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binda

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Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 07:31
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Impianti Di Risalita, Associazioni
 

La passione e l’orgoglio
a nord e a sud del Brennero

I rappresentanti degli esercenti funiviari dell’Alto Adige, del Tirolo e del Trentino si sono incontrati l’11 aprile a Bolzano, durante le giornate di Prowinter, per l’11° congresso, l’ultimo in ordine cronologico di una storia di relazioni e collaborazioni avviata una ventina d’anni fa. Dalla relazione del presidente degli impiantisti altoatesini Helmut Sartori e da quelle che sono seguite, sono emersi i propositi comuni di continuare sulla strada dell’impegno imprenditoriale della categoria per lo sviluppo del turismo invernale, sfidando le incognite climatiche e  le croniche avversioni alle imprese funiviarie nella consapevolezza che questa attività, al servizio degli sport e delle vacanze invernali, resta il motore principale per consentire la continuità e il benessere economico di interi territori montani

 

L’11° Convegno degli esercenti funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo si è svolto l’11 aprile scorso  nella cornice di  Prowinter presso il Centro Congressi di Fiera Bolzano riflettendo per la prima volta, con la prima partecipazione di una rappresentanza dei funiviari trentini,  l’importante presenza della componente imprenditoriale degli impiantisti nella dimensione dell’Euregio, il territorio alpino comprendente Alto Adige, Tirolo austriaco e Trentino oggetto di un accordo sulla collaborazione transfontaliera avviato tra Italia e Austria nel 1993 e confermato nel 1998 con una convenzione firmata dai tre governi locali. Un territorio prevalentemente montano ricco di uno straordinario patrimonio ambientale e unito da una forte vocazione per il turismo invernale di cui gli imprenditori dell’impiantistica funiviaria costituiscono il fondamentale motore. Il ruolo protagonista della categoria nello sviluppo delle economie dei territori è stato sottolineato e rivendicato da Helmut Sartori, presidente dell’Associazione degli Esercenti Funiviari dell’Alto Adige, nell’intervento di apertura del convegno che pubblichiamo integralmente in queste pagine. Sartori ha dato i numeri importanti dell’attività impiantistica che in Alto Adige produce quasi il 10% del PIL regionale con un fatturato annuo che ammonta a circa 300 milioni di Euro. La pratica dello sci alpino continua ad essere la locomotiva del turismo invernale e l’alimento di tutta la filiera dell’accoglienza (alberghi, locali) e dei servizi (noleggi, scuole sci) nelle diverse località. Per servire al meglio il popolo della neve gli impiantisti sono costantemente impegnati nel garantire alti standard qualitativi di offerta con l’aggiornamento tecnologico dei loro impianti e con gli investimenti necessari per affrontare e superare con l’ausilio dell’innevamento programmato le situazioni di crisi sempre più ricorrenti a causa dei mutamenti climatici e degli inverni poveri di innevamento naturale. Quest’anno, per una volta, la neve non si è fatta desiderare e la stagione 2017/18 si può mandare in archivio come una delle migliori degli ultimi anni con aumenti significativi rispetto alle stagioni precedenti sia per quanto riguarda la vendita di pass giornalieri e stagionali sia per quanto riguarda i pernottamenti. Nel suo intervento Sartori ha tenuto a sottolineare come ci siano anche le piccole località oltre ai grandi comprensori ad offrire l’opportunità di praticare gli sport invernali e di vivere giornate di vancanze invernali nella montagna bianca. Un tema, quello delle piccole località e degli impianti di paese, su cui la giunta provinciale si è impegnata in una consistente attività di sostegno e a cui il convegno ha dedicato lo spazio di una relazione di cui parleremo più avanti. Il presidente degli impiantisti altoatesini ha concluso il suo intervento rilanciando la sfida della categoria che rappresenta per continuare con tenacia e determinazione in un lavoro che produce posti di lavoro, benessere e sviluppo per intere comunità.

L’intervento di un pioniere e la voce del Trentino
Hannes Parth, vicepresidente dell’Associazione Funiviari del Tirolo, ha sufficienti anni per ricordare quali fossero le condizioni socioeconomiche delle vallate tirolesi prima del boom dello sci come movimento di massa e quanto gli impiantisti hanno fatto con la loro imprenditorialità per produrre sviluppo e ricchezza. Con un intervento ricco di orgoglio e forte senso di appartenenza, Parth ha detto che «le nostre strutture impiantistiche al di qua e al di là del Brennero sono le prime a livello mondiale», risultato della coraggiosa lungimiranza dei pionieri e del lavoro continuo di miglioramento a cui concorrono i dipendenti delle società in uno sforzo comune per garantire la continuità delle imprese senza le quali non esisterebbe turismo invernale e le vallate si spopolerebbero. Il vicepresidente dei funiviari tirolesi ha richiamato anche l’attenzione sull’importanza di tutelare il patrimonio inestimabile dell’ambiente naturale e sulla necessità di non recedere mai da una politica di investimenti che migliori sempre l’offerta, riferendosi in particolare all’innevamento tecnico per assicurare la massima sciabilità delle skiarea anche nelle stagioni di carestia e ai collegamenti intervallivi che ancora mancano e che si possono realizzare.
Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore di Funivie Campiglio Spa, ha portato per la prima volta la voce della provincia trentina al convegno degli impiantisti altoatesini e tirolesi con un intervento che è partito dalla valutazione di quanto stiano cambiando i flussi turistici con una presenza straniera che sfiora il 50% per la partecipazione alle settimane bianche.  Una clientela importante e preziosa che è necessario fidelizzare sul mercato internazionale con la stessa qualità di offerta proposta al mercato italiano. Anche Bosco ha sottolineato il fatto che senza sci alpino e quindi senza impianti di risalita non si può fare turismo invernale e garantire il benessere delle comunità locali contro lo spopolamento ma ha aggiunto che anche senza ambiente curato e protetto non si può fare turismo di qualità. Su questo tema ci si deve confrontare con i pregiudizi che ancora avvolgono la categoria degli impiantisti quali nemici della natura.  È vero il contrario, ha detto Bosco, perché gli impianti servono per consentire la fruizione dell’ambiente alpino e di spettacolari panorami anche a persone che non sciano e sopratuttto perché con la cura dei pendii destinati in inverno alle piste battute si evitano dissesti idrogeologici e gli stessi percorsi per le piste diventano pascoli non solo per mandrie di ovini e bovini ma anche per gli ungulati selvatici in un rapporto di scambio che salvaguarda il principio di uno sviluppo sostenibile ed ecocompatibile.

La politica al servizio dello sviluppo contro pregiudizi e luoghi comuni
Johannes Tratter è un politico austriaco, assessore nella giunta regionale del Tirolo, e da politico ha dato il suo contributo al convegno non nascondendo che anche a nord del Brennero, nella patria dello sci alpino, esistono una corrente di pensiero e atteggiamenti scettici per non dire ostili nei confronti dell’attività impiantistica. Tocca proprio ai politici non solo affiancare convintamente gli impiantisti con iniziative legislative e investimenti di sostegno ma anche spiegare alla popolazione che l’economia delle vallate tirolesi dipende dal buon andamento del turismo invernale e che se non ci fosse turismo invernale sarebbe un disastro. Contro certi pregiudizi, Tratter ha citato alcune cifre sull’occupazione di suolo degli impianti di risalita che non va oltre il 2% dell’intero territorio tirolese. L’accenno all’importanza delle località più piccole e degli impianti di paese è stato l’ultimo spunto del suo

Francesco Bosco
Martha Gärber

intervento e giunge a questo punto opportuno per introdurre la relazione svolta su questo tema dalla dottoressa Gärber dell’Università di Bolzano.

