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binda

Gender: Male
Email address: infoi@teaweb.it

Created: Giovedì, 17 Maggio 2018 12:25
Category: Portfolio
Tags: Motori Sulla Neve
 

In tutto il mondo è in aumento la domanda di operatori qualificati nel settore della preparazione delle piste. Ma non sempre chi è alla ricerca di un percorso di formazione trova interessanti i corsi tradizionali. È in contante aumento la richiesta di una maggiore flessibilità, con orari elastici e unità didattiche brevi da poter inserire tra le proprie attività quotidiane, ovunque ci si trovi in quel momento. Quale risposta migliore se non la creazione di un training ProAcademy online per principianti?

Ingresso nel mondo dell'operatore di battipista
Secondo Florian Profanter, (nella foto sotto) la ProAcademy dovrebbe offrire i suoi corsi ovunque vi siano battipista in servizio. In qualità di responsabile dell’accademia, è convinto che l’addestramento in loco fornisca ad operatori e operatrici una formazione di massimo livello. Che fare però quando non è possibile essere presenti fisicamente in tutti i comprensori sciistici? La soluzione: lezioni teoriche digitali su una piattaforma didattica intuitiva cui collegarsi via Internet. Del resto, tutti ormai possiedono uno smartphone, un tablet o un PC.

Paese che vai, piste che trovi
I compiti della ProAcademy sono molteplici ed emozionanti. Non si tratta soltanto di superare barriere linguistiche e linee internazionali del cambio di data. L’accademia deve considerare anche le metodologie specifiche di ogni Paese nella preparazione delle piste. Con l’ausilio della moderna learning technology, Europa, Scandinavia, Russia, Nord America, Asia ed emisfero meridionale potranno ricevere importanti contenuti didattici.
Il training online

«Preparazione delle piste per principianti»
Ogni membro del team vanta una profonda esperienza nella prepara- zione delle piste, ad esempio come ex responsabile tecnico di un comprensorio sciistico o come operatore di batti- pista ai Giochi Olimpici. Tutti insieme, gli istruttori della ProAcademy dispongono di un grande bagaglio di conoscenze che non vogliono certo tenere per sé. I training multimarca per principianti si possono fare in qualunque momento e forniscono le competenze di base su veicolo, operatore e piste. I contenuti del corso spaziano dagli aspetti tecnici del funzionamento di un battipista alle sue corrette modalità d’uso. Particolare attenzione è riservata ad uno stile di guida parsimonioso e rispettoso della macchina e dell’ambiente e all’uso sicuro del veicolo. Il corso è quindi molto simile alle lezioni di teoria di una scuola di guida.

A chi si rivolgono i corsi online per principianti?
Chi si vede bene nei panni di operatore/operatrice di battipista, con il corso teorico va sul sicuro. Qui infatti vengono poste le basi per la carriera professionale: i partecipanti che superano l’esame ottengono un attestato che li abilita a frequentare il successivo training pratico. Il corso teorico è la scelta giusta anche per chi nutra semplicemente interesse per i batti- pista o desideri rinfrescare la propria preparazione. Se ci sono al momento altri progetti per la ProAcademy? La risposta è sì. In tempi non troppo lontani, Florian Profanter e il suo team intendono offrire il programma di training non soltanto ai principianti ma anche agli operatori esperti. Staremo a vedere cosa ci porta il futuro!
www.pistenbully.it

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 12:16
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita, Trasporto urbano
 

A Sarajevo, la città-martire della guerra civile che sconvolse la ex Jugoslavia tra il 1992 e il 1996, l’azienda di Vipiteno ha realizzato una nuova cabinovia che sostituisce il vecchio impianto distrutto proprio durante quei terribili anni. La bellissima, cosmopolita capitale della Bosnia Erzegovina aveva ospitato le Olimpiadi invernali del 1984 facendo della funivia che portava alla cima del monte Trebevi uno dei suoi emblemi. I bombardamenti della guerra l’avevano distrutto. Oggi il nuovo impianto rappresenta un simbolo della pace riconquistata, l’opportunità per un nuovo orizzonte di sviluppo e un sogno d’amore realizzato per Edmond Offerman, il ricco uomo d’affari olandese che ha partecipato all’impresa e ha «regalato» l’impianto alla moglie Maja, nativa di Sarajevo

GD10 Trebevic
Lunghezza: 2.158 m
Dislivello: 578 m
Velocità: 5 m/s
Capacità: 1.200 p/h
Numero di cabine: 33
Numero di sostegni: 10
Da sinistra Anton Seeber, il sindaco di Sarajevo
e Martin Leitner

Quello che fu uno dei più celebri simboli delle Olimpiadi invernali del 1984, la funivia che portava in cima al monte Trebević sopra Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, fu distrutto dai bombardamenti durante la guerra civile che negli anni Novanta insanguinò l’ex Jugoslavia. Oggi, dopo oltre venti anni dalla fine del conflitto, il monte Trebević torna a nuova vita grazie alla cabinovia realizzata dall’azienda altoatesina Leitner ropeways. Un progetto fortemente voluto dal giovane sindaco della città Abdulah Skaka e reso possibile anche dall’olandese Edmond Offermann, che dopo aver fatto fortuna negli Stati Uniti, ha voluto donare alla città dove è nata sua moglie la bellezza di 3,5 milioni di Euro da destinare alla ricostruzione della funivia. Il 6 aprile Sarajevo ha festeggiato la rinascita funivia del monte Trebević. Un avvenimento con cui la città chiude uno dei capitoli più bui della propria storia. La costruzione della nuova cabinovia, «firmata» Leitner ropeways, ha infatti un forte valore simbolico, ed è il segno di una pace ritrovata e di una voglia di rinascita dopo anni di guerra che hanno profondamente segnato la Bosnia. Il suo valore simbolico sta anche nel fatto che sotto il tracciato passa oggi la linea di confine fra le due entità che compongono la Bosnia Erzegovina così com’è nata dagli accordi di pace di Dayton: da un lato la «Federacija» croato-musulmana, dall’altro la «Republika Srpska» in cui si trova il monte Trebević. Il precedente impianto era stato costruito nel 1959 e conduceva i passeggeri di quella che era una delle principali città dell’allora Jugoslavia fin sulla vetta del monte in soli 12 minuti; la funivia raggiunse fama mondiale con i giochi invernali olimpici del 1984, grazie anche alla sua posizione strategica, a ridosso della pista di bob, che garantiva una vista incredibile delle gare dall’alto. Durante la guerra, tra il 1992 e il 1996, la cabinovia fu una delle prime strutture a essere colpite dagli assedianti, che occuparono proprio le montagne attorno a Sarajevo per interrompere ogni comunicazione tra la città e il mondo esterno. L’impianto venne gravemente danneggiato e l’intera area circostante minata. Terminato il conflitto, furono necessari lunghi lavori di bonifica e solo nel 2010 l'area fu dichiarata nuovamente sicura; è ad allora che risalgono i primi progetti per la ricostruzione dell’impianto.

Tecnica funiviaria all’avanguardia per la rinascita di un luogo-simbolo
La nuova cabinovia 10 posti che porterà abitanti e turisti dal centro della capitale bosniaca fino alla vetta del monte Trebević a 1.160 metri di altezza, ha una lunghezza inclinata di 2.158 metri ed un sistema di azionamento, il DirectDrive, che si contraddistingue per le sue caratteristiche di efficienza ed ecocompatibilità. Le 33 cabine garantiranno una portata oraria di 1.200 persone, ed effettueranno il tragitto tra la stazione a valle Hrvatin, nel cuore della città, e quella a monte Vidikovac in soli sette minuti e quindici secondi, con una velocità di cinque metri al secondo. Per ricordare il periodo d’oro della funivia, cinque cabine si presentano nei cinque colori dei cerchi della bandiera olimpica: rosso, nero, verde, blu e giallo.

