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Tag: Osservatorio legale

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52
Hits: 308
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
 

Attenzione a gradini e «dislivelli anomali»:
possono causare cadute e …cause


In questo numero di «pM», la riflessione del nostro collaboratore si riferisce ad un caso giuridico scaturito da un infortunio accaduto non sulla neve ma in un condominio di città, dove un signore è inciampato e caduto uscendo da un ascensore che non era perfettamente a livello del piano di calpestio ma «sconnesso» per circa 5 cm. Questo signore ha fatto causa al condominio per un risarcimento, appellandosi al famoso articolo 2051 del codice civile sulle «cose in custodia». La domanda di risarcimento viene rigettata in primo grado con una serie di considerazioni che attribuiscono sostanzialmente al signore vittima della caduta la responsabilità dell’incidente. Il quale però non demorde ma impugna anche la sentenza per lui altrettanto negativa dell’appello e ottiene infine un riconoscimento in Cassazione. Appello ai gestori degli impianti: attenzione, perché il caso è assai meno lontano di quanto si possa immaginare, perché all’ascensore della città possono essere assimilate le funivie, le cabinovie e le seggiovie della montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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La Corte di Cassazione ha recentemente deciso una domanda di risarcimento danni per una caduta che non ha nulla a che vedere con il mondo dello sci ma che può avere rilevanza giuridica in via analogica anche per i gestori degli impianti di risalita, se si leggono con attenzione le motivazioni della decisione.
Nell’anno 2006 un condomino chiamò in giudizio il condominio del fabbricato ove risiedeva esponendo che nel 2004, mentre usciva dall'ascensore condominiale, inciampò nel dislivello formatosi tra il pavimento della cabina dell'ascensore e quello del piano di arresto, cadde e riportò lesioni personali. Richiamò la responsabilità delle cosiddette «cose in custodia» ex articolo 2051 del codice civile e chiese la condanna del condominio convenuto al risarcimento del danno. Il condominio si costituì e, oltre a negare la propria responsabilità, chiamò in causa la propria compagnia di assicurazione per la responsabilità civile. Con la sentenza di primo grado la domanda di risarcimento del danno venne rigettata. Il condomino impugnò la decisione avanti la Corte d'appello di Milano che però confermò la sentenza di rigetto della domanda.
Per quanto può interessare in questa sede, la Corte d'appello ritenne che:
• il dislivello tra l'ascensore ed il piano di calpestio, sia che fosse stato di 5 cm (come ritenuto dal Tribunale), sia che fosse stato di 8 cm (come asserito dal condomino) «non poteva rappresentare un'insidia", ma anzi rappresentava una situazione «ricorrente e probabilissima»;
• la causa della caduta andava individuata nella condotta distratta del condomino perché era suo onere verificare il piano di calpestio al momento della discesa;
• 'ascensore non presentava alcuna anomalia;
• l’infortunato conosceva tutte le caratteristiche dell'ascensore, in quanto inquilino del fabbricato;
• l’infortunato aveva una patologia alla gamba destra che ne limitava la capacità di deambulazione, e ciò avrebbe dovuto indurlo a particolare attenzione e cautela nell'uscire dall'ascensore;
Anche la sentenza d'appello è stata impugnata dal condomino avanti la Corte di Cassazione. Il condominio e la compagnia di assicurazione si sono difesi chiedendo la conferma della sentenza che aveva rigettato la domanda risarcitoria.

Il primo motivo di ricorso da parte del condomino
Viene sostenuto che la sentenza impugnata avrebbe violato il precetto normativo di cui all’art.2051 del codice civile che tratta, come detto, della disciplina delle cose in custodia perché è stata rigettata la domanda sul presupposto che il gradino formato dalla cabina dell'ascensore rispetto al piano di calpestio non potesse costituire un'insidia. La responsabilità del custode, rappresenta il condomino, prescinde dall'esistenza di una insidia o trabocchetto e, comunque, non è onere dell'attore provare l'esistenza dell'una o dell'altro. L'attore che invoca la responsabilità del custode ha il solo onere di dimostrare che il danno sia derivato da una «anomalia»della cosa oggetto di custodia.

La sua infondatezza secondo la Corte di Cassazione
Il motivo di ricorso è infondato, rileva la Corte di Cassazione, perché la Corte d'appello ha rigettato la domanda ritenendo che unica causa del danno fu la distrazione della vittima e questa affermazione è in sè corretta. La giurisprudenza di legittimità ha infatti ripetutamente affermato che la responsabilità di cui all'art.2051 del codice civile va esclusa quando venga dimostrata dal custode l'esistenza di un caso fortuito e il caso fortuito può consistere anche nel «fatto della vittima». La condotta della vittima può cioè rappresentare tanto una concausa del danno, quanto la causa esclusiva di esso, ad esempio nell'ipotesi di uso improprio della cosa altrui.È esatto pertanto in linea teorica che la condotta colposa della vittima del danno possa escludere la responsabilità del custode. Nel caso di specie la domanda venne rigettata dal giudice d'appello sul presupposto della ricorrenza di un caso fortuito, rappresentato dalla colpa esclusiva della vittima.

Il secondo motivo di ricorso da parte del condomino
Con il secondo motivo di ricorso il condomino sostiene che la Corte d'appello avrebbe errato attribuendo ad egli la responsabilità esclusiva dell'accaduto. La condotta dell’infortunato in tanto può escludere la responsabilità del custode in quanto abbia i caratteri di autonomia, eccezionalità, imprevedibilità, inevitabilità. Nel caso di specie, tuttavia, il Condominio non aveva mai offerto alcuna prova che la condotta dell’infortunato avesse avuto tali requisiti ed in ogni caso quella condotta, anche a volerla ritenere colposa, avrebbe potuto avere al massimo l'efficacia di una concausa del danno, ma non di causa esclusiva dell'accaduto. Infatti senza il dislivello tra il pavimento dell'ascensore e il terreno circostante la caduta mai si sarebbe potuta verificare.

Le analogie su cui riflettere
con molta attenzione

Senza argomentare sulla decisione assunta in diritto dalla Corte di Cassazione che ancora una volta porta a far riflettere sull’orientamento molto rigoroso nella valutazione delle rispettive posizioni delle parti, lasciamo a chi legge compiere le analogie con il mondo della neve, dei comprensori sciistici e dell’impiantistica funiviaria.
• il condomino è assimilabile alla figura dell’utente.
• il condominio è il gestore degli impianti.
• l’ascensore è l’impianto di risalita, ad esempio una cabinovia piuttosto che una funivia o altro.

Il secondo motivo è fondato secondo la Corte di Cassazione
La responsabilità del custode, per i danni causati dalla cosa che è in sua custodia, è esclusa quando questi dimostri «il caso fortuito»: così stabilisce l'art. 2051 del codice civile. Il «caso fortuito» per la nostra legge è quell'evento che non poteva essere previsto (ad esempio, un terremoto) ed al caso fortuito è equiparata la forza maggiore, ovvero l'evento che, pur prevedibile, non può essere evitato (ad esempio, un evento atmosferico). Ma una condotta imprevedibile della vittima non è necessariamente una condotta colposa, nè è vero il contrario. I giudizi di «negligenza» della vittima e di «imprevedibilità» della sua condotta da parte del custode, non si implicano a vicenda.
Il primo va compiuto guardando al danneggiato, e comparando la condotta da questi tenuta con quella che avrebbe tenuto una persona di normale avvedutezza. Il secondo va compiuto invece guardando al custode, e valutando con giudizio «ex ante» se questi potesse ragionevolmente attendersi una condotta negligente da parte dell'utente delle cose affidate alla sua custodia. L'esclusione della responsabilità del custode, quando viene eccepita dal custode la colpa della vittima, esige un duplice accertamento:
    (a) che la vittima abbia tenuto una condotta negligente;
    (b) che quella condotta non fosse prevedibile.
La Corte di Cassazione si è già espressa sul punto precisando che la mera disattenzione dell’infortunato che chiede il risarcimento non necessariamente integra il caso fortuito per i fini di cui all'art. 2051 c.c., in quanto il custode, per superare la presunzione di colpa a proprio carico, è tenuto a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee a prevenire i danni derivanti dalla cosa. La condotta della vittima di un danno da cosa in custodia può dirsi imprevedibile quando sia stata eccezionale, inconsueta, mai avvenuta prima, inattesa da una persona sensata. Stabilire se una certa condotta della vittima d'un danno arrecato da cose affidate alla custodia altrui fosse prevedibile o imprevedibile è un giudizio di fatto, come tale riservato al giudice di merito: ma il giudice di merito non può astenersi dal compierlo, limitandosi a prendere in esame soltanto la natura colposa della condotta della vittima.
Nel caso di specie la Corte d'appello, come accennato, ha rigettato la domanda sul presupposto che causa della caduta fu la distrazione della vittima, e che di conseguenza ricorresse una ipotesi di «caso fortuito», come tale idoneo ad escludere la responsabilità del custode di cui all'art. 2051 c.c..È giunta a tale conclusione osservando che il dislivello tra la cabina dell'ascensore ed il pavimento del piano di arresto costituisce una situazione «normale e prevedibile»; che l'ambiente in cui avvenne il fatto non era oscuro; che l'ascensore non era guasto; e che la vittima doveva essere più attenta, a causa delle sue limitate capacità di deambulazione. La Corte d'appello, dunque, ha reputato sussistente una ipotesi di caso fortuito prendendo in esame unicamente la condotta della vittima, qualificata come negligente, ma senza esaminare se quella condotta potesse ritenersi imprevedibile, eccezionale od anomala da parte del custode. Così giudicando, la Corte d'appello ha effettivamente violato l'art. 2051 c.c., perchè ha ravvisato nella condotta della vittima un caso fortuito, senza indagare sulla sussistenza di uno dei due elementi costitutivi di tale istituto: ovvero la prevedibilità di quella condotta da parte del custode.

Il principio di diritto da osservare secondo la Corte di Cassazione
La sentenza impugnata va dunque riformata perché, conclude la Corte di Cassazione, deve essere applicato il seguente principio di diritto:
«la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa e non fosse prevedibile da parte del custode».

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52
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Tags: Osservatorio legale

Analisi e commento su un un caso drammatico avvenuto nel Lazio: sulla spiaggia  di un’isola turistica crolla un pezzo di montagna; muoiono due ragazzi in gita scolastica; vengono processati il sindaco della località e alcuni funzionari. Perché? E com’è andata a finire? Vediamo. Sapendo che un evento simile può accadere anche in montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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Un argomento delicato e che certo non può essere sviscerato in poche righe quello del ruolo dell’ente pubblico quale garante dell’incolumità pubblica. Quali sono i settori e gli ambiti nei quali la condotta dell’Ente Pubblico può essere oggetto di valutazione in quanto se ne ravvisi una posizione di garanzia? Quali sono i limiti oltre i quali l’Ente Pubblico non ha più un ruolo giuridicamente rilevante? Queste ed altre domande hanno trovato risposte che si sono evolute nel tempo in funzione della modifica delle normative di riferimento così come della giurisprudenza che ha affrontato l’argomento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione consente oggi di poter fare il punto della situazione sullo stato dell’arte, traendo importanti spunti di riflessione. In questa prima parte inquadreremo i fatti oggetto del procedimento penale e le contestazioni che sono state mosse a ciascun imputato, ognuno per quanto di sua competenza. Esamineremo infine la decisione che ha concluso il giudizio di primo grado mettendo in evidenza l’importanza del lavoro e delle risultanze delle consulenze tecniche espletate.  Nel prossimo numero esamineremo il procedimento avanti la Corte di Cassazione e i principi di diritto che la sentenza di terzo e ultimo grado ha sancito precisando presupposti e limiti delle diverse posizioni di garanzia di ciascuno degli imputati.

