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Situazione valanghe - Inverno 2015/16 - MontagnaOnline.com

Situazione valanghe - Inverno 2015/16

Category: Portfolio Created: Domenica, 29 Gennaio 2017 10:12 Hits: 366
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La neve altalenante
di una stagione schizofrenica

Raccolti ed elaborati tutti i dati di 83 stazioni nivometeorologiche, il ricercatore e divulgatore del centro valanghe di Arabba ha redatto il rapporto definitivo sull’inverno passato per quanto riguarda le precipitazioni nevose naturali sulle Alpi e sugli Appennini. Lo pubblichiamo in questo servizio. Dai dati scientifici è emersa la conferma di un inverno «nella norma» per valori medi ma in realtà cronologicamente spaccato in due come un soggetto bipolare, tra un primo periodo di quasi totale siccità e un secondo periodo di innevamento anche consistente che ha portato con sè i pericoli e le vittime delle valanghe

di Mauro Valt

La stagione invernale 2015-2016, sulle Alpi è stata divisa in due periodi: il primo, da novembre a fine gennaio scarsamente nevoso e il secondo molto nevoso e con tutte le caratteristiche di un inverno normale con nevicate intense, valanghe spontanee anche di grandi dimensioni, incidenti da valanga, nevicate con sabbia del deserto.  Anche sui monti Appennini la stagione invernale è stata divisa in due periodi e caratterizzata, più delle Alpi, da un innevamento inferiore alla media.

La precipitazione nevosa
e la neve al suolo
Per analizzare il cumulo stagionale di neve fresca della stagione, espresso come SAI Index e calcolato per tutto l’Arco Alpino Italiano, sono state utilizzate 83 stazioni nivometeorologiche ubicate fra i 400 e 2740 m di quota.  Il SAI Index della stagione 2016, per le Alpi, è stato pari a -0.26, compreso fra il primo e il terzo quartile e indica un inverno nella media (Fig. 1). La spazializzazione del valore del SAI Index (Fig. 2) evidenzia l’andamento nelle diverse zone geografiche, con i valori maggiori in alcune aree della Valle d’Aosta (mancano dei dati per la zona del Monte Bianco), nel gruppo dell’Ortles Cevedale e in particolar modo nelle Alpi orientali. Per la determinare l’indice SAI per gli Appennini sono state utilizzati i dati di 24 stazioni dall’Emilia Romagna al Molise. Non sono stati utilizzati i dati della Liguria, Campania, Calabria e della Sicilia. L’indice elaborato, sulla media di tutti i valori disponibili nel periodo 1980-2015 si pone al di sotto dello 0.1 percentile (Fig. 3) ed  evidenzia una stagione invernale  poco nevosa. Essendo questo tipo di elaborazione basato su una popolazione di dati non molto consistente, il risultato, pur indicativo per gli Appennini, deve ancora considerarsi sperimentale.  In generale, l’inverno è stato diviso in due grandi periodi: il primo, nei mesi di novembre e dicembre con scarsità di precipitazioni nevose e il secondo con  i mesi di febbraio e marzo nevosi. Questi due importanti periodi sono ben evidenziati nelle mappe di Fig. 4-5-6-7, in cui è riportato lo scarto dello spessore medio mensile della neve al suolo per il mese di gennaio (primo periodo) e di marzo (fine secondo periodo)  rispetto alla media 2010-2015, per le Alpi e per gli Appennini. Nel mese di gennaio si può osservare (Fig. 4) un innevamento maggiore nella Valle d’Aosta e nella parte dell’Ortles Cevedale, rispetto al resto del versante meridionale delle Alpi e gli spessori inferiori al 50% rispetto alla media degli Appennini (Fig. 5). Gli spessori nel mese di marzo (Fig. 6 e 7) sono invece decisivamente maggiori rispetto a gennaio, in conseguenza alle precipitazioni di inizio febbraio e soprattutto della prima decade del mese di marzo.  Infatti, sulle Alpi, nel mese di marzo , le precipitazioni sono abbondanti, specie nella fascia prealpina del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e in alcune località del Piemonte. Nella prima decade del mese vengono raggiunti in quasi tutte le stazioni i valore di altezza massima della stagione invernale. L’indice di spessore medio della neve al suolo delle Alpi italiane (Fig. 8) evidenzia chiaramente la pressoché assenza del manto nevoso fino ai primi di gennaio, i 3 periodi principali di precipitazione nevosa (inizio di gennaio, febbraio e marzo), intervallati i primi 2 da un assestamento del manto nevoso e l’ultimo, intervallato da un momento di ripresa in occasione delle precipitazioni del 15-20 di marzo, con cui inizia l’ablazione primaverile che è stata lenta a causa delle temperature fresche di fine aprile e di maggio. Per gli Appennini, l’elaborazione dell’indice di spessore medio della neve al suolo non è ancora disponibile.