Un sogno d’amore e un segno di pace
Per l’olandese Edmond Offermann, fisico nucleare con la vocazione per gli affari, Sarajevo è sempre stato un luogo molto speciale: è infatti la città natale di Maja Serdarević, l’amore della sua vita, anche lei fisico nucleare, con cui ora vive negli Stati Uniti. Ma la città gli è rimasta nel cuore anche per un ricordo molto particolare legato alla funivia di Trebević. «Era il 1991 eppure mi sembra ieri: me la ricordo ancora perfettamente quella gita con Maja in funivia; rimasi affascinato dalla montagna, dalla vista sulla città», ricorda Offermann. Mentre la coppia è in America, dove nel frattempo Offermann aveva riscosso successo a Wall Street, comincia l'assedio di Sarajevo: parenti e amici della moglie vivono sotto i bombardamenti e al termine del conflitto Offermann, che nel frattempo è diventato ricco e ha tra l’altro anche investito in una stazione sciistica in Svizzera, vuole realizzare un sogno: fornire un concreto aiuto alla ricostruzione della funivia distrutta. I primi tentativi risalgono al 2011, ma il progetto si arena ben presto, e solo con il nuovo sindaco di Sarajevo Abdulah Skaka le cose ricominciano a muoversi nella giusta direzione. Il nuovo progetto, che prevede la realizzazione dell’impianto e di un albergo presso la stazione a monte, parte quindi davvero, e la costruzione della nuova cabinovia viene affidata a Leitner ropeways. Un progetto dal valore complessivo di 9 milioni di euro, di cui 3,5 sono stati donati da Offermann: un modo per contribuire alla realizzazione del proprio sogno. E così il 6 aprile la coppia, dopo un viaggio con la nuova funivia, è tornata in cima al monte Trebević, nel luogo che più di ogni altro ha segnato il loro amore. «Un giorno storico per Sarajevo: il 6 aprile non è solo l'anniversario della liberazione della città dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, ma anche il giorno della rinascita di un simbolo di pace. Un giorno di forti emozioni per me e mia moglie: ripensando al nostro primo viaggio qui, nella primavera del 1991, ma ricordando anche la paura per i nostri cari durante il conflitto. Spero davvero che questa funivia segni una rinascita per la città di Sarajevo.»
www.leitner-ropeways.com

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 12:16
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

Prodotto dall’azienda di Vipiteno, il nuovo impianto trifune che va a potenziare l’offerta turistica e sportiva del comprensorio di Zermatt «brilla» per molti motivi: la sua stazione di arrivo, a quasi quattromila metri di quota, è la più alta del mondo; la tecnologia con cui è stato concepito e realizzato è la più avanzata del settore; le sue cabine sono una autentico gioiello di arte e gusto, impreziosite dai cristalli Swarovski®, usati per la prima volta nel mondo funiviario, che esaltano e rendono ancora più esclusivo il design di Pininfarina

TD28 Matterhorn Glacier Ride

La più alta funivia trifune al mondo
La più alta stazione a monte d’Europa
Altitudine stazione a valle: 2.923 m s.l.m.
Altitudine stazione a monte: 3.821 m s.l.m.
Fune traente: 7.930 m
Dislivello: 900 m
Velocità: 7,5 m/sec
Capacità: 2.000 p/h
Tempo di percorrenza: 9 min
Posti a sedere per cabina: 28
Azionamento: LEITNER DirectDrive
Numero di cabine: 25
Design cabine: Pininfarina
La cabina 3S:
Costruttore: SIGMA
Design: Pininfarina
Capacità: 28 posti a sedere, 7 posti in piedi
Vetrate panoramiche
Design e dotazione ispirati al settore automobilistico
Innovativo concetto di clima
Esclusiva illuminazione interna
Allestimento multimediale Swarovski
Da sinistra Anton Seeber,
Markus Hasler e Martin Leitner

L’eccellenza di due grandi realtà aziendali ha dato vita a un progetto mai visto nel mercato funiviario: Leitner ropeways, in collaborazione con Swarovski, ha realizzato per Zermatt Bergbahnen AG un prodotto davvero unico, unendo le più innovative tecnologie del settore e il rinomato design Pininfarina alla lucentezza dei cristalli e ottenendo forme ed effetti inusitati.  Dal prossimo autunno sul Matterhorn Glacier Ride, la nuovissima funivia sul Piccolo Cervino, sarà possibile vedere l’incredibile risultato della collaborazione tra Leitner ropeways e Swarovski: le cabine del nuovo impianto 3S, il più alto al mondo, saranno infatti ancora più lussuose, impreziosite da luccicanti cristalli Swarovski® della linea «Crystal Rocks», veri gioielli di luce utilizzati per la prima volta nel settore funiviario.  La prima cabina «vestita» di cristallo è stata presentata in occasione di Mountain Planet, la fiera mondiale della pianificazione e dell’industria della montagna che si è svolta a Grenoble in aprile, alla presenza di numerosi operatori professionali provenienti da tutto il mondo e di nugoli di giornalisti e fotografi impegnati ad immortalare l’evento di cui erano protagonisti Anton Seeber, Martin Leitner, il presidente della Zermatt Bergbahnen AG, la società committente che gestisce il mega comprensorio svizzero ai piedi del Cervino, ma soprattutto «lei», questa cabina-gioiello con i riflessi di cristallo.

Tecnologia, arte e design in un connubio di alta qualità
Da 120 anni Swarovski è sinonimo di creatività, poesia e tecnica: il taglio di precisione del cristallo e la passione per la perfezione, l’innovazione e il design ne hanno fatto un marchio leader a livello globale, capace di coniugare arte e tecnologia. Fondata nel 1895 in Austria, l’azienda progetta, produce e commercializza cristalli di alta qualità, gemme naturali e sintetiche oltre che prodotti finiti come gioielli, accessori e sistemi di illuminazione. Ora gestita dalla quinta generazione della famiglia, Swarovski Crystal Business vanta una portata globale con circa 3.000 negozi in 170 Paesi, oltre 27.000 dipendenti e un fatturato di circa 2,7 miliardi di euro nel 2017. Unitamente alle sue aziende sorelle Swarovski Optik (dispositivi ottici) e Tyrolit (prodotti abrasivi), Swarovski Crystal Business fa parte del Gruppo Swarovski. Nel 2017, il Gruppo ha generato un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro e impiegato oltre 32.000 persone. Con questa azienda di eccellenza dalla grande tradizione Leitner si è trovata in perfetta sintonia creando un connubio vincente. Da sempre, infatti l’azienda altoatesina combina tecnologia e design nella realizzazione dei propri impianti ricercando costantemente il meglio della qualità, della funzionalità e dell’efficienza senza trascurare eleganza e comfort.  Le nuove cabine disegnate da Pininfarina, il famoso studio di design della Ferrari e della Maserati, sorprendono anche a livello tecnico per i loro dettagli innovativi che rendono il tragitto comodo e sensazionale: sedili ispirati al settore automobilistico, illuminazione che richiama un cielo stellato e ampie vetrate panoramiche.

Il Matterhorn Glacier Paradise alla portata di tutti 365 giorni l’anno
A Zermatt il Matterhorn Glacier Ride andrà ad aggiungersi alla funivia «va e vieni» già esistente, incrementando di 2.000 visitatori all’ora la capacità di trasporto verso la stazione alpina più alta d’Europa. I costi di realizzazione previsti ammontano a circa 52 milioni di Franchi, facendo di questo progetto il maggiore investimento singolo nella storia di Zermatt Bergbahnen AG. Il nuovo impianto trifune migliorerà in maniera significativa il collegamento dei comprensori sciistici tra Svizzera e Italia e permetterà di raggiungere il Matterhorn Glacier Paradise, ambita destinazione turistica, 365 giorni l’anno.
www.leitner-ropeways.com

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 12:16
Category: Portfolio
Tags: Trasporto urbano
 

Inaugurato il 13 aprile scorso, l’impianto bifune realizzato dall’azienda di Vipiteno nel parco nazionale di Hallyeohaesang per conto del comune di Sacheon consentirà di valorizzare un incantevole patrimonio ambientale grazie ad un tragitto di 2370 mt. che conduce prima ad una piattaforma panoramica sul Monte Gaksan e poi fino all’isola di Choyang, «sorvolando» un tratto di mare di circa un chilometro. Concepita con la tecnologia che garantisce massima sicurezza ed efficienza, dotata di sistema di azionamento DirectDrive e di una capacità di trasporto di 1300 persone l’ora, la nuova funivia è un vero e proprio «balcone» su panorami mozzafiato

BD10 Sacheon
Lunghezza: 2370 m
Dislivello: 340 m
Velocità: 6 m/s
Capacità: 1.300 pax/h
Numero di cabine: 47
Numero di sostegni: 5

La regione intorno alla città portuale di Sacheon, in Corea del Sud, è ricca di fascino con i suoi paesaggi pittoreschi, le acque cristalline e i tesori naturali del parco nazionale di Hallyeohaesang. Da oggi a richiamare turisti e visitatori sarà anche la nuova funivia bifune di Leitner ropeways, che porta i viaggiatori sul monte Gaksan, dove sorge la stazione intermedia, e da qui fino sull’isola Choyang, offrendo panorami mozzafiato lungo tutto il percorso e diventando così una nuova attrazione per questa ambita meta turistica. L’impianto è stato inaugurato lo scorso 13 aprile: un progetto davvero notevole anche per il suo contesto paesaggistico e il primo in Corea per il quale è stato impiegato il sistema ad azionamento diretto Leitner DirectDrive. Con la cabinovia bifune i visitatori possono comodamente raggiungere la piattaforma panoramica sul Monte Gaksan, da dove è possibile continuare il tragitto sospesi sul mare fino all’isola di Choyang. La municipalità sudcoreana ha deciso di realizzare un impianto di tipo bifune tenendo in considerazione sia la lunghezza delle campate che la ventosità della zona: la tecnologia bifune è infatti la soluzione tecnica perfetta per fare fronte ai venti presenti e «superare» gli 823 metri di mare che separano dall’isola. Anche la possibilità di impiegare cabine «più piccole», rispetto a quelle di un impianto trifune, ha contribuito alla scelta di un impianto bifune. «Il sistema bifune è senza dubbio la migliore tecnologia per garantire la massima sicurezza ed efficienza - dichiara Martin Leitner, Vicepresidente di Leitner - Paragonato ad un sistema trifune, quello bifune è più conveniente e, grazie all’utilizzo di veicoli di dimensioni ridotte, anche economico. In futuro gli impianti bifune saranno sempre più richiesti». La funivia di Sacheon supera un dislivello di 340 metri ad una velocità di 6 metri al secondo e può trasportare fino a 1.300 persone all’ora. Per coprire il percorso complessivo di 2.370 metri sono stati realizzati cinque sostegni, il più alto dei quali raggiunge 71 metri. Un terzo delle 47 cabine è dotato di fondo di vetro per rendere il tragitto ancora più entusiasmante, soprattutto quando si sorvola il mare. A metà del percorso si trova la stazione intermedia, dove si trova anche il deposito per le cabine. Il sistema ad azionamento diretto DirectDrive di Leitner è stato invece installato nell'edificio della stazione sull’isola Choyang. Fin dall’inizio l’amministrazione cittadina ha concepito la funivia di Sacheon come un’attrazione turistica, e ha quindi ritenuto di fondamentale importanza offrire ai visitatori un'esperienza memorabile. La realizzazione di un impianto bifune con cabine da 10 persone contribuisce a questa esperienza permettendo ad ogni viaggiatore di godere lungo il viaggio di una splendida vista del mare. Altro requisito essenziale per i committenti era la sostenibilità: trovare una soluzione rispettosa dell'ambiente per sviluppare l'infrastruttura turistica: per questo motivo l'impianto è il primo in Corea ad essere equipaggiato con Leitner DirectDrive. La municipalità sta quindi promuovendo la nuova funivia come attrazione turistica sostenibile e punta a un aumento significativo del numero di visitatori. Le stime sono di circa 760.000 turisti all’anno, di cui la maggior parte proveniente da Giappone e Cina, e le aspettative sono già state superate dopo sole due settimane di funzionamento: durante il primo fine settimana sono stati venduti circa 8.800 biglietti al giorno.
www.leitner-ropeways.com