I fatti, le circostanze, i luogh ioggetti del procedimento penale
Da una parete rocciosa e strapiombante situata in un’isola turistica al largo delle coste laziali, si è staccato all'improvviso un masso sporgente che è caduto sulla spiaggia, nel punto in cui si trovava una scolaresca in gita. Due adolescenti sono stati colpiti e hanno trovato la morte. Il distacco ha interessato una parete costituita da materiale piuttosto friabile, data l'evoluzione vulcanologica dell’area, in corrispondenza della parte meridionale della spiaggia ad arco, dove l'arenile ha una profondità di circa cinque metri e la parete rocciosa è prossima alla linea di riva.  La superficie del distacco è assimilabile ad un triangolo, di base pari a circa dieci metri ed il volume misura circa dodici metri cubi.  Il distacco è stato provocato dalla concomitanza di fattori naturali: le caratteristiche deboli della roccia piroclastica, che deriva dalle attività effusive ed esplosive del vulcano, la friabilità del materiale roccioso, l'incidenza di fattori atmosferici sulle caratteristiche meccaniche e mineralogiche delle superfici esposte della roccia, la posizione aggettante della parete rocciosa, l'azione erosiva del mare. Le coste delle isole Pontine sono state in gran parte classificate dall'Autorità di Bacino della Regione Lazio tra le aree sottoposte a tutela per pericolo di frana nel Piano per l'Assetto Idrogeologico.  Alla naturale bellezza delle «falesie» fa da contraltare la pericolosità per la natura vulcanica della roccia, caratterizzata da bassi valori dei parametri geotecnici che ne determinano la progressiva demolizione attraverso il continuo arretramento per crolli successivi. Si tratta di fenomeno notoriamente attivo lungo la maggior parte del perimetro dell'isola ed è riconoscibile in quanto sono chiaramente visibili i resti dei precedenti crolli.  La parete interessata dal crollo del masso è, peraltro, particolarmente attiva in quanto da una posizione più alta in quota e più a sud, erano già avvenuti crolli di analogo volume. Nella sentenza di primo grado sono stati descritti analiticamente gli esiti delle consulenze tecniche e dell'esame degli esperti incaricati dal pubblico ministero e dalle difese di accertare quali fossero le cause del crollo, se la classificazione della zona in relazione al rischio idrogeologico fosse adeguata, se l'evento fosse prevedibile in relazione al contesto geomorfologico.

Il capo di imputazione e il rinvio a giudizio del sindaco
In esito alle indagini preliminari svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, è stato disposto il rinvio a giudizio del Sindaco in carica all’epoca del fatto e del Sindaco del precedente mandato, di un tecnico comunale e di un dirigente dell'ex Genio Civile di Latina. Particolare attenzione deve essere riposta sul contenuto del capo di imputazione, dettagliato e molto preciso. Queste in sintesi le contestazioni mosse: quanto al Sindaco in carica nel mandato precedente il fatto, quale responsabile del territorio comunale e dell'incolumità pubblica e al Sindaco in carica all’epoca dei fatti, oltre che al tecnico comunale, è stata contestata la colpevole omessa segnalazione del pericolo esistente sulla spiaggia, nonostante i precedenti distacchi di parete rocciosa nella medesima zona. In particolare essi omettevano di segnalare all'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio gli eventi franosi precedenti intervenuti in zona immediatamente prossima a quella ove si verificava l’incidente, nonostante avessero partecipato anche ad un’apposita conferenza dei servizi; la mancata trasmissione di dati e informazioni relative alla parete sovrastante la spiaggia, in violazione alla normativa di settore in materia, non avrebbe inoltre consentito ai membri dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che avrebbe comportato l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità che in concreto avrebbero consentito di impedire il tragico evento.
Al dirigente dell'ex Genio Civile competente veniva contestata la colpevole omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei Servizi convocata a seguito dell'evento franoso in precedenza verificatosi nonché la colpevole omessa informazione alla suddetta Autorità circa i lavori eseguiti sulla parete sovrastante la spiaggia, anche a seguito dell'ulteriore frana precedente il fatto; nonchè per avere omesso di far eseguire, contrariamente a quanto da lui stesso indicato nella conferenza dei servizi, la messa in opera di micropali di ancoraggio posizionati sia alla base della parete rocciosa, sia in verticale sulla parete stessa, in modo tale da creare dei punti precisi di ancoraggio per il posizionamento della rete metallica.  In conseguenza di tali omissioni, l'Autorità dei Bacini regionali del Lazio non era stata in grado di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che comportava l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità. Inoltre, sempre come conseguenza di tali omissioni, non era stata protetta con pali e rete metallica la parte sporgente della parete rocciosa, crollata in precedenza, contigua e sottostante a quella investita dall'evento franoso, circostanze queste che avrebbero in concreto impedito il tragico evento. In sintesi, agli imputati venivano contestate condotte tutte di natura omissiva. «Se avessero segnalato, se avessero operato, se avessero fatto eseguire… avrebbero impedito il verificarsi del tragico evento».

La sentenza di primo grado: tutti gli imputati sono colpevoli!
All'esito del giudizio di primo grado istruito con deposizioni testimoniali e peritali, il Tribunale competente ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di tutti gli imputati con l’obbligo in solido del risarcimento dei danni.
Quanto ai sindaci e al tecnico comunale il Tribunale, dopo aver descritto l'evento e l'esito dei primi rilievi e delle acquisizioni documentali presso il Comune e presso l'ex Genio Civile, ha esaminato analiticamente alcuni eventi franosi avvenuti in precedenza nonchè i lavori che ne erano seguiti nella zona del crollo, sottolineando che erano stati effettuati lavori di consolidamento «nella parte di terra, di roccia tufacea» distante pochi metri da quella poi crollata ed originati da precedenti crolli e smottamenti ed erano stati effettuati lavori che avevano interessato il manto stradale soprastante la zona del crollo, per il rifacimento della rete di raccolta delle acque piovane.  Il consolidamento non aveva riguardato la parete rocciosa sovrastante il tratto di mare e l'area destinata alla balneazione, per la quale non potevano escludersi modesti e locali crolli di materiale e dunque si invitava il Sindaco ad un più approfondito studio geologico di verifica.  Il Tribunale ha richiamato anche le richieste di interventi finalizzati all'abbattimento del rischio idrogeologico ed alla messa in sicurezza delle pareti rocciose nel Piano Regionale per la Difesa della Costa del Lazio e la deposizione del Comandante della locale Capitaneria di Porto che aveva parlato di effettiva pericolosità della zona interessata dai lavori stradali, poichè aveva visto aprirsi delle crepe sull'asfalto e non poteva quindi escludersi che la crepa fosse profonda all'interno, al punto da creare problemi alla stabilità della roccia ed imporre la messa in sicurezza della parete. Da mettere in evidenza è la circostanza che una parte significativa della motivazione della sentenza di primo grado è stata dedicata all'individuazione della condotta alternativa corretta che gli imputati avrebbero dovuto osservare.  Il Tribunale ha desunto, dall'esame dei consulenti tecnici che, in seguito alle frane precedenti si sarebbe dovuto ispezionare la parete rocciosa, fare misurazioni strutturali, prendere campioni di materiale, da parte di geologi o di ingegneri con specifica competenza tecnica. Tali accertamenti avrebbero consentito di risalire alle cause e valutare il possibile ripetersi dell'evento. La finalità di segnalare le frane all'Autorità di Bacino sarebbe stata, dunque, quella di avviare lo studio del sito, affidato ad esperti.  In ogni caso, si legge nella sentenza, il Sindaco, unitamente al Responsabile dell'ufficio tecnico, avevano erroneamente ritenuto con superficialità non scusabile che i lavori eseguiti con urgenza dall’ex Genio di Latina potessero considerarsi risolutivi, trascurando che uno studio del sito ed una valutazione sulla permanenza o meno di uno stato di pericolo fossero ancora necessari prima di eliminare il transennamento e riaprire la spiaggia all'uso pubblico «senza alcuna elementare cautela, neppure segnalando che era vietato sostare in prossimità della parete rocciosa per pericolo di crolli».

Il campanello d’allarme inascoltato di un precedente, simile evento
Inoltre il Sindaco ha ritenuto di non avere nulla da comunicare all'Autorità di Bacino e nulla da fare come massima autorità di Protezione Civile, preposta alla tutela della incolumità delle persone. Inutile quindi - secondo il suo irresponsabile apprezzamento, condiviso evidentemente dal responsabile dell’Ufficio Tecnico - partecipare alle Conferenze di Servizi, inviare segnalazioni sui lavori eseguiti e sullo stato dei luoghi, provvedere come invece era suo preciso dovere limitare ovvero interdire l'accesso alle zone di cui gli era ben nota la pericolosità.
Atteggiamento poi mutato dopo il tragico evento che ha avuto come conseguenza l'inserimento di tutta l'isola nelle zone ad alto rischio, cosa che poteva avvenire prima e che se non è avvenuto è solo per la colpevole e negligente omissione di chi era a ciò istituzionalmente preposto.  Se il Sindaco, consapevole della situazione di pericolosità e di rischio, avesse ascoltato il forte campanello d'allarme che gli veniva dal crollo precedente, di cui era a conoscenza, dal vicino crollo della strada sovrastante, avrebbe interagito con l'Autorità di Bacino, avrebbe messo in moto quel meccanismo, sin qui spiegato, necessario per ottenere i finanziamenti regionali e, nelle more, con comportamento attento e prudente che da lui si doveva esigere per i suoi doveri istituzionali, avrebbe potuto mettere almeno un cartello di segnalazione del pericolo in prossimità di quella parete di roccia, come poi ha fatto successivamente, per portare a conoscenza di tutti i cittadini la situazione del luogo e dimostrare la sua attenzione per la pubblica incolumità.
Questa è la condotta che si esigeva e la cui omissione integra il reato contestato.
Il Tribunale, nell'esaminare la posizione del Dirigente dell’ex Genio Civile di Latina il quale aveva indetto la Conferenza dei Servizi al fine di individuare la soluzione tecnica ed operativa più idonea alla eliminazione del pericolo di nuovi crolli e alla messa in sicurezza della strada, al fine di realizzare una definitiva sistemazione dei luoghi e consentire l'uso della spiaggia e della strada sovrastante in sicurezza, ha rilevato che l’imputato aveva individuato gli interventi da eseguire, ma non era stata prevista alcuna previa indagine sulle motivazioni del distacco e sui flussi dell'acqua.
I lavori furono infatti eseguiti sotto la direzione dell'imputato senza indagare le cause delle frane, non furono perfettamente corrispondenti agli interventi indicati nella Conferenza dei servizi nonostante fossero stati collaudati. L’imputato, pur nella consapevolezza che si trattasse di lavori eseguiti con procedura di "somma urgenza", per sua natura tendente a tamponare l'emergenza in difetto di analisi approfondite del fenomeno franoso, non segnalò i lavori eseguiti all'Autorità di Bacino, che avrebbe avuto istituzionalmente il compito di giudicare se detti lavori fossero adeguati, se avessero ridotto il rischio e, conseguentemente, di qualificare l'area come pericolosa.
Con riguardo all'elemento soggettivo del reato, ipotesi di colpa specifica sono state considerate l'omessa segnalazione dei precedenti eventi franosi all'Autorità di Bacino, l'omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei servizi, l'omesso riscontro all'invito a partecipare alla Conferenza programmatica predisposta dalla medesima Autorità dei Bacini. 
Sono state qualificate condotte caratterizzate da colpa generica, sempre di natura omissiva, il non aver apposto misure interdittive o segnali di pericolo in quella zona di spiaggia per impedire la circolazione delle persone, il non aver eseguito tutti gli interventi indicati dall'Ufficio dell'ex Genio Civile nella Conferenza dei servizi indetta dopo i primi crolli. Ci fermiamo al quadro fattuale sopra sintetizzato e alle condotte omissive sopra precisate che già consentono di fare riflessioni importanti sulla necessità di operare sempre con professionalità e attenzione qualificate, rinviando al prossimo numero l’analisi delle posizioni di garanzia assunte dagli imputati, la prudenza nelle scelte, l’esigenza delle valutazioni preventive e i limiti oltre i quali l’obbligo di tutelare l’incolumità pubblica viene meno.                                           n