Le piccole località e i «Dorflift» di paese: un mondo di opportunità da salvaguardare
Martha Gärber, nata a Obereggen, dottoranda presso l’Università di Bolzano, ha presentato i risultati di uno studio che ha condotto sulla realtà dei piccoli comnprensori sciistici e sulla funzione delle sciovie di paese con il supporto scientifico della professoressa Susanne Elsen e del professor Stefan Zerbe. È questa una realtà e un mondo che in Alto Adige non si vuole disperdere ma, anzi, valorizzare come risorsa per le comunità locali, e come alternativa ai grandi comprensori per una pratica «slow» dello sci e del turismo invernale. La provincia autonoma, non a caso, negli ultimi sei anni ha investito 20 milioni di Euro per sostenere le attività e  i «Dorflift» dei piccoli centri e la relazione della dottoressa Gärber è giunta a dare un sostegno sperimentale e teorico a questo impegno. La ricercatrice dell’Università di Bolzano ha preso contatto diretto con 39 piccoli comprensori sciistici della regione, vale a dire piccoli centri anche di quote medio basse, con uno o due impianti, con piste medio-brevi e senza collegamenti con altri compronsori ma comunque immersi in bellissime vallate alpine. Dalle risultanze dell’indagine svolta mediante interviste cul campo e valutazioni statistiche è emerso come e quanto le piccole realtà turistiche esprimano tre tipi di valori (sociale, economico, ecologico) fusi in una dimensione che propone un’alternativa possibile e godibile alle grandi località e ai megacomprensori.  Ma attenzione, dice la dottoressa Gärber, non deve esserci concorrenza tra le due realtà, ma complementarietà. Si tratta semplicemente di due proposte diverse, che possono interagire e comunicare tra loro. Il ragazzo che impara a sciare su un dorflift di paese seguito dai genitori o dai nonni, un giorno sarà tanto bravo da godersi giornate intere di discese sugli infiniti chilometri del Dolomiti Superski; il mangiachilometri del Dolomiti Superski avrà voglia un giorno di fermarsi un attimo per assaporare la quiete di un piccolo paese tranquillo, senza traffico e senza affollamento sulle piste, anzi con piste così brevi da scaldarci solo le gambe per poi fare relax nel silenzio della natura di un piccolo paese. È una diversità di proposte che aiuta, e «abbiamo bisogno di tutti, grandi e piccoli », ha detto la Gärber.  Il piccoli centri e le sciovie di paese sono un servizio e una risorsa per le popolazioni locali, integrano e consolidano i rapporti interpersonali e generazionali (valore sociale), propongono un turismo soft e «a misura di famiglia» che può attirare le persone sensibili a questo tipo di rapporto con la montagna bianca contando anche su prezzi più bassi (valore economico), consentono una gestione e uno sfruttamento minimo delle risorse naturali (valore ecologico) e dimostrano una notevole «resilienza» alle crisi: non a caso tutte le piccole località studiate da Martha Gräber si trovano in aree  «svantaggiate» rispetto ai grandi poli del turismo altoatesina eppure nessuna di loro ha chiuso l’attività sciistica nonostante le stagioni di carestia di neve naturale. Mantenere in vita e sostenere questo tessuto di base del turismo invernale altoatesino deve essere un impegno e un’opportunità. «Anche i grandi comprensori – ha concluso la dottoressa Gräber – hanno capito che siamo tutti sulla stessa barca e che si sta bene tutti se tutti stanno bene».

Cuore, talento e forza mentale per la crescita dei campioni
La seconda relazione prevista durante i lavori del Convegno è stata svolta da Tanja Frieden, campionessa olimpica di snowboardcross a Torino 2006 e imprenditrice. Nel suo lavoro opera come relatrice offrendo ispirazione e motivazione ai dirigenti del mondo economico, inoltre lavora come moderatrice e come docente presso l’istituto di istruzione superiore Nordwestchweiz.  È presidente ddella Schneesport Initiative, un progetto svizzero che mira a promuovere gli sport invernali in collaborazione con i rappresentanti dell’economia svizzera e della confederazione. È anche ambasciatrice dell’organizzazione di aiuto allo sviluppo Right to play. Tanja è partita dalla sua lunga esperienza agonistica ai massimi livelli (14 anni di carriera ai vertici delle gerarchie tecniche dello snowboard) per creare un significativo parallelo tra le caratteristiche che servono per primeggiare nello sport di competizione e le caratteristiche che servono per primeggiare nella concorrenza internazionale del turismo. L’ex campionessa ha analizzato le qualità che servono per eccellere nello sport e le ha individuate in tre fattori: il cuore (tenacia, perseveranza, coraggio), il talento (capacità tecniche), la testa (capacità mentali, concentrazione).  Servono insieme questi tre ingredienti per fare il campione capace di vincere, tutti e tre determinanti, in perfetta sinergia tra loro. Allo stesso modo servono passione (cuore), capacità imprenditoriale (talento), intelligenza strategica (testa).  Soprattutto in questi anni in cui l’offerta turistica invernale è  minacciata dagli effetti dei cambiamenti climatici e da proposte alternative (i mari esotici in inverno anziché la montagna) bisogna riattivare quella carica propulsiva che sostenuto i pionieri di questa attività nella creazione di un fenomeno dalle grandi dimensioni economiche come il turismo invernale, bisogna operare con intelligenza strategica prevenendo il futuro con investimenti mirati a rafforzare le infrastrutture dell’offerta, tenendo conto che molte cose stanno cambiando, che molti comportamenti da parte della clientela stanno evolvendo verso direzioni diverse rispetto al passato.

Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 07:19
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni
 

La 18a edizione della rassegna specializzata «B2B» che si è svolta dal 10 al 12 aprile presso Fiera Bolzano ha confermato il proprio ruolo di «piattaforma» privilegiata per l’incontro e il confronto tra gli operatori professionali impegnati sui diversi fronti del mercato legato alla pratica  degli sport in montagna. Sono stati 240, quest’anno, gli espositori che hanno presentato le novità dell’attrezzatura, dell’abbigliamento tecnico e del settore bike per una montagana da vivere 365 giorni l’anno. Accanto alla ribadito successo dello Startup Village quale passerella dell’innovazione tecnologica, sono stati di particolare rilievo alcuni appuntamenti come il «1° Ski Rental Summit» dedicato ad un primo e articolato studio sul mondo del noleggio e l’11° Convegno degli Esercenti Funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo

Dal 10 al 12 aprile scorsi, presso i padiglioni di Fiera Bolzano,  Prowinter si è confermata a pieni voti come l’unica manifestazione B2B in Italia che si dedica al noleggio per gli sport di montagna e rappresenta qualcosa di più di una semplice esposizione.  Prowinter si è affermata come una piattaforma che dà spazio all’innovazione di prodotto e al futuro.  Alla fine dell’inverno, in un momento ideale per fare consuntivi e pensare alla stagione prossima, oltre 240 espositori e marchi rappresentati (di cui il 40% dall’estero) si sono ritrovati a Bolzano per  incontrare gli operatori dei settori rental, sport e turismo in montagna. «L’inverno 2017/18 verrà ricordato come la stagione che ha riconsegnato la passione per le discipline invernali grazie alla grande quantità di neve – ha commentato Geraldine Coccagna, Exibition Manager di Prowinter – e il clima positivo che abbiamo respirato tra gli stand delle aziende è indice della soddisfazione generale del mercato».

Iniziative di grande spessore
per il noleggio e gli impiantisti
La 18a edizione della fiera specializzata  è stata particolarmente densa di iniziative e di appuntamenti importanti per il mondo professionale legato al turismo invernale e montano in generale. Accanto all’attività dello «Startup Village», diventato ormai un «classico» appuntamento dell’innovazione della fiera bolzanina,  il «1° Ski Rental Summit» organizzato dal laboratorio di ricerca Prowinter Lab (a cui abbiamo dedicato un servizio speciale su questo numero di «pM») è stata la prima occasione per approfondire le dimensioni e le caratteristiche di un fenomeno in costante crescita, il noleggio, che sta cambiando il panorama commerciale  dell’attrezzatura tecnica. Un altro momento particolarmente qualificante della 18a edizione di Prowinter è stato l’11° convegno degli esercenti funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo organizzato dall’Associazione degli Esercenti Funiviari dell’AltoAdige che ha messo in luce tra le altre cose l’importanza dei piccoli comprensori sciistici di paese per il futuro degli sport invernali, argomento al quale abbiamo dedicato un servizio speciale nelle pagine successive.

Le aziende dell’attrezzatura
per l’inverno ma non solo…
La primavera porta con sé il desiderio di caldo e di sole. Ma a Prowinter è bastato dare un’occhiata in anteprima ai nuovi prodotti per la stagione 2018/19 per sognare di nuovo l’arrivo del freddo.  Alla fiera di Bolzano sono stati esposti i nuovi sci delle aziende di riferimento nel campo dell’attrezzo tecnico. Da Dynastar è arrivato il modello Speed Master Konect; Head ha presentato WCR iRace Pro, la francese Rossignol gli Hero Elite LTTI R22, Stöckli i Laser WRT, Völkl i Deacon 76. Anche sul fronte scarponi numerose novità come i Fischer Ranger free 130, il modello DS 130 di Dal Bello,  e la novità Superleggera di Lange. Per gli amanti dello sci alpinismo Hagan ha presentato i nuovi sci Ultra 82 e, per gli attacchi specialistici, Kreuzspitze ha presentato il modello EL a ATK il modello Crest. Ma non solo sci,scarpone e attacchi: Prowinter è stata l’occasione per trovare anche  le nuove collezioni di accessori dedicate agli amanti degli sport di montagna (maschere, guanti, caschi, zaini e dispositivi di sicurezza)  e  alcune anteprime nel settore dell’abbigliamento tecnico. Denominatore comune di tutte queste proposte di mercato è sicuramente la neve. A Prowinter 2018 tanto spazio è stato dedicato anche alle infrastrutture che permettono la corretta tenuta dei manti nevosi in montagna garantendo una vacanza emozionante a tutti i turisti.  Ma la montagna, si sa, è bella non soltanto in inverno ma 365 giorni all’anno. Quando la neve si scioglie, le proposte dei territori montani non si esauriscono: Imoving ha proposto un servizio di noleggio di bici elettriche per tutta la famiglia per divertirsi senza per forza sudare. E-bike proposte anche da BBF che distribuisce biciclette in tutta Europa perché la passione per i pedali non consoce confini. E per chi vuole divertirsi in coppia ecco il nuovo tandem E Scorpion SL 27,5+ firmato da RMS: un concentrato di prestazioni e affidabilità su tutti i percorsi.