Created: Mercoledì, 16 Maggio 2018 11:52
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile
 

La società trentina di informatica nata nel 2014 da un progetto sperimentale in  collaborazione tra la Fondazione Bruno Kessler e la Polizia di Stato ha prodotto un’applicazione con quale, mediante smartphone, l’operatore di soccorso che interviene sul luogo dell’incidente può monitorare dettagliatamente tutte le specificità dell’evento e trasmettere al gestore della skiarea una moltitudine di dati utili per una mappatura precisa della casistica e per un importante tutela sul piano delle responsabilità. Ce ne parla Riccardo De Filippi, a capo di un team di giovani ricercatori che ha sviluppato il progetto

Riccardo De Filippi (a destra), con Filippo Ongaro

Il prodotto si chiama «Safe». È un sistema formato da un’applicazione installabile su ogni smartphone ed una pagina web, capace di monitorare dettagliatamente casistiche e statistiche degli incidenti sciistici in una skiarea.  L’ha realizzata la società Motorialab s.r.l. di Trento, nata nel 2014 per iniziativa di quattro soci quale frutto di un progetto di ricerca tra la Fondazione Bruno Kessler, l’ente di ricerca di interesse pubblico del capoluogo trentino, e la Polizia di Stato di Moena  che gestisce l’attività di prevenzione e soccorso sulle piste da sci.  A che cosa serve? «È un servizio utile per i gestori degli impianti di risalita e dei comprensori sciistici che fino ad oggi hanno potuto disporre solo di dati sparsi e frammentari sui casi di incidenti registrati sulle aree di loro competenza e responsabilità. Con la nostra app applicata al suo smartphone, il soccorritore che interviene sul luogo dell’incidente mappa innanzitutto la posizione precisa dell’evento e, grazie ad una pagina web, registra tutte le generalità del tipo di soccorso effettuato che poi potranno essere  raccolte ed elaborate in un unico  contenitore per poter avere una valutazione statistica e una mappatura per zone sciabili della casistica. Si tratta di dati importanti  che servono per avere un quadro preciso delle situazioni incidentarie nell’area sciistica e anche per poter disporre di una documentazione testimoniale oggettiva in caso di contenziosi giudiziari. SAFE é anche giá pronto ad ospitare dati personali assicurando riservatezza ed integrità della privacy oltre che resilienza del sistema in caso di attacchi come richiesto dal nuovo DPGR in vigore da Maggio 2018.». Chi parla e spiega è Riccardo De Filippi, uno dei fondatori di Motorialab e uno degli inventori di  Safe, un uomo di 47 anni che non ha ancora perso l’entusiasmo ridente dei vent’anni e lavora bene con giovani collaboratori come Filippo Ongaro, il responsabile commerciale  che è di San Martino di Castrozza ed ha trent’anni. Nato a Milano da una famiglia triestina «che mi ha trasmesso la passione per lo sci», Riccardo si è laureato a  Padova in scienze forestali, materia a cui non è estranea l’informatica necessaria per le mappature satellitari dei grandi spazi.  Poi ha girato un po’ il mondo parlando inglese e tedesco oltre all’italiano. Per dieci anni è stato all’estero con la famiglia, tra Olanda (Master in geoinformatica presso l’Università di Wageningen) e Zurigo (progetti geo-oriented al Politecnico di Zurigo) ha maturato un’esperienza di specializzazione in database digitali ed ha intrapreso la carriera di ricercatore. Tornato in Italia nel 2009 e stabilitosi a Trento, ha iniziato a lavorare  alla Fondazione Bruno Kessler dove, insieme a Cesare Furlanello, Shamar Droghetti e Luca Colleoni e in collaborazione con

la Polizia di Stato (in particolare con Salvatore Ascione, al tempo responsabile del  «Servizio sicurezza e soccorso» e oggi a capo della Squadra Mobile) ha iniziato lo sviluppo del sistema. «Abbiamo avviato un progetto  sperimentale di ricerca per studiare le dinamiche dei soccorsi in pista – ricorda De Filippi – e creato  un software che poteva aggiungere ai dati forniti dalla  Polizia una georeferenziazione capace di “battezzare” con precisione la posizione e il tempo dell’incidente». Il sistema «Sicurskiweb», all’inizio sperimentale («Siamo partiti nell’inverno 2011/12 da Pampeago, Pinzolo poi la skiarea Mottolino di Livigno, San Martino-Tognola e il Cermis, le prime località che hanno creduto in questo lavoro») è stato perfezionato e arricchito nel tempo fino ad arrivare all’attuale stato avanzato di Safe. «Oggi con la nostra app – continua Riccardo - è possibile avere una registrazione dettagliata delle diverse specificità nella casistica degli incidenti, le ore critiche di punta, la tipologia della clientela interessata, la relazione tra età anagrafica e incidenti,  i confronti tra le diverse specialità praticate eccetera.  Ogni comprensorio ha esigenze particolari e noi possiamo in qualche modo “personalizzare” il nostro prodotto sulle richieste del cliente. È certo comunque che Safe consente in linea generale di fare ordine e risparmiare tempo in un capitolo delicato e sensibile nella gestione delle skiaree come quello dell’incidentistica e dell’infortunistica.  L’obiettivo finale è la creazione di un unico standard di rilevazione con il quale  potersi anche confrontare con altri». Intanto si sta mettendo perfettamente a punto il sito  www.motorialab.com destinato a diventare un punto di riferimento ineludibile per tutti gli operatori professionali della montagna bianca. E intanto Safe si sta facendo conoscere ed apprezzare sempre di più  facendo riscontrare anche un buon successo commerciale oltre al certificato successo sul piano operativo e funzionale. «Nel nostro paniere – dice Filippo Ongaro – ci sono ad oggi 13 clienti tra i quali Madonna di Campiglio, Kronplatz, Alta Badia, 3 Zinnen, Sesto Pusteria, Pampeago, Pinzolo, Folgarida-Marilleva. Vendiamo il prodotto in forma di licenze annuali che dipendono dal numero di giornate sci. Safe è disponibile a partire da 1200 Euro l’anno fino ad arrivare ad un massimo di 2500 Euro l’anno per le aree più grandi. Abbiamo sottoscritto una convenzione con ANEF per  una scontistica agli associati». Il numero delle località-clienti è certamente destinato a salire se passa (come dovrebbe passare) l’idea che anche nel campo della sicurezza e del soccorso le informazioni professionali sono molto più importanti di attività e iniziative locali attivate in modo volonteroso ma spesso estemporaneo. «Crediamo veramente che Safe sia un servizio utile alla comunità dello sci», conclude Riccardo De Filippi. Ha ragione.
www.motorialab.com

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita
 

Rieleggendo dopo quattro anni alla presidenza Valeria Ghezzi, l’assemblea dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, riunita a Riva del Garda (Trento) il 10 e l’11 maggio, non ha soltanto confermato la fiducia ad  una imprenditrice che ha ottenuto ottimi risultati nella gestione dell’organismo di rappresentanza della categoria ma ne ha sposato la linea operativa che vuole riaffermare la centralità dell’impresa funiviara nell’economia del turismo montano e nel benessere delle comunità locali. Dopo aver proceduto all’approvazione del bilancio e al rinnovo delle cariche interne, non a caso il tema scelto per la sezione pubblica dell’evento era «Il turismo: l’industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna».  Attraverso una serie di contributi visivi, di molte testimonianze e di interventi effettuati durante una tavola rotonda condotta dal telecronista Davide Labate, sono emerse tutte le problematiche che investono il settore e che devono essere lo stimolo per  rilanciare la funzione cruciale dell’attività delle imprese impiantistiche nel quadro di una visione che individua nella sostenibilità ambientale un irrinunciabile valore