Durata ed estensione
del manto nevoso sulle Alpi
La stagione invernale da dicembre ad aprile (DJFMA) (Fig. 9) è durata - 23 giorni oltre i 1600 m di quota e di - 46 giorni fra gli 800 e i 1600 m di quota. Questo valore, oltre i 1600 m di quota, è il secondo più basso dal 1950, preceduto solo da 1989 e precedendo di poco il 2002. Anche il deficit alle quote inferiori si colloca fra i 7 maggiori, come il 2015, ma per motivazioni climatiche diverse. Durante questa stagione la presenza della neve al suolo, nel periodo DJFMA, è stata condizionata essenzialmente dalla scarsità di neve di dicembre, mentre nel periodo marzo-aprile (MA) il deficit è stato contenuto a 3-8 giorni come avvenuto altre volte in passato . L’immagine da satellite MODIS del 20 di gennaio (Fig. 10) mostra una copertura nevosa più estesa nelle Alpi centrali e occidentali rispetto alle Alpi orientali. Dopo le precipitazioni della prima decade del mese di marzo, si raggiunge anche l’estensione massima della copertura nevosa sulle Alpi. Da questo momento in poi inizierà un’accelerata ablazione del manto nevoso, rallentata solo dalle nevicate del 15-20 marzo e dalle basse temperature di maggio (Fig. 11).

Ringraziamenti
Si ringraziano per il contributo nella raccolta dei dati in campo e per aver messo a disposizione gli archivi: Uffici Valanghe afferenti all’AINEVA, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), l’Alpin Verein Sudtirol (AVS), il Servizio Valanghe Italiano (SVI/CAI), il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF), il Corpo Forestale dello Stato ed in particolare Stefano Pivot  rappresentate di AINEVA in CISA IKAR nella sessione valanghe.

Temperatura
dell’aria in montagna
La stagione invernale (DJFMA) è stata, in quota, di ben +2,5°C più mite della media 1961-1990, secondo inverno più caldo dopo il 2007 e precedendo il 1999 e il 2014 nell’ordine (Fig. 12). Anche il periodo corrispondete all’inverno meteorologico (DJF) è stato di ben +2,4 °C più mite. Questa elevata temperatura è dovuta soprattutto al caldo del mese di dicembre che è stato di ben +4,4°C più caldo, valore mai raggiunto prima nelle serie storiche a disposizione (dal 1920). Questo valore ha ostacolato fortemente anche la produzione di neve programmata per il perdurare di giornate con temperature positive. La temperatura media di marzo/aprile, seppur più calda di +1,8°C rispetto alla media è stata uguale a quella dell’anno precedente, alternando decadi molto miti (III^ decade di marzo I^ e III^ decade di e aprile) a decadi più fresche. L’andamento mite della primavera ha accelerato l’ablazione del manto nevoso.
 