Innovazione da gran premio
allo Startup Village

Attraverso il lavoro di Startup Village si è assistito alla presentazione delle nuove tecnologie che segneranno il futuro prossimo della montagna: Fatmap, GigaGlide, Enchant e Bluebird Mountain hanno esposto i propri progetti dinnanzi a una giuria specializzata che, al termine degli interventi, ha decretato la seconda vincitrice del concorso. Ad aggiudicarsi il premio è stata la tedesca Bluebird Mountain con l’innovativo PowderBuddy: un prodotto progettato pensando alla sicurezza in caso di valanghe per sciatori, snowboarder e chiunque si muova in aree a rischio di valanghe. PowderBuddy è un drone ripiegabile che si fissa su un tubo montato allo zaino. In una situazione pericolosa il drone viene sparato fuori dal suo tubo, si apre e tiene traccia del segnalatore di valanghe dell'utente sopra la massa di neve. La tecnologia è facile da usare, specificamente sviluppata per il suo scopo alpino, e affidabile. Con il contributo speciale dell’Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM Alto Adige, Brennercom e Plank, Prowinter Startup Village dà appuntamento alle nuove imprese di tutta Europa al prossimo anno.

Il gran finale con la sfilata
dei campioni Azzurri
Quando la tecnologia incontra la massima espressione dello sforzo fisico il livello di prestazione raggiunge importanti traguardi. È questo il caso degli atleti FISI che nell’ultimo pomeriggio della fiera hanno animato il Prowinter Forum con i FISI Award 2018. Una carrellata di campioni e di imprese sportive che hanno fatto rivivere ai presenti le emozioni di un inverno agonistico che ha conquistato prestigiosi riconoscimenti. La Coppa del Mondo di Supercombinata ottenuta da Peter Fill, la Coppa del Mondo di Discesa, e la medaglia d’oro olimpica, di Sofia Goggia, le Coppe del Mondo di Sci di velocità di Valentina Greggio e Simone Origone, la Coppa del Mondo di slopestyle Silvia Bertagna e i trionfi a cinque cerchi di Michela Moioli, che oltre all’oro olimpico ha conquistato anche la Coppa del Mondo di Snowboard cross Federica Brignone, Federico Pellegrino, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Dominik Windisch e Lukas Hofer, hanno entusiasmato Fiera Bolzano. Sulla sfilata dei campioni azzurri le porte di Prowinter si sono chiuse, così come si è chiuso l’inverno. L’appuntamento è per il prossimo anno con la speranza di vivere intensamente una stagione invernale 2018/19 nel segno della neve e dello sport.
www.prowinter.it

 

 

 
 
 
 

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 14:46
Category: Portfolio
Tags: Assicurazioni

Anche in montagna l’unione farà la forza

Dalla fusione tra la compagnia francese Diot Montagne e il marchio italiano 24hAssistance è nato GBC Mountain, il nuovo team di esperti nel settore assicurativo applicato alle attività in montagna. L’iniziativa, presentata ufficialmente a Courmayeur a fine gennaio, ambisce ad acquisire un respiro europeo fondendo le esperienze maturate dai suoi soci fondatori nei campi dell’assistenza ai settori professionali della montagna e all’utenza dei praticanti di attività sportive

Il 31 gennaio scorso a Courmayeur, alla presenza di numerose personalità legate al mondo della montagna e di professionisti del settore, è stato presentato il primo team europeo di esperti nelle assicurazioni per la montagna. Si tratta di GBC Mountain, nata dall’unione di Diot Montagne e

24hAssistance. Christian Burrus, Presidente del Consiglio di amministrazione del gruppo, ha commentato così la nascita di questo sodalizio: «GBC Mountain, nata dalla scissione di Diot Montagne che si è unita a 24hAssistance, è il primo broker europeo interamente dedicato all'assicurazione di rischi specifici legati alla montagna. Non si tratta solo di un’unione di aziende ma di una vera e propria comunione di intenti: non siamo assicuratori che si occupano di montagna ma appassionati di montagna che si occupano di assicurazioni. Abbiamo creato un team di esperti che, unendo le proprie competenze, esportano in tutta Europa la loro esperienza per prodotti assicurativi specifici legati al mondo della montagna». Le due società protagoniste dell’iniziativa sono cresciute in parallelo per anni ma condividendo valori e obiettivi comuni. Diot Montagne dal 1964 è specializzata in «assicurazioni di montagna» per i professionisti e gli addetti ai lavori: dalla previdenza per i maestri di sci fino all’assicurazione per gli hotel e gli impianti di risalita. 24hAssistance dal 2002 assicura gli sciatori e gli snowboarder delle principali località sciistiche italiane con le polizze Snowcare e Multisport che vengono vendute insieme allo skipass nelle principali località sciistiche dell’arco alpino. Nel 2016 è nata Snowcare Lessons, la prima assicurazione che rimborsa gli sciatori in caso di annullamento delle lezioni di sci che hanno acquistato ma che non possono frequentare. La nuova società, GBC Mountain, è guidata da Matteo Fossati in Italia e Yannick Amet in Francia: entrambi hanno esposto le loro ambizioni europee in occasione della presentazione avvenuta a Punta Helbronner nel fantastico scenario del Monte Bianco.   Yannik Amet ha detto: «Sono entusiasta di questa unione strategica. Da oltre 30 anni il nostro gruppo è leader nelle assicurazioni della montagna, siamo pronti ad esportare i nostri valori e le nostre competenze specifiche anche al di fuori della Francia». Matteo Fossati:  «Da oltre 15 anni assicuriamo con successo i clienti delle località sciistiche italiane. Grazie alle competenze dei nostri cugini francesi siamo pronti ad assicurare anche i professionisti, i negozi, gli hotel e le guide alpine». Tutto il team di GBC Mountain ha come obbiettivo la costruzione di nuovi prodotti assicurativi dedicati al mondo della montagna e la loro diffusione in tutta Europa.

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
 

Attenzione a gradini e «dislivelli anomali»:
possono causare cadute e …cause


In questo numero di «pM», la riflessione del nostro collaboratore si riferisce ad un caso giuridico scaturito da un infortunio accaduto non sulla neve ma in un condominio di città, dove un signore è inciampato e caduto uscendo da un ascensore che non era perfettamente a livello del piano di calpestio ma «sconnesso» per circa 5 cm. Questo signore ha fatto causa al condominio per un risarcimento, appellandosi al famoso articolo 2051 del codice civile sulle «cose in custodia». La domanda di risarcimento viene rigettata in primo grado con una serie di considerazioni che attribuiscono sostanzialmente al signore vittima della caduta la responsabilità dell’incidente. Il quale però non demorde ma impugna anche la sentenza per lui altrettanto negativa dell’appello e ottiene infine un riconoscimento in Cassazione. Appello ai gestori degli impianti: attenzione, perché il caso è assai meno lontano di quanto si possa immaginare, perché all’ascensore della città possono essere assimilate le funivie, le cabinovie e le seggiovie della montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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La Corte di Cassazione ha recentemente deciso una domanda di risarcimento danni per una caduta che non ha nulla a che vedere con il mondo dello sci ma che può avere rilevanza giuridica in via analogica anche per i gestori degli impianti di risalita, se si leggono con attenzione le motivazioni della decisione.
Nell’anno 2006 un condomino chiamò in giudizio il condominio del fabbricato ove risiedeva esponendo che nel 2004, mentre usciva dall'ascensore condominiale, inciampò nel dislivello formatosi tra il pavimento della cabina dell'ascensore e quello del piano di arresto, cadde e riportò lesioni personali. Richiamò la responsabilità delle cosiddette «cose in custodia» ex articolo 2051 del codice civile e chiese la condanna del condominio convenuto al risarcimento del danno. Il condominio si costituì e, oltre a negare la propria responsabilità, chiamò in causa la propria compagnia di assicurazione per la responsabilità civile. Con la sentenza di primo grado la domanda di risarcimento del danno venne rigettata. Il condomino impugnò la decisione avanti la Corte d'appello di Milano che però confermò la sentenza di rigetto della domanda.
Per quanto può interessare in questa sede, la Corte d'appello ritenne che:
• il dislivello tra l'ascensore ed il piano di calpestio, sia che fosse stato di 5 cm (come ritenuto dal Tribunale), sia che fosse stato di 8 cm (come asserito dal condomino) «non poteva rappresentare un'insidia", ma anzi rappresentava una situazione «ricorrente e probabilissima»;
• la causa della caduta andava individuata nella condotta distratta del condomino perché era suo onere verificare il piano di calpestio al momento della discesa;
• 'ascensore non presentava alcuna anomalia;
• l’infortunato conosceva tutte le caratteristiche dell'ascensore, in quanto inquilino del fabbricato;
• l’infortunato aveva una patologia alla gamba destra che ne limitava la capacità di deambulazione, e ciò avrebbe dovuto indurlo a particolare attenzione e cautela nell'uscire dall'ascensore;
Anche la sentenza d'appello è stata impugnata dal condomino avanti la Corte di Cassazione. Il condominio e la compagnia di assicurazione si sono difesi chiedendo la conferma della sentenza che aveva rigettato la domanda risarcitoria.