I componenti della tavola rotonda: da destra Maurizio Dallocchio (Bocconi University  Professor of Finance); Francesco Bosco (Presidente Anef Trentino); Paolo Angelini (Capo della delegazione italiana in Convenzione delle Alpi); Michele Dallapiccola (Assessore all'Agricoltura, Turismo, Foreste e Promozione della Provincia Autonoma di Trento); Giorgio Palmucci (Presidente dell'Associazione Italiana ConfindustriaAlberghi); Davide Labate (Giornalista e conduttore RAI); Valeria Ghezzi (Presidente ANEF); Savina Confaloni (Giornalista conduttrice televisiva)

Tutti gli uomini del presidente

L’assemblea dell’ANEF si è svolta in un clima di generale ottimismo: nel 2018 è cresciuto il numero delle aziende associate e l’esercizio si è chiuso con unsignificativo utile confermando anche quest’anno un trend positivo che evidenzia la buona salute del settore. La  presidente Valeria Ghezzi sarà coadiuvata nei prossimi quattro anni da un Consiglio Generale composto dal Past President, dai presidenti delle sezioni territoriali di ANEF e dai compopnenti eletti dall’assemblea dei soci.
Ecco l’organigramma completo dell’Associazione uscito dall’assemblea di Riva del Garda:

CONSIGLIO GENERALE
Presidente: Valeria Ghezzi
Past President: Sandro Lazzari
Presidenti delle sezioni territoriali di ANEF (componenti di diritto): Ferruccio Fournier (Valle d’Aosta), Massimo Fossati (Lombardia), Fracnesco Bosco (Trentino), Helmut Sartori (Alto Adige), Renzo Minella (Veneto), Marco Tullio Petrangeloo (Friuli Venezia Giulia), Rolando Galli (Toscana)
Componenti eletti dall’assemblea dei soci in rappresentanza delle diverse sezioni territoriali: Paolo Cappadozzi, Danilo Chatrian, Diego De Battista, Daniele Dezulian, Cristian Gasperi, Corrado Giordano, Luca Guadagnini, Alessandro Mottinelli, Elmar Pichler Rolle, matthias Prugger, Marco Rocca, Andrea Varallo

Componente eletto dall’Assemblea dei soci in rappresentanza delle società non aderenti a sezioni territoriali:
Leopoldo Provenzali (S.E.T. Società Elbana Trasporti SpA)
Componenti scelti direttamente dalla presidenza:
Elvio Antoniacomi (Friuli Venezia Giulia)
ed Enrico Ghezze (Veneto)
I tre vicepresidenti previsti dallo statuto saranno scelti all’interno del Consiglio Generale

CONSIGLIO DEI REVISORI CONTABILI
Componenti effettivi: Marco Razza, marco Lucat,Markus Haller
Componenti supplenti: Pietro Morassi, Enrico Vaninetti

COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Stefano Lucchini, Franz Perathoner, Fabio Peri, Roberto Serafini, Giovanni Valle







La conferma di Valeria Ghezzi alla presidenza dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari ha  avuto il tono di un democratico plebiscito, la forza dell’unanimità, il sapore di un’acclamazione.  L’assemblea dell’organismo che riunisce oltre il 90% dei 1500 impianti funiviari italiani, circa 400 aziende impiantistiche  tra le Alpi e gli Appennini che danno lavoro a 12 mila addetti tra fissi e stagionali, fatturano in proprio circa 900 milioni di Euro e sono il motore principale di un comparto economico (il turismo invernale) che vale circa dieci miliardi di Euro, ha affidato per la seconda volta la propria guida alla signora milanese cresciuta con la passione per la montagna e titolare delle Funivie e Seggiovie San Martino Spa., con un mandato quadriennale legittimato da una  rappresentanza altissima degli affiliati e da un consenso che (in altri contesti…), si potrebbe dire «bulgaro». A Riva del Garda,  presso il bellissimo Hotel Du Lac e du Parc, nelle giornate del 10 e 11 maggio quella che era stata scelta come una scommessa si è confermata una forte realtà, una leadership autorevole e unanimemente legittimata.  Valeria Ghezzi era stata eletta  alla presidenza dell’ANEF nel 2014 durante la traumatica assemblea di Bolzano segnata dalla dolorosa scissione che ha dato vita a Federfuni con lo scopo dichiarato di contestare la supremazia dei grandi comprensori e rappresentare le istanze delle realtà più fragili nel culmine della crisi economica del Paese e alle prese con le carestie dell’innevamento naturale. Lei, titolare di un’impresa funiviaria di medio-piccole dimensioni, subentrava al regno ventennale di Sandro Lazzari, componente di spicco del più nobile Gotha dell’imprenditoria funiviaria italiana, quello a cui si erano ribellati gli scissionisti di Federfuni. Lei era un punto interrogativo sospeso su una situazione critica e mai vissuta prima dall’Associazione fondata nel 1987 affiliata a Confindustria. Doveva compattare e rilanciare; doveva indicare le prospettive di un futuro problematico e cercare di  rimarginare la ferita della scissione non tanto dolorosa sul piano numerico e contabile quanto sul piano «politico».  Quattro anni dopo la ferita non è ancora (del tutto…) rimarginata ma il bilancio operativo del primo mandato di presidenza è fortemente in attivo. Valeria Ghezzi ha rinforzato l’organizzazione interna al centro e valorizzato le associazioni locali in periferia seguendo il comandamento e la volontà di «fare squadra»; ha qualificato il ruolo centrale dell’Associazione nel quadro dell’economia legata al turismo invernale; ha affrontato con forza e coraggio il tema della sostenibilità ambientale conducendo una battaglia culturale di valore che, nei confronti dell’opinione pubblica, ha ribaltato il senso di una problematica tradizionalmente ostica da pregiudizio negativo in virtuosa prospettiva di sviluppo; ha firmato con il Ministero dell’Ambiente la «Carta di Cortina»; ha saputo tessere rapporti proficui con la politica e ottenere risultati utili per la categoria come l’abolizione del concetto di «fine vita»,  l’assimilazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati» e quindi l’esenzione dall’IMU, la firma del contratto di lavoro nazionale che, a suo tempo, era stato il «casus belli» dei primi mal di pancia interni che avrebbero portato allo scisma di Federfuni. Quattro anni dopo la signora Ghezzi ha raccolto con merito quello che ha seminato con serena determinazione. Candidata unica, è stata rieletta o, è forse meglio dire, «incoronata» nella giornata del 10 maggio nella sezione riservata dell’Assemblea durante la quale è stato anche approvato il bilancio dell’Associazione e si è vissuto il momento istituzionale di relazione con le molte aziende del settore che supportano l’organismo, un altro piccolo gioiello di risultato passato in eredità dal primo al secondo mandato.

Il saluto degli atleti FISI e FISIP, messaggeri vincenti della montagna
La sostanziale se non formale «acclamazione» del primo giorno dei lavori ha introdotto la seconda giornata «pubblica», centrata sul tema dal titolo «Il turismo: industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna». Per svolgerlo, la confermatissima presidentessa (o il confermatissimo presidente?) ha scelto di riunciare alla «solita» relazione ufficiale da leggere «ex cathedra» ma di proporre all’assemblea una serie di realtà concrete rappresentate in video da altrettante «case histories» sulle quali interloquire con la giornalista Savina Confaloni. La sala Magnolia dell’Hotel du Lac e du Parc di Riva Del Garda si è quindi trasformata in un «cineforum» da cui emergevano una dopo l’altra, con immagini, testimonianze, commenti, tutte le ragioni che affermano e confermano la centralità dell’impresa funiviaria quale fulcro indispensabile per lo sviluppo dei territori e delle comunità montane contro lo spopolamento, l’abbandono e il degrado delle valli alpine ed appenniniche. Prima di cominciare, però, è stato particolarmente gradito il saluto arrivato da una delegazione di atleti della FISI (tra i quali Stefano Gross, Chiara Costazza, Verena Stuffer) e della FISIP guidata da Tiziana Nasi, presidente dalla Federazione degli atleti disabili che ha mietuto trionfi e medaglie alle recenti Olimpiadi paralimpiche di PyeongChang, in Corea. Assenti giustificati i componenti della coppia plurimedagliata (due ori, un argento, un bronzo) composta da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal (categoria ipovedenti) «perché – ha sentenziato Tiziana Nasi – stanno preparando gli esami e devono studiare»; presente la medaglia d’argento dello snowboardcross Manuel Pozzerle che, come gli altri, «rappresentano – ha commentato Valeria Ghezzi – il nostro orgoglio e sono per lo sci, la montagna, gli impiantisti uno straordinario successo di marketing perché con i loro successi hanno riportato lo sci in prima pagina».