 

Created: Mercoledì, 07 Febbraio 2018 09:30
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Tags: Osservatorio legale
 

Organizzato dalla Camera Civile del Piemonte e della Valle d’Aosta, si è svolto lo scorso dicembre a Torino un importante convegno sul tema «Sci, sicurezza e leggi: istruzioni per l’uso». Vi hanno partecipato giuristi, avvocati, addetti ai lavori, gestori di impianti sciistici, giornalisti, rappresentanti di organizzazioni sportive come la FISI e la FISIP: tutti impegnati a mettere in luce, con autorevoli contributi, tutti gli aspetti normativi a cui devono riferirsi la pratica dello sport invernale per eccellenza e gli operatori professionali delle stazioni invernali, protagonisti di un sistema che alimenta in modo sostanziale le economie di molti territori montani. Ancora una volta sono riemersi i temi fondamentali della sicurezza e della responsabilità dei gestori delle aree sciabili, le congruenze e le incongruenze che fanno del rapporto tra lo sci e il diritto un nodo ancora non del tutto sciolto

di Mauro Manassero

Il saluto del Presidente della Camera Civile
Avv. Alberto Del Noce

L’11 dicembre scorso, presso la prestigiosa sede del Teatro Regio di Torino, si è tenuto l’ormai consueto evento che ha per oggetto il confronto tra giuristi e professionisti della montagna circa le novità legislative che hanno riguardato il mondo dello sci, le interpretazioni e le applicazioni giurisprudenziali delle norme, il regime delle responsabilità dei gestori di impianti di risalita, gli obblighi degli utenti, le normative sulla sicurezza. Il Convegno, dal titolo «Sci, sicurezza e leggi: istruzioni per l’uso», è stato organizzato dalla Camera Civile del Piemonte e della Valle d’Aosta e si è svolto, per il primo anno, al di fuori del Palazzo di Giustizia, presso il quale si erano svolte le precedenti edizioni, ed ha visto la partecipazione, sia tra i relatori che nel pubblico, delle massime autorità giudiziarie, professionali, politiche ed imprenditoriali piemontesi.In particolare, a seguito dei saluti iniziali del Presidente della Corte d’Appello di Torino Dott. Arturo Soprano, dell’Assessore regionale allo sport della Regione Piemonte Giovanni Maria Ferraris, della Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino Avv. Michela Malerba (rappresentata dal Consigliere Avv. Maurizio Curti), e del Presidente della Camera Civile del Piemonte e della Valle d’Aosta Avv. Alberto Del Noce, si sono avvicendati sul palco, per la fase antimeridiana, le Presidentesse della seconda e della terza sezione civile della Corte d’Appello di Torino Dott.ssa Emanuela Germano Cortese e Dott.ssa Renata Silva, Andrea Colla quale vicepresidente della Federfuni ed il Presidente dell’ARPIET Giampiero Orleoni, gli avvocati Mauro Manassero, Guido Fracchia e Federico Schettini, che hanno affrontato i temi strettamente legati, da un lato, agli importanti riflessi economici della gestione impianti di risalita sull’economia delle valli alpine, e dall’altro, gli aspetti di diritto civile e penale legati alle responsabilità dei gestori ed ai processi volti all’accertamento. Particolarmente gradito dal pubblico è stato l’intervento conclusivo della mattinata che è stato dedicato, dagli Avv. Filippo Vallosio e Raffaele La Placa, alle attività della FISIP e, tra il pubblico, la presenza della Presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici Signora Tiziana Nasi, ha confermato l’attualità e l’importanza dell’argomento.

Il tema delle responsabilità,
da parte dei gestori e da parte degli sciatori
La fase pomeridiana, è stata introdotta dal Presidente FISI AOC Piero Marocco che ha informato gli astanti delle attività e dell’impegno della FISI nella diffusione della cultura dello sci e della montagna, con particolare riguardo alle attività agonistiche. Il direttore della Rivista Sciare Marco Di Marco ha invece proposto al pubblico un’interessante riflessione circa la difficoltà di conciliare il sentimento degli sportivi nello svolgere l’attività sciatoria quale espressione della massima libertà con la necessità, ormai sempre più stringente, di comunque delimitare tale ambito di libertà così che la pratica sportiva possa essere svolta nel rispetto degli altri e nell’osservanza dei principi di sicurezza.
A seguito degli interventi iniziali, si sono avvicendati al microfono la Dott.ssa Stefania Tassone, Presidente della quarta sezione civile del Tribunale di Torino, che a seguito dell’abolizione dei Tribunali di Susa e di Pinerolo assorbe la gran parte delle cause risarcitorie per sinistri sciistici piemontesi, e gli Avvocati Mauro Manassero, per i riflessi di carattere civilistico, Daniele Mazzoleni, per le responsabilità penali, e Maurizio Curti, per gli aspetti assicurativi sia con riferimento agli obblighi che gravano sui gestori degli impianti e sia con riguardo all’onere degli sciatori di dotarsi della polizza di responsabilità civile per i danni a terzi. Quest’ultimo intervento, inoltre, è stato completato con le puntuali precisazioni di Salvatore Mazza, assicuratore di una delle più grandi ed importanti stazioni sciistiche nazionali.
Infine, la sessione dei lavori si è conclusa con gli interventi del Ten. Col. degli Alpini Nicola Castelli, con il Consigliere regionale della Croce Verde per le squadre di montagna Gian Beppe Gatti, e con il consigliere regionale della Croce Rossa Alessandro Cogno che hanno, dapprima, esposto la storia, le funzioni e le attività dei rispettivi corpi, e poi hanno informato il pubblico circa i mutamenti che sono intervenuti negli anni in ordine alle tipologie di lesioni delle quali gli sciatori sono vittima.

Da sinistra: avv. Mauro Manassero,
Andrea Colla, Giampiero Orleoni,
Dott. Paolo Demarchi (Presidente del Tribunale di Cuneo)

Il tema della sicurezza
e la necessità di competenze per il rispetto delle leggi
Una particolare menzione spetta ai moderatori dell’evento Dott. Paolo Demarchi, Presidente del Tribunale di Cuneo, per la fase mattutina del convegno, e del Dott. Francesco Marino, giornalista della RAI, per la fase pomeridiana, che con i loro puntuali ed efficaci interventi e quesiti hanno perfettamente collegato tra loro gli interventi dei relatori, consentendo così che l’intero evento si sia svolto quasi fosse un unico e ben strutturato discorso. Il pubblico in sala, composto da professionisti del settore (Guardie forestali, gestori degli impianti, direttori piste, allenatori ed istruttori di sci, direttori di sci club e di scuole sci, ed altri ancora) ha molto gradito i contenuti delle relazioni ed ha chiaramente dimostrato che il sistema montagna ha una stringente necessità di gruppi di lavoro e di studio, composti dalle varie professionalità che sono coinvolte dagli aspetti di sicurezza e di accertamento delle responsabilità, che siano dedicati all’analisi delle norme ed alla loro interpretazione, così che l’attività sciistica possa sempre più esser svolta nel segno della legalità e nell’osservanza delle regole, poche ma necessarie, che assolvono al compito di consentire agli sciatori di praticare l’attività sportiva nella massima sicurezza auspicabile, senza eccessiva compromissione dell’intrinseca libertà che connota l’ambiente montano. L’evento ha potuto godere dell’accredito dell’evento presso l’Ordine degli Avvocati di Torino e presso la Scuola Superiore della Magistratura per l’attribuzione dei crediti formativi professionali obbligatori, così confermando l’attenzione del mondo giudiziario e giuridico al mondo dello sci. Tra i molti argomenti di grande interesse che sono stati trattati, merita d’esser segnalata l’esigenza, da tutti condivisa, di una miglior coordinazione delle normative regionali, ad esempio circa l’obbligo di utilizzo del casco per i giovani fino ai diciotto anni, circa la necessità del test alcolemico e tossicologico per gli sciatori coinvolti nei sinistri dai quali siano derivate lesioni gravi (art. 583 c.p.), circa l’obbligo di buona manutenzione delle attrezzature, principi questi che, per ora, sono previsti dalla sola legge regionale del Piemonte n. 2/2009, come aggiornata dalla l.r. n. 1/2017.

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
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Quali novità per la montagna

Il Senato ha approvato, in via definitiva, la Legge di bilancio 2017. Sono molti i provvedimenti importanti che interessano le aree montane e gli Enti locali. "Numerosi articoli della legge - evidenzia l'on. Enrico Borghi, Presidente nazionale Uncem - contengono misure per i territori, per le aree interne, per la pubblica amministrazione. Si tratta di scelte importanti fatte dal Governo e dal Parlamento nella legge di bilancio. Provvedimenti attesi da almeno due decenni che attendevano un compimento legislativo, finalmente arrivato".

Di seguito, la sintesi delle misure.

all'articolo 1, comma 344, è disposto l'esonero contributivo triennale, da riconoscersi nel limite massimo delle norme europee sugli aiuti de minimis, per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, con età inferiore a 40 anni, che si iscrivono per la prima volta alla previdenza agricola nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2017. L'esonero è stato esteso anche ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali con età inferiore a 40 anni iscritti nella previdenza agricola nel 2016 e le cui aziende sono ubicate nei territori montani e nelle aree svantaggiate;

sempre all'art. 1 si modifica il comma 3, nel quale, in relazione alla nuova disciplina di alimentazione e ripartizione del Fondo di solidarietà comunale stabilita dai successivi commi dell'articolo medesimo dal 2017 in poi, si stabilisce al capoverso 380-novies che i vigenti criteri di ripartizione del Fondo si applicano solo fino al 2016. L'emendamento esclude dalla nuova disciplina le risorse destinate alle unioni e fusioni di comuni, che pertanto continueranno ad essere erogate secondo gli importi e le regole ora vigenti. Si tratta in particolare del contributo di 30 milioni annui spettante alle unioni di comuni ai sensi del comma 10 dell'articolo 53 della legge n.388/2000, che ne indica anche i criteri di ripartizione tra gli enti interessati, nonché del contributo di 30 milioni di cui all'articolo 20 del decreto-legge n.95/2012, spettante ai comuni istituiti a seguito di fusione;

si aggiunge poi il comma 3-bis, nel quale, modificandosi l'articolo 20, comma 1-bis del decreto-legge n. 95/2012 suddetto si eleva dal 40 al 50%, a decorrere dal 2017, la quota del contributo straordinario commisurato ai trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010 a favore dei comuni che danno luogo alla fusione;

si aggiunge ancora il comma 9-bisil quale prevede che possono essere costituiti consorzi tra gli enti locali per la gestione associata dei servizi sociali, assicurando risparmi di spesa. Tale possibilità è concessa in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 186, lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che dispongono la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali;

innalzate per il 2017 le percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina prevedendo che le stesse non possano superare, rispettivamente, la misura del 7,7% e all'8% (art. 1, commi 45 e 46);

ripristinata l'agevolazione fiscale relativa ai trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali) (art. 1, comma 47);

istituito un fondo destinato a finanziare interventi riguardanti, tra l'altro, la difesa del suolo e il dissesto idrogeologico. Il fondo ha una dotazione di 1.900 milioni di euro per l'anno 2017, 3.150 milioni per l'anno 2018, 3.500 milioni per l'anno 2019 e 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032 (art. 1, comma 140). Gli investimenti finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico sono, altresì, considerati con priorità, nell'ambito delle norme di finanza pubblica per il rilancio degli investimenti, ai fini dell'assegnazione di spazi finanziari agli enti locali (art. 1, comma 492, lettera d), per il triennio 2017-2019, e alle regioni (art. 1, comma 499, lettera b). Nel corso dell'esame in sede referente, sono poi stati ulteriormente integrati e dettagliati i settori oggetto di finanziamento allo scopo di ricomprendere, oltre alla difesa del suolo e al dissesto idrogeologico, anche il risanamento ambientale e le bonifiche, e, nell'ambito delle infrastrutture, gli interventi relativi alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione. Tra le finalità del fondo è stata inoltre inserita, a seguito delle modifiche parlamentari, la soluzione delle questioni oggetto di procedure di infrazione europea sulla base delle modifiche approvate nel corso dell'esame in sede referente, alla messa in sicurezza e alla bonifica di siti inquinati ad alto rischio ambientale, individuati come prioritari per il loro rilevante impatto;

introdotta una disciplina volta a destinare, a partire dal 1° gennaio 2018, esclusivamente e senza vincoli temporali, i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni in materia edilizia a una serie di interventi, tra i quali l'acquisizione e la realizzazione di aree verdi;

inserito l'art. 11-bis, che prevede che i trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani, finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina, continuino a godere della agevolazione fiscale prevista dall'art. 9 del D.P.R. n. 601 del 193 (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali). A tal fine aggiunge tale fattispecie tra quelle richiamate dall'articolo 10, comma 4, del D.Lgs. n.23 del 2011, ai fini dell'esclusione dalla soppressione generalizzata di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie disposta dal medesimo comma 4;

prevista l'istituzione di un Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile destinato al rinnovo del parco autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, alla promozione e al miglioramento della qualità dell'aria con tecnologie innovative (art. 1, commi 613-615).

