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Situazione valanghe - Inverno 2016-2017 - MontagnaOnline.com

Situazione valanghe - Inverno 2016-2017

Category: Portfolio Created: Venerdì, 19 Gennaio 2018 10:12 Hits: 937
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Le Alpi spezzate in due
e l’inverno a scoppio ritardato

Ecco il rapporto completo e definitivo sulle precipitazioni nevose naturali della stagione passata lungo l’arco alpino redatto dal ricercatore e divulgatore del centro valanghe di Arabba sulla base di tutti i dati raccolti ed elaborati con il contributo di  80 stazioni nivometeorologiche ubicate fra i 400 e 2740 m di quota. Dentro questo inverno che stiamo vivendo oggi, quasi sommerso nel suo inizio da nevicate che non si ricordavano da anni, serve tornare, sulla base di valutazioni scientifiche, sulle anomalie della stagione precedente, con innevamento buono a Occidente e una carestia a Oriente, con un primo periodo di temperature miti e nevicate scarse in apertura e un «inverno vero» da febbraio ad aprile che ha portato con sè i pericoli e le vittime delle valanghe

di Mauro Valt


La stagione invernale 2016-2017 è stata sulle Alpi  italiane divisa in 2 periodi come quella  precedente. La prima parte dell’inverno è stata scarsa di precipitazione e mite a dicembre e novembre, la seconda da febbraio in poi nevosa ma non con importanti quantità. Questo andamento si è ripercosso molto sulla disponibilità della risorsa idrica nivale, specie nelle Alpi orientali.
I dati utilizzati in questo lavoro provengono dai data base dei Servizi Valanghe AINEVA, dalle stazioni di rilevamento presso le dighe delle diverse Compagnie di gestione delle acque superficiali dell’arco alpino (CVA Valle D’Aosta, Enel) , dalla Società Meteorologica Italiana,  dalla consultazione  delle banche dati on-line di alcune regioni, (www.meteotrentino.it, www.provincia.bz.it, http://www.arpa.veneto.it), da comunicazioni personali (http://marcopifferetti.altervista.org/) e dalla consultazione di  alcuni bollettini valanghe del Meteomont (www.meteomont.org).
Per quanto riguarda i dati degli incidenti da valanga sull’arco alpino sono stati consultati i siti www.aineva.it, www.avalanches.org, www.slf.ch e www.anena.org.