La Provincia di Trento in prima linea nel supporto alle economie dei territori
Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, è comparso in un video  per salutare l’assemblea, trattenuto fisicamente a Trento dalla oceanica adunata nazionale degli alpini ma idealmente presente a Riva del Garda con un intervento che ha ribadito la volontà di  continuare nella collaborazione tra l’ente locale trentino e gli impiantisti funiviari per sostenere un settore di straordinaria importanza per l’economia. Lo sci e il turismo invernale, ha detto Rossi, hanno rigenerato interi territori dando loro benessere e prospettive di uno sviluppo che deve proporre un’offerta rispettosa dell’ambiente, sostenibile, senza contrapposizioni ideologiche ma aperta all’integrazione con altri modelli a cominciare da quello del turismo estivo. L’obiettivo comune è garantire uno sviluppo equilibrato, combattere lo spopolamento, attrarre investimenti, alimentare la filiera turistica che consente valorizzazione dei territori e delle loro comunità. Rossi non ha mancato di sottolineare che la Provincia è vicina però anche a località che non dispongono o hanno dovuto rinunciare alla risorsa impiantistica e  vogliono rigenerarsi e reinventarsi senza impianti di risalita. Dopo gli interventi di Fabio Croccolo di Confindustria Trento e di Vittorio Zamparelli della Polizia di Stato, ha preso la parola Valeria Ghezzi per  tracciare un bilancio  del suo primo mandato, per dire con quale spirito affronti il secondo, per delineare il quadro degli impegni da assumere per precisare il ruolo degli impiantisti. La squadra affiatata che si è formata nell’Associazione lavorerà con tutti gli altri soggetti operanti nel turismo dentro la cornice dall’ambiente montano «che è il nostro prodotto – ha detto la Ghezzi – quella montagna da valorizzare, dalla quale allontanare il rischio dello spopolamento che coinvolge più gli Appennini delle Alpi e che è un problema di tutti». Gli impianti a fune sono il mezzo per tenere viva la montagna; gli impianti a fune generano economia; gli impianti a fune non sono nemici ma i primi alleati delle comunità locali «La qualità dell’offerta turistica di una località potrà essere più elevata quanto più la qualità di vita di chi ci vive è alta», ha affermato  la presidente rivolgendosi in particolare a chi conduce sottotraccia una battaglia ideologica contro gli impianti a fune accusati di deturpare l’ambiente e «corrompere» culture e tradizioni locali «Nessuno di noi, né in Trentino né sulle Alpi e sugli Appennini coltiva il pensiero di replicare in montagna modelli comportamentali e tradizionali di pianura e di città. Leggere questo dubbio sui giornali mi ha fatto arrabbiare perché è infondato. Noi vogliamo tenere la montagna viva e abitata rispettando e valorizzando la sua natura e la sua gente»

«Case histories» da alcune località per testimoniare il ruolo delle funi
La sequenza dei filmati relativi ad alcune «case histories» di montagna si è aperta con un servizio del giornalista Massimo Mignanelli su San Simone di Valleve in Val Brembana. dove gli impianti di risalita sono chiusi da vent’anni e dove le testimonianze raccontano di un processo di abbandono senza fine. Dove arrivavano 3000 persone  al giorno per sciare oggi ne arrivano non più di 300. Il volano produttivo si è fermato, i locali si sono chiusi. Gli impianti sono il cuore pulsante delle terre alte e possono generare un indotto pari ad almeno 7 volte il suo valore in termini di occupazione; al tempo stesso, sono un mezzo di trasporto affinché la montagna sia di tutti e per tutti.
Se si fermano, l’intera filiera turistica collassa, proprio come è avvenuto a San Simone. In Val di Gresta, a circa 25 km da Trento, il primo skilift era stato installato nel 1968, l’ultimo impianto è stato smantellato nel 1996. Parliamo di una località di quota limitata che per il suo posizionamento geografico esposto all’influenza del Lago di Garda ha sofferto più di altre il crollo delle precipitazioni naturali e ha dovuto rinunciare alla vocazione sciistica per cercare di riciclarsi e rigenerarsi in un altro modello turistico. Considerata «l’orto biologico del Trentino», oggi il turismo locale vive in estate, con percorsi bike e trekking che però non sono facilmente praticabili perché la municipalità da sola non può assicurare il mantenimento della rete dei sentieri.  Su questo filmato la Ghezzi si è chiesta e ha chiesto se esistono alternative veramente valide al traino degli impianti di risalita per garantire una economia locale vivace e produttiva.
Ai due esempi che hanno fatto riflettere sulle conseguenze dell’assenza di impianti di risalita, sono seguiti casi di località in cui gli impianti a fune hanno salvato situazioni critiche o, addirittura, hanno spalancato le porte ad uno sviluppo economico straordinario. A Passo Rolle, dicono le testimonianze, negli anni d’oro arrivavano 30/40 pullmann ogni domenica, c’erano file di macchine, code agli impianti. Quegli impianti che sono rimasti chiusi praticamente per due inverni a seguito di vicende legate alla società di gestione e alla pressione di una campagna d’opinione che predicava la «deimpiantizzazione» del Passo prima che venissero riaperti la stagione scorsa con riscontri immediati. «Il Passo dava un senso di abbandono e di degrado», ha ricordato la Ghezzi che ha partecipato al rilancio di Passo Rolle, che ha puntato su un potenziamento delle sue strutture (in particolare l’innevamento programmato) e ora spinge per realizzare un progetto sognato da anni, vale a dire il collegamento integrato con la «sua» San Martino di Castrozza. Un collegamento che «s’ha da fare», perché lo sci resta il traino principale del turismo invernale e sarebbe un delitto non moltiplicare con un collegamento le risorse sportive della località.

Gli impianti di risalita come volano di progresso economico e sociale
Se tra Passo Rolle e San Martino la situazione è ancora in divenire, in Val Pusteria, nel Comprensorio Drei Zinnen Dolomites, il collegamento tra il Monte Elmo e la Croda Rossa realizzato solo quattro anni fa può già festeggiare i numeri di un trionfo.
Un investimento costato 40 milioni di Euro ha portato a una crescita del fatturato del 72% e un aumento di primi ingressi del 30% ma ha anche modificato l’attitudine degli imprenditori, che hanno creato lavoro e nuove opportunità. Tutto il tessuto economico ora risulta più vitale e dinamico, in un territorio (tra Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa e Braies) dove il 68% degli abitanti lavora nel turismo. Anche chi inizialmente avversava il progetto si è ricreduto, dal momento che i benefici si sono rivelati anche superiori alle più ottimistiche previsioni. Perfino un ambientalista come Hans Peter Holzer, all’inizio scettico per non dire ostile al progetto, ha dovuto ricredersi e nella testimonianza che ha rilasciato ha dovuto ammettere che «non mi aspettavo un ritorno così positivo per il nostro territorio».  Infatti anche i contadini sono contenti e soddisfatti perché la crescita del turismo ha dato impulso anche al commercio dei prodotti agricoli locali. «È così – ha commentato Valeria – dove ci sono investimenti non solo si scongiurano il degrado e l’abbandono ma si attiva un circolo virtuoso che connette il turismo con l’agricoltura, l’impianto con la natura e l’ambiente. Le funivie non inquinano, occupano pochissimo spazio dei territori, connettono le valli, mettono in circolo risorse economiche ed umane». Altro esempio di quanto possa crescere una località affidandosi alla crescita delle potenzialità di trasporto degli impianti a fune è dato dal collegamento tra Pontedilegno e il Passo del Tonale, un sogno realizzato con la cabinovia che collega le due skiarea da quando è entrata in funzione nell’inverno del 2006/07, frutto di un investimento di 60 milioni di Euro realizzato con una parternship tra privati ed enti pubblici. Una località che stava respirando l’aria del declino si è definitivamente rilanciata e poi non si è fermata, riqualificando nel 2016 il Ghiacciaio del Presena con una nuova funivia ed ora progettando un impianto termale da 25 milioni di Euro a Pontedilegno. La lezione che viene da qui è la necessità di fare sistema e di credere nel valore di moltiplicatore di opportunità che hanno i collegamenti. Migliorando e perfezionando costantemente l’offerta si possono affrontare e superare anche momenti critici come quei tre anni avari di neve naturale che hanno preceduto l’ultima stagione veramente benedetta dalle precipitazioni dal cielo. «Una risposta ai cambiamenti climatici c’è – ha detto la Ghezzi – ed è l’innevamento programmato che sta costantemente migliorando le sue performances. Con questa risorsa a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare il turismo invernale ha sempre tenuto. Non abbiamo mai licenziato nessuno e abbiamo consentito di lavorare a tutti i soggetti della filiera». 