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Le proposte di modifica alla legge nazionale sulla sicurezza tornano di attualità. Come noto, già qualche anno fa erano state ventilate ipotesi di riforma e integrazione del testo di legge che disciplina la sicurezza in pista in Italia. I lavori non avevano avuto seguito in Parlamento e le modifiche erano rimaste lettera morta. Ora vi è nuovamente interesse a intervenire sul testo della legge quadro. Quali sono le motivazioni che portano a questa iniziativa? Quali sono gli obiettivi della riforma?
Dall’analisi delle proposte di modifica sorgono delle perplessità in ordine agli interventi al testo di legge che vengono suggeriti. In via preliminare, l’impostazione stessa della normativa, da molti definita «legge quadro» (atteso che introduce principi di sicurezza di carattere generale in capo ai gestori così come ai fruitori dell’area sciabile attrezzata, che sono poi le leggi regionali a dover recepire e concretizzare in prescrizioni da osservare) impone una essenzialità nell’enunciazione dei precetti che cozza contro il «dettaglio». Se il legislatore avesse voluto dare un’impostazione di altro tipo al testo di legge, avrebbe seguito un percorso diverso. Le leggi regionali potevano non esserci più e la struttura del corpo normativo avrebbe avuto tutt’altra impronta, con dettagli e specificazioni oggi del tutto assenti, proprio perché la normativa vigente è una legge che introduce «principi di sicurezza», poi recepiti e concretizzati dalle normative regionali. Le modifiche proposte sembra vadano a snaturare la filosofia dell’attuale legge in quanto verrebbe preteso l’inserimento di prescrizioni puntuali e una regolamentazione dettagliata di alcune situazioni che in una legge quadro non dovrebbero trovare ingresso. Venendo al dettaglio riportiamo di seguito alcuni dei passaggi più rilevanti delle proposte di modifica relativi alla prima parte del testo normativo (quello contenente obblighi e prescrizioni che vedono destinatari i gestori)  rimandando ad un prossimo numero l’analisi delle modifiche proposte con riferimento alle regole di condotta dello sciatore.

Modifiche all’art.1 dal titolo
«Finalità e ambito di applicazione della presente legge»
«La presente legge - anche al fine di consentire il libero accesso degli sport da discesa e da fondo alle persone diversamente abili - detta norme in materia di sicurezza nella pratica agonistica e non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo, compresi i princìpi fondamentali per la gestione in sicurezza delle aree sciabili, favorendo lo sviluppo delle attività economiche nelle località montane, nel quadro di una crescente attenzione per la tutela dell’ambiente».
Pienamente condivisibile il diritto di poter praticare gli sport invernali da parte delle persone diversamente abili che è peraltro espressione di un principio di parità sociale che è già proprio della nostra società, senza che debba essere rimarcato in ogni normativa di settore. Se la modifica venisse recepita, tutti i comprensori, nessuno escluso, dovranno necessariamente adeguarsi ai nuovi standard organizzativi, gestionali e logistici, avendo l’obbligo di garantire il facile accesso così come l’utilizzo in sicurezza di piste e impianti con importanti investimenti. Quanto all’integrazione «agonistica», ad una prima analisi pare improprio estendere l’applicabilità della legge n.363/2003 anche alla pratica «agonistica» degli sport invernali. Come noto l’approccio alla discesa dell’atleta è totalmente diverso da quello del turista. L’obiettivo è sempre quello di percorrere la discesa mettendoci il minor tempo possibile.  Come si concilierebbero tutte le norme che disciplinano il comportamento dello sciatore che deve essere prudente, che deve rallentare in prossimità dei dossi, delle strettoie, dei cambi di pendenza, ecc., con la natura insita nell’agonista che deve invece superare «il limite» per migliorare la propria prestazione? C’è già un regolamento federale dettagliato che disciplina le regole di comportamento e di sicurezza in ambito agonistico, emanato dalla Federazione Italiana Sport Invernali. La legge quadro ha poco se non nulla a che vedere con gare e allenamenti.

Modifiche all’art.2 dal titolo:
«aree sciabili attrezzate»
Viene suggerita l’integrazione del testo con l’ulteriore comma:
«L’idoneità tecnica di tali aree (quelle riservate agli allenamenti e gli snowpark ndr) è verificata da un responsabile individuato dai gestori».
Meglio sarebbe stato sopprimere il richiamo al numero minimo di piste e impianti (almeno 3 piste e 3 impianti per le aree riservate agli allenamenti e 20 piste servite da almeno 10 impianti per gli snowpark) che non ha ragione alcuna di esserci e nessuno ha mai capito perché sia stato introdotto. Anche il rimando al Comune territorialmente competente per individuare le aree riservate agli allenamenti così come gli snowpark non pare abbia utilità alcuna se non quella di appesantire adempimenti e burocrazia per conformarsi alla legge. Meglio che sia il gestore direttamente, come è sempre stato prima dell’entrata in vigore della legge nazionale, a individuare le piste più adatte per gli allenamenti così come le aree migliori per la realizzazione di uno snowpark che sempre comunque si trovano all’interno dell’area sciabile attrezzata.

Modifiche all’art. 3 dal titolo:
«obblighi dei gestori»
Comma 1: «I gestori delle aree individuate ai sensi dell’articolo 2 assicurano agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo  sulla base dei principi stabiliti dalla legge e dei criteri e requisiti stabiliti dalle regioni, in conformità alla legge alla messa in sicurezza delle piste apponendo la segnaletica di cui alle norme UNI e all’individuazione dei soggetti cui spetta la direzione delle piste medesime, nonché rimuovendo, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, gli ostacoli per l’esercizio dell’attività sciistica da parte delle persone portatrici di handicap e migliorando l’accessibilità e la fruibilità delle strutture sportive e dei servizi connessi, da parte di tali soggetti».
Le integrazioni paiono essere ridondanti in quanto vi sono già previsioni di legge – il Decreto Ministeriale 20/12/2005 – e richiami espressi alla segnaletica UNI.
Anche il nuovo richiamo all’obbligo di eliminazione delle barriere architettoniche appare appesantire il testo di legge sia perché le normative in materia sono già vigenti sia per il richiamo generale giaà introdotto all’art.1 come prima visto.

Comma 2: «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 21, i gestori sono altresì obbligati ad assicurare il soccorso e il trasporto a valle degli infortunati lungo le piste. Il personale individuato dal gestore per i compiti di cui al punto precedente è composto da soggetti in possesso della qualifica e abilitazione da parte dei soggetti competenti. I requisiti minimi di formazione e delle dotazioni e attrezzature del personale del servizio di soccorso sono individuati con specifico decreto attuativo. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e  deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili».
La proposta di modifica è di particolare portata perché prevede che il personale addetto al soccorso e al trasporto a valle degli infortunati debba essere in possesso della qualifica e abilitazione rilasciata dai soggetti competenti. Sul punto solo la Regione Valle d’Aosta e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno normative «dedicate», con previsione di personale che deve essere formato e sempre aggiornato.
Si tratterà di verificare come il legislatore intende dare concreta attuazione alla previsione di legge, con la speranza, se la modifica verrà recepita, che non ci sia un vuoto normativo che duri anni come accaduto in passato, ad esempio per la determinazione delle sanzioni da comminare in caso di violazione delle norme di comportamento dello sciatore. Viene previsto che il futuro decreto attuativo provveda anche alla determinazione dei requisiti di formazione e delle dotazioni di cui dovranno disporre i soggetti preposti all’attività di soccorso ma si richiede anche che vengano specificate le attrezzature e gli equipaggiamenti necessari e idonei allo svolgimento dell’attività di soccorso, i compiti per recuperare rapidamente e con perizia professionale le persone infortunate sulla pista, effettuare gli interventi sanitari di primo soccorso e trasportare l’infortunato fino a consegnarlo agli ordinari servizi di soccorso, a valle, le modalità di verbalizzazione dei rapporti di intervento e la loro trasmissione al gestore e agli organi regionali competenti. Vi è anche un nuovo richiamo alla disabilità, sia con riferimento all’obbligo di segnalazione della presenza di eventuali impianti non accessibili agli sciatori diversamente abili così come la previsione che vi sia personale addetto al soccorso con specifico addestramento per l’intervento di soccorso degli sciatori disabili in caso di incidente.

Comma 3 Bis: «I gestori individuano, in prossimità dell'area sciabile, tenuto conto della conformazione e dell'ampiezza dei luoghi, nonché delle esigenze dell'attività di elisoccorso, apposite aree destinate all'atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati».
Corretta la previsione di individuare una zona destinata all’atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati anche se tale compito appare già essere ricompreso tra gli obblighi che facevano capo ai gestori nel vecchio testo.

Comma 4: «Tutti i Comuni ove hanno sede le stazioni sciistiche hanno l’obbligo di dotarsi   di canale radio di emergenza montana transfrontaliero europeo, nella banda VHF, per chiamate di emergenza radio: il canale E (PER “Canale di emergenza”) noto anche come: “Canale di emergenza 161.300 MHz”. Tale canale s’intende utilizzarlo sul modello di quello in uso in mare, la cui frequenza è 156,8 MHz Canale 16 per tutte le chiamate di soccorso che, come quello marino, non includono le conversazioni del 118 che riportano dati sensibili».
Interessante la previsione di individuare un canale radio di emergenza montana. Ancor meglio, come già in essere per il diporto nautico con l’ormai famoso numero blu «1530», potrebbe essere l’istituzione di un numero «bianco» di telefono unico di riferimento, cui tutti possono accedere agevolmente in caso di necessità.

Comma 5: «Alla luce di quanto disciplinato nella delibera 1525 della Giunta Provinciale di Bolzano, l’obbligo di dotazione dei defibrillatori è trasferito dalle associazioni sportive ai proprietari degli impianti per quanto riguarda l’acquisizione, l’installazione e il monitoraggio degli stessi».

Comma 6:  «I gestori degli impianti sono tenuti a informare tutti i soggetti che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti (atleti, spettatori, personale tecnico, ecc) della presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalità ritengano utile (video, incontri, riunioni)».
Condivisibile la previsione di dotare di un defibrillatore tutte le società di gestione. Ribadiamo anche in questo caso che disporre di un defibrillatore anche in assenza di una espressa previsione di legge e già necessario per tutti i gestori come regola di perizia e diligenza nel rispetto di quella che è stata la recente evoluzione dello stato dell’arte in materia di primo soccorso.

