pompaggio completa premontata nella sede principale e spedita in container in Giappone. Il motivo principale di questa procedura è sicuramente una gestione più rapida ed efficiente dei lavori di costruzione «in loco». Completano l’ordine 3,5 km di condutture e 50 pozzetti che riforniscono i generatori di neve con l’acqua necessaria. Per la temperatura dell’acqua ideale è previsto un impianto Cooling System con una portata totale di 30 l/s. Demaclenko è riuscita nell’intento soprattutto grazie alla sua pluriennale competenza nell’innevamento a temperatura limite e ha fornito in accordo con il cliente un impianto misto formato da generatori di neve e lance. Mentre per le lance la decisione è stata presa in tempi piuttosto rapidi, la scelta per i generatori di neve è ricaduta su Evo 3.0 che, considerando il consumo relativamente ridotto e la gittata comunque ottima, soddisfa al meglio le esigenze del cliente di preparare il comprensorio sciistico in maniera capillare e senza grandi sforzi.  Con la realizzazione della nuova zona ricreativa vicina, gli investitori pubblici vogliono avvicinare allo sport invernale soprattutto bambini e giovani e offrire alle famiglie una compensazione dalla vita quotidiana nelle grandi città.  Dopo l’ultimazione dei lavori il comprensorio sciistico avrà nel complesso due seggiovie ultramoderne e tre nuove piste che possono avvalersi al 100% di un innevamento tecnico.

A Las Leñas si consolida
la presenza in Argentina
Con la realizzazione del nuovo impianto di innevamento a Las Leñas, Demaclenko ha rafforzato la propria presenza anche sul mercato sudamericano, dove gode di ottima reputazione tra gli operatori del settore. La collaborazione con uno tra i principali comprensori sciistici dell’Argentina era stata avviata già due anni fa ed è stata intensificata con successo quest’anno. Il progetto attuale comprende l’ampliamento e l’automazione della stazione di pompaggio esistente per fare in modo che l’impianto di innevamento sia in grado di garantire sempre una completa operatività in fase di gestione della neve. Oltre all’ampliamento della stazione di pompaggio verranno posati oltre 50 pozzetti e 3,5 km di tubi in ghisa per assicurare l’approvvigionamento idrico dei nuovi generatori di neve. Sia i nuovi componenti come anche l’impianto già presente verranno integrati con il sistema Snowvisual 4.0 di ultima generazione per dotare l’impianto del funzionamento completamente automatizzato. Il nuovo impianto di innevamento a Las Leñas è quindi il primo impianto completamente automatizzato e chiavi in mano realizzato da Demaclenko in Sudamerica.
www.demaclenko.com


Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:24
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Tags: Innevamento Programmato

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Il grande comprensorio sciistico del Canton Vallese, uno dei più vasti della Svizzera e delle intere Alpi, ha deciso di investire nove milioni di Euro in un nuovo impianto di innevamento programmato scegliendo come fornitrice dei lavori l’azienda di Bolzano guidata da Erich Gummerer. I lavori di costruzione inizieranno nel 2017 e verranno realizzati in un arco di tempo di diversi anni seguendo linee operative che configurano le modalità progettuali e costruttive più avanzate per i sistemi di innevamento di oggi e di domani

Il comprensorio di Verbier fa parte di Les Quatre Vallées, il più grande comprensorio sciistico ed escursionistico della Svizzera, e si affida già da dieci anni al know-how innovativo di TechnoAlpin. Nel 2017 viene aggiunto un nuovo tassello a questa collaborazione con l’ampliamento dell’impianto per un volume di investimenti di 9 milioni di euro. Il nuovo impianto di innevamento verrà realizzato nel settore La Tsoumaz/Savolayre e include numerose novità. Finora in questo settore era presente un solo generatore di neve obsoleto che ora verrà sostituito con un impianto moderno completamente automatico.  L’intero progetto comprende la realizzazione di un impianto di innevamento e l’installazione di generatori di neve e materiale delle linee per una lunghezza di piste pari a 17 km. Nel 2017 verranno realizzati ben 7 km del progetto e verranno installati generatori di neve di ultima generazione per garantire una qualità di neve ottimale: 4 macchine a ventola del tipo TF10 su una torre di 4,5 assicureranno una produzione costante di neve dalle elevate prestazioni. 75 lance del tipo V3ee garantiranno un innevamento preciso delle piste: si tratta di lance particolarmente efficienti dal punto di vista energetico e, rispetto al tipo V3, presentano un consumo d'aria ridotto del 50%. Una particolarità del progetto è la disponibilità e la gestione dell’acqua, «materia prima» nel processo di produzione di neve tecnica, poiché sarà un lago naturale a garantire l’approvvigionamento idrico per l’intero settore e tutti i generatori di neve oltre i 2.200 m vengono alimentati esclusivamente mediante la pressione autonoma. Per i generatori di neve che si trovano sulle piste ad altezze inferiori verrà costruita una stazione booster dotata di pompe e compressori ad alte prestazioni. Questa stazione alimenterà soltanto una piccola parte dell’impianto di innevamento di nuova realizzazione. L’acqua prelevata dal lago fungerà inoltre da fonte di approvvigionamento energetico per una centrale idroelettrica costruita dal comune, che produce corrente e che nella stagione invernale può essere sfruttata anche per l’innevamento. La maggior parte delle

«Noi e la Svizzera,
partners da vent’anni»