Una tavola rotonda per parlare di argomenti…molto quadrati
Conclusa la carrellata sulle «case histories» ottimamente realizzata per offrire emblematici spunti di valutazione e di riflessione, l’assemblea ha vissuto la seconda parte del progrmma incentrata su una tavola rotonda condotta da Davide Labate, «voce» dello sci  nelle telecronache della RAI oltreché ottimo sciatore, che ha «provocato» i suoi ospiti sull’industria del turismo al centro dell’economia e delle comunità di montagna.
Michele Dallapiccola, assessore all’agricoltura, turismo foreste e promozione della Provincia di Trento, ha sottolineato l’importanza di sostenere la cultura d’impresa che possa esprimere le sue potenzialità in un contesto regolato dall’ente pubblico chiamato a valutare vocazioni locali di diversa natura, a fare investimenti giusti nei luoghi giusti, a coordinare l’impegno pubblico con l’impegno privato.
Luca Cetara, funzionario del Ministero dell’Ambiente e membro della delegazione italiana all’interno della Convenzione delle Alpi, ha parlato dell’organizzazione che raccoglie otto Paesi del territorio transfrontaliero della regione alpina e li indirizza su tematiche cruciali quale il turismo sostenibile, la green economy quale modello di sviluppo delle aree alpine, i cambiamenti climatici che in montagna richiedono adattamento. Firmata nel 2016, la «Carta di Cortina» che indica la strada di uno sviluppo ecosostenibile all’economia del turismo invernale trainata dall’attività impiantistica è stata un passo importante per precisare il migliore modello di sviluppo possibile della montagna che è diverso da quello di altre zone.  La montagna custodisce una serie di capitali naturali e umani propri che vanno tutelati e valorizzati con modelli di turismo che possono essere diversi (in Baviera il turismo termale vale più di quello trainato dallo sci) ma non devono corrompere il patrimonio in cui si sviluppano.
Maurizio Dallocchio, professore di finanza alla Bocconi di Milano e grande appassionato di montagna e di sci,  ha parlato del rischio d’impresa nell’imprenditoria funiviaria e del rapporto con l’indotto che produce. Può sembrare un’attività diseconomica se si calcola che un euro di investimento in un impianto di irisalita produce un euro di reddito proprio ma produce un valore moltiplicato. Un impianto di risalita genera mediamente fatturati indotti di circa 3 milioni di Euro e questo deve fare riflettere su una funzione imprenditoriale fondamentale per le economie territoriali. Dallocchio vede in una partnership sempre più stretta tra pubblico e privato la vera soluzione per garantire nello stesso tempo la sicurezza dell’investimento privato e il ritorno pubblico. A questo, per assicurare la redditività delle imprese,  è necessario aggiungere l’attenzione verso i flussi internazionali, il perfezionamento della comunicazione e lo sforzo a mantenere attivi gli impianti  anche oltre la stagione invernale per incentivarne l’utilizzo  anche durante le cosiddette «stagioni morte».
Giorgio Palmucci, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi che riunisce più di 2500 alberghi in Italia ha evidenziato «come la competitività, come ricerca di qualità e di innovazione, sia un fenomeno che non deve intimorire ma stimolare, in quanto avvantaggia tutti. Lavoriamo in una rete, siamo tutti interdipendenti». Valtellinese, molto legato alla montagna, Palmucci ha riconosciuto onestamente che è bello parlare di fare sistema ma poi bisogna realizzare l’idea con atteggiamenti concreti e che tra gli stessi albergatori si fa fatica a raggiungere questo obiettivo. Con un dialogo franco e proficuo bisogna lavorare per coordinarsi, per  eliminare ad esempio certe sconnessioni tra aperture e chiusure tra impianti e i diversi esercizi di accoglienza di una località per evitare che il turista si trovi con gli impianti funzionanti ma senza un albergo dove dormire o un bar dove mangiare un panino. Ultima considerazione sul rapporto tra turismo invernale e scuola, ancora immaturo in Italia al contrario di altri Paesi come la Francia dove le «semaines ecolaires» sono una consuetudine ormai da molti anni.

L’ultimo intervento, ideale per chiudere e rilanciare
L’ultimo intervento di Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore delle Funivie Campiglio SpA, è stato orientato all’inizio dal moderatore Labate sul rapporto tra le località e le attività sportive, allenamenti e gare di sci club in particolare, alla luce delle presunte resistenze a chiudere piste per concederle all’attività agonistica.  Bosco ha ammesso che in alcune località (le più piccole ma non le più grandi e attrezzate) il problema esiste ma che le reistenze arrivano spesso più che dai dirigenti delle società di gestione degli impianti dagli stessi sciatori amatoriali che non vedono di buon occhio la chusura della loro pista del cuore in occasione di qualche appuntamento agonistico. Dall’alto della sua esperienza e della sua competenza, Bosco ha poi voluto sciogliere alcuni nodi che legano pregiudizi e ignoranza nella valutazione dell’attività impiantistica. La porzione di territorio occupata dagli impianti di risalita e dalle piste da sci è minimale, pari allo 0,27% in provincia di Trento;  l’innevamento programmato non inquina e anch’esso utilizza quote minimali delle risorse idriche di un territorio. Inoltre «non consumiamo acqua ma la trasformiamo in neve di altissima qualità che garantisce la sciabilità delle piste e poi ritorna alla terra».  Certo ambientalismo cieco e miope non vuole vedere l’utilità  e la giustezza di certe iniziative del mondo impiantistico. A Campiglio il lago artificiale Montagnoli  capace di 200 mila metri cubi d’acqua, realizzato con un investimento di otto milioni di Euro dopo 11 anni di progettazione per fornire la risorsa idrica sicura e indispensabile al processo dell’innevamento tecnico, è diventato un’attrazione, una apprezzatissima risorsa turistica. Altra considerazione: dove ci sono gli impianti di risalita non c’è dissesto idrogeologico, le piste diventano spazi tagliafuoco contro gli incendi,  l’ambiente è tutelato perché, per tornare al pensiero con cui Valeria Ghezzi aveva aperto i lavori dell’assemblea che l’ha confermata alla presidenza, «la montagna deve essere vissuta grazie ad una economia sana e senza un ambiente curato oggi non si può fare turismo».

Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13
Category: Portfolio
Tags: Associazioni, Impianti Di Risalita

 

«Continua il nostro impegno
nel mondo della montagna bianca»

Il 16 maggio si è riunito a Reggio Emilia il Consiglio Direttivo dell’associazione di rappresentanza degli impiantisti nata nel 2014 da una scissione dall’ANEF. Durante i lavori si è tracciato un bilancio positivo dell’inverno appena trascorso e si sono rivendicati i risultati di un’attività volta a tutelare gli interessi degli esercenti funiviari di tutti i territori montani più o meno privilegiati ma senza trascurare gli obiettivi ancora da perseguire per rilanciare e consolidare la crescita del turismo invernale

 
 Andrea Formento

di Andrea Formento
presidente di Federfuni Italia
A conclusione della quarta stagione dalla nascita di Federfuni Italia (l’Associazione che raggruppa le Società di Impianti di risalita delle Regioni a statuto ordinario e quelle nelle regioni a statuto speciale appenniniche), il Consiglio Direttivo si è riunito a Reggio Emilia il 16 maggio  per verificare l’andamento stagionale e per stendere il programma operativo che vedrà impegnati i suoi membri nei prossimi mesi. Il dato emerso è che, a livello nazionale, si è preso atto di un andamento stagionale molto buono che sarebbe volto all’ottimo se non fosse stato colpito   da  cattive condizioni meteorologiche che hanno penalizzato  molti week end   nei  mesi di febbraio e marzo. Quella 2017/18 è stata una stagione durante la quale la presenza di un buono innevamento naturale, aiutato anche dall’attività degli impianti di innevamento programmato (la cui importanza è sempre da evidenziare) ha consentito di mantenere intatto il manto nevoso sulle piste per tutta la durata della stagione invernale, iniziata in molti casi fin dalla seconda decade di novembre. In generale le stazioni hanno avuto buoni risultati economici ma il dato più importante che è emerso principalmente è il ritorno verso la montagna e la neve di una buona fetta del mercato turistico sia giornaliero che settimanale. Nuove figure turistiche si sono avvicinate alle nostre offerte, nuovi mercati si stanno aprendo e nuovi target turistici si stanno appassionando al mondo della montagna, in particolare allo sci, ma anche alle altre modalità di impegno sportivo quali le ciaspole e gli slittini. È quindi necessario ed essenziale svolgere un lavoro di fidelizzazione di questi nuovi turisti, consolidare il loro coinvolgimento nelle diverse attività che possiamo offrire e quindi acquisire a poco a poco nuove fette di mercato. Certamente in questo trend ha influito in maniera determinante l’estensione generale della neve naturale su tutto il territorio montano italiano (a parte poche eccezioni) ma dal tavolo del Consiglio è emersa la necessità e la volontà di cercare di contribuire a far sì che questo possa essere l’anno della svolta e l’anno del rilancio per il nostro settore.