Modifiche all’art.4 dal titolo:
«Responsabilità civile dei gestori»
Comma 3bis: «È fatto obbligo ai gestori di richiedere agli utenti, all'atto della vendita del titolo di transito, l'acquisto, di una polizza assicurativa per la responsabilità civile per i danni provocati a persone o a cose nella pratica degli sport invernali di discesa, e per il finanziamento di un fondo di garanzia per le vittime di incidenti sciistici nonché di assicurarne adeguata pubblicità»
L’inserimento di questo comma parrebbe avere l’obiettivo di introdurre la polizza assicurativa per la responsabilità civile come obbligatoria anche in capo agli sciatori. Premesso che c’è una forte corrente contraria all’introduzione della polizza assicurativa obbligatoria e considerato che questa previsione dovrebbe se del caso essere inserita nel capo terzo della legge essendo destinatario lo sciatore e non il gestore, rimane senza risposta la domanda sulla quale molti esperti in materia si sono già interrogati. Su chi deve gravare il costo copertura assicurativa per la responsabilità civile obbligatoria? Vi è da riflettere attentamente su questa integrazione e correlare l’obiettivo che si vuole raggiungere anche all’eventuale abrogazione dell’articolo 19 che ha introdotto sin dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza il principio della presunzione del concorso di colpa in caso di collisione fra sciatori.

Comma 3ter: «Con accordo tra il Governo, le regioni e gli enti locali, con la Federazione sportiva nazionale competente in materia di sport invernali riconosciuta dal CONI (FISI)  da concludere in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definiti i parametri per la valutazione delle condizioni minime di sicurezza delle piste. I comprensori sciistici che adottano tutte le misure di sicurezza ivi previste possono richiedere l'inserimento in una lista di piste sicure con "bollino azzurro". Con legge dello Stato e nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di stato, verranno previsti incentivi economici o sgravi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza delle piste o per il mantenimento delle stesse».
L’integrazione potrebbe essere «a doppio taglio». Bene che le piste sicure che siano etichettate con il «bollino azzurro» ma per tutte le altre, nel momento in cui si verifica un incidente, si potrebbe quasi configurare una sorta di responsabilità oggettiva del gestore: la pista non aveva il bollino azzurro e quindi era una pista pericolosa sulla quale non doveva essere consentito il transito degli sciatori.  Attenzione a dare seguito all’iniziativa che sotto il profilo burocratico creerebbe certamente anche difficoltà operative, quantomeno nel breve-medio periodo.

Modifiche all’art.5 dal titolo:
«Informazione e diffusione delle cautele
volte alla prevenzione degli infortuni»
Comma 3bis: «I gestori provvedono altresì ad esporre quotidianamente i bollettini sui rischi valanghe emessi dagli organi competenti»
Certamente l’esposizione dei bollettini sui rischi valanghe alle casse piuttosto che in altri punti di visibilità è informativa di grande utilità. È  bene ricordare comunque che la responsabilità del gestore ha come confine il limite dell’area sciabile attrezzata e, come ben precisato dall’articolo 17 della legge sulla sicurezza, il concessionario non è responsabile degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi.

Modifiche all’art.6 dal titolo:
«segnaletica»
L’articolo viene integrato con l’espresso richiamo al decreto ministeriale del 20 dicembre 2005 avente ad oggetto le nuove norme e la segnaletica sulle piste di sci. Si vorrebbe demandare ai Comuni che non abbiano partecipazioni nelle società di gestione degli impianti o, in caso contrario, alle Regioni o ad altro ente dalle stesse delegato, la verifica dell’adempimento degli obblighi relativi alla segnaletica da parte dei gestori. Si segnala, a riguardo, che la legge nazionale, all’articolo 21, già prevede quali fossero i soggetti competenti per il controllo dell’osservanza delle disposizioni di sicurezza talchè la modifica appare ridondante.

Modifiche all’art.7 dal titolo:
«Manutenzione e innevamento programmato»
«I gestori possono individuare alcune piste o tratti di pista da lasciare non battuti indicandoli con apposita segnaletica».
L’integrazione è di particolare interesse ed efficacia concreta perché in aderenza ai più recenti orientamenti di alcune stazioni invernali italiane – mutuati da esperienze già consolidate all’estero – che favoriscono la pratica dello sci in neve fresca, senza dover necessariamente allontanarsi dall’area sciabile attrezzata che di per sé fa parte del comprensorio ed è quindi continuativamente monitorata e preservata dal pericolo di distacco valanghe. Oltre a ciò, lo sciatore e le sue scelte vengono portate al centro dell’attenzione. Lui solo, come comunque dovrebbe sempre essere, previa adeguata informativa, deve essere in grado di decidere se ha le capacità di percorrere in sicurezza una discesa non preparata, affrontando imprevisti e una conformazione del manto nevoso certamente differenti rispetto ai “tappeti bianchi” cui negli ultimi anni ci siamo abituati. Anche sotto il profilo dell’accertamento delle responsabilità in caso di incidente su piste non battute l’approccio muterebbe radicalmente.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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La normativa nazionale che dal 2003 regola i comportamenti, i doveri e i diritti sia dei gestori delle skiarea che dei loro utenti in materia di sicurezza sulle piste da sci chiedeva da tempo di essere «riformata» dopo aver mostrato nella sua applicazione numerose lacune, incongruenze, contraddizioni. Dopo un precedente tentativo andato in fumo a livello parlamentare, il tema torna d’attualità: la legge va modificata e aggiornata ma come? Dopo aver iniziato la valutazione delle proposte in campo su un precedente numero di pM, il nostro collaboratore ritorna tra gli articoli del testo per scoprire che qualche modifica è buona e opportuna, qualcun’altra è cattiva e controproducente. Buono, ad esempio, il principio di inserire le responsabilità dello sciatore e «gli obblighi di prudenza nel comportamento»; cattivo, ad esempio, il mantenimento del «concorso di colpa» in caso di collisione


di Marco Del zotto
Avvocato e Maestro di Sci
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Riprendiamo l’esame sulle proposte di modifica alla legge 363 del 2003 (Normativa nazionale sulla sicurezza sulle piste da sci) che aavevamo avviato sul numero 139 (novembre/dicembre 2016) di «professione Montagna» affrontando gli articoli che regolamentano le norme di comportamento dello sciatore a partire all’obbligo di utilizzo del casco. L’intento è quello di stimolare la riflessione sulla effettiva efficacia delle modifiche proposte in relazione all’obiettivo che il legislatore si prefigge di raggiungere, quello di migliorare la sicurezza delle aree sciabili attrezzate.

Modifiche all’art.8 dal titolo
«Obbligo di utilizzo del casco protettivo per i minori di anni diciotto»
1. Nell’esercizio della pratica dello sci alpino e, dello snowboard e dello sci alpinismo nella fase di eventuale discesa in un’area sciabile attrezzata è fatto obbligo ai soggetti di età inferiore ai diciotto anni di indossare un casco protettivo conforme alle caratteristiche di cui al comma 3.
2. Il responsabile della violazione delle disposizioni in tema di utilizzo del casco di cui al comma l e di cui all'articolo 2, commi 4, 4-bis e 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 30 euro a 250 euro.
Appare francamente sovrabbondante la puntualizzazione dell’estensione dell’obbligo anche allo sci alpinista che compia la fase di discesa all’interno dell’area sciabile attrezzata, sul presupposto che colui che calza gli sci ai piedi non può che essere definito sciatore a tutti gli effetti.

Modifiche all’art.9 dal titolo «Velocità» al titolo «Velocità e obblighi
di prudenza nel comportamento»    
1. Gli sciatori devono tenere una condotta che, in relazione alle caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non costituisca pericolo per l’incolumità altrui e non provochi danni.
2. La velocità deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimità di fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità o di affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti.
2-bis. Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento specifico di prudenza, diligenza e attenzione adeguati alla propria capacità, al tipo di pista, alla segnaletica e alle prescrizioni di sicurezza esistenti, nonché alle condizioni generali della pista, alla libera visuale, alle condizioni meteorologiche e all'intensità del traffico.
Più che condivisibile rimarcare la centralità della condotta dello sciatore in un’ottica di miglioramento della sicurezza dell’area sciabile attrezzata.
Ciò che ancora viene omesso, nonostante la proposta di modifica, è che la condotta deve essere tale da non mettere in pericolo non solo l’incolumità altrui ma, prima di tutto, l’incolumità propria.

Modifiche all’art.10
dal titolo «Precedenza»
1.Lo sciatore a monte, che ha la possibilità di scegliere il percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle, garantendo, per quanto possibile, la precedenza agli sciatori disabili.
Il «vecchio» art.10 riportava pedissequamente il contenuto dell’art.3 del Decalogo dello sciatore. La modifica che motiva l’obbligo di dare la precedenza – «che ha la possibilità di scegliere il percorso» – è per certi versi limitativa. La precedenza deve essere data indipendentemente dalla possibilità di scelta del percorso. Il richiamo agli sciatori disabili pare eccessivo perché sta in sé che la precedenza deve essere loro data. Se l’intento invece era quello di prevedere la precedenza sempre a favore di tutti gli sciatori disabili, senza distinzione “monte-valle”, il testo non brilla certo per chiarezza.

Modifiche all’art.11
dal titolo «Sorpasso»
1. Lo sciatore che intende sorpassare un altro sciatore deve assicurarsi di disporre di uno spazio sufficiente allo scopo e di avere sufficiente visibilità.
2. Il sorpasso può essere effettuato con sufficiente spazio e visibilità sia a monte sia a valle, sulla destra o sulla sinistra, ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.
L’inciso inserito non modifica il contenuto dell’articolo.

Modifiche all’art.12
dal titolo «Incrocio» al titolo «Immissioni e incrocio»
“Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo le indicazioni della segnaletica”
• La modifica assume importanza massima nella regolamentazione delle immissioni. Se la precedente formulazione prevedeva una precedenza “indistinta” a favore degli sciatori che provenivano da destra, anche in caso di immissioni, a meno che non venisse apposta diversa segnaletica da parte del gestore, con la modifica proposta “ritorna” ad avere giustamente precedenza lo sciatore che percorre la pista principale.

Modifiche all’art.13
dal titolo «Stazionamento» al titolo «In sosta»
Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessità, nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgomberare la pista al più presto possibile.
Condivisibile la modifica al testo proposta.

Modifiche all’art.15
dal titolo «Transito e risalita»
1. È vietato percorrere a piedi e con le ciaspole le piste da sci, salvo i casi di urgente necessità procedendo soltanto ai bordi delle stesse.
2. Chi discende la pista senza sci deve tenersi ai bordi delle piste, rispettando quanto previsto all’articolo 16, comma 3.
3. In occasione di gare è vietato agli estranei sorpassare i limiti segnalati, sostare sulla pista di gara o percorrerla.
4. La risalita della pista da sci è ammessa solo previa autorizzazione del gestore dell’area sciabile attrezzata o in mancanza di tale autorizzazione solo per casi di urgente necessità. Qualora consentita (anche a fronte di corrispettivo) deve avvenire ai bordi della pista (entro e non oltre la distanza di un metro a partire dal margine esterno prescelto dal gestore), avendo cura di evitare rischi per la sicurezza degli sciatori e rispettando le prescrizioni di cui alla presente legge, nonché quelle adottate dal gestore dell’area sciabile attrezzata. Tale possibilità deve essere evidenziata da appositi cartelli segnaletici ed è in ogni caso limitata agli orari di funzionamento degli impianti.
Le ciaspole già con il vecchio testo non potevano essere qualificate «sport della neve» talchè ne era vietato l’utilizzo all’interno dell’area sciabile attrezzata. Ben venga comunque l’esplicitazione. Il comma 4 tratta della risalita con gli sci ai piedi. Appare di difficile individuazione «il margine esterno prescelto dal gestore» per determinare la distanza di un metro entro cui poter risalire.