Il primo motivo di ricorso da parte del condomino
Viene sostenuto che la sentenza impugnata avrebbe violato il precetto normativo di cui all’art.2051 del codice civile che tratta, come detto, della disciplina delle cose in custodia perché è stata rigettata la domanda sul presupposto che il gradino formato dalla cabina dell'ascensore rispetto al piano di calpestio non potesse costituire un'insidia. La responsabilità del custode, rappresenta il condomino, prescinde dall'esistenza di una insidia o trabocchetto e, comunque, non è onere dell'attore provare l'esistenza dell'una o dell'altro. L'attore che invoca la responsabilità del custode ha il solo onere di dimostrare che il danno sia derivato da una «anomalia»della cosa oggetto di custodia.

La sua infondatezza secondo la Corte di Cassazione
Il motivo di ricorso è infondato, rileva la Corte di Cassazione, perché la Corte d'appello ha rigettato la domanda ritenendo che unica causa del danno fu la distrazione della vittima e questa affermazione è in sè corretta. La giurisprudenza di legittimità ha infatti ripetutamente affermato che la responsabilità di cui all'art.2051 del codice civile va esclusa quando venga dimostrata dal custode l'esistenza di un caso fortuito e il caso fortuito può consistere anche nel «fatto della vittima». La condotta della vittima può cioè rappresentare tanto una concausa del danno, quanto la causa esclusiva di esso, ad esempio nell'ipotesi di uso improprio della cosa altrui.È esatto pertanto in linea teorica che la condotta colposa della vittima del danno possa escludere la responsabilità del custode. Nel caso di specie la domanda venne rigettata dal giudice d'appello sul presupposto della ricorrenza di un caso fortuito, rappresentato dalla colpa esclusiva della vittima.

Il secondo motivo di ricorso da parte del condomino
Con il secondo motivo di ricorso il condomino sostiene che la Corte d'appello avrebbe errato attribuendo ad egli la responsabilità esclusiva dell'accaduto. La condotta dell’infortunato in tanto può escludere la responsabilità del custode in quanto abbia i caratteri di autonomia, eccezionalità, imprevedibilità, inevitabilità. Nel caso di specie, tuttavia, il Condominio non aveva mai offerto alcuna prova che la condotta dell’infortunato avesse avuto tali requisiti ed in ogni caso quella condotta, anche a volerla ritenere colposa, avrebbe potuto avere al massimo l'efficacia di una concausa del danno, ma non di causa esclusiva dell'accaduto. Infatti senza il dislivello tra il pavimento dell'ascensore e il terreno circostante la caduta mai si sarebbe potuta verificare.

Le analogie su cui riflettere
con molta attenzione

Senza argomentare sulla decisione assunta in diritto dalla Corte di Cassazione che ancora una volta porta a far riflettere sull’orientamento molto rigoroso nella valutazione delle rispettive posizioni delle parti, lasciamo a chi legge compiere le analogie con il mondo della neve, dei comprensori sciistici e dell’impiantistica funiviaria.
• il condomino è assimilabile alla figura dell’utente.
• il condominio è il gestore degli impianti.
• l’ascensore è l’impianto di risalita, ad esempio una cabinovia piuttosto che una funivia o altro.

Il secondo motivo è fondato secondo la Corte di Cassazione
La responsabilità del custode, per i danni causati dalla cosa che è in sua custodia, è esclusa quando questi dimostri «il caso fortuito»: così stabilisce l'art. 2051 del codice civile. Il «caso fortuito» per la nostra legge è quell'evento che non poteva essere previsto (ad esempio, un terremoto) ed al caso fortuito è equiparata la forza maggiore, ovvero l'evento che, pur prevedibile, non può essere evitato (ad esempio, un evento atmosferico). Ma una condotta imprevedibile della vittima non è necessariamente una condotta colposa, nè è vero il contrario. I giudizi di «negligenza» della vittima e di «imprevedibilità» della sua condotta da parte del custode, non si implicano a vicenda.
Il primo va compiuto guardando al danneggiato, e comparando la condotta da questi tenuta con quella che avrebbe tenuto una persona di normale avvedutezza. Il secondo va compiuto invece guardando al custode, e valutando con giudizio «ex ante» se questi potesse ragionevolmente attendersi una condotta negligente da parte dell'utente delle cose affidate alla sua custodia. L'esclusione della responsabilità del custode, quando viene eccepita dal custode la colpa della vittima, esige un duplice accertamento:
    (a) che la vittima abbia tenuto una condotta negligente;
    (b) che quella condotta non fosse prevedibile.
La Corte di Cassazione si è già espressa sul punto precisando che la mera disattenzione dell’infortunato che chiede il risarcimento non necessariamente integra il caso fortuito per i fini di cui all'art. 2051 c.c., in quanto il custode, per superare la presunzione di colpa a proprio carico, è tenuto a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee a prevenire i danni derivanti dalla cosa. La condotta della vittima di un danno da cosa in custodia può dirsi imprevedibile quando sia stata eccezionale, inconsueta, mai avvenuta prima, inattesa da una persona sensata. Stabilire se una certa condotta della vittima d'un danno arrecato da cose affidate alla custodia altrui fosse prevedibile o imprevedibile è un giudizio di fatto, come tale riservato al giudice di merito: ma il giudice di merito non può astenersi dal compierlo, limitandosi a prendere in esame soltanto la natura colposa della condotta della vittima.
Nel caso di specie la Corte d'appello, come accennato, ha rigettato la domanda sul presupposto che causa della caduta fu la distrazione della vittima, e che di conseguenza ricorresse una ipotesi di «caso fortuito», come tale idoneo ad escludere la responsabilità del custode di cui all'art. 2051 c.c..È giunta a tale conclusione osservando che il dislivello tra la cabina dell'ascensore ed il pavimento del piano di arresto costituisce una situazione «normale e prevedibile»; che l'ambiente in cui avvenne il fatto non era oscuro; che l'ascensore non era guasto; e che la vittima doveva essere più attenta, a causa delle sue limitate capacità di deambulazione. La Corte d'appello, dunque, ha reputato sussistente una ipotesi di caso fortuito prendendo in esame unicamente la condotta della vittima, qualificata come negligente, ma senza esaminare se quella condotta potesse ritenersi imprevedibile, eccezionale od anomala da parte del custode. Così giudicando, la Corte d'appello ha effettivamente violato l'art. 2051 c.c., perchè ha ravvisato nella condotta della vittima un caso fortuito, senza indagare sulla sussistenza di uno dei due elementi costitutivi di tale istituto: ovvero la prevedibilità di quella condotta da parte del custode.

Il principio di diritto da osservare secondo la Corte di Cassazione
La sentenza impugnata va dunque riformata perché, conclude la Corte di Cassazione, deve essere applicato il seguente principio di diritto:
«la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa e non fosse prevedibile da parte del custode».