Prima di tutto l’attività tecnica e la tutela della sicurezza
È stata anche fatta una profonda riflessione sull’attività svolta da Federfuni Italia  in questi quattro anni rimarcando nuovamente che il lavoro svolto dalla Commissione Tecnica, presieduta  dall’Ingegner Marco Rinaldi in stretta collaborazione e sinergia con gli aspetti istituzionale e politico svolti dal sottoscritto presidente e dal Vice Presidente Vicario Andrea Colla, in sintonia con l’intero Consiglio Direttivo, ha permesso di raggiungere   risultati  ben oltre le aspettative. È stata evidenziata l’importanza del provvedimento di eliminazione del concetto di vita tecnica i cui risultati sono evidenti e continuano a produrre effetti positivi nell’intero panorama italiano, un provvedimento di cui Federfuni Italia ribadisce  la piena paternità. È emersa anche con forza  la necessità di un continuo lavoro di presenza, di proposizione e di partecipazione affinché  i diversi provvedimenti tecnici che hanno preso avvio in questi ultimi anni siano fonte di accresciuta sicurezza  nel mondo impiantistico  con l’accortezza che non  diventino vincolati da una  asfissiante e strisciante  burocrazia, a volte freno nello  svolgimento della nostra attività. Si è pertanto confermata la centralità dell’attività tecnica affinché, nel mettere  in atto i provvedimenti  (decreti, circolari ecc. ) emanati  in questi ultimi tempi, siano tenute di debito conto anche le esigenze basilari della nostra attività, sempre  e comunque nel  pieno rispetto della sicurezza dei trasportati. In particolare, l’attenzione è stata rivolta agli aspetti riguardanti il trasporto dei bambini, argomento più volte trattato e che deve essere sviscerato nel pieno delle nuove disposizioni di legge, cercando però di non creare situazioni che potrebbero mettere in difficoltà il diffondersi della pratica dello sci per questa categoria di sciatori, certamente fondamentale per la crescita del nostro settore. Inoltre è stato rilevato come particolari incidenti accaduti nella stagione invernale 2016/17 abbiano messo in risalto l’estrema criticità degli interventi di soccorso, sia in campo italiano che europeo, nel momento in cui si debba procedere con lo scarico degli impianti. Anche per questo importante aspetto della nostra attività, la nostra Associazione è intenzionata a predisporre una serie di proposte tese a migliorare i necessari interventi nell’interesse sia delle persone trasportate che delle società esercenti. Verrà pertanto approfondito ciò che avviene in altri settori, cercando di capire quale potrà essere anche l’apporto o supporto della Protezione Civile nelle emergenze che ci potrebbero coinvolgere.

Il nuovo Parlamentoe il rapporto con la politica
Sono stati presi in considerazione numerosi altri aspetti tecnici demandando alla Commissione Tecnica il compito anche di svolgere una attività di raccordo tra le diverse stazioni al fine di poter raggruppare le problematiche e cercare di dare delle risposte alle esigenze delle Società Esercenti. È stato quindi analizzato il percorso politico che l’Associazione dovrà intraprendere di fronte ad un nuovo Parlamento ed alla necessità quindi di riprendere il dialogo con le forze politiche per argomentare e sollecitare provvedimenti in favore del settore e dell’intera economia montana. Il lavoro svolto in questi anni  ha visto Federfuni Italia  protagonista nell’impegno svolto per presentare  ai parlamentari eletti nelle varie circoscrizioni il mondo della montagna, le sue esigenze, le sue peculiarità  al fine  che potessero essere attivate forme di sostegno a questo territorio, alle sue aziende, ai suoi abitanti e agli  esercenti  impianti a fune delle regioni a statuto ordinario che hanno sempre di più  difficoltà  a reperire risorse economiche all’interno dei bilanci regionali per affrontare le problematiche e le esigenze del settore.
Un grande lavoro è stato svolto in campo di normativa tecnica e per questo i ringraziamenti vanno ai Ministri Dott. Lupi, Dott. Costa  e al  Vice Ministro Dott. Nencini  per l’attenzione che hanno posto alle nostre legittime richieste che in molti casi hanno avuto riscontri  positivi anche per l’interessamento dei tecnici preposti.
Ora si apre una nuova fase, il nuovo Parlamento formatosi a seguito delle elezioni politiche del 4 marzo dovrà affrontare i temi legati alla montagna ed alle aziende degli impianti a fune e quindi  il nostro compito sarà quello di rappresentarle  al meglio, ponendoci  come partner affidabile in questo percorso di attenzione al mondo della montagna come lo siamo stati con  molti esponenti politici del precedente parlamento.
Un aspetto che è stato inoltre messo in evidenza è la ricerca del contatto con il territorio e con le aziende. È intenzione dell’Associazione programmare visite a tutte le stazioni o comprensori per prendere direttamente atto delle loro esigenze così  da poter intervenire  rapidamente e al meglio. La necessità di capire quali siano le singole esigenze, le problematiche   tecniche o politiche, da territorio a territorio, da azienda a azienda in mondo fatto di piccole e  grandi realtà potrebbe apparire impresa ardua  ma forse facilitata dall’operare in un settore dove tutti ,grandi o piccoli, hanno le loro difficoltà in  fotocopia più o meno scura e quindi  le soluzioni o indirizzi potrebbero essere  clonati per tutti o quasi.

Stretta collaborazione con la FISI e auguri per il «progetto Melette» in Veneto
In chiusura  tutto il Consiglio  ha  inviato virtualmente un messaggio di augurio  al confermato Presidente della FISI Flavio Roda con il Quale l’Associazione vorrà  proseguire , in stretta collaborazione, il lavoro svolto in questi anni per la diffusione dello sci nelle scuole attraverso il progetto «Quando la neve fa scuola»  e lavorare sinergicamente per una profonda revisione della legge sulla sicurezza 363/03 ,ormai vecchia di  15 anni.  con la necessità  di rivederla ed adattarla ai nuovi tempi ed  esigenze del settore. A conclusione dei suoi lavori, il Consiglio  è stato fatto l’augurio di buon lavoro al Vice Presidente Mario Timpano, assente giustificato alla riunione, in quanto impegnato alla costituzione di una nuova società che vedrà  oltre 180 sottoscrittori intorno al progetto di rilancio della zona delle Melette con la realizzazione di un agganciamento automatico da 6 posti, una quadriposto a morsa fissa, l' elettrificazione (finalmente) della zona e la modifica della viabilità con la realizzazione di un ponte di collegamento tra le due aree sciabili facenti parte del medesimo comprensorio. Un progetto al quale Federfuni Italia attraverso il suo Vice Presidente Timpano, con il supporto della Presidenza, ha dato un forte contributo. Dunque a lui, ai partecipanti  alla nuova Società  e, non ultima, all’Amministrazione Comunale che ha dato sostegno a questo progetto sono andate le congratulazioni e i migliori auguri per un  ottimale esito dell’iniziativa. Asiago (nel suo complesso) con Palafavera (nel comprensorio del Civetta) rappresenta il caposaldo di Federfuni nel Veneto e quindi il rilancio in grande stile di questa importante realtà è fonte di orgoglio anche per la nostra Associazione.
                        n

 
 




Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 09:19
Category: Portfolio
Tags: Motori Sulla Neve, Fiere Chiusura Stagione 2018
 

Superclass 1.2L VVT 12V: il trionfo della «piccola star»

Da quando è stata presentata in anteprima all’Interalpin 2017, la motoslitta bicingolo «compatta» dell’azienda vicentina ha mietuto consensi e vendite in Italia e nel mondo. Riproposta quest’anno al Moutain Planet,  si è confermata la «top model» di una scuderia che propone una vasta gamma di macchine per ogni esigenza di lavoro sulla neve

Per Alpina, l’azienda vicentina dei fratelli Vedovato che produce motoslitte, la stagione 2017/18 è stata più che positiva, sia in termini di fatturato che di stipula di nuovi accordi commerciali. Degno di nota il nuovo contratto di distribuzione per il Canada, un mercato in forte espansione che fino ad ora era curato da un distributore unico per il Nord America con base in Vermont (USA) e che inevitabilmente ha necessitato di un ricollocamento della sede in British Columbia per soddisfare adeguatamente il forte incremento di lavoro. Soddisfacente comunque anche il mercato  nazionale con il costante rafforzamento della presenza del marchio Alpina lungo tutto «lo stivale».  Dalla prima presentazione all’Interalpin 2017, la «piccola» bicingolo Superclass 1.2L VVT 12V è divenuta una vera «top-model» tenuta costantemente sotto i riflettori del mercato per le sue ricercate soluzioni tecniche, il design attraente e pulito e, non ultimo, l’ottimo rapporto qualità / prezzo.
L’intera produzione destinata all’inverno appena concluso è stata venduta con ampio anticipo rispetto agli obiettivi fissati, e l’attuale portafoglio ordini registra numerose prenotazioni per consegne che inizieranno già a partire dalle prime settimane di giugno. Ma quel che più conta è il positivo il giudizio espresso dal mercato dopo la prima stagione di vendite, con gli utilizzatori unanimemente soddisfatti sia nell'impiego per il trasporto di persone / materiali, sia nell'impiego per la battitura e la gestione delle piste da sci di fondo, a conferma di quel carattere spiccatamente professionale che contraddistingue Superclass alla pari di tutte le macchine Alpina. L’ultima «star» e le altre macchine della scuderia vicentina non hanno mancato di farsi apprezzare nelle fiere di settore. Come di consueto, ad inizio novembre Alpina era già presente al salone internazionale della motoslitta «KelkkaMessut» di Rovaniemi in Lapponia (punto di riferimento non solo per i visitatori provenienti dai mercati scandinavi e baltici ma anche per numerosi operatori provenienti da Europa e Russia) dove è stata presentata al mercato locale la nuova Superclass 1.2L VVT 12V, riscuotendo entusiastici apprezzamento che in taluni casi hanno creato simpatiche situazioni di sovraffollamento all’interno dello stand. Presenza obbligatoria anche al Moutain Planet di Grénoble in Francia, che ha coronato nel miglior modo la chiusura della più che positiva stagione invernale, tanto da impegnare il distributore francese presente allo stand Alpina ad effettuare alcune dimostrazioni fuori programma, complice l’ancora abbondante presenza di neve in montagna. Il cospicuo portafoglio-contatti raccolto in fiera, tra cui diverse ski-area di spicco e qualche importante ente governativo Francese, conferma le già ottime prospettive per l’avvio della prossima stagione invernale e in generale per il proseguo dei programmi commerciali. Oltre al citato lancio della nuovissima Superclass 1.2L VVT 12V avvenuto per i mercati del Nord Europa nella sede del KelkkaMessut di Rovaniemi, nella medesima occasione era anche stato presentato il nuovo apparato fresa-battipista D-180 destinato sia ad un mercato di nicchia quale la battitura dei percorsi turistici da sled-dog (diffusi soprattutto in Lapponia), ma anche la tracciatura dei più popolari sentieri pedonali e dei circuiti per fat-bike. Facilmente utilizzabile al traino di Sherpa o Superclass, il D-180 ricalca sostanzialmente lo schema del fratello maggiore D-250 (altrimenti noto come F-250 se dotato di tracciapista per la tecnica classica), ma con una larghezza operativa standard di 180 cm, che si riduce a poco più di 100 cm con i finisher laterali sollevati. Caratteristica che lo rende particolarmente maneggevole e idoneo alla battitura dei percorsi più tortuosi e all’interno delle foreste. Con questi prodotti Alpina è saldamente presente in un mercato esposto altalenanti andamenti. È fuor di dubbio che, come per la maggior parte delle attività del comparto invernale, anche Alpina in passato abbia risentito del «fattore neve» il quale comunque, a dispetto dei catastrofisti, ha le sue naturali ciclicità tanto in positivo che in negativo. Così se una valutazione oggettiva nel breve termine non potrebbe apparire particolarmente indicativa proprio a causa della altalenanza degli ultimi inverni, nel medio e soprattutto nel lungo termine è evidente quel trend di crescita che da decenni è la linfa che alimenta tutti i programmi di investimento e di sviluppo di Alpina in ambito strutturale, commerciale e dei nuovi progetti. E in quanto a nuovi progetti, Alpina ne ha in serbo alcuni destinati a breve a far molto parlar di sé.
www.alpina-snowmobiles.com

Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 09:19
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita, Fiere Chiusura Stagione 2018
 

Viaggio nel futuro su cabine di alta classe

BMF AG, l’azienda svizzera di Flums protagonista da decenni nel mercato dell’impiantistica funiviaria, dal 2015 ha acquisito la  storica carrozzeria Gangloff e al Mountain Planet di Grenoble ha presentato la nuova cabina a 10 posti «Premium»,  gioiello di un’attività industriale che sta segnando risultati commerciali molto positivi

di Franco Balada, direttore filiale italiana BMF

Il gruppo BMF è famoso ed apprezzato in tutto il mondo per i suoi alti standard qualitativi e per le soluzioni tecniche innovative nel mercato funiviario montano e urbano. Attualmente il gruppo conta oltre 400 collaboratori distribuiti in varie sedi. Per la sua offerta completa e all’avanguardia nello sviluppo, la produzione, il servizio post-vendita, il gruppo BMF, gode da 55 anni  di un’ottima reputazione e rappresenta senza dubbio al meglio l’immagine dell’industria «Swiss Made» di qualità, sicurezza, precisione. Bartholet Ropeways da molti anni registra una sana e continuativa crescita,  grazie anche alla collaborazione con il prestigioso  «Porsche Design Studio» che ha dato vita a una nuova generazione di cabine panoramiche (a otto e dieci posti)  e seggiole esaposto coperte, di grande comfort, design, sicurezza. Dal punto di vista commerciale, il mercato funiviario è sempre più globale e conseguentemente anche i risultati della nostra azienda vanno valutati ed analizzati a livello globale. Per noi di Bartholet i risultati della stagione 2017/18 sono molto, molto positivi perché realizzeremo nel corso del 2018 la nostra migliore annata di sempre, con molteplici ed importanti progetti sparsi in tutto il mondo e in particolare nei mercati cosiddetti emergenti, con in testa Cina, Corea, Russia ecc. Un peso sempre più rilevante sta assumendo il trasporto urbano, che nei prossimi anni (noi prevediamo) sorpasserà il trasporto funiviario montano. A questo proposito occorre ricordare che l’azienda sta implementando il primo sistema funiviario per la gestione di un impianto completamente automatico,  senza personale di servizio.  Con impianti urbani su misura, Bartholet Ropeways è già presente a Brest (Francia) a Instanbul (Turchia) in Lituania, Messico, Rep. Ceca e Polonia.  Un’ulteriore prestigioso impianto entrerà in funzione tra poche settimane nel centro della più grande ed importante città di Russia: a Mosca il Teleporte Mixte 4/8 (seggiole a 4 posti e cabine a 8 posti) porterà i passeggeri dallo stadio Olimpico al punto più alto della città, Sparrow Hills, e attraverserà il  grande ed imponente fiume Moskwa. Inoltre Bartholet Ropeways stà costruendo una telecabina a otto posti sull’isola turistica Kish in Iran. L’impianto parte in riva al mare su una della spiaggie più frequentate ed esclusive dell’isola e termina al 5 piano in un grande ed elegantissimo centro commerciale.  Anche il turismo invernale offre prospettive positive per Bartholet Ropeways, e numerosi sono i progetti in corso di realizzazione in Francia, Svizzera, Austria, Germania, Italia. Per essere pronti per le prossime sfide, il gruppo BMF investe regolarmente nelle miglioramento delle proprie infrastrutture produttive. A giugno a Flums verrà inaugurata una nuova e moderna sede produttiva di ultima generazione, del costruttore di cabine «Gangloff Cabins AG», carrozzeria storica svizzera, leader nel settore cabine e veicoli speciali da oltre 80 anni acquisita da Bartholet nel 2015.  Le innovative seggiole esaposto «Porsche» (le prime con seduta individuale, confortevole ed elegante con barra di sicurezza per bambini) sono state seguite con successo dalle cabine firmate «Porsche Design Studio» ad otto posti, riscuotendo fin dalla loro presentazione un grande apprezzamento da parte di molti esercenti. Al Mountain Planet di Grenoble è stata presentata al grande e numeroso pubblico la tanto attesa e cabina 10 posti «Premium», che da tempo il mercato chiedeva a Bartholet e che va così a completare una gamma di prodotti di altissima qualità tecnica ed estetica, ben distinta da quanto visto in questi ultimi anni sul mercato. È stata inoltre molto apprezzata la nuova cabina in configurazione  Urban, con illuminazione interna ed esterna, audio e video, sedute con presa MP3 e l’innovativo vetro VSG. Ma non bisogna dimenticare che Bartholet opera anche in altri segmenti produttivi. Nell’area della produzione meccanica sono stati installati già nel 2017 sei nuovissimi centri di lavorazione e elaborazione ultra moderni di alta qualità, gestiti da robot. Nella produzione di grandi componenti è in corso di installazione un nuovo impianto produttivo per la costruzione di pulegge fino al diametro di 8 metri in un unico pezzo. Grazie a questi nuovi investimenti il parco macchine è tecnicamente all’avanguardia e può rispondere alla tutte le richieste tecniche del mercato funiviario urbano e montano. Per far conoscere la sua attività e i suoi prodotti d’eccellenza agli operatori professionali della montagna bianca, Bartholet ha presenziato quest’anno a due eventi fieristici primaverili, Prowinter a Bolzano e Mountain Planet a Grenoble. Il primo, pur non essendo strettamente legato al mondo funiviario montano ma al mondo del noleggio nel marcato dello sci, ha comunque confermato una discreta partecipazione di imprenditori funiviari italiani ed austriaci, anche se siamo ben lontani dai fasti di Alpintc ed è un vero peccato per un mercato così importante e per tutto il Dolomiti Superski così vicino a Bolzano. Discorso molto positivo invece per il Mountain Planet di Grenoble, che ha confermato e condiviso la sua posizione di leader tra  i saloni Europei di primavera con l’Interalpin di Innsbruck. Molto qualificati i visitatori non solo francesi ed europei: massiccia e altrettanto qualificata la presenza di operatori cinesi, coreani, giapponesi, turchi, russi, ecc. Dagli incontri e dai rapporti intrattenuti nelle fiere abbiamo potuto trarre la sensazione che il mercato è in stagnazione nei mercati cosidetti «maturi» che gravitano intorno alle Alpi anche se qualche segnale timido di ripresa lo stiamo avvertendo, ma il trend per quota di mercato di Bartholet resta molto positivo e in costante crescita. Nota dolente è rappresentata dal mercato Italiano, il più restio a livello globale a dare spazio a nuove aziende e a nuove proposte e soluzioni tecniche. Come più volte accennato in passato, Bartholet rappresenta oggi l’unica vera alternativa funiviaria. Sempre più attuale è il tema di un fronte dietro il quale si nasconde da molti anni un duopolio-monopolio che solo un imprenditore serio e deciso può rapidamente modificare per un serio sviluppo della propria azienda.
www.bmf-ag.ch