La precipitazione nevosa e la neve al suolo
Per analizzare il cumulo stagionale di neve fresca (HN), che viene utilizzato come riferimento per descrivere l’andamento della stagione invernale con riferimenti storici, espresso come SAI Index e calcolato per tutto l’Arco Alpino Italiano, sono state utilizzate 80 stazioni nivometeorologiche ubicate fra i 400 e 2740 m di quota.  Il SAI Index della stagione 2017, per le Alpi, è stato pari a -0.93 (l’indice è adimensionale, 1= inverno medio), sotto la soglia dello 0.10 percentile (-0,80) ad indicare un inverno eccezionalmente (raro) scarso di neve
La spazializzazione del valore del SAI Index evidenzia l’andamento nelle diverse geografiche, con i valori maggiori nelle Alpi Marittime e in Valle d’Aosta, frutto delle nevicate autunnali, in Alto Adige lungo la cresta di confine con l’Austria e nel gruppo dell’Adamello. In tutte le altre aree i valori sono stati fortemente al di sotto della media. I valori dei SAI Index per le Alpi occidentali è stato di -0.53 , per quelle centrali di -0,96 e per quelle orientali di -1,27.
Lo scarto percentuale della precipitazione nevosa rispetto alla media 2010-2016 per novembre-gennaio e febbraio-aprile, evidenzia oltremodo la scarsità di neve della prima parte dell’inverno e la maggior nevosità della seconda parte. In particolare, da febbraio in poi, la precipitazione è stata maggiore nelle Alpi occidentali e lungo la cresta di confine con l’Austria. Anche le Dolomiti meridionali e le Orobie hanno avuto un discreto innevamento.
A fine novembre, nelle Alpi occidentali, in particolare dalle Alpi Liguri alle Alpi Graie, l’inverno era partito bene con oltre 100-120 cm di neve fresca in pochi giorni (21-25 novembre) e oltre i 200 cm in alta quota, andando a formare un normale manto nevoso. Sul resto delle Alpi, in quel periodo le nevicate sono state ridotte man mano che si procedeva verso oriente fino ad essere quasi assenti come neve dalla sinistra del fiume Adige alla Slovenia.
Il  19-21 dicembre nevica ancora nella parte occidentale delle Alpi mentre per vedere la neve anche sulle Alpi orientali occorre aspettare il 12-14 gennaio 2017 con 15-20 cm in quota. Il 13 gennaio nevica anche in pianura.
La prima nevicata importante del 2017 arriva solo tra il 2 e il 6 febbraio quando grazie a diversi impulsi perturbati cadono circa 40-60 cm ovunque oltre i 1500 m con limite neve a 700 m nelle Alpi e più elevata nella fascia prealpina.
Fra il 6 e l’9 febbraio un nuovo impulso determina la comparsa della neve ancora a bassa quota. Dall’11 di febbraio in poi le temperature dell’aria aumentano di nuovo e rimangono sopra la media fino a fine mese.
Poi occorre aspettare la fine del mese di febbraio (28-1 marzo) per avere ancora nuove precipitazioni che proseguiranno anche nei primi giorni di marzo (4-6 marzo)  con abbondanti nevicate un po’ su tutto l’arco alpino.
L’ultima decade del mese marzo è stata caratterizzata invece da una maggiore variabilità che ha interessato maggiormente la parte occidentale delle Alpi con neve (23-26 marzo)  a fine episodio anche a bassa quota..
Il 2-3 aprile un nuovo episodio porta 50-70 cm di neve fresca in quota nelle Alpi occidentali e solo 15-20 nelle Alpi orientali. Seguono poi temperature molto miti fino a fine mese.
Infine, fra il 25 di aprile e il 4-5 di maggio, avviene l’ultimo periodo nevoso importane sull’Arco alpino meridionale. La neve e poi le basse temperature del mese di maggio, hanno contribuito a far rimanere la neve in montagna a lungo.
Questo andamento della stagione invernale ha portato ad un importante deficit di risorsa idrica nivale specie nelle alpi orientali.

Durata ed estensione del manto nevoso nelle Alpi
La stagione invernale da dicembre ad aprile (DJFMA) è durata -25 giorni oltre i 1600 m di quota, la più breve dal 1950 preceduta solo dall’inverno 1988-89 e di - 76 giorni fra gli 800 e i 1600 m di quota, valore più basso in assoluto degli ultimi 67 anni. Nei mesi di marzo e aprile (MA), la neve al suolo è durata rispettivamente -9 giorni ad alta quote (> 1600 m)  e -26 giorni bassa quota (< 1600 m). In quota la neve è poi durata a lungo nel mese di maggio e a seguito delle nevicate del periodo 25 aprile- 5 di maggio.
Nell’immagine da satellite MODIS del 21 dicembre 2016 è ben visibile la neve (color rosso) sulle montagne del Piemonte e della Valle d’Aosta, nel gruppo dell’Adamello Ortles Cevedale e la mancanza di neve naturale nelle Dolomiti e su tutto il Friuli Venezia Giulia. Il 27 di dicembre il settore centro occidentale delle Alpi è innevato mentre il settore orientale è ancora senza neve. La situazione non è molto differente anche il 21 gennaio 2017. Nell’immagine del 14 febbraio, finalmente si osserva la neve sulle Alpi orientali e la copertura nevosa è estesa. Il 21 di Aprile la neve ormai e scarsa su tutte le Alpi italiane. Le precipitazioni di fine Aprile determineranno una ripresa temporanea della copertura nevosa sulle Alpi.  

Le diverse temperature dell’aria in montagna
La stagione invernale (DJFMA) è stato mite (+1,1°C) e con importanti differenze nei vari mesi. Il mese di dicembre è stato particolarmente mite con una temperatura media positiva (come anche novembre) e uno scarto di 3-4°C rispetto alla media. Questa situazione ha condizionato molto la produzione di neve programmata. A titolo di esempio si riporta un grafico delle giornate utili per la produzione di neve per le Dolomiti in cui si evidenzia questa “difficoltà” climatica per la neve artificiale. Il mese di dicembre è stato in quota  il più mite degli ultimi 30 anni e particolarmente calda è stata la 3^ decade del mese. Tuttavia la neve si è mantenuta fredda per la combinazione delle giornate corte e del forte raffreddamento notturno per irraggiamento.
Il mese di gennaio è stato caratterizzato da un lungo periodo freddo (3-21 gennaio) in cui la prima decade del mese di gennaio è una delle più fredde degli ultimi 30 anni e questo ha favorito la formazione di strati basali fragili di brina di profondità Anche i mesi successivi sono risultati miti, ed in particolare marzo con +2,8°C.
Anche il mese di febbraio è stato mite, specie dal 11 in poi. La prima decade di marzo è stata fredda mentre miti sono state le altre 2 decadi. Complessivamente il periodo MA è stato mite con +1,8°C come nel recente 2014 e nel 2007 .  