Modifiche all’art.16
dal titolo «Mezzi meccanici»
1. È inibito ai mezzi meccanici (ad es. motoslitte) l’utilizzo delle piste da sci, salvo quanto previsto dal presente articolo.
2. I mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti possono accedervi solo fuori dall’orario di apertura, salvo i casi di necessità e urgenza e, comunque, con l’utilizzo di appositi congegni di segnaletica luminosa e acustica.
3. Gli sciatori, nel caso di cui al comma 2, devono dare la precedenza ai mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti e devono consentire la loro agevole e
rapida circolazione.
Nessuna modifica sostanziale.

Modifiche all’art.17 dal titolo
«Sci fuori pista e sci-alpinismo»
1. Il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi. Il gestore dell’area sciabile attrezzata, qualora le condizioni generali di innevamento ed ambientali lo consentano e senza alcuna presunzione di responsabilità a suo carico in merito agli incidenti che possono verificarsi, potrà destinare degli specifici percorsi per la fase di salita nella pratica dello sci alpinismo. Tali percorsi dovranno essere segnalati con idonei cartelli al fine della miglior tutela di tutti i fruitori
2. I soggetti che praticano lo sci-alpinismo e utilizzano le ciaspole devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso (ARTVA), di pala e sonda tutti omologati secondo la normativa vigente. 
Più che corretta l’eliminazione dell’inciso «laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe» perché contrario agli insegnamenti di montagna e al comune buon senso. Sta bene l’introduzione della previsione di individuare percorsi di risalita per coloro che praticano lo sci alpinismo così come l’introduzione espressa dell’obbligo di utilizzo di pala, sonda e artva per gli scialpinisti. L’interpretazione letterale del testo fa sì che ne rimangano esentati gli sciatori che praticano il fuoripista.

Modifiche all’art.18 dal titolo
«Ulteriori prescrizioni per la sicurezza e sanzioni»
1. Le regioni e i comuni possono adottare ulteriori prescrizioni per garantire la sicurezza e il migliore utilizzo delle piste e degli impianti.
2. Fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalle disposizioni delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano per condotte diverse da quelle sanzionate dalla presente legge, i responsabili della violazione delle disposizioni di cui agli articoli 9, 10, 11, 12, 13, 15 e 16 sono assoggettati alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 50 euro a 400 euro.
Viene introdotta la previsione di una sanzione per le violazioni delle regole di comportamento dello sciatore.

Art.19 dal titolo «concorso di colpa» – nessuna modifica
1. Nel caso di scontro tra sciatori, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno di essi abbia concorso ugualmente a produrre gli eventuali danni.
Dispiace rilevare che non sono previste modifiche a tale articolo. Ogni sciatore, da quando calza gli sci ai piedi, rimane così ancora esposto personalmente all’obbligo di dover corrispondere il 50% dei danni subiti dall’altro sciatore, in caso di collisione, se non riesce a dimostrare di essere esente da responsabilità. Prova non facile da assolvere, come noto, sulla neve.

Modifiche all’art.21 dal titolo
«Soggetti competenti per il controllo»
1. Ferma restando la normativa già in vigore in materia nelle regioni, la Polizia di Stato, il Corpo forestale dello Stato (da eliminare), l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza, nonché i corpi di polizia locali, nello svolgimento del servizio di vigilanza e/o soccorso nelle località sciistiche, provvedono al controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui alla presente legge e a irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti.
1-bis. Ai fini del migliore esercizio dei servizi di vigilanza e soccorso nelle aree di sci alpino possono essere stipulate convenzioni fra i gestori e i soggetti di cui al comma 1. In assenza dei soggetti di cui al comma 1 i gestori delle aree assicurano l'esercizio delle funzioni di vigilanza e soccorso, mediante convenzione con i soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 deputati allo svolgimento di tali mansioni. 
2. Le contestazioni relative alla violazione delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 1, avvengono, di norma, su segnalazione di maestri di sci.
Sta bene la precisazione sulla necessaria stipulazione di convenzioni per la regolamentazione del servizio di vigilanza e soccorso. Soprattutto il primo è quanto mai necessario con finalità di prevenzione.

Proposta di aggiunta dell’art.24
dal titolo «Giornata internazionale delle Montagne»
Nell’ottica di sensibilizzare e creare maggior consapevolezza nell’opinione pubblica sul valore delle montagne anche in riferimento alla sicurezza nella pratica degli sport invernali viene recepita, a livello nazionale, l’istituzione della “Giornata internazionale delle montagne” fissata dall’ONU nella giornata dell’11 dicembre di ogni anno. In occasione di tale ricorrenza verranno proposte diversi eventi e iniziative condivise dall’intero comparto montano sotto l’egida delle istituzioni preposte.
Sta bene l’istituzione «ex lege» della giornata delle Montagne purchè ne seguano iniziative forti volte a sostenere in concreto il comparto.

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L’Europa in pista
con lo sci…in regola

Si è svolta a Bormio lo scorso dicembre l’ottava edizione del Forum Giuridico Europeo della neve, l’ormai tradizionale convegno valtellinese che mette a confronto le legislazioni che regolamentano gli sport di montagna nei diversi paesi della Unione Europea. Dai numerosi e qualificati interventi è emersa soprattutto l’esigenza di uniformare il più possibile le normative nazionali anche per quanto riguarda la pratica dello sci perché anche sulla neve passa il processo di integrazione europea

Regole condivise, regole razionali, regole uguali per tutti. Si può sintetizzare così il messaggio che fin dalle sue origini ha lanciato il Forum giuridico europeo della neve, l’importante congresso che riunisce in Valtellina giuristi e professionisti specializzati nei problemi legati alla montagna e agli sport invernali. Lo scopo è duplice. Il primo: mettere a confronto le diverse legislazioni nazionali dei paesi membri della Ue in modo da coglierne la specificità legata al territorio, con le sue particolari esigenze e le sue culture. Secondo: richiamare l’attenzione dei legislatori sulla necessità di adottare – laddove è possibile – leggi comuni, così come si è fatto per il codice della strada. Tanti i temi affrontati,come la responsabilità di chi organizza le gare dilettantesche, la circolazione delle motoslitte sui campi da sci, il soccorso in elicottero, il ruolo della polizia di Stato, il doping negli sport invernali… Ad alternarsi al tavolo del congresso, sotto la guida del presidente de convengo Carlo Bruccoleri, sono i più autorevoli esperti europei in questo settore, fra cui Ignacio Arroyo e Federico Fernández de Buján (Spagna), Michel Bailly (Francia), Heinz Walter Mathys (Svizzera), Tanja Marušič (Svizzera), Pieter De Tavernier (Olanda) e Herbert Gshöpf (Austria). Quest’ultimo in particolare, assente nelle ultime due edizioni, è un felice ritorno, sia per la sua autorevolezza di studioso sia per l’importanza dell’Austria per l’industria degli sporti invernali. A essi si sono affiancati gli italiani Waldemaro Flick, Jacopo Tognon, Marisella Chevallard, Paolo Della Torre, Marco Del Zotto, Tino Palestra, Lina Musumarra, Mario Ulisse Porta, Paride Gianmoena, Ettore Tacchini, Annibale Salsa, Lucia Gizzi ed Elvira Antonelli. Nato nel 2005 sull’onda dei Mondiali di sci alpino tenutisi quell’anno in Valtellina, il Forum Giuridico Europeo della Neve ha cambiato la sua cadenza nell’ultimo decennio da annuale a biennale. Ma rimane un evento unico nel suo genere, che ha suscitato un crescente interesse fra gli addetti ai lavori. La ragione? Il Forum va a toccare i punti nevralgici dell’industria turistica. È chiaro infatti che la globalizzazione e le nuove discipline sportive diffusesi negli ultimi anni suscitano nuove sfide per gli operatori della montagna: i turisti e gli appassionati, per esempio, si spostano da una località all’altra ma non è detto che conoscano le regole vigenti in quel determinato luogo. A conferma dell’importanza internazionale del convegno è da ricordare che la sua partecipazione da parte di avvocati e praticanti dà diritto a sei crediti formativi. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Forum http://www.bormioforumneve.eu dove, oltre al programma dettagliato del 2016, è possibile consultare e scaricare le relazioni e i documenti delle passate edizioni.      

 

Tutti i relatori, tutte le relazioni
di un confronto ad alto livello

Prof. Pieter DE TAVERNIER (Olanda)
Professore Associato di Diritto Civile, Università di Leiden:
«La colpa del danneggiato - in ambito sportivo - in Europa e negli Stati Uniti di America: convergenze e divergenze»
Dr. Annibale SALSA, Antropologo, già Presidente Nazionale del CAI, «Neve e turismo alpino. Mutamenti di percezione culturale»
Avv. Waldemaro FLICK, Componente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur:  «Sulle problematiche concernenti la circolazione delle motoslitte sui campi da sci nonché  sulle strade e sui terreni  innevati»
Dr. Carlo BRUCCOLERI, Presidente On. Agg. della Corte di Cassazione:   «Sui profili di responsabilità nell’organizzazione di gare sciistiche del cosiddetto “agonismo minore”»
Avv. Marisella CHEVALLARD, Consulente del Collegio dei Maestri di Sci della Val d’Aosta e dell’Associazione Direttori di Pista e Pisteurs secouristes di Aosta: «Improvvisarsi organizzatori di eventi di Coppa del Mondo tra difficoltà e assunzione di responsabilità»
Prof. Ignacio ARROYO (Spagna), Professore di Diritto Commerciale dell’Università Autonoma di Barcellona: «Il doping nel ciclismo e nello sci: il caso "Operación Puerto”»
Prof. Federico Fernández de BUJÁN (Spagna),  Ordinario di Diritto Romano e Direttore di Dipartimento della Facoltà Giurisprudenza UNED di Madrid: «La montagna nei testi classici. Il rischio nei testi giurisprudenziali»
Avv. Lina MUSUMARRA,  Professore a contratto di Diritto dello Sport, Università Luiss, Roma:  «La gestione del rischio nelle aree sciabili attrezzate: l'efficacia scriminante della delega di funzioni»
D.ssa Lucia GIZZI, Giudice amministrativo: «L’affidamento del servizio di trasporto a  fune, alla luce della Direttiva 2014/23/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, della legge n. 11 del 2016 e del d.lgs. n. 50 del 2016»
Avv. Marco DEL ZOTTO,  Presidente del Collegio Maestri di Sci della Regione Friuli Venezia Giulia: «La responsabilità da contatto sociale in ambiente montano»
Marwin GSCHÖPF (Austria), Expert for Skiing and Snowboarding: «Metodologia di ricostruzione degli incidenti sciistici»
Avv. Michel BAILLY (Francia), Docente di Diritto internazionale presso lo I.U.P. di Chambery - Università della Savoia: «Sicurezza e risarcimento, Dalla responsabilità per colpa penale o civile alla presunzione di responsabilità. Esperienze a confronto e evoluzione giurisprudenziale»
Avv. Heinz Walter MATHYS (Svizzera), Rechtsanwalt, Président d'honneur de la SKUS: « La responsabilità contrattuale per le operazioni di ricerca di persone che si suppone possano essere rimaste travolte da  valanghe  provocate  da sciatori fuori-pista o da freerider che, incuranti dei segnali di avvertimento, affrontino pendii  esposti al rischio  di valanghe, causandone il distacc»
Dr. Tino PALESTRA, Presidente Sezione Gip/Gup del Tribunale di Bergamo: «Libertà e sicurezza nella montagna invernale»
Avv. Ettore TACCHINI, Presidente Emerito dell’Ordine Avvocati di Bergamo, già componente del CNF: «Evoluzioni sulle piste e evoluzione della giurisprudenza in tema»
Prof. Jacopo TOGNON, Direttore di programma del Football Law Programme della UEFA: «Sport e Unione Europea dieci anni dopo la sentenza “Meca Medina”: verso un diritto europeo della neve?»
Avv. Mario Ulisse PORTA, già Presidente dell’ Ordine Avvocati di Sondrio: «Il fenomeno dell’abusivismo nell’esercizio delle professioni della montagna»
Dott. Paolo DELLA TORRE, Direttore Dipartimento Emergenza di Alta Specialità Urgenza ed Accettazione Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) della Valtellina e dell'Alto Lario: «Elisoccorso: nuove possibilità di estensione delle attività di soccorso ex Regolamento UE n. 965/2012»
D.ssa Elvira ANTONELLI, Sostituto Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale di Sondrio: «La pratica del freeride: prassi, criticità e conseguenze»
Avv. Tanja MARUŠIC (Slovenia): «La nuova legge slovena sulla sicurezza sulle piste da sci - L’impotenza degli esperti e il conflitto di interessi».