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale

Analisi e commento su un un caso drammatico avvenuto nel Lazio: sulla spiaggia  di un’isola turistica crolla un pezzo di montagna; muoiono due ragazzi in gita scolastica; vengono processati il sindaco della località e alcuni funzionari. Perché? E com’è andata a finire? Vediamo. Sapendo che un evento simile può accadere anche in montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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Un argomento delicato e che certo non può essere sviscerato in poche righe quello del ruolo dell’ente pubblico quale garante dell’incolumità pubblica. Quali sono i settori e gli ambiti nei quali la condotta dell’Ente Pubblico può essere oggetto di valutazione in quanto se ne ravvisi una posizione di garanzia? Quali sono i limiti oltre i quali l’Ente Pubblico non ha più un ruolo giuridicamente rilevante? Queste ed altre domande hanno trovato risposte che si sono evolute nel tempo in funzione della modifica delle normative di riferimento così come della giurisprudenza che ha affrontato l’argomento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione consente oggi di poter fare il punto della situazione sullo stato dell’arte, traendo importanti spunti di riflessione. In questa prima parte inquadreremo i fatti oggetto del procedimento penale e le contestazioni che sono state mosse a ciascun imputato, ognuno per quanto di sua competenza. Esamineremo infine la decisione che ha concluso il giudizio di primo grado mettendo in evidenza l’importanza del lavoro e delle risultanze delle consulenze tecniche espletate.  Nel prossimo numero esamineremo il procedimento avanti la Corte di Cassazione e i principi di diritto che la sentenza di terzo e ultimo grado ha sancito precisando presupposti e limiti delle diverse posizioni di garanzia di ciascuno degli imputati.

I fatti, le circostanze, i luogh ioggetti del procedimento penale
Da una parete rocciosa e strapiombante situata in un’isola turistica al largo delle coste laziali, si è staccato all'improvviso un masso sporgente che è caduto sulla spiaggia, nel punto in cui si trovava una scolaresca in gita. Due adolescenti sono stati colpiti e hanno trovato la morte. Il distacco ha interessato una parete costituita da materiale piuttosto friabile, data l'evoluzione vulcanologica dell’area, in corrispondenza della parte meridionale della spiaggia ad arco, dove l'arenile ha una profondità di circa cinque metri e la parete rocciosa è prossima alla linea di riva.  La superficie del distacco è assimilabile ad un triangolo, di base pari a circa dieci metri ed il volume misura circa dodici metri cubi.  Il distacco è stato provocato dalla concomitanza di fattori naturali: le caratteristiche deboli della roccia piroclastica, che deriva dalle attività effusive ed esplosive del vulcano, la friabilità del materiale roccioso, l'incidenza di fattori atmosferici sulle caratteristiche meccaniche e mineralogiche delle superfici esposte della roccia, la posizione aggettante della parete rocciosa, l'azione erosiva del mare. Le coste delle isole Pontine sono state in gran parte classificate dall'Autorità di Bacino della Regione Lazio tra le aree sottoposte a tutela per pericolo di frana nel Piano per l'Assetto Idrogeologico.  Alla naturale bellezza delle «falesie» fa da contraltare la pericolosità per la natura vulcanica della roccia, caratterizzata da bassi valori dei parametri geotecnici che ne determinano la progressiva demolizione attraverso il continuo arretramento per crolli successivi. Si tratta di fenomeno notoriamente attivo lungo la maggior parte del perimetro dell'isola ed è riconoscibile in quanto sono chiaramente visibili i resti dei precedenti crolli.  La parete interessata dal crollo del masso è, peraltro, particolarmente attiva in quanto da una posizione più alta in quota e più a sud, erano già avvenuti crolli di analogo volume. Nella sentenza di primo grado sono stati descritti analiticamente gli esiti delle consulenze tecniche e dell'esame degli esperti incaricati dal pubblico ministero e dalle difese di accertare quali fossero le cause del crollo, se la classificazione della zona in relazione al rischio idrogeologico fosse adeguata, se l'evento fosse prevedibile in relazione al contesto geomorfologico.

Il capo di imputazione e il rinvio a giudizio del sindaco
In esito alle indagini preliminari svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, è stato disposto il rinvio a giudizio del Sindaco in carica all’epoca del fatto e del Sindaco del precedente mandato, di un tecnico comunale e di un dirigente dell'ex Genio Civile di Latina. Particolare attenzione deve essere riposta sul contenuto del capo di imputazione, dettagliato e molto preciso. Queste in sintesi le contestazioni mosse: quanto al Sindaco in carica nel mandato precedente il fatto, quale responsabile del territorio comunale e dell'incolumità pubblica e al Sindaco in carica all’epoca dei fatti, oltre che al tecnico comunale, è stata contestata la colpevole omessa segnalazione del pericolo esistente sulla spiaggia, nonostante i precedenti distacchi di parete rocciosa nella medesima zona. In particolare essi omettevano di segnalare all'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio gli eventi franosi precedenti intervenuti in zona immediatamente prossima a quella ove si verificava l’incidente, nonostante avessero partecipato anche ad un’apposita conferenza dei servizi; la mancata trasmissione di dati e informazioni relative alla parete sovrastante la spiaggia, in violazione alla normativa di settore in materia, non avrebbe inoltre consentito ai membri dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che avrebbe comportato l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità che in concreto avrebbero consentito di impedire il tragico evento.
Al dirigente dell'ex Genio Civile competente veniva contestata la colpevole omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei Servizi convocata a seguito dell'evento franoso in precedenza verificatosi nonché la colpevole omessa informazione alla suddetta Autorità circa i lavori eseguiti sulla parete sovrastante la spiaggia, anche a seguito dell'ulteriore frana precedente il fatto; nonchè per avere omesso di far eseguire, contrariamente a quanto da lui stesso indicato nella conferenza dei servizi, la messa in opera di micropali di ancoraggio posizionati sia alla base della parete rocciosa, sia in verticale sulla parete stessa, in modo tale da creare dei punti precisi di ancoraggio per il posizionamento della rete metallica.  In conseguenza di tali omissioni, l'Autorità dei Bacini regionali del Lazio non era stata in grado di avere una completa conoscenza dello stato dei luoghi, circostanza questa che comportava l'omessa indicazione della zona quale area pericolosa ovvero di attenzione geomorfologica e l'omessa adozione di misure (interdizione all'accesso, cartelli di pericolo, lavori di consolidamento con apposizione di reti di protezione) a salvaguardia della pubblica incolumità. Inoltre, sempre come conseguenza di tali omissioni, non era stata protetta con pali e rete metallica la parte sporgente della parete rocciosa, crollata in precedenza, contigua e sottostante a quella investita dall'evento franoso, circostanze queste che avrebbero in concreto impedito il tragico evento. In sintesi, agli imputati venivano contestate condotte tutte di natura omissiva. «Se avessero segnalato, se avessero operato, se avessero fatto eseguire… avrebbero impedito il verificarsi del tragico evento».

La sentenza di primo grado: tutti gli imputati sono colpevoli!
All'esito del giudizio di primo grado istruito con deposizioni testimoniali e peritali, il Tribunale competente ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di tutti gli imputati con l’obbligo in solido del risarcimento dei danni.
Quanto ai sindaci e al tecnico comunale il Tribunale, dopo aver descritto l'evento e l'esito dei primi rilievi e delle acquisizioni documentali presso il Comune e presso l'ex Genio Civile, ha esaminato analiticamente alcuni eventi franosi avvenuti in precedenza nonchè i lavori che ne erano seguiti nella zona del crollo, sottolineando che erano stati effettuati lavori di consolidamento «nella parte di terra, di roccia tufacea» distante pochi metri da quella poi crollata ed originati da precedenti crolli e smottamenti ed erano stati effettuati lavori che avevano interessato il manto stradale soprastante la zona del crollo, per il rifacimento della rete di raccolta delle acque piovane.  Il consolidamento non aveva riguardato la parete rocciosa sovrastante il tratto di mare e l'area destinata alla balneazione, per la quale non potevano escludersi modesti e locali crolli di materiale e dunque si invitava il Sindaco ad un più approfondito studio geologico di verifica.  Il Tribunale ha richiamato anche le richieste di interventi finalizzati all'abbattimento del rischio idrogeologico ed alla messa in sicurezza delle pareti rocciose nel Piano Regionale per la Difesa della Costa del Lazio e la deposizione del Comandante della locale Capitaneria di Porto che aveva parlato di effettiva pericolosità della zona interessata dai lavori stradali, poichè aveva visto aprirsi delle crepe sull'asfalto e non poteva quindi escludersi che la crepa fosse profonda all'interno, al punto da creare problemi alla stabilità della roccia ed imporre la messa in sicurezza della parete. Da mettere in evidenza è la circostanza che una parte significativa della motivazione della sentenza di primo grado è stata dedicata all'individuazione della condotta alternativa corretta che gli imputati avrebbero dovuto osservare.  Il Tribunale ha desunto, dall'esame dei consulenti tecnici che, in seguito alle frane precedenti si sarebbe dovuto ispezionare la parete rocciosa, fare misurazioni strutturali, prendere campioni di materiale, da parte di geologi o di ingegneri con specifica competenza tecnica. Tali accertamenti avrebbero consentito di risalire alle cause e valutare il possibile ripetersi dell'evento. La finalità di segnalare le frane all'Autorità di Bacino sarebbe stata, dunque, quella di avviare lo studio del sito, affidato ad esperti.  In ogni caso, si legge nella sentenza, il Sindaco, unitamente al Responsabile dell'ufficio tecnico, avevano erroneamente ritenuto con superficialità non scusabile che i lavori eseguiti con urgenza dall’ex Genio di Latina potessero considerarsi risolutivi, trascurando che uno studio del sito ed una valutazione sulla permanenza o meno di uno stato di pericolo fossero ancora necessari prima di eliminare il transennamento e riaprire la spiaggia all'uso pubblico «senza alcuna elementare cautela, neppure segnalando che era vietato sostare in prossimità della parete rocciosa per pericolo di crolli».