Attività valanghiva spontanea
e provocata sulle Alpi
Nel mese di febbraio, fra l’8 e il 14 in Valle d’Aosta, e il 19 e il 23 di febbraio sul resto delle Alpi, è stata osservata una prima importante attività valanghiva spontanea su tutte le Alpi conseguenti le nevicate dei giorni precedenti, accompagnate da un rialzo termico.  Con le prime nevicate del mese di febbraio sono stati osservati i primi incidenti da valanga, bel 6 in 5 giorni. Il giorno 5 febbraio, nel Tirolo austriaco avviene un incidente da valanga con ben 5 vittime. Il 13 gennaio nel comune di Mont de Lans (F), 6 sciatori fuoripista vengono travolti (3 vittime ) e successivamente, il 18 nel comune di Modane (F), un incidente da valanga determina 6 vittime fra le 18 travolte. Con le nevicate del 27-29 febbraio, vengono osservate le prime grandi valanghe, che nei settori meridionali del Piemonte, interessano anche infrastrutture; anche in Valsavarenche (Valle d’Aosta) le valanghe arrivano nelle zone antropizzate. Poi, con i primi giorni di marzo ma soprattutto con le nevicate del 6-9 marzo,  vengono osservate ,su tutte le Alpi, valanghe di medie e grandi dimensioni. In questo periodo sono stati osservati ancora molti incidenti da valanga: 8 incidenti fra il 5 e il 12 di marzo con il grave incidente del Monte Nevoso (BZ) in cui sono morte 6 persone. Successivamente vengono osservate localmente ancora episodi con valanghe di medie dimensioni lungo molti pendi ripidi. In Francia, nel comune di Barèges, il 22 di marzo periscono in un incidente da valanga 4 escursionisti con racchette da neve dei 15 travolti. Con le miti temperature di aprile, l’attività valanghiva spontanea è osservata in molte aree delle Alpi.  Fra il 18 e il 21 aprile, sulle Alpi italiane, vengono annotati 7 incidenti da valanga con 3 vittime. Anche il Francia e in Svizzera in queste giornate vengono osservati diversi incidenti da valanga con 5 vittime. Questo è il periodo della stagione invernale in cui sono avvenuti più incidenti e più vittime sull’intero arco alpino. In molti incidenti, il distacco della valanga è avvenuto su un piano di scorrimento costituito da una neve ricca di deposizioni di sabbia del deserto, conseguente alle nevicate di metà febbraio o al trasporto, quasi senza precipitazioni, della prima decade del mese di aprile. In sintesi nella stagione invernale 2015-2016 i morti in valanga sono stati un numero inferiore alla media (15) (Fig. 13) ma in soli 9 incidenti mortali. Anche sul resto delle Alpi le vittime (75) sono state inferiori alla media ((Fig. 14) Negli ultimi anni si stanno osservando su tutte le Alpi un aumento degli incidenti con numerosi travolti. L’85% degli incidenti è avvenuto nel periodo febbraio-maggio e ben un terzo nel solo mese di aprile. Il 70% degli incidenti è avvenuto su pendii con inclinazioni maggiore di 40°. Su 15 persone decedute, ben 14 sono morte per traumi (Fonte Pivot, Neve e Valanghe n. 88).

Nevosità e incidenti da valanga:
indice di pericolosità
Anche per questa stagione è stato calcolato il valore dell’indice di pericolosità della stagione invernale che mette in relazione il numero di morti da valanga e l’innevamento (Valt e Cianfarra, 2015) . Globalmente la stagione invernale (da novembre ad aprile) è stata nella norma per la quantità di precipitazione nevosa anche come numero di morti in valanga.  Pertanto anche l’’indice è risultato «nella norma».

Grado di pericolo valanghe
Sull’arco alpino italiano il grado di pericolo valanghe più utilizzato è stato il 2-moderato, con il 39,5% delle giornate nelle 47 microaree nivologiche nelle quali esso è suddiviso, seguito dal 1-debole con il 38,5% delle giornate . Negli ultimi 10 anni, occorre andare al 2007 per ritrovare una stagione, con uno scarto così ridotto fra il 1-debole e il 2-moderato.

Conclusione
La stagione invernale 2015/16 è stata caratterizzata da due importanti periodi: il primo da novembre a fine gennaio  con poca neve e temperature miti a dicembre, con poche valanghe scarso innevamento eccetto per alcune aree delle Alpi occidentali  e pochi incidenti da valanga. Il secondo periodo, da febbraio ad aprile, con l’inverno vero e caratterizzato da abbondanti precipitazioni nevose, frequenti valanghe anche di grandi dimensioni e molti incidenti da valanga.  Pur essendo divisa in due parti, la stagione invernale rimarrà negli annali, dal punto di vista statistico, una stagione normale nelle Alpi e scarsamente innevata  negli Appennini.