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Le responsabilità organizzative
nel cosiddetto «agonismo minore»


Dr. Carlo Bruccoleri
Presidente On. Agg.
della Corte di Cassazione

L’attività agonistica amatoriale, da distinguere nettamente da quella «ufficiale» gestita dalla Federsci e rigorosamente regolamentata, è molto diffusa nel nostro Paese a tutti i livelli e per molte categorie di sciatori. Organizzata da enti e/o associazioni tra loro anche diversissime (sci club, dopolavoro, cral, ordini professionali ecc. ecc.) è certamente animata da genuina passione ma è esposta a numerose controindicazioni non essendo il suo svolgimento precisamente regolamentato. In caso di incidenti e/o infortuni si possono creare seri problemi per gli organizzatori
L’agonismo minore inquadra il fenomeno, largamente diffuso, della promozione e organizzazione di eventi agonistici di tipo amatoriale. Tali iniziative promanano da soggetti, enti, associazioni (riconosciute e non) e circoli di ogni genere e di varia natura: primi fra tutti, nell’ambito dello sci alpino, al quale questa breve ricerca è dedicata, gli sci club disseminati su tutto il territorio nazionale (e non più, come un tempo, nelle sole zone montane). Né mancano le competizioni promosse, a volte anche a livello nazionale, negli ambienti più disparati, ad esempio quello degli ordini  professionali (avvocati, medici, commercialisti, ecc.), quello economico (industriali, commercianti, albergatori), e occasionalmente anche nelle più diverse realtà sociali, non escluso, e mi riferisco in particolare all’Alto Adige…. il clero. Va subito precisato che l’agonismo minore di cui qui ci occupiamo va tenuto nettamente distinto da quello «ufficiale», che riguarda le competizioni che si svolgono sotto l’egida della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), promosse sia dai suoi organi centrali, ma più spesso da quelli periferici, e le cui competizioni sono inserite in apposito calendario.  Questo secondo tipo agonismo è disciplinato da un dettagliatissimo regolamento tecnico, composto da qualche  centinaia di disposizioni, alcune comuni a tutte le specialità dello sci alpino (discesa libera, supergigante, slalom gigante, slalom speciale, parallelo e combinata), altre dettate per le singole specialità. Come più avanti vedremo, questo aspetto, che differenzia le due tipologie di agonismo, si riverbera non poco sulla problematica della responsabilità dell’organizzatore.

Una materia scottante,
una legge reticente
Nessun supporto di diritto positivo, in materia di eventi agonistici nel ramo dello sci, ci viene dalla legge 24 dicembre 2003, n. 363 che detta norme sulla sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo, questa occupandosi, come espressamente enunciato nell’articolo 1, soltanto della «pratica non agonistica».  Due sole le disposizioni che sfiorano il tema dell’agonismo: l’articolo 2 comma 4, che si occupa della individuazione delle aree (la cui scelta curiosamente è rimessa ai comuni, anziché ai gestori delle piste) da riservare agli allenamenti di sci e snowboard agonistici, imponendone la delimitazione dalle altre piste e fissando l’obbligo per i praticanti di usare il casco protettivo, e l’articolo 15 comma 4, che dispone, in caso di gare, il divieto per gli estranei, durante il loro svolgimento, di sorpassare i limiti segnalati, di sostare sulla pista di gara o percorrerla. L’accertamento della responsabilità dell’organizzatore per gli eventi di danno che possono verificarsi in occasione della disputa di competizioni, va condotto alla stregua dei generali canoni della diligenza, perizia e prudenza, la cui inosservanza concreta la «colpa generica». Solo per l’agonismo ufficiale è configurabile anche la «colpa specifica» in caso di inosservanza delle minuziose disposizioni  del Regolamento tecnico federale, di cui sopra si è detto. Le due forme di agonismo soggiacciono, da un punto di vista strettamente giuridico, alle medesime regole di responsabilità, anche se di fatto, i criteri di valutazione nei due rami restano necessariamente influenzati «dalle diverse peculiarità che contraddistinguono i due tipi competizione» (così Riccardo Campione in «Attività sciistica e responsabilità civile» Cedam 2009, Capitolo VI sub «agonismo minore e regole di responsabilità»). Uno dei fattori che maggiormente incide, segnandone il limite, sulla valutazione differenziata della responsabilità nelle due forme di agonismo è sicuramente quello del diverso grado di accettazione del rischio, che è insito nella pratica dello sci, ma che nell’agonismo è decisamente più elevato per evidenti ragioni. E va condivisa, in proposito, l’affermazione (anche sul punto si veda Campione nell’opera citata), secondo cui proprio nell’agonismo minore la soglia di accettazione del rischio del partecipante è più elevata di quella di chi, gareggiando nelle manifestazioni agonistiche «ufficiali», acconsente di esporsi, e ciò perchè l’organizzatore nell’agonismo minore non è legato all’osservanza di precise misure di prevenzione, dirette ad assicurare uno svolgimento sicuro della competizione.  Questo aspetto è rilevante anche in diversa prospettiva, giacchè mancando la definizione dei ruoli dei soggetti che concorrono all’organizzazione e prim’ancora non dandosi precise  prescrizioni da osservare, può riuscire talvolta difficoltosa anche l’individuazione in concreto. del soggetto cui imputare l’evento di danno.

La scelta del percorso
di gara per i bravi, i meno bravi e, spesso, i bambini
Circoscrivo questa mia breve indagine alla responsabilità civile, non senza evidenziare che in certa misura quanto osserverò può essere utilizzabile anche in materia di responsabilità penale. Sui doveri che incombono sull’organizzatore di un evento agonistico, può dirsi in estrema sintesi, che egli è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l’incolumità dei partecipanti alla competizione, dei suoi collaboratori e degli spettatori. Il primo aspetto di rilievo riguarda la scelta della pista. È ormai invalso l’uso, estremamente rassicurante, di ricorrere alle piste che i gestori di molte stazioni destinano stabilmente agli allenamenti e all’agonismo e che di norma sono già dotate delle necessarie misure di sicurezza (delimitazione da altre piste, presenza, ove occorre, di reti di contenimento, assenza o segnalazione e protezione di ostacoli). Sta poi all’accortezza dell’organizzatore scegliere le piste più adeguate, che tengano conto della capacità dei partecipanti. È noto infatti che in molte gare di agonismo minore, accanto a partecipanti di buon livello tecnico si cimentano, per puro divertimento, persone di limitatissima capacità tecnica ed è pure da aggiungere che non di rado sullo stesso tracciato gareggiano adulti e bambini. Per l’allestimento del tracciato, molto spesso gli organizzatori si rivolgono alle scuole di sci della area sciistica scelta, il che offre la massima garanzia di capacità ed esperienza... Qualora non abbia la disponibilità di piste già attrezzate per la disputa di gare né la possibilità di ricorrere a collaborazione esterna qualificata, l’organizzatore dovrà predisporre direttamente a mezzo dei propri collaboratori e sotto la sua personale responsabiltà le misure necessarie a garantire lo svolgimento in sicurezza della competizione.

I diversi casi di incidenti tra
diversi profili di responsabilità
Tanto premesso, se il partecipante alla competizione subisce un danno, non per fatto proprio, ma per causa imputabile all’organizzatore che non si sia adoperato, con la dovuta diligenza e perizia, non dico per eliminare, ma perlomeno per contenere nei limiti del possibile, le fonti di rischio, l’organizzatore risponde in via generale a titolo di responsabilità aquiliana (articolo 2043 codice civile). Con questa può certamente concorrere anche la responsabilità contrattuale, potendosi prospettare fra atleta e organizzatore, nella partecipazione ad una competizione, un rapporto negoziale, sia pure atipico, inquadrabile nel paradigma dei cosiddetti «contratti del tempo libero», e ciò in speciale modo se il partecipante è tenuto a pagare un corrispettivo (la quota di iscrizione). Il tentativo, fatto qua e là da dottrina e giurisprudenza, di applicare all’organizzatore di eventi sportivi la speciale figura della responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (articolo 2050 codice civile.) ha del problematico e non va condiviso, a mio parere, per più ragioni. In primo luogo, resta ancora tutto da dimostrare che l’attività sciistica costituisca, di per se stessa, e non per fatti estranei, un’ attività pericolosa; in secondo luogo, lo stesso dato testuale della norma, che annette  la presunzione di responsabilità al fatto di cagionare un danno a terzi nell’esercizio di un’attività pericolosa, porta ad escludere l’applicabilità dell’articolo 2050, dato che l’organizzare un’attività è cosa diversa dall’esercitarla. È scarsamente compatibile con la tesi in esame anche il rilievo che i partecipanti ad una competizione ne accettano consapevolmente, come già visto, i connessi rischi. Relativamente ai danni che l’atleta eventualmente subisca per fatto degli ausiliari dell’organizzatore (ad esempio, i guardaporte e gli addetti alla manutenzione del tracciato), non v’è dubbio che l’organizzatore possa essere chiamato a risponderne ex articolo 2049 C.C. (responsabilità dei padroni e dei committenti), essendo la norma applicabile anche nell’ipotesi di un incarico occasionale e temporaneo. Anche per il danno occorso agli spettatori, anche nei confronti dei quali l’organizzatore è tenuto, come per gli atleti, ad adoperarsi per garantirne l’incolumità, viene in rilievo la responsabilità extracontrattuale. Solo se lo spettatore deve pagare un biglietto di ingresso, per assistere all’evento sportivo, ma tale non è certamente il caso dell’agonismo minore, si instaura tra il primo e l’organizzatore un rapporto obbligatorio e quindi si rendono applicabili i principi della responsabilità contrattuale (articolo1218 codice civile).

La conclusione: attenzione
a non sottovalutare gli eventi
Sono rari i casi in cui l’organizzatore può essere chiamato, con un certo fondamento, a rispondere dei danni subiti dai suoi collaboratori. L’ipotesi più ricorrente è quella dei controllori di porta investiti da atleti usciti dal tracciato. Il più delle volte tali accadimenti dipendono dalla non corretta posizione assunta dal guardaporte a lato del tracciato, ma ove ciò non ne fosse la causa, potrebbe anche invocarsi  la scriminante del rischio accettato. Non può omettersi, infine, in tema di responsabilità nell’agonismo minore una breve annotazione sulla consuetudine, mai del tutto abbandonata, di pretendere dai partecipanti ad un evento agonistico e, se minorenni, dai loro genitori una sorta di liberatoria dell’organizzatore da responsabilità. Si è detto e ripetuto innumerevoli volte che le clausole che escludono o limitano preventivamente la responsabilità sono nulle se riguardano il dolo e la colpa grave. Tale principio, enunciato dall’articolo 1229 comma 1 del codice civile per la responsabilità contrattuale, è stato ritenuto pienamente applicabile anche a quella extra-contrattuale.
A conclusione di questo breve studio, segnalo, a titolo esemplificativo un certo numero di casi nei quali può configurarsi la responsabilità dell’organizzatore:
• scelta non appropriata della pista di gara, inidonea alla capacità media dei partecipanti
• omessa o insufficiente delimitazione del tracciato di gara dalle piste adiacenti
• omessa o carente protezione dei sostegni dello striscione del traguardo
• area di arrivo insufficiente e non delimitata
• disputa della competizione in condizioni meteo proibitive (nebbia o nevicate particolarmente intense)
• disposizione del tracciato non a distanza di sicurezza dal bosco adiacente alla pista e in  alcun modo protetto
• Impiego di materiali scadenti (ad esempio, i pali delle porte, facili alla rottura)
• far partire un concorrente prima dell’arrivo di quello sceso prima di lui (collisione fra i due)
• consentire al concorrente di partecipare alla gara senza il casco protettivo.
Ringrazio per l’attenzione.