Il campanello d’allarme inascoltato di un precedente, simile evento
Inoltre il Sindaco ha ritenuto di non avere nulla da comunicare all'Autorità di Bacino e nulla da fare come massima autorità di Protezione Civile, preposta alla tutela della incolumità delle persone. Inutile quindi - secondo il suo irresponsabile apprezzamento, condiviso evidentemente dal responsabile dell’Ufficio Tecnico - partecipare alle Conferenze di Servizi, inviare segnalazioni sui lavori eseguiti e sullo stato dei luoghi, provvedere come invece era suo preciso dovere limitare ovvero interdire l'accesso alle zone di cui gli era ben nota la pericolosità.
Atteggiamento poi mutato dopo il tragico evento che ha avuto come conseguenza l'inserimento di tutta l'isola nelle zone ad alto rischio, cosa che poteva avvenire prima e che se non è avvenuto è solo per la colpevole e negligente omissione di chi era a ciò istituzionalmente preposto.  Se il Sindaco, consapevole della situazione di pericolosità e di rischio, avesse ascoltato il forte campanello d'allarme che gli veniva dal crollo precedente, di cui era a conoscenza, dal vicino crollo della strada sovrastante, avrebbe interagito con l'Autorità di Bacino, avrebbe messo in moto quel meccanismo, sin qui spiegato, necessario per ottenere i finanziamenti regionali e, nelle more, con comportamento attento e prudente che da lui si doveva esigere per i suoi doveri istituzionali, avrebbe potuto mettere almeno un cartello di segnalazione del pericolo in prossimità di quella parete di roccia, come poi ha fatto successivamente, per portare a conoscenza di tutti i cittadini la situazione del luogo e dimostrare la sua attenzione per la pubblica incolumità.
Questa è la condotta che si esigeva e la cui omissione integra il reato contestato.
Il Tribunale, nell'esaminare la posizione del Dirigente dell’ex Genio Civile di Latina il quale aveva indetto la Conferenza dei Servizi al fine di individuare la soluzione tecnica ed operativa più idonea alla eliminazione del pericolo di nuovi crolli e alla messa in sicurezza della strada, al fine di realizzare una definitiva sistemazione dei luoghi e consentire l'uso della spiaggia e della strada sovrastante in sicurezza, ha rilevato che l’imputato aveva individuato gli interventi da eseguire, ma non era stata prevista alcuna previa indagine sulle motivazioni del distacco e sui flussi dell'acqua.
I lavori furono infatti eseguiti sotto la direzione dell'imputato senza indagare le cause delle frane, non furono perfettamente corrispondenti agli interventi indicati nella Conferenza dei servizi nonostante fossero stati collaudati. L’imputato, pur nella consapevolezza che si trattasse di lavori eseguiti con procedura di "somma urgenza", per sua natura tendente a tamponare l'emergenza in difetto di analisi approfondite del fenomeno franoso, non segnalò i lavori eseguiti all'Autorità di Bacino, che avrebbe avuto istituzionalmente il compito di giudicare se detti lavori fossero adeguati, se avessero ridotto il rischio e, conseguentemente, di qualificare l'area come pericolosa.
Con riguardo all'elemento soggettivo del reato, ipotesi di colpa specifica sono state considerate l'omessa segnalazione dei precedenti eventi franosi all'Autorità di Bacino, l'omessa convocazione dell'Autorità dei Bacini Regionali del Lazio in occasione della Conferenza dei servizi, l'omesso riscontro all'invito a partecipare alla Conferenza programmatica predisposta dalla medesima Autorità dei Bacini. 
Sono state qualificate condotte caratterizzate da colpa generica, sempre di natura omissiva, il non aver apposto misure interdittive o segnali di pericolo in quella zona di spiaggia per impedire la circolazione delle persone, il non aver eseguito tutti gli interventi indicati dall'Ufficio dell'ex Genio Civile nella Conferenza dei servizi indetta dopo i primi crolli. Ci fermiamo al quadro fattuale sopra sintetizzato e alle condotte omissive sopra precisate che già consentono di fare riflessioni importanti sulla necessità di operare sempre con professionalità e attenzione qualificate, rinviando al prossimo numero l’analisi delle posizioni di garanzia assunte dagli imputati, la prudenza nelle scelte, l’esigenza delle valutazioni preventive e i limiti oltre i quali l’obbligo di tutelare l’incolumità pubblica viene meno.                                           n

 

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:33
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita

 

La modernità della tecnologia trifune
conquista il cuore della Norvegia

Entro il 2019 sarà realizzata una nuova cabinovia a Voss, rinomata località turistica dove le due società «Voss Resort AS» e «Voss Gondol AS» stanno operando un rinnovamento radicale del comprensorio sciistico ed escursionistico con un investimento di oltre 30 milioni di Euro e in una logica di servizi intermodali che influirà positivamente sull’intera mobilità urbana. Il nuovo impianto, dotato di tredici cabine «Symphony», sostituirà una vecchia funivia «va e vieni» e sarà il primo in Scandinavia realizzato secondo il sistema trifune, quella tecnologia innovativa e particolarmente adatta alle condizioni orografiche più difficili di cui l’azienda di Vipiteno è grande protagonista

Dopo i due ultimi prestigiosi progetti firmati dall'azienda altoatesina sul fronte della tecnologia trifune (la funivia sul ghiacciaio austriaco dello Stubai e l’impianto record sul versante svizzero del Piccolo Cervino che entrerà in funzione nel prossimo settembre) ecco ora la prima cabinovia trifune della Scandinavia, che verrà realizzata in Norvegia a Voss,  rinomata località turistica nella contea di Hordaland che in passato ha anche ospitato numerose gare della Coppa del Mondo di sci alpino. Si tratta di un progetto che rientra nel piano di rinnovamento del famoso comprensorio escursionistico e sciistico di Monte Hanguren, promosso da Voss Resort AS e Voss Gondol AS con un investimento complessivo di 31 milioni di Euro. Voss è una cittadina di circa 15 mila abitanti situata in posizione strategica lungo la linea ferroviaria che collega Oslo e Bergen, ed è meta preferita di numerosi sportivi ed escursionisti sia in inverno che in estate. La scelta di un impianto di tipo trifune non segue solo l’attuale tendenza del momento, ma è dettata anche dalle particolarità morfologiche del luogo, che si contraddistinguono, nella parte iniziale del tracciato, per un notevole dislivello e per la necessità di sorvolare un’ampia zona residenziale. Il nuovo impianto entrerà in funzione nell’estate 2019, sostituendo la precedente funivia va e vieni «Hangursbanen», già dismessa da tempo, ma rimasta nel cuore di locali e turisti per le sue cabine gialle e rosse ribattezzate «Dinglo» e «Danglo». Al loro posto, il nuovo impianto sarà dotato di tredici cabine modello «Symphony» design Pininfarina, da 35 posti ciascuna, in grado di trasportare sino a 1.500 persone all’ora; un viaggio di solo sette minuti. 

In un unico edificio la stazione funiviaria, quella degli autobus e quella dei treni
Il nuovo impianto avrà una lunghezza di poco più di due chilometri e rientra in un progetto complessivo che rivoluzionerà tutta la mobilità di Voss. La stazione a valle sarà infatti integrata in una moderna struttura che ospiterà anche la stazione ferroviaria e quella degli autobus, in modo da creare, a ridosso del centro di Voss, un centro intermodale, snodo chiave per la mobilità urbana. L’intento è proprio quello di rendere la nuova cabinovia parte integrante del sistema di trasporto pubblico, ottimizzando l’uso di autobus, treni e impianto di risalita: la stazione della funivia, al terzo piano dell’edificio comune, sarà direttamente accessibile sia dalla fermata degli autobus che si trova al piano-terra, che dai binari dei treni, la cui stazione sorge al primo piano.  Anche presso la stazione a monte non mancheranno le novità con la costruzione di un ristorante panoramico per 450 persone, che darà vita ad un’unica e armoniosa unità strutturale insieme alla stazione funiviaria.  Voss è rinomata non solo come meta turistica invernale ma anche come destinazione estiva, soprattutto per gli escursionisti e gli appassionati di parapendio, e per questo il nuovo impianto sarà in funzione tutto l’anno, rendendo la località norvegese una destinazione ambita 365 giorni all’anno. «Abbiamo scelto Leitner ropeways per realizzare questo progetto non solo per la lunga e felice collaborazione che si protrae da ann , ma anche perché il sistema trifune da loro presentato è in assoluto il più avanzato e sicuro oggi disponibile sul mercato», dice Øyvind Wæhle, amministratore delegato di Voss Resort AS e Voss Gondol AS.