Attività valanghiva spontanea e provocata sulle Alpi
L’attività valanghiva spontanea è stata più marcata e incisiva dove gli apporti nevosi sono stati maggiori in una stagione con poca neve.
Al di là di singoli periodi con una attività valanghiva significativa (molte valanghe di medie dimensioni, singole grandi valanghe), i periodi con la maggior attività valanghiva spontanea sulle Alpi sono stati la seconda e la terza decade del mese di marzo, in un periodo caratterizzato da elevate temperature dell’aria e, nella terza decade, da una serie di precipitazioni nevose nelle Alpi occidentali.
Per quanto riguarda gli incidenti da valanga,  ci sono stati 3 periodi importanti e critici.
Il primo in occasione della prima nevicata significativa di febbraio quando dal 4 al 7 di febbraio si registrano ben 5 incidenti da valanga (anche in Svizzera e in Austria si registrano 4 incidenti nello stesso periodo), poi dal 9 al 12 di febbraio con 5 incidenti da valanga in Italia e ben 8 in Francia con 1 sola vittima in provincia di Cuneo e infine dal 1 al 5 marzo con ben 14 incidenti da valanga e 6 vittime.  Nel primo periodo la causa principale degli incidenti è stata la presenza diffusa di strati basali di brina di profondità e di cristalli sfaccettati fragili sui quali si sono adagiate le precipitazioni nevose senza consolidarsi. Nella prima decade di marzo, oltre alla neve fresca, il vento ha giocato un ruolo importante nella maggior parte degli incidenti da valanga. Nella stagione invernale 2016 2017 sono stati classificati 46 incidenti da valanga sulle Alpi italiane con 19 vittime da valanga  (25 in Austria, 22 in Francia, 9 in Svizzera)  e in particolare  6 sci alpinisti, 6 sciatori fuori pista e 7 alpinisti).
A queste vittime occorre sommare 1 vittima su strada ad Ortolano (TE) e le 29 vittime a Rigopiano di Farindola (PE).
L’ultima vittima in abitazione registrata in Italia, risaliva al 23 febbraio 1999 al  Villaggio Dailey  di  Morgex (AO)

Nevosità e incidenti da valanga
Indice di pericolosità
Anche per questa stagione è stato calcolato il valore dell’indice di pericolosità della stagione invernale che mette in relazione il numero di morti da valanga e l’innevamento (Valt e Cianfarra, 2015) .
Globalmente la stagione invernale (da novembre ad aprile) è stata inferiore alla norma per la quantità di precipitazione nevosa  (SAI Index oltre lo 0.10 percentile) ma nella media  come numero di morti in valanga.  La combinazione porta ad un indice pari a 1, ovvero “Più morti e meno neve”. In questo conteggio non sono state considerate le vittime di Farindola (Fig. 15).

Conclusione
La stagione invernale 2016-2017 è stata caratterizzata da due importanti periodi: il primo da novembre a fine gennaio  con poca neve e temperature miti a dicembre, con poche valanghe scarso innevamento eccetto per alcune aree delle Alpi occidentali  e pochi incidenti da valanga. Il secondo periodo, da febbraio ad aprile, con l’inverno caratterizzato da  precipitazioni nevose e periodi di forte instabilità del manto nevoso con  incidenti da valanga concentrati in brevi periodi.

Ringraziamenti
Si ringraziano per il contributo nella raccolta dei dati in campo e per aver messo a disposizione gli archivi: Uffici Valanghe afferenti all’AINEVA, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), l’Alpin Verein Sudtirol (AVS), il Servizio Valanghe Italiano (SVI/CAI), il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF), il Corpo Forestale dello Stato ed in particolare Stefano Pivot  rappresentate di AINEVA in CISA IKAR nella sessione valanghe.               n