Nel 1997 TechnoAlpin ha inaugurato la sua prima succursale elvetica, che contava allora un solo dipendente fisso. Vent’ anni dopo, l'azienda è diventata fornitore leader di impianti di innevamento per i comprensori
sciistici della Svizzera e del mercato globale.
Il 1° settembre l'azienda con sede a Flüelen, sul monte Rigi, ha festeggiato il 20° anniversario.  Sono ormai quasi 130 i comprensori svizzeri che si affidano al know-how di TechnoAlpin.
La presenza di ospiti di alto rango in occasione dei festeggiamenti sul Rigi era pertanto d’obbligo: 170 rappresentanti dei comprensori sciistici svizzeri, partner e dipendenti si sono riuniti per confermare la proficua collaborazione instaurata e per godersi i festeggiamenti
avvenuti all'interno del tendone installato
per l'evento a Rigi Staffel.
La location e il programma hanno suscitato grande entusiasmo fra i presenti, che sono stati accolti dal trio di corni alpini Alpine Sisters.
Nel corso della serata si sono susseguiti numerosi interventi, tutti mirati a sottolineare la forte crescita che ha caratterizzato la storia aziendale.
Molto applaudito lo spettacolo di breakdance in costume tradizionale tedesco, perfetta fusione tra folklore e modernità e dunque
emblema stesso dell'essenza di TechnoAlpin.
La continua ottimizzazione di prodotti e processi, che si inserisce in un intarsio di valori forti e consolidati, è la ricetta del successo dell’azienda.
A distanza di 20 anni dalla sua nascita,
TechnoAlpin Svizzera ha creato 20 posti di lavoro. TechnoAlpin è orgogliosa di essere partner affidabile e di lunga data di tanti comprensori svizzeri sparsi nei diversi cantoni.
La collaborazione fra gli impianti di risalita e TechnoAlpin garantirà anche in futuro la migliore qualità di neve in Svizzera.

tubazioni che alimenta il comprensorio presenta, nonostante la grandezza di DN300, una classe di pressione PFA 100 ed è realizzata in ghisa sferoidale. Questo materiale è particolarmente idoneo per l’impiego su terreni difficili, poiché consente un montaggio senza saldature e rimane molto robusto anche in presenza di pressioni elevate dell’ordine di grandezza di 100 bar. Grazie al completo rinnovamento dell’impianto, Verbier sarà in grado di innevare le piste in tempi brevissimi. Con l’impiego delle più potenti macchine a ventola di TechnoAlpin e di lance particolarmente efficienti dal punto di vista energetico viene garantito un innevamento caratterizzato da una gestione ottimale delle risorse.
www.technoalpin.com

 

Professionalità ed efficienza
per una produzione in tempi record

In anticipo rispetto agli anni passati l'azienda di Bolzano leader nella produzione di impianti per l’innevamento tecnico ha fabbricato e consegnato in luglio il millesimo generatore di neve di questo anno di produzione, destinato al comprensorio sciistico di Belpiano, il fiore all'occhiello della Val Venosta. La «velocità di esecuzione» in risposta alle domande della committenza è una componente non trascurabile del credito di affidabilità che il marchio altoatesino ha conquistato in Italia e nel mondo

TechnoAlpin costruisce impianti di innevamento per più di 2.000 clienti in tutto il mondo. Tutti i generatori di neve vengono prodotti nella sede centrale di Bolzano, da cui poi raggiungono ogni parte del pianeta. La crescita dell'azienda si rispecchia anche nella quantità di generatori di neve fabbricati che ha portato TechnoAlpin a produrre nel 2016 più di 2.500 macchine a ventola. Anche per il 2017 i numeri indicano un anno da record, infatti già a fine giugno è stato prodotto a Bolzano il millesimo generatore di neve, che è stato poi consegnato a metà luglio. Si tratta di un anticipo di quasi due mesi rispetto allo scorso anno. A seguito del crescente livello di ordinativi la produzione per il 2017 è stata rinnovata, inaugurando una modalità per cui durante l'alta stagione la capacità è alleggerita e al contempo viene garantita a tutti i comprensori sciistici nel mondo una consegna puntuale a inizio stagione.

 

 

Il millesimo generatore di neve è un TF10, che si riconferma il generatore di neve più potente di TechnoAlpin. Destinatario del millesimo generatore è stato il comprensorio sciistico di Belpiano, in Val Venosta. «Siamo lieti di ampliare il nostro effettivo macchine con questa specifica innovazione - ha dichiarato Andreas Lechthaler, presidente del comprensorio di Belpiano -  È importante che l'innevamento venga effettuato nel modo più efficiente possibile e in questo con TechnoAlpin abbiamo un partner competente che ci sostiene».  L'eccellenza qualitativa del generatore di neve di TechnoAlpin questa volta gioca in casa. L'azienda, attiva a livello internazionale, riesce infatti a trasmettere innovazione anche sul mercato locale. Wolfgang Psenner, responsabile delle vendite di TechnoAlpin Italia, ha espresso la propria soddisfazione per la consegna della macchina a ventola: «Sono contento – ha detto - che la millesima macchina di quest'anno venga consegnata a un comprensorio sciistico altoatesino. L'innevamento tecnico ha una fondamentale importanza anche in territori dove la presenza di neve è sicura, quale è quello di Belpiano. Solo in questo modo si può venire a capo della domanda in aumento da parte dei clienti. Ringraziamo quindi Belpiano per la fiducia pluriennale dimostrataci». Il comprensorio è infatti cliente di TechnoAlpin sin dal 2009. Nel 2015 è stata realizzata la stazione di pompaggio unitamente al nuovo lago di accumulo e sono state ampliate e in parte rinnovate le condutture in ghisa del comprensorio sciistico. In totale lo scorso anno TechnoAlpin ha installato 14 macchine a ventola e 19 nuove lance. Anche in questo 2017 il comprensorio sciistico ha ulteriormente ampliato il proprio impianto di innevamento, avvalendosi fra l'altro della millesima macchina TF10 recentemente prodotta.