La scheda tecnica
3S VOSS:
Lunghezza: 2.020 m
Dislivello: 742 m
Velocità: 5 m/sec
Capacità max: 1.544 p/h
Numero massimo di cabine: 13
Nr di sostegni: 3


La leadership nei Paesi scandinavie nella produzione trifune
Con questo nuovo progetto Leitner ropeways conferma la propria posizione di leader di mercato nei Paesi Scandinavi e al contempo riafferma il ruolo da protagonista sul fronte degli impianti trifune. Le realizzazioni di successo dell’azienda altoatesina sul versante della tecnologia trifune sono oramai davvero numerose ed importanti, a partire dall’impianto che da Bolzano conduce fino a Soprabolzano, sull’altopiano del Renon, superando un dislivello di oltre 1.000 metri, alleggerendo significativamente il traffico cittadino. O ancora l’impianto trifune Les Prodains, che collega le località sciistiche francesi di Morzine e Avoriaz. Da ultimo non si possono non citare la funivia Eisgratbahn recentemente entrata in funzione sul ghiacciaio dello Stubai, in Tirolo, e la funivia trifune più alta del mondo, sul Piccolo Cervino, versante svizzero, che da fine settembre permetterà di raggiungere quota di 3.883 metri.
www.leitner-ropeways.com

Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:09
Category: Portfolio
Tags: Attrezzature ludiche
 

Tubing: il divertimento garantito 365 giorni l’anno

L’impianto che l’azienda austriaca ha installato in Francia a Savoie Grand Revard dimostra come l’avvincente attività lungo i «tube» sia una fonte di svago per grandi e piccoli capace di diventare una forte attrazione in tutte le stagioni per i visitatori del parco naturale di Bourges, dove si trova. Sia nella versione invernale che nella versione estiva, una struttura di tubing può essere sempre attiva senza richiedere una grande manutenzione. Meglio, naturalmente, se servita da un «tappeto magico» o dallo skilift SwissCord, un altro prodotto originale di Sunkid

Tubing: cos’è? È un'avvincente attività per il tempo libero in estate e in inverno, un'avvincente attività per grandi e piccini. Grazie ai ridotti costi d'installazione e alla possibilità d'impiego durante tutto l'anno, questo divertimento rappresenta un ampliamento dell'offerta delle attrattive sia per le funivie e le scuole di sci che per i parchi di divertimenti, le mete delle escursioni turistiche e i parchi al chiuso. Sunkid garantisce un’offerta completa grazie ad un unico riferimento, vale a dire che oltre alla predisposizione dei Tube, l'azienda si assume anche l'incarico della realizzazione delle piste artificiali per il tubing estivo o al chiuso fornendo il supporto alla salita ideale per le operazioni di trasporto dei Tube e delle persone grazie al «tappeto magico», l'originale nastro trasportatore per persone. Una delle ultime dimostrazioni dei vantaggi e dei risultati di un Tube Sunkid viene dalla Francia, dove l’azienda austriaca di Imst ha installato un impianto attivo tutto l'anno a Savoie Grand Revard, nel parco naturale di Bourges. Zona ricreativa in prossimità di Lione, Aix-Les-Bains e Chambéry, questa località offre una miriade di attività per il tempo libero. L'impianto di tubing realizzato da Sunkid si è dimostrato un vero e proprio polo d'attrazione per i visitatori in quest'area: con i suoi 184 metri di lunghezza detiene il primato nella zona alpina ed è possibile utilizzarlo tutto l'anno. Per lo «Snow Tubing» è stato adattato il terreno con curve e terrapieni in modo da ottenere, in particolari condizioni di neve, un tracciato predefinito per i Tube le cui pareti impediscono, anche in presenza di scarse precipitazioni nevose, che gli ospiti troppo esuberanti finiscano fuori dal tracciato.  Per l'impiego in estate è stato realizzato un classico impianto di Tubing estivo con una struttura a profili e tre curve paraboliche. Il loro rivestimento prevede speciali pedane in plastica che garantiscono l'impiego dei Tube senza utilizzare acqua.  A livello pratico è possibile utilizzare gli stessi identici Tube sia in inverno che in estate permettendo ai clienti di scegliere tra le diverse dotazioni.

Lo skilift a fune con insos pettabili vantaggi

SwissCord di Sunkid è lo skilift che va a segno con la regolazione in altezza continua e la possibilità di licenza d'esercizio senza personale di monitoraggio. Essendo una variante di skilift pratica ed interessante a livello economico, SwissCord si utilizza principalmente come ski-lift di collegamento, raccordo e ritorno. Oltre alla possibilità di monitoraggio indiretto, si contraddistingue per la regolazione in altezza, il recupero verticale della fune e la lunghezza complessiva massima di 300 metri senza sostegni. Anche il complesso sciistico di Cauterêts (FRA) è soddisfatto di SwissCord Sunkid. Avendo condotto una ricerca di un supporto alla salita adeguato in grado di coprire uno spazio di 60 metri ed una pendenza dell'8%, i gestori della località si sono imbattuti in SwissCord di Sunkid. Philippe Dupla, il gestore puntualizza: «Grazie alle due stazioni dotate di regolazione in altezza elettrica, questo skilift risponde completamente alle nostre idee. Questo inverno ci sono state spesso delle forti nevicate. Utilizzando la regolazione in altezza è possibile adattare l'altezza della fune a seconda della quantità di neve. Inoltre, la regolazione in altezza semplifica anche la preparazione del tracciato dello skilift grazie all'apparecchiatura delle piste. Finora siamo molto soddisfatti di SwissCord».
www.sunkidworld.com

Created: Mercoledì, 21 Marzo 2018 15:23
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita

BMF
Un debutto «strategico»sulle nevi francesi

La nuova cabinovia a otto posti entrata in funzione quest’inverno tra L’Enversin d’Oz e Vaujany è la prima realizzata in Francia dall’azienda svizzera di Flums. L’impianto, dotato delle eleganti cabine Porsche Design, si trova nella parte settentrionale del grande comprensorio sciistico dell’Alpe d’Huez e, con la sua capacità di trasporto, è stato determinante per sciogliere un «nodo» particolarmente critico nel traffico sciistico della località

Nell’area sciistica di Vaujany, in Francia, é in funzione da questa stagione una nuova telecabina 8 posti realizzata da Bartholet Maschinenbau, l’azienda elvetica di Flums protagonista nel mercato degli impianti a fune per il trasporto su neve e per il trasporto urbano fondata nel 1962 da Anton Bartholet. Il marchio svizzero debutta cosí in Francia con la sua prima telecabina che può esibire il fiore all’occhiello delle eleganti e confortevoli cabine «Design by Porsche Design Studio». Il nuovo impianto si trova fra L’Enversin d’Oz e Vaujany sul lato settentrionale dell’area sciistica dell’Alpe d`Huez. Viene cosí sostituito dopo trent’anni il vecchio impianto ad ammorsamento fisso che girava con una capacitá di sole 600 p/h e non rispettava piú le richieste dello sciatore e gli standard moderni. Con il collegamento diretto alla stazione a valle della funivia Grandes Rousses a Vaujany, la localitá L’Enversin d’Oz è con i suoi 1100 mslm il punto piú basso di accesso al comprensorio sciistico dell’Alpe d’Huez. La funivia lunga solo 600 mt. era ed è tuttora l’unico mezzo di ritorno per gli sciatori che scendono per la famosa pista nera «La Fare», che per gli sportivissimi è anche la pista finale della discesa lunga 2200 mt. dal Pic Blanc (3330 mslm). Oggi, con la sua capacitá di trasporto 1200 p/h, il nuovo impianto BMF evita agli sciatori piú abili di imbottogliarsi nelle code e aumenta l’attrattivitá turistica di Oz-Vaujany (1100 – 2800 m). A solo un’ora di macchina da Grenoble, questo «domaine skiable» é una meta amata dalle famiglie e offre 18 impianti di risalita al servizio di 53 km di piste. La societá impianti investe regolarmente non solo nel comfort della risalita ma anche nell’innevamento e nell’ampiamento delle piste. Nel prossimo futuro aprirá la nuova pista «Outres» lungo l’impianto BMF e perció é giá stato pianificato un‘incremento nella portata oraria a 2000 p/h aggiungendo ulteriori 10 cabine (ad oggi sono 15), quelle cabine che vengono immagazzinate automaticamente nelle stazioni, con gli azionamenti disposti nella stazione a valle.