 

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la responsabilità della Scuola di Sci

Una recentissima e importante sentenza della Corte di Cassazione ha posto la parola fine al «caso» di un infortunio occorso diversi anni fa ad un bambino che stava partecipando, in un gruppo di altri coetanei, ad una lezione condotta da una maestra di sci. Il fatto era accaduto in una giornata seguita ad una abbondante nevicata e su un sentiero di collegamento dal fondo non battuto. Nel 2010, in primo grado, il Tribunale di Bolzano aveva accettato la richiesta di risarcimento avanzata da parte dei genitori; questa sentenza era stata totalmente riformata dalla Corte d’Appello di Trento che non aveva ritenuto di poter addebitare colpe oggettive nella condotta della maestra di sci. Il ricorso in Cassazione del genitore, fondato al contrario su valutazioni plausibili circa l’inadeguatezza del comportamento professionale dell’insegnante, ha condotto l’Alta Corte ad accogliere l’istanza sottolineando anche alcuni errori contenuti nella sentenza d’Appello. L’interesse di questo «caso» è dato dall’individuazione da parte della Corte delle cosiddette circostanze rilevanti e non rilevanti sotto il profilo probatorio che assumono valore un po’ in tutti gli incidenti sciistici, anche se l’infortunio non riguarda un allievo durante una lezione di sci

di Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci

Pur essendosi conclusa una stagione invernale caratterizzata in molte località dal massiccio utilizzo di neve artificiale, la macchina della giustizia italiana non conosce pause e continua, sempre più prolifera, a produrre sentenze che affrontano le più svariate dinamiche di incidente. Molto interessante, sotto il profilo strettamente giuridico, appare una recentissima sentenza della Corte di Cassazione del 23 marzo 2017 che affronta il tema della responsabilità della Scuola di Sci in caso di incidente occorso all’allievo durante una lezione. Viene ribadito ancora una volta un orientamento «protezionistico» del nostro ordinamento verso il «consumatore» ma ci sono passi della sentenza che consentono ugualmente alle scuole di sci di potersi adeguatamente difendere se, fin dall’inizio, la gestione del sinistro avviene con attenzione e meticolosità.

Il fatto, la richiesta di risarcimento,
le sentenze di primo e secondo grado
La Corte d'appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano, in totale riforma della sentenza del Tribunale di Bolzano del 2010 che aveva accolto la domanda risarcitoria proposta dal genitore esercente la potestà sul proprio figlio minore, per le lesioni subite a seguito di incidente sciistico durante una lezione di sci «collettiva», respingeva la domanda, ritenendo che non vi fosse l'inadempimento da parte della maestra di sci che aveva diligentemente svolto la prestazione cui era tenuta e, comunque, stante l'assenza di colpa della stessa e della scuola sci cui essa apparteneva. Il genitore ricorre avanti la Corte di Cassazione e le doglianze alla decisione negativa della Corte d’Appello che aveva rigettato la domanda risarcitoria possono così riassumersi:
1.    Erronea applicazione della legge in ordine alla circostanza che la Corte d’Appello aveva ritenuto sufficiente ad escludere l'inadempimento e la negligenza della maestra, la prova dell'adeguatezza della pista percorsa rispetto alla capacità sciistica del minore. La prova in questione doveva ricomprendere anche l'adeguatezza della soglia di vigilanza del maestro su qualsiasi pista. Il maestro non soltanto doveva infatti scegliere una pista adeguata, ma doveva anche operare secondo le specifiche circostanze ed intervenire quando un allievo si trovi in difficoltà, nonostante la pista sia in ipotesi adeguata. La prova liberatoria che incombeva sulla maestra e sulla scuola di sci non era stata fornita, perchè nessuno dei testimoni aveva visto l'incidente e quindi nessuno poteva sapere se, al momento del sinistro, la maestra stesse vigilando o meno.
2.    Omesso esame circa un fatto decisivo per aver la Corte d'Appello ritenuto che l'incidente occorso si fosse verificato su una pista e non, invece, al di fuori di essa. Non si trattava, infatti, di una regolare pista da sci, ma di un «sentiero» stretto e tortuoso. Ciò risultava sia dalle testimonianze acquisite, in particolare quella di un Carabiniere intervenuto sul luogo, sia dallo stesso rapporto redatto dai Carabinieri nell'immediatezza del fatto, ove si legge che il sinistro è avvenuto fuori pista, con neve fresca, dopo una curva e dopo un dosso. Da detto rapporto emergerebbe altresì che il bambino sia stato rinvenuto «nel bosco lungo i salti del percorso».
3.    Erronea applicazione della legge per avere la Corte d'appello ritenuto acquisito al giudizio il fatto che il minore fosse caduto, quasi da fermo, per avere incrociato le punte degli sci e non avere invece ritenuto acquisito al giudizio il fatto che non fosse stata fornita la prova della dinamica del sinistro. La decisione è erronea perchè il primo giudice nulla aveva detto sulla dinamica del sinistro che, per l’effetto, era rimasta «ignota». La Corte d'appello ha quindi errato nell’entrare nel merito della ricostruzione della caduta affermando che il minore era caduto perchè aveva incrociato le punte degli sci quando la dinamica «ignota» non era stata oggetto di impugnazione e avrebbe dovuto quindi non più essere oggetto di valutazione essendo attività preclusa processualmente.

La ricostruzione del processo
da parte della Corte di Cassazione
I motivi su cui è fondato il ricorso in Cassazione possono essere esaminati congiuntamente e sono, nel loro complesso, fondati. La Cassazione ricostruisce il percorso argomentativo della Corte d’Appello come segue:
 1) poichè l'iscrizione e l'ammissione di un minore ad un corso di sci collettivo comporta il sorgere di un vincolo di natura contrattuale che implica a carico della scuola l'obbligo di vigilare sulla sua sicurezza e sulla sua incolumità, il danneggiato - ai fini della ripartizione dell'onere probatorio - deve soltanto allegare l'inesatto adempimento, ma non deve fornire la prova dell'evento specifico produttivo del danno, spettando alla scuola dimostrare in concreto, anche per presunzioni, che le lesioni sono state conseguenza di una sequenza causale ad essa non imputabile (la Corte altoatesina richiama sul punto la sentenza della Cassazione n.2559/2011);
2) nel caso di specie, sarebbe rimasto provato, perchè non contestato dall'attore, il fatto che il minore aveva già percorso nei giorni precedenti la pista teatro dell'incidente, il che dimostrava, da un lato, il possesso da parte sua delle necessarie capacità tecniche per affrontarla e, dall'altro, l'adeguatezza della pista stessa e, quindi, l'assenza di imprudenza nella scelta della pista da parte della maestra di sci che aveva in carico il gruppo di 18 bambini (di età compresa tra i 4 e gli 8 anni d'età);
3) sarebbe rimasto provato - anche qui, per mancata specifica contestazione da parte dell'attore - che il minore era caduto quasi da fermo incrociando le punte degli sci;
4) le specifiche condizioni della pista percorsa dal minore furono del tutto ininfluenti rispetto alla dinamica del sinistro, perchè il maestro di sci non avrebbe comunque potuto far nulla per prevenirlo o impedirlo;
5) di conseguenza, la maestra – e con essa la scuola di sci - non è venuta meno agli obblighi di vigilanza e, quindi, non poteva configurarsi inadempimento rispetto alle obbligazioni contrattuali. Prosegue la Corte di Cassazione precisando che correttamente la Corte d'appello aveva richiamato la giurisprudenza di legittimità circa la natura contrattuale della responsabilità del maestro di sci e della Scuola cui appartiene e del conseguente criterio di ripartizione dell'onere della prova.

Gli errori accertati dalla Cassazione
nella decisione dei giudici di secondo grado

La Corte d’Appello, nel ricostruire il fatto, è però incorsa in due rilevanti errori, applicando erroneamente il principio di non contestazione e comunque attribuendo rilievo decisivo alle relative circostanze così accertate, che, in realtà, non hanno univoca valenza. In primo luogo è da escludere che l’infortunato non avesse contestato la circostanza di aver già percorso nei giorni precedenti all'incidente quella pista. Il Tribunale di Bolzano, infatti, aveva ammesso la prova contraria sul punto ed il testimone escusso aveva negato la circostanza. Allo stesso modo, è da escludere che la dinamica del sinistro descritta dalla Scuola Sci, cioè il fatto che il minore fosse caduto in quanto aveva incrociato quasi da fermo le punte degli sci, potesse dirsi circostanza acquisita alle risultanze processuali perchè non contestata. L’infortunato aveva dedotto la sussistenza di responsabilità da parte della Scuola e della maestra di sci per il fatto che l’incidente era avvenuto su una pista tortuosa e inadeguata, anche in relazione alle specifiche condizioni meteorologiche verificatesi nel giorno dell'evento essendovi stata un'abbondante nevicata e che il sentiero percorso non era stato battuto. Pertanto, i fatti prima descritti cioè l'essere la pista luogo dell’infortunio già nota al minore, e l'aver egli incrociato le punte degli sci, quand'anche fossero ritenuti provati, non avrebbero potuto avere alcun rilievo decisivo, rispetto all'adempimento delle obbligazioni gravanti sulla Scuola e sulla maestra di sci.  L'apprendimento della tecnica dello sci porta con sè il rischio di cadute ed incidenti, e che i doveri di protezione e vigilanza pure richiamati dalla Corte bolzanina non giungono fino al punto di integrare un'obbligazione di risultato o, comunque, al dovere di assicurare «tout court» l'incolumità dell'allievo, con conseguente responsabilità della Scuola e del maestro ogni qual volta l'allievo stesso subisca lesioni. Tuttavia il maestro non deve esporre a rischi ulteriori rispetto a quello insito nell'attività sciistica il minore che gli sia affidato. La circostanza che il minore avesse già percorso il sentiero in questione nei giorni precedenti non dimostra affatto che la pista, in quelle specifiche condizioni, fosse adeguata alla sua capacità sciistica. Allo stesso modo, il fatto che il minore sia caduto per aver incrociato le punte degli sci non dimostra affatto che ciò sia da ascrivere a sua disattenzione o incapacità, ben potendo ciò dipendere proprio dalle specifiche condizioni della pista a seguito delle abbondanti nevicate verificatesi in quel giorno e, quindi, alla scelta imprudente della maestra: anche per tale motivo le circostanze poste alla base della decisione della Corte d’Appello non hanno valenza risolutiva, attenendo esse alla descrizione finale dell'evento, ma non alla sua causa. È necessaria, quindi, la riforma della sentenza impugnata, stante l'incertezza sulla dinamica del sinistro o, quantomeno, l'insussistenza - oltre che la non decisività - degli elementi di prova utilizzati dalla Corte altoatesina.

Il principio che regola l’accertamento
della responsabilità di maestri e Scuole Sci
La Corte di Cassazione ritiene di dover ribadire il proprio insegnamento, secondo cui «nel caso di danno alla persona subito dall'allievo di una scuola di sci a seguito di caduta, la responsabilità della scuola ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell'art. 1218 del codice civile, al creditore danneggiato spetta solo allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla controparte provare l'esatto adempimento della propria obbligazione, ossia l'aver vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruiva della prestazione scolastica, dimostrando che le lesioni subite siano state conseguenza di circostanze autonome e non imputabili alla scuola. Tale prova può essere data anche a mezzo di presunzioni e solo se la causa resta ignota il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative restino a carico di chi ha oggettivamente assunto la posizione di inadempiente».