La scheda tecnica
Tipologia di impianto:  Cabinovia 8 posti
Quota stazione a valle: 1126,00 m 
Quota stazione a monte: 1238,70 m
Dislivello: 112,70 m
Lunghezza inclinata: 573,80 m
Quantitá sostegni: 4
Potenza: 00 kW
Quantitá cabine: 15 (estendibile a 25)
Velocitá: 0 – 5 m/s
Capacitá: 1200 p/h (estendibile:2000 p/h)
Tempo di percorrenza: 2 min 1 s
Azionamento:  Seirel

www.bmf-ag.ch

Created: Mercoledì, 21 Marzo 2018 14:20
Category: Portfolio
Tags: Attrezzature ludiche

 TECHFUN

Con Funcoaster® adrenalina assicurata

 

La divisione del gruppo MND che si occupa di installazioni ludiche, parchi gioco e attrazioni alternative allo sci, ha progettato e realizzato  un impianto di discesa per slitte che viaggiano su una monorotaia particolarmente adatto per essere allocato sulle pendenze naturali delle località montane e particolarmente attraente per grandi e piccini in tutte le stagioni dell’anno. Dotato di un sistema di controllo automatico della velocità e di dispositivi di sicurezza testati e monitorati da un PLC, l’impianto si compone di sezioni per la maggior parte standardizzate e da assemblare «in loco», seguendo lo schema del tracciato, definito durante la fase di studio e progettazione con la committenza

Nasce dalle brillanti menti dei tecnici dell’ufficio ricerca e sviluppo di Techfun, il Funcoaster®, una slitta che viaggia su una monorotaia, perfettamente adatta all'ambiente montano per la presenza naturale di terreni in pendenza. È sicuramente un'attrezzatura che può accrescere e differenziare l’offerta di «divertimento» di tutti i centri turistici montani, utilizzabile in tutte le stagioni.  Con il suo design innovativo, progettato secondo lo standard NF ISO 19202, ed un comfort ineguagliabile, il veicolo consente d’imbarcare 2 adulti, 1 adulto e 1 bambino (> 3 anni) ed è ben dimensionato per facilitare la guida ai giovani piloti (> 8 anni e> 1,25 m) per un carico utile massimo di 160 kg.  Lo scafo è personalizzabile e quindi il cliente può realizzare una slitta esclusiva, scegliendo il colore che preferisce ed apponendo il logo della propria società o quello di un eventuale sponsor. Il concetto «Funcoaster®» di Techfun, si basa su un design semplice che si serve di sistemi meccanici collaudati e comprovati, utilizzati nel settore degli impianti di risalita e delle giostre. Il design essenziale della mono rotaia, si integra gradevolmente con il paesaggio, consentendo al conducente di avere una visuale più ampia e di sperimentare più facilmente sensazioni di velocità e planata.

La sicurezza garantita a velocità controllata
Techfun, sempre attenta a garantire la massima sicurezza dei propri prodotti, anche in questo caso ha realizzato un’attrezzatura la cui velocità è limitata a 40 km/h in tutte le configurazioni del percorso, grazie all'azione di quattro freni centrifughi disposti sulle ruote dell'asse posteriore (limite imposto dalla norma ISO19202).  Gli utenti sono assicurati al sedile, lungo tutto il percorso, tramite cinture dotate di un sistema di bloccaggio passivo, al fine di garantire all'operatore una garanzia supplementare per il suo funzionamento.  Durante la discesa, i passeggeri possono gestire la propria velocità grazie alle leve dei freni manuali, posizionate sui lati della slitta. Sistemi anti-ritorno ridondanti, un freno che funziona secondo il principio «maniglia uomo morto», sono inclusi in questa slitta per aumentare il livello di affidabilità. Inoltre, tutte le funzioni di sicurezza dell'installazione sono costantemente monitorate da un PLC, degno di un impianto di risalita. Techfun si è concentrata al massimo sulla funzionalità della monorotaia in alluminio per facilitare le operazioni di installazione e ridurre la presenza di apparecchiature ausiliarie che possano limitare l'integrazione del sistema nel paesaggio. La monorotaia ha una funzione sia di guida, sia di supporto, affinché la slitta possa scivolare agevolmente in svariate configurazioni di percorso. Offre anche un'area riservata per la corsia dei freni manuali. La maggior parte delle sezioni della pista sono standardizzate e vengono assemblate «in loco», seguendo lo schema del tracciato, definito durante la fase di studio e progettazione. Le giunzioni tra ciascuna sezione della pista, vengono effettuate tramite strutture di rivestimento e rivetti che assicurano la perfetta continuità del tracciato e la trasmissione delle sollecitazioni sui supporti della pista.  L'inclinazione massima del tubolare in zona curva, è di 25 ° rispetto alla verticale (limite normativo). Il binario è sostenuto da piedi in acciaio zincato a caldo, regolabili in altezza rispetto al profilo naturale del terreno. Vengono disposti ogni 5 m sulle sezioni dritte ed ogni 3,3 m sulle sezioni curve.  Ad ogni metro, le varie sezioni sono dotate di un para urti di non ritorno per assicurare le slitte in caso di guasto. Gli ancoraggi della linea sono realizzati mediante paletti, la cui altezza è determinata dall’ufficio tecnico di Techfun seguendo il rapporto geotecnico realizzato dal cliente sul sito. Al fine di garantire una buona resistenza anche in aree difficili, possono essere utilizzati sistemi d’ancoraggio come viti Krinner®, Spinankner® o Duckbill®.  I supporti sono dimensionati per resistere a carichi di neve e sollecitazioni da vento estremi, determinati dagli standard di calcolo europei Eurocodes. Le operazioni di evacuazione dei passeggeri in caso di guasto, sono assicurate da camminamenti laterali ad altezza piedi. Gli utenti, accompagnati da un operatore, sono così in grado di scendere lungo il percorso e tornare a terra in modo agevole e sicuro.  All'uscita dalla stazione, le slitte possono iniziare a scivolare sulla pista dopo la convalida da parte dell'operatore (premendo un pulsante «OK Avvia»). L'intervallo di tempo minimo tra ogni mezzo (definito come funzione della portata massima consentita sull'impianto) viene gestito da un ritardo nel PLC di sicurezza.

La partenza e l’arrivoreg olate dall’automazione
Una volta raggiunta l'area d'imbarco, gli utenti si siedono sulla slitta, allacciano la cintura, mentre l'operatore fornisce le istruzioni di sicurezza prima di consentire la partenza. In questa zona è possibile avere contemporaneamente 3 slitte, in modo da garantire un flusso continuo di accessi sul tracciato: non appena ne parte una, dall’aerea di stoccaggio ne arriva un’altra. Alla fine della discesa, è prevista una zona di frenata automatica che ha lo scopo di rallentare gradualmente le slitte fino a raggiungere una velocità di 0,5 m/s. La frenata viene eseguita facendo passare la slitta su pattini in poliuretano, montati su una catena. Mediante questo sistema, le slitte molto veloci vengono frenate e quelle che arrivano più lentamente, sono trasportate tramite la catena alla zona di sbarco. Questo sistema, come il resto dell’attrezzatura, è stato oggetto di numerosi test di validazione, specialmente in condizioni di pioggia, effettuati nell’area prove di Montmélian, operativa da gennaio 2017.  La sala di controllo/comando comprende l'armadio elettrico e l'automazione di sicurezza, nonché qualsiasi apparecchiatura relativa alle opzioni scelte (videoregistratore, apparecchiature audio, controllo luci slitta, ...) Una scatola di controllo remoto è installata vicino all'area di imbarco a disposizione dell'operatore. Per consentire un facile funzionamento dell'installazione e garantire la sicurezza sul percorso, viene posizionata una telecamera CCTV a livello del freno di fine pista ed uno schermo protetto da una custodia antisfondamento, presso la postazione dell’operatore per permettere un monitoraggio costante del tracciato. Per l’avvio dell'impianto con qualsiasi condizione meteorologica e soprattutto dopo una forte pioggia, una notte ghiacciata o una nevicata, è possibile installare un sistema di riscaldamento della monorotaia che rende utilizzabile la pista, in poche decine di minuti. In questo modo non è necessario attendere l’arrivo del sole, far girare una slitta speciale o far rimuovere la neve da un operatore. In previsione di nevicate, il semplice avviamento del sistema di riscaldamento in modalità preventiva e programmata, è sufficiente per scaldare la pista e fare in modo che la neve non si depositi attorno alla rotaia di alluminio che, ha ottime proprietà di conduzione termica, consentendo di limitare e controllare il consumo di elettricità.
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